In questi giorni ho riassaggiato il Trento metodo classico (Millesimato 2007, pure) di Revì, che è una new entry in enoteca. Gran bell'assaggio, molto suggestivo - d'altra parte se lo vendo che volete che vi dica, che non è buono? Ma la verità è che (lazzi a parte) ho amato questo genere di assaggio impegnativo, perché il vino in questione è un millesimato con quattro anni di lenta presa di spuma sur lie. Un metodo classico ottenuto in tempi lunghi fatalmente è più concettuoso, stratificato, in una parola opulento. E' un vino tanto, a partire dai profumi ampi, fitti, il classico bouquet che dopo un'ora nel bicchiere tira fuori riconoscimenti sempre nuovi. E come succede in questi casi, paradossalmente il suo pregio potrebbe essere il suo difetto. Quando la beva è appena un po' più seria diventa più complicato (io credo) trovare un abbinamento adeguato. Questo non è tanto (e non è solo) riferibile al cibo da associare al vino. Per me l'abbinamento è un fatto di contestualizzazione, cioè dipende anche dal mio umore, dalla mia voglia di impegnarmi in qualcosa che richieda attenzione. Prestare attenzione ad un vino non è questione di obblighi, è appunto una voglia, una predisposizione: lo fai quando senti che ti va. Quindi lo contestualizzo. E' per questo che mi appassiono nello stesso modo ai vini piccoli e meno impegnativi, perché anche loro si incastrano in modo contestualizzato nel mio mood del momento.
Certo bevendo un metodo classico di questo tipo è sempre più evidente come certe parole siano parecchio limitate a qualificarlo, anche solo parlando. Fai presto a dire "spumante". L'enofilo advanced ormai non usa più dire spumante (e se non lo sapevate, sapevàtelo) e fa bene, perché spumante dice poco e niente. Ma anche metodo classico finisce per essere vago - vuoi mettere questo Trento classico comparato con un qualsiasi altro vino fatto con lo stesso metodo, per esempio un Franciacorta più giovanile, quindi più nervoso e scattante? La verità è che per ogni etichetta andrebbe fatto un bello spiegone preliminare, e per quello ci stanno gli enotecari. Altrimenti si finisce come nello spot di Corrado Guzzanti per il vago inesistente ultimissimo modello di Fiat: "'na macchina". E che è?
Questo è un blog enoico. Il vino è un alimento totalmente diverso da qualsiasi altro: evolve, ha carattere ed è imprevedibile (come l'umanità, insomma). Per questo è interessante. E non è industriale.
mercoledì, settembre 12, 2012
domenica, settembre 09, 2012
Quote of the day
"Non c’è nessun criterio valutativo attendibile se non il mio bizzarro e discutibile gusto personale, assolutamente variabile a seconda dell’umore, della digestione, delle condizioni meteorologiche e della difficoltà riscontrata nell’ultimo parcheggio sotto casa".La citazione che avete letto non appartiene ad un assaggiatore di vino (e questa è una buona notizia). E' noto che gli assaggiatori proféscional si abbarbicano ad una serie di parametri che sono più o meno oggettivi. Ma è sufficiente vedere come i parametri possano cambiare, a seconda della scuola di pensiero (vin-naturisti puzzoni contro turbomaroniani adoratori del dio vinofrutto) per relativizzare, assieme al giudizio sul vino, anche l'ottimismo sulle sorti magnifiche della critica eno.
Comunque l'autore del quote è il mio guru cinematografico di riferimento, Dziga Cacace. A proposito, la citazione finisce così: "E detto questo, non mi resta che lasciarvi alla lettura delle sciagurate pagine che seguono. Tanto, la verità non esiste".
sabato, settembre 01, 2012
L'enofilo tranchant
Oggi è apparso per l'ennesima volta l'enofilo tranchant. Non è la prima volta che ne vedo uno, e non sarà manco l'ultima, purtroppo. L'enofilo tranchant è quello che trancia giù giudizi a colpi di accetta: le cose stanno come dice lui, punto e basta. Io gli parlavo di una certa Doc che ho in vendita e quello, deciso: "Non esiste alcun [inserire una denominazione a piacere] che sia decente".
Bum. Manco li avessi assaggiati tutti, poi. Come ci si comporta con uno così? Gli parli, lo meni? Lo educhi, lo blandisci? Io l'ho blandito. Sapete come si dice, "il cliente ha sempre ragione", e poi "piemontesi falsi e cortesi" (io sono mezzo piemontese). Ci ho messo due ore ma alla fine siamo diventati quasi amici, anzi ha anche comprato qualcosa. D'altra parte con la crisi pure l'enofilo tranchant mi pare uno zuccherino.
mercoledì, agosto 29, 2012
Scusate se (sor)rido
Me lo dico da solo prima che lo facciate voi: no, non bisogna ridere dei comunicati stampa, è una brutta cosa, quella è gente che lavora e va un po' rispettata, ecco. E adesso che l'ho detto, scusate, ma questo comunicato stampa fa ridere. O sorridere. Non è colpa dell'abusato termine "evento" (nei CS accadono solo eventi), nemmeno della scioccante rivelazione che nel mondo connesso ci fossero "1500 Winelovers" a scrutare la vendemmia notturna. Il fatto è che, grazie al CS, ho ricordato come ho passato la notte del 10 agosto, invece di stare connesso al live streaming di una vendemmia notturna. E insomma, ho sorriso.
[Dice: hai scordato di mettere i link all'evento. No, non me lo sono scordato].
lunedì, agosto 27, 2012
giovedì, agosto 23, 2012
Grazie lo stesso, Vinitaly
I blogger sono un fenomeno naturale come qualsiasi altro, e come ogni fenomeno naturale hanno una vita fatta di parabola ascendente e di successiva discesa (che speriamo sempre lentissima e serena). Adesso che vi ho rallegrato con questa ineluttabile visione, vi dirò che io, in quanto blogger, sono in una fase di serena maturità. Si capisce dal fatto che, leggendo quasi qualsiasi cosa, riesco a trovare un qualche possibile commento rieditando cose che scrivevo, in proposito, anni fa.
Per esempio oggi leggo che Vinitaly si occupa di embeddare i blogger. Nell'augurare un buon risveglio agli assopiti funzionari dell'ente fiera (ma anche no) segnalo quel che scrivevo annorum fa.
E’ bene che questa categoria di enofili non sia (almeno tutta) embedded. E’ bene che sia invisibile – i blogger invisibili e un po’ underground coltivano il buzz libero e selvaggio, e pazienza se nessuno li foraggia o li blandisce. In fondo se siamo bloggaroli non ce l’ha ordinato il dottore. Se serve il biglietto omaggio per la fiera è sufficiente avere per amico qualche ristoratore, o enotecaro, o distributore: qualcosa si riesce sempre a racimolare – e prendetelo come l’how-to del giorno. Rapidi ed invisibili, tutti quelli che scrivono di vino in rete senza il timbro tondo dell’ordine possono generare quella famosa informazione dal basso che (pensa un po’) non deve dire grazie a nessuno e quasi sempre fornisce news fenomenali.Quindi lasciamo i tetragoni burocrati veronesi ai loro form online e alle loro carte e timbri. Semmai, sarebbe il caso di sviluppare questo aspetto: visto che gli enotecari online cominciano ad essere una legione, io proporrei di regalare i biglietti omaggio che abbiamo, quasi sempre, in sovrappiù, a qualsiasi blogger che si presenti a bottega e che dichiari il suo status: "salve, sono un wine blogger e vorrei entrare aggratis alla Fiera di Verona". Ecco fatto l'accredito per i blogger. Ma di questo semmai ne riparliamo.
venerdì, aprile 20, 2012
Cose molto buone
La Celata è il nome di una linea aziendale che fa capo a Molinelli, produttore di Ziano Piacentino. Ultimamente ho sviluppato un'insana dipendenza da questa barbera, "Polveriera"; pur essendo in area piacentina, Molinelli ha vigneti anche oltre confine, cioè in provincia di Parma. Per questo si porta in etichetta la tragica denominazione "Barbera dell'Emilia", che rappresenta un ostacolo quasi insormontabile alla vendita. Ma la vendemmia 2010 ha un altro aspetto spiazzante: il tenore alcolico, quindici gradi. Non poco. Bisogna assaggiarlo per capire che si tratta di un vino spettacoloso, che dopo un po' di giri nel bicchiere squaderna un profondissimo bouquet di frutti rossi molto maturi, che in bocca si trasformano in succulenza e delizia totale. A bottega costa euri 8,80. A volte la felicità non costa cifre orrende.
lunedì, aprile 09, 2012
Intravino today
Oggi Intra pubblica un post a firma Federico Ferrero: è un bel post, lungo e articolato, quindi sotto questo aspetto è poco bloggish, però abbiamo scelto di pubblicarlo oggi, in un giorno di festa nel quale abbiamo immaginato che i lettori abbiano un po' più di tempo a disposizione, quindi si possano godere in santa pace la lettura.
Questo mi consente pure una riflessione su cosa sia Intravino oggi: la creatura alla cui nascita ho collaborato, e che col tempo ha iniziato a presentare contenuti che, a mio modo di vedere, sono di gran qualità. Ferrero, per dire, è l'autore dal quale discende Langhe Doc, il film. Sul piano strettamente personale, per me è un vero onore essermi ritrovato, tra le mani, lavori di questo livello. Al momento infatti mi capita di essere una specie di dirigente editoriale della creatura: assieme al team dei fondatori si decide cosa si pubblica, quando, e come. Riesco ad essere parte di un meccanismo complesso, che si è ritagliato un posto centrale nel discorso-vino in Italia, e che ci sta dando grandi soddisfazioni. Insomma, buona lettura.
sabato, marzo 24, 2012
Vinitaly 2012: siamo (sono) là
Piccola comunicazione di servizio, per dire che martedì e mercoledì l'enotecaro latita, quindi l'enoteca è chiusa, in quanto mi teletrasporto a Verona. E' di nuovo tempo di Vinitaly. Essere long-time blogger consente il lusso dell'autocitazione, quindi, ecco:
amo la Fiera, non solo perché nel mio ambito lavorativo mi consente di sviluppare infiniti contatti in pochi giorni, ma pure perché ritrovo aspetti probabilmente secondari, e probabilmente personali, che alla fine mi fanno dimenticare ogni scomodità e strazio organizzativo. Uno su tutti, mi piace l'aria da grande mercato di paese che si respira. Questo probabilmente perché molta parte di chi espone appartiene, comunque, ad un certo mondo contadino che si sta estinguendo (evolvendo, diciamo) e che mi ricorda l'infanzia; alla Fiera ritorno un po' alle radici, e le suggestioni dettate dai ricordi di mio padre che trattava con i contadini (fornitori, si deve dire oggi) hanno un peso non piccolo: stringere quelle mani e guardarsi negli occhi parlando di vendemmie e lavori in cantina fa scordare ogni ressa o coda
venerdì, febbraio 17, 2012
A Firenze ad assaggiare Chianti
Nota di servizio: il quipresente domani, sabato 18 febbraio, sarà a Firenze, per l'Anteprima Chianti. Semmai ci si vede là, e in ogni caso l'enoteca resta chiusa. Arrivederci a martedì.
Update. Che poi è andata così.
Update. Che poi è andata così.
martedì, febbraio 14, 2012
A volerci trovare un difetto, Marco Doria è astemio
Insomma è proprio vero, nessuno è perfetto. Prendi Marco Doria: il vincitore delle primarie del PD a Genova ha almeno un difetto, e l'ho scoperto su l'Unità: è astemio. Lo invitano a brindare per la sua vittoria, e Marco rifiuta. Quella sera stessa, in un'intervista ad una TV locale, ha detto un'altra cosa alquanto sbalorditiva sui festeggiamenti che lo aspettavano: "Stasera non posso fare tardi, perché domattina devo andare al lavoro". Non vorrei rievocare il tormentone montiano, sobrietà, ma ecco, l'ho detto.
Quanto al fatto di essere astemio, vorrei tranquillizzare tutti. Conosco fior di enofili, assaggiatori esperti, produttori, che sono ex-astemi. Spesso chi ha un passato di totale estraneità nei confronti dell'enomondo, si ritrova nello status ideale per apprenderne le meraviglie e goderne di più, e meglio. Un po' come certi politici che non sono di lungo corso, e rappresentano il nuovo: alla fine vincono. Il prossimo sindaco di Genova è astemio? Può solo migliorare. E comunque se fosse perfetto sarebbe insopportabile.
[Immagine: Il Secolo XIX]
Questo post era pubblicato su l'Unità, ma siccome Romanelli ne ha fatto uno simile, e cheppalle, l'ho spostato diqquà. Facciamo che la prossima volta faccio io un post sulle chianine così siamo pari, eh? Eccheccavolo. La dura vita del bloggarolo.
mercoledì, febbraio 01, 2012
Un nuovo wine blog (si sentiva il bisogno di un nuovo etc etc)

Vino e storia è il wine blog di Pietro Stara. Che è un amico ma soprattutto un enofilo finissimo. Chi pensa che il wine blogging contemporaneo sia affetto da un livello di cazzeggio eccessivo qui troverà, finalmente, pace:
I discorsi (produttori, giornalisti, medici, economisti, distributori, sommelier…) sono qui intesi come pratiche e come pratiche discontinue che devono essere lette, secondo la raccomandazione di Foucault (L’ordine del discorso, 1971) nella logica che gli è propria così come avviene per le pratiche amministrative, mediche, giudiziarie, ecc. Per comprendere la formazione dei discorsi sul vino occorre quindi capire i luoghi e gli ambienti in cui accadono, le condizioni di possibilità degli enunciati, la loro rilevanza anche semantica e gli schemi organizzatori che li ordinano.Aggiornate i vostri feed reader, o il bookmark (antichi).
martedì, gennaio 31, 2012
Nativi naturali. Deal with it
Succede che oggi Sara Porro pubblica un post su Intravino che per me è definitivo sotto molteplici aspetti. Dice Sara: «come coloro che hanno 10 anni meno di me sono definiti “nativi digitali”, io appartengo ai “nativi naturali”: il vino naturale, verso cui sono stata sempre spontaneamente attratta per via di valori in cui mi riconosco, è per me in genere semplicemente “il vino”». I nativi naturali sono un (piccolo?) punto di svolta nel dibattito sul vino naturale. E ci voleva una blogger di una generazione successiva alla mia per farmi capire, per dirne una, che io sono un nativo maroniano. Cioè che la mia disdicevole inclinazione alla frutta e alla morbidezza è un fatto anche generazionale, relativo alla mia educazione vinosa, che è situata, essenzialmente, nei primi anni novanta dello scorso millennio.
I collegati disposti di questo fatto sono numerosi. Per esempio: io credo, quasi ineluttabilmente, che Intravino sia diventato una sede fondamentale delle conversazioni in rete sul vino. Al netto delle connivenze e delle amicizie personali che ho con il team di editor, io devo riconoscere che la qualità del dibattito, lì, è incomparabile con qualsiasi altro blog. Lo so, è una dichiarazione un po' forte. Ma ditemi voi dove una giovane (28 anni!) appassionata di food-and-wine trovi il modo di esprimere concetti articolati, complessi e veri, senza essere figlia d'arte, amica degli amici, cooptata, iscritta ad un ordine.
E io, che con orgoglio sono stato un proto-intravinico, adesso leggo Intravino e capisco di più, e meglio, riguardo al mondo del vino e riguardo, in definitiva, a me stesso. Quanto è fantastico tutto questo? Niente guru, niente tromboni, i giovani hanno davvero un posto dove dire, spiegare, articolare, determinare l'essenza del dibattito. Quelli della mia generazione, che sono stati fino a ieri giovani commercianti, giovani blogger (ma io ormai ho 48 anni!) farebbero bene a meditare sul fatto che qui la gerontocrazia si polverizza con un post.
mercoledì, gennaio 25, 2012
Lambrusco MdV 2011, perché non mi schiodo dal vino frutto

E' già tempo di Lambrusco 2011. Quello di Monte delle Vigne. Mentre lo bevo (a larghi sorsi) realizzo che non smetterò mai del tutto di amare i vini-frutto, cioè quelle espressioni eno che enfatizzano la morbidezza rigogliosa. Qui, poi, c'è l'effetto gioventù, per cui la spuma è violacea ed il profumo è quasi sfacciato, lampone e petali di rosa. In bocca l'alcol contenuto (solo 12,5) chiude il quadro di un vino godurioso e ludico. Da bere e ribere. 84/100 per euri 9,80.
martedì, gennaio 17, 2012
Modalità "gne-gne-gne" on
Stamattina, un secondo prima di inforcare il cavallo d'acciaio e recarmi al lavoro, l'auricolare dell'aifono dei poveri mi trasmette la rubrica "rispondimi questo" dentro al programma radio che ausculto ogni dì, Lateral. La rassegna stampa stigmatizza (e biasima) l'abitudine di fare titoli che contengono una domanda. Dice "L'Unità: la benzina costa più del vino??" - e io penso: e chi è 'sto scemo che dice una cosa simile. Poi mi ricordo che lo scemo sono io. Però, che diamine, il titolo aveva anche la risposta. Gne, gne, gne. *Faccina*.
Inizio d'anno con how-to conversazionale (cool a partire dal titolo)
Non so bene da quanto tempo seguo quelle cose che si chiamano "conversazioni in rete". Per fare un esempio, questa roba che state leggendo è una conversazione in rete. I commenti ne fanno parte, come gli ipertesti (i link) e le altre forme di aggregazione e allacciamento. Questo ambiente ha le sue enormi e meravigliose potenzialità, e soprattutto le sue sorti progressive, ma ha pure i suoi buchi neri e i suoi guai, limiti, difficoltà, scazzi.
Tra i tanti, io sono sensibile ad un tipo di obiezione/scazzo che, appena fa la sua comparsa nel dibattito, ottiene un effetto perverso: è una specie di raggio della morte che uccide istantaneamente ogni possibile, successiva risposta. Mi riferisco al termine "invidia". Quando tra i commenti arriva qualcuno a dire "è tutta invidia", mi sale, normalmente, la carogna. Cosa obbietti a uno così? Elenchi quanti e quali motivi hai per non essere invidioso? Troppo patetico. Lo mandi a quel paese? Troppo flame. Lo ignori? Troppo dannoso per la digestione. Il fatto è che quello è il genere di commento che, rendendo impossibile la replica, ammazza per sempre ogni ipotesi di confronto costruttivo. Come sappiamo, non esiste una difesa efficace contro il raggio della morte: quello uccide e basta.
Ho provato e riprovato ad immaginare un tipo di risposta adeguata, una volta per tutte, a questo modo infantile di mandare in vacca qualsiasi conversazione. E non ci sono riuscito. Quindi ho deciso, in via autonoma e del tutto personale, di creare da zero una regola di condotta. Ed eccola: dato il valore efferato di questo tipo di intervento, ho deciso che chiunque ne faccia uso venga dichiarato in automatico perdente. Significa che il commentatore colto in flagranza di uso del raggio della morte diviene, all'istante, soccombente nel confronto: ha torto, ha perso. Esibirò questo post come fosse il cartellino rosso nel gioco del calcio: vai fuori e non giochi più, perché sei inutile alla discussione. Questo post, molto immodestamente, spera di avere un'ampia utilità sociale.
Tra i tanti, io sono sensibile ad un tipo di obiezione/scazzo che, appena fa la sua comparsa nel dibattito, ottiene un effetto perverso: è una specie di raggio della morte che uccide istantaneamente ogni possibile, successiva risposta. Mi riferisco al termine "invidia". Quando tra i commenti arriva qualcuno a dire "è tutta invidia", mi sale, normalmente, la carogna. Cosa obbietti a uno così? Elenchi quanti e quali motivi hai per non essere invidioso? Troppo patetico. Lo mandi a quel paese? Troppo flame. Lo ignori? Troppo dannoso per la digestione. Il fatto è che quello è il genere di commento che, rendendo impossibile la replica, ammazza per sempre ogni ipotesi di confronto costruttivo. Come sappiamo, non esiste una difesa efficace contro il raggio della morte: quello uccide e basta.
Ho provato e riprovato ad immaginare un tipo di risposta adeguata, una volta per tutte, a questo modo infantile di mandare in vacca qualsiasi conversazione. E non ci sono riuscito. Quindi ho deciso, in via autonoma e del tutto personale, di creare da zero una regola di condotta. Ed eccola: dato il valore efferato di questo tipo di intervento, ho deciso che chiunque ne faccia uso venga dichiarato in automatico perdente. Significa che il commentatore colto in flagranza di uso del raggio della morte diviene, all'istante, soccombente nel confronto: ha torto, ha perso. Esibirò questo post come fosse il cartellino rosso nel gioco del calcio: vai fuori e non giochi più, perché sei inutile alla discussione. Questo post, molto immodestamente, spera di avere un'ampia utilità sociale.
giovedì, dicembre 29, 2011
Bruno Michel Rosé Les Roses
Uno dei migliori assaggi dell'ultimo Natale. Un rosé potente, masticabile, abbastanza misterioso perché in rete non si trova quasi niente, sembra che Bruno Michel non abbia nemmeno un sito (insomma bisognerebbe rimediare, dovrei fare un giro da quelle parti in primavera). Nel frattempo provo questo champ preso alla cieca, di Michel avevo assaggiato altro ma questo l'ho acquistato sulla fiducia, ed infatti ho dovuto testarlo: gran bella sorpresa. Bruno Michel lavora alla maniera dei rosati saignée, parolaccia incomprensibile che in sostanza significa "vinificazione in rosato", con breve contatto sulle bucce, anziché il sistema, abbastanza in uso in Champagne, del coupage, cioè del taglio di vino bianco e vino rosso (e poi via, alla spumantizzazione). Gli espertoni dicono che i saignée sono più cool, io invece preferisco i coupage perché hanno quel colore grottesco tipo spuma al ginger. Sia come sia, questo è del tipo cool, 100% Pinot Meunier. Naso stroboscopico, riconoscimenti di brodo di carne, carne fresca, e dopo (parecchio dopo) arriva la botta di frutta rossa macerata. Esperienza abbastanza estatica. Resta prepotente il desiderio di ripetere l'esperienza, quanto prima. 90/100, euri 58.
giovedì, dicembre 22, 2011
Avvisate la Corte dei Conti (ah, no, li hanno già avvisati)
domenica, dicembre 18, 2011
Vecchio barbogio trololololol
Mi riferiscono, perché non frequento, che l'ultimo editoriale di Bibenda trolleggia. Senza sapere, o forse sì, che tutto ciò è reato (perlomeno, dovrebbe esserlo).
[Post scritto fuori dall'orario d'ufficio - ah, no, aspetta, qui il capo sono io, faccio un po' quel che mi pare]
domenica, dicembre 11, 2011
Cioè uno vorrebbe anche fare il wineblogger, ma

Ma a volte il mondo rema contro. Prendi per esempio i compagni de l'Unità: abbiamo - o hanno, ma a me piace usare abbiamo, mi tiro dentro - abbiamo (dicevo) completato il trasferimento di tutti i blog su piattaforma Wordpress. Bene. Anzi no. I server hanno traballato, sussultato, tossicchiato e poi sono andati giù. Poi sono tornati su (ma senza le immagini). Quindi vediamo se qualche wiz ci aiuta oppure ci tocca rifare tutto a mano. Ma non è questa la cosa importante: la robina più rilevante in mezzo al trambusto di switch off e showdown e cross the fingers è che i blog de l'Unità (tutti) hanno cambiato URL (inserire, qui, grido pànico tipo coro della tragedia greca). Io ci ho provato, li ho avvisati, consigliati, implorati e blanditi, ma niente: quello che una volta si chiamava etilicamente.blog.unita.it oggi si chiama etilicamente.comunita.unita.it - e tanti saluti ai blog roll che dirigevano sui vecchi domini, e al traffico in entrata che perdiamo. Dice che metteremo dei redirect, meglio che niente. Oh ragazzi, va così, non capisco ma mi adeguo (cit.) - e quanto ai feed, eh, signora mia, ma che pretende, abbiamo solo due mani sa? Comunque quando li mettiamo su, sarete i primi a saperlo. Resta il fatto che la parolina "ComUnità" non è nemmeno malaccio. Anche se.
giovedì, dicembre 08, 2011
Champagne (all) day
venerdì, dicembre 02, 2011
Brunello day, domani. Segnati la save-the-date

Il Brunello 2006 di San Lorenzo è a bottega da pochi giorni, direi che ho aspettato abbastanza: lo apro. Durante la giornata di domani, sabato 3 dicembre, sarà offerto in degu gratuita solo ai clienti simpatici. Ed assieme apriremo la prima riserva prodotta da Luciano Ciolfi, sempre vendemmia 2006 (questo, per intenderci) che sarà disponibile in vendita l'anno prossimo, quindi un'anteprima. E siccome un'anteprima tira l'altra avrei anche la futura vendemmia 2007. E poi... no, basta così, che poi siete troppi. Non ditelo troppo in giro, insomma.
domenica, novembre 27, 2011
L'intricata condizione di uno che scrive di vino ma lo vende pure
Sono un wine blogger esondante. Fornisco prestazioni d'opera ad Intravino, a l'Unità, ho collaborato con altri editori, e probabilmente se "Svegliatevi!" dei Testimoni di Geova mi chiedesse un post, non direi di no. M'è capitato di negare la mia collaborazione a qualche editore, ma quasi sempre per pigrizia o mancanza di tempo. Poi dispongo di questo blog, che leggete adesso, che ormai è la cosa meno mainstream che faccio, o la più egoriferita, personale. E' tornato ad essere, credo, quello che doveva essere in partenza, il bollettino digitale di una bottega ai tempi della comunicazione autoprodotta. Per questo, oggi, intrattengo i miei piccoli fan su un argomento polposo e personale: il conflitto di interessi.Dunque, cercando di farla quanto più breve possibile (e non ci riuscirò), io sono in una condizione non facilissima. Finché ero il bloggarolo di Diario enotecario e basta, ci stava perfettamente che io disperdessi il seme della mia conoscenza, relativa a ciò che vendo: era parte del pacchetto completo, diciamo. Trattavasi di enotecaro che aveva nel blog il prolungamento digitale della comunicazione analogica autoriferita. Tradotto dal sanscrito: uno usa Internet anche per vendere, sia sé stesso che il prodotto che rappresenta, nei modi peraltro virtuosi ed aperti del due punto zero: l'interazione, l'orizzontalità, e tutte quelle altre belle robe che - do per scontato - dovreste conoscere a memoria. Già questo poteva configurare qualche tipo di conflitto, ma solo agli occhi del vecchio barbogio (scusate). Soltanto il vecchio barbogio, oggi, manca di cogliere gli elementi rivoluzionari e libertari della comunicazione autoprodotta, per incaponirsi in banalissimi puntigli del tipo "prova a chiedere a l'oste se è buono il vino". Purtroppo (per me che sono l'oste) il tempo nel quale affermavo che il vino è buono, senza contraddittorio, è finito. Morto. Non torna più. Ora, chi non comprende questo meccanismo elementare è vecchio, è barbogio, è, per usare una coppia di termini presi a prestito, sommerso. Tutti gli altri sono i salvati: ci stiamo lasciando indietro una lunga serie di sommersi, forse dovremmo approfondire questo punto (c'è materia per un altro post) ma siccome il flusso è veloce i sommersi sono tanti, e - scusate - a 'sti punti sono anche un po' cazzi loro, sia perché sono degli incapaci, sia perché sono delle teste vuote, e proprio non riescono a starci dietro. Va be', l'ho detto, di questo ne riparliamo.
Il problema del conflitto di interessi, secondo me, può sorgere e diventare più serio quando comincio a scrivere del mio ambito commerciale in una sede editoriale diversa da quella autogestita. Quando un blog che fa migliaia di visite al giorno, o peggio un editore nazionale chiedono, a me, di produrre contenuti che includono una valutazione qualitativa, riferibile a quello che è l'oggetto del mio commercio, il rischio è evidente. Chiaro, è piacevole essere richiesto per fornire quei contenuti. E' altrettanto chiaro che questa popolarità è resa tanto più facile quanto più questi servigi vengono forniti gratis - perché a darla via allegramente si ottiene sempre qualche tipo di attenzione. Qui il problema diventa (ancora) altro, riguarda i professionisti dell'informazione che si ritrovano tra le palle quelli come me che apparentemente fanno un lavoro simile ma nella realtà forniscono un tipo di performance alquanto difforme, perché noi veniamo da Marte e quelli vengono da Venere (o viceversa, fate un po' voi). Loro si incazzano, noi ce ne freghiamo (purtroppo per loro) e tiriamo dritti. In fondo, tutto questo smottamento alluvionale non è mica colpa nostra, succede, sarebbe meglio non perdere tempo a discutere tra di noi e spicciarci che qui viene giù tutto: volete essere sommersi o salvati? La risposta la sapete, credo.
Dunque il problema è: come se ne esce? Sfortunatamente non ne ho idea. Spiace per voi che vi siete sorbiti 'sta lunga pappina e, forse, arrivati qui speravate di trovare la soluzione proposta dal guru di turno (io). Il fatto è che i guru non sono propriamente gli esempi di stile ai quali mi ispiro, e comunque la guraggine, come il padreternismo, sono attitudini in crisi grave. C'è appunto questo tipo di smottamento, di frana, insomma di sommovimento nell'allocazione dell'autorevolezza e della conoscenza: queste si stanno riallocando, come le unità di memoria in un cervello elettronico: dai pochi giganteschi mainframe (l'establishment della cultura, la stampa mainstream, per esempio) stanno passando alla distribuzione wiki, o alla dispersione peer-to-peer, originando una conseguente perdita di elementi di autorevolezza: non perché questi fossero carenti ab ovo, ma solo perché si stanno svuotando, ridistribuendosi su lontanissime cloud. Quindi, dato questo genere di sommovimento, figuratevi se io mi impanco a guru: proprio ora che stanno per finire, quasi tutti, disattivati. Avete presente la morte di Hal 9000? La lenta agonia del mainstream, il travaso di dati dal centro alle periferie infinite sono causa, purtroppo, di qualche instabilità in alcuni passaggi e riallocazioni. Anche qui, cercando di tradurre dal sanscrito, va spiegato chiaramente che questi fenomeni impongono alle periferie, alla base, un dovere di approfondimento, di conoscenza e di raffronto, che sono diventati più onerosi, più massivi quanto più i vertici, con le loro unità centrali di memoria (Hal 9000) sono agonizzanti. Si stava meglio quando si stava peggio? Forse sì. D'altra parte, non abbiamo avuto tutti un attimo (almeno un attimo) di compassione per Hal 9000? Una volta disattivato, David (il protagonista umano) si è ritrovato più libero, ma enormemente più responsabilizzato: da quel momento doveva farcela da solo. Che la scena della morte di Hal 9000 fosse metafora della rivoluzione wiki credo andasse un bel po' al di là delle capacità visionarie di Kubrick. Ma anche questo, è un altro discorso.
Al momento sono riuscito a riallocare solo pochissime unità di memoria. Cioè ho soluzioni parziali e provvisorie: ma siccome la responsabilità del giudizio è ridistribuita, partirò esattamente da questo aspetto. Tempo fa mi è capitato, durante un dibattito, di indicare la trasparenza come primo (ed unico, temo) elemento di attenuazione del conflitto di interessi (di ogni conflitto, potrei pure dire). In mancanza di altro, l'unico mezzo a disposizione è dato dal consegnare, a chi legge, il numero maggiore possibile di elementi di conoscenza, affinché sia chiaro, trasparente, il contesto nel quale (per esempio) uno come me scrive e comunica. Scaricando un vero e proprio overflow di dati in capo a chi legge, a chi si informa e a chi giudica, il loro compito potrà uscirne facilitato. Per fare qualche esempio concreto, riferito al mio caso, dirò che io vivo del mestiere di chi compra e rivende vino: fisiologicamente, narro gli aspetti positivi di ciò che vendo. Sono talmente convinto di ciò che dico, che sono disposto a correre il rischio di acquistare, pagandolo bene, l'oggetto della mia narrazione, per poi rivenderlo. Commercio e narrazione sono due parti della stessa cosa: me stesso. Una volta affermato questo, resta in capo al lettore l'onere (o l'onore? boh) di fidarsi, oppure no, come è peraltro legittimo. Questa specie di scaricamento del barile su chi legge ("sentite, le cose stanno così e così, adesso arrangiatevi") ha, come temo sia evidente, un bel po' di limiti. Tuttavia, come dicevo più su, non m'è venuto ancora in mente nulla che possa aggiustare, con maggior efficacia, il guasto che in via ipotetica, si va a formare. Insomma, non ho ancora trovato una scusa migliore. Tuttavia ho una strana, irrazionale (lo ammetto) fiducia in questo ecosistema. Ho la sensazione (forse è solo speranza?) che si stia avviando, lentamente ma inesorabilmente, ad autoprodurre le sue stesse autodifese, così come mostra, già numerosi ed efficacissimi, gli elementi di bilanciamento ed auto-bilanciamento quando alcuni punti della comunicazione e della narrazione si rivelano errati.
Grande è la confusione sotto il cielo, la situazione è eccellente.
venerdì, novembre 25, 2011
Siamo su feissbucc. Spread the world
Dopo circa un millennio che smanetto con Facebook, mi sono deciso a settare una pagina dedicata all'enoteca. A riprova del fatto che a bottega non abbiamo proprio un piffero da fare. Se vi piace, ditelo agli amici - se no, fatevi i fatti vostri (cit.)
No, seriamente: tutto il cazzeggio che non trova posto nel blog, lo trovate là. E non è poco.
mercoledì, novembre 09, 2011
sabato, novembre 05, 2011
La situazione alluvione oggi
Ieri ho chiuso bottega nel primo pomeriggio: nel mio quartiere, a ponente della città, c'era solo una pioggia molto violenta. E' entrata pochissima acqua in ufficio (che è attiguo al negozio vero e proprio), comunque niente di paragonabile a l'anno scorso. Il resto l'ho seguito da casa, in TV e via twitter. Non so quasi nulla, ancora, dei colleghi in centro, il poco che ho saputo finora è raggelante. Teoricamente ora dovrei essere in strada, direzione Merano. Teoricamente dovrei controllare in negozio se tutto è a posto, se nella sera e nella notte scorsa non è successo altro, ma apparentemente la zona è stata risparmiata. Comunque il Comune ha diramato l'ordinanza del divieto di circolazione, per le auto private. Insomma: state a casa.
Visto quel che è successo, sto bene, stiamo bene, ci tocca guardare avanti.
Se non mi capita di peggio, di ieri ricorderò anche quei venti minuti passati in scooter sotto quella pioggia. E' il genere di esperienza che ogni motociclista rischia di fare, almeno una volta. Come diciamo da queste parti, è bello poterlo raccontare.
giovedì, ottobre 27, 2011
Compagno Feed
lunedì, ottobre 24, 2011
Il mio (il nostro) ombelico
Quando uno dice "cazzeggio" riferito al blog. Cazzeggiatori and proud.
[Opera filmica di Lorenza Fumelli]
venerdì, ottobre 21, 2011
Quando uno è bravo, è bravo. E diciamolo
Io mi sento sempre un po' in imbarazzo a postare commenti sul genere "bel post" su Intravino. E' abbastanza demenziale farci complimenti tra di noi, capisco il culto dell'ombelico, ma a tutto c'è un limite. Però poi quando esce fuori una cosa del genere, francamente non so come comportarmi, mi verrebbe voglia di applaudire.
E allora lo scrivo qui: non ho mai stilato la classifica, ma il post che ha scritto oggi Emanuele Giannone è (diciamo) nel numero dei primi tre mai letti in tutta questa breve esistenza bloggarola.
domenica, ottobre 16, 2011
Questa settimana si assaggia Barraco
Da martedì a sabato prossimi, per tutta la settimana, in enoteca si esagera: degustazione gratuita dei tre ultimi arrivi di Nino Barraco. Grillo 2009, Nero d'Avola 2009, Pignatello 2008. "Non siam qui per vendere, ma per regalare".
[Il filmato viene da qui, chettelodicoaffare. Must read: alcuni assaggi di Barraco via Roberto Giuliani].
sabato, ottobre 15, 2011
Sangiorgi dixit
Uno dei miei guru preferiti parla del suo libro, e di vino, in questa intervista radiofonica. Dal minuto 8:43.
domenica, ottobre 02, 2011
Che sta succedendo
Post in modalità life streaming, riassuntivo di alcune delle due-tremila cose lasciate indietro. Il blog serve anche a questo, è la newsletter di me stesso. Anzi, partiamo proprio parlando di blogghitudine.
Definizione di blog (finalmente).
C'è stata una discussione sulla stanchezza di (alcuni) blogger: discussione stancante, stucchevole, confesso che pure io mi sono un po' stuccato. Vi rimando al pensiero di Filippo; aggiungerei, solo, che scrivere non è un fatto difficile, basta farlo quando si ha voglia. Ho sempre diffidato di quelli che "devo fare un post al giorno". Io, senza troppe stanchezze, continuo a trovare robe fenomenali nella blogpalla. Per esempio, ho cominciato a seguire Cronache dalla campagna, che mi sembra un pozzo (veramente un pozzo) di cose interessanti. E' il genere di blog che fa venire voglia di conoscere meglio chi lo scrive. Dopo aver googlato il nome della sua autrice, Silvana Biasutti, e dopo averne letto la biografia (e dopo essere cascato dalla sedia, e dopo essermi riavuto) ho continuato la lettura; tra l'altro in un passaggio (non ritrovo il link esatto ma c'è, da qualche parte) riesce a riassumere cosa sia un blog e cosa sia il giornalismo: il blog fa comunicazione e il giornalismo fa informazione. Cribbio, ma è proprio tutto qui, ed è geniale. Come mai non è venuto in mente pure a me? Adesso date retta, mettete a bookmark CdC oppure agganciate i feed, fate come vi pare, ma occhio a quel blog.
Ma la crisi?
Sulla famosa crisi non ho aggiornamenti. Cioè non ho un bel nulla da dire che non vi sia già noto. A meno che non siate straricchi, e della crisi quindi non vi importi una cippa (anzi, nel caso siate straricchi, lasciate che vi consigli una certa enoteca...)
E i guidaioli?
No, dico, ne vogliamo parlare? Vogliamo parlare delle guide ai vini che mugugnano "gne gne gne le guide son meglio delle recenze su Internet"? Vogliamo parlare della diatriba numero un miliardo tra stampa cartacea e wiki digitalizzato? Vogliamo rispiegare per la miliardesima volta tutto daccapo? Il mainstream professionale, la condivisione gratuita...
No, non vogliamo.
Ma che cavolo, ma pure voi però, scendere dal pero proprio mai eh? Poi uno dice che fa lo sprezzante. Va be', avevo concluso che non ne parlavo.
(Dice: ma a chi ti riferisci? Siccome i post vaghi che menano il can per l'aia, tipo "ci sono alcuni che affermano cose" sono irritanti, nello spirito explicit del mio blogghe annuncio che mi riferisco a quegli zuzzurelloni di Slowine con 'sto pezzullo. Pfui).
A proposito di stampa mainstream!
La mia strana avventura a L'Unità prosegue lietamente. Tuttavia sento di dovere almeno una spiegazione ai miei venticinque (milioni di) lettori. Come saprete siamo tutti immersi in un mondo affetto da bieca logica monetarista, per la quale il valore delle cose, e delle persone, si misura in danaro. Tralasciamo un attimo le conseguenze scellerate di questa logica (inutile mettersi a fare gli acchiappanuvole, al momento) e rispondiamo all'unica, preponderante e totalizzante domanda che tutti, ma proprio tutti, mi hanno fatto (o mi farebbero): "ma all'Unità, ti pagano??" - Bene, dovete sapere che su Internet io ho conosciuto solo due tipi di editori, che abbiano richiesto i miei servigi. Il primo tipo dice "non ti posso pagare"; il secondo tipo dice "non ti posso pagare PER ORA". Nella sostanza, gli effetti monetari sono identici: non si vede mai un soldo, in nessun caso. Comunque sia, L'Unità appartiene al secondo genere di editore. Tuttavia sta accadendo un fatto insolito, a L'Unità sto passando ad una inaspettata modalità pay. Il fatto mi sconvolge a tal punto che, francamente, ancora non ci credo. Ho cominciato a fare sul serio coi blogghe nel 2004 e ho visto una manciata di euri alla fine del 2011: ragazzi, fatevi sotto, che a bloggare vi pagate il leasing del SUV.
mercoledì, settembre 28, 2011
Cuz it sux?
venerdì, settembre 16, 2011
Due parole sull'aumento dell'IVA
Il listino resta così.
Va bene, sono quattro parole, ma il concetto è quello: qui non si applica nessun aumento, almeno fino all'anno prossimo. L'idea sarebbe di arrivarci, all'anno prossimo.
martedì, settembre 13, 2011
Mi piace rifarlo
E' successo di nuovo, I Numeri del Vino ha fatto dono dei suoi contenuti alla stampa mainstream. Inconsapevolmente, alle solite.
giovedì, settembre 08, 2011
Entusiasmo da bollicina
Credo di aver detto un milione di volte che amo le effervescenze, cioè le bollicine di CO2 disciolte in vari modi nel vino: dalla charmatizzazione veloce di alcuni Prosecco, fino alla lenta presa di spuma dei metodo classico, passando per le declinazioni possibili di Lambrusco. Forse bere l'effervescenza aumenta il sereno distacco dalle cose, non saprei dire meglio, ed è questa l'essenza del disimpegno, un termine che si associa volentieri a questi vini. Il disimpegno non vuol dire "non pensare" (non stabilmente perlomeno), se non altro perché il nostro tempo è un pensare costante; quindi il disimpegno inteso come "non-pensiero" è tutto sommato breve, dura il momento di qualche sorso. Be', insomma, c'è bisogno di quel "non-pensiero". Ecco, forse, cosa mi piace delle bollicine.
Tuttavia l'enofilo che è in me esce fuori a tratti, e mi ricorda che c'è disimpegno e disimpegno: quindi coltivo qualche attenzione ad evitare la banalità. Si può essere effervescenti, disimpegnati e non banali? Be', sì. Tutta questa premessa serve a dire che con la vendemmia 2010 il Pignoletto frizzante di San Vito s'è superato. Entusiasmo.
E quindi lo tengo in degustazione gratuita, a bottega, in questi giorni e per tutta la settimana prossima. Del resto, fa ancora caldo, no?
venerdì, settembre 02, 2011
Clientes
Mettendo a posto vecchi documenti saltano fuori cose così. La foto ritrae mio papà nella sua prima osteria, presumibilmente metà anni cinquanta dello scorso secolo. Io sono arrivato qualche anno dopo. Con lui alcuni clienti. Il negozio da fuori appariva così (l'immagine, un po' pesante, in alta risoluzione, è presumibilmente precedente).
martedì, agosto 16, 2011
Un'altra birra e poi la smetto
Ci vuole la vacanza per trasformarmi nel consumatore-tipo, del genere che va a fare la spesa in enoteca. Sfortunatamente la birra artigianale elbana che mi seduce al secondo sorso, qui, costa cinque euri la mezza bottiglia: ma quanto sono esosi 'sti commercianti? Menomale che esiste la disintermediazione, l'acquisto diretto, il prezzo sorgente e tutto quel bel discorsino che dovreste sapere già. Quindi balzo sul Cayenne e da perfetto barbone vado a comprare la birretta direttamente in azienda. E siccome qui non si butta via niente, ci esce pure il post su l'Unità.
Insomma un gran daffare per scoprire che il prezzo al pubblico che pratica il birrificio Cote Nere è di Euro 4,00. Dura la vita di chi disintermedia.
(Peraltro la connessione via Vodafone quest'anno merita il premio Brunetta per la totale inefficenza. La cosa peggiore è che non posso dire davvero quel che penso di Vodafone perché quelli hanno fior di avvocati).
martedì, agosto 02, 2011
Gadget victim

Insomma che scopro solo oggi che i cartoncini di Ca' Rugate hanno questi blister staccabili da mettere al collo delle bottiglie, coricate. Bella idea. Ma quanto mi piace questo gadget? E poi: ma quanto sono distratto? Son anni e annorum che spaccio il loro Soave. Deve essere una novità.
Sono gli ultimi giorni di riordino degli scaffali, ché l'enoteca chiude venerdì. E siccome sono anche i penultimi giorni di Pompei, speriamo tanto di rivederci a settembre, senza che nel frattempo sia crollata la civiltà occidentale. Nel caso, qui non mancherà l'alcol, per stordirsi del tutto.
martedì, luglio 19, 2011
Se il wine blog è qui per restare
Oggi è successo di nuovo, ormai ho perso il conto di quante volte, e so che risuccederà. Dunque ricevo questo listino prezzi dal simpatico dir. comm. dell'az. vitivinic. (grazie), e l'azienda non l'ho mai sentita nominare. Ma proprio mai mai mai. Che insomma nessuno è perfetto, figurati io. E che si fa in questi casi? Ormai ho il riflesso pavloviano, il destromouse parte in automatico col 'Cerca con Google' incorporato in Chrome. Manco ci faccio più caso.
E però niente, in rete c'è quasi zero, a parte la home aziendale (che rivela, pensa un po', che quei vini son fantastici). Per il resto, niente; nemmeno il caro vecchio medagliere di bicchieri del Gambero Rosso? Nemmeno una medaglia al Vinitaly? Ma soprattutto: nemmeno uno straccio di recenza su uno sfigatissimo blogghe?
Adesso resta solo una cosa da fare, assaggiare quei vini, e va be'. Poi magari se le etichette son meritevoli, un pezzo di blogghe dove pubblicare la degustazione lo troverò. Ma non è questo il punto: il punto è che 'sti piffero di blogghe, che sono malfatti quanto vuoi e sono arruffati e incasinati, sono qui per restare. Se non ci sono, io ne sento la mancanza. Puoi mugugnare quanto vuoi, puoi lagnarti e abbaiare alla luna fino a domani, ma ormai va così.
My two cents. Come sempre, eh?
mercoledì, luglio 13, 2011
Britagne. Che lameracci
Alder Yarrow ha cassato alla grande il nome che gli inglesi vogliono destinare alla loro produzione di spumante: Britagne. "Stupid wine name of the century". Dice che nel tentativo di dare un nome identitario a quel vino non riescono a fare come gli spagnoli (Cava). Ah, anche gli italiani sono citati ad esempio: perché noi usiamo "Franciacorta", e "Spumanti" (what?) con buona pace delle altre seimila denominazioni nazionali per le bollicine.
Perlomeno, la pronuncia di "Britagne" farebbe rima con "Champagne". Dice Alder: just lame.
mercoledì, giugno 29, 2011
E oggi, frizzantino
Frizzantino per modo di dire, il Coccalina di Mariotto (ne parlo qui, su l'Unità). E' il bianco-che-ci-vuole con questo calduccio, ed è in degu gratuita in enoteca.
lunedì, giugno 27, 2011
Sapevàtelo
A questa cosa dei produttori che usano i miei post per indottrinare la rete vendita, ecco, non mi sono ancora abituato. Credo che non mi abituerò mai. Quando poi succede (e succede) che i venditori mi mettono sotto il naso la stampa di una mia recenza per convincermi all'acquisto, il cortocircuito è completo. E' tutto molto bello (e comunque vi amo a tutti, o voi).
martedì, giugno 21, 2011
Ordine e progresso
Come si dice in questi casi? Prima avevo il dubbio, ma ora me lo sono levato. Adesso aspettiamo che il Sacerrimo Ordo de li Giornalisti rediga l'editto affinché il responsabile sia rinchiuso nella torre. A meno che non sia un blogger, che per definizione è un irresponsabile.
Update del 27 giugno: quelli del Gambero si son pentiti. Mio commento: pfui.
mercoledì, giugno 15, 2011
E allora birra anch'io
Non serve la scusa del caldo per farsi un birrone godurioso. Ma aiuta, diciamo. La mia birra aziendale adesso è Trois Monts, prodotta dalla Brasserie St. Sylvestre, birreria artigianale nelle Fiandre francesi. Come scrivono i birrofili seri di Fermento Birra: "bel colore del grano maturo, dalla schiuma fine e non molto persistente. Ha naso vivace, dall’aroma ricco e fruttato (mele), con il malto “caramelloso” che piano piano lascia il posto ad un delicato finale astringente. Il corpo è rotondo e robusto, notevolmente morbido, nel quale si affacciano all’inizio note vinose e terragne, accompagnate in itinere da un lievito leggermente piccante, e da note nette e perfettamente apprezzabili di frutta bianca matura. Il finale è secco asciutto, con una robustezza che la fa perdurare a lungo. Una birra da non perdere".
Non ha bisogno di traduzioni in italiano, direi (ed è una gran bella cosa, i birrofili a volte si esprimono in un gergo tecnico quasi peggio che i vinofili). Ad ogni modo, Trois Monts è in assaggio gratuito in enoteca questa settimana. Arriva l'estate.
[Trois Monts costa euri 7,50, bottiglia da 75cl. Al lordo dei soliti fantastici sconti che pratico ai miei amati clientes].
lunedì, giugno 06, 2011
venerdì, giugno 03, 2011
E' uno di quei post sui supermercati che sono brutti
Ecco, volevo dirlo: ad Eataly (perlomeno qui a Genova) c'è il percorso obbligato come agli autogrill: non è possibile uscire nel modo che ti pare, devi per forza rifare quasi tutto il camminamento tra gli scaffali. C'è pure uno della security (o quel che è) addetto alla funzione. Ovviamente esisteranno ottimissimi motivi per giustificare questa cosa, tipo verificare che il cliente non si serva senza passare dalle casse, oppure per razionalizzare (vabbe') il passaggio. La sensazione d'essere trattato come il tonno nella tonnara, immagino, è solo un problema mio.
giovedì, maggio 26, 2011
E domani si sciopera
Dunque domani l'enoteca sciopera, pure. Come molti negozi della zona, ci sarà una serrata tra le dieci e mezzogiorno, per partecipare alla manifestazione di solidarietà ai lavoratori di Fincantieri, che rischiano il posto. L'aria che tira peggiora ogni giorno un po' di più, e questa storia merita una breve spiegazione.
Il quartiere di Sestri Ponente, dove lavoro, ha una antica vocazione operaia, e stabilimenti storici come Fincantieri (riparazioni navali) sono letteralmente un monumento. Da quando è uscita la notizia della chiusura (oltre un migliaio di lavoratori licenziati) abbiamo visto manifestazioni, cassonetti bruciati, disperazione e ovviamente una cippa di niente da lorsignori. Tutto questo a poche centinaia di metri da qui. La novità vera, forse, è che il Centro Integrato di Via al quale appartengo, l'associazione dei commercianti, ha da un bel po' intrapreso una strada molto meno ombelicale e corporativa, tipica di certe associazioni di commercianti vecchio stile (deo gratias) ed ha chiaro che ormai i commercianti sono una componente integrante della città, assieme alle altre categorie, e agli altri lavoratori: quando un anello della catena si spezza, tutta la catena diventa inutile.
Per la verità l'associazione ha già messo in mora da un bel pezzo la nostra Pubblica Amministrazione. Genova affronta una decadenza spaventosa e chi ci amministra vive sulla luna. Per dirne una, dopo l'alluvione dell'ottobre scorso avevano promesso aiuti e tagli fiscali: indovinate un po' come è andata a finire. Bene, loro stanno sulla luna ma i nostri urlacci arriveranno fin lassù. Certo che vedere i commercianti in piazza, come punkabestia qualsiasi, fa proprio un gran bell'effetto.
mercoledì, maggio 11, 2011
Sesso & Anarchia
Diciamo che mi piaceva l'idea di leggere questo titolo di post su l'Unità. Poi c'è anche il resto del post.
lunedì, maggio 09, 2011
Chilometro zero a destra (l'Unità#3)
A volte vorrei essere come certi miei amici, che hanno assaggiato tutto (proprio tutto) lo scibile enologico... [continua su Etilicamente].
sabato, maggio 07, 2011
Registro Pubblico delle Opposizioni WTF
Da quando sono iscritto al Registro Pubblico delle Opposizioni, le telefonate a bottega sono aumentate: una media di quattro-cinque al giorno, anche quelle odiosissime, con la voce registrata. Bella roba, eh? Il fatto è che, come suggerisce Daniele Minotti (e come si legge sulle FAQ del sito) bisogna
"verificare che non sia stato dato il consenso al trattamento dei propri dati per finalità di telemarketing a singoli soggetti (per esempio aziende dalle quali sono stati acquistati prodotti o servizi oppure tessere di fidelizzazione cliente eccetera) che effettuano operazioni commerciali o promozionali via telefono da fonti diverse dagli elenchi telefonici pubblici (di cui art. 2, comma 2 del Codice) purché ciò sia avvenuto nel rispetto delle norme vigenti sulla privacy"Tutto chiaro? Non basta riuscire a registrarsi (cosa che richiede competenze sovrumane, vista la macchinosità dei vari form), alla fine bisogna sbattersi a cercare chi mai avrei, comunque, autorizzato. A me questa sembra solo una cosa: italietta.
giovedì, maggio 05, 2011
Rotto
Nel dibattito sul vino naturale - e su altri topic connessi - è arrivato il colpo d'ala. Ma quando ci vuole...
martedì, maggio 03, 2011
L'enomondo contemporaneo spiegato agli alieni. In poche righe (l'Unità#2)
Se dovessi spiegare che succede in quell'ambito iniziatico che chiamo enomondo ad un alieno appena arrivato sul pianeta, comincerei così. Ci sono due settori distinti nella produzione enologica... [ma continua su Etilicamente].
lunedì, maggio 02, 2011
Debartolizzami questo

Uno dei mantra preferiti di noi eno-esagerati è: mai, mai usare un vino da quattro soldi in cucina (s'è capito di cosa parlo). Rovinerete irrimediabilmente la preparazione. Al contrario, perfino io posso atteggiarmi a cuoco sopraffino sfumando le scaloppe col Marsala Superiore del mitico (compianto) Marco De Bartoli. Se poi ne sorseggi un po' con gli avanzi di uova pasquali, lo spleen raddoppia.
venerdì, aprile 29, 2011
Un piccolo passo per un uomo, un balzo gigantesco per l'Unità
Per qualche motivo al di là del comprensibile, da oggi collaboro con l'Unità (punto it). Siore e siori ecco a voi Etilicamente, il wine blog de l'Unità.
[Il titolo di questo post, tuttavia, è allegramente scopiazzato ad un commentatore di Leonardo]
martedì, aprile 12, 2011
Dalla logica del "non mi piace" a quella del "non lo capisco"
Bentornato a casa (grazie, prego). Esauriti i convenevoli da soli, nello spirito ombelicale eccetera, diciamo qualcosa di quattro giorni di assaggi seriali. Ho imparato a dire "non lo capisco" e ho smesso di dire "non mi piace". Purtroppo il mondo prosegue nella sua deriva di toni sfumati, sul grigio e sul beige, ed il bianco separato dal nero è sempre più raro. Così assaggiando un vino che un amico definirebbe "facile da sputare" rallento la cupio dissolvi dei descrittori insultanti e cerco di dire "non comprendo". Sia perché chi fa il vino è una persona, e come tale è degna di quel tipo di rispetto che è kharma, vibrazioni positive e tutto quell'armamentario new age (che poi andava benissimo pure il Vangelo, ma vabbe'). Sia perché a queste rassegne ho avuto la fortuna (direi il piacere) di trovare interlocutori coi quali dibattere sempre i miei giudizi trancianti, squadernando la mia visione su punti di vista differenti. Questo potrebbe significare che, a contrario, i vini che ho apprezzato li ho anche capiti benissimo? Sì, ci sta pure, ma sempre nella logica dello scaricabarile, potrei dire che (ad esempio) Dettori s'è fatto capire alla grande.
Coltivare il dubbio non è esattamente l'ideale, per l'assaggiatore. Noi dovremmo dispensare qualche certezza. Ma per fortuna il mondo è pieno di assaggiatori. Quanto a me, penso che i dibattiti, le conversazioni, la conoscenza del diverso da sé siano l'unico modo per uscire dall'angolo (o scendere dal pero).
martedì, aprile 05, 2011
Non ci posso credere

Le previsioni meteo per il fine settimana a Verona. Le tradizionali piogge monsoniche da Vinitaly sembrano scongiurate.
[Edit: questo post annuncia, come d'uso, la chiusura per Vinitaly, da giovedì 7. Ci vediamo lunedì prossimo].
sabato, aprile 02, 2011
Io non vorrei fare il maestrino col ditino alzato, ma
mercoledì, marzo 23, 2011
Le allegre avventure di un importatore wannabe
Il bottegaio che vuole distinguersi dalla folla di colleghi può ritagliarsi qualche tipo di competenza, o specializzazione, che esca dalle solite due o tre robine che normalmente combiniamo in negozio. Io, per esempio, da qualche anno non mi accontento di comprare Champagne da pochi fidati importatori. Effettuo acquisti diretti presso qualche récoltant (piccolo produttore francese). Questo fatto mi consente, con tono molto roboante, di definirmi "importatore". Queste cose si fanno certamente per comprare a prezzi bassissimi e rivendere con ricarichi stellari (come saprete il commerciante non è un filantropo) ma per quel che mi riguarda devo dire che il plus definitivo è un altro. Quando qualche cliente incauto varca la porta dell'enoteca chiedendo, incongruo, "scusi, qui si vende Champagne?" io posso sempre rispondere con supremo understatement "ma, veramente, io lo Champagne lo importo". Solo per godermi lo sguardo sgomento del cliente, alla mia precisazione.
L'acquisto diretto da una maison di Champagne è in definitiva una roba semplice - peraltro con la libera circolazione delle merci in Europa il termine "importazione" ha poco senso, ma io continuo ad usarlo perché suona notevolmente cool. Si tratta di immobilizzare poche migliaia di euri e di smazzarsi qualche pratica burocratica, e ciao. E così ti ritrovi in magazzino quelle pile di casse di Champagne che ti ricordano che razza di pazzoide sei a fare questo mestiere. Ma essendo anche enofilo, quella visione è incredibilmente confortante.
Adesso ci sarebbe questo Blanc de blancs di Voirin-Jumel, un 1er Cru che ho in magazzino ormai da due anni. Quando era arrivato ha passato un periodo infinito di eccessiva gioventù, con quel carico citrino al naso che significava solo una roba: acidità a paletta, vino non pronto, troppo giovanile. Aspetto, aspetto, nel frattempo arrivano altri bancali ed altre "importazioni", e quel Blanc de blancs cala di livello, le casse spariscono, ma nel mio cuore resta sempre un incompiuto: sempre troppo giovane, irruento, pungente. Sorpassato a destra dal Blanc de noirs che (strano a dirsi) è tanto più pronto, godibile e fighetto. E il Blanc de blancs?
Così stasera, dopo tanto tempo, lo riapro. E' una di quelle sere in cui sento il bisogno di affetto, quindi, ovviamente, berrei Champagne. E, orrore: questo Blanc de blancs è monumentale. Enorme. Commovente. Complesso, compiuto, finalmente espressivo al massimo delle sue potenzialità. Assaggio e riassaggio in preda all'ansia e all'emozione: ma che diavolo gli è successo? Sembra esploso.
A questo punto uno potrebbe chiedersi: be', e allora, qual è il problema? Semplice. Il Blanc de blancs 1er Cru di Voirin-Jumel è ESAURITO: in magazzino ne restano tre bottiglie, e col cavolo che ve le vendo.
Me le bevo io.
martedì, marzo 22, 2011
E si bullano pure
venerdì, febbraio 25, 2011
Fidarsi

Nuovo ingresso in enoteca, Monte dall'Ora. Cercavo un amaronista che riuscisse a sorprendermi senza flettere i muscoli e l'ho trovato. Niente Internet, niusgruppi o feissbucc, c'è riuscito un old economist di rappresentante. Assaggiare il Valpolicella di Ripasso è stato sufficiente: ha carattere da vendere, e infatti, lo vendo. Appena arriva a bottega, credo finirà in degu gratuita, tanto mi piace, e semmai posterò qualche nota d'assaggio. Quel che mi interessa dire, adesso, è che (tanto per cambiare) è un produttore bio a smuovermi il cuore ed il libretto degli assegni.
Ora, sulla vitivinicoltura bio ne leggiamo di ogni [cit.] e francamente non saprei da che parte cominciare, per dire come mai questo tipo di produzione ha quasi sempre una marcia in più. Poi ovviamente c'è tutto il controcanto di quelli che dicono che è una montatura, che i bio sono i nuovi furbetti e pappapero. Come se ne esce? Ci sono due possibilità: o la produzione biologica è una bufala, o fondamentalmente è tutto vero. Sulla home di Monte dall'Ora si legge, tra l'altro:
Lavorare e salvaguardare il territorio cha abitiamo è per noi la naturale scelta di vita, come potremo inquinare la terra dove i nostri figli mangiano, giocano e crescono?
In sostanza è tutto qui. O ci fidiamo, oppure pensiamo che siano tutte fandonie, come quelli che ormai han perso perfino la speranza di trovare qualcosa di buono a 'sto mondo. Del resto la maggioranza che esprime un governo, qui, pensa che il più pulito cià la rogna e sguazza in questo guano. Fare il gesto di fidarsi di quel che mi dice una persona, e cercare di partire da lì, da quel piccolo presupposto, è un modo come un altro per andare in una direzione diversa, e (nemmeno dovrei dirlo) migliore.
[Pic courtesy of Monte dall'Ora. Qui il PDF del Valpolicella Ripasso "Saustò"]
[Pic courtesy of Monte dall'Ora. Qui il PDF del Valpolicella Ripasso "Saustò"]
giovedì, febbraio 17, 2011
L'emozione è altrove (cit.)
Di solito uno legge una recensione su internette però poi, quel vino, lo vuole provare ugualmente. Va bene l'informazione dal basso e tutto il resto, però usiamo anche la nostra testa eccetera. Poi invece ci sono recenze tipo quella di Enofaber sul Già che, ecco, io accetto a prescindere.
Dice uno: eh, ma questa è una visione ideologica e pregiudiziale. Dico io: sì.
mercoledì, febbraio 16, 2011
Tanto era acerba
Come quasi tutti sto seguendo anch'io i resoconti in rete sulla settimana delle anteprime toscane. Se siete enofili, e non siete appena tornati dal pianeta Zorg, saprete che questa settimana si presentano Vernaccia di San Gimignano, Chianti Classico, e poi Brunello e (credo) pure Nobile. Uno spettacolare tour de force della papilla gustativa, beato chi ce la fa. Siccome io sono fuori dal bel giro e nessuno mi si fila, vi dirò che in fondo non è poi quella gran cosa partecipare a feste, banchetti, degu e anteprime, sempre e comunque nella splendida cornice. No, in fondo non è possibile valutare i vini in quel caso, dài. Ci vuole tempo, relax, metodo, no-no, che brutto andare alle anteprime. Tanto era acerba, come dice la favola.
Poi vabbe', succede che ieri ho assaggiato il Rosso di Montalcino di Podere Brizio, ma era il 2004. Che è in commercio da un bel po', siccome ormai vanno in vendita i 2009. Un vino dalla sangiovesitudine commovente e compiuta, dato che si esalta della maturità (non raggiunta, ma ci siamo quasi) e insomma, menomale che non l'ho assaggiato, giovane e disarmonico qualche anno fa a qualche anteprima. Tanto era acerbo.
A bottega sui diciotto euri, e guadagna facile 87/100.
giovedì, febbraio 10, 2011
Gli italiani sono ricchi

Porca paletta: chiude il Burger King di Via Sestri, la via pedonale del mio quartiere. Ma è possibile? E prima di Burger King lì c'era McDonald's. O è la maledizione del faraone per i fastfood, oppure l'aria è pesante. E siccome propenderei per la seconda ipotesi, proprio quando la situazija si fa deprimente uno avrebbe bisogno di rifugiarsi in quelle piccole gioie peccaminose inconfessabili, tipo il cibo junk. E invece niente. Oh, ma tanto va tutto bene, giusto? Gli italiani sono ricchi.
[Le foto vengono dalla pagina Facebook del BK locale. Grazie ragazzi, e auguri per il futuro].
martedì, febbraio 08, 2011
Ovviamente
"È entrata in vigore la nuova regolamentazione per la sosta nelle zone limitrofe il quartiere fieristico. Nel perimetro [...] sarà consentita la sosta con disco orario per un'ora tra le 8.00 e le 19.00. Se la sosta oltrepasserà il termine di un'ora la polizia municipale provvederà alla rimozione forzata del veicolo.Gli avvisi pre-Vinitaly sono a metà tra il comico e l'inquietante.
Tale regolamentazione non include ovviamente i parcheggi a pagamento".
giovedì, febbraio 03, 2011
Internet è un posticino ristretto. (Ma anche: invito alla degu)

Da un paio di giorni ho a bottega il Chianti Classico 2007 di Casina di Cornia: un fiero sangiovese bio di Castellina in Chianti. Cercando in rete qualche info che confermi il mio entusiasmo, pensa un po': trovo la videorecensione di un amico. Da un lato mi rallegro che l'internette come la conosco sia in definitiva un posticino ristretto. Però mi rattristo pure, ché non posso essere il primo a dire che è "ferroso, rugginoso, agrumato con una nota di liquirizia". Pure se le annate e i vini sono così diversi.
Comunque la bottiglia è in degustazione gratuita per una settimana, in enoteca, per quelli che vorranno verificare di persona (non crederete mica a tutto quel che si dice su Internet).
martedì, febbraio 01, 2011
Non odo parole che dici umane
Negli ultimi anni sono riuscito a pagare anticipatamente i miei fornitori, nel 90% dei casi. Il target è il 100%, e ormai ci sono. Nonostante questo circolo virtuoso, non accade nulla di esaltante. A parte gli sconti ridicoli per chi paga anticipato, sembra che questa formula interessi poco. Poi, al di là della sostanza, c'è pure un problema di forma, diciamo un problema di comunicazione.
Davanti a me ora ho questa lettera precotta, la tipica lettera di richiesta di pagamento di un fornitore: "da una verifica di controllo risulta inevasa la fattura numero...". Che uno direbbe: ah, ecco, vedi che qualcuno lo fai ancora soffrire?
Non è esattamente così. Sotto Natale ho richiesto una fornitura veloce all'agente (sì, c'è sempre qualche rappr combinaguai) precisando che, come negli ultimi due anni ormai, avrei pagato quel fornitore anticipatamente. Quindi, nel dettare l'ordine al telefono, chiedevo all'agente di passare in giornata per l'incasso. Son passati due mesi, il rappr non s'è visto, in compenso l'azienda, come tutte le aziende del settore, è dotata di un software automatizzato che a scadenza periodica sforna l'elenco degli insoluti, stampa la lettera (e infine qualcuno imbusta e lecca fisicamente, immagino) ed ecco qui l'inutile missiva. Eppure sarebbe bastata una piccola verifica, per vedere che io non sono inseribile tra le "sofferenze". E invece non succede (mai) niente di simile.
Intendiamoci: alcune aziende hanno centinaia di clienti. Migliaia. Non sono in grado di controllare se ed in quale misura alcuni clienti possano essere esentati da questo brutto, formale, freddo modo di comunicare. Coerentemente con l'automatizzazione necessaria, bisognerebbe quindi trovare una soluzione. Dopo qualche anno di rapporto commerciale, bisognerebbe inserire una riga di codice, una modifica al software, che con un flag identifichi il cliente: con questo, niente letteracce. Magari generando un mail automatico solo all'agente, e ottenendo, con questo, anche un piccolo risparmio.
Invece, come dicevo, questo non succede mai. Il rapporto che abbiamo con certi fornitori è inumano: nel senso che le aziende non sembrano composte da persone, ma da mainframe ostinati. Queste aziende non mi parlano con parole umane ma mi trattano sempre e soltanto per quello che sono, un numero. Sembra che la modernità consista essenzialmente in questo. Poi ovviamente hanno la brochure aziendale dove c'è il contadino con lo scarpone infangato nella vigna, la mano callosa che taglia il tralcio, i testi fuffosi pieni di "territorio", "tradizione". La mia colpa peggiore è essere sensibile a questi dettagli: perché riesco solo a pensare, come direbbe il poeta (un altro, diverso da quello del titolo): "Ma andate a cagare, voi e le vostre bugie".
Davanti a me ora ho questa lettera precotta, la tipica lettera di richiesta di pagamento di un fornitore: "da una verifica di controllo risulta inevasa la fattura numero...". Che uno direbbe: ah, ecco, vedi che qualcuno lo fai ancora soffrire?
Non è esattamente così. Sotto Natale ho richiesto una fornitura veloce all'agente (sì, c'è sempre qualche rappr combinaguai) precisando che, come negli ultimi due anni ormai, avrei pagato quel fornitore anticipatamente. Quindi, nel dettare l'ordine al telefono, chiedevo all'agente di passare in giornata per l'incasso. Son passati due mesi, il rappr non s'è visto, in compenso l'azienda, come tutte le aziende del settore, è dotata di un software automatizzato che a scadenza periodica sforna l'elenco degli insoluti, stampa la lettera (e infine qualcuno imbusta e lecca fisicamente, immagino) ed ecco qui l'inutile missiva. Eppure sarebbe bastata una piccola verifica, per vedere che io non sono inseribile tra le "sofferenze". E invece non succede (mai) niente di simile.
Intendiamoci: alcune aziende hanno centinaia di clienti. Migliaia. Non sono in grado di controllare se ed in quale misura alcuni clienti possano essere esentati da questo brutto, formale, freddo modo di comunicare. Coerentemente con l'automatizzazione necessaria, bisognerebbe quindi trovare una soluzione. Dopo qualche anno di rapporto commerciale, bisognerebbe inserire una riga di codice, una modifica al software, che con un flag identifichi il cliente: con questo, niente letteracce. Magari generando un mail automatico solo all'agente, e ottenendo, con questo, anche un piccolo risparmio.
Invece, come dicevo, questo non succede mai. Il rapporto che abbiamo con certi fornitori è inumano: nel senso che le aziende non sembrano composte da persone, ma da mainframe ostinati. Queste aziende non mi parlano con parole umane ma mi trattano sempre e soltanto per quello che sono, un numero. Sembra che la modernità consista essenzialmente in questo. Poi ovviamente hanno la brochure aziendale dove c'è il contadino con lo scarpone infangato nella vigna, la mano callosa che taglia il tralcio, i testi fuffosi pieni di "territorio", "tradizione". La mia colpa peggiore è essere sensibile a questi dettagli: perché riesco solo a pensare, come direbbe il poeta (un altro, diverso da quello del titolo): "Ma andate a cagare, voi e le vostre bugie".
giovedì, gennaio 27, 2011
Avere vent'anni

Non tengo gran che conto di compleanni e ricorrenze. Non sono ancora arrivato al punto di mentire sull'età, ma sento che potrei farlo - del resto qui se non hai i miliardi, da vecchio mica ce la fai a sedurre le giovinette. Comunque, da queste parti non ci siamo mai concessi celebrazioni e ricorrenze. Anche perché siamo distratti.
Oggi riordinando un po' di carte ho trovato un attestato di iscrizione alla Camera di Commercio: così mi sono accorto che, essendo iscritto dal 17 gennaio 1991, dieci giorni fa la mia eroica bottega ha compiuto vent'anni. In realtà la mia frequentazione con l'ambito dell'accoglienza (cioè il lavoro dell'esercente) è parecchio più arcaica, ma de iure tutto ebbe inizio quel freddo giorno di gennaio.
Ergo, stasera apro qualcosa di tosto, con dieci giorni di ritardo.
giovedì, dicembre 30, 2010
Recession economy: a far le consegne in bici

Le ultime consegne alle solite son le più funamboliche. Poi piove (tempaccio), sono in auto e mica posso usare le quattro ruote per i servigi last minute. Menomale che ho la bici a bottega. Ed ecco l'enotecaro maglia rosa che consegna, nel quartiere, per conto dei clienti ritardatari. Oh, se non è recession economy questa, non saprei cos'altro sia. E' pure molto ecologico, downsizing, downshifting, quelle robe lì.
Pronti per il 2011.
domenica, dicembre 19, 2010
Questo Natale fa freddo (la fine del mondo in 80 giorni)
A fine estate faccio il bilancio esistenziale, a Natale quello finanziario. Ormai è una costante, e se uno legge a ritroso in questo blog sa che più o meno è sempre così. Ed ecco quindi un quasi-puntuale e quasi-preciso tentativo di fare qualche tipo di bilancio.
In estrema sintesi, la notte è buia e senza luci, nemmeno quelle piccole tipo le casette nel bosco nelle favole dei fratelli Grimm: non si vede una cippa. Scusate se mi scappa il cazzeggio, ma onestamente mi chiedo fino a che punto sia giusto lacrimare sulla parola crisi, visto che la costante degli ultimi cinque anni è un lento discendere del livello dei consumi: come ho già scritto, questa non sembra una congiuntura ma una discesa costante, inarrestabile, una specie di riassestamento (in peggio) dei livelli collettivi socio-economico-qualchecosa. Come dice Phastidio.net, è un problema di crescita insufficiente: anche io mi accorgo di essere incastrato in un meccanismo perverso nel quale non sviluppo maggiore lavoro, anzi, questo si riduce. Produco meno, guadagno meno, consumo di conseguenza: e via così, tutti quanti.
Esempio concreto: quando gestisco l'omaggistica natalizia di un'azienda (poniamo: la spedizione di cinquanta regali ad altrettanti destinatari italiani) il fattore tempo impiegato-soluzione dei problemi-packaging è identico sia nel caso che la confezione costi, esempio, venti euro, o duecento. La differenza in termini produttivi dovrebbe essere evidente, a parità di impegno. Ebbene, una costante degli ultimi anni è stata la flessione dei fatturati destinati, dalle aziende, a questa omaggistica; in parole poverissime, si fanno spedizioni da venti euro, quando prima la stessa azienda aveva una spesa media, se non di duecento, perlomeno di quaranta. E questo è solo un aspetto, marginale, della vicenda che resta comunque più complessa di così. In realtà il mio punto di vista è notevolmente limitato dalla dimensione e dalle caratteristiche del mio business; per fare un esempio, negli ultimi anni ho mollato tutti i clienti che avevano il vizio di pagare con scadenza "mai": quindi, un bel taglio al fatturato l'ho dato pure io, in questo modo. Insomma, non c'è pretesa di descrivere i megatrend economici; mi sto solo limitando a guardare fuori dal mio vicoletto. Lo spettacolo è quello che è, nessun segnale positivo in vista.
Insomma, questo Natale fa freddo. Fa così freddo che ho tradito la mia missione e ho mollato lo scooter e son venuto a bottega in auto. Fa freddo, le vendite son congelate e le previsioni raggelanti. E allora che venga, venga la fine del mondo in ottanta giorni. Che arrivi 'sto diluvio, voglio proprio vedere com'è.
Insomma, questo Natale fa freddo. Fa così freddo che ho tradito la mia missione e ho mollato lo scooter e son venuto a bottega in auto. Fa freddo, le vendite son congelate e le previsioni raggelanti. E allora che venga, venga la fine del mondo in ottanta giorni. Che arrivi 'sto diluvio, voglio proprio vedere com'è.
venerdì, dicembre 10, 2010
Un link, un video, un nuovo blog, ed un fornitore
SenzaTrucco è il nuovo blog eno (sì, c'è sempre bisogno di nuovi bog eno, se sono così) ad opera di Giulia Graglia, un'assaggiatrice-cinefila-unsaccodialtrerobe che ho conosciuto col team Dissapore. Dal questo post prendo il filmato che vedete, relativo a San Fereolo. Esempio tipico di fornitore "mio".
mercoledì, dicembre 01, 2010
Ho trovato un manifesto
"Oggi coltivare la terra in modo contadino è eversivo.
Di fatto non a parole.
Ed è eversivo in quanto atto, non per la fede politica.
Staccarsi dalla chimica, dalle banche del seme, dalla meccanizzazione selvaggia, è eversione. Né di destra né di sinistra. Solo eversione.
Non aderire ad un modello è eversivo. Proporre e praticarne un altro è eversione.
Proporre un formaggio che si può fare solo 2 mesi all’anno è eversione.
Una agricoltura a ciclo chiuso è eversione. Anche se non porta nessuna bandiera e nessun slogan.
La non dipendenza oggi è eversione.
Diffondere i saperi contadini è eversione.
Recidere il legame con le banche, il con il sapere ufficiale è eversione.
Produrre e mangiare insalata senza pesticidi e piena di sapore è eversione.
Pane di plastica, è mainstream. Confesso sono un pericoloso terrorista, il pane, che mi cuocio nel forno a legna, il vino che mi son fatto, le verdure dell’orto della mia compagna sono pericolosissime pistole fumanti."
Commento letto su Intravino.
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