sabato, marzo 16, 2019

Genova Wine Festival visto da qui

Di là, cioè su Intravino, ho dedicato al Genova Wine Festival tre post. Pure troppi, verrebbe da dire - ma comunque eccoli:

Qui racconto la genesi di tutto quanto: è stata una vicenda a lungo pensata, e desiderata.
Qui promettevo cosa avremmo fatto, in sostanza - e abbiamo mantenuto le promesse, si può dire.
Qui spiego com'è andata alla fine: in modo parecchio soddisfacente.

E allora, c'è bisogno di un altro post che parli di Genova Wine Festival? Sì e no: non esiste una cosa come bisogno di un altro post, a meno che questo non sia un blog personale nel quale chi scrive riversa il suo flusso di coscienza. Indovina un po', Diario enotecario è anche quella roba lì.

Così mentre Intravino alla fine è la blogzine istituzionale nella quale in un certo senso era necessario parlare di GWF, qui non c'è nessuna necessità, nessuna istituzionalità. Quindi uno può lasciarsi andare a considerazioni traverse, che magari non infilerebbe in un comunicato stampa o in un ambito istituzionale dove i discorsi si impostano.

Già, cosa ci è successo nel frattempo? Siamo diventati più adulti? Mettere mano a GWF è stato anche quello, fare una cosa da adulti. Ora che è passato, però, a me lascia quella sensazione un po' straniante, come dopo un esame scolastico. Ora che ho passato questo test, penso al prossimo. E sì, appunto, è straniante. Poi mi pare di averne parlato in tutti i modi, ma i modi erano quelli istituzionali. Che ci è successo, che mi è successo? Eravamo quelli cazzari, e adesso ci escono di bocca cose come signore e signori, benvenuti nella splendida cornice.

Per questo uno tiene un blog personale, per dire: caro Diario, GWF è stato anche altro, per me.

Per esempio, ricordo domenica sera quando tutto era finito, e le ultime cose erano state smontate. Quella sera, quando era molto tardi ed ero in uno dei miei soliti posti a bere, mi prende una grande, profonda, improvvisa tristezza. Al punto che ero arrabbiato con me stesso, e mi dicevo: ma che diavolo ti prende? E niente, era più forte di me, era arrivata una botta improvvisa, come se i nervi avessero ceduto - e immagino sia stato qualcosa del genere. Mesi e mesi a pensare a un progetto, e ora era tutto passato.

Il fatto è che davvero, tutto quanto, è cominciato molto tempo fa. Ero a Vinitaly 2018 e già ne parlavo, con alcuni produttori. Le aziende che hanno partecipato a GWF sono state scelte, tutte, una per una, contattandole personalmente. Ad ogni produttore abbiamo spiegato il nostro progetto, ma parlavamo di qualcosa che esisteva solo nella nostra mente, fino ad allora. Li abbiamo dovuti convincere, a volte, e a volte come è normale non ci siamo riusciti: qualcuno non poteva partecipare, qualcuno aveva terminato il vino disponibile, qualcuno, legittimamente, potrà aver pensato: ma chi sono, questi qua? Sia come sia, è stato un lavoro lungo, passato per infiniti contatti telefonici e di persona. Alla fine lo scopo era mettere assieme una specie di dream team di produttori che ci piacevano. Adesso che vedo la bolletta telefonica, vedo anche quanto a lungo sono stato al telefono. Insomma, ci abbiamo infilato una quantità di energia pazzesca, in questo progetto. Mi piacerebbe adesso ringraziare, uno per uno, tutti i produttori che ci hanno creduto, e ci hanno detto di sì.

Per me poi questo lungo lavoro è stato un fatto nuovo: lavorare con un gruppo di persone abbastanza numeroso, una squadra, e mi riferisco ai ragazzi di Papille Clandestine che hanno reso possibile concretamente tutto quanto. Io che sono un solitario, una ditta individuale e anche abbastanza individualista, ho cercato di lavorare in squadra, ho cercato di capire come ci si muove in una realtà complessa come quella - e mentre per qualcuno il lavoro di squadra è pane quotidiano, per me era una novità ed anche una sfida. Spero di aver fatto quel che ci si aspettava da me, ma adesso che sono nella fase dei ringraziamenti, dico grazie ai papilli che mi hanno voluto, assieme a Pietro, nel gruppo operativo di organizzatori, visto che GWF è stato appunto una joint venture tra loro e il settore genovese di Intravino.

E siccome la rete non dimentica, e alla fine questo è un quartierino ristretto, in questo post del 2010 (duemiladieci, ehm) scoprivo più o meno l'esistenza dei papilli. Ragazzi, ne è passato di tempo, eh?

Adesso però per non esagerare coi sentimentalismi, facciamo i buoni propositi. Si avvicina il prossimo Vinitaly, e già so che contatterò alcune aziende che sono nella nostra wish list, per il prossimo Genova Wine Festival. Perché sì, pensiamo già all'edizione 2020.

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