venerdì, maggio 12, 2006

L'inconoscibile.


Il numero ventitre' di Porthos, da poco arrivato, viene annunciato anche sul loro immoto sito in questa presentazione. Nelle poche righe di anticipazione leggo pure un passaggio alquanto suggestivo; lo ripropongo pari pari.

"Leggendo vi accorgerete delle assonanze che tengono insieme i personaggi e le situazioni raccontate. Una per tutte è la percezione così selettiva della possibilità di ottenere e produrre un vino di qualità. E’ questione di fortuna, talvolta; l’impegno e la bontà delle intenzioni sono fondamentali ma risultano sterili se si è nel posto sbagliato; l’amore non basta, e anche se ciò può apparire cinico depone a conferma dell’eccezionalità del liquido odoroso. Bevanda nobile per antonomasia, il vino ha bisogno di una congiunzione favorevole cui anche la persona migliore del mondo potrebbe non avere accesso".

Il passaggio fa certamente riferimento al noto concetto di territorio, ma evoca pure altro. Come spesso accade leggendo Porthos, c'e' molto afflato in quello che scrivono; nello specifico, mi riconosco molto in questo atteggiamento, che in un certo qual modo definisce l'inconoscibilita' di parte del processo di "creazione" (passatemi il termine) del vino -- o, come lo definiscono loro, del "liquido odoroso". E' lo stesso processo che si innesca ogni volta che ci si accinge ad assaggiare, e si sa cosa si apre, ma comunque quello che si trovera' nel bicchiere e' inaspettato, in quanto imprevedibile, e sfugge ad ogni tentativo di predeterminazione.

Cercasi importatore.

Da La Repubblica di oggi:

"L'AFRICAN Journal of Health Sciences (marzo 2005) pubblica un lavoro dell'Università di Makerere, Kampala, Uganda sull'importanza delle conoscenze della Medicina tradizionale ugandese nel trattamento, con erbe medicinali, dell'impotenza e della disfunzione erettile. Delle 33 piante adoperate, le più usate erano la Citropsis articolata e la Cola acuminata. Interessante la Mondia withei le cui radici aromatizzano un "vino" (Mulundo wine) che si ritiene afrodisiaco".

In rete non ho trovato tracce di questo fantomatico vino ugandese; sara' pure per questo che manca un importatore in Italia.

venerdì, maggio 05, 2006

L'America e' lontana.


Si sa che da noi la rete e' quel che e'. Le connessioni ad Internet sono costose, tra le piu' costose in Europa. La banda larga arriva nelle citta', e nemmeno ovunque; con buona pace dei produttori agricoli, che si connettono quasi tutti in dialup.
E poi, c'e' l'America; io ricordo che nel '95 comunicavo con clienti americani che erano always-on; per me fu una rivelazione, c'era gente connessa ad Internet 24 ore su 24 con costi bassissimi; da noi, c'era la tariffa urbana a tempo.
Quanto sono cambiate le cose? Non moltissimo: a partire tardi, e a far tutto male, si paga pegno. Cosi', non ci si sorprende a leggere notizie come questa: Usa Today apre i suoi blog sul vino. Questi non sono solo piu' avanti di noi, ci hanno doppiato e risuperato, ormai. Quando vedremo qualcosa del genere, qui? Il primo problema e' allargare il numero di utenti della rete, ma finche' avremo un monopolista che fa quel che vuole, tanti saluti. Ed intanto, si continua a perder tempo; ed intanto in America possono permettersi pure lo sberleffo: con grande indignazione di Alder, quelli di Wine Spectator hanno aperto i loro blog: a pagamento. Avete capito bene, per leggere i loro blog vi tocca pagare "$7. 95 a month, or $49.00 per year". Sogni d'oro, Italia.

giovedì, maggio 04, 2006

Vino peer to peer.

"Ogni anno negli Stati Uniti vengono venduti vini spacciati come italiani, ma prodotti altrove, per un valore di 500 milioni di dollari".
La frase che avete appena letto e' estratta da questa notizia -- nella quale si parla d'altro, per la verita', si parla del prossimo MiWine. Questo estratto, pero', mi e' sembrato particolarmente degno di attenzione; immagino che l'affermazione, provenendo dall' assessore all'Agricoltura e vice presidente della Regione Lombardia Viviana Beccalossi, sia fondata.

L'aspetto che trovo particolarmente sorprendente e' che questo genere di contraffazione sia possibile negli Stati Uniti, senza scomodare la solita Cina (absit iniuria, ma del resto, 'sti benedetti cinesi, che falsificano pure le Ferrari!) -- no, tutto cio' non avviene in un paese nel quale la legislazione sui copyright e', come dire, labile; avviene negli USA dove, da tempo, si vanno imponendo leggi draconiane a protezione dei diritti d'autore su produzioni musicali o cinematografiche: guardacaso, su prodotti tipicamente americani: e' appena il caso di far notare quanto possa essere importante la produzione cinematografica per le finanze degli States; a questo proposito, pero', l'amministrazione americana non si e' limitata a imporre leggi punitive nei confronti di chi scarica film in rete, ma si e' sentita in dovere di condizionare la produzione di norme specifiche anche in altri paesi, allo scopo di tutelare il loro diritto.

Da noi la legge Urbani ha recepito in buona misura quelle esigenze, col grottesco effetto di punire con multe incomprensibili (tipo duemila euro) il malcapitato criminale che e' colto in flagranza di reato a comprare un paio di occhiali taroccati D&G. Se poi si viene pizzicati a scaricare canzonette, si va sul penale.
Per farla breve, mi piacerebbe sapere se, in modo omologo, il criminale trafficante in Chianti fasulli, in America, viene multato con la stessa ferocia; magari su pressante indicazione del governo italiano. Chissa'.

mercoledì, maggio 03, 2006

Pesce di Babele e Porthos.


Babelfish (amorevolmente detto il pesce di Babele) e' il notoriamente bislacco traduttore by Altavista. Quelli di Porthos ne fanno avventatamente uso qui, ma sui numeri successivi l'hanno saggiamente abbandonato. Gli effetti comici delle demenziali traduzioni del caro pesce sono noti, basta vedere l'immagine quassu', che reca arcane formule tipo "scattare" la bandierina (letteralmente: click) -- raggiungendo l'apoteosi, nella traduzione di un pezzo, dove Stefano Chioccioli diventa Stefano Scrolls.

In morte di Edoardo Valentini/2

Segnalo questo notevole articolo di Antonio Attorre sul sito di Slow Food.

martedì, maggio 02, 2006

Jennifer Lopez ed il vino: "io c'entro".


Non so se leggete la Pravda.
L'edizione online reca una notiziola interessante: il governo della Georgia desidera ardentemente rilanciare l'immagine del vino georgiano assoldando stelle hollywoodiane come testimonial; offre mezzo milione di dollari a J-Lo, ma quella risponde picche: "La star, dal canto suo, ha rifiutato l'offerta stabilendo troppe condizioni al suo arrivo a Tbilisi e chiedendo un compenso ben superiore a quello propostole dal governo georgiano".

Conseguenze collaterali: se miss Lopez avesse prestato la sua immagine (diciamo) per il vino georgiano, probabilmente molti addetti ai lavori avrebbero alzato un sopracciglio (o tutti e due) e badato poco all'iniziativa. Invece la notizia del due di picche cosi' rifilato accende meglio i riflettori sul settore vinicolo georgiano, che "ha accusato un grave colpo in seguito alla decisione da parte del governo russo di proibirne l'importazione in Russia". Insomma, improvvisamente la vicenda rientra nell'assai piu' ampio e serio discorso sui rapporti tra Russia e repubbliche indipendenti. Tuttavia la Pravda tiene a dire che la politica c'entra poco, nel sabotaggio in corso, in quanto la decisione di vietare l'import in Russia si deve "a causa dell'inaccettabile livello di pesticidi contenuto nelle bottiglie esportate". Naturalmente i georgiani dicono il contrario: "il governo georgiano ha risposto affermando che si tratta di una campagna politica atta a destabilizzare l'economia della Georgia. [...] Il presidente georgiano Mihail Saakashvili, il quale ha definito la Georgia "la patria del vino", ha recentemente visitato la Cina e la Turchia allo scopo di trovare nuovi mercati vinicoli".
Chissa' come saranno contenti i cinesi.

lunedì, maggio 01, 2006

In morte di Edoardo Valentini.

Per quanto ti circondi di gadget high-tech, succede sempre qualcosa che ti riporta al 1986 (quando non c'era Internet) mentre sul tuo computer palmare c'e' chiaramente scritta la data del 2006. Si, lo connetti alla rete col gprs via bluetooth, e si apre la pagina di Google, si aprono i tuoi amati blog. Sei su una montagna, in Valtellina, a trascorrere il ponte del primo maggio ad un raduno di mamme che fanno bandiera della loro militanza nella Leche League quindi sei in vacanza ma pure ad una specie di festa-meeting-quel che e'. Fai a tempo a leggere questo post e vorresti scrivere pure tu una cosa, ma quando il palm apre la pagina di blogger, puff, Explorer va in crash. E rimandi tutto a quando tornerai a casa, dribblando le code del rientro.

Spesso, quando si scrive di qualcuno che non c'e' piu', si riesce a sfoggiare la passata conoscenza, rivelando aneddoti che raccontano la persona; sfortunatamente, io non ho mai conosciuto personalmente Edoardo Valentini; non c'e' nulla, che io possa dire, adatto ad aggiungere un dettaglio al ritratto della persona. Vendevo, e vendo, i suoi vini, senza averli mai comprati direttamente da lui, ma attraverso rivenditori e/o grossisti: e' il meglio che mi e' riuscito di fare, siccome volevo per me quei vini unici e suggestivi; ma con lui, mai nessuno contatto.

A parte una volta, in cui chiamai in cantina. Era la meta' degli anni novanta, ed in quel periodo avevo il piacere di passare le vacanze agostane sulla riviera adriatica, in Abruzzo; mi sembro' l'occasione ideale di associare il dilettevole al dilettevole, e chiamai per fissare un appuntamento in azienda, volendo acquistare il loro prodotto.
Non so con chi parlai; si limito' a dirmi che vino, per me, non ce n'era; era inutile che salissi fin lassu' in cantina, quindi; e concluse: se ne resti al mare, e' meglio per lei, quando avremo del prodotto disponibile la chiameremo.
Naturalmente, e' da allora che aspetto che mi chiamino; certo, avrei potuto (dovuto) riprovarci, ma preferii restare sospeso, in attesa di una specie di magia, Valentini che mi telefonava per dirmi: salve, lo vuoi il mio vino?

giovedì, aprile 27, 2006

Scopri la differenza.


Circa un annetto fa transitavo per la locale Coop, brandendo il mio amato smartphone; l'occhio mi cadeva su cio' che ritrae la foto numero uno: una bottiglia di Barbaresco 1998, Pio Cesare, incautamente ribattezzato Cesari sul cartellino prezzi. La bottiglia troneggiava in piedi, in una illuminatissima teca di vetro e metallo; era circa un anno fa, cliccare per credere.


Oggi, stessa Coop, stessa teca: ecco a voi la foto numero due, che vedete quassu'; non abbiamo prove che si tratti della stessa bottiglia, d'accordo, ma atteniamoci agli indizi: stessa annata, stesso prezzo (macche' aumenti!) e stesso refuso; per loro sempre Pio Cesari e', ma leggere l'etichetta, no?
Vogliamo fare qualche considerazione accessoria? E' appena il caso di far notare che la conservazione ideale di un rosso importante (ma pure di uno plebeo, dai) non e' in verticale, alla luce, in una specie di teca sottovetro che, se possibile, aumenta pure l'effetto serra da faretti. La vendemmia 1998, riferita al Barbaresco, e' alquanto risalente (considerate che si commercializza il 2003, ormai). Quindi il rosso che abbiamo qui baldanzosamente esposto (brava la mia Coop-sei-tu, diffondi con orgoglio la qualita') si avvia presumibilmente alla maturita'; domanda: comemai la Coop non propone annate piu' recenti? Risposta: sempre presumibilmente lorsignori si sono procurati delle partite di invenduto chissaddove, e opla', pure Coop puo' dire di vendere vino di qualita', tra un tavernello e un altro.
La differenza maggiore tra la foto numero uno e quella numero due e' data dal fatto che, vicino alla bottiglia di vendemmia '98, appare una bottiglia di '99. Urra'.
Ci rivediamo tra un anno.

mercoledì, aprile 26, 2006

An intelligent slice of vice.


Wine X Magazine ha una nuova pagina web, migliorata e assai piu' navigabile. Se vi piace la terminologia descrittiva irrituale riferita al vino, dovrebbe essere la vostra cup of tea; a me piace assai.
Un aspetto a caso, scelto tra mille: il loro sistema valutativo non si misura in bicchieri, grappoli, stelle o pianeti; usano l'ics-rating: XXX, triple X, per il vino che assicura il massimo godimento. Non male, come sistema di riferimenti.

domenica, aprile 23, 2006

Il peggior (wine) blog esistente.

[Premessa: ci risiamo, ci ricasco, in questo post parlo di blog. Un blog che parla di blog, bleah, lo so che questo rappresenta il Male in se', ma si trattava di un'emergenza, leggete e vedrete che e' cosi']

C'e' un blog che ultimamente leggo con piacere ed interesse: e' il peggior (wine) blog esistente. E' scritto da un giornalista brillante, i contenuti sono originali, interessanti, spesso assai condivisibili.
Tuttavia, c'e' un problema.

Per qualche insondabile ed incomprensibile motivo, la piattaforma usata dal blogger non sembra essere una vera piattaforma blog; si legge solo l'ultimo post, la restante produzione va cercata in archivio; l'archivio non si chiama cosi', peraltro; i permalink non sono indicati; ovviamente non ci sono feed RSS. La consultazione e' macchinosa al limite del masochismo: tanta sofferenza non si giustificherebbe in nessun modo, qui nel comodo mondo della realta' digitale, se il blog non fosse quello di Paolo Massobrio.

Prendete per esempio l'ottimo post che fustiga le cattive abitudini di certi bar, quando riciclano come stuzzichini gli avanzi di mezzogiorno all'ora dell'happy hour: e' un post da standing ovation. Ora, perche' il suo permalink l'ho dovuto scovare con tecniche di reverse engineering? Perche' non si possono visualizzare gli altri post, ma solo l'ultimo? Perche' il webmaster non ha voluto uniformarsi agli usi comuni? Misteri insondabili; nel frattempo, ci tocca soffrire.

venerdì, aprile 21, 2006

Vita da blogstar.


Moglie, al telefono: - che fai?
Io [finto modesto] - uh, stavo.. rispondendo ad un email, mi intervistano, eh, la pubblicano sul prossimo Bargiornale..
Moglie: - potresti fare la spesa stasera quando torni.
Io: - .. dice che intervista i blogger che scrivono di wine and food, sai, il mio blog..
Moglie: - segnati il latte, il caffe', poi serve la carta da cucina.
Io: - .. anche Antonio Tombolini ha letto un mio pezzo sul suo podcast, pensa..
Moglie: - manca pure la carta igienica. Ah, il pane!
Io: - .. si, be', d'accordo.. finisco l'intervista, eh..
Moglie: - che?
Io: - .. l'intervista sul blog, dicevo, la pubblicano su..
Moglie: - si, si, ciao. [clic]

Le famose masse.


Verrebbe da dire: ecco dove sono andati a finire tutti i miei clienti (data l'enoteca deserta). Secondo Adnkronos "saranno fra gli 8 ed i 10 milioni gli italiani che si muoveranno per il ponte del 25 aprile", che significa una cosa tipo un italiano su cinque, all'incirca.
La bella notizia viene subitamente controbilanciata da Coldiretti, che sul sito Agi ammonisce: "Sul mercato statunitense per la prima volta le esportazioni di vino australiano con una crescita record del 13,7 per cento sorpassano in valore quelle Made in Italy che pure aumentano a un tasso del 7,9 per cento". Uno non fa a tempo a rallegrarsi fischiettando "ma cos'e' questa crisi", che subito qualcuno arriva a rovinare la festa.

martedì, aprile 18, 2006

Del giornalismo, dei blog, dei commenti, e delle coincidenze.

Sulla contrapposizione giornalismo mainstream e blogsfera in molti si sono gia' intrattenuti, in modo a volte pure polemico, e quindi glisserei, per amore del buonismo; c'e' sempre questa interessante lettura di Massimo Mantellini per quanti desiderino approfondire.

Oggi leggo quanto scrive Filippo, che a sua volta commenta Radio Simplicissimus, che a sua volta rileva una certa non-copertura dell'evento Vinitaly da parte della eno-food-blogsfera (oddio, siamo gia' categoria, tra poco pure Association, portate pazienza). Dice Fil: "Vinitaly non è un'esperienza a misura di blogger e neppure a misura di uomo, che poi è lo stesso. Non la puoi assorbire totalmente, dominare, fare tua". E' un punto di vista abbastanza condivisibile; io aggiungerei: soprattutto se non ne hai voglia. E soprattutto se non rilevi abbastanza spunti da innescare il meccanismo della comunicazione-dal-basso che qualifica il blog. Tra i commenti Lizzy afferma, pero': "Di spunti per raccontare il Vinitaly anche quest'anno ce n'erano a bizzeffe. Il fatto che i vari blogger non siano stati capaci di parlarne mi rafforza nel sospetto che la maggior parte di loro non sono giornalisti...e che quindi in condizioni di lavoro più complicate o solo più impegnative facciano fatica a muoversi"
Che dire, pure questo e' vero. Conviene ribadire che chi fa bloggume e' molto lontano dai meccanismi dell'informazione tipici di certa stampa mainstream. Nessuno ci obbliga a dire alcunche', se non si trova uno spunto interessante; aggiungerei, poi: si sente il bisogno di ulteriori commenti su Vinitaly? E' l'eno-evento piu' coperto dalla stampa che ci sia; quasi quasi c'e' da sentirsi onorati, se si sente l'esigenza pure del nostro (passatemi il plurale) intervento.

E poi, ci sono le coincidenze. Proprio oggi leggo questo articolo su IlTempo.it, dove una giornalista scrive, con un certo sprezzo del pericolo: "Champagne al posto del vino. L’ultima sfida". Oh, caspita, ma e' una notizia? Pare di si, pare proprio che "le bollicine più attranenti (sic) rigorosamente francesi diventano bevanda raffinata e fresca da accompagnare tutto il pasto".
Non infierire e' un po' difficile: ma che notizia e' questa? Che lo Champagne sia vino da tutto pasto, e non da dessert, per dire, e' una cosa ripetuta ovunque tranne che allo Zecchino d'Oro. Proseguendo nell'articolo, tra un paio di refusi teribbili, come si dice a Roma, si legge pure "
seduzione esercitata da una coppa o flut (sic) di Champagne". Coppa? L'ultima volta che ho visto versare lo Champagne nelle coppe era il '74. Quanto alle flute, pure quelle sono aborrite.
Ribadisco, che informazione e' mai questa? Se devo giudicare spannometricamente, considerando che si parla di una iniziativa Moet sugli abbinamenti, direi che e' un redazionale, uno di quegli articoli che certa stampa e' tenuta quasi obbligatoriamente a redigere.
E' un tipo di obbligo che chi scrive in rete non credo conosca; ma come dicevo, e' solo una coincidenza.

domenica, aprile 16, 2006

Riassunto delle puntate precedenti.

L'amico dice: ma quando lo scrivi, il blog, e' una settimana che non scrivi niente.
Essenzialmente io scrivo quando sono ispirato, ho la tempra dell'artista, modestamente.
No, dai, seriamente: io scrivo in preda all'insonnia; mi capita d'esser sveglio nel cuore della notte, e creo. Come diceva mia nonna, le penso di notte e le dico di giorno. Questa settimana ho stranamente avuto sonni sereni, quindi la produzione creativa ne ha risentito. Nel frattempo ho incrociato svariate interessanti letture meritevoli di essere segnalate; faro' un riassunto delle puntate precedenti.

Delitto e castigo.
E cosi' Mr. Bonilli ha avuto la meglio su Mr. Levi; non sto a ricordarvi che e' successo, basta dire che Il boss del Gambero sul suo blog ha detto peste e corna della Grappa Levi (a mio modo di vedere, senza eccedere; ma son punti di vista) ed ha ottenuto una querela. Il giudice non ha accolto la richiesta. Che altro dire? Questa settimana, forse vi sara' sfuggito, noi comunistacci abbiamo vinto le elezioni; certa stampa straniera ha salutato la dipartita di Silvio dalle stanze del potere con un titolo cosi' formulato: "Fine della storia per il Padrino" per poi aggiungere nel catenaccio: "E il capo della mafia viene arrestato in Sicilia". Tutto chiaro? Hanno detto "Padrino", mica scherzi. Ora, mi pare evidente che esistono differenti livelli di liberta' di stampa, qui in giro: si puo' dare del capomafia ad un capo di stato, ma se dici che la Grappa Levi... no, vabbe', non lo ripeto. Insomma, per quello, si rischia.

Tanto rumore per nulla.
Franco Ziliani non ha bisogno di un esegeta, quando scrive, molto chiaramente: "fattori come la reperibilità dei vini e l’attenzione agli aspetti commerciali ... non vanno in alcun modo demonizzati e costituiscono un plus per il visitatore – appassionato". Eppure il suo post sulle rassegne di Villa Mattarana e Villa Favorita finisce per generare distinguo un po' verbosi (leggetevi tutto quando avete tempo) che ottengono di innescare il meccanismo perverso dell'excusatio non petita, accusatio manifesta. Mi spiace notare che l'accusa d'esser commerciali possa vagamente irritare; lo dico senza ironia, essendo io ben peggio di loro: io sono commerciale al cubo. E questo ci porta direttamente alla prossima puntata, che si intitola

La lettera scarlatta.
Quando discetto di vino con i locali amici di Arcigola Slow Food, c'e' sempre qualcuno che mi zittisce perche' io, alla fine, "sono un commerciale". Il concetto e' semplice: essendo io un ignobile individuo che col vino si arricchisce, il mio giudizio non puo' che essere, fatalmente, viziato. A questa osservazione non bisogna obiettare con dichiarazioni polemiche del tipo "e infatti voi di Arcigola siete tutti Francescani" -- questo e' gravemente scorretto, e' poco zen e non e' riequilibrante del kharma. Bisogna piuttosto accettare serenamente il fatto che noi commerciali abbiamo tatuata sulla pelle la lettera scarlatta simbolo dell'Infamia, a forma del logo dell'euro. In questo mondo di puri e di poeti del vino, noi laidamente passiamo all'incasso. Anzi, subdolamente frequentiamo luoghi come le rassegne di Vini Veri et similia col vile scopo di farne lucro: vi confesso che sto pure puntando quei komunistacci di Critical Wine; il problema e' che la mia Audi A8 si nota troppo nel loro parcheggio, in mezzo alle Trabant.

domenica, aprile 09, 2006

Due o tre cose, buttate li'.

Ah, bello tornare a casa. Quattro giorni abbastanza intensi, piacevoli, e qualche bella scoperta. Essere sistematici non e' facilissimo, e' sera tardi, la stanchezza eccetera. Tantovale procedere per punti, due o tre cose, buttate li'.

1. Ma che gli piglia ai siciliani? Possibile mai che un buon rosso di Sicilia mi costi piu' di un Docg piemontese? E' il secondo anno di fila che vedo prezzi preoccupanti in Sicilia, ed in generale al sud, mentre a nord vedo Barbaresco (dico Barbaresco, mica pizza e fichi) che costano meno di un qualche sconosciuto Nero d'Avola; mah. Per non dire di Chianti notevolissimi che rispetto al citato siciliano costano la meta'. Ari-mah.

2. Definitivamente, se avessi un euro per ogni volta che ho sentito formulare il termine "minerale" durante questi quattro giorni, non avrei bisogno di lavorare, mai piu'.

3. Scene di incomunicabilita' a Villa Favorita. Stand di vini alsaziani, con giovane produttrice alsaziana; come e' noto ai piu', l'Alsazia e' una regione europea passata dalla Germania alla Francia, dopo la Prima guerra mondiale; i paesi hanno nomi tedeschi, gli abitanti (ergo pure i produttori di vino) hanno nomi tedeschi, vinificano riesling e gewurtztraminer, ma sono francesi: difatti l'avvenente produttrice che ho davanti parla francese, e capisce pure il mio inglese (cosa encomiabile in se'). Arriva un tizio ad assaggiare, tedesco, che in tedesco si rivolge alla produttrice alsaziana; io non parlo tedesco ma lo capisco, mentre per ironia della sorte e della storia geopolitica l'alsaziana non lo parla ne' lo capisce; il tedesco parla solo tedesco, essendo coerente, ed in tedesco chiede all'alsaziana notizie su una certa vendemmia; l'alsaziana guarda prima lui poi me, con occhio implorante, tipo: "ma che dice, questo?" cosi' io in inglese spiego all'alsaziana che vuole il tedesco. Lei mi risponde in francese ed io rispiego il tutto, rigorosamente in italiano, al tedesco; e concludo: "hai capito?" E lui: "nein". A quel punto sento il bisogno di un'aspirina.

4. In mezzo alle altre vicende, sono andato qui. Naturalmente c'era lui e pure lui, nonche' lei; ho conosciuto anche lei. Piu' tantissimi altri che non so dire. Come direbbe lui, son cose. A proposito, tu c'eri?

venerdì, aprile 07, 2006

Flash da Verona.

La notizia peggiore, in assoluto, e' il taglio di bilancio che le aziende hanno apportato, tutte, alla voce standiste. Quasi parimerito in ordine di gravita', il Gprs di Vodafone ha latitato per quasi due giorni, sul mio albergo. Altrove, funzionava: una versione digital della nuvola di Fantozzi.

Per le cose serie (ce ne sono, pure, fortunatamente) prossimamente ci si aggiorna.

mercoledì, aprile 05, 2006

In viaggio con Flickr.

Da domani, Vinitaly.
Come al solito, peggio del solito mi divertiro' a caricare foto sul mio account di Flickr, che per l'occasione fungera' da photo-wine-blog in tempo reale: meraviglie degli smartphone e del gprs. Uno dei miei guru preferiti dice che Flickr sucks, e questo un po' mi spezza il cuore; in effetti, la lentezza e' il vero problema di questa applicazione che, tuttavia, mi ostino ad amare.

domenica, aprile 02, 2006

Che succede alle griffe?


Nel giro di pochi giorni mi capita di bere un paio di griffe: Guado al Tasso '99 di Antinori e Cremes 2004 di Gaja. Non sono etichette che vendo, e infatti le ho testate in due diversi wine-bar della mia citta'. Succede infatti che quando l'enotecaro esce la sera in compagnia di un vecchio amico, si infili in un'enoteca-con-mescita ad assaggiare e ciarlare di vino (e successivamente del senso della vita) per deformazione professionale e curiosita' enoica, e pure perche' gli piace, via.

Comunque, di due assaggi diversi, resta una sola impressione, alquanto coincidente: che succede alle griffe? Perche' si bevono vini che non sono, a mio avviso, all'altezza della loro fama? Il Guado '99 esibisce un naso sottile, con piacevoli riconoscimenti di tostato, di polvere di caffe', e nuance di legno, ma tutto all'insegna di una esilita' che sconfina nell'inconsistenza; bocca coerente, certamente all'insegna della piacevolezza ma senza lunghezza, senza trama, senza possanza: il confine tra elegante e sfuggente e' labile, a volte. Sia chiaro, parlo di un rosso qualitativo, un vino che si situa su punteggi tipo 82-85/100; ma non all'altezza del suo blasone, non all'altezza delle aspettative (sull'etichetta la Doc Bolgheri Superiore mi farebbe sperare in altra performance) ed infine non all'altezza del prezzo (80 euri).

Con il Cremes di Gaja le aspettative erano, onestamente, inferiori. Vero e' che assaggiare con i preconcetti di una aspettativa e' la via piu' breve alla delusione, e del resto ricordavo il Cremes di Gaja come un vino cadetto rispetto alle produzioni aziendali. Il nome, (cremes, cremisi) si riferisce al colore tipico dei Dolcetto, e difatti Cremes e' un dolcetto senza recare alcun avviso in etichetta, se non l'immaginifico nome scelto dall'azienda, come ormai e' d'uso per molti vini di Gaja. Quando bevo Gaja, mi aspetto i fuochi artificiali; come detto, l'errore sta nelle troppe aspettative, visto che Cremes ha si, un bel naso floreale e fitto; ha si, una bocca piaciona ed equilibrata; tuttavia, e' molto lontano dall'essere un dolcetto indimenticabile; anzi, mentre lo bevevo, il pensiero correva a molti (troppi?) dolcetto assai piu' indimenticabili prodotti da illustri sconosciuti, assaggiati ultimamente. Data la griffe, dato il prezzo, la delusione e' spiazzante: per Gaja, come per Antinori.

sabato, aprile 01, 2006

Oggi, primo aprile.

Finalmente e' pienamente operativo il portale Italia.it.

[Aggiornamento delle 23.25]
Finalmente pure Google pensa ai cuori solitari, con Google Romance.