mercoledì, aprile 10, 2013

Vinitaly e dintorni in un'immagine sola













Vabbe', in realtà le immagini sarebbero due. A destra Natalie Oliveros, da sempre mia ammirata attrice (in arte Savanna Samson) e produttrice di Brunello di Montalcino, alla sua postazione Vinitaly. A sinistra il monaco georgiano del Monastero di Alaverdi, al suo stand a Cerea. Di quei vini georgiani (e di altro) parlo più diffusamente qui. Quanto al resto, non ricordo se oggi ho ancora detto che l'enomondo presenta discese ardite (e risalite) da capogiro. Lo dico, allora. (E chiaramente tutto ciò mi piace).

mercoledì, aprile 03, 2013

Post di servizio. Scarica la mappa di Vinitaly 2013













La mappa degli sterminati stand del prossimo Vinitaly è disponibile, sul loro sito, in formato PDF. Stampandola, però, resta comunque di dimensioni un po' piccole; quindi ho pensato ad una soluzione adatta a noi anziani ipovedenti: ho zoomato il pdf, estratto una sezione jpg di dimensioni maggiori, e l'ho piazzata qui affinché possiate scaricarla. Contiene quasi tutto quello che serve. Quando la stamperete, fate in modo di stamparla in formato landscape, cioè in orizzontale, altrimenti sarete daccapo (avrete un'immagine piccola). Con il visualizzatore di foto in Windows 7, per dire, la funzione di stampa orizzontale è automatica (ma togliete la spunta alla voce "adatta l'immagine al frame").

martedì, marzo 26, 2013

Deve esserci certamente un senso














All'inizio della settimana che precede Pasqua, che un enotecaro immagina densamente lavorativa, qualcuno ha deciso di riasfaltare le strade attorno (e davanti) l'enoteca. Quindi l'accesso è impossibile, per i clienti e per i fornitori. Certo, siamo al tempo del chilometro zero ed i clientes accorreranno sicuramente a piedi (attenti alle macchine operatrici), ma una cosa così lascia ugualmente perplessi.

Di fatto, la situazione un po' lunare qui attorno è quella che vedete nelle foto. Del resto la mia è ormai l'ultima attività commerciale in questa parte della via (tutto il resto sono box auto). Deve esserci un qualche genere di messaggio recondito, un senso oscuro. In definitiva: chissenefrega dei commercianti.

martedì, febbraio 05, 2013

Riceviamo e volentieri pubblichiamo










Cominciamo con un disclaimer come fossi Enofaber: Enogea m'ha regalato la copia digitale della classifica dei Cru di Barbaresco, e io volentieri rilancio. Dall'altra parte.

venerdì, febbraio 01, 2013

Cose scritte altrove

Mi capita spesso di ritrovare contenuti di qualche interesse nei commenti ai post, oltre che nei post della blogosfera che frequento. Questa volta, in un surplus turbo autoreferenziale si tratta di un commento mio. Peraltro vado dicendo da sempre che nei commenti, almeno, uno dovrebbe essere conciso, salvo poi scrivere un papiro come quello che srotolo qua sotto - parafrasando il poeta, ho dato il consiglio giusto, non sapendo dare il buon esempio.

Si tratta della questione degli accrediti stampa ai blogger per le fiere di settore (lèggasi: ingresso gratis). La questione, spero sia evidente, contiene in sé una contraddizione in termini: se sei blogger, non puoi avere alcun accredito stampa - semmai un "accredito blogger", qualunque cosa sia. Il blogger, nella configurazione antidiluviana del lavoro che vige in 'sto benedetto paese, è fondamentalmente un buontempone. Siccome verosimilmente le caste sono destinate a perpetuarsi per i prossimi mille anni, e la mobilità del lavoro viene usata solo alla stregua dell'ombrello di Altan, la vedo alquanto nera. Del resto avevo anticipato qui, e qui, qualcosa. Da quelle cogitazioni derivava il termine (orrendo, vabbe') di blogger embeddato.
«Sulla questione dell’embedding del blogger: essere embedded, o embeddabile, significa ridursi al livello del giornalista tipico che si muove spesato e rimborsato (essendo uno che fa informazione per lavoro) ma finisce inevitabilmente per copiaincollare i CS degli enti aggiungendo l’incipit “nella splendida cornice”. Cose che abbiamo visto millanta volte e che in definitiva ci hanno fatto voltare le spalle a quelli e ci hanno indotto a leggere i blogger, che per lo più non avevano bisogno di baciare la pantofola a nessuno.
Nel frattempo, gli editori nazionali hanno scoperto che il blogging è un flusso comunicativo un bel po’ più efficace dei baciatori di pantofole, quindi le cose si sono complicate. Io ho cominciato a fornire contenuti ad editori nazionali, credo, ai tempi in cui Kelablu era retto da Massimo Bernardi, e il nostro editore era il Gambero Rosso. Da allora fino ad oggi mi capita in sostanza di fare sempre la stessa cosa, fornire contenuti a editori ben riconoscibili (L’Unità, per dire l’ultimo) eppure io, e quelli come me, restano una specie di buffi perditempo. I miei contributi non hanno alcun valore nemmeno per ottenere la tessera di pubblicista, come è noto, e quindi non sono in nessun modo assimilabile ad una figura che fa informazione – pure se, credo, il mio Linkedin prova il contrario. Questo strabismo, o dovrei dire cecità, trionfa nei form di accredito alle fiere nei quali, inevitabilmente, devo inserire il numero di tessera. Ovviamente è giusto così: perché lorsignori devono sbattersi a capire chi sia blogger, chi perditempo, e chi giornalista? Serve un criterio dirimente, rapido ed efficace. Quello funziona sempre.
All’ultima edizione della Fiera di Merano, per dire, in alternativa all’iscrizione all’ordine, avrei dovuto produrre (secondo loro) una lettera del mio editore nella quale si dichiarava che sì, in effetti redigevo il wine blog de l’Unità. L’idea di dover richiedere un documento cartaceo di quel tipo alla mia indaffarata redazione, da sola, m’ha fatto dire con tutto l’amore possibile “ma andate al diavolo” (a proposito: salve ragazzi). Adesso non so bene che si inventeranno a Verona, ma verosimilmente la musica non cambierà. O forse sì. Saranno, comunque, in ritardo di una decina d’anni. Quand’è che tardi diventa “troppo tardi”? E soprattutto: ci interessa davvero essere embeddati da ‘sta gente?» 

giovedì, gennaio 31, 2013

In ricordo di un amico fraterno

Questo è il genere di post che non avrei mai voluto scrivere, né farvi leggere. Ho sempre pensato che eventi di simile portata, quando sono accaduti a me o alla mia famiglia, fossero troppo enormi per essere condivisi nelle reti digitali dove transita ormai gran parte della nostra vita. Però quando ieri mattina mi hanno comunicato la scomparsa improvvisa e totalmente inaspettata di Sergio Cibelli, agente di commercio nella mia città, e amico fraterno, il dolore è stato talmente intenso e violento, che sento comunque il dovere di parlare di una persona che apparteneva al nostro mondo - e certamente al mio.

Sergio era un venditore competente, un gourmet, un uomo del vino appassionato, ed era un addetto ai lavori amatissimo da tutti i colleghi, miei e suoi, per la sua disponibilità. Potrei narrare infiniti aneddoti sulla sua persona, come è normale per chi (come me) ha condiviso con lui non solo il lavoro ma un percorso esistenziale di almeno vent'anni. Vi basti sapere che per me Sergio era l'uomo, l'amico, a cui affidare il mio negozio in caso di necessità. Quando anni fa mi ritrovai impossibilitato a lavorare per un incidente gli consegnai le chiavi di bottega, come si farebbe con un fratello.

Per questo adesso sono in grado di dire che la sua mancanza è intollerabile, e il vuoto che lascia non si può colmare. Ripensando a cosa è stato per me Sergio, mi rendo conto ora che lui identificava l'agente di commercio nella sua essenza, un elemento di comunicazione sociale preesistente a qualunque rete sociale come la conosciamo, e non sostituibile, date le sue profondissime caratteristiche di umanità. Addio, amico mio amatissimo.

[Quanti volessero far pervenire comunicazioni alla famiglia, possono usare anche la mia casella di posta elettronica, provvederò a inoltrare il vostro messaggio].

giovedì, gennaio 10, 2013

Saluti dal tessuto produttivo del quartiere




Verso la fine del 2010 abbiamo avuto l'alluvione. Sono passati due anni, e uno potrebbe chiedersi: come vanno le cose a quelli colpiti più duramente? Il negozio che vedete nel filmato sta messo così. [Via Facebook]

martedì, dicembre 18, 2012

Gli ultimi giorni di Pompei

C'è un fatto che tendo, ogni anno, a dimenticare: gli ultimi giorni prima di Natale si vedono i clienti più strani. Ogni volta ci ricasco, e ogni volta mi sorprendo un po', pensando "ma guarda questo". Voglio però precisare: il mio sentimento è, ormai, sempre benevolo. Trovo imbarazzante il commerciante che si lamenta dei suoi clienti, e io non sono certo quel genere.

Oggi un signore anziano, molto incerto e dubitoso, compra tre rossi toscani per un regalo. Vinta ogni diffidenza, mi chiede "una di quelle sue scatole" per confezionarli. Ma certo: è normale che gli omaggi si confezionino così. Poi ci pensa un po' su e mi chiede se posso donargli un'altra scatola, perché vuole regalare un certo prosecco che imbottiglia lui (testuale). "Ma certo" dico io sorridendo. Allora si prende coraggio, e me ne chiede una terza. Dico di sì, ormai mi sta simpatico: voglio vedere che s'inventa ancora. Alla fine esce contento. Passa un'ora e ritorna: mi chiede "uno di quei sacchetti di carta dorata" con i quali mi ha visto fasciare alcune scatole ad un altro cliente. Ovviamente lo assecondo, e gli chiedo: "lei ha tre scatole, è sicuro che non gli servono tre sacchetti"? e forse teme che io sia ironico, perché mi dice che ne basta uno. E invece io ero pronto a regalargli anche i fiocchi. Del resto venerdì finisce il mondo, che me ne faccio, ormai, di tutti quei nastri?

Sia come sia, sembrano gli ultimi giorni di Pompei. Ma io sono grato ai miei clienti, che mi hanno preferito. Appunto, grazie a voi, e Buon Natale.


sabato, dicembre 15, 2012

Che cos'è il Chianti oggi

Filippi Cintolesi spiega che cosa sia oggi il Chianti, come idea di vino prima ancora che come vino, in questo memorabile commento.

giovedì, dicembre 13, 2012

Ma parliamone: degustazione gratuita di Prosecco Ruggeri


















Nuovo Natale, nuovo Prosecco: quest'anno arriva il Prosecco Superiore di Valdobbiadene Extra Dry di Ruggeri - e se il nome vi pare lungo, sentite questo: c'è anche il Prosecco di Valdobbiadene Superiore di Cartizze Dry. Fortuna che lo abbreviamo in Cartizze, e basta. Insomma: la scusa è buona per assaggiarli tutti e due. Da venerdì 14 a domenica 16 dicembre, tre giorni di assaggi free per chi passa in enoteca, e vuole conoscere la bollicina veneta del momento (ma che dico, del millennio). Che poi vabbe', se passi oggi, si stappa lo stesso.

[Immagine: Ruggeri.it]

domenica, dicembre 09, 2012

E' un mondo imperfetto, e tu lo sapevi già

Una domenica mattina a bottega, una domenica natalizia quindi di lavoro, può essere pigra quanto basta per aggirarsi in letture, una tantum, fuori dall'enomondo. Per esempio questa, col titolo eloquente "Panettone e pandoro: stessi produttori per grandi firme e marche del supermercato. Cambiano i prezzi". Teoricamente si tratta di old news, più o meno tutti conosciamo il fenomeno descritto nel titolo. L'articolo va un po' più a fondo e, alla fine, mi ispira un paio di considerazioni.

1. I supermercati sono il male. Ovviamente il mio, di titolo, è un bel po' forte e non serve spiegare perché io sia in acido con qualunque roba sia connaturata come GDO. Il punto che mi sta a cuore, però, non è tanto esibire l'ennesima lagna del bottegaio che è ammazzato dai supermercati. Il fatto è più articolato, e sostanzialmente sta tutto qui: sembra proprio che la dinamica connessa alle concentrazioni nella distribuzione sia inevitabilmente fatta apposta per creare disastri. E dicendo questo tengo a precisare che io, in realtà, vorrei vivere in un mondo perfetto: vorrei cioè operare in un mondo nel quale la GDO sia (fosse) davvero quel sistema distributivo virtuoso e ideale - e invece, guarda un po'? Non è così. Vale per la GDO come per qualsiasi ambito nel quale mi capita di scazzare - tipicamente i giornalisti, la politica, la Grande Cospirazione Aliena, eccetera: non mi diverte sapere che là fuori le cose vanno per il verso storto anzi, credo che tutte quelle magagne potrebbero essere corrette virtuosamente, consentendo alla fine l'auspicata pratica del "c'è posto per tutti". Invece tocca leggere robe così: "Ma come è possibile pagare un dolce natalizio quanto due litri di latte fresco? Si tratta di un regalo che i supermercati fanno ai clienti, perché i dolci firmati dai grandi marchi sono venduti dai produttori a un prezzo variabile intorno ai 4 euro. Considerando le regole commerciali della filiera i panettoni dovrebbero essere venduti a circa 8,0 euro, come in effetti si legge sul prezzo riportato su alcune confezioni". Non sfugga a nessuno il passaggio "regalo che i supermercati fanno ai clienti". Capisco che si avvicina Natale, ma ormai ho qualche difficoltà a credere che esista Santa Klaus. La mia impressione, anche dopo la lettura dell'articolo, è che da qualche parte i clienti pagano lo stesso. E pagano i produttori, e pagano gli artigiani che subiscono concorrenza sleale - pagano tutti tranne indovina chi.

2. Il famoso prezzo sorgente è una cosa solo nostra. Sembra che le allegre menate che ci facciamo nell'enomondo per sviscerare cosa (e quanto) sia il prezzo sorgente non riguardano proprio il panettone-mondo (passatemi il neologismo), per dire. E nuovamente: questo non significa che nel settore vinicolo non si debba praticare la vendita a prezzo sorgente - il cielo sa quanto io sia favorevole al meccanismo e ai suoi collegati disposti. No, io invoco, semmai, che le jene affamate che affondano i loro denti nei polpacci dei venditori di vino contrari al prezzo sorgente (all'esibizione, o al semplice parlarne) si dedicassero con uguale ferocia anche al giro, chessò, dei panettoni. Davvero: andate a piantare una grana anche lì. O spero troppo?

giovedì, dicembre 06, 2012

Domande e risposte

La raggelante vicenda di Soldera (non serve spiegare) comincia ad avere qualche conseguenza di mercato - il mercato, questa meravigliosa entità che ci governa. Lo segnala Jacopo: "un mese fa una bottiglia di Brunello di Montalcino Riserva 2006 di Gianfranco Soldera veniva via a 159 euro. Oggi, appena due giorni dopo la drammatica vicenda di Case Basse, a 450". Tra tante considerazioni possibili, devo ammettere che mi sono chiesto, io, come mi sarei comportato nello stesso caso. Al momento non trovo ancora una risposta.

mercoledì, novembre 21, 2012

Non è il vino dell'enologo. Una recensione















Bella recensione al libro di Corrado Dottori, "Non è il vino dell'enologo", Su Carmilla. Recensione tanto più interessante perché fuori dal giro dei blog wine-addict, quindi scritta in modo da rendere comprensibile un argomento specialistico, evitando così l'effetto respingente che questo topic rischia, purtroppo spesso, di avere. Per esempio, questo passaggio:

"...è dalle imperfezioni di certi vini dei contadini e soprattutto dei piccoli vignaioli “dissidenti” dal produttivismo, di chi “restaura” vecchi vigneti abbandonati, da cui si ricava poca uva ma di splendida quantità, forte, resistente alla siccità degli ultimi anni per la profondità del radicamento, concimata dalla pratica secolare dell’inerbamento e del sovescio, che ci si deve aspettare grandi cose nel futuro del vino vero, naturale, genuino e non globalizzato nel gusto".

domenica, novembre 18, 2012

Elementi di conoscenza emersiva per scimmie urlatrici

In questo avvincente post Luciano Pignataro mescola un sacco di cose: essenzialmente i suoi profondi irrisolti con l'editore di Dissapore Network, e con qualche altro amico. Nella foga riesce ad infilare pure me, e per questo mi tocca puntualizzare la parte di borborigmi che mi riguardano. Per il resto, posso solo augurargli di trovare quella serenità che apparentemente gli manca.

Luciano dice una cosa giusta, e una sbagliata (una tra le tante, ma ho detto che qui parlo solo di quel che riguarda me). Affermando che io sia favorevole a "l’idea di un sapere che si forma attraverso la chiacchiera urlata, anonima, senza un filtro specialistico" si riferisce al concetto di conoscenza emersiva che deriva dalle conversazioni in rete - e sì, è vero che io sia acceso fautore di questa dinamica virtuosa. Non è ovviamente vero che mi interessi la chiacchiera urlata e anonima. Solo chi non mi conosce può pensare che io abbia una simile perversione. Solo chi non conosce le dinamiche delle conversazioni in rete - e dei suoi limiti oggettivi, che io non manco mai di indicare - può permettersi una simile sequela di inesattezze. Circa la parte relativa ai filtri specialistici, siamo tutti in ansiosa attesa di vederli esplicitati. Se passano per cose che cominciano con "ordine" e finiscono con "dei giornalisti", essendo ormai disposti allo sghignazzo, l'effetto comico sarà facile da raggiungere.

Nell'ecosistema della rete si aggirano svariate bestie - tra queste, certo, anche le scimmie urlatrici (e pure qualche dinosauro). La dinamica orizzontale della conoscenza, che qui si pratica, richiede un po' di lavoro di discernimento anche in chi legge. Per esempio eliminando urla di scimmie oppure altri rumori provenienti da sauropodi in via di estinzione. Quanto allo sproloquio finale che mi associa a Berlusconi, avendo esaurito le mie energie, lascio (appunto) al discernimento del lettore il gravoso lavoro.

E a proposito di estinzione, con l'occasione (come si dice) mi è gradito segnalarvi un estratto niente male relativo all'ultima conferenza di European Wine Blogger (grazie, Elisabetta):

"Il fatto che ci sia questa conferenza è la prova che il vecchio mondo del wine writing sta sparendo - ha detto Andrew Jefford - La creatura che eravamo abituati a chiamare wine writer sta morendo. Con questo, voglio dire che la confortevole vecchia vita fatta di viaggi stampa, degustazioni per giornalisti, affabili articoli di stampa ... è finita per sempre".

sabato, novembre 10, 2012

Piove governo etc










Allerta meteo, raffreddore dell'enotecaro, ce n'è abbastanza per restare a casa: quindi oggi (10 novembre) la vinoteca è chiusa. Buon vin brulè a tutti.

[Immagine: Secolo XIX]

martedì, ottobre 30, 2012

Agenda piena

Per i prossimi due fine settimana, gli eventi sono già schedulati. Il mio lettore, come d'uso, può accorrere numeroso.

mercoledì, ottobre 24, 2012

Troppo grigio
















Il rant(olo) odierno lo dedico ai miei amici enofili che ai banchi d'assaggio consigliano il produttore sullo stile produttivo. Anzi, più che consigliare, quelli intimano proprio: usa meno legno, cambia tipo di impianto (?!?), leva un po' di cabernet, allunga i tempi di macerazione. E via così, all'infinito.

Ora, io capisco tutto, capisco che siamo un popolo di sessanta milioni di allenatori. Capisco anche che io sono il genere del submissive quindi prendo un po' quello che viene, ma questo atteggiamento è difficile da comprendere. Io quando sono davanti a un bicchiere di vino mi limito a considerare cosa c'è dentro. In sostanza, c'è un'opera compiuta, che riflette l'idea di vino che ha il viticoltore. Mettersi a ridiscutere gli ingredienti di questo prodotto mi fa pensare a quel tizio che osserva Guernica per dieci minuti buoni poi se ne va dicendo "troppo grigio". Il vino come opera d'arte? Ma anche sì, guarda.

giovedì, ottobre 18, 2012