giovedì, maggio 17, 2018

L'assaggiatore confuso

Quando mi chiedono "tu che mestiere fai", se sono nel mood zuzzurellone rispondo "l'assaggiatore di vino". Che è uno dei lavori che faccio, ma hey, suona sempre così bene. Sulla carta d'identità c'è scritto "commerciante" e in effetti quello sono, ed essere assaggiatore di vino è collegato alla mia funzione di venditore di vino. S'era capito, va be'. Comunque avrei potuto rispondere anche in modo più cazzaro, se ero dell'umore (e lo sono spesso) tipo "content manager per intravino dot com", che è vero pure quello. Potevo pure fare peggio, dire "autore", "critico enologico", "blogger" (oggesù) ma per la verità resto un commerciante. Ultimamente mi piaceva dire bottegaio ma anche questa parola se la sono presa quelli più cazzari di me, i canali della grande distribuzione o altri luoghi alienanti di cui non farei il nome (Eataly), quindi adesso ritorna in voga commerciante. Io sono tutte quelle altre robe là, ma da vero commerciante ho appena finito di spazzare la strada qua fuori l'enoteca (a proposito, signora del piano di sopra: la finisce di buttare pane ai piccioni?) e adesso metto i panni del social media manager di me stesso. Confusi? Sapeste io.

E a proposito di lavori, questo periodo è denso di impegni. Sto ultimando le schede per la Guida Essenziale, (io curo la Liguria), e intanto ci sono numerose fiere di settore data la stagione favorevole. Passo gran parte del tempo a scrivere cose come "giallo paglierino brillante, naso ampio e fragrante tra i fiori di campo, agrumi e salvia, in bocca ha tensione e morbidezza, lungo sulla viva traccia salina a dare equilibrio" (e indovina la denominazione).

Agli assaggi per la guida fanno da contraltare, in alcune fiere, gli assaggi di vini molto caratteriali, e variamente declinati sull'imperscrutabile protocollo del vino naturale - che nessuno sa cos'è, tant'è che molti produttori di vino naturale negano di produrre vino naturale. Confusi? Sapeste io. Sia come sia, da assaggiatore quale sono, allineato e pettinato, tutto precisino sui descrittori canonici dell'accademia dell'assaggio, ormai sono scisso. Ieri avevo nel bicchiere un bianco che adoro, ma purtroppo (o per fortuna) totalmente estraneo ai descrittori dell'accademia. Si ripete, per l'ennesima volta, il fatto a lungo descritto anche nell'ultimo corso tenuto qua a Genova: il vino naturale non è irregimentato nei canoni. Tutto è anarchico, tutto quanto sapevamo è inadeguato a contenerlo, siamo in terra incognita, mare aperto, siamo allo sbando, insomma arrangiatevi. Confusi? Eccetera.

La confusione, il sentirsi sperduti, è attenuato solo raramente da qualche tipo di luce in fondo al tunnel, quando per esempio assaggio un vino da guida perfetto (e infatti è nella guida), che peraltro ritrovo in rassegne sui vini naturali. Come a dire che una composizione, un equilibrio forse è possibile, forse ce la faccio a farcela. Resto confuso ma con una speranza.

venerdì, aprile 27, 2018

Una volta, nei blog

Una volta, nei blog, c'era il blogroll, cioè una lista di altri blog che l'autore leggeva, e consigliava. Questo blog che leggete adesso ne ha ancora uno, a riprova del fatto che è arcaico. Poi, una volta, ogni tanto, si parlava di un altro blog perché il blogroll da solo non bastava, e bisognava dire due parole in più.

In questo post che leggete adesso succede esattamente quello: Una Birra Al Giorno è da molto tempo una delle mie letture preferite. È un blog molto classico, è tenuto in modo encomiabile, con competenza profonda, attenzione, ed è una specie di miniera inesauribile di dati se uno vuole sapere qualcosa del birramondo, che è sterminato e profondissimo. Non so chi sia il gestore, non dice quasi niente di sé e pure questo è molto proto-bloggish, in fondo un tempo eravamo tutti un po' meno ombelicali. Ci andava solo di raccontare cose.

Avrei potuto segnalarlo molto tempo fa, ma oggi leggendo questo post, che forse è solo un po' più intimo di altri (mi pare, è una sensazione), è tornato in me quell'antico spirito di condivisione. Che è anche un modo di ribadire un concetto: un certo modo di essere blogger never dies.

venerdì, aprile 20, 2018

Vinitaly 2018 in immagini e appunti sparsi


Cosa hai trovato alla Fiera? È la domanda normale, di ritorno da Verona, che i clienti fanno all'enotecaro. Va così, è sempre tutto molto antico e moderno assieme, si va al mercato e si ritorna con cose buone - più che altro, da subito, con appunti, foto, tutto mescolato, col bisogno di mettere in ordine. Quindi proviamoci.

Un altro Vinitaly utile, direi. Molti assaggi as usual, molte occasioni di incontro, studio, approfondimento, che quasi un po' mi manca, quella bolgia. No vabbè, diciamo folla, che pare meglio.

Un bel po' di tempo l'ho impiegato nei primi assaggi per la prossima Guida Essenziale, in Liguria. E anche stavolta belle sorprese, come per esempio questa doppia versione di Pigato di Biovio - la prima sul genere macerato, a contatto con le bucce, niente affatto male, ma così distante dal più preciso Bon in da Bon (stessa annata, 2017). Stesso produttore, stessa vigna, risultati opposti: non ci si annoia proprio mai.


Giovanna Maccario coi suoi Rossese di Dolceacqua non sbaglia mai, mai un colpo. La cosa di gran lunga più difficile è sceglierne uno, tra questi. Che in effetti uno si chiede: ma perché scegliere, li berrei tutti. Extra bonus, a Dolceacqua il Rossese Bricco Arcagna 2016 di Terre Bianche risulta, nei miei appunti, il punteggio più alto mai dato. Direi che non serve dire altro.


Girando tra i produttori della mia regione capita anche di trovare affiancati Lunae e Parma, due produttori che più distanti non potrebbero essere, dal punto di vista dello stile - eppure eccoli qua, vicini vicini. Forse una metafora della mia voglia di avere tutte e due i piaceri possibili, dipende da come ti va in quel momento, da cosa ti va di provare. Fiero e serissimo il bianco di Parma, morbidone e tropicaleggiante quello di Lunae. Appunto, è un mondo vario.


E infine un altro classico inossidabile, il Baccan di Bruna alla prova della vendemmia '16, un Pigato che ormai è un'istituzione (ma provatelo dopo qualche anno di vetro, e saranno altre meraviglie).


Saltando fuori dal guscio localista, in Puglia gli assaggi di Vinicola Savese sono un altro fatto rilevante, del genere da mettere in lista per i prossimi acquisti: possenti, fruttoni, muscolari (eh sì, a me piace il genere).


Una modalità tipica, inevitabile direi delle fiere veronesi, è saltare di palo in frasca. Per cui segnalo gli Champagne di 1492 Coloniale (distributore, gruppo Timossi). Ogni versione di Esterlin, dal Millesimato al Rosé, erano encomiabili. Bel lavoro, ragazzi.


E sempre a proposito di distribuzioni, il gruppo Area 6 tra le molte cose assai buone aveva PutzenHof, un altoatesino che finisce immediatamente nella lista di cui sopra, quella "vini da comprare" cioè. Delizie specifiche: sauvignon e pinot bianco. Fantastici, davvero.


Vinitaly significa anche seminari, assaggi guidati: come questo, curato da Monica Coluccia, sui bianchi irpini.


Ma la trasferta veronese significa anche fiere satelliti, cioè quelle fiere che prima del (e attorno al) Vinitaly sono un vero e proprio tour alternativo. Villa Favorita resta la mia preferita - dove per esempio ho trovato formidabili i vini di Nevio Scala (quello famoso, sì), primo tra tutti questa garganega.


Forse a Villa Favorita uno dei test più interessanti è stata questa degustazione tenuta da Gianpaolo Giacobbo, sui vini a zero solfiti alla prova del tempo, in media con dieci anni di affinamento. La sorpresa è che sì, reggono eccome. Per me l'assaggio memorabilissimo è stato il secondo vino, il Prosecco a rifermentazione naturale di Casa Belfi, semplicemente indimenticabile per il profilo complesso e sì, ora lo dico, minerale. Buono oltre ogni dire.


Ma tornando a Vinitaly, altro da segnalare è il Barricadiero 2015 di Aurora, assaggiato nell'enclave del Vivit (i naturali bioqualcosa), che per me è nella sua versione migliore da sempre. E siccome questi migliorano di anno in anno, ho già voglia di sentire il prossimo.


E insomma, potrei dire che è quasi tutto qui, ma ovviamente no. Ci sarebbe infinitamente di più da dire, ma appunto questo è un post di servizio, anzi di auto-servizio, ve l'avevo detto che devo fare ordine negli appunti. Gli assaggi e le occasioni di incontro a Verona sono innumerevoli, e anche off topic, come l'ultima foto che vedete qua sotto. Altro indimenticabile.






mercoledì, marzo 14, 2018

A Ovada è in corso una rivoluzione, alquanto pacifica

Riprendo qui, di nuovo, un passaggio dall'ultima newsletter. Riguarda un'azienda che è entrata di recente a listino in enoteca. A Ovada in effetti è in corso una vera e propria rivoluzione, i produttori nuovi, e determinati a riconquistare quote di mercato, usano volentieri l'hashtag #ovadarevolution. Ma è una rivoluzione molto pacifica, e chi ha, come me, legami un po' personali con quel territorio, è ben felice di assistere. E di assaggiare le loro cose, anche.

Il terroir ovadese è da tempo al centro di una rinascenza esaltante. Da quelle parti il dolcetto, un'uva da vini quotidiani, ma pieni di carattere, dopo un periodo un po' opaco sta ricominciando a esprimere cose in grado di sorprendere - grazie ad aziende che sono decise a produrre vini definitivamente convincenti, avendo come vicini-concorrenti aree già affermate (pensiamo a Dogliani, o all'albese). In una configurazione del genere, cioè quando produci un vino dove altri hanno già dimostrato di essere molto bravi, hai una sola via di uscita: o ti danni l'anima a fare vini rilevanti, o semplicemente sei morto. A Ovada sta succedendo la numero uno che ho detto.

A questo si aggiungono elementi di ordine personale: l'ovadese è una zona che conosco abbastanza bene, una delle prime dove ho camminato le vigne (la perifrasi l'ho presa a prestito da Veronelli). È inoltre un'area storica di fornitura di vini rossi a Genova - siamo a 50 minuti d'auto dalle vigne, per dire: Ovada è ormai periferia di Genova, è un satellite, una propaggine, ai tempi della repubblica genovese sarebbe stata roba nostra insomma.

Ce n'è abbastanza per avermi fatto sposare un progetto nuovo: distribuisco, come grossista, i vini di Rossi Contini, che dell'ovadese abita le terre bianche della storicissima collina di San Lorenzo. E inoltre quei vini stanno in vendita disponibili per tutti voi, quindi accorrete numerosi, perché un rosso formidabile come quel dolcetto annata 2016 si aggira sui dieci euro, e dopo direte: mai più senza. 

martedì, febbraio 20, 2018

La mia idea di corso di degustazione

Questa cosa qua sotto l'ho scritta nell'ultima newsletter, quindi chi l'ha ricevuta già sa di che si parla - peraltro, non hai ancora sottoscritto la newsletter della mia bottega? Suvvia, do it now.

Comunque. Serve per raccontare il mood del corso di degustazione prossimo venturo, e l'ho descritto in questi termini. Mi piaceva ribadire qui il concetto: il corso che andiamo a presentare è fatto così:

1. Si bene molto bene. Se vedete la lista dei vini della scorsa edizione vi fate un'idea, ma se non conoscete (ancora) etichette a quei livelli potete stare certi che con noi non si bevono vini didattici - nel senso di tristi e utili solo a fissare i parametri in basso. La nostra idea di assaggio è bere cose elevate, per soffrire c'è sempre tempo.

2. Non ci si annoia. Va bene l'enologia, la scienza, la rava e la fava, ma insomma vino è convivialità, piacere, sorrisi e risate e cose belle. E allora narriamo storie e storielle, e rivelazioni, pettegolezzi, segreti inconfessabili, ma davvero: cerchiamo di non addormentarvi.

3. Si impara ad assaggiare. Sul serio, eh: ogni sera almeno 4 vini in degustazione cieca, come fanno quelli bravi - perché quello diventerete, enofili bravi. Critici, attenti, e nemmeno del genere stracciaballe.

4. Vi diciamo quello che gli altri non vi dicono. Per esempio, i vini naturali: ma che roba è quella? Esistono? Sono bevibili? Come si assaggiano? Ed altre domande esistenziali.

5. È un corso a due voci. E a quattro mani: io e Pietro ogni sera ci dividiamo i compiti e gli argomenti (lui le cose serie, vabbe'), quindi un corso abbastanza inedito, e completo, pure sotto questo aspetto. Qui ci starebbe la battuta sui due gusti is meglio che uan.

Le iscrizioni sono aperte, e il costo del corso è di 250 euro.

venerdì, febbraio 02, 2018

Un altro corso è possibile, il ritorno: arriva la seconda edizione

Fermate le rotative: sta succedendo davvero. Il vostro quipresente enotecario, e Pietro Stara - la colonna genovese di Intravino, cioè - stanno preparando la riedizione del corso di assaggio a Genova, uguale a quello andato già in scena lo scorso autunno. Stiamo tornando: idealmente si pensava di replicare dopo l'estate, ma abbiamo già richieste (e iscritti!) al nuovo "un altro corso è possibile" edizione 2018, quindi segnatevi le date:

- martedì 13, 20, 27 marzo
- martedì 03, 10, 24 aprile

Location solita, ore 20,30, Soul Note Cafè in via Cesarea a Genova, (si stava comodi là). E questa è solo un'anteprima, presto arriveranno i dettagli. Però adesso sapete, e sapete che fare: accorri numeroso.

Iscrizioni e tutto quanto serve: fiorenzosartore@gmail.com

sabato, gennaio 27, 2018

E anche questo VinNatur Genova 2018 ce lo siamo messo via

Lo dice laggente, e chi sono io per dire il contrario? Anzi, io veramente l'avevo detto dal primo giorno: VinNatur Genova, 2018 edition, è andato decisamente molto bene. Nel senso di meglio del precedente, quanto a livelli generali dei vini assaggiati. Laggente che incontravo, tutti insomma, dicevano uguale. Quindi sì, siamo contenti. Tralascio ogni dettaglio sulla location siccome io sono local ma soprattutto localista, qualunque fatto che avviene nelle struggenti stanze retrò dei palazzi antichi genovesi per me vale, da solo, il prezzo del biglietto. Quindi bando alle ciance da orgoglio della Repubblica Genovese, e parliamo di vino.


La misura facile della piacevolezza di un vino, per me che sono un bieco commerciante, coincide con un dato di ordine finanziario: se lo compro, vuol dire che mi è piaciuto proprio. Cioè se un vino è in grado di farmi separare dai miei amati euri, vuol dire che il sentimento è serio. Per questo comincio con un'azienda che entra da subito nel listino - perché hey, questo è un wine blog ma è anche corporate, che suona bene per dire che racconto fatti molto aziendali.

Elvira (San Germano dei Berici, Vicenza). Terra di garganega. Quest'uva bianca viene declinata in un luccicante rifermentato col-fondo a nome Garganella (il genio, cos'è), col rigoroso tappo a corona, e genera una bollicina in grado di estinguere ogni sete: note di pera sparatissime, poi generosi agrumi in bocca, insomma mai più senza. Sotto i nove euro la bottiglia. Poi un like va anche al Merlot 2013 con affinamento in legno piccolo, che parrebbe una cosa modernista e invece, taac, non lo è: fruttini rossi alquanto attraenti, più un soffio di inchiostro che fa internazionale ma con garbo. Circa 12 euro. Stesse considerazioni e se possibile maggiore godimento sul Carmenere 2013, solo ad un prezzo un po' più alto, oh nessuno è perfetto del resto.


Altri assaggi rientrano nel genere "non li ho comprati ma li comprerei alla prima occasione", quindi semmai tenete conto.

Io sono particolarmente felice quando mi capita l'inaspettato: per esempio, per la seconda volta in un periodo breve bevo cose di Oltrepò Pavese che mi fanno gioire - forza Oltrepò, hai una gran bella materia, faccela vedere al resto del mondo eno. Tipo Pietro Torti che ha presentato una serie di vini tutti da medaglia, dallo spumante metodo Charmat (o Martonotti, vabbè) che strizza l'occhio sulla morbidezza - e io chiaramente appena sei un po' dolce con me, ci casco. Ottime cose anche sui metodo classico, su prezzi certo un po' più tesi ma vedi sopra. Molto bene la Bonarda '16 della casa, che sta in equilibrio sulla dolcezza del frutto rosso. Questa dovrebbe costare circa otto euro in enoteca.

Texier aveva la solita batteria di vini da applauso. Segnalo la versione 2015 di Chat Fou, del quale potrei dire solo: non vedo l'ora di berlo di nuovo. Ma veramente, ora alzo il telefono e lo ordino, ma che sto aspettando? Intorno ai 17 euro, ma tutti meritati fino all'ultimo cent. Ma quanto sei bravo, Texier? Se leggi questo, ciao, sono un tuo ammiratore.

Reyter, Alto Adige: Rahm 2013 è un lagrein teso, tannico, dove la durezza contrasta elegantemente le spinte sul frutto maturo, scuro, molto scuro, oh ma chi ha spento la luce? No ma vabbè, buono assai. Sopra i 20 euro in enoteca.

Con Furlani (Trentino) si chiacchiera amabilmente del senso del rifermentato in bottiglia come fosse un metodo classico incompiuto (dico io). Una delle sue spumantizzazioni si chiama "metodo interrotto". Ah ma allora vedi, ci intendiamo. La cosa che mi piacerà di più, in quegli assaggi, è la sua rifermentazione naturale di Muller, 2016. Menzione per il Bianco Alpino, un macerato sulle bucce senza annata, un po' ispido ma ugualmente attrattivo. In etichetta reca la cospicua descrizione "affinamento in damigiana". Ecco, questa ancora mi mancava. In damigiana? Troppo avanti.


Domaine de Courbissac, Languedoc, nel sud della Francia tira fuori robe mirabolanti. Uno su tutti, facendo un'ingiustizia agli altri: Roc du Piere 2016 è un rosso che fonde sale-e-pepe e spezie varie, in bocca ha allungo e finezza memorabile. In enoteca dovrebbe stare a 25 euro.

Conferme che passo a bere solo per il piacere di ri-berlo: Grillo Verde 2016 di Dos Tierras (o Badalucco, che dovrebbe essere il vero nome aziendale) è una joint venture di uve, grillo siciliano (come il vigneron) e verdejo, spagnolo come la moglie del vigneron. Italia-Spagna, un bel pareggio. Fresco al naso sulla frutta bianca, in bocca mi entusiasma. Poco sopra i venti euro in enoteca.

Collecapretta (Umbria) ha fatto il solito figurone. Se dovessi scegliere, ecco io direi i rossi (ma insomma è una scelta difficile). Primo della lista Le Cese 2015, denso di amarene e frutti rossi, intenso e godurioso. Ad un'incollatura il Merlot 2015 che spicca per verve tannica sul frutto altrettanto vivido.

Impossibile ovviamente riportare tutto il contenuto dei miei appunti, del resto sei arrivato fin qui senza addormentarti quindi non sfidiamo la sorte. Per giunta 'sto post non è ancora finito, avevo da dire un'altra cosa ancora, eccola che arriva:

Questa fiera, qui, ha svariati meriti, e uno tra molti è quello di aver animato, con giorni di anticipo sulle due date della rassegna, la vita enoica della mia città: è stato bello girare la notte per il centro e trovare continuamente iniziative legate a VinNatur in molti locali dove si versa vino, a Genova. Ed è stato bello rivedere amici arrivati un po' da dovunque, che hanno reso l'atmosfera tipo Verona durante Vinitaly. E insomma, come si dice in modo supergiovane, #bravitutti.