venerdì, gennaio 15, 2010

Zzo serve 'sta roba?


Prima o poi dovrò capire a che serve il disclaimer sull'età che troviamo nei siti che parlano di alcolici. Sarà una legge americana. Sarà salutismo, sarà il perbenismo, qualcosa sarà pure, ma è certo che non funziona. Oggi entrando in truerum.com ho inserito (come faccio alle solite) una data a caso, ma questa volta ho messo apposta il 1995, tanto per vedere se mi assestava un calcio nel didietro. E infatti ecco il popup:
Ci spiace che non hai l'età giusta per entrare in Truerum, torna tra qualche anno
pure ottimista, insomma (ma certo, contaci). Così ho inserito 1905 - e non ho nemmeno immesso la nazione che seleziono di solito, lo Swaziland - e vualà, senza nemmeno un controllo dell'IP, senza troppo smanettare, sono entrato. E allora, a che serve 'sta roba?

giovedì, dicembre 31, 2009

Liveblogging

Ore 19.15, ancora a bottega. Mi godo gli ultimi clienti ritardatari, i più sperduti, i più bisognosi di un enotecaro comprensivo. Alcuni non sanno bene cosa desiderano: "vorrei..." - ed io: "uno spumante?". "Sì!!".
Pure indovino.
Be', auguri.

sabato, dicembre 19, 2009

Due assaggi due

E adesso nevica pure. Come se non bastasse il tracollo dell'economia occidentale - che è la vera cosa memorabile di questa fine decennio - ci si mette pure la neve a tenere i clientes alla larga. Non è un buon motivo per darsi all'alcol (non esiste un buon motivo) ma in questo caso certamente aiuta.

Cominciamo dalla bollicina rosé del momento, in enoteca: Voirin-Jumel. Ecco uno Champagne rosé come non te lo aspetti. Non è per niente fighetto, scordatevi i toni olfattivi da ribes; qua pare che il pinot noir addizionato per generare questo bizzarro cromatismo da ginger tiri fuori nuance aromatiche baldanzose, spiazzanti, cripto-minerali. In apertura sembra riottoso poi concede effluvi di carne, macelleria (!). Spiazzante, sorprendente, pure un bel po' difficile. Sicuramente non ecumenico (pazienza, non si può piacere a tutti). In bocca continua con qualche durezza, probabilmente un po' di affinamento in vetro lo renderà più cauto e conciliante. Per ora esagera e percuote la papilla senza ritegno. Vogliamo trovarci un difetto? La lunghezza; non si allunga. Però, però, quel naso così irrituale! Lo perdono per quello. 79/100.

E ieri sera, ho riaperto il Rosso di Montalcino 2007 di San Lorenzo. Oh, ma quanto è buono questo Rosso? E' perfino difficile descriverlo, perché ti escono parolacce tipo "vibrante", "profondo", "setoso" - insomma tutto quel vocabolario da assaggiatore serio che non basta a rendere onore a questo sangiovese ilcinese. Poi i Rosso di Montalcino nel mio cuore enofilo stanno sostituendo i Chianti - e ti credo, almeno lì a Montalcino il sangiovese non s'immischia coi cabernet (quasi mai, via). E i Chianti, invece... mah. Ma non è di questo che volevo parlare. Dicevo, il Rosso di San Lorenzo: è perfino meno rustico/bizzoso di come lo ricordavo, ha aggiustato i tannini ed ora sembra un campione di equilibrio e armonia. Sarà la fase evolutiva, immagino. E poi questa cioccolatosità discreta, spalmata e lunga. Bella storia. Per me, un 85/100. Ebbene sì.

domenica, dicembre 13, 2009

Il menù oggi prevede: Chianti farlocco


Non vorrei dire "noi l'avevamo detto" ma - indovina? - noi l'avevamo detto. E dico "noi" perché eravamo un bel numero. Ora che va in scena l'ennesimo tarocco sul Chianti, nessuno è sorpreso. E' tutto molto triste.

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mercoledì, dicembre 09, 2009

Brivido francese


E oggi abbiamo questa coppia di clienti, eleganti e proprio belli. Ma soprattutto abbiamo la signora, che parlando con lui rivela inequivocabilmente la sua origine: è francese. L'accento, il modo in cui arrota la erre, non c'è dubbio, la provenienza è quella. Il brivido arriva quando ti chiedono uno Champagne. Ecco, vendere Champagne ad un francese, l'enotecaro è già nel marasma. Oltretutto sono il genere di clienti poco loquaci, accennano ad un loro amico a cui piacciono le bollicine rosate, e così vorrebbero acquistare un rosé. Ma sono vaghi e quasi reticenti. I clienti più difficili, quelli che non parlano. Infatti l'enotecaro si figura d'avere in bottega un master of wine, perché comunque io ho una specie di pregiudizio favorevole sui francesi, me li figuro enofili al cubo. Insomma, timore reverenziale.
Attacco a descrivere le maison con le quali lavoro cercando disperatamente di non sbagliare gli accenti: maison, récoltant, cuvée, grand cru. Io che il francese non lo afferro. Speriamo bene.
Finalmente parla lui, e arriva il soccorso: ricorda a lei come si chiama quella bollicina rosata che piace tanto all'amico: Mateus.
Improvvisamente il cielo si rischiara, e la salivazione si normalizza. Ce la posso fare.

domenica, dicembre 06, 2009

Rende l'idea


Il "percorso umano" salta gli anni intorno ai quaranta. Non serve dire cosa beviamo, lì.

mercoledì, dicembre 02, 2009

Ewine Secure Pack: funziona

La foto che vedete ritrae alcuni lavori in corso in enoteca stamattina: sto preparando una spedizione per un cliente. Da qualche giorno adopero gli imballi EWSP, che hanno mandato in pensione i vecchi pacconi di polistirolo. Bene, dopo qualche giorno di prova, siam pronti per la recenza alternativa (non la solita etichetta, oggi recensisco pacchi): questo sistema di imballo mi pare notevolmente efficace.
Innanzitutto: pochissimo ingombro. Gli imballi, piegati prima dell'uso, sono assai più razionali del polistirolo che, per una pari capacità, richiederebbe un hangar. Invece 250 imballi da tre, richiusi, occupano un'area pari a quella di un bancale. Quindi, molto razionale. Gli imballi sono facili da montare, soprattutto i due elementi interni che costituiscono l'invenzione vera e propria si incastrano veloci, bastano un paio di tentativi e la pratica arriva immediatamente.
Il cartone è di buona qualità, solido, perfino un po' pesante, trasmette una sensazione di forza e affidabilità. Benché molto rigido non ha parti taglienti (tagliarsi con gli imballi è un classico natalizio), e reca in esterno la scritta "vetro, fragile" (evviva, ci voleva tanto?). Il cartone esterno è comunque liscio, e questo facilita la presa del nastro da pacchi e delle buste adesive in cui inserire i documenti di trasporto; un cartone troppo poroso favorisce il distacco degli elementi adesivi.
Ed infine, la parte più importante: le bottiglie, con questo sistema, non si rompono. Ho già svariate consegne in corso, e zero problemi. Un po' presto per trarre bilanci, ma il sistema funziona davvero. Ho venduto alcuni pezzi di imballo ad un collega (ebbene sì, faccio pure questo genere di servizi) ad un prezzo di 2,50 euri a scatola (più IVA) e questo m'ha spiegato che costano pure poco, rispetto a simili in vendita alle Poste. Evvai. Si apre un nuovo business, le scatole vuote: zero seccature con l'etilometro, finalmente.

venerdì, novembre 27, 2009

Se non sei su Google non esisti (credo)


Allora, siamo in fase d'assaggio Champagne. S'avvicina quel periodo dell'anno nel quale sembra lecito bere Champagne - che roba, dovrebbe essere sempre quel periodo dell'anno. Insomma qui c'è un bel traffico di pre-beta-campionature. Giorni fa un big distributore (in sostanza Heineken, in sostanza Partesa) mi annuncia garrulo che pure lui ha uno Champ da farmi assaggiare. Evvai.
Epperò (c'è sempre un epperò) cerco su gùgol il nome della maison, e ciccia. Non c'è un piffero. Nada di niente, manco un assaggio, nemmeno una homepage. Che mi trafigge il pensiero tecnogeek-duepuntozero: ma se questi non stanno su Google, esistono davvero? O saranno una maison messa assieme con un bel nome di fantasia, etichettando una cuvée di cantina cooperativa? E infatti il prezzo è stracciato - o meglio, come direbbe un venditore serio: "adotta una politica commerciale aggressiva". Insomma, come al solito senza fare nomi, Louis Constant Champagne non l'ho ancora assaggiato, ma aspetto fremente. Chi sa parli (o taccia per sempre).

Aggiornamento del 15 Dicembre: finalmente assaggiato. Appena aperto poco esuberante al naso, ma con una spuma notevole. In bocca ha un dosaggio zuccherino un bel po' largo, e questa piccola morbidezza è la marcia in più, lo rende giuggioloso. Corto ma ludico. Secondo me, un buon acquisto.

mercoledì, novembre 18, 2009

Spammer sì, ma ecologista


Tra le tante raccomandazioni demenziali lette in calce alle mail di spam, questa mi mancava: "non stamparmi, a meno che non sia proprio necessario" (ma quando mai). Immagino che sia una cosa ecologica.

martedì, novembre 10, 2009

Bel post

Bel post, come usa dire tra bloggaroli, di Francesco Arrigoni. Parlando della Fiera di Merano, infila uno dei miei concetti preferiti:
"I produttori quando parlano del loro vino si adoperano per spiegarti quanto è diverso dagli altri, quali sono gli aspetti distintivi, i caratteri. Qualcosa che lo rende più riconoscibile. Ma puntare sulla diversità, se vogliamo ben vedere, non premia i vini in assoluto i vini più buoni, ma i vini più originali. Un po’ come lo strabismo di Venere che fa premio sulla bellezza in assoluto".
Vero è che il carattere conta, per me, ormai parecchio di più della perfezione. Si parla di vino, ma come al solito ci potremmo riferire pure ad altri ambiti.

venerdì, novembre 06, 2009

Times online, mica cotiche

L'annata del secolo a Bordeaux. Bah. Anche il Times Online è scettico, e pure caustico: "il clima eccezionale ha prodotto uva così buona che i cani diventano vegetariani, per mangiarla".

sabato, settembre 19, 2009

Domande seriamente esistenziali

Io devo capire perché la sciura col SUV Mercedes mi chiede preoccupata come mai il vermentino è aumentato di un euro rispetto all'ultima volta che l'ha preso (un anno fa). E il ragazzetto con lo scooter paga due Dom Ruinart senza batter ciglio (e ringrazia pure). Mah.

sabato, settembre 12, 2009

Atti giudiziari

E' sera. Dopo defatigante giornata a comunicare il vino, rientri a casa e nella cassetta delle lettere trovi una busta verde. "Consegna atti giudiziari". E che cavolo, pensi. Tra la posta c'è pure un altro biglietto con su scritto "lasciato avviso di consegna atti giudiziari nella posta" - che significa: il postino ti ha lasciato l'avviso di ritiro nella busta verde, e l'avviso della busta verde. Non chiedere perché, dev'esserci sicuramente un buon motivo. Fatto sta che hai dieci giorni di tempo per andare all'ufficio postale a ritirare l'atto giudiziario. Dieci giorni? E se ero in ferie? E se fossi uno che fa le ferie intelligenti a settembre? Fortuna che non sono intelligente.

Quindi stamattina sei alla posta in coda, tra i vecchietti, a ritirare il plico. C'è la linea gialla per star lontani, sai, la praivasi.
Arriva il tuo turno.
Cribbio, era ora, mo' vediamo chi mi vuole morto, che diavolo sarà.
L'impegata mi guarda male, ovvio, se uno ritira atti giudiziari ci sarà un motivo.
L'atto non si trova.

Impiegata (urla con tutto il fiato che ha nei polmoni verso una collega): "Ioleeeee??? DOVE SONO GLI ATTI GIUDIZIARIII?"
Addio praivasi. Un vecchietto osserva un suo simile con un'occhiata tipo "te l'avevo detto che quello lì mi pare uno poco raccomandabile".

Finalmente si trova il plico. Gigantesca busta verde formato A4 contenente una decina di fogli.
E sai cosa c'è dentro? Conteggi di tasse di successione. Ecco. Atti giudiziari.

sabato, settembre 05, 2009

C'è grossa crisi (nella comunicazione dei listini)


C'è questo produttore che mi invia il primo mail scritto in capslock. Tutto maiuscolo. Ora, avete presente i mail scritti tutti in lettere maiuscole, tipo nigerian scam; non sto a fare la maestrina e non rispondo, a che serve, mica è il 1997 questo, la regola non andrebbe nemmeno spiegata.
Poi rimanda lo stesso mail, questa volta scritto normale. Be', gli rispondo: mi interessa, mandami il materiale aziendale e i listini, dai, ci sto.
E quello manda la brochure e l'elenco dei prodotti per posta ordinaria. Ma perché? Hai il pulsante "allega file" rotto? Bah.
E indovina adesso che c'è: apro la busta con il listino delle referenze, e non ci sono i prezzi.
Che faccio, glielo dico?

venerdì, settembre 04, 2009

Amici degli amici (nel senso buono, eh)


Leggo con piacere che un amico descrive - bene - i vini di un altro amico. Precisamente, Michele Marziani parla, qui, di Cascina Garitina, il mio barberista d'Asti di riferimento.

[La foto è di Marco Salzotto]

Qualche lavoretto grafico

Giusto per togliere un po' di polvere, si ritorna al lavoro limando il layout. Come dicono quelli seri.

sabato, agosto 15, 2009

La mia bottiglia di Ferragosto


La mia bottiglia di Ferragosto è il Fosarin 2004 di Ronco dei Tassi. E' un'etichetta con un bella storia, vino dell'anno 2005 per il Gambero, tre bicchieri, prezzo piccolo quindi molto discusso. Ho tenuto qualche bottiglia per me, per riassaggiarlo. La domanda classica, per vini così, è: come reggerà al tempo? E' davvero questo gran vino?

Bene, a cinque anni dalla vendemmia, avevo voglia di verificare cosa è diventato questo mitico Fosarin 2004. Diciamo subito: abbastanza bene. Non momumentale, certo, ma interessante. Il naso è offuscato, forse appesantito, da note legnose-tropicali, sul genere vaniglia e ananas. Si apre con qualche lentezza, e fatica a scrollarsi via quel timbro butirroso. Durante l'assaggio il giudizio oscilla continuamente: a momenti mi pare banale, ma scavando escono sensazioni più sotterrate e complesse - lontane dall'ossidativo, sia chiaro; comunque mostra un naso all'inizio controverso. Le erbe aromatiche sul genere della salvia arrivano dopo un bel po' (ma ha avuto momenti in cui sparava il ginger), e risollevano le sorti. La bocca purtroppo segna il lievissimo amarore da fine corsa, cioè denota una maturità compiuta, che non dovrebbe consentire ulteriori evoluzioni. Questo gli fa mancare punteggi più seri, e lo attesta su 87-88/100. Dalla sua resta un curioso appeal invitante, induce ad essere ribevuto, perché svela ad ogni sorso qualche nuance inedita.

lunedì, luglio 27, 2009

Avverto una vibrazione nella Forza

Dice: "nel web si parla anche tanto, forse troppo, a vanvera e poche volte senza entrare nel cuore delle questioni miliari legate al vino". Questa è un'opinione, che io rispetto. Forse sono io che ho il gusto del paradosso, ma trovo molto ironico che questa opinione si trovi esattamente nel web.

Poi accade che oggi cercassi info su Rossese Style, una degustazione alla quale ho partecipato. E ho trovato questo:



Tanto per la cronaca: non sono quella cosa lì.

venerdì, luglio 10, 2009

Questo è il miglior post che io abbia mai scritto


Il miglior post che io abbia mai scritto, nella mia lunga carriera di bloggarolo, non sta qui su Diario enotecario, ma alloggia sui server di Intravino, ed è questo. Ora, io posso cercare molti modi per definire il senso di quanto sta scritto in quel post, ma gira e rigira non riesco a trovarne uno migliore: quel post è una gigantesca cazzata. E' una delle peggiori cazzate che si possano fare, cioè mettersi a correggere qualcun altro, e scoprire che il qualcun altro aveva ragione, e tu invece torto: come vedete, mueller thurgau è perfettamente corretto.

Quel post è la quintessenza, è il più puro, cristallino distillato delle dinamiche virtuose riferite alle conversazioni in rete. E' la prova provata che scrivere idiozie su internet non ti concede scampo, se chi commenta liberamente può intervenire a ristabilire la verità; perché, com'è ovvio, la parte seria del post, in questo caso, sta solo nei commenti. L'errore contenuto nel post ha avuto un correttore eccezionale, Fabio Rizzari de L'espresso (a proposito: grazie, Fabio) che ha precisato, tra l'altro: "l’uso dei digrammi ae, oe, ue in luogo di ä, ë, ü, è considerato da sempre accettabile". Anche Andrea, con le sue parentele tedesche, ha le sue buone ragioni: "la mia metà di famiglia germanica conferma che MUELLER è dizione corretta come sempre quando non è tipograficamente possibile mettere l’umlaut - ma fiorenzo non si consulta con i germanisti in redazione…"

Il commento di gran lunga più interessante però è quello di Vuggì, che (a parte qualche risentimento personale) focalizza il punto più importante: "quale sarebbe il proposito nel fare i maestrini dalla penna rossa? Trovare un giorno un lavoro vero e candidarsi per lavorare all’ANSA ? Torna a stupà i butiglun da quel bun. Và là".

Tutto vero. Questo commento serve a ricordare, a me e chiunque altro, che scrivere in rete non fornisce alcun privilegio, se non qualche minima credibilità smontabile in qualunque momento, non appena chi legge è in grado di dimostrare che sei in errore. Nello specifico, mi rammenta la mia essenza di bottegaio, cioè uno che nella sostanza compra e vende vino, con l'unico orgoglio che deriva dall'essere una delle tante rotelle di questo ingranaggio. E' il mio lavoro vero, e quel commento mi ricorda cosa sono. Considerando cosa ho scritto nel post precedente a questo che state leggendo, è un bel passo avanti.

Scrivere su un blog o da qualsiasi altra parte deve essere un costante esercizio di umiltà. Ogni volta che penso d'aver fatto chissacché, vado a prendere il mocio Vileda e lavo il pavimento, per tornare sulla terra. Pure ora, alla fine di questo post.