La Celata è il nome di una linea aziendale che fa capo a Molinelli, produttore di Ziano Piacentino. Ultimamente ho sviluppato un'insana dipendenza da questa barbera, "Polveriera"; pur essendo in area piacentina, Molinelli ha vigneti anche oltre confine, cioè in provincia di Parma. Per questo si porta in etichetta la tragica denominazione "Barbera dell'Emilia", che rappresenta un ostacolo quasi insormontabile alla vendita. Ma la vendemmia 2010 ha un altro aspetto spiazzante: il tenore alcolico, quindici gradi. Non poco. Bisogna assaggiarlo per capire che si tratta di un vino spettacoloso, che dopo un po' di giri nel bicchiere squaderna un profondissimo bouquet di frutti rossi molto maturi, che in bocca si trasformano in succulenza e delizia totale. A bottega costa euri 8,80. A volte la felicità non costa cifre orrende.
Questo è un blog enoico. Il vino è un alimento totalmente diverso da qualsiasi altro: evolve, ha carattere ed è imprevedibile (come l'umanità, insomma). Per questo è interessante. E non è industriale.
venerdì, aprile 20, 2012
Cose molto buone
La Celata è il nome di una linea aziendale che fa capo a Molinelli, produttore di Ziano Piacentino. Ultimamente ho sviluppato un'insana dipendenza da questa barbera, "Polveriera"; pur essendo in area piacentina, Molinelli ha vigneti anche oltre confine, cioè in provincia di Parma. Per questo si porta in etichetta la tragica denominazione "Barbera dell'Emilia", che rappresenta un ostacolo quasi insormontabile alla vendita. Ma la vendemmia 2010 ha un altro aspetto spiazzante: il tenore alcolico, quindici gradi. Non poco. Bisogna assaggiarlo per capire che si tratta di un vino spettacoloso, che dopo un po' di giri nel bicchiere squaderna un profondissimo bouquet di frutti rossi molto maturi, che in bocca si trasformano in succulenza e delizia totale. A bottega costa euri 8,80. A volte la felicità non costa cifre orrende.
lunedì, aprile 09, 2012
Intravino today
Oggi Intra pubblica un post a firma Federico Ferrero: è un bel post, lungo e articolato, quindi sotto questo aspetto è poco bloggish, però abbiamo scelto di pubblicarlo oggi, in un giorno di festa nel quale abbiamo immaginato che i lettori abbiano un po' più di tempo a disposizione, quindi si possano godere in santa pace la lettura.
Questo mi consente pure una riflessione su cosa sia Intravino oggi: la creatura alla cui nascita ho collaborato, e che col tempo ha iniziato a presentare contenuti che, a mio modo di vedere, sono di gran qualità. Ferrero, per dire, è l'autore dal quale discende Langhe Doc, il film. Sul piano strettamente personale, per me è un vero onore essermi ritrovato, tra le mani, lavori di questo livello. Al momento infatti mi capita di essere una specie di dirigente editoriale della creatura: assieme al team dei fondatori si decide cosa si pubblica, quando, e come. Riesco ad essere parte di un meccanismo complesso, che si è ritagliato un posto centrale nel discorso-vino in Italia, e che ci sta dando grandi soddisfazioni. Insomma, buona lettura.
sabato, marzo 24, 2012
Vinitaly 2012: siamo (sono) là
Piccola comunicazione di servizio, per dire che martedì e mercoledì l'enotecaro latita, quindi l'enoteca è chiusa, in quanto mi teletrasporto a Verona. E' di nuovo tempo di Vinitaly. Essere long-time blogger consente il lusso dell'autocitazione, quindi, ecco:
amo la Fiera, non solo perché nel mio ambito lavorativo mi consente di sviluppare infiniti contatti in pochi giorni, ma pure perché ritrovo aspetti probabilmente secondari, e probabilmente personali, che alla fine mi fanno dimenticare ogni scomodità e strazio organizzativo. Uno su tutti, mi piace l'aria da grande mercato di paese che si respira. Questo probabilmente perché molta parte di chi espone appartiene, comunque, ad un certo mondo contadino che si sta estinguendo (evolvendo, diciamo) e che mi ricorda l'infanzia; alla Fiera ritorno un po' alle radici, e le suggestioni dettate dai ricordi di mio padre che trattava con i contadini (fornitori, si deve dire oggi) hanno un peso non piccolo: stringere quelle mani e guardarsi negli occhi parlando di vendemmie e lavori in cantina fa scordare ogni ressa o coda
venerdì, febbraio 17, 2012
A Firenze ad assaggiare Chianti
Nota di servizio: il quipresente domani, sabato 18 febbraio, sarà a Firenze, per l'Anteprima Chianti. Semmai ci si vede là, e in ogni caso l'enoteca resta chiusa. Arrivederci a martedì.
Update. Che poi è andata così.
Update. Che poi è andata così.
martedì, febbraio 14, 2012
A volerci trovare un difetto, Marco Doria è astemio
Insomma è proprio vero, nessuno è perfetto. Prendi Marco Doria: il vincitore delle primarie del PD a Genova ha almeno un difetto, e l'ho scoperto su l'Unità: è astemio. Lo invitano a brindare per la sua vittoria, e Marco rifiuta. Quella sera stessa, in un'intervista ad una TV locale, ha detto un'altra cosa alquanto sbalorditiva sui festeggiamenti che lo aspettavano: "Stasera non posso fare tardi, perché domattina devo andare al lavoro". Non vorrei rievocare il tormentone montiano, sobrietà, ma ecco, l'ho detto.
Quanto al fatto di essere astemio, vorrei tranquillizzare tutti. Conosco fior di enofili, assaggiatori esperti, produttori, che sono ex-astemi. Spesso chi ha un passato di totale estraneità nei confronti dell'enomondo, si ritrova nello status ideale per apprenderne le meraviglie e goderne di più, e meglio. Un po' come certi politici che non sono di lungo corso, e rappresentano il nuovo: alla fine vincono. Il prossimo sindaco di Genova è astemio? Può solo migliorare. E comunque se fosse perfetto sarebbe insopportabile.
[Immagine: Il Secolo XIX]
Questo post era pubblicato su l'Unità, ma siccome Romanelli ne ha fatto uno simile, e cheppalle, l'ho spostato diqquà. Facciamo che la prossima volta faccio io un post sulle chianine così siamo pari, eh? Eccheccavolo. La dura vita del bloggarolo.
mercoledì, febbraio 01, 2012
Un nuovo wine blog (si sentiva il bisogno di un nuovo etc etc)

Vino e storia è il wine blog di Pietro Stara. Che è un amico ma soprattutto un enofilo finissimo. Chi pensa che il wine blogging contemporaneo sia affetto da un livello di cazzeggio eccessivo qui troverà, finalmente, pace:
I discorsi (produttori, giornalisti, medici, economisti, distributori, sommelier…) sono qui intesi come pratiche e come pratiche discontinue che devono essere lette, secondo la raccomandazione di Foucault (L’ordine del discorso, 1971) nella logica che gli è propria così come avviene per le pratiche amministrative, mediche, giudiziarie, ecc. Per comprendere la formazione dei discorsi sul vino occorre quindi capire i luoghi e gli ambienti in cui accadono, le condizioni di possibilità degli enunciati, la loro rilevanza anche semantica e gli schemi organizzatori che li ordinano.Aggiornate i vostri feed reader, o il bookmark (antichi).
martedì, gennaio 31, 2012
Nativi naturali. Deal with it
Succede che oggi Sara Porro pubblica un post su Intravino che per me è definitivo sotto molteplici aspetti. Dice Sara: «come coloro che hanno 10 anni meno di me sono definiti “nativi digitali”, io appartengo ai “nativi naturali”: il vino naturale, verso cui sono stata sempre spontaneamente attratta per via di valori in cui mi riconosco, è per me in genere semplicemente “il vino”». I nativi naturali sono un (piccolo?) punto di svolta nel dibattito sul vino naturale. E ci voleva una blogger di una generazione successiva alla mia per farmi capire, per dirne una, che io sono un nativo maroniano. Cioè che la mia disdicevole inclinazione alla frutta e alla morbidezza è un fatto anche generazionale, relativo alla mia educazione vinosa, che è situata, essenzialmente, nei primi anni novanta dello scorso millennio.
I collegati disposti di questo fatto sono numerosi. Per esempio: io credo, quasi ineluttabilmente, che Intravino sia diventato una sede fondamentale delle conversazioni in rete sul vino. Al netto delle connivenze e delle amicizie personali che ho con il team di editor, io devo riconoscere che la qualità del dibattito, lì, è incomparabile con qualsiasi altro blog. Lo so, è una dichiarazione un po' forte. Ma ditemi voi dove una giovane (28 anni!) appassionata di food-and-wine trovi il modo di esprimere concetti articolati, complessi e veri, senza essere figlia d'arte, amica degli amici, cooptata, iscritta ad un ordine.
E io, che con orgoglio sono stato un proto-intravinico, adesso leggo Intravino e capisco di più, e meglio, riguardo al mondo del vino e riguardo, in definitiva, a me stesso. Quanto è fantastico tutto questo? Niente guru, niente tromboni, i giovani hanno davvero un posto dove dire, spiegare, articolare, determinare l'essenza del dibattito. Quelli della mia generazione, che sono stati fino a ieri giovani commercianti, giovani blogger (ma io ormai ho 48 anni!) farebbero bene a meditare sul fatto che qui la gerontocrazia si polverizza con un post.
mercoledì, gennaio 25, 2012
Lambrusco MdV 2011, perché non mi schiodo dal vino frutto

E' già tempo di Lambrusco 2011. Quello di Monte delle Vigne. Mentre lo bevo (a larghi sorsi) realizzo che non smetterò mai del tutto di amare i vini-frutto, cioè quelle espressioni eno che enfatizzano la morbidezza rigogliosa. Qui, poi, c'è l'effetto gioventù, per cui la spuma è violacea ed il profumo è quasi sfacciato, lampone e petali di rosa. In bocca l'alcol contenuto (solo 12,5) chiude il quadro di un vino godurioso e ludico. Da bere e ribere. 84/100 per euri 9,80.
martedì, gennaio 17, 2012
Modalità "gne-gne-gne" on
Stamattina, un secondo prima di inforcare il cavallo d'acciaio e recarmi al lavoro, l'auricolare dell'aifono dei poveri mi trasmette la rubrica "rispondimi questo" dentro al programma radio che ausculto ogni dì, Lateral. La rassegna stampa stigmatizza (e biasima) l'abitudine di fare titoli che contengono una domanda. Dice "L'Unità: la benzina costa più del vino??" - e io penso: e chi è 'sto scemo che dice una cosa simile. Poi mi ricordo che lo scemo sono io. Però, che diamine, il titolo aveva anche la risposta. Gne, gne, gne. *Faccina*.
Inizio d'anno con how-to conversazionale (cool a partire dal titolo)
Non so bene da quanto tempo seguo quelle cose che si chiamano "conversazioni in rete". Per fare un esempio, questa roba che state leggendo è una conversazione in rete. I commenti ne fanno parte, come gli ipertesti (i link) e le altre forme di aggregazione e allacciamento. Questo ambiente ha le sue enormi e meravigliose potenzialità, e soprattutto le sue sorti progressive, ma ha pure i suoi buchi neri e i suoi guai, limiti, difficoltà, scazzi.
Tra i tanti, io sono sensibile ad un tipo di obiezione/scazzo che, appena fa la sua comparsa nel dibattito, ottiene un effetto perverso: è una specie di raggio della morte che uccide istantaneamente ogni possibile, successiva risposta. Mi riferisco al termine "invidia". Quando tra i commenti arriva qualcuno a dire "è tutta invidia", mi sale, normalmente, la carogna. Cosa obbietti a uno così? Elenchi quanti e quali motivi hai per non essere invidioso? Troppo patetico. Lo mandi a quel paese? Troppo flame. Lo ignori? Troppo dannoso per la digestione. Il fatto è che quello è il genere di commento che, rendendo impossibile la replica, ammazza per sempre ogni ipotesi di confronto costruttivo. Come sappiamo, non esiste una difesa efficace contro il raggio della morte: quello uccide e basta.
Ho provato e riprovato ad immaginare un tipo di risposta adeguata, una volta per tutte, a questo modo infantile di mandare in vacca qualsiasi conversazione. E non ci sono riuscito. Quindi ho deciso, in via autonoma e del tutto personale, di creare da zero una regola di condotta. Ed eccola: dato il valore efferato di questo tipo di intervento, ho deciso che chiunque ne faccia uso venga dichiarato in automatico perdente. Significa che il commentatore colto in flagranza di uso del raggio della morte diviene, all'istante, soccombente nel confronto: ha torto, ha perso. Esibirò questo post come fosse il cartellino rosso nel gioco del calcio: vai fuori e non giochi più, perché sei inutile alla discussione. Questo post, molto immodestamente, spera di avere un'ampia utilità sociale.
Tra i tanti, io sono sensibile ad un tipo di obiezione/scazzo che, appena fa la sua comparsa nel dibattito, ottiene un effetto perverso: è una specie di raggio della morte che uccide istantaneamente ogni possibile, successiva risposta. Mi riferisco al termine "invidia". Quando tra i commenti arriva qualcuno a dire "è tutta invidia", mi sale, normalmente, la carogna. Cosa obbietti a uno così? Elenchi quanti e quali motivi hai per non essere invidioso? Troppo patetico. Lo mandi a quel paese? Troppo flame. Lo ignori? Troppo dannoso per la digestione. Il fatto è che quello è il genere di commento che, rendendo impossibile la replica, ammazza per sempre ogni ipotesi di confronto costruttivo. Come sappiamo, non esiste una difesa efficace contro il raggio della morte: quello uccide e basta.
Ho provato e riprovato ad immaginare un tipo di risposta adeguata, una volta per tutte, a questo modo infantile di mandare in vacca qualsiasi conversazione. E non ci sono riuscito. Quindi ho deciso, in via autonoma e del tutto personale, di creare da zero una regola di condotta. Ed eccola: dato il valore efferato di questo tipo di intervento, ho deciso che chiunque ne faccia uso venga dichiarato in automatico perdente. Significa che il commentatore colto in flagranza di uso del raggio della morte diviene, all'istante, soccombente nel confronto: ha torto, ha perso. Esibirò questo post come fosse il cartellino rosso nel gioco del calcio: vai fuori e non giochi più, perché sei inutile alla discussione. Questo post, molto immodestamente, spera di avere un'ampia utilità sociale.
giovedì, dicembre 29, 2011
Bruno Michel Rosé Les Roses
Uno dei migliori assaggi dell'ultimo Natale. Un rosé potente, masticabile, abbastanza misterioso perché in rete non si trova quasi niente, sembra che Bruno Michel non abbia nemmeno un sito (insomma bisognerebbe rimediare, dovrei fare un giro da quelle parti in primavera). Nel frattempo provo questo champ preso alla cieca, di Michel avevo assaggiato altro ma questo l'ho acquistato sulla fiducia, ed infatti ho dovuto testarlo: gran bella sorpresa. Bruno Michel lavora alla maniera dei rosati saignée, parolaccia incomprensibile che in sostanza significa "vinificazione in rosato", con breve contatto sulle bucce, anziché il sistema, abbastanza in uso in Champagne, del coupage, cioè del taglio di vino bianco e vino rosso (e poi via, alla spumantizzazione). Gli espertoni dicono che i saignée sono più cool, io invece preferisco i coupage perché hanno quel colore grottesco tipo spuma al ginger. Sia come sia, questo è del tipo cool, 100% Pinot Meunier. Naso stroboscopico, riconoscimenti di brodo di carne, carne fresca, e dopo (parecchio dopo) arriva la botta di frutta rossa macerata. Esperienza abbastanza estatica. Resta prepotente il desiderio di ripetere l'esperienza, quanto prima. 90/100, euri 58.
giovedì, dicembre 22, 2011
Avvisate la Corte dei Conti (ah, no, li hanno già avvisati)
domenica, dicembre 18, 2011
Vecchio barbogio trololololol
Mi riferiscono, perché non frequento, che l'ultimo editoriale di Bibenda trolleggia. Senza sapere, o forse sì, che tutto ciò è reato (perlomeno, dovrebbe esserlo).
[Post scritto fuori dall'orario d'ufficio - ah, no, aspetta, qui il capo sono io, faccio un po' quel che mi pare]
domenica, dicembre 11, 2011
Cioè uno vorrebbe anche fare il wineblogger, ma

Ma a volte il mondo rema contro. Prendi per esempio i compagni de l'Unità: abbiamo - o hanno, ma a me piace usare abbiamo, mi tiro dentro - abbiamo (dicevo) completato il trasferimento di tutti i blog su piattaforma Wordpress. Bene. Anzi no. I server hanno traballato, sussultato, tossicchiato e poi sono andati giù. Poi sono tornati su (ma senza le immagini). Quindi vediamo se qualche wiz ci aiuta oppure ci tocca rifare tutto a mano. Ma non è questa la cosa importante: la robina più rilevante in mezzo al trambusto di switch off e showdown e cross the fingers è che i blog de l'Unità (tutti) hanno cambiato URL (inserire, qui, grido pànico tipo coro della tragedia greca). Io ci ho provato, li ho avvisati, consigliati, implorati e blanditi, ma niente: quello che una volta si chiamava etilicamente.blog.unita.it oggi si chiama etilicamente.comunita.unita.it - e tanti saluti ai blog roll che dirigevano sui vecchi domini, e al traffico in entrata che perdiamo. Dice che metteremo dei redirect, meglio che niente. Oh ragazzi, va così, non capisco ma mi adeguo (cit.) - e quanto ai feed, eh, signora mia, ma che pretende, abbiamo solo due mani sa? Comunque quando li mettiamo su, sarete i primi a saperlo. Resta il fatto che la parolina "ComUnità" non è nemmeno malaccio. Anche se.
giovedì, dicembre 08, 2011
Champagne (all) day
venerdì, dicembre 02, 2011
Brunello day, domani. Segnati la save-the-date

Il Brunello 2006 di San Lorenzo è a bottega da pochi giorni, direi che ho aspettato abbastanza: lo apro. Durante la giornata di domani, sabato 3 dicembre, sarà offerto in degu gratuita solo ai clienti simpatici. Ed assieme apriremo la prima riserva prodotta da Luciano Ciolfi, sempre vendemmia 2006 (questo, per intenderci) che sarà disponibile in vendita l'anno prossimo, quindi un'anteprima. E siccome un'anteprima tira l'altra avrei anche la futura vendemmia 2007. E poi... no, basta così, che poi siete troppi. Non ditelo troppo in giro, insomma.
domenica, novembre 27, 2011
L'intricata condizione di uno che scrive di vino ma lo vende pure
Sono un wine blogger esondante. Fornisco prestazioni d'opera ad Intravino, a l'Unità, ho collaborato con altri editori, e probabilmente se "Svegliatevi!" dei Testimoni di Geova mi chiedesse un post, non direi di no. M'è capitato di negare la mia collaborazione a qualche editore, ma quasi sempre per pigrizia o mancanza di tempo. Poi dispongo di questo blog, che leggete adesso, che ormai è la cosa meno mainstream che faccio, o la più egoriferita, personale. E' tornato ad essere, credo, quello che doveva essere in partenza, il bollettino digitale di una bottega ai tempi della comunicazione autoprodotta. Per questo, oggi, intrattengo i miei piccoli fan su un argomento polposo e personale: il conflitto di interessi.Dunque, cercando di farla quanto più breve possibile (e non ci riuscirò), io sono in una condizione non facilissima. Finché ero il bloggarolo di Diario enotecario e basta, ci stava perfettamente che io disperdessi il seme della mia conoscenza, relativa a ciò che vendo: era parte del pacchetto completo, diciamo. Trattavasi di enotecaro che aveva nel blog il prolungamento digitale della comunicazione analogica autoriferita. Tradotto dal sanscrito: uno usa Internet anche per vendere, sia sé stesso che il prodotto che rappresenta, nei modi peraltro virtuosi ed aperti del due punto zero: l'interazione, l'orizzontalità, e tutte quelle altre belle robe che - do per scontato - dovreste conoscere a memoria. Già questo poteva configurare qualche tipo di conflitto, ma solo agli occhi del vecchio barbogio (scusate). Soltanto il vecchio barbogio, oggi, manca di cogliere gli elementi rivoluzionari e libertari della comunicazione autoprodotta, per incaponirsi in banalissimi puntigli del tipo "prova a chiedere a l'oste se è buono il vino". Purtroppo (per me che sono l'oste) il tempo nel quale affermavo che il vino è buono, senza contraddittorio, è finito. Morto. Non torna più. Ora, chi non comprende questo meccanismo elementare è vecchio, è barbogio, è, per usare una coppia di termini presi a prestito, sommerso. Tutti gli altri sono i salvati: ci stiamo lasciando indietro una lunga serie di sommersi, forse dovremmo approfondire questo punto (c'è materia per un altro post) ma siccome il flusso è veloce i sommersi sono tanti, e - scusate - a 'sti punti sono anche un po' cazzi loro, sia perché sono degli incapaci, sia perché sono delle teste vuote, e proprio non riescono a starci dietro. Va be', l'ho detto, di questo ne riparliamo.
Il problema del conflitto di interessi, secondo me, può sorgere e diventare più serio quando comincio a scrivere del mio ambito commerciale in una sede editoriale diversa da quella autogestita. Quando un blog che fa migliaia di visite al giorno, o peggio un editore nazionale chiedono, a me, di produrre contenuti che includono una valutazione qualitativa, riferibile a quello che è l'oggetto del mio commercio, il rischio è evidente. Chiaro, è piacevole essere richiesto per fornire quei contenuti. E' altrettanto chiaro che questa popolarità è resa tanto più facile quanto più questi servigi vengono forniti gratis - perché a darla via allegramente si ottiene sempre qualche tipo di attenzione. Qui il problema diventa (ancora) altro, riguarda i professionisti dell'informazione che si ritrovano tra le palle quelli come me che apparentemente fanno un lavoro simile ma nella realtà forniscono un tipo di performance alquanto difforme, perché noi veniamo da Marte e quelli vengono da Venere (o viceversa, fate un po' voi). Loro si incazzano, noi ce ne freghiamo (purtroppo per loro) e tiriamo dritti. In fondo, tutto questo smottamento alluvionale non è mica colpa nostra, succede, sarebbe meglio non perdere tempo a discutere tra di noi e spicciarci che qui viene giù tutto: volete essere sommersi o salvati? La risposta la sapete, credo.
Dunque il problema è: come se ne esce? Sfortunatamente non ne ho idea. Spiace per voi che vi siete sorbiti 'sta lunga pappina e, forse, arrivati qui speravate di trovare la soluzione proposta dal guru di turno (io). Il fatto è che i guru non sono propriamente gli esempi di stile ai quali mi ispiro, e comunque la guraggine, come il padreternismo, sono attitudini in crisi grave. C'è appunto questo tipo di smottamento, di frana, insomma di sommovimento nell'allocazione dell'autorevolezza e della conoscenza: queste si stanno riallocando, come le unità di memoria in un cervello elettronico: dai pochi giganteschi mainframe (l'establishment della cultura, la stampa mainstream, per esempio) stanno passando alla distribuzione wiki, o alla dispersione peer-to-peer, originando una conseguente perdita di elementi di autorevolezza: non perché questi fossero carenti ab ovo, ma solo perché si stanno svuotando, ridistribuendosi su lontanissime cloud. Quindi, dato questo genere di sommovimento, figuratevi se io mi impanco a guru: proprio ora che stanno per finire, quasi tutti, disattivati. Avete presente la morte di Hal 9000? La lenta agonia del mainstream, il travaso di dati dal centro alle periferie infinite sono causa, purtroppo, di qualche instabilità in alcuni passaggi e riallocazioni. Anche qui, cercando di tradurre dal sanscrito, va spiegato chiaramente che questi fenomeni impongono alle periferie, alla base, un dovere di approfondimento, di conoscenza e di raffronto, che sono diventati più onerosi, più massivi quanto più i vertici, con le loro unità centrali di memoria (Hal 9000) sono agonizzanti. Si stava meglio quando si stava peggio? Forse sì. D'altra parte, non abbiamo avuto tutti un attimo (almeno un attimo) di compassione per Hal 9000? Una volta disattivato, David (il protagonista umano) si è ritrovato più libero, ma enormemente più responsabilizzato: da quel momento doveva farcela da solo. Che la scena della morte di Hal 9000 fosse metafora della rivoluzione wiki credo andasse un bel po' al di là delle capacità visionarie di Kubrick. Ma anche questo, è un altro discorso.
Al momento sono riuscito a riallocare solo pochissime unità di memoria. Cioè ho soluzioni parziali e provvisorie: ma siccome la responsabilità del giudizio è ridistribuita, partirò esattamente da questo aspetto. Tempo fa mi è capitato, durante un dibattito, di indicare la trasparenza come primo (ed unico, temo) elemento di attenuazione del conflitto di interessi (di ogni conflitto, potrei pure dire). In mancanza di altro, l'unico mezzo a disposizione è dato dal consegnare, a chi legge, il numero maggiore possibile di elementi di conoscenza, affinché sia chiaro, trasparente, il contesto nel quale (per esempio) uno come me scrive e comunica. Scaricando un vero e proprio overflow di dati in capo a chi legge, a chi si informa e a chi giudica, il loro compito potrà uscirne facilitato. Per fare qualche esempio concreto, riferito al mio caso, dirò che io vivo del mestiere di chi compra e rivende vino: fisiologicamente, narro gli aspetti positivi di ciò che vendo. Sono talmente convinto di ciò che dico, che sono disposto a correre il rischio di acquistare, pagandolo bene, l'oggetto della mia narrazione, per poi rivenderlo. Commercio e narrazione sono due parti della stessa cosa: me stesso. Una volta affermato questo, resta in capo al lettore l'onere (o l'onore? boh) di fidarsi, oppure no, come è peraltro legittimo. Questa specie di scaricamento del barile su chi legge ("sentite, le cose stanno così e così, adesso arrangiatevi") ha, come temo sia evidente, un bel po' di limiti. Tuttavia, come dicevo più su, non m'è venuto ancora in mente nulla che possa aggiustare, con maggior efficacia, il guasto che in via ipotetica, si va a formare. Insomma, non ho ancora trovato una scusa migliore. Tuttavia ho una strana, irrazionale (lo ammetto) fiducia in questo ecosistema. Ho la sensazione (forse è solo speranza?) che si stia avviando, lentamente ma inesorabilmente, ad autoprodurre le sue stesse autodifese, così come mostra, già numerosi ed efficacissimi, gli elementi di bilanciamento ed auto-bilanciamento quando alcuni punti della comunicazione e della narrazione si rivelano errati.
Grande è la confusione sotto il cielo, la situazione è eccellente.
venerdì, novembre 25, 2011
Siamo su feissbucc. Spread the world
Dopo circa un millennio che smanetto con Facebook, mi sono deciso a settare una pagina dedicata all'enoteca. A riprova del fatto che a bottega non abbiamo proprio un piffero da fare. Se vi piace, ditelo agli amici - se no, fatevi i fatti vostri (cit.)
No, seriamente: tutto il cazzeggio che non trova posto nel blog, lo trovate là. E non è poco.
mercoledì, novembre 09, 2011
sabato, novembre 05, 2011
La situazione alluvione oggi
Ieri ho chiuso bottega nel primo pomeriggio: nel mio quartiere, a ponente della città, c'era solo una pioggia molto violenta. E' entrata pochissima acqua in ufficio (che è attiguo al negozio vero e proprio), comunque niente di paragonabile a l'anno scorso. Il resto l'ho seguito da casa, in TV e via twitter. Non so quasi nulla, ancora, dei colleghi in centro, il poco che ho saputo finora è raggelante. Teoricamente ora dovrei essere in strada, direzione Merano. Teoricamente dovrei controllare in negozio se tutto è a posto, se nella sera e nella notte scorsa non è successo altro, ma apparentemente la zona è stata risparmiata. Comunque il Comune ha diramato l'ordinanza del divieto di circolazione, per le auto private. Insomma: state a casa.
Visto quel che è successo, sto bene, stiamo bene, ci tocca guardare avanti.
Se non mi capita di peggio, di ieri ricorderò anche quei venti minuti passati in scooter sotto quella pioggia. E' il genere di esperienza che ogni motociclista rischia di fare, almeno una volta. Come diciamo da queste parti, è bello poterlo raccontare.
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