La tabella periodica degli stili birrosi. Via Il Fermentatore.
Questo è un blog enoico. Il vino è un alimento totalmente diverso da qualsiasi altro: evolve, ha carattere ed è imprevedibile (come l'umanità, insomma). Per questo è interessante. E non è industriale.
mercoledì, ottobre 27, 2010
sabato, ottobre 23, 2010
L'immortale spammone

Allegri ragazzi, la notizia è di quelle che ci piacciono: la vendemmia 2010, come di consueto, è ottima. In quel certo consorzio spammarolo del mattino presto, poi, la vendemmia è ottima in tutto il consorzio. E che avete, la bacchetta magica?
(Che poi lo so benissimo, è sempre la stessa lagna sui comunicati dei poveri addetti stampa che a loro volta sono sottopagati e tiranneggiati dai direttori dei consorzi. Ma fino a quando continuerete a raccontarci le cose in questi toni entusiastici, fané, brochurali e fuffosi? E noi che siamo i fighettissimi bloggaroli, fino a quando continueremo a farvi le pernacchie? Forever and ever. All'infinito).
mercoledì, ottobre 20, 2010
Oggi ripassiamo Brunellopoli
Tanto per farsi un'idea abbastanza definitiva di quella robina archiviata come Brunellopoli, qui Gian Luca Mazzella fa il punto. Un piccolo assaggio:
Attorno al cosiddetto “affare Brunello” è stata fatta non poca disinformazione. Anche da parte di chi, per mestiere, dovrebbe informare: ma evidentemente ha motivo di non farlo. C’è anche chi ha tentato, ma è stato impedito. O chi ha scritto di aver tentato, ma in modo palesemente goffo e inetto. Tutti questi però, come secoli fa ha scritto Francesc Eiximenis a proposito degli Italiani, hanno bevuto e ribevuto: “esaminando e riesaminando il vino come fanno i medici con le urine”.
lunedì, ottobre 18, 2010
In salita
E' lunedì, giorno dedicato a faccende tetre sul genere banca, seccature, pianificazioni economico-esistenziali. Alle spalle abbiamo (ho) un paio di settimane francamente dimenticabili. Una delle prime letture del feed reader è questa: Barolo in vendita nei supermercati a euri 5,99: l'impressione è quella d'essere nel posto sbagliato, nel momento sbagliato. Probabilmente il posto giusto è Marte.
E quelli che dicevano che i blog sono uno sfogatoio, avevano pure ragione.
E quelli che dicevano che i blog sono uno sfogatoio, avevano pure ragione.
martedì, ottobre 12, 2010
Come si sceglie un fornitore in enoteca
Esistono infiniti parametri. Potrei dirvi: quello che vi pratica il prezzo più basso. Oppure quello che vi allega benefit (viaggi, vacanze, scarpe che respirano, escort, eccetera). Ci sarebbe anche il genere "quello che vi piace", cioè il fornitore che produce un vino coerente col vostro gusto - ma questa è la scelta più ovvia.
Poi ci stanno pure i parametri a contrario. Un produttore che ha un ufficio stampa che sbraca in questa maniera, per esempio, per me è destinato alla vaporizzazione. Puff, dissolto.
"Mangiare è un atto agricolo", conoscete il mantra, giusto? E' pure un "atto politico". Allora anche l'uso che facciamo del nostro danaro è agricolo e politico, basta decidersi.
"Mangiare è un atto agricolo", conoscete il mantra, giusto? E' pure un "atto politico". Allora anche l'uso che facciamo del nostro danaro è agricolo e politico, basta decidersi.
mercoledì, ottobre 06, 2010
L'alluvione di Sestri Ponente the day after
Cominciamo dalle buone notizie: l'enoteca torna operativa oggi pomeriggio. Diciamo che lo sgombero del fango (all'interno) è all'ottanta per cento ultimato e quindi, con solerte spirito bottegaio genuensis, riattacchiamo il registratore di cassa. Nei prossimi giorni proseguono le pulizie.
Per il resto, il quartiere è nel delirio. Ci sono almeno un centinaio (ma alcuni parlano di duecento) di negozi distrutti. Vuol dire che questa gente non torna a lavorare fino a chissà quando. In un momento così per molti il disastro significa campana a morto. Decine di famiglie hanno perso auto, moto, ovunque ci sono cumuli enormi di roba alluvionata. Per me che sono portatore sano di partita IVA vedere ammassati col fango frigo bar, tavoli e sedie, tutta roba inequivocabilmente uscita da attività commerciali, è stato parecchio duro. Questa mattina la Municipale ha chiuso l'accesso al quartiere a tutti e il caos era quasi completo (del resto vogliono favorire lo sgombero del fango - magari arrivassero pure qui).
L'immagine che vedete è ripresa fuori dal negozio. Curiosamente, si tratta di un posteggio moto già oggetto di un vecchio post, serve a fare un raffronto (e non si può nemmeno dire che ieri fosse tanto meglio di oggi). E con questo spero di esaurire 'sto piffero di topic e tornare a qualcosa di simile alla normalità. Uff.
[Quasi dimenticavo: grazie a tutti per i messaggi di solidarietà arrivati con ogni media. Vi lovvo]
martedì, ottobre 05, 2010
E siccome non ci facciamo mancare niente, ecco oggi a voi: l'alluvione

Il quartiere di Sestri Ponente e' sotto un palmo di fango. E la bottega si presenta come vedete. Considerando quel che è successo, me la cavo con turni extra di pulizie, e ne avrò per qualche giorno. Allegria. Certo che ci voleva proprio, eh?
[Update delle 12.18] E' parecchio peggio di quello che sembrava. L'elettricità salta spesso (acqua nelle prese?) Ovunque uno strato di fango omogeneo di dieci centimetri, e parecchie casse rovinate e inzuppate. Questo nonostante io abbia la scimmia di piazzare le casse su vecchie scatole di legno per sopraelevarle dal pavimento, ma ugualmente ho passato la mattina a risistemare il magazzino. La strada è uno sfacelo totale, e quel che è peggio, non arriva nessun aiuto. Per la verità molte zone del quartiere stanno impegnando i soccorritori, ci sono scene da tregenda, auto una sull'altra, negozi sventrati dalla piena. Alle solite, meglio non lamentarsi. Un attimo di respiro, poi attacchiamo il mare di fango.
[Update delle 17.15] Abbastanza esausto, non sono nemmeno al 30% del lavoro fatto. In compenso spalare fango è educativo (l'avreste mai detto?) tipo che si solidarizza con vicini e abitanti del quartiere, e insomma ci si da' tutti da fare. Cerchiamo di ripulire anche la strada perché come detto le squadre sono altrove. Cameo del giorno, un ragazzo che è entrato in bottega e s'è messo ad aiutarmi. "Ti ricordi di me? Mi avevi regalato quella cassa di legno vuota". Il Cielo mi fulmini se mi ricordo. Note to self: regalare sempre, ricordare non serve. Infine, date un'occhiata al filmato: le scene si svolgono a circa 500 metri da me. Il corso d'acqua si avvia veloce verso la parte bassa del quartiere. E indovinate chi c'è, nella parte bassa?
sabato, ottobre 02, 2010
Vediamo un po' se riusciamo a farvelo entrare in testa
La personcina che parla è Giampiero. E' vero, ci parliamo un po' addosso, ma vediamo se il messaggio esce dal circolo degli amichetti.
venerdì, settembre 24, 2010
La campagna acquisti su Intravino
Comincia ad essere imbarazzante: leggo una roba su Intra e finisco per comprarla. Assaggiando il Syrah di Stefano Amerighi, e ricordando il post relativo, che potevo fare? Preso. Poi è arrivato Nino Barraco (a me sono piaciuti il Pignatello 2007 e il Grillo 2008). Casualmente, ecco dove l'ho conosciuto. Qualche giorno fa assaggio il Pignoletto frizzante 2009 di San Vito, e l'ho inserito a listino al volo. Ma aspetta, dove ho letto di questi? Manco a dirlo, qui.
[Il Pignoletto dei Colli Bolognesi frizzante, di Vigneto San Vito, lo vendo a euri sette e sessanta. Secondo me best buy. Io ve l'ho detto].
martedì, settembre 21, 2010
Se Barolo piange Cirò non ride

Un paio di aggiornamenti sulla vigna dei Cannubi che dovrebbe essere estesa, quindi dovrebbe consentire qualche bottiglia in più a chi-di-dovere. Alessandro Masnaghetti dice che non è del tutto vero: "la produzione di Barolo Cannubi non verrebbe raddoppiata ma sarebbe semplicemente uguale a quella attuale". La variante toponomastica la fanno per chiarezza, ci sono particelle col nome doppio (tipo Cannubi Muscatel) che verrebbero ricondotte ad un'unica denominazione (Cannubi e basta) - in poche parole lo fanno per noi, per amore dell'umanità, per non confonderci le idee. Eravamo quasi grati, quando abbiamo letto il commento di Marta Rinaldi: "indebitamente si assegna una delle più prestigiose menzioni geografiche del Barolo ad aree che un tempo non erano nemmeno indicate come “Cannubi”, o che ancor peggio sono state per certo periodo inserite nel piano edilizio comunale - è proprio il caso del Cannubi Muscatel". Ecco, mi pareva...
Tutto molto appassionante. Meanwhile, a Cirò, pensano davvero di inserire vitigni migliorativi nella denominazione locale. I soliti Cabernet e Merlot a dare man forte al Gaglioppo che proprio non ce la fa da solo (ma povero). Che sia vero o no (io penso di no, ma è solo un'opinione) l'argomento fulminante me lo fornisce Gian Luca Mazzella via Il Fatto Quotidiano: il presidente del locale consorzio "ha sostenuto la necessità di cambiare il disciplinare per legalizzare una situazione in corso da 40 anni". Ma dai! Allora è solo questo? Una sanatoria? Oh-so-déjà-vu.
venerdì, settembre 17, 2010
Guidismi: aridatece er puzzone
E così il Grande Vino è (sarebbe) il Tre Bicchieri per Slow Food. In attesa che escano le guide cartacee (che sono un po' come Silvio, sembra che tracolli ma non molla mai davvero) ci impegneremo nel giochino di società: che significa "grande vino"? Equivale a "tre bicchieri"? E' il "sole" di Veronelli? E' 95/100 di Parker? - No perché, se ancora non fosse chiaro, quassotto la suburra degli enonauti vuole il sangue. Vuole vedere la lotta dei gladiatori. Altro che buonismo da "non vogliamo fare classifiche". Seee, quandomai.
La verità è che si stava meglio quando si stava peggio. Io rivoglio indietro gli anni novanta. Rivoglio i tre bicchieri - quelli veri - che quando un produttore li esibiva, stai certo che era un vinone sul serio. Rivoglio i tre bicchieri dati alla Liguria col contagocce: uno ogni sei anni, se andava bene, altro che l'orgia ultima. (Aggiungerei: altro che tre bicchieri verdi, marroni o beige). Ridatemi indietro i Barolo Boys, lo stand "Langa In" di quei Vinitaly quando il turbomodernismo era una promessa di futuri radiosi. Ridatemi le analisi visive che se un vino era opalescente, era difettoso, che qui non ci si capisce più niente. Insomma, ridammi indietro la mia seicento, i miei vent'anni e una ragazza che tu sai.
[/barbogio mode off]
martedì, settembre 07, 2010
La moltiplicazione dei pani, dei pesci e dei Cannubi
Atlante delle grandi vigne di Langa, edizioni Slow Food, 1990: "La più antica bottiglia delle Langhe è conservata in Bra presso la famiglia Manzone e porta un'etichetta con la scritta CANNUBI 1752. Tale prezioso cimelio sta a dimostrare come il Vigneto Cannubio o Canubio o Cannubi fosse già famoso e valutato prima dell'avvento del vino Barolo".
Insomma, un cru, come direbbero i francesi. Una vigna singola che qualifica il vino prodotto lì. E' difficile invece qualificare (desiderando restare a piede libero) i geni del marketing che hanno chiesto ed ottenuto l'allargamento dell'area denominabile Cannubi. Proprio come una moltiplicazione miracolosa, l'area si estenderà, aumentando il numero di bottiglie che potranno esibire il cru Cannubi in etichetta. Che facciamo, ci indigniamo? Ci rattristiamo? Ridiamo? Sì, no, e tutte e tre le cose. Assistere al tentativo scomposto ma efficace di qualche produzione (tiro ad indovinare: un'industria?) per mettere le mani su una sottodenominazione che dovrebbe essere garanzia di qualità fa davvero cadere le braccia. Il solito autogol enoico all'italiana. Potendo salvaguardare e valorizzare le specialità, si va esattamente nella direzione opposta.
Nota comica finale. Uno dei miei barolisti del cuore, Bartolo Mascarello (l'azienda è diretta dalla figlia ora, Maria Teresa) ha vigne in Cannubi. Ma siccome ritiene ideale la produzione di un Barolo vecchio stile, ottenuto dal blend di vigne diverse, in etichetta dice: "Dai vigneti Canubbi - Rué - San Lorenzo - Rocche". Adesso aspettate quei due-trecento anni, e l'industria scoprirà che è meglio il mix di differenti particelle, rispetto al cru. Quel giorno il Comune di Barolo confinerà finalmente con La Spezia.
[Nell'immagine: l'attuale particella dei Cannubi, tratta dalla home di Pira. L'immagine a dimensioni originali è qui]
[Nell'immagine: l'attuale particella dei Cannubi, tratta dalla home di Pira. L'immagine a dimensioni originali è qui]
giovedì, settembre 02, 2010
Anche in questo blog parliamo di Eataly (oh, no!)
Il mio amato blogghe è così vetusto che può permettersi il lusso di autocitarsi, tipico di certi tromboni. Dev'essere conseguenza di quel repentino cambiamento di stato, "da giovane promessa a vecchio stro***". Avete presente.
Così, insomma, per illustrare la fenomenologia di Eataly (secondo me) basta qualche link: uno, e due.
Ammappala però quanto ero verboso, da giovane.
giovedì, agosto 05, 2010
Sono d'accordo
"Ha quel colore giallo brillante che nella consistenza fa presagire il velluto. E qui davvero si percepisce la speziatura in un effluvio di profumi che contemplano la rosa, quasi a sentirne i rovi. È molto buono, molto elegante, e il «molto» va messo su ogni sensazione: rotondità, persistenza, piacevolezza. Che gran vino!"Paolo Massobrio su La Stampa, a proposito del "mio" traminer del cuore. Bravo Armin.
lunedì, agosto 02, 2010
Macchine ferme (è agosto)
Dunque si chiude. Bottega cerrada per le ferie agostane, in sala macchine si passa da "avanti adagio" ad "alt". Non va in ferie l'enochiacchiera digitale, cioè il fiume di comunicazione autoprodotta che ormai, a mio modo di vedere, rappresenta la svolta vera, pesante, che sta facendo il mio ambito commerciale. Farò un esempio, uno solo, tra i tanti possibili. Sto seguendo, via Twitter, i preparativi della (come possiamo chiamarla?) convention, adunanza, reunion, che si hashtagga* con #aglianicodelvulture1. Per avere un'idea della cosa, ecco una descrizione approfondita. Ebbene, è tutto qui: persone unite dallo stesso interesse si muovono, assaggiano, raccontano, e fanno (anche) comunicazione aziendale e commerciale. Quelli come me possono permettersi di stare seduti in veranda e seguire il flusso delle conversazioni (ho stima e fiducia del giudizio di chi partecipa) ottenendo così di attingere ad un'orgia di dati, informazioni, appunti di assaggio, difficilmente ottenibili in altro modo. Chi è parte di questo flusso di conoscenza sa di cosa parlo e capisce al volo la potenza del mezzo - che sia un produttore, un esercente o un "utilizzatore finale". C'è, poi, una gran massa di addetti ai lavori che restano fuori da tutto questo, come gli operatori dell'intermediazione che, ad ogni livello della catena, ignorano per pigrizia o per scarsissimo skill il nuovo che avanza. Sono gli stessi che picchiano la testa nel muro e poi si lamentano dell'emicrania.
Bo', lasciamo perdere le polemiche. Buone vacanze, ed un regalino ai miei venticinque(mila) lettori. Recentemente ho amato un film italiano che, guardacaso, parla di Basilicata. Qui e qui potete allegramente scaricarlo, piratacci. Ecco un assaggio.
*Hashtaggare, italianizzazione di hashtag, il termine che gerarchizza un argomento di discussione via Twitter preceduto dal segno "hash", (cioè questo #) detto anche "cancelletto" dagli abbrutiti.
sabato, giugno 26, 2010
Tipo non raccontarmi fandonie no, eh?

Quando si parla di comunicazione aziendale si dice spesso che dovrebbe essere sincera. Dire la verità. Non raccontare balle pietose. Ma vedendo il cartello del supermercato sottocasa, capisci che la lezione del Clue Train Manifesto è una roba parecchio irrealizzata.
"Gentili clienti, al fine di tutelare voi e i vostri acquisti, vi chiediamo di esibire un documento di identità per ogni transazione eseguita con carta di credito"La traduzione in realtà è la seguente:
"Senti bello, a me di tutelare te e i tuoi acquisti non me ne frega una cippa. Accettando carte di credito l'ho già presa in quel posto troppe volte, quindi ora se vuoi pagare con la plastica tira fuori un documento".Certo, potevano metterla giù meno colorita, ma a me la prima versione offende più della seconda.
martedì, giugno 22, 2010
Retro post
Questo lo scrivevo un po' di tempo fa. Siccome vale anche oggi, che Intravino compie un anno, ve lo riciccio pari pari. E vualà.
Chi scrive un post (io, in questo caso) e chi dopo lo commenta hanno pari dignità e credibilità, se e nella misura in cui tutti quanti diciamo (o ci sforziamo di dire) cose dotate di fondamento. Spero non sfugga a nessuno, quindi, che questa dinamica è l’esatto contrario del padreternismo che si respira in altri ambiti comunicativi. Dobbiamo essere tutti orgogliosi e felici di questa libertà che ci diamo, e nello stesso tempo sentirci responsabili dell’uso che facciamo delle parole, perché come sempre le cose che diciamo ci qualificano come persone.
lunedì, giugno 14, 2010
The dark side of prezzo sorgente (rabbrividiamo)
Passata la fiera, messi in ordine gli appunti (uno, due, e tre, per dire) mi porto dietro da un po' di giorni una orrenda cogitazione che ora cerco di rielaborare. Riguarda alcuni prezzi. Dopo aver molto parlato di prezzo sorgente (che combinazione) sempre ai soldi sto a pensare. Cos'è successo in definitiva a Terroir Vino che meriti qualche altra discussione? Ho trovato alcuni prezzi sorgente assurdamente alti. Per lo più con una sola giustificazione, che mi ha fatto letteralmente cadere le braccia: "faccio poche bottiglie, le vendo tutte in azienda, il prezzo è questo e ciaopepp".La sostanza è: come faccio, io che sono anarchicamente, caoticamente favorevole a qualsiasi tipo di manifestazione di prezzo sorgente (compreso il suo collegato disposto, la vendita diretta), come faccio ora a criticare il prezzo sorgente senza sembrare matto? Ci provo lo stesso.
Tanto per cominciare non è semanticamente esatto dire che criticherò il prezzo sorgente. Semmai mi interessa evidenziare the dark side of prezzo sorgente, insomma un elemento contraddittorio. Se qualcuno pensa che la vendita diretta delle aziende, con l'esibizione del prezzo sorgente (che a 'sti punti passa del tutto in secondo piano) apra la via ad acquisti a buon mercato, quel qualcuno farà meglio a ricredersi. O perlomeno a valutare caso per caso.
Ora sarò almeno un po' autoreferenziale, ma credetemi quando dico che tra le cose che sono in grado di fare c'è valutare un vino. E con questo intendo dire che so fornire un parametro di valuta. Quando assaggio, sono spannometricamente in grado di dire "questo vale cinque euri". O quindici, o cinquantacinque - ho reso l'idea.
Non formulo questo valore in base a costi aziendali, ma in base ai prezzi medi reperibili per quel livello qualitativo. Poi diversi elementi accessori (territorio, rarità, costi di esercizio) influiscono profondamente sulla dinamica dei prezzi. Ecco perché, per fare un esempio, un bianco delle Cinqueterre che abbia un livello eccellente (un 84/100) costa dal doppio al triplo di certi pari punteggio veneti. Fin qui dovremmo essere tutti d'accordo. Bene.
Questa dinamica prezzo/valore, dal mio punto di vista, presenta elementi contraddittori a volte non giustificabili. Perché un Gavi (è un altro esempio) di un produttore magari bloggarolo, twitterato, due-punto-zero, venditore diretto, costa in cantina 12 euro, come un Gavi di un oscuro contadino disconnesso, ma reperibile a quel prezzo in enoteca (e di pari punteggio, ovvio)? Dove sta il bug, il baco, il difetto? E' possibile che sia solo questo: il primo produttore (manco fosse un enotecaro qualsiasi) ci vuole guadagnare. Che, com'è noto, è del tutto legittimo. Ma il famoso vantaggio della vendita in azienda dove va a finire? Insomma, occhio ragazzi cari, non è tutto oro quello che luccica.
(E questo, per concludere, è solo uno dei punti deboli del mio peraltro glorioso post sulla libertà del prezzo sorgente. Ce ne sarebbero almeno un altro paio, ma col piffero che i miei colleghi enotecari son stati capaci di scovarli. Al massimo hanno mugugnato di valore aggiunto e di percentuali lecite o illecite di ricarico, perdendosi, come al solito, in un bicchiere d'acqua. Io quei punti deboli li so ma non ve li dico, arrangiatevi).
lunedì, giugno 07, 2010
Caffarri Live
Se non lo filmavo non ci credevate. Ecco Stefano Caffarri performing live alla fine della cena del Vinix Unplugged Unconference. Poi uno dice rockstar.
giovedì, maggio 27, 2010
Sulla vendita diretta delle aziende, il prezzo sorgente, e altre amenità
Il prossimo TerroirVino sarà preceduto dalla Unplugged Unconference, una specie di incontro informale durante il quale molti addetti, appassionati ed enofili a vario titolo terranno un breve speech su temi assortiti. L'anno scorso io avevo annunciato la nascita della creatura intravinica, e quest'anno volevo poltrire in santa pace - attività che mi è consona sopra ogni altra - partecipando solo allo scopo di ascoltare gli altri. Ma un aspetto dell'imminente kermesse genovese, la vendita diretta a prezzo sorgente che alcune aziende performeranno felici durante la fiera, mi tira in mezzo, quindi dirò cosa penso in proposito. E siccome quel che penso non è abbastanza chiaro e noto all'orbe terraqueo, scrivo qui, a titolo di anticipazione e lascito testamentario, il mio punto di vista. Anche perché molti in questi giorni mi chiedono che opinione abbia io delle vendite dirette che attuano le aziende (disintermediando ogni figura che sta in mezzo, me compreso) oppure dello svelamento del prezzo sorgente. Olè, andiamo a incominciare.Molti miei colleghi si sono rabbuiati del fatto che alcuni produttori venderanno, durante TerroirVino, il loro prodotto al consumatore finale che avrà occasione di visitare la fiera (per non dire del rivelare il prezzo sorgente). Il fatto non mi intristisce per nulla ed anzi, sono del tutto favorevole. Per almeno due ordini di motivi.
Il primo motivo è ideologico, quindi possibilmente il più personale, però tengo ugualmente a dirlo. Io sono per natura contrario alle rendite di posizione che dovrebbero consentire alle categorie commerciali un guadagno basato su una specie di obbligo: o compri da me, o niente. In realtà io cerco, sempre ed ovunque, di disintermediare per quanto mi è possibile. Mentre soffro enormemente quanti, in condizione di monopolio, mi infliggono la gabella della loro inossidabile presenza. Coerentemente a quanto sopra, non posso imporre una condizione di intermediazione ineludibile riferita alla mia persona. E con che faccia? Io credo che tutti dovrebbero vendere qualsiasi cosa a chiunque. Sta al compratore verificare quale sia il venditore più adatto per lui.
Il secondo motivo è di ordine, direi, scientifico. Sun Zu, generale cinese vissuto nel V secolo A.C., autore de "L'arte della guerra", diceva (tra l'altro) "non combattere una battaglia che sai essere persa in partenza". Io credo che noi commercianti dovremmo seriamente riflettere su quali siano le battaglie che possano tenerci impegnati in modo efficace. Il tempo e le energie, che sono beni disponibili in quantità limitata, andrebbero usati in sforzi destinati ad un qualche tipo di successo. Impedire la vendita diretta delle aziende vinicole ai consumatori finali non rientra tra questi: le aziende già lo fanno, e lo faranno sempre di più. Noi commercianti dovremmo semmai sforzarci di essere più bravi, più professionali e più preparati. Fornendo, con questo, il famoso valore aggiunto che costituisce (quello sì) una ragione di esistenza, per noi. Tutto il resto è rendita di posizione, che al tempo di Google e dei social network è puro suicidio. Una battaglia persa in partenza, appunto.
Svelare il prezzo sorgente, poi, è l'elemento che (scusate) mi fa sorridere di più. Io non capisco, onestamente, dove stia il problema. Se non fosse abbastanza chiaro al mondo cosa sia il mio lavoro, lo spiego ora: io faccio il commerciante. Quello che vendo a dieci l'ho pagato cinque, se va bene. Se va male l'ho pagato sette, e a volte va benissimo e càpita di pagarlo quattro. Io non lavoro gratis, io credo di metterci un discreto impegno in quel che faccio, e pensate un po', voglio guadagnarci bene. Il consumatore finale che non comprende questo fatto, che non è d'accordo, che non giustifica il sovrapprezzo, ha pure i suoi buoni motivi. Quel che è certo, è che a me non interessa come cliente. Voi lavorate gratis? Non mi risulta. Non volete pagare l'intermediario? Siete liberi. Io lavoro per tutti gli altri che non hanno il tempo, la voglia e la competenza per disintermediare.
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