sabato, dicembre 08, 2007

Elogio del Grenache

Ma poteva pure intitolarsi: a spasso per il Mediterraneo. Chi vive dalle mie parti, in Liguria, sa che la produzione locale verte sui bianchi, ed i rossi costituiscono l'eccezione; pochi, rari, scarsamente significativi; uno su tutti, il Rossese a Dolceacqua. Comunque, ricordo che gia' prima degli anni '80 nell'area del savonese c'era il mito della Granaccia: la Granaccia di Quiliano (DOC assolutamente inesistente) era prodotta da due-tre matti, ed era un rossone underground che pochi potevano dire d'aver bevuto; in compenso, costava cifre spropositate; personalmente vendevo la Granaccia prodotta da Scarrone a circa ventimila lire, 1990 o giu' di li'. Comunque, qui leggete approfondite notizie su questo vino.

Insomma, da queste parti si viene su col mito della granaccia, e, va detto, negli ultimi anni c'e' stata la corsa al reimpianto; ho bevuto pure release dignitose di questo cépage. Al fascino della rarita' io trovo che si aggiunga un aspetto vagamente migrante, riferito a questo vitigno; con altri nomi, alicante, grenache, cannonau, lo ritrovi un po' dovunque, a spasso per quest'area del Mediterraneo. Ogni volta che ne ho occasione lo assagggio, e come d'uso se mi piace lo compro, e lo rivendo. Cosi', quando ho incrociato il listino di Mas de Dumas Gassac, ho avuto una ricaduta granacciofila nel ritrovare un Grenache tra i vini della serie cadetta, Moulin de Gassac; questi rappresenterebbero, di fatto, la linea economica della griffe di Languedoc; per inciso, se non sapete chi sia il produttore, un piccolo indizio: se avete visto Mondovino, ricordate il vigneron che ha piantato una grana a Mondavi? Ecco, quello e': Aime' Guibert.

Insomma, aspettative tante; e il risultato? Eccellente. Per la verita' gli assaggi sono stati due: Grenache 2005 e Syrah 2006; il secondo, aime', bocciato: puzze non gradite al mio nasino modernista. Il 2005 ed il 2006 del Grenache, invece, assai entusiasmanti: la vendemmia piu' risalente, soprattutto, che dimostra l'ottima attitudine all'affinamento di questo rosso; mentre il 2006 ha molto tempo dinanzi a se', ha un fruttato solenne, polpa e fragranza: da bere, ma pure da aspettare.
Cilieginia sulla torta: prezzi competitivi; questo rosso, a bottega, costa sui nove euri.

13 commenti:

  1. Si, interessante, ma per lo più questi "secondi vini" di Guibert vengono da uve che compra in giro dalle sue parti, non dalle sue vigne. Per il prezzo sono OK, ma trovi di meglio alla Cooperative d'Estezargues, che imbottiglia grenache identificando il nome del domaine cooperante e senza SO2, per circa 4-5 euri...

    IMHO Guibert fa un solo vino degno di attenzione, il Mas de Daumas Gassac bianco, che in certe annate e dopo un invecchiamento notevole diventa spettacolare. I suoi "grandi" rossi sono deludenti, nonostante tutto ciò che si scrive di essi sono poco longevi e mancano seriamente di struttura. E non contengono una goccia di grenache (forse lìsta il problema!).

    Per un grande Grenache, la tappa obbligatoria è Chateauneuf du Pape, e malgrado il fatto che piacciono a Wine Spectator se ne trovano ancora di eccellenti a prezzi ragionevoli. Ho una pista privata per CdP invecchiati di una decina d'anni al di sotto dei 20€... :-)

    Concordo comunque che il grenache ha un potenziale enorme in Liguria, altro che tutti quei Merlot Cabernet e Syrah che si stanno piantando!...

    ciao

    Mike Tommasi

    RispondiElimina
  2. Fiore, conosci il Granaccio di Piero Lugano?

    RispondiElimina
  3. Mike, quel bianco mi manca - del resto non ho mai assaggiato neppure la Cuvee Peynaud che pare la chicca di MDDG. Possibile che l'attenzione sui Ch du Pape aumenti, ora, dopo il premio di WS :)

    Tommaso, no, mai sentito quello. Piero Lugano, cioe' Bisson?

    RispondiElimina
  4. Purtroppo sono gia 2-3 anni che Chateauneuf e' in testa alle classifiche di WS...

    RispondiElimina
  5. Esatto, Bisson.

    RispondiElimina
  6. Bisson, De Batté, c'è una corsa alla granaccia.
    Cabernet e Merlot non tanto (a parte il mio!! :-)) per fortuna. In compenso si punta molto sulla Syrah, almeno nell'imperiese, e alcuni risultati sono interesting.
    La granaccia di punta, nelle annate giuste, è sempre quella di Turco, anche se ha un prezzo poco giustificato.
    Beccati sto link
    http://digilander.libero.it/quilianosv/granaccia.htm
    che ci tengono!
    Luk

    RispondiElimina
  7. Splendida persona Aimé Guibert!
    l'ho incontrato tre volte in vita mia, una volta a ViniSud a Montpellier, una volta nella sua tenuta ad Aniane, quando gli feci questa intervista
    http://www.winereport.com/winenews/scheda.asp?IDCategoria=9&IDNews=95
    e quando ebbi la fortuna di poter fare una verticale di molte annate del suo Mas de Daumas Gassac (in rosso ma anche in bianco) e poi in Italia, quando nel corso di una serata dedicata ai suoi vini, presso un ristorante di Maleo vicino a Milano ebbi l'onore di fargli da traduttore. Persona di classe assoluta e di coraggio leonino. Mi ricordo anche i vini della sua seconda linea, molto interessanti e dal rapporto prezzo-qualità notevolissimo
    Franco

    RispondiElimina
  8. Oe', guardate che l'Alicante e' la Grenache, quindi un must in Maremma. Lo trovo interessante da solo, sia con il Syrah, sia che come complemento al Sangiovese, come si trova in tanti Morellini (io personalmente faccio almeno 5 vini che vanno dal 5% al 100 % di Alicante, anche se io uso sopratutto A.bouschet, che e' un incrocio di grenache e petit bouschet).

    RispondiElimina
  9. Guibert ha il merito di essere stato il pioniere del rinnovo viticolo nel Languedoc. Ricco industriale dei guanti parigino, investe e pianta ad Aniane negli anni 70. Il suo bianco è ottimo.

    Ma la regione si distingue oggi per un gran numero di produttori eccezionali, e i vini di Laurent Vaillé, Olivier Jullien, Hervé Bizeul e Gérard Gauby ormai superano di gran lunga quelli di Guibert.

    Quanto al suo coraggio, direi opportunismo sfacciato. Minacciato da un formidabile concorrente che aveva già ottenuto la concessione delle terre dal sindaco di destra di Aniane, l'industriale parigino ebbe l'idea geniale di presentarsi come vittima del mondialismo e alimentò una frenesia popolare di antiamericanismo primario e avanti-popolo, facendo vincere ai comunisti le elezioni municipali pur di cacciar fuori Mondavi. Chapeau!

    RispondiElimina
  10. I famosi komunisti, ogni tanto tornano, eh? Cribbio, son proprio ineliminabili, peggio della fillossera.
    Tanto per integrare il comizio di Mike, ricordiamo che Mondavi (che rappresenta la quintessenza della globalizzazione) aveva in progetto notevoli interventi sul territorio, disboscamenti e letterale eliminazione di colline (come da filmato quassu'). Assieme a Guibert risulta si sia mobilitata un bel po' di popolazione di Aniane, quella che Michel Rolland chiama "contadini ignoranti"; questi hanno costituito una maggioranza che alle elezioni successive ha conferito il mandato ad un sindaco Komunista. Elezioni democratiche, pare; non s'e' visto nemmeno un cosacco ad abbeverare il cavallo nel grenache.

    RispondiElimina
  11. Io che "komunista" o comunista non sono, non sono mai stato e non sarò mai, non posso che concordare con Fiorenzo e "benedire" quel che Monsieur Guibert ha fatto per impedire lo sbarco di Mondavi ad Aniane. Anti-americanismo? Forse, ma quanto mai opportuno e sacrosanto. Mi spiace Mike ma parlare di "opportunismo sfacciato" nei confronti del proprietario di Mas de Daumas Gassac mi sembra proprio fuori luogo.
    Franco

    RispondiElimina
  12. Diciamo che è un bravo vigneron, che ha saputo eliminare il concorrente.

    Due anni dopo quando Gérard Depardieu decise di riprendere il progetto Mondavi e realizzarlo su scala ridotta nello stesso luogo, completo di disboscamento delle colline, nessuno disse nulla. Strano no?

    Vi propongo la lettura di una pubblicita di Daumas Gassac in una rivista francese:

    "Il faut voir le film Mondovino, un régal !
    Il faut goûter les grands crus Daumas Gassac, une émotion !
    Le film donne à réfléchir ! sur les "faux grands vins" produits de techniques et d'argent
    Les Daumas Gassac donnent à s'émouvoir sur les saveurs exquises d'autrefois

    Mas de Daumas Gassac
    Diamant Unique et Magique de Mère Europe"

    RispondiElimina
  13. Suppongo che Mondavi avrebbe fatto nè più ne meno quello che gli amerikani hanno fatto a Montalcino con Castello Banfi.
    Ma anche molti italiani in terra toscana e piemontese hanno fatto lo stesso (sbancamenti, livellamenti di colline, deforestazioni), o no? Non che abbiano fatto bene, ma tat'è..

    Luk

    RispondiElimina