sabato, maggio 03, 2008
Screaming Alder
Dice: a parte il blog di Alder, ne leggi pure altri? Ma si - rispondo. Il fatto e' che storielle come questa sono davvero esemplari. Vi faccio un riassunto, o non-anglofoni.Il blogger in questione viene invitato ad una mega degu (degustazione, banco d'assaggio, chiamala come vuoi) di supercaliforniani, molti dei quali costosissimi ed introvabili. Su tutti, il mitico Screaming Eagle, una bottiglia prezzata qualche migliaio di dollari (l'una) a seconda delle annate. Tuttavia, arrivati al luogo dell'evento, la postazione riservata a Screaming Eagle e' deserta, e nessun vino e' disponibile; come mai? Semplice: le pochissime bottiglie messe a disposizione si sono volatilizzate in mezz'ora dall'apertura della rassegna, con buona pace degli aficionados accorsi fiduciosi. Cose ampiamente deja-vu, potrebbero dire molti enofili.
E' interessante leggere quanto afferma Alder: lo so (dice lui) sembra che mi sto lagnando, ma piu' che altro sono sorpreso: ma che ci sono venuti a fare a questo expo, quelli di Screaming Eagle, se praticamente nessuno ha assaggiato il loro vino? Ed aggiunge: io un vino cosi' non posso certo permettermelo: l'unica occasione per poterne scrivere e' quella di assaggiarlo alle rassegne; quindi, ecco un'occasione persa per comunicare alcunche'.
Ovviamente ho riassunto e zippato alquanto i concetti. Tra i possibili commenti, terrei a segnalare un paio di aspetti. Primo: la figura del blogger (quando e' influente) e' organica alla comunicazione, ed in special modo in ambiti nei quali le aziende non sembrano possedere i mezzi per comunicare - mi riferisco ad Internet, of course. Quindi, sul piano finanziario, ha perfettamente senso che l'azienda affronti il costo (gravoso? Non so poi quanto) di una bottiglia importante, se serve a consentire un lavoro di buzz marketing, di chiacchiera, di passaparola - scegliete voi - che in definitiva va a favore dell'azienda stessa. Mi permetto di riaffermare con qualche forza il concetto, giacche' personalmente non ne ero del tutto convinto, finche' proprio leggendo Vinography mi sono persuaso del contrario; in un post gia' citato si dice infatti: "we are the main vehicle that all but the largest wineries have for marketing themselves to a broad audience. Most wineries have little or no marketing budget, so all their exposure is usually through the press and word of mouth. Which means they want to treat us really well". Nel corollario di commenti successivi al post di Alder c'e' pure chi ritiene che l'atteggiamento di Screaming Eagle sia volutamente elitario e snobistico, tipico di chi coltiva l'assenza per enfatizzare l'inarrivabilita'. E' un punto di vista interessante, ma non lo condivido; anzi, questo mi consente di introdurre il secondo aspetto conseguente all'intera vicenda: proprio il pensiero che tale comportamento sia dettato da irritante snobismo rende il marchio di Screaming Eagle ancora piu' detestabile; non capisco quale genere di masochismo ci possa rendere ulteriormente desiderabile cio' che si ostina a negarsi. Fatta eccezione per esemplari umani dell'altro sesso.
io pago perchè mi è stato promesso l'opportunità di assaggiare tutte (!) le aziende espositrici nell'intero orario d'apertura e che le persone presenti, se elencate nei catologhi, siano anche quelle! per me è una truffa non trovare il vino (se non per un accidente), anche verso la fine della manifestazione e la persona elencata, mica ci fanno lo sconto a posteriori.
organizzatori veramente seri dovrebbero reagire severamente nei confronti di produttori del genere, anche se famosissimi. se hanno la volontà e le p***e a fare ciò.
ok, mi sono sfogato...
Noi esseri normali possiamo solo ignorare certa gente.
Quando si ritroveranno la cantina piena, grazie alla globalcrisis, allora correranno ai ripari col 3X2 , ma sarà troppo tardi.....
A loro un comportamento del genere tutto sommato fa gioco: hanno il grande produttore di richiamo da spendere nella comunicazione, per attirare pubblico, e se poi l'espositore ha il "braccino corto" la figuraccia la fa quest'ultimo, mica l'organizzazione...
giuliano boni
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