sabato, luglio 16, 2005

What is your favorite wine?

Justcurio.us e' il mio passatempo del giorno.
Volevo inserire la domanda "quale e' il vostro vino preferito", ma qualcun altro ha gia' avuto l'idea. Indovinate chi ha risposto "Barolo from Josetta Saffirio", pero'.

giovedì, luglio 14, 2005

Digital divide.

Il termine digital divide (si pronuncia divàid) indica la differente penetrazione sociale della cultura digitale, a seconda delle aree geografiche. E' quella cosa per la quale, facendo un esempio che circolava un po' di tempo fa, nell'isola di Manhattan ci sono piu' connessioni ad Internet che nell'intera Africa.
Se vogliamo divertirci ad allargare il concetto al campo enoico, tra noi (Italia) e loro (Stati Uniti d'America) le differenze passano pure attraverso cose come le copertine di WineX. Date un'occhiata all'immagine qua a fianco: non sono copertine di Rolling Stone, e' una rivista che parla di vino.
Piccolo inciso, non sono il primo a rilevare la forza comunicativa alquanto innovativa (trasgressiva?) di WineX. Per esempio, meglio di me Fermentations in questo post.
In Italia, a mio avviso, esiste solo una rivista che comunica bene alle masse, ed e' il Gambero Rosso. Dietro al Gambero, poche cose. Porthos e' l'unica che leggo avidamente, pure se e' fatalmente indirizzata ad un pubblico gia' competente di suo; non e' entry level e non lo vuole essere, direi. Poi, notti e nebbie: cose come Civilta' del Bere, e poi giu' giu' a Il Mio Vino, sono quasi imbarazzanti.
Sicuramente dimentico qualcuno, Slow e pochi altri, pero'.
In America pare non sia cosi', se dietro ai giganti tipo Wine Spectator (evito di citarli tutti) stanno cose che riescono a parlare di vino in termini meno paludati, rivolgendosi a consumatori giovani, eccetera.
Ora, sto parlando di sensazioni, ma dal panorama che si vede mi pare che anche qui esistano delle forme di divisione, non digitale stavolta, ma enoica, difficilmente colmabili. Probabilmente gioca a nostro sfavore la differente massa di utenti potenziali, pochi da noi e sterminati da loro; certo e' che pubblicazioni come WineX da noi sono di la' da venire.

lunedì, luglio 11, 2005

Devianze.

Ci sono sei canali televisivi inguardabili, i tre Rai, e i tre Mediaset. Poi ci sono canali, o parti di questi (cioe', trasmissioni) miracolosamente ben fatti, siccome presumibilmente minoritari o invisibili. Tra questi, io stasera mi sono goduto Absolutely 90's su Mtv. Andy, ex Bluevertigo, e' un deejay perfetto, in dieci secondi mixa "My name is" (Eminem) con "Would you go to bed with me?" e infine con "Hey boy hey girl" (Chemical Brothers); tutto in un mix brevissimo, non piu' di quindici secondi.
Consideraziono devianti: l'arte e' cosi': come uno chef, che mescola pochi ingredienti perfetti, in una preparazione leggera in un piatto poco abbondante, giusto un assaggio, affinche' appena finito ti resti quel po' di voglia residua che fa risaltare la classe dell'esecutore. Poco e' buono e pure bene.

sabato, giugno 18, 2005

Essere Global.

Uno dei miei passatempi preferiti si chiama Flickr. Flickr e' una sorta di blog fotografico: registrandovi, potete caricare le vostre foto preferite sul vostro account (il mio, per esempio, e' http://www.flickr.com/photos/fiorenzo/) e condividere, cosi', una specie di album fotografico online. Sfortunatamente la cosa e' in inglese, quindi richiede una certa conoscenza da parte vostra; ma pure se non ci capite alcunche', sfogliare Flickr non e' difficile.

In effetti, la cosa portentosa di questo sito, fin qui descritto come una roba tutto sommato banale, e' la straordinaria quantita' di account che, cliccando su Everyone's, potete sfogliare: gli utenti sono nell'ordine delle centinaia di migliaia, e sono in quasi ogni angolo del mondo: saltate dall'album fotografico del IT consultant giapponese, a quello della madre di famiglia australiana, passando per adolescenti degli Emirati Arabi Uniti, e via via fino a tassisti di Buenos Aires, e potete andare avanti all'infinito. Si entra nella vita quotidiana di questa massa sterminata di gente attraverso le loro foto di battesimo, matrimoni, feste, ho comprato la macchina nuova, questo e' il mio ufficio, eccetera eccetera.
Io, questa cosa, la adoro.
E, tra mille spunti che sorgono in questo vagabondare telematico, mi accorgo la globalizzazione e' un dato acquisito: non e' solo che i mobili Ikea ormai sono in ogni casa, Honk Kong come Seattle come Bari come Dubai come Citta' del Capo; no, e' qualcosa di piu', e' la sensazione diffusa di comunita' di interessi, di identita' generale di vedute: certo, le spose in (quasi) ogni angolo del mondo hanno il famoso abito bianco che sembra uscito dalla Casa della Sposa; che non capisci piu' bene chi imita chi, siamo noi che l'abbiamo inventato, o l'abbiamo copiato da chi? Vabbe'; si salva il particolare, la sposa in abito bianco in Egitto e' contornata di arazzi mentre a Ginevra fatalmente si vedono le montagne innevate, in una specie di contraddanza dove il local si mescola al global e ogni tanto uno ha il sopravvento sull'altro. E' bene, e' male questo? Io avrei qualche difficolta' ad essere radicalmente critico: cogliere gli elementi che ci accomunano, a questo mondo, mi sembra (non sorridete) commovente.

Che c'entra tutto questo con il vino. C'entra, in qualche modo.
Nel nostro amato dibattito pro o contro la globalizzazione del gusto, applicato anche al vino (quindi parliamo dell'uso di vitigni internazionali, barrique, eccetera) bisognerebbe arrendersi ad alcune evidenze; pure se e' sacrosanto continuare a enfatizzare le peculiarita' locali (anzi, commercialmente parlando, essere local nel produrre e' qualificante) tuttavia bisogna prendere atto del divenire inarrestabile. Insomma, tanto per fare un esempio concreto: il Chianti si fa in Toscana, e si fa col Sangiovese; va bene, c'e' un 10% di Cabernet (15%? Di piu'?) che lo stipicizza, forse. Il colore e' piu concentrato, il corredo aromatico si modifica.
E' questo del tutto male? O non e' piuttosto una forma di adeguamento a qualcosa di inarrestabile? E se questo modo di essere global alla fine e' anche essere piu' simili, avere piu' cose in comune, davvero dobbiamo considerarlo male?
Io non ho la pretesa di saper rispondere con certezza a queste domande. Pero', quel po' di Cabernet nel Chianti non mi infastidisce troppo.

mercoledì, giugno 15, 2005

Spit or swallow?


Divertente articolo (in inglese) segnalato da Vinography, sulla tecnica ideale per sputare il vino, durante le degustazioni professionali (come dovrebbe essere noto, gli assaggiatori pro sputano). Vinography consiglia, per esercitarsi a trovare la tecnica migliore, di usare, opportunamente, dell'acqua.

martedì, giugno 14, 2005

Scena 1, interno giorno.

Personaggi: Enotecaro, Cliente.
Cliente entra in enoteca. Sottobraccio ha la Guida; l'Enotecaro riconosce immediatamente la Guida dal formato vagamente laterizio; e' l'edizione 2005. Dalla Guida escono svariati segnalibri.
Cliente: "Buongiorno..."
Enotecaro: "Salve... posso essere utile..."
Il cliente apre la Guida al primo segnalibro.
Cliente: "Si, ecco, cercavo questo vino.."
Il cliente cita un vino premiato con i Tre Bicchieri sulla Guida.
Enotecaro: "Spiacente, non ce l'ho"
Cliente (apre al secondo segnalibro): "Ah, allora vorrei.." (cita un secondo vino premiato con i Tre Bicchieri).
Enotecaro: "Hmm, spiace.. non ho neppure questo.."
Cliente (apre al terzo segnalibro): "Ha per caso.." (cita un terzo vino premiato con i Tre Bicchieri).
Enotecaro: "Eh, non e' nemmeno questo a listino".
Cliente: "Va bene.. senta.. che cos'ha che abbia preso i Tre Bicchieri?"

Morale: le guide, in se', non sono il male. E' l'uso che se ne fa, semmai.

domenica, giugno 05, 2005

Class is not water.

Nel giro di pochi post, il big boss del Gambero passa da Margaux '53 al Lambrusco di Civ&Civ. Questa capacita' di saltare dal sacro al profano con understatement sembra proprio invidiabile.

Tu quoque, Beppe.

Non si possono sempre dire cose sensate e condivisibili; a volte scappa una corbelleria. Vabbe', non e' il primo, non sara' l'ultimo. Peggio di lui, solo i suoi commentatori.

Sia chiaro che demenzialita' di questo tenore sono una manna. E' un bene che le masse si rotolino nei loro grotteschi luoghi comuni, giacche' lasceranno ai pochi, alle elites, il piacere di capire.

venerdì, giugno 03, 2005

Hey, they are French, who gives a dam(n)?

Questo post di Fermentations sui disordini di strada prodotti dai viticoltori francesi e' assai divertente; essendo in inglese, lo riposto (liberamente) tradotto, per chi non pratica l'idioma di Albione.

Attaccare i supermercati fa vendere piu' vino??

I produttori di vino della Francia meridionale stanno nuovamente creando disordini, e distruggendo pubbliche proprieta'. Sono un po' giu', siccome le cose non vanno secondo i loro piani. Le vendite scendono. La produzione sale, le vendite di vini d'importazione salgono. Cosi', naturalmente, hanno scelto di:

- Bruciare scambi ferroviari.
- Demolire vagoni ferroviari.
- Rendere inutilizzabili le vie di comunicazione ferroviarie.
- Compiere atti vandalici in supermercati, buttando giu' dagli scaffali bottiglie di vini d'importazione.
- Distruggere recipienti in una locale distilleria, lasciando correre per strada 13.000 ettolitri di vino cileno.

Che vogliono i viticoltori francesi ribelli? A parte lenire le loro pene con tagli di tasse per favorire il consumo dei loro vini, essenzialmente vogliono che il mondo torni indietro agli anni sessanta, quando il vino francese era il re del mondo.
Questa e' davvero l'essenza del problema francese. I viticoltori francesi semplicemente non si sono adattati ad un mondo nel quale ottimi vini ad ottimi prezzi sono ora prodotti in ogni angolo del globo. Chiaramente si sono adattati i francesi, dal momento che comprano piu' vini australiani, cileni, neozelandesi, ed argentini, e meno francesi.
Sono certo che i viticoltori francesi sanno che devono modificare il modo in cui mettono sul mercato i loro vini. Ma prima, vogliono l'aiuto finanziario per attraversare questa crisi.
Si rendono pure conto che debbono drasticamente migliorare il livello dei loro vini base? Di questo ne dubito.


E alla fine di questo, merita tradurre pure un commento al post:
Hey, sono fracesi, chi se ne frega? Non son degni nemmeno dello sforzo di preoccuparmi per loro. Non si meritano niente.

Essere inutile.

Succede che uno pensi una cosa, la scriva, e la rilegga, poi decida di non postarla, perche' sembra vagamente polemica, e comunque troppo personale. Poi succede che anche altri ti ci facciano ripensare, e cosi' vai a ripigliarti l'appunto salvato e mai pubblicato, e finalmente lo pubblichi.

Ha ragione Aristide quando scrive che "la dis-intermediazione è il vero fenomeno, autentico, spietato, di questa era. L'abbattimento dei filtri tra produttore e consumatore è in atto in tutti i settori dell'economia. Stanno nascendo nuovi mercati grazie a questo fenomeno. Noi stessi blogger, siamo dei "prosumer" (producer-consumer) di informazione e ci poniamo come alternativa ai media tradizionali. Lo stesso vale per il mercato del vino: domanda e offerta non hanno più bisogno di intermediari antiquati, parassiti, distorsori della dinamica dei prezzi, fagocitatori di valore aggiunto anzichè crearne. Ci occorrono nuove realtà distributive per nuovi canali e nuove forme di vendita. I produttori devono imparare ad usare e creare i nuovi canali, i consumatori devono attrezzarsi per aggirare la piramide della qualità/prezzo impazzita."

Prendete l'enotecaro, per esempio: sta diventando inutile.
Sia chiaro subito questo: non sono polemico. Non e' possibile in nessun modo essere polemici con gli eventi incontrastabili, coi megatrends (perdonatemi l'orribile parola). Sarebbe come inveire contro le nubi durante la pioggia battente, e tu sei senza ombrello; che fai, protesti con gli elementi? Chiediti semmai perche' sei allo scoperto senza nemmeno un impermeabile.
Allo stato attuale dei fatti, la tendenza e' questa, ed abbastanza inarrestabile: il vino di qualita' si compra direttamente dal produttore. In seconda istanza, se si trova, si compra al supermercato. Incidentalmente, infine, presso l'intermediario (enoteca, o quel che e'). Noi (intermediari) piano piano spariremo, o diventeremo altro, saremo riconvertiti, saremo messi in qualche genere di mobilita' da noi stessi. Fino ad allora, sara' bello esserci; ma intanto, prepariamoci. Fino ad allora, dovremo fondare il nostro lavoro su una professionalita' esasperata, e sperare che basti.

mercoledì, giugno 01, 2005

Altro che biometria.

Da Punto Informatico di oggi: sei ubriaco? L'auto non parte.
"Si tratta di un rivestimento speciale applicato al volante dell'automezzo: a contatto con le mani del conducente, un microetilometro stabilisce se bloccare oppure fare avviare la vettura."
Questione di tempo, ci si arrivera'; le variabili possibili sono infinite, sul genere "un sensore avverte che non hai fatto la doccia, non entri in metropolitana". Eccetera, eccetera, eccetera.

martedì, maggio 31, 2005

Arte ad Ama.


La visita di ieri, al Castello di Ama, oltre a riportarmi nel mio amato Chianti(shire), mi ha messo a contatto con l'eccezionale personalita' di Marco Pallanti, l'enologo di Ama (enologo dell'anno, per la guida del Gambero).
Potrei parlare dei suoi vini, e ci sarebbe davvero assai da dire: solo l'Apparita meriterebbe post chilometrici. Tuttavia, quello che mi rimane piu' impresso oggi e' stato il discorso intorno all'arte che Pallanti ci ha fatto, mentre raccontava la genesi della presenza di molte opere d'arte (moderna) ad Ama, nel borgo, presso le vigne, e pure nelle cantine.
Pallanti vive a Firenze, una citta' piena di arte; e' pero' un'arte risalente, e lui quasi lamenta che oggi pochi facciano quello che molti hanno fatto nel passato, cioe' aprire gli spazi quotidiani di vita e lavoro alle "installazioni" dell'arte contemporanea; se questo accade, a detta di Marco, si ottiene (tra l'altro) di "fecondare" il mondo attorno a se' con semi di cui godranno le generazioni a venire.
Ho sempre avuto qualche perplessita' assistendo ad operazioni del genere "arte in vigna"; le suggestive motivazioni portate da Marco Pallanti mi fanno vedere la cosa, oggi, con una prospettiva del tutto diversa.
Qui potete leggere un'interessante intervista a Marco, dal sito del Castello di Ama.
Qui maggiori approfondimenti sulle opere d'arte moderna presenti al Castello.

mercoledì, maggio 25, 2005

Lo vuole sparkling o still?

Stamattina, leggendo su it.hobby.vino, mi capita un interessante post sulla London Wine Fair; e, ancora piu' interessante, l'osservazione che fa romanob sulla triste elencazione delle varieta' presenti per nazione: se i francesi ne hanno sedici, quelle italiane si riducono a due: sparkling e still; cioe' con le bollicine, e fermi.

Preferivo il Tetris.


Dal sito cellulari.it, un utile gadget: l'etilometro mobile.
"L'etilometro a portata di telefonino: si chiama Sobriomobile ed è un software utilizzabile per calcolare il proprio stato di ebbrezza. Il software Java J2Me può essere scaricato attraverso connessione wap e installato sul cellulare: dopo aver inserito i propri dati e la quantità di alcol ingerita, il programma calcolerà se si può guidare senza problemi oppure se è meglio lasciare il volante a un amico."

lunedì, maggio 23, 2005

Off Topic 2/Pesce d'Aprile ritardato.

Stamattina la home di Macchianera si presenta modificata. Ma nel codice html si legge, tra l'altro:

"Non me ne voglia Gianluca Neri che me ne dà lo spunto:
ma posso dire che una ricorrenza così sfigata e stupida come il primo aprile - che
istituzionalizza la sovversione: cioè prescrive che ogni anno lo stesso
giorno sia lecito e spiritoso fare un bello scherzone - non credo esista,
nemmeno la festa dei nonni? (Oddio, anche il carnevale se la batte).
Il vero mattacchione colpisce il 23 maggio, a sorpresa."

sabato, maggio 21, 2005

Assaggiare con lentezza.


Il bravo assaggiatore, che ha frequentato corsi e seminari, sa che si assaggia con lentezza. Cioe' a dire, sa che la valutazione del vino nel bicchiere si deve protrarre per un tempo spesso non breve, molti minuti, ma talvolta decine di minuti, mezz'ora. Questo, per dare il tempo alla creatura nel bicchiere di liberarsi del fardello di sensazioni olfattive 'chiuse', da bottiglia, ed aprirsi conseguentemente con i minuti che passano, alla percezione olfattiva dell'assaggiatore.
Bene, tutto vero. Io, benche' mi atteggi a bravo assaggiatore, sono afflitto da assaggio precox, e devo dare un giudizio del vino appena aperto dopo nemmeno un minuto. Non so che cosa sia, e' una maledizione, e' piu' forte di me, e non riesco a smettere di cascare in questo errore abbastanza madornale. Lo so e lo dico, nel tentativo di autoesorcizzarmi, si sa mai che la smetta prima o poi.

Comunque, cronaca di ierisera: a casa, finita la giornata, relax.
Ultimamente ho aumentato le frequentazioni con i produttori bio, parolina che dice poco ma che dovrebbe far capire al colto e all'inclita un po' di dettagli produttivi: nessun utilizzo di chimica in vigna, niente lieviti selezionati, rigoroso rispetto del territorio. Mi capita di assaggiarne parecchi, ultimamente, e la stragrande maggioranza non mi conquista. Tuttavia, quando trovo cose come il rosso di ierisera, credo di aver trovato la quadratura del cerchio; parlo di Feudo Felice 2002, il Nero d'Avola affinato da Caiarossa.
Assaggiato tempo fa, e innamorato. Riassaggiato ieri sera. E naturalmente, e' piu' forte di me, appena stappato affondo il naso nel bicchiere; e che esce fuori? Un ridotto spaventevole, puzze di stalla (ma poco arieggiata), sentori animali feroci.
Oh, no, mi dico. Ma come ho fatto a sbagliarmi cosi' quando l'ho assaggiato la prima volta.. ecco, naturalmente ci sono nel mezzo, un bell'attacco di assaggio precox, ma tant'e', ho gia' stilato la sentenza: puzze da ossidoriduzione.

Pazienza. Nella mente dell'assaggiatore che e' pure bottegaio passano svariati pensieri, del tipo "e adesso questo a chi lo vendo" che, mi rendo conto, non sono tanto nobili; medito e rimedito su quanto ci sia di ridotto e quanto ci sia di bio in tutto cio'. Passano i minuti, passono le mezz'ore, continuo ad aggirarmi per casa con il mio calice mezzo vuoto, continuando le rotazioni e le olfazioni; moglie e figlio ti guardano perplessi, ma ormai nemmeno loro ci fanno piu' caso.
Ad un'ora dall'apertura del vino, capisco di esserci cascato un'altra volta.
Nel bicchiere escono fuori sensazioni spiazzanti, ma spettacolari; il ridotto lascia il posto a profumi di cacao molto amaro, un fondente nobilissimo; e' una lama sottile e precisa, che taglia via ogni nota spiacevole per far emergere un corredo di aromi davvero notevoli. Insomma, ad un'ora e mezza dall'apertura, mi sto divertendo a riconoscere le sensazioni aromatiche piu' articolate possibili.
A questo punto potrei pure chiudere qui, risparmiandovi la descrizione tecnica dell'assaggio. Tuttavia questo post sembra destinato ad essere prolisso come i tempi ideali d'assaggio di Feudo Felice. E siccome la Rete e' grande, vi incollo qui il lavoro gia' fatto da altri.
Disclaimer: si tratta di una lettura di quelle che attirano sugli assaggiatori i frizzi e i lazzi di chi ci prende per storditi, data la terminologia usata. Non e' Maroni, ma ci siamo vicini; una cosa che Massimo Bernardi catalogherebbe, che so, come il fumo fa male, ma che a me sembra perfetta e perfettamente descrittiva del mio assaggio; ecco a voi:

"Non tanto e non solo per quel rubino spesso, di bella naturalezza e densità, con il quale ti si para davanti, quanto per il naso umorale, sferzante, sgranato, genuino, bellamente spigoloso, artigiano che ne intuisci la forza comunicativa e la diversità. Ti accorgi subito che c'è qualcosa di particolare in lui, di non scontato, di irrimediabilmente attraente. Nel frattempo, alla prim'ora, sono note di amarene, terra e nocciola a variegare il quadro selvaggio della sua appartenenza mediterranea. Il dinamismo e la capacità di cangiare fanno il resto, via via che prende aria: solo respirando quel quadro si placa e si distende su umori più fragranti e sentimentali di ribes rosso, mirtillo, erbe aromatiche, capperi, eucalipto e sottobosco, ed in loro nome si fa più armonico, modulato e struggente.

Ma ancor di più al palato strappa oggi i sogni ai sognatori: per la grande articolazione e la dolcezza, la spinta e la vibrazione. Su trame alcoliche d'erbe selvatiche, emana un calor buono di amichevole tepore. Eppure non una ridondanza, non un appesantimento nei paraggi. Si acquieta malvolentieri e solo più tardi su un mare tannico felpato, carezzevole e rinfrescante. Non fa della finezza la sua bandiera, questo no, ma ben oltre veleggiano la sua autenticità, la sua trasparenza, la sua veracità. Con questi attributi, e con tanta generosità, si concede ai suoi amanti, ponendo il sigillo su un probabile, radioso futuro da nero d'Avola finalmente figlio della propria terra. Una "ventata liquida" di sicilianità..."

mercoledì, maggio 18, 2005

lunedì, maggio 16, 2005

Mo' t'ho capito.

Capita che assaggi per anni i vini di un produttore, e non ti fai un'idea chiara sulla sua filosofia aziendale (sopportate, le aziende possono avere una filosofia). Non ti convinci del tutto se il produttore, ed i suoi prodotti, ti piacciono o no.
Esempio: Castello di Fonterutoli. Ci sarebbero svariati motivi per farselo piacere: basterebbe visitare quel borgo, per contrarre quel mal di Toscana che, forse, assomiglia al mal d'Africa in scala e che mi porto dietro da sempre. Alcuni vini del Castello, come alcune annate '90 di Ser Lapo, il loro Chianti Riserva, o del Siepi, tipico supertuscan, dovrebbero farmi decidere in fretta: si, mi piace.
Poi capita pure di assaggiare prodotti piccoli decisamente commerciali, della stessa azienda, in cui non capisci bene che c'entra, che roba e', perche' lo fai, insomma. Vini piccoli e meno in linea con le aspettative che il produttore innesca (e qui lo so, se ho delle aspettative ci sta pure che son io a sbagliarmi, pazienza).
Insomma, passano gli anni e tu assaggi, assaggi, e non hai ancora deciso se e' amore o no.
Poi arriva un bel giorno, e leggi una notizia come questa, ripresa pure su questo interessante thread dal forum del Gambero: dove leggi che il big boss di Fonterutoli afferma, tra l'altro: "il disciplinare dovrà cambiare con l'inserimento di qualche altro vitigno a maturazione veloce, con particolare attenzione verso alcuni siciliani e un vitigno sperimentale che fino a ora si è rilevato ottimo in Maremma".
Vitigni siciliani nel disciplinare del Chianti. E arrivi alla conclusione: ho capito, non mi piace.

martedì, maggio 10, 2005

Oh, mamma.


Mio padre mi ha allevato secondo il noto principio "se non puoi dire qualcosa di gentile, non dire niente". Questo lodevole principio non si adatta benissimo al blogger, ogni qual volta trova qualcosa che non gli piace e vorrebbe bloggarlo ai quattro venti. Cosi', dopo un po' di giorni in cui mi son rigirato tra le dita l'ultimo numero di Panorama (la versione online non riporta l'articolo, vi tocca comprarlo), ho deciso di contravvenire al principio.
Mario Giordano, direttore del Tg di Italia 1, per fustigare l'indigestione catodica che parla di cucina e cibo, afferma (tra l'altro) cose sul genere preferisco la cucina della mamma. Questo e' un caso classico nel quale si potrebbe pure convenire sulle premesse, ma le conclusioni lasciano alquanto perplessi. Il problema non deriva dal fatto che la cucina e' una moda (e che male c'e', tra l'altro), ma riguarda altri aspetti di questo atteggiamento mentale.

Innanzitutto: la cucina della mamma va benissimo; vi piace? bene, buon appetito. In fondo non c'e' nulla di male a non desiderare di conoscere, di apprendere, di allargare le porte della percezione (ammesso che le abbiate gia' aperte). Il problema nasce quando si esibisce la banalizzazione, e la si usa come un manifesto contro quanti (io, per esempio) amano quel genere di cucina complicata e ritualizzata, estrema, di ricerca eccetera eccetera che sembra essere cosi' detestabile per i Giordano-pensanti. Quindi, facciamo un esercizio di conciliazione. Voi tenetevi la cucina della mamma, ma non venite a dirmi che, siccome io invidio gli amici che gia' son stati da Ferrán Adriá, c'e' in me qualcosa di sbagliato. Perche', scusatemi, a me questa cosa del gusto, l'approfondimento delle percezioni sensoriali, la ricerca e la sperimentazione, tutte quelle robe li' insomma, mi piacciono assai. Insomma, cosa mi irrita di quell'articolo? Mi irrita il fatto che uno non si limiti a dichiararsi incompetente, ma lo elevi a metodo.

Ah, per concludere facendo sorridere chi legge: io son tra quelli che si irritano pure quando vedono Albanese che scimmiotta l'assaggiatore.
Ahime'.

martedì, maggio 03, 2005

Off Topic.

Sulla fantasmagorica vicenda del blog di Gianluca Neri, il file Pdf 'censurato', e le reazioni della stampa ufficiale, mi riconosco in quanto scrive Massimo Mantellini, e specialmente in questo: "molta stampa ... non riesce a comprendere che oggi l'informazione viaggia a velocita' molto superiori alla capacita' di controllo di chiunque".