mercoledì, maggio 06, 2020

Fase due, e altre forme di Intralcio

Ora che è iniziata la fase due, sto in enoteca con un orario quasi normale - pomeriggio, ma anche la mattina quando capita. Sempre meglio che far niente, e comunque mi piace stare qua, nel mio luogo deputato, nella mia enoteca. Anzi, in un momento di incoscienza, sto dilapidando gli ultimi spiccioli in acquisti di nuovi vini - ne riparleremo. Mi piace, come sempre, far entrare cose nuove, ed ora più che mai compro cose che mi piacciono o che mi sarebbe piaciuto comprare, solo rimandavo perché boh, aspettavo tempi migliori. Ma 'sti benedetti tempi migliori non arrivano mai, tanto vale buttarsi avanti. E siccome sono un enotecaro indie, compro e vendo quel che mi va, a volte faccio entrare etichette che i clienti guardano un po' sconcertati: ma questo che è? Perché ce l'hai? La risposta a queste domande, il racconto, è una delle cose divertenti del mio lavoro.

Con il dovuto ritardo, manco avessi molte cose da fare, annuncio anche che è partito il progetto di Intralcio, un nome a caso, un ripostiglio di appunti di assaggio ad opera di una squadra molto nutrita (doppi sensi) di assaggiatori. Nel manifesto c'è spiegato cosa io, e tutti quanti, facciamo là: riversiamo assaggi. Non è un blog (basta, abbiamo già dato) e non è nemmeno un magazine. E' un posto dove mettere quelle cose che forse buttavamo un po' incoscientemente nelle reti sociali, Facebook soprattutto, e lasciavamo che là tutto affondasse nel nulla. Ecco cos'ha di buono (tra le altre cose) Intralcio, non è una rete sociale, siccome di quelle reti sociali io ne ho davvero abbastanzissima. Molto tempo fa scrivevo qui il perché.

lunedì, aprile 06, 2020

Cronache dall'Area X. Oppure: vini da bere a casa

Raro caso di post in cui ci sono due titoli, il secondo è quello sensato. Il primo si riferisce al libro che sto leggendo, e sembrava comunque riferibile ai tempi che viviamo. L'enoteca durante il lockdown resta chiusa se non in modalità on demand, cioè su appuntamento, oppure con consegna a domicilio: basta una telefonata e si decide assieme che vi può servire (a proposito, il mio cellulare è sempre: 347 5566554). Comunque sia venerdì che sabato prossimi l'enoteca è aperta con orario pomeridiano, 16-19,30, che hey, arriva Pasqua.

Nel frattempo che si beve, chiusi a casa? Difficile fare una statistica ma in generale a me pare che stia fissando una specie di tendenza. Nel cartoncino da sei bottiglie, che viene acquistato per la consegna a domicilio, normalmente ci stanno un paio di rossi leggeri, un paio di bianchi altrettanto, una bottiglia di bollicine e un rosso, o bianco, un po' più importante e/o tosto. Si copre, all'incirca, il fabbisogno della settimana - che, lo sapete, dovete bere poco. Lo sapete, vero?

Il magazzino non si rifornisce facile, data la situazione (non ho ancora scritto coronavirus e scusate, mi faccio i complimenti da solo). Un po' per fortuna e un po' perché a me le cose easy piacciono, combinazione di 'sti tempi ho trovato le due etichette che vedete in immagine, e taac, sono davvero i vini che servono, adesso. E infatti si avviano ad essere best seller - o almeno, io me lo auguro, ecco.

Roagna, il nome del produttore, non è quel Roagna di Langa, quello superfigo e costoso, è Giuseppe Roagna, quell'altro, area Roero. per la precisione, abbiamo:

Langhe Dolcetto 2018. Finalmente un tono alcolico non ingombrante, 12,5%, che mi consente di iniziare una scheda con il grado, cosa che non faccio mai. La leggiadria è la cifra di questo rosso fragrante e croccante, coi tannini accennati e un finale di mandorlina che innamora. Jolly per molti abbinamenti possibili, compagno di tavola confortante. Di questi tempi, poi. Prezzo: euro 10,80.

Langhe Favorita 2018. "Attento a quel che cerchi, potresti trovarlo". Io cercavo un bianco fine e teso, appena petillant (eh sì, l'hanno imbottigliato con un soffio di bollicine, solo un soffio), con frutta bianca e freschezza scattante in bocca, che il bicchiere finisse in un sorso solo. Olè, trovato, adesso devo resistere alla tentazione di aprirne un'altra bottiglia. Sui nove euro.

E questi sono solo due esempi. Restate a casa, bevete poco ma insomma, bevete bene, e per ogni altra cosa restiamo a disposizione.

venerdì, marzo 20, 2020

Cronache da qui, puntata indefinita

Sta finendo la seconda settimana di fermo, e non credo che vedremo presto la fine. La cosa peggiore, ammesso che si riesca a fare una classifica, è non capire bene quando finirà. Tanto vale attenersi a quel che dicono i dottori, e non uscire, stare a casa il più possibile e resistere. Per quanto mi riguarda so che posso reggere su tempi lunghi, in questo genere di prove, ma appunto: quanto lunghi? Pure il mio lavoro non reggerà questo fermo per molto. Ma adesso non ci penso.

Intanto leggo, guardo film e serie (come tutti quelli che conosco, direi) e bevo cose messe via o pescate a caso nella mia enoteca. Anche il lavoro, fermo com'è, è una scusa per uscire se e quando c'è un cliente che ti chiama per una fornitura. E comunque esco col senso di colpa. Ieri sera ho risentito la lumassina (rifermentazione naturale in bottiglia) di Cascina Praiè (prodotta assieme a Sancio, raro caso di collaboration tra cantine) ed è stata decisamente una bevuta confortevole e confortante. Soprattutto, è sempre la solita storia del vino che quando arriva in enoteca è poco pronto, ma dagli un po' di tempo e taac, diventa un capolavoro. Peccato che sia anche finito. Davvero, questo 2017 appena arrivato era tipicamente citrino, immaginate un succo di lime alcolico ed effervescente. Ieri sera invece era disteso e complesso.

Bevuto nel gotto sbagliato apposta, niente calice da assaggio: non si tratta di abbruttimento da casalinghitudine, era più una scelta ideologica, essendo quello vino contadino e retrò, ci voleva il bicchieraccio proletario. Quindi è un'altra forma di snobismo, sì.

lunedì, marzo 16, 2020

Tutti a casa

Alla fine pure qui si cede al virus, e si sta a casa. Direi che non serve spiegare quale virus, nemmeno si sente il bisogno di scrivere ancora mezza parola in più su quel che succede - e su quanto surreale e pazzesco sia tutto. Che poi, in effetti, nemmeno ho idea di quanto tutto sia in corso di sovversione e cambiamento. Come cambieranno le cose, da adesso in poi? Non sono in grado di formulare risposte. Posso immaginare scenari, e non mi piacciono. Cerco di ridurre al minimo il rumore di fondo, e questo post serve solo per annunciare che l'enoteca è chiusa fino a nuovo ordine. Sono possibili acquisti su appuntamento, e/o consegne a domicilio (gratis) chiamando il numero 374 5566554.

Lavorare, cioè stare aperti, con un clima da coprifuoco era impossibile. E probabilmente non aveva gran che senso: per ora è chiaro che stare a casa previene le possibilità di trasmissione e contagio, quindi per la salute mia e di tutti, è meglio ridurre in ogni modo le occasioni di uscita. E fine.

Quindi tutti a casa, anche io. Credo che sarà un periodo interessante, mi dedicherò alle letture e proverò a tenere un diario. Magari, anche, delle cose che bevo e leggo, a partire dall'immagine là sopra, pescata a caso nella mia galleria del cellulare (in questi giorni pure troppe foto così, ho inserito). Esco solo nelle situazioni consigliate (o consentite), lavoro ad un nuovo progetto, vivo e attendo. Spero tutto bene anche voi.

venerdì, gennaio 24, 2020

Grillo, nel senso del Rossese di Dolceacqua (non quell'altro)

I lavori in corso per il prossimo Genova Wine Festival hanno lati positivi e divertenti. Per esempio si cercano, e si trovano, aziende nuove e inedite. Succede anche di trovare un produttore del quale non ci sono nemmeno due righe sull'internez. Mai recensito, sconosciuto. Sito in costruzione. E allora che si fa? Facciamo noi il primo passo.

Grillo ha due ettari di vigneto nella zona del Dolceacqua (Rossese di). L'azienda in realtà fa olio, il vino è un fatto recente - e almeno quel sito esiste. "La passione per il nostro territorio ci ha invogliato a creare un'azienda vitivinicola, che si estende per due ettari, dove nasce la nostra produzione di Rossese". E fine della presentazione, non male come minimalismo ligure, vero?

Quindi che vuoi fare, assaggiamo. Ho aperto i vini in due riprese. Prima il Rossese di Dolceacqua Superiore 2018, che dal colore profondo si annuncia un po' stipicizzato, se per tipico intendiamo il colore scarico. Il naso segue a ruota, più frutta che scattanza, ma comunque bella bevibilità, certo non pesante nell'esecuzione (per fortuna). Piacevole, e da risentire. Il Rossese "base", o classico, sempre 2018, aperto il giorno dopo ha dato una gran bella prova, forse anche più attraente, adesso, rispetto al pur buono Superiore: è scarico al colore e il naso è un mix un po' selvatico di terra e frutto, la bocca è snella, insomma scatta bene. Mi piace.

Alla fine promossi, saranno al Festival. L'impressione è positiva anche data la vendemmia 2018, che da quelle parti non è stata facilissima. Ai posteri (e ai visitatori del GWF) la sentenza, speriamo non ardua.