lunedì, settembre 29, 2008
Panel pure io
Guazza 2007. E' un bianco brillante e nervoso alla vista, ed e' estremamente easy e bananone (ammappala quanta banana c'è ora) al naso. Un bianco concettualmente appagante per l'utente entry level - "potevamo stupirvi con effetti speciali, e difatti eccoli qua". Non è niente male, ed ha un prezzo abbastanza convincente: 6,70 euri nello shop di PA. 75/100Un paio di considerazioni finali.
Fonte 40 2007. Questo bianco è progettualmente superiore rispetto al Guazza, ha certamente maggiori ambizioni, ma soffre una freddezza quasi tecnica nell'esecuzione. E' curioso parlare in termini critici di un vino che non ha, chiaramente, elementi di difetto, anzi; ma della sua complessità, rilevabile, risalta soprattutto (appunto) la mancanza di passionalità. Boh, giudizio su cui sono maggiormente controverso con me stesso - figuriamoci col resto del mondo. 77/100 per euri 10,80.
Principio (Ciliegiolo) 2007. Che è successo a questo ciliegiolo? Me lo ricordavo lieve e cuccioloso, e me lo sono ritrovato ipertrofico ed ipertannico. Un po' eccessivo e disarmonico per la durezza, non supera i 73/100, nonostante il naso piacevole. Circa 8,40 euri.
Morellino Bellamarsilia 2007. Assai meglio: più composto, fine, quasi più serio. C'è altra materia, direi, ed il risultato è notevole, sia al naso che in bocca. 78/100, costa euri 9,15.
Morellino Capatosta 2006. Yummy wine. Ha una materia prima imponente, giogioneggia ed esagera, ma non esonda. Che dire, è tanto senza essere troppo, oppure eccede con carattere: 85/100, per euri 21,60.
Finisterre 2006. Uff e ri-uff. Ecco, questo esagera. Diciamo che ha una gran possanza, ma sembra lontano dall'essere pronto, e la sua gioventù lo penalizza, assieme pure a questa esibizione di muscoli che, sinceramente, mi perplime. Accade quasi come col Fonte 40, vince ma non convince. 86/100, costa 33 euri.
Nel complesso i vini di PA sono contrassegnati da una notevole, a volte proprio tanta, voglia di piacere, di incontrare il favore dell'utenza newbie grazie all'abbondanza di frutta, all'estrazione di colore, alla morbidezza: insomma, cerco di evitare la parola "modernismo" ma alla fine, ops, cedo. E' un modernismo che mi piace - anzi, tengo a dire, il Capatosta è uno dei dieci vini che amo di più, che bevo per me e con gli amici. Ma come dissi, ho spesso momenti post-maroniani.
Nelle brevi note ho indicato il prezzo a bottiglia; anche qui ripeto cose già dette, ma io continuo a pensare che il giudizio su un vino non può essere del tutto disgiunto dal suo costo: per esempio trovo che il giudizio sul Capatosta sia, fatalmente, migliore che quello riferito al Finisterre: prendendo in prestito una frase ricorrente di Gianpaolo Paglia "il vino lo si fa per venderlo". Quanto ai prezzi, sono appunto presi dal sito di PA, e differiscono di poco dal prezzo finale in enoteca - giusto quei dieci euro a bottiglia.
Oh, non penserete mica che qui si guadagni bloggando.
mercoledì, settembre 24, 2008
S'irradia l'ottimismo

Ammetto di avere una perversa attenzione alle notizie salutiste connesse al vino; inutile girarci attorno, portiamo acqua (sic) al nostro mulino. Però, il resveratrolo che protegge dalle radiazioni, ecco, quello andava al di là delle più rosee aspettative.
"Tests in mice showed that resveratrol, when altered using a compound called acetyl, could prevent some of the damage caused by radiation, the researchers told the American Society for Therapeutic Radiology and Oncology meeting in Boston".
Etichette: Salutismo
lunedì, settembre 22, 2008
Corso di lettura veloce
[Spinoza dixit]
sabato, settembre 20, 2008
Aridatece er puzzone
C'era una volta, tanto tempo fa, un giovane enotecaro che frequentava i corsi della locale sezione AIS (Associazione Italiana Sommelier), dove una simpatica docente gli insegnò, tra le altre cose, che il Rossese di Dolceacqua doveva puzzare: una puzza nobile, merde-de-poule per la precisione. Il giovane enotecaro crebbe così nell'osservanza, non si sa quanto fallace, di tale dogma. Sono passati molti anni da allora, ma l'enotecaro, meno giovane, ogni volta che apre un Rossese ripensa a quell'insegnamento.Ancora non so se questo assunto sia fondato, e del resto non siamo certo qui per risolvere i dubbi della conoscenza che ottundono le umane genti; semmai siamo qui per stappar bottiglie. Oggi, per esempio, ho aperto il Rossese di Dolceacqua Superiore 2006 di Enzo Guglielmi, produttore che si iscrive a pieno titolo all'albo dei tradizionalisti (mica un Altavia qualsiasi che peraltro vendo e bevo). L'aspettativa di puzzette era quindi elevata. Olfazione dopo olfazione, devo dire che elementi pungenti, sulfurei, non sono mancati; il vino si annuncia con note puzzettose non troppo marcate, e comunque con un naso sottilmente stratificato, nel quale hai piacere ad insistere nei riconoscimenti: dopo una buona mezz'ora il bicchiere, per dire, aveva assunto un temperamento cioccolatoso (polvere di cacao) sorprendente; certo, l'attacco è stato ruvido, temperato solo in parte da note di ciliegia sotto spirito, ed espressioni sottilmente floreali. La bocca non flette i muscoli (non ha di che flettere) a parte un buon corpo alcolico, è l'esatto contrario di certi inchiostroni rotomacerati: anzi ha un rosso trasparente, di quasi nulla concentrazione, che ti predispone appunto ad un vino non asfaltante; forse questa è la pecca maggiore, volendo essere severi, che limita il punteggio finale: è appena un po' troppo corto, e si assesta sui 79/100. Eppure, è stato un piacere; questo è il classico caso nel quale il punteggio deve, onestamente, riferirsi ad elementi "dimensionali" ed oggettivi, per quanto possibile, della degustazione, anche se l'aspetto di piacevolezza che lascia in ricordo questo vino, probabilmente, è maggiore del punteggio che consegue.
[Immagine tratta dalla home di Guglielmi]
Etichette: Il prelievo di scaffale
giovedì, settembre 18, 2008
Trasporti, temperature, tecnologia

Uno dei maggiori problemi connessi al trasporto del vino è la variazione di temperatura alla quale le bottiglie possono essere sottoposte, durante il tragitto. Ogni volta che osservo un mezzo che rechi le insegne di un corriere noto, o addirittura il logo di qualche azienda vinicola, parcheggiato presso un autogrill a ferragosto, cerco automaticamente di verificare se il vano merci rechi qualche segno di termoregolazione; spesso, no. Oggi, nei meandri del quotidiano girovagare digitale, leggo del PakSense, un gadget tecnologico che, direi, non è affatto male: una specie di documento allegabile alla cassa di vino, dotato di un sensore che verifichi quali e quanti sbalzi di temperatura abbia subito il prodotto durante il trasporto: con tanto di led verde (a significare che le temperature sono rimaste nel range prestabilito) oppure led giallo lampeggiante ("Houston, we have a problem"), ed il software è in grado di comunicare nel dettaglio i dati dello specifico "sforamento" ad un computer. In attesa che qualcuno inventi un crack per hackerarlo in qualche modo, potrebbe essere uno strumento di notevole utilità.
[Update: Liz già ne scrisse, qui]
martedì, settembre 16, 2008
Il winebloggah non dà (quasi mai) i numeri
Essendo un long-time-bloggah (cioe': siccome scrivo da un po', qui) ho naturalmente il mio bel link da autocitazione, per il quale nel 2006 dichiaravo di preferire il voto a punteggio centesimale. Riaffermo il concetto, magari con qualche aggiustamento: il punteggio centesimale è rapido ed efficace a circoscrivere il rating. L'aggiustamento consiste nel precisare che il punteggio ha senso quando desideri essere breve, telegrafico; nella massa di appunti durante una rassegna, magari assaggiando in piedi destreggiandosi tra bicchiere e bloc notes, il punteggio sembra un ottimo sistema per ordinare i dati. Nel dibattito pro o contro l'uso del punteggio emerge che questo metro di giudizio ha senso per gli addetti ai lavori, per gli operatori professionali; e questo mi conforta almeno un po', data la mia preferenza, forse minoritaria nei confronti dei molti wine blogger, che cercano un sistema più articolato, colorato ed innovativo di raccontare l'esperienza enoica.
Il punto probabilmente è che l'archittettura del blog stesso, avendo come costituenti la narrazione e la conversazione, pare essere l'esatto contrario dello schematismo del punteggio; è quindi opportuno restringere un tipo di descrizione enoica così rigida ad un uso professionale; questo poi dimostra che io stesso, bieco utilizzatore di punteggi, trovo che il racconto del vino sia un fatto estremanente più elaborato e complesso di un breve voto centesimale: non per niente, da anni e annorum, io bloggo.
domenica, settembre 14, 2008
Scopri l'inganno

La fotina che vedete quassù ritrae un cartellone stradale; normalmente questo annuncio, espresso negli incerti diodi luminosi che ci passa il Comune di Genova, è scrutabile nei giorni in cui si tengono eventi sportivi. Serve a dire, anche, che la locale amministrazione ha a cuore gli abusi che derivano dall'alcol, soprattutto quando questo viene ingurgitato da certi umanoidi altrimenti noti come tifosi.
Vabbe', dice: e allora? E' una buona idea, no? Boh, forse. Il punto è che il cartellone campeggia nel quartiere di Multedo, a circa 15 km dallo stadio; prima di arrivare nel quartiere sottoposto alla dura lex proibizionista, si attraversano Sestri Ponente, Cornigliano, Sampierdarena, Dinegro: territori nei quali non vige la legge, e dove si spacciano ovviamente alcolici di ogni tipo; terminato il transito, si arriva al quartiere dello stadio. Ecco la mappa:
Visualizzazione ingrandita della mappa
Ora, sarà che io riesco a vedere il trucco e l'inganno un po' dappertutto, però ogni volta che incrocio questo avviso, mi pare che l'effetto principale sia: "spicciatevi a comprare alcolici, finché potete, che comunque siete ancora in tempo". Effetto sicuramente indesiderato, si capisce, ma ugualmente irritante. Il solito proibizionismo di facciata.
venerdì, settembre 12, 2008
Hai presente il boomerang?

Hanno shuttato il Papero Giallo.
Uh, aspetta... e invece no, ha riaperto qui. Bella mossa, bravi, manco Pirate Bay hanno zittito, anzi. Solo un giramento di feed.
[Via Kela. Prima che shuttino pure a quella]
giovedì, settembre 11, 2008
Manga e bevi

In Japan basta che un eroe dei fumetti (500 mila lettori alla settimana, ahem) si atteggi a sommelier, che le vendite di vino hanno un quasi-boom locale.
The sales records of Japan's largest wine merchants have been smashed because, in a single frame of comic, the hero has uttered a dreamy sigh over a 2006 New Zealand Riesling or closed his eyes in appreciation of a Saint-Aubin Premier Cru.Qui da noi, al massimo avevamo Superciuk.
[Immagine scippata al Times Online]
martedì, settembre 09, 2008
Ripensandoci, questo blog parla di fisica delle particelle
Dando un'occhiata approfondita alle pagine dedicate al Large Hadron Collider del Cern si evince che domani abbiamo, solo, una specie di prova generale. Le particelle saranno difatti sparate con la modesta (pfui) potenza di 0,45 Tev (Tera ElettroVolt), anziché alla ben più performante, e tellurica, soglia dei 5 Tev; questi si vedranno in azione, probabilmente, verso la fine di quest'anno: "the first attempt to circulate a beam in the LHC will be made on 10 September at the injection energy of 450 GeV (0.45 TeV)" - mentre "the eventual acceleration and collision of two beams at an energy of 5 TeV per beam [...] is foreseen to take place by end 2008". Niente collisione, parrebbe, ma solo una accensione dei motori, qualche sgassata, e si spegne subito.
Come mai? Possibile che al Cern temano l'apertura di porte dimensionali, dalle quali notoriamente transita un sacco di gentaglia aliena? E soprattutto: come mai i giornali parlano, per domani, di collisione? Nel frattempo, ecco la buona notizia: ogni enofilo genovese potrà risparmiare le bottiglie epocali per altro evento. Io mi aprirò una birretta, stasera.
[Qualora desideriate apprendere elementi divulgativi sull'argomento, ecco il Rap del Large Hadron; sottotitolato in inglese, ma si sa che questo è un mondo imperfetto]
Se ben ricordo questo blog parlava di vino

Sarà il caldo, sarà qualche tipo di salutismo, ma in questo tiepido settembre non indulgo troppo nell'opera di prelievo di scaffale. Comunque, ierlaltro ho ceduto alla tentazione di associare un rosso alla canonica griglia di carni suine (ho appena detto "salutismo"? Devo essermi sbagliato). La scelta cadde, felicemente, sull'Aglianico 2004 di Lonardo. Ora, nel tentativo sempre attuale di scrivere la summa definitiva, compilativa della mondiale eno-conoscenza, pure io sono affascinato dall'ansia di catalogare i generi enoici; ma proprio quando credi di aver esaurito la compilazione (modernisti e tradizionalisti, barrique e cemento, simpatici e lazzaroni, eccetera) ti càpita sempre quello sfuggente, riottoso, che non sembra voler rientrare facile nelle categorie. Poco male, il compilatore ha pronta una nuova enumerazione, un nuovo scaffale in cui impilare il tomo che rilutta. Ecco qua un paio di (nuove? Bah) classi. Ci sono i vini desiderosi di mostrare e dimostrare qualcosa, con l'ansia da prestazione, alquanto muscolari e comunque agghindati molto fashion; poi ci sono quelli "e chi se ne frega", che escono fuori come la natura, l'annata e l'esecuzione lo consente; pochi fronzoli e tanta sostanza, pure se con qualche tono dimesso rispetto ai primi; una specie di understatement enoico. Per quella che è la mia recente esperienza, i prodotti di questa seconda categoria stanno uscendo assai allo scoperto, guadagnano terreno rispetto ai primi, in ragione della loro minore prevedibilità; hanno un aspetto che amo definire "significanza" (e con questo ho segnato i miei cento punti quotidiani di creazionismo verbale).
L'Aglianico in questione rientra nel corpus numero due; non ha un attacco troppo asfaltante, anzi, il naso è ancora (forse un po' troppo) composto, segno di grande gioventù e di lunghe, promettenti potenzialità; adesso è fine, peposo, le nuance di frutti rossi sono sottili; in bocca prosegue saldo senza durezze, eppure serio, con qualche austerità da tannini: non attacca ma si adagia; l'elemento di significanza che prevale è, in definitiva, una certa piacevolezza di beva, senza eccessi ridondanti che risultano, appunto, ormai un po' prevedibili. Un 81 (ma pure 82) in punteggio centesimale, misurazione sulla quale pervicacemente insisto, tanto per far arrabbiare il caro Ari.
Etichette: Il prelievo di scaffale
martedì, settembre 02, 2008
101 consigli per ottenere facilmente lo sconto dal vostro bottegaio
[Gli altri 100 prossimamente. Questo però era fondamentale]
lunedì, settembre 01, 2008
Dimmi qualcosa che ancora non so
Sempre Agi, poi, ci informa oggi del solito sequestro di robaccia contraffatta. Sempre di vino si parla, ma a pensarci bene, non è esattamente la stessa roba.
[Ah, sì, siamo tornati dall'ozio. Chissà poi perché, si stava tanto bene, via dalla pazza folla. Sigh]
Questo blog non rappresenta una testata giornalistica (in
effetti, è molto meglio, ha!) in quanto viene aggiornato senza alcuna
periodicità.
Non può pertanto considerarsi un prodotto editoriale, bla, bla, bla. Le
immagini inserite in questo blog sono allegramente scaricate da Internet; se la loro
pubblicazione violasse eventuali diritti d'autore (uffa), avvisatemi,
che vedrò di toglierle (ri-uffa).
E se ancora non basta, ecco i miei Tumblr, Facebook, Flickr, Twitter, FriendFeed, LinkedIn, e la pagina Facebook dell'enoteca.
(Una botta di robe social).







