giovedì, aprile 01, 2021

Due assaggi con svariate considerazioni a margine


Si diceva che in assenza di fiere, le fiere vengono da te. Almeno in parte: non riuscendo più a girare per rassegne, i distributori più savi si industriano e girano per enoteche (tipo la mia) con la loro mercanzia, e l'enotecaro assaggia, valuta, medita, rimembra, considera, e se va bene compra. Anzi lanciamo un appello a tutti: c'è stato un tempo in cui dovevo dire no grazie, non inviarmi campioni, dimmi a quale fiera vai che io passo ed assaggio. Adesso vale il contrario, e per fortuna qualcuno si sta dando da fare in questo modo. Succede, anche, che si assaggino cose non esattamente centrate, ma vabbè, in quel caso non faremo nomi.

Parliamo piuttosto di due assaggi tra i molti proposti da Radici Natural Wines (grazie). C'è la parolina magica natural quindi che te lo dico a fare, parliamo di vini naturali. E siccome ogni volta che appare la parolina magica tocca fare il disclaimer, si tratta di vini naturali ben fatti. Durante gli assaggi mi ha quasi sorpreso trovare come un filo conduttore in mezzo alle aziende selezionate da questa distribuzione, tutti vini che assieme al carattere spiccato mostravano una pulizia esecutiva esemplare, come se l'assaggiatore che ha fatto la selezione seguisse la sua personale visione. In mezzo ai molti, dicevo, ecco i due che mi sono piaciuti di più, e infatti finiscono sullo scaffale.

Vino Rosso "G", Auriel. Nome totalmente minimalista per questo rosso piemontese imbottigliato senza alcuna denominazione né annata in etichetta. Trattasi di grignolino, da qui la "G" - con nota di stile: l'immagine è disegnata da Dario Fo. Sottobanco apprendo pure che è vendemmia 2019. Non mi dilungo sul why e il because molti produttori preferiscano tagliare ogni orpello burocratico e usino la denominazione (appunto, minimalista) ex lege di vino rosso, a me sta bene così, io credo che il temperamento artistico e creativo di chi produce vino gli consenta questo e altro. E siccome conta quel che c'è nel bicchiere, ecco: sorpresa. Frutta rossa e anche nera direi, fitta e profonda, succosa, matura, una cosa tra la fragola e l'amarena. In bocca ha tensione, freschezza, pienezza, vino di bella e confortante soddisfazione. Prezzo in enoteca, sui venti euri. Punteggio dai miei appunti: 87+
Qualche giorno dopo dello stesso produttore assaggerò anche una barbera, fresca di agrume rosso e beverina, coerente con lo stile del produttore, cioè a dire molto bene.
Sito del produttore, per saperne di più

Malvazjia 2019, Klabjan. Una malvasia slovena dall'area istriana, la dizione completa in etichetta è Kakovostno vino ZGP - Pridelano in ustekleničeno na posestvu. E se avete letto tutto capite perché neanche ci provo a pronunciarlo, amici sloveni scusate ma non parlo la vostra bella lingua, la faccio breve e vi dico che è malvasia istriana. L'assaggio è spettacolare: colore con un velo di carica opaca, ma giusto un velo, giallo pieno. Al naso parte baldanzoso, fragrante tra la frutta e le erbe aromatiche, ampio e fittissimo. La bocca ha una presa gustativa goduriosa, di nuovo la frutta e il sale, finezza e potenza assieme - ma che bravo è il signor Klabjan? Prezzo in enoteca, 22 euro. Punteggio dai miei appunti: 90
Qui altre info sul produttore, che è anche un personaggio


venerdì, marzo 05, 2021

Bartolo Mascarello, Eraclito e Achille Lauro nello stesso post (e nello stesso titolo)

Per una volta potrei iniziare dal punteggio. Questo Barolo 2011 di Bartolo Mascarello, oltre ad aver preso i tre bicchieri (un tempo famosi) sul Gambero Rosso, è passato alla storia per aver preso 20/20 nella Guida ai vini d'Italia dell'Espresso - pure quella guida, un tempo famosa. Il fatto suscitò una discreta sorpresa, quando un vino raggiunge i punteggi massimi possibili è sempre straniante: com'è successo? Cosa diavolo c'è in quel bicchiere, da arrivare a fondo scala nel palato degli assaggiatori? E considerate che chi faceva la guida de l'Espresso era gente ben seria, quindi appunto quel punteggio sorprese un po' tutti.

Siccome il miglior modo per valutare un vino è assaggiarlo (non ve l'aspettavate, eh?) io questo Barolo l'ho assaggiato, ultimamente, un paio di volte. Dati gli eventi, uno si consola come può. È trascorso del tempo da quel punteggio-boom, è passato tempo pure tra i due assaggi, tutto scorre e le cose cambiano. Anche il vino, e già che siamo in fase citazioni, citerò quel che mi disse una volta Daniele Cernilli, che a sua volta citava Eraclito, credo: "così come non ci si bagna mai due volte nello stesso fiume, non assaggiamo mai due volte lo stesso vino". Nel primo assaggio avevo la percezione della grandezza, ma durante il secondo assaggio, recente (e di cui scrivo adesso) quel vino s'è superato. Uno non vorrebbe esagerare con i paroloni e le iperboli, ma se c'è un vino che merita il punteggio massimo, ora per me c'è questo. E ancora una volta tocca parlare di punteggi quando probabilmente è vero quello che dicono certi assaggiatori ieratici: il punteggio è un grosso limite, non serve a descrivere un vino, lo incasella, lo riduce a un numero.

Tuttavia se le lunghe (e un po' noiose, scusate) elencazioni di descrittori olfattivi e gustativi alla fine stancano, allora meglio il punteggio, no? Che da solo fa tutto il lavoro.

Forse aiuta fare lo storyteller della domenica e dire che ci ho trovato in quel bicchiere, recentemente. Mettiamola così: quando hai aspettative alte pensi di trovare un sorso esagerato, flamboyant, una specie di Achille Lauro enologico. Invece c'è un flemmatico signore elegantissimo col gessato e la cravatta, un elegante senza tempo, fine come un gentleman quando sa essere fine. Non ci si bagna mai due volte nello stesso fiume, decisamente, le cose cambiano e tutto scorre, e questo vino sta continuando la sua fase ascendente, e si resta un bel po' a bocca aperta. Davvero io non ho mai dato un 100/100, ma ecco, a questo forse sì.

Il Barolo 2011 di Bartolo Mascarello si trova in vendita a prezzi un po' folli, purtroppo, intorno ai trecento euro. Da me a bottega ne sopravvive una cassa e qualcosa, non so, a questo punto potrei dire: si accettano offerte.

mercoledì, febbraio 24, 2021

Vinitaly 2021 c'è (e lotta con noi)


Dice Dissapore che l'edizione 2021 di Vinitaly si conferma, dal 20 al 23 giugno, ed è in presenza, non virtuale. Al momento pare la miglior notizia del giorno, soprattutto quel in presenza. In un attimo di euforia ho cliccato il link degli accrediti stampa e, direi, ci stanno lavorando su. Manteniamo l'ottimismo. 
























Aggiornamento: niente da fare, salta anche quest'anno (seguono imprecazioni, ma lasciamo stare).

venerdì, febbraio 19, 2021

Assaggi fatti in casa


Come dicevamo nel post precedente, qui non si fanno assaggi se non autoprodotti, a casa, che ormai c'è poco da girare. Quindi ecco un po' di appunti sparsi di cose aperte per verificare che c'è di nuovo - nella mia bottega funziona così, tutto quel che si vende si assaggia, prima. A volte pure dopo, per conferma. Insomma è il solito lavoraccio. Comunque ecco qui.

Langhe Nebbiolo 2018, Cascina Corte. Eccolo il nebbiolo dei giorni nostri: né troppo pesante né troppo ciccioso, anzi lieve, delicato, che se volessi citare un esempio fuori area tirerei a mezzo i pinot nero, i rossi borgognoni (nientemeno). Però è proprio così, questo elegantone, finto magro, brilla per il suo aplomb. Sarà che siamo in zona doglianese, là i nebbioli vengono meno roboanti (credo). Sarà anche la vinificazione bionatural (credo). Un anno e mezzo in legno grande e non sentirlo: niente tono boisée, ma semmai fiori e spezie - tutto all'insegna della delicatezza. Per me un punteggio di 87/100, prezzo in enoteca sui 22 euro. 


Brézème 2018, Eric Texier
. Il syrah giù dalle parti della Côtes du Rhône nell'interpretazione di Texier, bel tipo di ingegnere che un giorno molla tutto e si mette a fare vino, rigorosamente naturale. Perfetto già al colore fitto e profondo, i profumi sono quelli: pepe, frutti neri, è succoso e succulento, una delizia totale, un'altra conferma da questo produttore che non mi delude mai. Qui direi 90/100 in carrozza, prezzo in enoteca 29 euro.


Moscato d'Autunno 2017, Saracco
. No, non mi sono sbagliato, è proprio vendemmia 2017: il Moscato d'Autunno deriva il suo nome dal fatto che le uve vengono vendemmiate tardi, quasi surmature, e danno un moscato sui generis, che si adatta ai lunghi, e lunghissimi, affinamenti. Tant'é che qui in enoteca io al momento ho una vera e propria mini verticale disponibile in vendita, di quattro annate. Questo '17 ha al naso note di crema pasticcera, salvia, frutta (tropicale, direi), e in bocca ha una vivida nervatura acida (ancora, e quando gli passa?) che ne determina la spettacolare bevibilità attraverso la dolcezza e la maturità. Grande bevuta sulla pasticceria, ma boh, io dico grande bevuta e basta. 91/100, in enoteca sta a 15 euro.


Fiano di Avellino 2018, Rocca del Principe
. Si dice che i vini dell'area irpina siano vulcanici, sentono il territorio, sanno di vulcanico, insomma sono piccanti di venature sulfuree al naso e poi in bocca. Si dice, è una specie di tassa, cioè è un descrittore inevitabile. Fatta la premessa, ora devo dire che questo Fiano è esattamente così: piccante, teso, estroso, sapido, pieno. Bevuta di grande godimento. Peccato che non riesco ad essere originale ma, sì: è proprio vulcanico. 89/100, prezzo in enoteca 18 euro.

venerdì, febbraio 12, 2021

Non divaghiamo

Una volta, molto tempo fa, quando c'erano le fiere del vino (vi ricordate, prima della pandemia) c'erano quelli che si lagnavano delle fiere del vino. Perché, dicevano, erano troppo caotiche, che il vino mica si assaggia così signora mia, in quella ressa. Oggi, che di fiere non se ne fanno più, chissà se pure a loro le rassegne eno mancano. A me di certo mancano. Ma nemmeno per la socialitudine (pfui), le fiere sono un fatto di mestiere: a me servivano, eccome, per assaggiare cose nuove. Per fare acquisti. E adesso come si fa? Che nemmeno si riesce a girare per regioni, e il lavoro del cacciatore di vini è diventato un percorso ad ostacoli? Ci si ingegna.

Va be', c'è YouTube, le videoconferenze, gli assaggi virtuali, gli incontri online coi produttori. Lasciate che ve lo dica: queste robe per me sono... come faccio a trovare le parole? A volte un'immagine è più utile a restituire il senso di quel che vorrei dire. Per me gli assaggi virtuali sono, ecco: 


E con questo ci siamo capiti.

Più che altro si fanno assaggi random comprando campioni in giro. Come sarà sto produttore? Eh, ci tocca mandare mail, aspettare, verificare, a volte va bene a volte meno. Com'è, come non è, in enoteca abbiamo nuovi arrivi, cose buone e a volte buonissime, tipo lo spettacolare Verdicchio di Coroncino assaggiato ieri. 


Ma non divaghiamo. Che è successo ultimamente? Tutto e niente. Siamo sopravvissuti al 2020, e questo è l'unico blog che vi fa il bilancio dell'anno a febbraio, e nel contempo vi fa gli auguri per l'anno nuovo: un bel record, eh?

Il lavoro dell'enotecario al tempo della pandemia è difficile come qualunque altro lavoro, e se pensate che l'ultimo DPCM ci impone la chiusura alle 18 (lo sapevate? Sapevatelo) questi fatti sono in grado di far passare, a me, la voglia di commentare e di lagnarmi. A questo proposito vi mostro quanto diceva qualcuno ultimamente, che coincide col mio pensiero, di nuovo la cosa dell'immagine che vale più di mille parole (e i nomi sono nascosti per proteggere gli innocenti, come in Dragnet), comunque ecco che penso:


Sarà anche che i fiumi di parole che strabordano ovunque mi hanno definitivamente annoiato, ma i fatti salienti del 2020 per me sono il (quasi totale) abbandono delle reti sociali. Ho pure mollato la collaborazione con Intravino, dopo più di dieci anni (signora mia, again) quindi cari produttori non sono manco più influencer, sorry. 

Ma non divaghiamo (again) e torniamo ai fatti. Questo diario enotecario risente, pure lui, della mia vaghezza ma almeno una cosa fatemela segnalare: questa enoteca in data 17 gennaio 2021 ha compiuto la bellezza di trenta anni di iscrizione alla camera di commercio. Tanti? Ma no, tranquilli, a Genova un negozio diventa storico solo dopo due o trecento anni dalla fondazione, quindi devo resistere ancora un po'. Nel frattempo, auguri a me, e a tutti quanti.

sabato, novembre 21, 2020

Botteghe oscure ma non troppo. (Oppure: cose che ho scordato di dire)


Ieri è andata in onda la chiacchierata enotecaria del vostro quipresente, assieme a Guido Porrati, ospiti di Alessandro e Daniele di Papille Clandestine. Siccome la diretta era in orario lavorativo, ogni tre per due mollavo la postazione e servivo qualche cliente - con la conseguenza un po' comica di dire al cliente di cui sopra "scusa ho una diretta Facebook in corso con..." e registrare le varie reazioni, tra il comprensivo e il "ma chi se frega, vendimi il mio vino" ad opera del mio cliente (fintamente) brutale preferito, che peraltro legge sto blog e quindi saluto. Peccato non aver fatto la diretta dentro la bottega (ero nell'ufficio), sai che bel tranche de vie?

Tra un vai e vieni ho perso qualche passaggio e mi accorgo ora di aver anche saltato un paio di domande, per esempio questa


quindi adesso faccio una cosa metacomunicativa (butto lì un parolone a caso) e integro il filmato con un post.

La questione ha a che fare con aspetti che ho segnalato nell'incontro, specialmente quel che io vedo come un'involuzione di alcuni ambienti comunicativi, tipo Facebook, afflitti da un fragoroso rumore di fondo che limita l'efficacia delle conversazioni. A questo proposito (quando avete tempo) vi linko un paio di letture che ho citato, "La teoria dei giochi e il Covid-19. Perché sapere troppo rischia di non farci capire niente", ma anche "Se i social ti hanno stufato, è ora di costruirti un giardino digitale".

(Appare buffo dire durante una diretta Facebook che Facebook è un postaccio, ma è un mondo buffo, in effetti).

Venendo alla domanda in questione, a cui ho risposto parzialmente, Francesco chiede "Come vivono le cantine e le aziende vinicole questo momento?" - ecco, ho omesso di dire che chi produce vino si è attivato, e bene, a vendere online direttamente: con i principali clienti (ristoratori eccetera) bloccati dal lockdown, è stata una conseguenza naturale. La stessa cosa stanno facendo anche molti distributori e grossisti, e tutto ciò aumenta la famosa disintermediazione. 

La disintermediazione in apparenza è un fatto che, ancora di più, comprime i margini di quelli come me, destinandoli a diventare, forse più velocemente, statuine del presepe. Tuttavia, per un paradosso riassumibile col brutto "tanto peggio, tanto meglio", questo fenomeno accresce ancora di più la portata del flusso oceanico di ulteriore rumore di fondo che aumenta la confusione nei nostri clienti. Ecco perché, per paradosso, un giardino nemmeno digitale alternativo e utile è rappresentato, ancora, dalla piccola bottega che ha una sua ragione, propositiva, di esistere. Del resto qualcosa del genere l'ha detta pure Guido.

Concludo parlando di vino, se non altro perché questo è un wine blog e ogni salmo finisce in gloria. La chiacchierata termina chiedendomi quale vino consiglio. In maniera davvero meta, ho consigliato esattamente quello che avevo venduto un minuto prima (dopo la mia ennesima sparizione dal set) ad un cliente: il Merlot rosato di Armin Kobler, semplicemente perché è un vino fenomenale ma pure confortevole - e insomma, c'è bisogno di comfort, eccome.

venerdì, novembre 06, 2020

La comunicazione del vino passa per vie inaspettate


Entra il corriere con una bella pila di cartoni neri, eleganti come l'etichetta del suo contenuto, Gelso Nero di Podere 29. Dice "devo consegnare questo vino bio". Io, che la so lunga, lo correggo: Gelso Nero non è mica biologico.

Lui, che sa leggere un documento di trasporto ed è meno distratto di me, replica "oh, qui c'è scritto bio".

Ed è così che scopro che la vendemmia 2019 di Gelso Nero, uva di Troia, pugliese nonché decennale del vino, è diventato ufficialmente bio. Ecco, le vie inaspettate di cui al titolo. Grazie anche all'addetto alle consegne.