domenica, dicembre 09, 2012

E' un mondo imperfetto, e tu lo sapevi già

Una domenica mattina a bottega, una domenica natalizia quindi di lavoro, può essere pigra quanto basta per aggirarsi in letture, una tantum, fuori dall'enomondo. Per esempio questa, col titolo eloquente "Panettone e pandoro: stessi produttori per grandi firme e marche del supermercato. Cambiano i prezzi". Teoricamente si tratta di old news, più o meno tutti conosciamo il fenomeno descritto nel titolo. L'articolo va un po' più a fondo e, alla fine, mi ispira un paio di considerazioni.

1. I supermercati sono il male. Ovviamente il mio, di titolo, è un bel po' forte e non serve spiegare perché io sia in acido con qualunque roba sia connaturata come GDO. Il punto che mi sta a cuore, però, non è tanto esibire l'ennesima lagna del bottegaio che è ammazzato dai supermercati. Il fatto è più articolato, e sostanzialmente sta tutto qui: sembra proprio che la dinamica connessa alle concentrazioni nella distribuzione sia inevitabilmente fatta apposta per creare disastri. E dicendo questo tengo a precisare che io, in realtà, vorrei vivere in un mondo perfetto: vorrei cioè operare in un mondo nel quale la GDO sia (fosse) davvero quel sistema distributivo virtuoso e ideale - e invece, guarda un po'? Non è così. Vale per la GDO come per qualsiasi ambito nel quale mi capita di scazzare - tipicamente i giornalisti, la politica, la Grande Cospirazione Aliena, eccetera: non mi diverte sapere che là fuori le cose vanno per il verso storto anzi, credo che tutte quelle magagne potrebbero essere corrette virtuosamente, consentendo alla fine l'auspicata pratica del "c'è posto per tutti". Invece tocca leggere robe così: "Ma come è possibile pagare un dolce natalizio quanto due litri di latte fresco? Si tratta di un regalo che i supermercati fanno ai clienti, perché i dolci firmati dai grandi marchi sono venduti dai produttori a un prezzo variabile intorno ai 4 euro. Considerando le regole commerciali della filiera i panettoni dovrebbero essere venduti a circa 8,0 euro, come in effetti si legge sul prezzo riportato su alcune confezioni". Non sfugga a nessuno il passaggio "regalo che i supermercati fanno ai clienti". Capisco che si avvicina Natale, ma ormai ho qualche difficoltà a credere che esista Santa Klaus. La mia impressione, anche dopo la lettura dell'articolo, è che da qualche parte i clienti pagano lo stesso. E pagano i produttori, e pagano gli artigiani che subiscono concorrenza sleale - pagano tutti tranne indovina chi.

2. Il famoso prezzo sorgente è una cosa solo nostra. Sembra che le allegre menate che ci facciamo nell'enomondo per sviscerare cosa (e quanto) sia il prezzo sorgente non riguardano proprio il panettone-mondo (passatemi il neologismo), per dire. E nuovamente: questo non significa che nel settore vinicolo non si debba praticare la vendita a prezzo sorgente - il cielo sa quanto io sia favorevole al meccanismo e ai suoi collegati disposti. No, io invoco, semmai, che le jene affamate che affondano i loro denti nei polpacci dei venditori di vino contrari al prezzo sorgente (all'esibizione, o al semplice parlarne) si dedicassero con uguale ferocia anche al giro, chessò, dei panettoni. Davvero: andate a piantare una grana anche lì. O spero troppo?

3 commenti:

  1. l'ho già scritto su twitter e pure su feibuch , noi la guerra dei panettoni l'abbiamo vissuta tutta, fin da quando i "rappresentanti" ci raccontavano la fiaba delle due linee una per i super una per il dettaglio.....a quei tempi eravamo tutti un po' boccaloni.... allora noi eravamo concessionari Motta e Bauli e a Chiavari se volevi un motta dovevi venire qui, Un camion partiva da milano solo per la nostra consegna , poi arrivava San Biagio, dalla tradizione Milanese, e parliamo di FEBBRAIO per ogni panettone avanzato Motta ne mandava un'altro. Si veniva in pasticceria e si comprava il panettone nuovo e quello vecchi veniva regalato. In questi anni abbiamo visto "fabbriche d'eccellenza italiana " chinare il capo alla grande distribuzione, certe hanno scelto la rinuncia alla qualità, altre alla lunga hanno chiuso, e questo no solo per i panettoni. Io non voglio sbraitare verso la GDO, non ne vedo il caso, mi chiedo però cosa ne abbia pensato l'antitrust in tutti questi anni di prodotti venduti ( e non parlo solo di panettone) sottocosto praticando di fatto una concorrenza sleale.

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  2. Il mito delle "due linee" riguarda svariati ambiti. Girano un sacco di clienti convinti che il Veuve Cliquot della Coop "non può essere lo stesso di quello dell'enoteca". A parità di cuveé, vaglielo a spiegare...

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  3. Io credo che ancora non siamo riusciti a sviscerare il "problema" GDO. Dico abbiamo, inteso come produttori, dettaglianti, pubblico. Appositamente non includo nella lista la GDO stessa, perche' e' l'unica che non vive il problema del suo successo, ma che beatamente se ne frega delle nostre chiacchere a proposito.
    Qualunque sia l'analisi, non puo' prescindere da un data di fatto inequivocabile: la GDO esiste perche' e' il consumatore che la vuole. Non e' una cosa calata dal cielo, venuta giu' da Marte e neanche, sembra strano dirlo, imposta da Berlusconi.
    E questa e' la sua forza, la consapevolezza che tutti noi si possa stare a gridare a piu' non posso verso le storture e i problemi che fa nascere ed evidenzia, ma che alla fine al 75% delle persone non gliene puo' fregare di meno. Sono i clienti che sbagliano? Puo' darsi, ma e' sempre un sintomo pericoloso quando si comincia a incolpare il cliente dei problemi del commerciante (o del produttore).

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