Questo è un blog enoico. Il vino è un alimento totalmente diverso da qualsiasi altro: evolve, ha carattere ed è imprevedibile (come l'umanità, insomma). Per questo è interessante. E non è industriale.
venerdì, maggio 02, 2014
Cose vecchie. Due vini bianchi di dieci anni fa, per esempio
Negli ultimi tempi mi capita di assaggiare bianchi molto maturi. E capita perché a bottega ci sono, per la verità, un certo numero di reperti archeologici. Etichette finite nel dimenticatoio, o bottiglie messe apposta in un angolo nascosto per aspettare, “e vediamo che succede”. A queste si aggiungono cose conservate proprio senza costrutto, accasciate su uno scaffale e riesumate dopo ere geologiche. [Continua su L'Unità].
giovedì, maggio 01, 2014
Dieci anni di Diario. Quasi
Sarà la primavera, sarà che uno ogni tanto fa ordine, ma oggi spolverando il mio archeo blog ho fatto un po' di pulizie. E insomma, nel bel mezzo mi sono accorto che questo polveroso angolo del uebbe due punto etc si avvia a compiere, a settembre, dieci anni di vita.
E' il genere di ricorrenza che ti fa venire due tipi di idee: chiudere davvero tutto e andare in pensione, oppure cominciare coi ricordi del tipo "qua una volta era tutta campagna". Indeciso tra le due opzioni mi sono limitato per ora ad un aggiornamento del template (tradotto: ho rifatto l'impaginazione e il look). In mancanza di altre rivoluzioni epocali è stato un riassestamento che ha richiesto circa trenta secondi di click, e non c'è bisogno, con questo, di ricordarti i vantaggi del mondo digitale, che sono sempre quelli.
E' il genere di ricorrenza che ti fa venire due tipi di idee: chiudere davvero tutto e andare in pensione, oppure cominciare coi ricordi del tipo "qua una volta era tutta campagna". Indeciso tra le due opzioni mi sono limitato per ora ad un aggiornamento del template (tradotto: ho rifatto l'impaginazione e il look). In mancanza di altre rivoluzioni epocali è stato un riassestamento che ha richiesto circa trenta secondi di click, e non c'è bisogno, con questo, di ricordarti i vantaggi del mondo digitale, che sono sempre quelli.
Comunque, io resto un sentimentale. Qui è iniziato tutto, e tornarci è sempre un fatto struggente. (Potrei, in coda, raccontarvi dell'ultimo assaggio di cose in enoteca ma a 'sti punti vi rimando al prossimo post).
martedì, dicembre 03, 2013
Com'è fatto un vino a zero solfiti (lo assaggiamo, così vediamo, ecco)
Il vino a zero solfiti aggiunti, cioè il vino al quale non è stata aggiunta alcuna percentuale di SO2 (in sostanza, un conservante e antisettico), è un must tra le produzioni associabili alla galassia dei vini naturali. La solfitazione in effetti può arrecare disturbo ai soggetti che manifestano intolleranza specifica, e comunque chi fa vino naturale desidera in ogni modo evitare le addizioni chimiche che, anche di poco, allontanano il vino dall'idea che questi produttori hanno: un vino naturale, appunto.
Domenica ero a Piacenza, come annunciato, a risentire i vini di vecchi amici e cercare cose nuove da proporre agli amati clientes. Chi pensa al lavoro dell'enotecario come ad una specie di Indiana Jones del vigneto, a caccia di inarrivabili tesori enoici in lande perigliose, per una volta potrà cambiare idea: mentre aggiornavo al cellulare il mio status Facebook un produttore che mi ha tra gli amici, vedendomi in fiera, mi ha mandato un messaggio del tipo "potresti venire ad assaggiare il mio vino". Siccome era circa ad una cinquantina di metri da me, è così che ho scoperto i vini del signor Cascina Boccaccio. Facile, no?
Dei vini presentati da Roberto, tutti interessanti, almeno due erano davvero notevoli: un rosato a base dolcetto, molto profumato e succoso, e Celso Zero, un Dolcetto di Ovada, appunto a zero solfiti aggiunti. Comprato al volo quest'ultimo, ora sta a bottega aperto per gli assaggi: bellissima frutta, intenso, gioioso. Insomma, se uno vuole sapere com'è un vino a zero solfiti, può togliersi lo sfizio. Secondo me, per dire, non è il fatto di essere zerosolfiti a renderlo buono. Credo c'entri, soprattutto, la mano di chi lo fa.
Quanto alla qualità legata allo zerosolfitismo, già ne scrissi qui.
Dei vini presentati da Roberto, tutti interessanti, almeno due erano davvero notevoli: un rosato a base dolcetto, molto profumato e succoso, e Celso Zero, un Dolcetto di Ovada, appunto a zero solfiti aggiunti. Comprato al volo quest'ultimo, ora sta a bottega aperto per gli assaggi: bellissima frutta, intenso, gioioso. Insomma, se uno vuole sapere com'è un vino a zero solfiti, può togliersi lo sfizio. Secondo me, per dire, non è il fatto di essere zerosolfiti a renderlo buono. Credo c'entri, soprattutto, la mano di chi lo fa.
Quanto alla qualità legata allo zerosolfitismo, già ne scrissi qui.
mercoledì, novembre 20, 2013
Appunti per la prossima fiera che non devi mancare
Tra tante fiere del vino che bazzico con ardore una delle preferite ormai è quella della Federazione Italiana Vignaioli Indipendenti a Piacenza. Date, come da immagine qua vicino. Forse l'elemento più interessante, per tutti, è che questa è una formula riuscita, anche sul piano logistico, di mostra-mercato: è cioè una fiera nella quale potete comprare il vino direttamente dai produttori, a prezzi un bel po' più bassi della filiera delle enoteche (e se lo dico io, fidatevi).
A proposito di logistica azzeccata, oggi leggo sulla pagina Facebook della Fiera che i visitatori/compratori potranno "disporre di un corriere espresso direttamente all'interno della fiera. Infatti I-DIKA, partner di Fivi per il Mercato, avrà un corner dove potrete recarvi col vostro carrello, parlare con gli operatori e predisporre la spedizione delle bottiglie acquistate direttamente a casa vostra". Ottima idea, secondo me.
(Con l'occasione tengo a dire che questo è un post in conflitto di interessi triplo con salto carpiato all'indietro: la Fiera in questione è apparentemente mia concorrente, perché vende cose che vendo io. Ma io sono convinto di due fatti: la diffusione virale del vino di qualità è un fatto squisitamente pro domo mea, e soprattutto io sono più simpatico di quelli, a vendere, ergo vinco io).
A proposito di logistica azzeccata, oggi leggo sulla pagina Facebook della Fiera che i visitatori/compratori potranno "disporre di un corriere espresso direttamente all'interno della fiera. Infatti I-DIKA, partner di Fivi per il Mercato, avrà un corner dove potrete recarvi col vostro carrello, parlare con gli operatori e predisporre la spedizione delle bottiglie acquistate direttamente a casa vostra". Ottima idea, secondo me.
(Con l'occasione tengo a dire che questo è un post in conflitto di interessi triplo con salto carpiato all'indietro: la Fiera in questione è apparentemente mia concorrente, perché vende cose che vendo io. Ma io sono convinto di due fatti: la diffusione virale del vino di qualità è un fatto squisitamente pro domo mea, e soprattutto io sono più simpatico di quelli, a vendere, ergo vinco io).
sabato, novembre 16, 2013
Le parole per dirlo
Io indulgo nell'usare il termine bottegaio: mi piace perché è antico e descrive quello che sono. Oggi per la verità ha smesso di essere antico siccome lo usano i presidenti di grosse società per azioni perché non hanno la dignità di chiamarsi col loro nome (presidente di una SpA, appunto) e scippano il termine desueto per darsi un'aria rassicurante. Ma quelli non sono bottegai, sono fuffa. Il bottegaio è quello che alla fine della giornata spegne la luce, riordina, e chiude la saracinesca a chiave. La mattina dopo riapre alzando la stessa saracinesca e accende le luci e spazza il tratto di strada davanti alla porta: io sono quello, e chi usa la parola ma non apre una saracinesca da una vita non è come me.
Io sono un blogger: che non ha niente a che vedere col giornalismo. Chi mi chiama giornalista (purtroppo succede) non capisce niente di cosa sia essere blogger e di cosa sia un blog, quindi bisogna ogni volta reinventare la ruota e rispiegarglielo: il blog è un sistema di comunicazione che serve a prolungare in maniera digitale quanto già accade in modalità analogica, cioè raccontare se stessi e dilatare gli orizzonti comunicativi nei modi che sono propri di questo mezzo libertario, anarchico e rivoluzionario. Non ci sono ordini, non ci sono cricche, conventicole, associazioni, esami di stato e cooptazioni: se vuoi essere blogger lo sei, bastano trenta secondi per registrare un account su una piattaforma qualsiasi. Da quel momento in poi funziona solo un tipo di controllo, che è la credibilità che acquisisci ogni volta daccapo, post dopo post, e ti viene accordata da chi ti legge: se sbagli paghi, immediatamente, i commenti sono un sistema di controllo orizzontale spietato. Se menti non avrai seguito. Se fai un refuso qualcuno correggerà. Se diffondi notizie false verrai segnalato come bugiardo, e la tua credibilità in rete diverrà zero. Il blog è (ribadisco) orizzontale e paritario, il giornalismo è verticale, paternalista, trombonesco. Salvo eccezioni che tuttavia confermano la regola.
Io sono un wine blogger: scrivo di vino perché è il mio mestiere e credo di farlo con qualche decenza (sia il mestiere che la scrittura). Questo blog per esempio è nato quasi dieci anni fa come prolungamento digitale del mio lavoro, che è vendere vino, quindi parla quasi sempre dei vini che vendo. Ma siccome io sono anche un mediattivista scrivo di vino in senso lato, quindi anche di vini che non vendo, e del mondo che riguarda il vino. Non me l'ha ordinato nessuno ma mi va di farlo. Da questo skill è nata la mia collaborazione con altri editori che un bel giorno m'hanno chiamato e mi hanno detto: scrivi per me. Ad alcuni ho detto sì, ad altri no. Ho sempre fatto quello che mi andava, perché nessuno mi può dire quel che posso o non posso fare: è Internet, rassegnatevi.
Internet nonostante tutto è un ecosistema.
Così ho partecipato, in questi anni, a tante vicende editoriali in rete: Peperosso, Kelablu (cose che ormai nemmeno esistono). Poi Dissapore, poi Intravino, poi L'Unità, insomma, ho fatto quel che so fare: il wineblogger. Il meccanismo era sempre quello, orizzontale, trasparente e wikizzato. Intravino, poi, l'ho mollato per strada quando non mi andava più, e l'ho ripreso (preciso: mi hanno ripreso loro) quando mi andava di farlo. Ancora una volta, io faccio quel che mi pare: scrivo, racconto, intervengo, smanetto sul tema che mi è caro. Essendo un bottegaio. Se non vuoi leggere, c'è il back button. Puoi partecipare all'ecosistema, puoi imparare a godere dei suoi frutti, ma c'è una cosa che non ti riuscirà: impormi cosa posso o non posso fare.
(Per esempio, oggi mi andava di scrivere su Diario Enotecario, dopo qualche millennio, se non altro per aggiornarvi).
Io sono un blogger: che non ha niente a che vedere col giornalismo. Chi mi chiama giornalista (purtroppo succede) non capisce niente di cosa sia essere blogger e di cosa sia un blog, quindi bisogna ogni volta reinventare la ruota e rispiegarglielo: il blog è un sistema di comunicazione che serve a prolungare in maniera digitale quanto già accade in modalità analogica, cioè raccontare se stessi e dilatare gli orizzonti comunicativi nei modi che sono propri di questo mezzo libertario, anarchico e rivoluzionario. Non ci sono ordini, non ci sono cricche, conventicole, associazioni, esami di stato e cooptazioni: se vuoi essere blogger lo sei, bastano trenta secondi per registrare un account su una piattaforma qualsiasi. Da quel momento in poi funziona solo un tipo di controllo, che è la credibilità che acquisisci ogni volta daccapo, post dopo post, e ti viene accordata da chi ti legge: se sbagli paghi, immediatamente, i commenti sono un sistema di controllo orizzontale spietato. Se menti non avrai seguito. Se fai un refuso qualcuno correggerà. Se diffondi notizie false verrai segnalato come bugiardo, e la tua credibilità in rete diverrà zero. Il blog è (ribadisco) orizzontale e paritario, il giornalismo è verticale, paternalista, trombonesco. Salvo eccezioni che tuttavia confermano la regola.
Io sono un wine blogger: scrivo di vino perché è il mio mestiere e credo di farlo con qualche decenza (sia il mestiere che la scrittura). Questo blog per esempio è nato quasi dieci anni fa come prolungamento digitale del mio lavoro, che è vendere vino, quindi parla quasi sempre dei vini che vendo. Ma siccome io sono anche un mediattivista scrivo di vino in senso lato, quindi anche di vini che non vendo, e del mondo che riguarda il vino. Non me l'ha ordinato nessuno ma mi va di farlo. Da questo skill è nata la mia collaborazione con altri editori che un bel giorno m'hanno chiamato e mi hanno detto: scrivi per me. Ad alcuni ho detto sì, ad altri no. Ho sempre fatto quello che mi andava, perché nessuno mi può dire quel che posso o non posso fare: è Internet, rassegnatevi.
Internet nonostante tutto è un ecosistema.
Così ho partecipato, in questi anni, a tante vicende editoriali in rete: Peperosso, Kelablu (cose che ormai nemmeno esistono). Poi Dissapore, poi Intravino, poi L'Unità, insomma, ho fatto quel che so fare: il wineblogger. Il meccanismo era sempre quello, orizzontale, trasparente e wikizzato. Intravino, poi, l'ho mollato per strada quando non mi andava più, e l'ho ripreso (preciso: mi hanno ripreso loro) quando mi andava di farlo. Ancora una volta, io faccio quel che mi pare: scrivo, racconto, intervengo, smanetto sul tema che mi è caro. Essendo un bottegaio. Se non vuoi leggere, c'è il back button. Puoi partecipare all'ecosistema, puoi imparare a godere dei suoi frutti, ma c'è una cosa che non ti riuscirà: impormi cosa posso o non posso fare.
(Per esempio, oggi mi andava di scrivere su Diario Enotecario, dopo qualche millennio, se non altro per aggiornarvi).
mercoledì, maggio 29, 2013
Dettori in degustazione gratuita (non siamo qui per vendere, ma per regalare)
I vini di Alessandro Dettori meritano racconti lunghi ed immaginifici, per la carica suggestiva che hanno. Tuttavia questi discorsi hanno migliore accoglienza (diciamo) se questi vini sono nel bicchiere. Per questo nei prossimi tre giorni, giovedì 30, venerdì 31 maggio, e sabato 1 giugno, all-day-long, saranno in degustazione gratuita in enoteca il Renosu Rosso, e il mitico Dettori 2010. Riservato solo ai clienti simpaticissimi. Passate un po' quando volete, noi siamo qui.
mercoledì, aprile 10, 2013
Vinitaly e dintorni in un'immagine sola
Vabbe', in realtà le immagini sarebbero due. A destra Natalie Oliveros, da sempre mia ammirata attrice (in arte Savanna Samson) e produttrice di Brunello di Montalcino, alla sua postazione Vinitaly. A sinistra il monaco georgiano del Monastero di Alaverdi, al suo stand a Cerea. Di quei vini georgiani (e di altro) parlo più diffusamente qui. Quanto al resto, non ricordo se oggi ho ancora detto che l'enomondo presenta discese ardite (e risalite) da capogiro. Lo dico, allora. (E chiaramente tutto ciò mi piace).
mercoledì, aprile 03, 2013
Post di servizio. Scarica la mappa di Vinitaly 2013
La mappa degli sterminati stand del prossimo Vinitaly è disponibile, sul loro sito, in formato PDF. Stampandola, però, resta comunque di dimensioni un po' piccole; quindi ho pensato ad una soluzione adatta a noi anziani ipovedenti: ho zoomato il pdf, estratto una sezione jpg di dimensioni maggiori, e l'ho piazzata qui affinché possiate scaricarla. Contiene quasi tutto quello che serve. Quando la stamperete, fate in modo di stamparla in formato landscape, cioè in orizzontale, altrimenti sarete daccapo (avrete un'immagine piccola). Con il visualizzatore di foto in Windows 7, per dire, la funzione di stampa orizzontale è automatica (ma togliete la spunta alla voce "adatta l'immagine al frame").
martedì, marzo 26, 2013
Deve esserci certamente un senso
All'inizio della settimana che precede Pasqua, che un enotecaro immagina densamente lavorativa, qualcuno ha deciso di riasfaltare le strade attorno (e davanti) l'enoteca. Quindi l'accesso è impossibile, per i clienti e per i fornitori. Certo, siamo al tempo del chilometro zero ed i clientes accorreranno sicuramente a piedi (attenti alle macchine operatrici), ma una cosa così lascia ugualmente perplessi.
Di fatto, la situazione un po' lunare qui attorno è quella che vedete nelle foto. Del resto la mia è ormai l'ultima attività commerciale in questa parte della via (tutto il resto sono box auto). Deve esserci un qualche genere di messaggio recondito, un senso oscuro. In definitiva: chissenefrega dei commercianti.
martedì, febbraio 05, 2013
Riceviamo e volentieri pubblichiamo
Cominciamo con un disclaimer come fossi Enofaber: Enogea m'ha regalato la copia digitale della classifica dei Cru di Barbaresco, e io volentieri rilancio. Dall'altra parte.
venerdì, febbraio 01, 2013
Cose scritte altrove
Mi capita spesso di ritrovare contenuti di qualche interesse nei commenti ai post, oltre che nei post della blogosfera che frequento. Questa volta, in un surplus turbo autoreferenziale si tratta di un commento mio. Peraltro vado dicendo da sempre che nei commenti, almeno, uno dovrebbe essere conciso, salvo poi scrivere un papiro come quello che srotolo qua sotto - parafrasando il poeta, ho dato il consiglio giusto, non sapendo dare il buon esempio.
Si tratta della questione degli accrediti stampa ai blogger per le fiere di settore (lèggasi: ingresso gratis). La questione, spero sia evidente, contiene in sé una contraddizione in termini: se sei blogger, non puoi avere alcun accredito stampa - semmai un "accredito blogger", qualunque cosa sia. Il blogger, nella configurazione antidiluviana del lavoro che vige in 'sto benedetto paese, è fondamentalmente un buontempone. Siccome verosimilmente le caste sono destinate a perpetuarsi per i prossimi mille anni, e la mobilità del lavoro viene usata solo alla stregua dell'ombrello di Altan, la vedo alquanto nera. Del resto avevo anticipato qui, e qui, qualcosa. Da quelle cogitazioni derivava il termine (orrendo, vabbe') di blogger embeddato.
Si tratta della questione degli accrediti stampa ai blogger per le fiere di settore (lèggasi: ingresso gratis). La questione, spero sia evidente, contiene in sé una contraddizione in termini: se sei blogger, non puoi avere alcun accredito stampa - semmai un "accredito blogger", qualunque cosa sia. Il blogger, nella configurazione antidiluviana del lavoro che vige in 'sto benedetto paese, è fondamentalmente un buontempone. Siccome verosimilmente le caste sono destinate a perpetuarsi per i prossimi mille anni, e la mobilità del lavoro viene usata solo alla stregua dell'ombrello di Altan, la vedo alquanto nera. Del resto avevo anticipato qui, e qui, qualcosa. Da quelle cogitazioni derivava il termine (orrendo, vabbe') di blogger embeddato.
«Sulla questione dell’embedding del blogger: essere embedded, o embeddabile, significa ridursi al livello del giornalista tipico che si muove spesato e rimborsato (essendo uno che fa informazione per lavoro) ma finisce inevitabilmente per copiaincollare i CS degli enti aggiungendo l’incipit “nella splendida cornice”. Cose che abbiamo visto millanta volte e che in definitiva ci hanno fatto voltare le spalle a quelli e ci hanno indotto a leggere i blogger, che per lo più non avevano bisogno di baciare la pantofola a nessuno.
Nel frattempo, gli editori nazionali hanno scoperto che il blogging è un flusso comunicativo un bel po’ più efficace dei baciatori di pantofole, quindi le cose si sono complicate. Io ho cominciato a fornire contenuti ad editori nazionali, credo, ai tempi in cui Kelablu era retto da Massimo Bernardi, e il nostro editore era il Gambero Rosso. Da allora fino ad oggi mi capita in sostanza di fare sempre la stessa cosa, fornire contenuti a editori ben riconoscibili (L’Unità, per dire l’ultimo) eppure io, e quelli come me, restano una specie di buffi perditempo. I miei contributi non hanno alcun valore nemmeno per ottenere la tessera di pubblicista, come è noto, e quindi non sono in nessun modo assimilabile ad una figura che fa informazione – pure se, credo, il mio Linkedin prova il contrario. Questo strabismo, o dovrei dire cecità, trionfa nei form di accredito alle fiere nei quali, inevitabilmente, devo inserire il numero di tessera. Ovviamente è giusto così: perché lorsignori devono sbattersi a capire chi sia blogger, chi perditempo, e chi giornalista? Serve un criterio dirimente, rapido ed efficace. Quello funziona sempre.
All’ultima edizione della Fiera di Merano, per dire, in alternativa all’iscrizione all’ordine, avrei dovuto produrre (secondo loro) una lettera del mio editore nella quale si dichiarava che sì, in effetti redigevo il wine blog de l’Unità. L’idea di dover richiedere un documento cartaceo di quel tipo alla mia indaffarata redazione, da sola, m’ha fatto dire con tutto l’amore possibile “ma andate al diavolo” (a proposito: salve ragazzi). Adesso non so bene che si inventeranno a Verona, ma verosimilmente la musica non cambierà. O forse sì. Saranno, comunque, in ritardo di una decina d’anni. Quand’è che tardi diventa “troppo tardi”? E soprattutto: ci interessa davvero essere embeddati da ‘sta gente?»
giovedì, gennaio 31, 2013
In ricordo di un amico fraterno
Questo è il genere di post che non avrei mai voluto scrivere, né farvi leggere. Ho sempre pensato che eventi di simile portata, quando sono accaduti a me o alla mia famiglia, fossero troppo enormi per essere condivisi nelle reti digitali dove transita ormai gran parte della nostra vita. Però quando ieri mattina mi hanno comunicato la scomparsa improvvisa e totalmente inaspettata di Sergio Cibelli, agente di commercio nella mia città, e amico fraterno, il dolore è stato talmente intenso e violento, che sento comunque il dovere di parlare di una persona che apparteneva al nostro mondo - e certamente al mio.
Sergio era un venditore competente, un gourmet, un uomo del vino appassionato, ed era un addetto ai lavori amatissimo da tutti i colleghi, miei e suoi, per la sua disponibilità. Potrei narrare infiniti aneddoti sulla sua persona, come è normale per chi (come me) ha condiviso con lui non solo il lavoro ma un percorso esistenziale di almeno vent'anni. Vi basti sapere che per me Sergio era l'uomo, l'amico, a cui affidare il mio negozio in caso di necessità. Quando anni fa mi ritrovai impossibilitato a lavorare per un incidente gli consegnai le chiavi di bottega, come si farebbe con un fratello.
Per questo adesso sono in grado di dire che la sua mancanza è intollerabile, e il vuoto che lascia non si può colmare. Ripensando a cosa è stato per me Sergio, mi rendo conto ora che lui identificava l'agente di commercio nella sua essenza, un elemento di comunicazione sociale preesistente a qualunque rete sociale come la conosciamo, e non sostituibile, date le sue profondissime caratteristiche di umanità. Addio, amico mio amatissimo.
[Quanti volessero far pervenire comunicazioni alla famiglia, possono usare anche la mia casella di posta elettronica, provvederò a inoltrare il vostro messaggio].
Sergio era un venditore competente, un gourmet, un uomo del vino appassionato, ed era un addetto ai lavori amatissimo da tutti i colleghi, miei e suoi, per la sua disponibilità. Potrei narrare infiniti aneddoti sulla sua persona, come è normale per chi (come me) ha condiviso con lui non solo il lavoro ma un percorso esistenziale di almeno vent'anni. Vi basti sapere che per me Sergio era l'uomo, l'amico, a cui affidare il mio negozio in caso di necessità. Quando anni fa mi ritrovai impossibilitato a lavorare per un incidente gli consegnai le chiavi di bottega, come si farebbe con un fratello.
Per questo adesso sono in grado di dire che la sua mancanza è intollerabile, e il vuoto che lascia non si può colmare. Ripensando a cosa è stato per me Sergio, mi rendo conto ora che lui identificava l'agente di commercio nella sua essenza, un elemento di comunicazione sociale preesistente a qualunque rete sociale come la conosciamo, e non sostituibile, date le sue profondissime caratteristiche di umanità. Addio, amico mio amatissimo.
[Quanti volessero far pervenire comunicazioni alla famiglia, possono usare anche la mia casella di posta elettronica, provvederò a inoltrare il vostro messaggio].
giovedì, gennaio 24, 2013
giovedì, gennaio 10, 2013
Saluti dal tessuto produttivo del quartiere
Verso la fine del 2010 abbiamo avuto l'alluvione. Sono passati due anni, e uno potrebbe chiedersi: come vanno le cose a quelli colpiti più duramente? Il negozio che vedete nel filmato sta messo così. [Via Facebook]
domenica, dicembre 30, 2012
martedì, dicembre 18, 2012
Gli ultimi giorni di Pompei
C'è un fatto che tendo, ogni anno, a dimenticare: gli ultimi giorni prima di Natale si vedono i clienti più strani. Ogni volta ci ricasco, e ogni volta mi sorprendo un po', pensando "ma guarda questo". Voglio però precisare: il mio sentimento è, ormai, sempre benevolo. Trovo imbarazzante il commerciante che si lamenta dei suoi clienti, e io non sono certo quel genere.
Oggi un signore anziano, molto incerto e dubitoso, compra tre rossi toscani per un regalo. Vinta ogni diffidenza, mi chiede "una di quelle sue scatole" per confezionarli. Ma certo: è normale che gli omaggi si confezionino così. Poi ci pensa un po' su e mi chiede se posso donargli un'altra scatola, perché vuole regalare un certo prosecco che imbottiglia lui (testuale). "Ma certo" dico io sorridendo. Allora si prende coraggio, e me ne chiede una terza. Dico di sì, ormai mi sta simpatico: voglio vedere che s'inventa ancora. Alla fine esce contento. Passa un'ora e ritorna: mi chiede "uno di quei sacchetti di carta dorata" con i quali mi ha visto fasciare alcune scatole ad un altro cliente. Ovviamente lo assecondo, e gli chiedo: "lei ha tre scatole, è sicuro che non gli servono tre sacchetti"? e forse teme che io sia ironico, perché mi dice che ne basta uno. E invece io ero pronto a regalargli anche i fiocchi. Del resto venerdì finisce il mondo, che me ne faccio, ormai, di tutti quei nastri?
Sia come sia, sembrano gli ultimi giorni di Pompei. Ma io sono grato ai miei clienti, che mi hanno preferito. Appunto, grazie a voi, e Buon Natale.
Oggi un signore anziano, molto incerto e dubitoso, compra tre rossi toscani per un regalo. Vinta ogni diffidenza, mi chiede "una di quelle sue scatole" per confezionarli. Ma certo: è normale che gli omaggi si confezionino così. Poi ci pensa un po' su e mi chiede se posso donargli un'altra scatola, perché vuole regalare un certo prosecco che imbottiglia lui (testuale). "Ma certo" dico io sorridendo. Allora si prende coraggio, e me ne chiede una terza. Dico di sì, ormai mi sta simpatico: voglio vedere che s'inventa ancora. Alla fine esce contento. Passa un'ora e ritorna: mi chiede "uno di quei sacchetti di carta dorata" con i quali mi ha visto fasciare alcune scatole ad un altro cliente. Ovviamente lo assecondo, e gli chiedo: "lei ha tre scatole, è sicuro che non gli servono tre sacchetti"? e forse teme che io sia ironico, perché mi dice che ne basta uno. E invece io ero pronto a regalargli anche i fiocchi. Del resto venerdì finisce il mondo, che me ne faccio, ormai, di tutti quei nastri?
Sia come sia, sembrano gli ultimi giorni di Pompei. Ma io sono grato ai miei clienti, che mi hanno preferito. Appunto, grazie a voi, e Buon Natale.
sabato, dicembre 15, 2012
Che cos'è il Chianti oggi
Filippi Cintolesi spiega che cosa sia oggi il Chianti, come idea di vino prima ancora che come vino, in questo memorabile commento.
giovedì, dicembre 13, 2012
Ma parliamone: degustazione gratuita di Prosecco Ruggeri
Nuovo Natale, nuovo Prosecco: quest'anno arriva il Prosecco Superiore di Valdobbiadene Extra Dry di Ruggeri - e se il nome vi pare lungo, sentite questo: c'è anche il Prosecco di Valdobbiadene Superiore di Cartizze Dry. Fortuna che lo abbreviamo in Cartizze, e basta. Insomma: la scusa è buona per assaggiarli tutti e due. Da venerdì 14 a domenica 16 dicembre, tre giorni di assaggi free per chi passa in enoteca, e vuole conoscere la bollicina veneta del momento (ma che dico, del millennio). Che poi vabbe', se passi oggi, si stappa lo stesso.
[Immagine: Ruggeri.it]
domenica, dicembre 09, 2012
E' un mondo imperfetto, e tu lo sapevi già
Una domenica mattina a bottega, una domenica natalizia quindi di lavoro, può essere pigra quanto basta per aggirarsi in letture, una tantum, fuori dall'enomondo. Per esempio questa, col titolo eloquente "Panettone e pandoro: stessi produttori per grandi firme e marche del supermercato. Cambiano i prezzi". Teoricamente si tratta di old news, più o meno tutti conosciamo il fenomeno descritto nel titolo. L'articolo va un po' più a fondo e, alla fine, mi ispira un paio di considerazioni.
1. I supermercati sono il male. Ovviamente il mio, di titolo, è un bel po' forte e non serve spiegare perché io sia in acido con qualunque roba sia connaturata come GDO. Il punto che mi sta a cuore, però, non è tanto esibire l'ennesima lagna del bottegaio che è ammazzato dai supermercati. Il fatto è più articolato, e sostanzialmente sta tutto qui: sembra proprio che la dinamica connessa alle concentrazioni nella distribuzione sia inevitabilmente fatta apposta per creare disastri. E dicendo questo tengo a precisare che io, in realtà, vorrei vivere in un mondo perfetto: vorrei cioè operare in un mondo nel quale la GDO sia (fosse) davvero quel sistema distributivo virtuoso e ideale - e invece, guarda un po'? Non è così. Vale per la GDO come per qualsiasi ambito nel quale mi capita di scazzare - tipicamente i giornalisti, la politica, la Grande Cospirazione Aliena, eccetera: non mi diverte sapere che là fuori le cose vanno per il verso storto anzi, credo che tutte quelle magagne potrebbero essere corrette virtuosamente, consentendo alla fine l'auspicata pratica del "c'è posto per tutti". Invece tocca leggere robe così: "Ma come è possibile pagare un dolce natalizio quanto due litri di latte fresco? Si tratta di un regalo che i supermercati fanno ai clienti, perché i dolci firmati dai grandi marchi sono venduti dai produttori a un prezzo variabile intorno ai 4 euro. Considerando le regole commerciali della filiera i panettoni dovrebbero essere venduti a circa 8,0 euro, come in effetti si legge sul prezzo riportato su alcune confezioni". Non sfugga a nessuno il passaggio "regalo che i supermercati fanno ai clienti". Capisco che si avvicina Natale, ma ormai ho qualche difficoltà a credere che esista Santa Klaus. La mia impressione, anche dopo la lettura dell'articolo, è che da qualche parte i clienti pagano lo stesso. E pagano i produttori, e pagano gli artigiani che subiscono concorrenza sleale - pagano tutti tranne indovina chi.
2. Il famoso prezzo sorgente è una cosa solo nostra. Sembra che le allegre menate che ci facciamo nell'enomondo per sviscerare cosa (e quanto) sia il prezzo sorgente non riguardano proprio il panettone-mondo (passatemi il neologismo), per dire. E nuovamente: questo non significa che nel settore vinicolo non si debba praticare la vendita a prezzo sorgente - il cielo sa quanto io sia favorevole al meccanismo e ai suoi collegati disposti. No, io invoco, semmai, che le jene affamate che affondano i loro denti nei polpacci dei venditori di vino contrari al prezzo sorgente (all'esibizione, o al semplice parlarne) si dedicassero con uguale ferocia anche al giro, chessò, dei panettoni. Davvero: andate a piantare una grana anche lì. O spero troppo?
1. I supermercati sono il male. Ovviamente il mio, di titolo, è un bel po' forte e non serve spiegare perché io sia in acido con qualunque roba sia connaturata come GDO. Il punto che mi sta a cuore, però, non è tanto esibire l'ennesima lagna del bottegaio che è ammazzato dai supermercati. Il fatto è più articolato, e sostanzialmente sta tutto qui: sembra proprio che la dinamica connessa alle concentrazioni nella distribuzione sia inevitabilmente fatta apposta per creare disastri. E dicendo questo tengo a precisare che io, in realtà, vorrei vivere in un mondo perfetto: vorrei cioè operare in un mondo nel quale la GDO sia (fosse) davvero quel sistema distributivo virtuoso e ideale - e invece, guarda un po'? Non è così. Vale per la GDO come per qualsiasi ambito nel quale mi capita di scazzare - tipicamente i giornalisti, la politica, la Grande Cospirazione Aliena, eccetera: non mi diverte sapere che là fuori le cose vanno per il verso storto anzi, credo che tutte quelle magagne potrebbero essere corrette virtuosamente, consentendo alla fine l'auspicata pratica del "c'è posto per tutti". Invece tocca leggere robe così: "Ma come è possibile pagare un dolce natalizio quanto due litri di latte fresco? Si tratta di un regalo che i supermercati fanno ai clienti, perché i dolci firmati dai grandi marchi sono venduti dai produttori a un prezzo variabile intorno ai 4 euro. Considerando le regole commerciali della filiera i panettoni dovrebbero essere venduti a circa 8,0 euro, come in effetti si legge sul prezzo riportato su alcune confezioni". Non sfugga a nessuno il passaggio "regalo che i supermercati fanno ai clienti". Capisco che si avvicina Natale, ma ormai ho qualche difficoltà a credere che esista Santa Klaus. La mia impressione, anche dopo la lettura dell'articolo, è che da qualche parte i clienti pagano lo stesso. E pagano i produttori, e pagano gli artigiani che subiscono concorrenza sleale - pagano tutti tranne indovina chi.
2. Il famoso prezzo sorgente è una cosa solo nostra. Sembra che le allegre menate che ci facciamo nell'enomondo per sviscerare cosa (e quanto) sia il prezzo sorgente non riguardano proprio il panettone-mondo (passatemi il neologismo), per dire. E nuovamente: questo non significa che nel settore vinicolo non si debba praticare la vendita a prezzo sorgente - il cielo sa quanto io sia favorevole al meccanismo e ai suoi collegati disposti. No, io invoco, semmai, che le jene affamate che affondano i loro denti nei polpacci dei venditori di vino contrari al prezzo sorgente (all'esibizione, o al semplice parlarne) si dedicassero con uguale ferocia anche al giro, chessò, dei panettoni. Davvero: andate a piantare una grana anche lì. O spero troppo?
giovedì, dicembre 06, 2012
Domande e risposte
La raggelante vicenda di Soldera (non serve spiegare) comincia ad avere qualche conseguenza di mercato - il mercato, questa meravigliosa entità che ci governa. Lo segnala Jacopo: "un mese fa una bottiglia di Brunello di Montalcino Riserva 2006 di Gianfranco Soldera veniva via a 159 euro. Oggi, appena due giorni dopo la drammatica vicenda di Case Basse, a 450". Tra tante considerazioni possibili, devo ammettere che mi sono chiesto, io, come mi sarei comportato nello stesso caso. Al momento non trovo ancora una risposta.
mercoledì, novembre 21, 2012
Non è il vino dell'enologo. Una recensione
Bella recensione al libro di Corrado Dottori, "Non è il vino dell'enologo", Su Carmilla. Recensione tanto più interessante perché fuori dal giro dei blog wine-addict, quindi scritta in modo da rendere comprensibile un argomento specialistico, evitando così l'effetto respingente che questo topic rischia, purtroppo spesso, di avere. Per esempio, questo passaggio:
"...è dalle imperfezioni di certi vini dei contadini e soprattutto dei piccoli vignaioli “dissidenti” dal produttivismo, di chi “restaura” vecchi vigneti abbandonati, da cui si ricava poca uva ma di splendida quantità, forte, resistente alla siccità degli ultimi anni per la profondità del radicamento, concimata dalla pratica secolare dell’inerbamento e del sovescio, che ci si deve aspettare grandi cose nel futuro del vino vero, naturale, genuino e non globalizzato nel gusto".
domenica, novembre 18, 2012
Elementi di conoscenza emersiva per scimmie urlatrici
In questo avvincente post Luciano Pignataro mescola un sacco di cose: essenzialmente i suoi profondi irrisolti con l'editore di Dissapore Network, e con qualche altro amico. Nella foga riesce ad infilare pure me, e per questo mi tocca puntualizzare la parte di borborigmi che mi riguardano. Per il resto, posso solo augurargli di trovare quella serenità che apparentemente gli manca.
Luciano dice una cosa giusta, e una sbagliata (una tra le tante, ma ho detto che qui parlo solo di quel che riguarda me). Affermando che io sia favorevole a "l’idea di un sapere che si forma attraverso la chiacchiera urlata, anonima, senza un filtro specialistico" si riferisce al concetto di conoscenza emersiva che deriva dalle conversazioni in rete - e sì, è vero che io sia acceso fautore di questa dinamica virtuosa. Non è ovviamente vero che mi interessi la chiacchiera urlata e anonima. Solo chi non mi conosce può pensare che io abbia una simile perversione. Solo chi non conosce le dinamiche delle conversazioni in rete - e dei suoi limiti oggettivi, che io non manco mai di indicare - può permettersi una simile sequela di inesattezze. Circa la parte relativa ai filtri specialistici, siamo tutti in ansiosa attesa di vederli esplicitati. Se passano per cose che cominciano con "ordine" e finiscono con "dei giornalisti", essendo ormai disposti allo sghignazzo, l'effetto comico sarà facile da raggiungere.
Nell'ecosistema della rete si aggirano svariate bestie - tra queste, certo, anche le scimmie urlatrici (e pure qualche dinosauro). La dinamica orizzontale della conoscenza, che qui si pratica, richiede un po' di lavoro di discernimento anche in chi legge. Per esempio eliminando urla di scimmie oppure altri rumori provenienti da sauropodi in via di estinzione. Quanto allo sproloquio finale che mi associa a Berlusconi, avendo esaurito le mie energie, lascio (appunto) al discernimento del lettore il gravoso lavoro.
E a proposito di estinzione, con l'occasione (come si dice) mi è gradito segnalarvi un estratto niente male relativo all'ultima conferenza di European Wine Blogger (grazie, Elisabetta):
"Il fatto che ci sia questa conferenza è la prova che il vecchio mondo del wine writing sta sparendo - ha detto Andrew Jefford - La creatura che eravamo abituati a chiamare wine writer sta morendo. Con questo, voglio dire che la confortevole vecchia vita fatta di viaggi stampa, degustazioni per giornalisti, affabili articoli di stampa ... è finita per sempre".
Luciano dice una cosa giusta, e una sbagliata (una tra le tante, ma ho detto che qui parlo solo di quel che riguarda me). Affermando che io sia favorevole a "l’idea di un sapere che si forma attraverso la chiacchiera urlata, anonima, senza un filtro specialistico" si riferisce al concetto di conoscenza emersiva che deriva dalle conversazioni in rete - e sì, è vero che io sia acceso fautore di questa dinamica virtuosa. Non è ovviamente vero che mi interessi la chiacchiera urlata e anonima. Solo chi non mi conosce può pensare che io abbia una simile perversione. Solo chi non conosce le dinamiche delle conversazioni in rete - e dei suoi limiti oggettivi, che io non manco mai di indicare - può permettersi una simile sequela di inesattezze. Circa la parte relativa ai filtri specialistici, siamo tutti in ansiosa attesa di vederli esplicitati. Se passano per cose che cominciano con "ordine" e finiscono con "dei giornalisti", essendo ormai disposti allo sghignazzo, l'effetto comico sarà facile da raggiungere.
Nell'ecosistema della rete si aggirano svariate bestie - tra queste, certo, anche le scimmie urlatrici (e pure qualche dinosauro). La dinamica orizzontale della conoscenza, che qui si pratica, richiede un po' di lavoro di discernimento anche in chi legge. Per esempio eliminando urla di scimmie oppure altri rumori provenienti da sauropodi in via di estinzione. Quanto allo sproloquio finale che mi associa a Berlusconi, avendo esaurito le mie energie, lascio (appunto) al discernimento del lettore il gravoso lavoro.
E a proposito di estinzione, con l'occasione (come si dice) mi è gradito segnalarvi un estratto niente male relativo all'ultima conferenza di European Wine Blogger (grazie, Elisabetta):
"Il fatto che ci sia questa conferenza è la prova che il vecchio mondo del wine writing sta sparendo - ha detto Andrew Jefford - La creatura che eravamo abituati a chiamare wine writer sta morendo. Con questo, voglio dire che la confortevole vecchia vita fatta di viaggi stampa, degustazioni per giornalisti, affabili articoli di stampa ... è finita per sempre".
sabato, novembre 10, 2012
Piove governo etc
Allerta meteo, raffreddore dell'enotecaro, ce n'è abbastanza per restare a casa: quindi oggi (10 novembre) la vinoteca è chiusa. Buon vin brulè a tutti.
[Immagine: Secolo XIX]
martedì, ottobre 30, 2012
Agenda piena
Per i prossimi due fine settimana, gli eventi sono già schedulati. Il mio lettore, come d'uso, può accorrere numeroso.
mercoledì, ottobre 24, 2012
Troppo grigio
Il rant(olo) odierno lo dedico ai miei amici enofili che ai banchi d'assaggio consigliano il produttore sullo stile produttivo. Anzi, più che consigliare, quelli intimano proprio: usa meno legno, cambia tipo di impianto (?!?), leva un po' di cabernet, allunga i tempi di macerazione. E via così, all'infinito.
Ora, io capisco tutto, capisco che siamo un popolo di sessanta milioni di allenatori. Capisco anche che io sono il genere del submissive quindi prendo un po' quello che viene, ma questo atteggiamento è difficile da comprendere. Io quando sono davanti a un bicchiere di vino mi limito a considerare cosa c'è dentro. In sostanza, c'è un'opera compiuta, che riflette l'idea di vino che ha il viticoltore. Mettersi a ridiscutere gli ingredienti di questo prodotto mi fa pensare a quel tizio che osserva Guernica per dieci minuti buoni poi se ne va dicendo "troppo grigio". Il vino come opera d'arte? Ma anche sì, guarda.
giovedì, ottobre 18, 2012
Piaceri solitari
Avendo un sacco di tempo libero, uno si organizza assaggi verticali auto-didattici, e poi li pubblica qui.
martedì, ottobre 16, 2012
Todo cambia
Questo post potrebbe essere tranquillamente archiviato tra le comunicazioni interne di scarso valore, ma siccome accade con qualche frequenza che l'argomento esca fuori in alcune mie conversazioni private, è il caso che comunichi ufficialmente: dallo scorso agosto non sono più un intravinico. Cioè non sono più parte del team di Intravino.com, il garrulo wine blog che ho co-fondato e co-smanettato. Come dico sempre nelle conversazioni private di cui sopra, non c'è un motivo specifico ma una serie di infiniti piccolissimi motivi che si riassumono nella sospirosa Todo cambia. (Il fatto è comunque assai meno sospiroso però la canzoncina mi piace, quindi eccola qua).
martedì, ottobre 09, 2012
Mainstream ma lolloso
L'Espresso sarà sicuramente mainstream, però il blogger è per natura lolloso, e alla fine l'effetto è questo qui. Lettura assai raccomandabile.
mercoledì, ottobre 03, 2012
Quand'è che "tardi" diventa "troppo tardi"
Tre giorni fa Doctor Wine, cioè Daniele Cernilli, scriveva questo post sull'inevitabile Farinetti e il suo Vino Libero. Tralasciando ogni commento sul topic, che per me esercita lo stesso fascino dell'esegesi biblica, nel post si trova un refuso: tra le aziende che Farinetti "controlla, per partecipazioni strategiche" Cernilli infila San Fereolo (l'azienda doglianese di Nicoletta Bocca) al posto di San Romano. Nulla di male, intendiamoci, i refusi e gli errori sono sempre in agguato, e il vostro quipresente dispone di una vasta bibliografia autoprodotta. Quello che sfugge alla comprensione è il fatto che a distanza di un bel po' di tempo, e dopo le segnalazioni nei commenti al post, l'errore non è stato corretto. Personalmente, avendo letto il link sulla pagina Facebook di Doctor Wine avevo subito chiesto lumi sul fatto: possibile che quella biovinoverista insurrezionalista di Nicoletta Bocca avesse ceduto quote a mr. Eataly?
La domanda non ha avuto alcuna risposta - per la verità, scorrendo la timeline di Doctor Wine su Facebook, non ho visto nessun tipo di interazione con gli aficionados (quorum ego) che hanno fatto "like". Insomma, urge un bravo addetto alle pierre digitali, da quelle parti.
Update: Stefania Vinciguerra "a nome di Daniele e della redazione" corregge. E siccome la stessa risposta adesso si legge nella pagina FB, hey - abbiamo lo scoop: sappiamo chi gestisce l'account. Sono cose. Certo, sono stati "impegnati tutti" e questo significa che quella "redazione" per tre giorni non legge i commenti. Ora attenti che arriva l'appendice saputella: io ho una certa esperienza di amministrazione di blogghe, ma una roba così mi lascia abbastanza sbaccalito.
giovedì, settembre 27, 2012
Brunello Riserva 2006 San Lorenzo. In degustazione. Gratuita. Poi uno dice i commercianti genovesi
Con la vendemmia 2006 San Lorenzo diffonde nel mondo la sua prima release di Brunello Riserva. Arrivato a bottega, pareva brutto non aprirlo. Quindi segnatevi la data: questo sabato, 29 settembre, all-day-long in enoteca abbiamo (plurale maiestatis) la Riserva in assaggio. Degustazione gratuita riservata solo ai clienti simpatici, ditelo agli amici. Accorrete numerosi e comprate ancora più numerosi, bisogna finanziare il rifacimento del sito del mio brunellista del cuore, che non si può più sentire la musichina e vedere il filmatino.
venerdì, settembre 21, 2012
Lo standard dell'assaggio
E' un periodo divertente per chi si diverte a fare il mestiere dell'assaggiatore. A settembre le aziende spediscono in giro campionature per assaggi, dopo la pausa estiva si ricomincia a lavorare (o insomma, riparte quel che chiamiamo lavoro nonostante tutto) quindi c'è un gran da fare a valutare nuove proposte. Ci sono giorni nei quali apro due o tre bottiglie diverse. Almeno un fatto credo d'averlo (ormai) capito: tanto più un vino ha carattere, tanto meno si riesce a valutare nell'arco di un assaggio veloce. Lo standard ideale è l'assaggio nell'arco di almeno due giorni, per fornire un giudizio equilibrato. Vini che appena aperti sembrano quasi inespressivi, riassaggiati 24 ore dopo rivelano mille sfumature.
Se da un lato questo è un elemento quasi affascinante del cosiddetto liquido odoroso, è anche un limite formidabile per il famoso cliente finale che compra la bottiglia in enoteca (o la ordina al ristorante), la apre e vorrebbe berla subito. Che facciamo, gli diciamo "ripassi domani"? Chiaro che no. Il problema è praticamente senza soluzione, a meno che il cliente finale non sia enofilo quanto basta per capire che domani è un altro giorno, quindi la bottiglia lasciata smezzata per la prossima cena, idealmente, regalerà qualche emozione nuova e probabilmente migliore. A questo potremmo aggiungere la consueta lamentazione sui limiti da assaggio in fiera, ma quella ve la risparmio. Alle solite è un mondo complicato.
Se da un lato questo è un elemento quasi affascinante del cosiddetto liquido odoroso, è anche un limite formidabile per il famoso cliente finale che compra la bottiglia in enoteca (o la ordina al ristorante), la apre e vorrebbe berla subito. Che facciamo, gli diciamo "ripassi domani"? Chiaro che no. Il problema è praticamente senza soluzione, a meno che il cliente finale non sia enofilo quanto basta per capire che domani è un altro giorno, quindi la bottiglia lasciata smezzata per la prossima cena, idealmente, regalerà qualche emozione nuova e probabilmente migliore. A questo potremmo aggiungere la consueta lamentazione sui limiti da assaggio in fiera, ma quella ve la risparmio. Alle solite è un mondo complicato.
giovedì, settembre 13, 2012
Modestamente. Ma anche: molto charmant
Il ritaglio che vedete proviene da una delle molte riviste parecchio patinate che mi arrivano a bottega, aggratis (grazie, eh). La famosa supremazia del web sulla carta stampata passa per cose così: se tu scrivi una mezza vaccata, pure mezza sgrammaticata, in rete, stai sicuro che in dieci secondi arriva un commentatore a metterti in riga. "Azzo dici pirla, si scrive charmat". Oppure: "Ma come azzo fai a dire che a differenza delle aziende del nord specializzate nella produzione di spumanti, noi col nostro prodotto abbiamo ottenuto successo per qualità gusto originalità, ma vatti a nascondere" e via così. Magari abbiamo fortuna e troviamo commentatori più urbani, ma non è mica detto.
Ora, se io potessi scegliere tra un'informazione bidirezionale, bilanciata e conversazionale come è quella in rete, e l'informazione ingessata, monodirezionale, indiscutibile e al riparo da voi trolloni, come quella della carta stampata, non avrei dubbi: carta stampata tutta la vita. Vuoi mettere? Nessuno che ti rompe le palle, e magari pure un po' di belle sovvenzioni statali per la stampa. Il fatto è che questa possibilità di scelta non c'è più, quasi per nessuno - anche se qualcuno, come si vede, si salva ancora. Finché dura, beati voi.
Ora, se io potessi scegliere tra un'informazione bidirezionale, bilanciata e conversazionale come è quella in rete, e l'informazione ingessata, monodirezionale, indiscutibile e al riparo da voi trolloni, come quella della carta stampata, non avrei dubbi: carta stampata tutta la vita. Vuoi mettere? Nessuno che ti rompe le palle, e magari pure un po' di belle sovvenzioni statali per la stampa. Il fatto è che questa possibilità di scelta non c'è più, quasi per nessuno - anche se qualcuno, come si vede, si salva ancora. Finché dura, beati voi.
mercoledì, settembre 12, 2012
Vari tipi di bolle
In questi giorni ho riassaggiato il Trento metodo classico (Millesimato 2007, pure) di Revì, che è una new entry in enoteca. Gran bell'assaggio, molto suggestivo - d'altra parte se lo vendo che volete che vi dica, che non è buono? Ma la verità è che (lazzi a parte) ho amato questo genere di assaggio impegnativo, perché il vino in questione è un millesimato con quattro anni di lenta presa di spuma sur lie. Un metodo classico ottenuto in tempi lunghi fatalmente è più concettuoso, stratificato, in una parola opulento. E' un vino tanto, a partire dai profumi ampi, fitti, il classico bouquet che dopo un'ora nel bicchiere tira fuori riconoscimenti sempre nuovi. E come succede in questi casi, paradossalmente il suo pregio potrebbe essere il suo difetto. Quando la beva è appena un po' più seria diventa più complicato (io credo) trovare un abbinamento adeguato. Questo non è tanto (e non è solo) riferibile al cibo da associare al vino. Per me l'abbinamento è un fatto di contestualizzazione, cioè dipende anche dal mio umore, dalla mia voglia di impegnarmi in qualcosa che richieda attenzione. Prestare attenzione ad un vino non è questione di obblighi, è appunto una voglia, una predisposizione: lo fai quando senti che ti va. Quindi lo contestualizzo. E' per questo che mi appassiono nello stesso modo ai vini piccoli e meno impegnativi, perché anche loro si incastrano in modo contestualizzato nel mio mood del momento.
Certo bevendo un metodo classico di questo tipo è sempre più evidente come certe parole siano parecchio limitate a qualificarlo, anche solo parlando. Fai presto a dire "spumante". L'enofilo advanced ormai non usa più dire spumante (e se non lo sapevate, sapevàtelo) e fa bene, perché spumante dice poco e niente. Ma anche metodo classico finisce per essere vago - vuoi mettere questo Trento classico comparato con un qualsiasi altro vino fatto con lo stesso metodo, per esempio un Franciacorta più giovanile, quindi più nervoso e scattante? La verità è che per ogni etichetta andrebbe fatto un bello spiegone preliminare, e per quello ci stanno gli enotecari. Altrimenti si finisce come nello spot di Corrado Guzzanti per il vago inesistente ultimissimo modello di Fiat: "'na macchina". E che è?
Certo bevendo un metodo classico di questo tipo è sempre più evidente come certe parole siano parecchio limitate a qualificarlo, anche solo parlando. Fai presto a dire "spumante". L'enofilo advanced ormai non usa più dire spumante (e se non lo sapevate, sapevàtelo) e fa bene, perché spumante dice poco e niente. Ma anche metodo classico finisce per essere vago - vuoi mettere questo Trento classico comparato con un qualsiasi altro vino fatto con lo stesso metodo, per esempio un Franciacorta più giovanile, quindi più nervoso e scattante? La verità è che per ogni etichetta andrebbe fatto un bello spiegone preliminare, e per quello ci stanno gli enotecari. Altrimenti si finisce come nello spot di Corrado Guzzanti per il vago inesistente ultimissimo modello di Fiat: "'na macchina". E che è?
domenica, settembre 09, 2012
Quote of the day
"Non c’è nessun criterio valutativo attendibile se non il mio bizzarro e discutibile gusto personale, assolutamente variabile a seconda dell’umore, della digestione, delle condizioni meteorologiche e della difficoltà riscontrata nell’ultimo parcheggio sotto casa".La citazione che avete letto non appartiene ad un assaggiatore di vino (e questa è una buona notizia). E' noto che gli assaggiatori proféscional si abbarbicano ad una serie di parametri che sono più o meno oggettivi. Ma è sufficiente vedere come i parametri possano cambiare, a seconda della scuola di pensiero (vin-naturisti puzzoni contro turbomaroniani adoratori del dio vinofrutto) per relativizzare, assieme al giudizio sul vino, anche l'ottimismo sulle sorti magnifiche della critica eno.
Comunque l'autore del quote è il mio guru cinematografico di riferimento, Dziga Cacace. A proposito, la citazione finisce così: "E detto questo, non mi resta che lasciarvi alla lettura delle sciagurate pagine che seguono. Tanto, la verità non esiste".
sabato, settembre 01, 2012
L'enofilo tranchant
Oggi è apparso per l'ennesima volta l'enofilo tranchant. Non è la prima volta che ne vedo uno, e non sarà manco l'ultima, purtroppo. L'enofilo tranchant è quello che trancia giù giudizi a colpi di accetta: le cose stanno come dice lui, punto e basta. Io gli parlavo di una certa Doc che ho in vendita e quello, deciso: "Non esiste alcun [inserire una denominazione a piacere] che sia decente".
Bum. Manco li avessi assaggiati tutti, poi. Come ci si comporta con uno così? Gli parli, lo meni? Lo educhi, lo blandisci? Io l'ho blandito. Sapete come si dice, "il cliente ha sempre ragione", e poi "piemontesi falsi e cortesi" (io sono mezzo piemontese). Ci ho messo due ore ma alla fine siamo diventati quasi amici, anzi ha anche comprato qualcosa. D'altra parte con la crisi pure l'enofilo tranchant mi pare uno zuccherino.
mercoledì, agosto 29, 2012
Scusate se (sor)rido
Me lo dico da solo prima che lo facciate voi: no, non bisogna ridere dei comunicati stampa, è una brutta cosa, quella è gente che lavora e va un po' rispettata, ecco. E adesso che l'ho detto, scusate, ma questo comunicato stampa fa ridere. O sorridere. Non è colpa dell'abusato termine "evento" (nei CS accadono solo eventi), nemmeno della scioccante rivelazione che nel mondo connesso ci fossero "1500 Winelovers" a scrutare la vendemmia notturna. Il fatto è che, grazie al CS, ho ricordato come ho passato la notte del 10 agosto, invece di stare connesso al live streaming di una vendemmia notturna. E insomma, ho sorriso.
[Dice: hai scordato di mettere i link all'evento. No, non me lo sono scordato].
lunedì, agosto 27, 2012
giovedì, agosto 23, 2012
Grazie lo stesso, Vinitaly
I blogger sono un fenomeno naturale come qualsiasi altro, e come ogni fenomeno naturale hanno una vita fatta di parabola ascendente e di successiva discesa (che speriamo sempre lentissima e serena). Adesso che vi ho rallegrato con questa ineluttabile visione, vi dirò che io, in quanto blogger, sono in una fase di serena maturità. Si capisce dal fatto che, leggendo quasi qualsiasi cosa, riesco a trovare un qualche possibile commento rieditando cose che scrivevo, in proposito, anni fa.
Per esempio oggi leggo che Vinitaly si occupa di embeddare i blogger. Nell'augurare un buon risveglio agli assopiti funzionari dell'ente fiera (ma anche no) segnalo quel che scrivevo annorum fa.
E’ bene che questa categoria di enofili non sia (almeno tutta) embedded. E’ bene che sia invisibile – i blogger invisibili e un po’ underground coltivano il buzz libero e selvaggio, e pazienza se nessuno li foraggia o li blandisce. In fondo se siamo bloggaroli non ce l’ha ordinato il dottore. Se serve il biglietto omaggio per la fiera è sufficiente avere per amico qualche ristoratore, o enotecaro, o distributore: qualcosa si riesce sempre a racimolare – e prendetelo come l’how-to del giorno. Rapidi ed invisibili, tutti quelli che scrivono di vino in rete senza il timbro tondo dell’ordine possono generare quella famosa informazione dal basso che (pensa un po’) non deve dire grazie a nessuno e quasi sempre fornisce news fenomenali.Quindi lasciamo i tetragoni burocrati veronesi ai loro form online e alle loro carte e timbri. Semmai, sarebbe il caso di sviluppare questo aspetto: visto che gli enotecari online cominciano ad essere una legione, io proporrei di regalare i biglietti omaggio che abbiamo, quasi sempre, in sovrappiù, a qualsiasi blogger che si presenti a bottega e che dichiari il suo status: "salve, sono un wine blogger e vorrei entrare aggratis alla Fiera di Verona". Ecco fatto l'accredito per i blogger. Ma di questo semmai ne riparliamo.
venerdì, aprile 20, 2012
Cose molto buone
La Celata è il nome di una linea aziendale che fa capo a Molinelli, produttore di Ziano Piacentino. Ultimamente ho sviluppato un'insana dipendenza da questa barbera, "Polveriera"; pur essendo in area piacentina, Molinelli ha vigneti anche oltre confine, cioè in provincia di Parma. Per questo si porta in etichetta la tragica denominazione "Barbera dell'Emilia", che rappresenta un ostacolo quasi insormontabile alla vendita. Ma la vendemmia 2010 ha un altro aspetto spiazzante: il tenore alcolico, quindici gradi. Non poco. Bisogna assaggiarlo per capire che si tratta di un vino spettacoloso, che dopo un po' di giri nel bicchiere squaderna un profondissimo bouquet di frutti rossi molto maturi, che in bocca si trasformano in succulenza e delizia totale. A bottega costa euri 8,80. A volte la felicità non costa cifre orrende.
lunedì, aprile 09, 2012
Intravino today
Oggi Intra pubblica un post a firma Federico Ferrero: è un bel post, lungo e articolato, quindi sotto questo aspetto è poco bloggish, però abbiamo scelto di pubblicarlo oggi, in un giorno di festa nel quale abbiamo immaginato che i lettori abbiano un po' più di tempo a disposizione, quindi si possano godere in santa pace la lettura.
Questo mi consente pure una riflessione su cosa sia Intravino oggi: la creatura alla cui nascita ho collaborato, e che col tempo ha iniziato a presentare contenuti che, a mio modo di vedere, sono di gran qualità. Ferrero, per dire, è l'autore dal quale discende Langhe Doc, il film. Sul piano strettamente personale, per me è un vero onore essermi ritrovato, tra le mani, lavori di questo livello. Al momento infatti mi capita di essere una specie di dirigente editoriale della creatura: assieme al team dei fondatori si decide cosa si pubblica, quando, e come. Riesco ad essere parte di un meccanismo complesso, che si è ritagliato un posto centrale nel discorso-vino in Italia, e che ci sta dando grandi soddisfazioni. Insomma, buona lettura.
sabato, marzo 24, 2012
Vinitaly 2012: siamo (sono) là
Piccola comunicazione di servizio, per dire che martedì e mercoledì l'enotecaro latita, quindi l'enoteca è chiusa, in quanto mi teletrasporto a Verona. E' di nuovo tempo di Vinitaly. Essere long-time blogger consente il lusso dell'autocitazione, quindi, ecco:
amo la Fiera, non solo perché nel mio ambito lavorativo mi consente di sviluppare infiniti contatti in pochi giorni, ma pure perché ritrovo aspetti probabilmente secondari, e probabilmente personali, che alla fine mi fanno dimenticare ogni scomodità e strazio organizzativo. Uno su tutti, mi piace l'aria da grande mercato di paese che si respira. Questo probabilmente perché molta parte di chi espone appartiene, comunque, ad un certo mondo contadino che si sta estinguendo (evolvendo, diciamo) e che mi ricorda l'infanzia; alla Fiera ritorno un po' alle radici, e le suggestioni dettate dai ricordi di mio padre che trattava con i contadini (fornitori, si deve dire oggi) hanno un peso non piccolo: stringere quelle mani e guardarsi negli occhi parlando di vendemmie e lavori in cantina fa scordare ogni ressa o coda
venerdì, febbraio 17, 2012
A Firenze ad assaggiare Chianti
Nota di servizio: il quipresente domani, sabato 18 febbraio, sarà a Firenze, per l'Anteprima Chianti. Semmai ci si vede là, e in ogni caso l'enoteca resta chiusa. Arrivederci a martedì.
Update. Che poi è andata così.
Update. Che poi è andata così.
martedì, febbraio 14, 2012
A volerci trovare un difetto, Marco Doria è astemio
Insomma è proprio vero, nessuno è perfetto. Prendi Marco Doria: il vincitore delle primarie del PD a Genova ha almeno un difetto, e l'ho scoperto su l'Unità: è astemio. Lo invitano a brindare per la sua vittoria, e Marco rifiuta. Quella sera stessa, in un'intervista ad una TV locale, ha detto un'altra cosa alquanto sbalorditiva sui festeggiamenti che lo aspettavano: "Stasera non posso fare tardi, perché domattina devo andare al lavoro". Non vorrei rievocare il tormentone montiano, sobrietà, ma ecco, l'ho detto.
Quanto al fatto di essere astemio, vorrei tranquillizzare tutti. Conosco fior di enofili, assaggiatori esperti, produttori, che sono ex-astemi. Spesso chi ha un passato di totale estraneità nei confronti dell'enomondo, si ritrova nello status ideale per apprenderne le meraviglie e goderne di più, e meglio. Un po' come certi politici che non sono di lungo corso, e rappresentano il nuovo: alla fine vincono. Il prossimo sindaco di Genova è astemio? Può solo migliorare. E comunque se fosse perfetto sarebbe insopportabile.
[Immagine: Il Secolo XIX]
Questo post era pubblicato su l'Unità, ma siccome Romanelli ne ha fatto uno simile, e cheppalle, l'ho spostato diqquà. Facciamo che la prossima volta faccio io un post sulle chianine così siamo pari, eh? Eccheccavolo. La dura vita del bloggarolo.
mercoledì, febbraio 01, 2012
Un nuovo wine blog (si sentiva il bisogno di un nuovo etc etc)

Vino e storia è il wine blog di Pietro Stara. Che è un amico ma soprattutto un enofilo finissimo. Chi pensa che il wine blogging contemporaneo sia affetto da un livello di cazzeggio eccessivo qui troverà, finalmente, pace:
I discorsi (produttori, giornalisti, medici, economisti, distributori, sommelier…) sono qui intesi come pratiche e come pratiche discontinue che devono essere lette, secondo la raccomandazione di Foucault (L’ordine del discorso, 1971) nella logica che gli è propria così come avviene per le pratiche amministrative, mediche, giudiziarie, ecc. Per comprendere la formazione dei discorsi sul vino occorre quindi capire i luoghi e gli ambienti in cui accadono, le condizioni di possibilità degli enunciati, la loro rilevanza anche semantica e gli schemi organizzatori che li ordinano.Aggiornate i vostri feed reader, o il bookmark (antichi).
martedì, gennaio 31, 2012
Nativi naturali. Deal with it
Succede che oggi Sara Porro pubblica un post su Intravino che per me è definitivo sotto molteplici aspetti. Dice Sara: «come coloro che hanno 10 anni meno di me sono definiti “nativi digitali”, io appartengo ai “nativi naturali”: il vino naturale, verso cui sono stata sempre spontaneamente attratta per via di valori in cui mi riconosco, è per me in genere semplicemente “il vino”». I nativi naturali sono un (piccolo?) punto di svolta nel dibattito sul vino naturale. E ci voleva una blogger di una generazione successiva alla mia per farmi capire, per dirne una, che io sono un nativo maroniano. Cioè che la mia disdicevole inclinazione alla frutta e alla morbidezza è un fatto anche generazionale, relativo alla mia educazione vinosa, che è situata, essenzialmente, nei primi anni novanta dello scorso millennio.
I collegati disposti di questo fatto sono numerosi. Per esempio: io credo, quasi ineluttabilmente, che Intravino sia diventato una sede fondamentale delle conversazioni in rete sul vino. Al netto delle connivenze e delle amicizie personali che ho con il team di editor, io devo riconoscere che la qualità del dibattito, lì, è incomparabile con qualsiasi altro blog. Lo so, è una dichiarazione un po' forte. Ma ditemi voi dove una giovane (28 anni!) appassionata di food-and-wine trovi il modo di esprimere concetti articolati, complessi e veri, senza essere figlia d'arte, amica degli amici, cooptata, iscritta ad un ordine.
E io, che con orgoglio sono stato un proto-intravinico, adesso leggo Intravino e capisco di più, e meglio, riguardo al mondo del vino e riguardo, in definitiva, a me stesso. Quanto è fantastico tutto questo? Niente guru, niente tromboni, i giovani hanno davvero un posto dove dire, spiegare, articolare, determinare l'essenza del dibattito. Quelli della mia generazione, che sono stati fino a ieri giovani commercianti, giovani blogger (ma io ormai ho 48 anni!) farebbero bene a meditare sul fatto che qui la gerontocrazia si polverizza con un post.
mercoledì, gennaio 25, 2012
Lambrusco MdV 2011, perché non mi schiodo dal vino frutto

E' già tempo di Lambrusco 2011. Quello di Monte delle Vigne. Mentre lo bevo (a larghi sorsi) realizzo che non smetterò mai del tutto di amare i vini-frutto, cioè quelle espressioni eno che enfatizzano la morbidezza rigogliosa. Qui, poi, c'è l'effetto gioventù, per cui la spuma è violacea ed il profumo è quasi sfacciato, lampone e petali di rosa. In bocca l'alcol contenuto (solo 12,5) chiude il quadro di un vino godurioso e ludico. Da bere e ribere. 84/100 per euri 9,80.
martedì, gennaio 17, 2012
Modalità "gne-gne-gne" on
Stamattina, un secondo prima di inforcare il cavallo d'acciaio e recarmi al lavoro, l'auricolare dell'aifono dei poveri mi trasmette la rubrica "rispondimi questo" dentro al programma radio che ausculto ogni dì, Lateral. La rassegna stampa stigmatizza (e biasima) l'abitudine di fare titoli che contengono una domanda. Dice "L'Unità: la benzina costa più del vino??" - e io penso: e chi è 'sto scemo che dice una cosa simile. Poi mi ricordo che lo scemo sono io. Però, che diamine, il titolo aveva anche la risposta. Gne, gne, gne. *Faccina*.
Inizio d'anno con how-to conversazionale (cool a partire dal titolo)
Non so bene da quanto tempo seguo quelle cose che si chiamano "conversazioni in rete". Per fare un esempio, questa roba che state leggendo è una conversazione in rete. I commenti ne fanno parte, come gli ipertesti (i link) e le altre forme di aggregazione e allacciamento. Questo ambiente ha le sue enormi e meravigliose potenzialità, e soprattutto le sue sorti progressive, ma ha pure i suoi buchi neri e i suoi guai, limiti, difficoltà, scazzi.
Tra i tanti, io sono sensibile ad un tipo di obiezione/scazzo che, appena fa la sua comparsa nel dibattito, ottiene un effetto perverso: è una specie di raggio della morte che uccide istantaneamente ogni possibile, successiva risposta. Mi riferisco al termine "invidia". Quando tra i commenti arriva qualcuno a dire "è tutta invidia", mi sale, normalmente, la carogna. Cosa obbietti a uno così? Elenchi quanti e quali motivi hai per non essere invidioso? Troppo patetico. Lo mandi a quel paese? Troppo flame. Lo ignori? Troppo dannoso per la digestione. Il fatto è che quello è il genere di commento che, rendendo impossibile la replica, ammazza per sempre ogni ipotesi di confronto costruttivo. Come sappiamo, non esiste una difesa efficace contro il raggio della morte: quello uccide e basta.
Ho provato e riprovato ad immaginare un tipo di risposta adeguata, una volta per tutte, a questo modo infantile di mandare in vacca qualsiasi conversazione. E non ci sono riuscito. Quindi ho deciso, in via autonoma e del tutto personale, di creare da zero una regola di condotta. Ed eccola: dato il valore efferato di questo tipo di intervento, ho deciso che chiunque ne faccia uso venga dichiarato in automatico perdente. Significa che il commentatore colto in flagranza di uso del raggio della morte diviene, all'istante, soccombente nel confronto: ha torto, ha perso. Esibirò questo post come fosse il cartellino rosso nel gioco del calcio: vai fuori e non giochi più, perché sei inutile alla discussione. Questo post, molto immodestamente, spera di avere un'ampia utilità sociale.
Tra i tanti, io sono sensibile ad un tipo di obiezione/scazzo che, appena fa la sua comparsa nel dibattito, ottiene un effetto perverso: è una specie di raggio della morte che uccide istantaneamente ogni possibile, successiva risposta. Mi riferisco al termine "invidia". Quando tra i commenti arriva qualcuno a dire "è tutta invidia", mi sale, normalmente, la carogna. Cosa obbietti a uno così? Elenchi quanti e quali motivi hai per non essere invidioso? Troppo patetico. Lo mandi a quel paese? Troppo flame. Lo ignori? Troppo dannoso per la digestione. Il fatto è che quello è il genere di commento che, rendendo impossibile la replica, ammazza per sempre ogni ipotesi di confronto costruttivo. Come sappiamo, non esiste una difesa efficace contro il raggio della morte: quello uccide e basta.
Ho provato e riprovato ad immaginare un tipo di risposta adeguata, una volta per tutte, a questo modo infantile di mandare in vacca qualsiasi conversazione. E non ci sono riuscito. Quindi ho deciso, in via autonoma e del tutto personale, di creare da zero una regola di condotta. Ed eccola: dato il valore efferato di questo tipo di intervento, ho deciso che chiunque ne faccia uso venga dichiarato in automatico perdente. Significa che il commentatore colto in flagranza di uso del raggio della morte diviene, all'istante, soccombente nel confronto: ha torto, ha perso. Esibirò questo post come fosse il cartellino rosso nel gioco del calcio: vai fuori e non giochi più, perché sei inutile alla discussione. Questo post, molto immodestamente, spera di avere un'ampia utilità sociale.
giovedì, dicembre 29, 2011
Bruno Michel Rosé Les Roses
Uno dei migliori assaggi dell'ultimo Natale. Un rosé potente, masticabile, abbastanza misterioso perché in rete non si trova quasi niente, sembra che Bruno Michel non abbia nemmeno un sito (insomma bisognerebbe rimediare, dovrei fare un giro da quelle parti in primavera). Nel frattempo provo questo champ preso alla cieca, di Michel avevo assaggiato altro ma questo l'ho acquistato sulla fiducia, ed infatti ho dovuto testarlo: gran bella sorpresa. Bruno Michel lavora alla maniera dei rosati saignée, parolaccia incomprensibile che in sostanza significa "vinificazione in rosato", con breve contatto sulle bucce, anziché il sistema, abbastanza in uso in Champagne, del coupage, cioè del taglio di vino bianco e vino rosso (e poi via, alla spumantizzazione). Gli espertoni dicono che i saignée sono più cool, io invece preferisco i coupage perché hanno quel colore grottesco tipo spuma al ginger. Sia come sia, questo è del tipo cool, 100% Pinot Meunier. Naso stroboscopico, riconoscimenti di brodo di carne, carne fresca, e dopo (parecchio dopo) arriva la botta di frutta rossa macerata. Esperienza abbastanza estatica. Resta prepotente il desiderio di ripetere l'esperienza, quanto prima. 90/100, euri 58.
giovedì, dicembre 22, 2011
Avvisate la Corte dei Conti (ah, no, li hanno già avvisati)
domenica, dicembre 18, 2011
Vecchio barbogio trololololol
Mi riferiscono, perché non frequento, che l'ultimo editoriale di Bibenda trolleggia. Senza sapere, o forse sì, che tutto ciò è reato (perlomeno, dovrebbe esserlo).
[Post scritto fuori dall'orario d'ufficio - ah, no, aspetta, qui il capo sono io, faccio un po' quel che mi pare]
domenica, dicembre 11, 2011
Cioè uno vorrebbe anche fare il wineblogger, ma

Ma a volte il mondo rema contro. Prendi per esempio i compagni de l'Unità: abbiamo - o hanno, ma a me piace usare abbiamo, mi tiro dentro - abbiamo (dicevo) completato il trasferimento di tutti i blog su piattaforma Wordpress. Bene. Anzi no. I server hanno traballato, sussultato, tossicchiato e poi sono andati giù. Poi sono tornati su (ma senza le immagini). Quindi vediamo se qualche wiz ci aiuta oppure ci tocca rifare tutto a mano. Ma non è questa la cosa importante: la robina più rilevante in mezzo al trambusto di switch off e showdown e cross the fingers è che i blog de l'Unità (tutti) hanno cambiato URL (inserire, qui, grido pànico tipo coro della tragedia greca). Io ci ho provato, li ho avvisati, consigliati, implorati e blanditi, ma niente: quello che una volta si chiamava etilicamente.blog.unita.it oggi si chiama etilicamente.comunita.unita.it - e tanti saluti ai blog roll che dirigevano sui vecchi domini, e al traffico in entrata che perdiamo. Dice che metteremo dei redirect, meglio che niente. Oh ragazzi, va così, non capisco ma mi adeguo (cit.) - e quanto ai feed, eh, signora mia, ma che pretende, abbiamo solo due mani sa? Comunque quando li mettiamo su, sarete i primi a saperlo. Resta il fatto che la parolina "ComUnità" non è nemmeno malaccio. Anche se.
giovedì, dicembre 08, 2011
Champagne (all) day
venerdì, dicembre 02, 2011
Brunello day, domani. Segnati la save-the-date

Il Brunello 2006 di San Lorenzo è a bottega da pochi giorni, direi che ho aspettato abbastanza: lo apro. Durante la giornata di domani, sabato 3 dicembre, sarà offerto in degu gratuita solo ai clienti simpatici. Ed assieme apriremo la prima riserva prodotta da Luciano Ciolfi, sempre vendemmia 2006 (questo, per intenderci) che sarà disponibile in vendita l'anno prossimo, quindi un'anteprima. E siccome un'anteprima tira l'altra avrei anche la futura vendemmia 2007. E poi... no, basta così, che poi siete troppi. Non ditelo troppo in giro, insomma.
domenica, novembre 27, 2011
L'intricata condizione di uno che scrive di vino ma lo vende pure
Sono un wine blogger esondante. Fornisco prestazioni d'opera ad Intravino, a l'Unità, ho collaborato con altri editori, e probabilmente se "Svegliatevi!" dei Testimoni di Geova mi chiedesse un post, non direi di no. M'è capitato di negare la mia collaborazione a qualche editore, ma quasi sempre per pigrizia o mancanza di tempo. Poi dispongo di questo blog, che leggete adesso, che ormai è la cosa meno mainstream che faccio, o la più egoriferita, personale. E' tornato ad essere, credo, quello che doveva essere in partenza, il bollettino digitale di una bottega ai tempi della comunicazione autoprodotta. Per questo, oggi, intrattengo i miei piccoli fan su un argomento polposo e personale: il conflitto di interessi.Dunque, cercando di farla quanto più breve possibile (e non ci riuscirò), io sono in una condizione non facilissima. Finché ero il bloggarolo di Diario enotecario e basta, ci stava perfettamente che io disperdessi il seme della mia conoscenza, relativa a ciò che vendo: era parte del pacchetto completo, diciamo. Trattavasi di enotecaro che aveva nel blog il prolungamento digitale della comunicazione analogica autoriferita. Tradotto dal sanscrito: uno usa Internet anche per vendere, sia sé stesso che il prodotto che rappresenta, nei modi peraltro virtuosi ed aperti del due punto zero: l'interazione, l'orizzontalità, e tutte quelle altre belle robe che - do per scontato - dovreste conoscere a memoria. Già questo poteva configurare qualche tipo di conflitto, ma solo agli occhi del vecchio barbogio (scusate). Soltanto il vecchio barbogio, oggi, manca di cogliere gli elementi rivoluzionari e libertari della comunicazione autoprodotta, per incaponirsi in banalissimi puntigli del tipo "prova a chiedere a l'oste se è buono il vino". Purtroppo (per me che sono l'oste) il tempo nel quale affermavo che il vino è buono, senza contraddittorio, è finito. Morto. Non torna più. Ora, chi non comprende questo meccanismo elementare è vecchio, è barbogio, è, per usare una coppia di termini presi a prestito, sommerso. Tutti gli altri sono i salvati: ci stiamo lasciando indietro una lunga serie di sommersi, forse dovremmo approfondire questo punto (c'è materia per un altro post) ma siccome il flusso è veloce i sommersi sono tanti, e - scusate - a 'sti punti sono anche un po' cazzi loro, sia perché sono degli incapaci, sia perché sono delle teste vuote, e proprio non riescono a starci dietro. Va be', l'ho detto, di questo ne riparliamo.
Il problema del conflitto di interessi, secondo me, può sorgere e diventare più serio quando comincio a scrivere del mio ambito commerciale in una sede editoriale diversa da quella autogestita. Quando un blog che fa migliaia di visite al giorno, o peggio un editore nazionale chiedono, a me, di produrre contenuti che includono una valutazione qualitativa, riferibile a quello che è l'oggetto del mio commercio, il rischio è evidente. Chiaro, è piacevole essere richiesto per fornire quei contenuti. E' altrettanto chiaro che questa popolarità è resa tanto più facile quanto più questi servigi vengono forniti gratis - perché a darla via allegramente si ottiene sempre qualche tipo di attenzione. Qui il problema diventa (ancora) altro, riguarda i professionisti dell'informazione che si ritrovano tra le palle quelli come me che apparentemente fanno un lavoro simile ma nella realtà forniscono un tipo di performance alquanto difforme, perché noi veniamo da Marte e quelli vengono da Venere (o viceversa, fate un po' voi). Loro si incazzano, noi ce ne freghiamo (purtroppo per loro) e tiriamo dritti. In fondo, tutto questo smottamento alluvionale non è mica colpa nostra, succede, sarebbe meglio non perdere tempo a discutere tra di noi e spicciarci che qui viene giù tutto: volete essere sommersi o salvati? La risposta la sapete, credo.
Dunque il problema è: come se ne esce? Sfortunatamente non ne ho idea. Spiace per voi che vi siete sorbiti 'sta lunga pappina e, forse, arrivati qui speravate di trovare la soluzione proposta dal guru di turno (io). Il fatto è che i guru non sono propriamente gli esempi di stile ai quali mi ispiro, e comunque la guraggine, come il padreternismo, sono attitudini in crisi grave. C'è appunto questo tipo di smottamento, di frana, insomma di sommovimento nell'allocazione dell'autorevolezza e della conoscenza: queste si stanno riallocando, come le unità di memoria in un cervello elettronico: dai pochi giganteschi mainframe (l'establishment della cultura, la stampa mainstream, per esempio) stanno passando alla distribuzione wiki, o alla dispersione peer-to-peer, originando una conseguente perdita di elementi di autorevolezza: non perché questi fossero carenti ab ovo, ma solo perché si stanno svuotando, ridistribuendosi su lontanissime cloud. Quindi, dato questo genere di sommovimento, figuratevi se io mi impanco a guru: proprio ora che stanno per finire, quasi tutti, disattivati. Avete presente la morte di Hal 9000? La lenta agonia del mainstream, il travaso di dati dal centro alle periferie infinite sono causa, purtroppo, di qualche instabilità in alcuni passaggi e riallocazioni. Anche qui, cercando di tradurre dal sanscrito, va spiegato chiaramente che questi fenomeni impongono alle periferie, alla base, un dovere di approfondimento, di conoscenza e di raffronto, che sono diventati più onerosi, più massivi quanto più i vertici, con le loro unità centrali di memoria (Hal 9000) sono agonizzanti. Si stava meglio quando si stava peggio? Forse sì. D'altra parte, non abbiamo avuto tutti un attimo (almeno un attimo) di compassione per Hal 9000? Una volta disattivato, David (il protagonista umano) si è ritrovato più libero, ma enormemente più responsabilizzato: da quel momento doveva farcela da solo. Che la scena della morte di Hal 9000 fosse metafora della rivoluzione wiki credo andasse un bel po' al di là delle capacità visionarie di Kubrick. Ma anche questo, è un altro discorso.
Al momento sono riuscito a riallocare solo pochissime unità di memoria. Cioè ho soluzioni parziali e provvisorie: ma siccome la responsabilità del giudizio è ridistribuita, partirò esattamente da questo aspetto. Tempo fa mi è capitato, durante un dibattito, di indicare la trasparenza come primo (ed unico, temo) elemento di attenuazione del conflitto di interessi (di ogni conflitto, potrei pure dire). In mancanza di altro, l'unico mezzo a disposizione è dato dal consegnare, a chi legge, il numero maggiore possibile di elementi di conoscenza, affinché sia chiaro, trasparente, il contesto nel quale (per esempio) uno come me scrive e comunica. Scaricando un vero e proprio overflow di dati in capo a chi legge, a chi si informa e a chi giudica, il loro compito potrà uscirne facilitato. Per fare qualche esempio concreto, riferito al mio caso, dirò che io vivo del mestiere di chi compra e rivende vino: fisiologicamente, narro gli aspetti positivi di ciò che vendo. Sono talmente convinto di ciò che dico, che sono disposto a correre il rischio di acquistare, pagandolo bene, l'oggetto della mia narrazione, per poi rivenderlo. Commercio e narrazione sono due parti della stessa cosa: me stesso. Una volta affermato questo, resta in capo al lettore l'onere (o l'onore? boh) di fidarsi, oppure no, come è peraltro legittimo. Questa specie di scaricamento del barile su chi legge ("sentite, le cose stanno così e così, adesso arrangiatevi") ha, come temo sia evidente, un bel po' di limiti. Tuttavia, come dicevo più su, non m'è venuto ancora in mente nulla che possa aggiustare, con maggior efficacia, il guasto che in via ipotetica, si va a formare. Insomma, non ho ancora trovato una scusa migliore. Tuttavia ho una strana, irrazionale (lo ammetto) fiducia in questo ecosistema. Ho la sensazione (forse è solo speranza?) che si stia avviando, lentamente ma inesorabilmente, ad autoprodurre le sue stesse autodifese, così come mostra, già numerosi ed efficacissimi, gli elementi di bilanciamento ed auto-bilanciamento quando alcuni punti della comunicazione e della narrazione si rivelano errati.
Grande è la confusione sotto il cielo, la situazione è eccellente.
venerdì, novembre 25, 2011
Siamo su feissbucc. Spread the world
Dopo circa un millennio che smanetto con Facebook, mi sono deciso a settare una pagina dedicata all'enoteca. A riprova del fatto che a bottega non abbiamo proprio un piffero da fare. Se vi piace, ditelo agli amici - se no, fatevi i fatti vostri (cit.)
No, seriamente: tutto il cazzeggio che non trova posto nel blog, lo trovate là. E non è poco.
mercoledì, novembre 09, 2011
sabato, novembre 05, 2011
La situazione alluvione oggi
Ieri ho chiuso bottega nel primo pomeriggio: nel mio quartiere, a ponente della città, c'era solo una pioggia molto violenta. E' entrata pochissima acqua in ufficio (che è attiguo al negozio vero e proprio), comunque niente di paragonabile a l'anno scorso. Il resto l'ho seguito da casa, in TV e via twitter. Non so quasi nulla, ancora, dei colleghi in centro, il poco che ho saputo finora è raggelante. Teoricamente ora dovrei essere in strada, direzione Merano. Teoricamente dovrei controllare in negozio se tutto è a posto, se nella sera e nella notte scorsa non è successo altro, ma apparentemente la zona è stata risparmiata. Comunque il Comune ha diramato l'ordinanza del divieto di circolazione, per le auto private. Insomma: state a casa.
Visto quel che è successo, sto bene, stiamo bene, ci tocca guardare avanti.
Se non mi capita di peggio, di ieri ricorderò anche quei venti minuti passati in scooter sotto quella pioggia. E' il genere di esperienza che ogni motociclista rischia di fare, almeno una volta. Come diciamo da queste parti, è bello poterlo raccontare.
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