martedì, luglio 19, 2011

Se il wine blog è qui per restare

Oggi è successo di nuovo, ormai ho perso il conto di quante volte, e so che risuccederà. Dunque ricevo questo listino prezzi dal simpatico dir. comm. dell'az. vitivinic. (grazie), e l'azienda non l'ho mai sentita nominare. Ma proprio mai mai mai. Che insomma nessuno è perfetto, figurati io. E che si fa in questi casi? Ormai ho il riflesso pavloviano, il destromouse parte in automatico col 'Cerca con Google' incorporato in Chrome. Manco ci faccio più caso.

E però niente, in rete c'è quasi zero, a parte la home aziendale (che rivela, pensa un po', che quei vini son fantastici). Per il resto, niente; nemmeno il caro vecchio medagliere di bicchieri del Gambero Rosso? Nemmeno una medaglia al Vinitaly? Ma soprattutto: nemmeno uno straccio di recenza su uno sfigatissimo blogghe?

Adesso resta solo una cosa da fare, assaggiare quei vini, e va be'. Poi magari se le etichette son meritevoli, un pezzo di blogghe dove pubblicare la degustazione lo troverò. Ma non è questo il punto: il punto è che 'sti piffero di blogghe, che sono malfatti quanto vuoi e sono arruffati e incasinati, sono qui per restare. Se non ci sono, io ne sento la mancanza. Puoi mugugnare quanto vuoi, puoi lagnarti e abbaiare alla luna fino a domani, ma ormai va così.
My two cents. Come sempre, eh?


mercoledì, luglio 13, 2011

Britagne. Che lameracci

Alder Yarrow ha cassato alla grande il nome che gli inglesi vogliono destinare alla loro produzione di spumante: Britagne. "Stupid wine name of the century". Dice che nel tentativo di dare un nome identitario a quel vino non riescono a fare come gli spagnoli (Cava). Ah, anche gli italiani sono citati ad esempio: perché noi usiamo "Franciacorta", e "Spumanti" (what?) con buona pace delle altre seimila denominazioni nazionali per le bollicine.
Perlomeno, la pronuncia di "Britagne" farebbe rima con "Champagne". Dice Alder: just lame.

mercoledì, giugno 29, 2011

E oggi, frizzantino

Frizzantino per modo di dire, il Coccalina di Mariotto (ne parlo qui, su l'Unità). E' il bianco-che-ci-vuole con questo calduccio, ed è in degu gratuita in enoteca.

lunedì, giugno 27, 2011

Sapevàtelo

A questa cosa dei produttori che usano i miei post per indottrinare la rete vendita, ecco, non mi sono ancora abituato. Credo che non mi abituerò mai. Quando poi succede (e succede) che i venditori mi mettono sotto il naso la stampa di una mia recenza per convincermi all'acquisto, il cortocircuito è completo. E' tutto molto bello (e comunque vi amo a tutti, o voi).

martedì, giugno 21, 2011

Ordine e progresso

Come si dice in questi casi? Prima avevo il dubbio, ma ora me lo sono levato. Adesso aspettiamo che il Sacerrimo Ordo de li Giornalisti rediga l'editto affinché il responsabile sia rinchiuso nella torre. A meno che non sia un blogger, che per definizione è un irresponsabile.

Update del 27 giugno: quelli del Gambero si son pentiti. Mio commento: pfui.

mercoledì, giugno 15, 2011

E allora birra anch'io


Non serve la scusa del caldo per farsi un birrone godurioso. Ma aiuta, diciamo. La mia birra aziendale adesso è Trois Monts, prodotta dalla Brasserie St. Sylvestre, birreria artigianale nelle Fiandre francesi. Come scrivono i birrofili seri di Fermento Birra: "bel colore del grano maturo, dalla schiuma fine e non molto persistente. Ha naso vivace, dall’aroma ricco e fruttato (mele), con il malto “caramelloso” che piano piano lascia il posto ad un delicato finale astringente. Il corpo è rotondo e robusto, notevolmente morbido, nel quale si affacciano all’inizio note vinose e terragne, accompagnate in itinere da un lievito leggermente piccante, e da note nette e perfettamente apprezzabili di frutta bianca matura. Il finale è secco asciutto, con una robustezza che la fa perdurare a lungo. Una birra da non perdere".

Non ha bisogno di traduzioni in italiano, direi (ed è una gran bella cosa, i birrofili a volte si esprimono in un gergo tecnico quasi peggio che i vinofili). Ad ogni modo, Trois Monts è in assaggio gratuito in enoteca questa settimana. Arriva l'estate.

[Trois Monts costa euri 7,50, bottiglia da 75cl. Al lordo dei soliti fantastici sconti che pratico ai miei amati clientes].

venerdì, giugno 03, 2011

E' uno di quei post sui supermercati che sono brutti

Ecco, volevo dirlo: ad Eataly (perlomeno qui a Genova) c'è il percorso obbligato come agli autogrill: non è possibile uscire nel modo che ti pare, devi per forza rifare quasi tutto il camminamento tra gli scaffali. C'è pure uno della security (o quel che è) addetto alla funzione. Ovviamente esisteranno ottimissimi motivi per giustificare questa cosa, tipo verificare che il cliente non si serva senza passare dalle casse, oppure per razionalizzare (vabbe') il passaggio. La sensazione d'essere trattato come il tonno nella tonnara, immagino, è solo un problema mio.

giovedì, maggio 26, 2011

E domani si sciopera

Dunque domani l'enoteca sciopera, pure. Come molti negozi della zona, ci sarà una serrata tra le dieci e mezzogiorno, per partecipare alla manifestazione di solidarietà ai lavoratori di Fincantieri, che rischiano il posto. L'aria che tira peggiora ogni giorno un po' di più, e questa storia merita una breve spiegazione.

Il quartiere di Sestri Ponente, dove lavoro, ha una antica vocazione operaia, e stabilimenti storici come Fincantieri (riparazioni navali) sono letteralmente un monumento. Da quando è uscita la notizia della chiusura (oltre un migliaio di lavoratori licenziati) abbiamo visto manifestazioni, cassonetti bruciati, disperazione e ovviamente una cippa di niente da lorsignori. Tutto questo a poche centinaia di metri da qui. La novità vera, forse, è che il Centro Integrato di Via al quale appartengo, l'associazione dei commercianti, ha da un bel po' intrapreso una strada molto meno ombelicale e corporativa, tipica di certe associazioni di commercianti vecchio stile (deo gratias) ed ha chiaro che ormai i commercianti sono una componente integrante della città, assieme alle altre categorie, e agli altri lavoratori: quando un anello della catena si spezza, tutta la catena diventa inutile.

Per la verità l'associazione ha già messo in mora da un bel pezzo la nostra Pubblica Amministrazione. Genova affronta una decadenza spaventosa e chi ci amministra vive sulla luna. Per dirne una, dopo l'alluvione dell'ottobre scorso avevano promesso aiuti e tagli fiscali: indovinate un po' come è andata a finire. Bene, loro stanno sulla luna ma i nostri urlacci arriveranno fin lassù. Certo che vedere i commercianti in piazza, come punkabestia qualsiasi, fa proprio un gran bell'effetto.

mercoledì, maggio 11, 2011

Sesso & Anarchia

Diciamo che mi piaceva l'idea di leggere questo titolo di post su l'Unità. Poi c'è anche il resto del post.

lunedì, maggio 09, 2011

Chilometro zero a destra (l'Unità#3)

A volte vorrei essere come certi miei amici, che hanno assaggiato tutto (proprio tutto) lo scibile enologico... [continua su Etilicamente].

sabato, maggio 07, 2011

Registro Pubblico delle Opposizioni WTF


Da quando sono iscritto al Registro Pubblico delle Opposizioni, le telefonate a bottega sono aumentate: una media di quattro-cinque al giorno, anche quelle odiosissime, con la voce registrata. Bella roba, eh? Il fatto è che, come suggerisce Daniele Minotti (e come si legge sulle FAQ del sito) bisogna
"verificare che non sia stato dato il consenso al trattamento dei propri dati per finalità di telemarketing a singoli soggetti (per esempio aziende dalle quali sono stati acquistati prodotti o servizi oppure tessere di fidelizzazione cliente eccetera) che effettuano operazioni commerciali o promozionali via telefono da fonti diverse dagli elenchi telefonici pubblici (di cui art. 2, comma 2 del Codice) purché ciò sia avvenuto nel rispetto delle norme vigenti sulla privacy"
Tutto chiaro? Non basta riuscire a registrarsi (cosa che richiede competenze sovrumane, vista la macchinosità dei vari form), alla fine bisogna sbattersi a cercare chi mai avrei, comunque, autorizzato. A me questa sembra solo una cosa: italietta.

giovedì, maggio 05, 2011

Rotto

Nel dibattito sul vino naturale - e su altri topic connessi - è arrivato il colpo d'ala. Ma quando ci vuole...

martedì, maggio 03, 2011

L'enomondo contemporaneo spiegato agli alieni. In poche righe (l'Unità#2)

Se dovessi spiegare che succede in quell'ambito iniziatico che chiamo enomondo ad un alieno appena arrivato sul pianeta, comincerei così. Ci sono due settori distinti nella produzione enologica... [ma continua su Etilicamente].

lunedì, maggio 02, 2011

Debartolizzami questo


Uno dei mantra preferiti di noi eno-esagerati è: mai, mai usare un vino da quattro soldi in cucina (s'è capito di cosa parlo). Rovinerete irrimediabilmente la preparazione. Al contrario, perfino io posso atteggiarmi a cuoco sopraffino sfumando le scaloppe col Marsala Superiore del mitico (compianto) Marco De Bartoli. Se poi ne sorseggi un po' con gli avanzi di uova pasquali, lo spleen raddoppia.

venerdì, aprile 29, 2011

Un piccolo passo per un uomo, un balzo gigantesco per l'Unità



Per qualche motivo al di là del comprensibile, da oggi collaboro con l'Unità (punto it). Siore e siori ecco a voi Etilicamente, il wine blog de l'Unità.

[Il titolo di questo post, tuttavia, è allegramente scopiazzato ad un commentatore di Leonardo]

martedì, aprile 12, 2011

Dalla logica del "non mi piace" a quella del "non lo capisco"

Bentornato a casa (grazie, prego). Esauriti i convenevoli da soli, nello spirito ombelicale eccetera, diciamo qualcosa di quattro giorni di assaggi seriali. Ho imparato a dire "non lo capisco" e ho smesso di dire "non mi piace". Purtroppo il mondo prosegue nella sua deriva di toni sfumati, sul grigio e sul beige, ed il bianco separato dal nero è sempre più raro. Così assaggiando un vino che un amico definirebbe "facile da sputare" rallento la cupio dissolvi dei descrittori insultanti e cerco di dire "non comprendo". Sia perché chi fa il vino è una persona, e come tale è degna di quel tipo di rispetto che è kharma, vibrazioni positive e tutto quell'armamentario new age (che poi andava benissimo pure il Vangelo, ma vabbe'). Sia perché a queste rassegne ho avuto la fortuna (direi il piacere) di trovare interlocutori coi quali dibattere sempre i miei giudizi trancianti, squadernando la mia visione su punti di vista differenti. Questo potrebbe significare che, a contrario, i vini che ho apprezzato li ho anche capiti benissimo? Sì, ci sta pure, ma sempre nella logica dello scaricabarile, potrei dire che (ad esempio) Dettori s'è fatto capire alla grande.
Coltivare il dubbio non è esattamente l'ideale, per l'assaggiatore. Noi dovremmo dispensare qualche certezza. Ma per fortuna il mondo è pieno di assaggiatori. Quanto a me, penso che i dibattiti, le conversazioni, la conoscenza del diverso da sé siano l'unico modo per uscire dall'angolo (o scendere dal pero).

martedì, aprile 05, 2011

Non ci posso credere


Le previsioni meteo per il fine settimana a Verona. Le tradizionali piogge monsoniche da Vinitaly sembrano scongiurate.
[Edit: questo post annuncia, come d'uso, la chiusura per Vinitaly, da giovedì 7. Ci vediamo lunedì prossimo].

sabato, aprile 02, 2011

Io non vorrei fare il maestrino col ditino alzato, ma


Ma voi, però, smettetela di provocare.

[Una volta sola, e per tutte: è ironico. "Che tu sia uomo o donna", si scherza]

mercoledì, marzo 23, 2011

Le allegre avventure di un importatore wannabe

Il bottegaio che vuole distinguersi dalla folla di colleghi può ritagliarsi qualche tipo di competenza, o specializzazione, che esca dalle solite due o tre robine che normalmente combiniamo in negozio. Io, per esempio, da qualche anno non mi accontento di comprare Champagne da pochi fidati importatori. Effettuo acquisti diretti presso qualche récoltant (piccolo produttore francese). Questo fatto mi consente, con tono molto roboante, di definirmi "importatore". Queste cose si fanno certamente per comprare a prezzi bassissimi e rivendere con ricarichi stellari (come saprete il commerciante non è un filantropo) ma per quel che mi riguarda devo dire che il plus definitivo è un altro. Quando qualche cliente incauto varca la porta dell'enoteca chiedendo, incongruo, "scusi, qui si vende Champagne?" io posso sempre rispondere con supremo understatement "ma, veramente, io lo Champagne lo importo". Solo per godermi lo sguardo sgomento del cliente, alla mia precisazione.

L'acquisto diretto da una maison di Champagne è in definitiva una roba semplice - peraltro con la libera circolazione delle merci in Europa il termine "importazione" ha poco senso, ma io continuo ad usarlo perché suona notevolmente cool. Si tratta di immobilizzare poche migliaia di euri e di smazzarsi qualche pratica burocratica, e ciao. E così ti ritrovi in magazzino quelle pile di casse di Champagne che ti ricordano che razza di pazzoide sei a fare questo mestiere. Ma essendo anche enofilo, quella visione è incredibilmente confortante.

Adesso ci sarebbe questo Blanc de blancs di Voirin-Jumel, un 1er Cru che ho in magazzino ormai da due anni. Quando era arrivato ha passato un periodo infinito di eccessiva gioventù, con quel carico citrino al naso che significava solo una roba: acidità a paletta, vino non pronto, troppo giovanile. Aspetto, aspetto, nel frattempo arrivano altri bancali ed altre "importazioni", e quel Blanc de blancs cala di livello, le casse spariscono, ma nel mio cuore resta sempre un incompiuto: sempre troppo giovane, irruento, pungente. Sorpassato a destra dal Blanc de noirs che (strano a dirsi) è tanto più pronto, godibile e fighetto. E il Blanc de blancs?

Così stasera, dopo tanto tempo, lo riapro. E' una di quelle sere in cui sento il bisogno di affetto, quindi, ovviamente, berrei Champagne. E, orrore: questo Blanc de blancs è monumentale. Enorme. Commovente. Complesso, compiuto, finalmente espressivo al massimo delle sue potenzialità. Assaggio e riassaggio in preda all'ansia e all'emozione: ma che diavolo gli è successo? Sembra esploso.

A questo punto uno potrebbe chiedersi: be', e allora, qual è il problema? Semplice. Il Blanc de blancs 1er Cru di Voirin-Jumel è ESAURITO: in magazzino ne restano tre bottiglie, e col cavolo che ve le vendo.
Me le bevo io.

martedì, marzo 22, 2011

E si bullano pure


Lo spammer sfortunato del giorno si gloria d'aver infilato il suo vino sugli scaffali della Coop; ma lo fa con il destinatario sbagliato. La missiva indesiderata si chiude con un curioso "Grazie per quanto potrete fare". E cosa potremmo mai fare? Ormai il guaio l'hai combinato. Auguri.

venerdì, febbraio 25, 2011

Fidarsi


Nuovo ingresso in enoteca, Monte dall'Ora. Cercavo un amaronista che riuscisse a sorprendermi senza flettere i muscoli e l'ho trovato. Niente Internet, niusgruppi o feissbucc, c'è riuscito un old economist di rappresentante. Assaggiare il Valpolicella di Ripasso è stato sufficiente: ha carattere da vendere, e infatti, lo vendo. Appena arriva a bottega, credo finirà in degu gratuita, tanto mi piace, e semmai posterò qualche nota d'assaggio. Quel che mi interessa dire, adesso, è che (tanto per cambiare) è un produttore bio a smuovermi il cuore ed il libretto degli assegni.

Ora, sulla vitivinicoltura bio ne leggiamo di ogni [cit.] e francamente non saprei da che parte cominciare, per dire come mai questo tipo di produzione ha quasi sempre una marcia in più. Poi ovviamente c'è tutto il controcanto di quelli che dicono che è una montatura, che i bio sono i nuovi furbetti e pappapero. Come se ne esce? Ci sono due possibilità: o la produzione biologica è una bufala, o fondamentalmente è tutto vero. Sulla home di Monte dall'Ora si legge, tra l'altro:
Lavorare e salvaguardare il territorio cha abitiamo è per noi la naturale scelta di vita, come potremo inquinare la terra dove i nostri figli mangiano, giocano e crescono?
In sostanza è tutto qui. O ci fidiamo, oppure pensiamo che siano tutte fandonie, come quelli che ormai han perso perfino la speranza di trovare qualcosa di buono a 'sto mondo. Del resto la maggioranza che esprime un governo, qui, pensa che il più pulito cià la rogna e sguazza in questo guano. Fare il gesto di fidarsi di quel che mi dice una persona, e cercare di partire da lì, da quel piccolo presupposto, è un modo come un altro per andare in una direzione diversa, e (nemmeno dovrei dirlo) migliore.

[Pic courtesy of Monte dall'Ora. Qui il PDF del Valpolicella Ripasso "Saustò"]

giovedì, febbraio 17, 2011

L'emozione è altrove (cit.)

Di solito uno legge una recensione su internette però poi, quel vino, lo vuole provare ugualmente. Va bene l'informazione dal basso e tutto il resto, però usiamo anche la nostra testa eccetera. Poi invece ci sono recenze tipo quella di Enofaber sul Già che, ecco, io accetto a prescindere.
Dice uno: eh, ma questa è una visione ideologica e pregiudiziale. Dico io: sì.

mercoledì, febbraio 16, 2011

Tanto era acerba

Come quasi tutti sto seguendo anch'io i resoconti in rete sulla settimana delle anteprime toscane. Se siete enofili, e non siete appena tornati dal pianeta Zorg, saprete che questa settimana si presentano Vernaccia di San Gimignano, Chianti Classico, e poi Brunello e (credo) pure Nobile. Uno spettacolare tour de force della papilla gustativa, beato chi ce la fa. Siccome io sono fuori dal bel giro e nessuno mi si fila, vi dirò che in fondo non è poi quella gran cosa partecipare a feste, banchetti, degu e anteprime, sempre e comunque nella splendida cornice. No, in fondo non è possibile valutare i vini in quel caso, dài. Ci vuole tempo, relax, metodo, no-no, che brutto andare alle anteprime. Tanto era acerba, come dice la favola.

Poi vabbe', succede che ieri ho assaggiato il Rosso di Montalcino di Podere Brizio, ma era il 2004. Che è in commercio da un bel po', siccome ormai vanno in vendita i 2009. Un vino dalla sangiovesitudine commovente e compiuta, dato che si esalta della maturità (non raggiunta, ma ci siamo quasi) e insomma, menomale che non l'ho assaggiato, giovane e disarmonico qualche anno fa a qualche anteprima. Tanto era acerbo.
A bottega sui diciotto euri, e guadagna facile 87/100.

giovedì, febbraio 10, 2011

Gli italiani sono ricchi


Porca paletta: chiude il Burger King di Via Sestri, la via pedonale del mio quartiere. Ma è possibile? E prima di Burger King lì c'era McDonald's. O è la maledizione del faraone per i fastfood, oppure l'aria è pesante. E siccome propenderei per la seconda ipotesi, proprio quando la situazija si fa deprimente uno avrebbe bisogno di rifugiarsi in quelle piccole gioie peccaminose inconfessabili, tipo il cibo junk. E invece niente. Oh, ma tanto va tutto bene, giusto? Gli italiani sono ricchi.

[Le foto vengono dalla pagina Facebook del BK locale. Grazie ragazzi, e auguri per il futuro].

martedì, febbraio 08, 2011

Ovviamente

"È entrata in vigore la nuova regolamentazione per la sosta nelle zone limitrofe il quartiere fieristico. Nel perimetro [...] sarà consentita la sosta con disco orario per un'ora tra le 8.00 e le 19.00. Se la sosta oltrepasserà il termine di un'ora la polizia municipale provvederà alla rimozione forzata del veicolo.
Tale regolamentazione non include ovviamente i parcheggi a pagamento".
Gli avvisi pre-Vinitaly sono a metà tra il comico e l'inquietante.

giovedì, febbraio 03, 2011

Internet è un posticino ristretto. (Ma anche: invito alla degu)


Da un paio di giorni ho a bottega il Chianti Classico 2007 di Casina di Cornia: un fiero sangiovese bio di Castellina in Chianti. Cercando in rete qualche info che confermi il mio entusiasmo, pensa un po': trovo la videorecensione di un amico. Da un lato mi rallegro che l'internette come la conosco sia in definitiva un posticino ristretto. Però mi rattristo pure, ché non posso essere il primo a dire che è "ferroso, rugginoso, agrumato con una nota di liquirizia". Pure se le annate e i vini sono così diversi.
Comunque la bottiglia è in degustazione gratuita per una settimana, in enoteca, per quelli che vorranno verificare di persona (non crederete mica a tutto quel che si dice su Internet).


martedì, febbraio 01, 2011

Non odo parole che dici umane

Negli ultimi anni sono riuscito a pagare anticipatamente i miei fornitori, nel 90% dei casi. Il target è il 100%, e ormai ci sono. Nonostante questo circolo virtuoso, non accade nulla di esaltante. A parte gli sconti ridicoli per chi paga anticipato, sembra che questa formula interessi poco. Poi, al di là della sostanza, c'è pure un problema di forma, diciamo un problema di comunicazione.
Davanti a me ora ho questa lettera precotta, la tipica lettera di richiesta di pagamento di un fornitore: "da una verifica di controllo risulta inevasa la fattura numero...". Che uno direbbe: ah, ecco, vedi che qualcuno lo fai ancora soffrire?
Non è esattamente così. Sotto Natale ho richiesto una fornitura veloce all'agente (sì, c'è sempre qualche rappr combinaguai) precisando che, come negli ultimi due anni ormai, avrei pagato quel fornitore anticipatamente. Quindi, nel dettare l'ordine al telefono, chiedevo all'agente di passare in giornata per l'incasso. Son passati due mesi, il rappr non s'è visto, in compenso l'azienda, come tutte le aziende del settore, è dotata di un software automatizzato che a scadenza periodica sforna l'elenco degli insoluti, stampa la lettera (e infine qualcuno imbusta e lecca fisicamente, immagino) ed ecco qui l'inutile missiva. Eppure sarebbe bastata una piccola verifica, per vedere che io non sono inseribile tra le "sofferenze". E invece non succede (mai) niente di simile.
Intendiamoci: alcune aziende hanno centinaia di clienti. Migliaia. Non sono in grado di controllare se ed in quale misura alcuni clienti possano essere esentati da questo brutto, formale, freddo modo di comunicare. Coerentemente con l'automatizzazione necessaria, bisognerebbe quindi trovare una soluzione. Dopo qualche anno di rapporto commerciale, bisognerebbe inserire una riga di codice, una modifica al software, che con un flag identifichi il cliente: con questo, niente letteracce. Magari generando un mail automatico solo all'agente, e ottenendo, con questo, anche un piccolo risparmio.
Invece, come dicevo, questo non succede mai. Il rapporto che abbiamo con certi fornitori è inumano: nel senso che le aziende non sembrano composte da persone, ma da mainframe ostinati. Queste aziende non mi parlano con parole umane ma mi trattano sempre e soltanto per quello che sono, un numero. Sembra che la modernità consista essenzialmente in questo. Poi ovviamente hanno la brochure aziendale dove c'è il contadino con lo scarpone infangato nella vigna, la mano callosa che taglia il tralcio, i testi fuffosi pieni di "territorio", "tradizione". La mia colpa peggiore è essere sensibile a questi dettagli: perché riesco solo a pensare, come direbbe il poeta (un altro, diverso da quello del titolo): "Ma andate a cagare, voi e le vostre bugie".

giovedì, gennaio 27, 2011

Avere vent'anni


Non tengo gran che conto di compleanni e ricorrenze. Non sono ancora arrivato al punto di mentire sull'età, ma sento che potrei farlo - del resto qui se non hai i miliardi, da vecchio mica ce la fai a sedurre le giovinette. Comunque, da queste parti non ci siamo mai concessi celebrazioni e ricorrenze. Anche perché siamo distratti.
Oggi riordinando un po' di carte ho trovato un attestato di iscrizione alla Camera di Commercio: così mi sono accorto che, essendo iscritto dal 17 gennaio 1991, dieci giorni fa la mia eroica bottega ha compiuto vent'anni. In realtà la mia frequentazione con l'ambito dell'accoglienza (cioè il lavoro dell'esercente) è parecchio più arcaica, ma de iure tutto ebbe inizio quel freddo giorno di gennaio.
Ergo, stasera apro qualcosa di tosto, con dieci giorni di ritardo.

giovedì, dicembre 30, 2010

Recession economy: a far le consegne in bici


Le ultime consegne alle solite son le più funamboliche. Poi piove (tempaccio), sono in auto e mica posso usare le quattro ruote per i servigi last minute. Menomale che ho la bici a bottega. Ed ecco l'enotecaro maglia rosa che consegna, nel quartiere, per conto dei clienti ritardatari. Oh, se non è recession economy questa, non saprei cos'altro sia. E' pure molto ecologico, downsizing, downshifting, quelle robe lì.
Pronti per il 2011.

domenica, dicembre 19, 2010

Questo Natale fa freddo (la fine del mondo in 80 giorni)

A fine estate faccio il bilancio esistenziale, a Natale quello finanziario. Ormai è una costante, e se uno legge a ritroso in questo blog sa che più o meno è sempre così. Ed ecco quindi un quasi-puntuale e quasi-preciso tentativo di fare qualche tipo di bilancio.

In estrema sintesi, la notte è buia e senza luci, nemmeno quelle piccole tipo le casette nel bosco nelle favole dei fratelli Grimm: non si vede una cippa. Scusate se mi scappa il cazzeggio, ma onestamente mi chiedo fino a che punto sia giusto lacrimare sulla parola crisi, visto che la costante degli ultimi cinque anni è un lento discendere del livello dei consumi: come ho già scritto, questa non sembra una congiuntura ma una discesa costante, inarrestabile, una specie di riassestamento (in peggio) dei livelli collettivi socio-economico-qualchecosa. Come dice Phastidio.net, è un problema di crescita insufficiente: anche io mi accorgo di essere incastrato in un meccanismo perverso nel quale non sviluppo maggiore lavoro, anzi, questo si riduce. Produco meno, guadagno meno, consumo di conseguenza: e via così, tutti quanti.

Esempio concreto: quando gestisco l'omaggistica natalizia di un'azienda (poniamo: la spedizione di cinquanta regali ad altrettanti destinatari italiani) il fattore tempo impiegato-soluzione dei problemi-packaging è identico sia nel caso che la confezione costi, esempio, venti euro, o duecento. La differenza in termini produttivi dovrebbe essere evidente, a parità di impegno. Ebbene, una costante degli ultimi anni è stata la flessione dei fatturati destinati, dalle aziende, a questa omaggistica; in parole poverissime, si fanno spedizioni da venti euro, quando prima la stessa azienda aveva una spesa media, se non di duecento, perlomeno di quaranta. E questo è solo un aspetto, marginale, della vicenda che resta comunque più complessa di così. In realtà il mio punto di vista è notevolmente limitato dalla dimensione e dalle caratteristiche del mio business; per fare un esempio, negli ultimi anni ho mollato tutti i clienti che avevano il vizio di pagare con scadenza "mai": quindi, un bel taglio al fatturato l'ho dato pure io, in questo modo. Insomma, non c'è pretesa di descrivere i megatrend economici; mi sto solo limitando a guardare fuori dal mio vicoletto. Lo spettacolo è quello che è, nessun segnale positivo in vista.

Insomma, questo Natale fa freddo. Fa così freddo che ho tradito la mia missione e ho mollato lo scooter e son venuto a bottega in auto. Fa freddo, le vendite son congelate e le previsioni raggelanti. E allora che venga, venga la fine del mondo in ottanta giorni. Che arrivi 'sto diluvio, voglio proprio vedere com'è.


venerdì, dicembre 10, 2010

Un link, un video, un nuovo blog, ed un fornitore

SenzaTrucco è il nuovo blog eno (sì, c'è sempre bisogno di nuovi bog eno, se sono così) ad opera di Giulia Graglia, un'assaggiatrice-cinefila-unsaccodialtrerobe che ho conosciuto col team Dissapore. Dal questo post prendo il filmato che vedete, relativo a San Fereolo. Esempio tipico di fornitore "mio".

mercoledì, dicembre 01, 2010

Ho trovato un manifesto

"Oggi coltivare la terra in modo contadino è eversivo.
Di fatto non a parole.
Ed è eversivo in quanto atto, non per la fede politica.
Staccarsi dalla chimica, dalle banche del seme, dalla meccanizzazione selvaggia, è eversione. Né di destra né di sinistra. Solo eversione.
Non aderire ad un modello è eversivo. Proporre e praticarne un altro è eversione.
Proporre un formaggio che si può fare solo 2 mesi all’anno è eversione.
Una agricoltura a ciclo chiuso è eversione. Anche se non porta nessuna bandiera e nessun slogan.
La non dipendenza oggi è eversione.
Diffondere i saperi contadini è eversione.
Recidere il legame con le banche, il con il sapere ufficiale è eversione.
Produrre e mangiare insalata senza pesticidi e piena di sapore è eversione.
Pane di plastica, è mainstream. Confesso sono un pericoloso terrorista, il pane, che mi cuocio nel forno a legna, il vino che mi son fatto, le verdure dell’orto della mia compagna sono pericolosissime pistole fumanti."
Commento letto su Intravino.

sabato, novembre 27, 2010

giovedì, novembre 25, 2010

Prezzo imposto. WTF?!? (Post acido)


Comodi e rilassati che arriva un bel post acido.
Allora, c'è questa bella storia dello spumante Abissi, quello spumantizzato in mare. Dai che la sapete la storia, io ne ho scritto di qua e di là ma ora non ho voglia di linkarmi - semmai vi linko il blog enogastro più supercool del momento, altro che dissapore: quello di Egle Pagano. Cioè davvero un blog troppo forte.
Letto tutto? Bravi. A me è piaciuta la cosa del prezzo imposto per la vendita, solo 35 euri.
A parte il fatto che la cifra mi pare una roba da svenimento: tanto per non fare paragoni in palese conflitto di interessi c'è un enotecaro (io) che ha in arrivo in una certa enoteca (la mia) uno Champagne Récoltant 1er Cru Blanc de Noirs, e costerà 32 (trentadue) euri. A parte la bazzecola, quindi, vediamo un po' 'sta storia del prezzo imposto.

...'zzo è il prezzo imposto? Stai a vedere che questi hanno finalmente trovato la soluzione alla menata del prezzo sorgente. Cavoli ma è geniale, pura Corea del Nord; anzi, occhio in Franciacorta che non vi arrivi qualche tiro di artiglieria dalla Riviera di Levante. Insomma abbiamo risolto il problema dell'anarchia dei prezzi, imponiamo un bel prezzo di vendita agli esercenti, e siamo tutti felici. Pure voi clienti siete felici, vero? Vi vedo già a ridere.

E' il caso o no di dire che questa cosa è una vaccata? E' il caso. Perché delle due l'una: o davvero pensano di imporre un prezzo di uscita, realizzando la cosa esecrabile che va sotto il nome di cartello (e come fanno a controllarlo lo sa il cielo) oppure questa è una sparata, siccome è sicuro come l'oro che ogni commerciante in casa sua fa il piffero che gli pare - anzi adesso ve ne fornisco la prova. Ricordate cosa v'ho detto del mio Champagne a 32 euro? Ecco, il primo che cita "Abissi" in enoteca da me lo porta via a trenta. Olè, ecco fatto, prezzo imposto my way.

E adesso, in cauda venenum. Acido finale. Leggerete ovunque di questa cosa dello spumante Abissi, di quant'è buono, e figo (non metto i link per amor di patria). Ma uno, dico UNO che abbia chiesto "che diamine è il prezzo imposto??" - ecco, quello no. Poi uno dice i giornalisti. Ma porc.

Ve l'avevo detto che era un post acido.

sabato, novembre 06, 2010

Ho cercato "novello" su Google News, ma...


Ho cercato "novello" su Google News, ma il risultato è stato un po' deludente. Sembra che l'hype stia svanendo. Cocciutamente, a bottega è tornato il Tempuriu di Durin.

venerdì, novembre 05, 2010

La liberalizzazione del WiFi, italian way

"Non si ha notizia della posizione di un quarto ministro che pure dovrebbe interessato alla vicenda, quello del Turismo Maria Vittoria Brambilla. Infatti, come noto, i ‘posti di blocco’ che attualmente sono piazzati attorno all’WiFi costituiscono una notevole scomodità per gli stranieri, che quando arrivano in Italia e scoprono di non potersi collegare alla Rete con il proprio pc da un bar restano di sasso".
Fintanto che le sorti del turismo nel belpaese sono affidate a questa gente stiamo freschi. Del resto sono troppo affaccendati a declinare le parole liberismo, liberalizzazioni, e soprattutto libertà. La loro, credo.

sabato, ottobre 23, 2010

L'immortale spammone



Allegri ragazzi, la notizia è di quelle che ci piacciono: la vendemmia 2010, come di consueto, è ottima. In quel certo consorzio spammarolo del mattino presto, poi, la vendemmia è ottima in tutto il consorzio. E che avete, la bacchetta magica?
(Che poi lo so benissimo, è sempre la stessa lagna sui comunicati dei poveri addetti stampa che a loro volta sono sottopagati e tiranneggiati dai direttori dei consorzi. Ma fino a quando continuerete a raccontarci le cose in questi toni entusiastici, fané, brochurali e fuffosi? E noi che siamo i fighettissimi bloggaroli, fino a quando continueremo a farvi le pernacchie? Forever and ever. All'infinito).

mercoledì, ottobre 20, 2010

Oggi ripassiamo Brunellopoli

Tanto per farsi un'idea abbastanza definitiva di quella robina archiviata come Brunellopoli, qui Gian Luca Mazzella fa il punto. Un piccolo assaggio:
Attorno al cosiddetto “affare Brunello” è stata fatta non poca disinformazione. Anche da parte di chi, per mestiere, dovrebbe informare: ma evidentemente ha motivo di non farlo. C’è anche chi ha tentato, ma è stato impedito. O chi ha scritto di aver tentato, ma in modo palesemente goffo e inetto. Tutti questi però, come secoli fa ha scritto Francesc Eiximenis a proposito degli Italiani, hanno bevuto e ribevuto: “esaminando e riesaminando il vino come fanno i medici con le urine”.

lunedì, ottobre 18, 2010

In salita

E' lunedì, giorno dedicato a faccende tetre sul genere banca, seccature, pianificazioni economico-esistenziali. Alle spalle abbiamo (ho) un paio di settimane francamente dimenticabili. Una delle prime letture del feed reader è questa: Barolo in vendita nei supermercati a euri 5,99: l'impressione è quella d'essere nel posto sbagliato, nel momento sbagliato. Probabilmente il posto giusto è Marte.
E quelli che dicevano che i blog sono uno sfogatoio, avevano pure ragione.

martedì, ottobre 12, 2010

Come si sceglie un fornitore in enoteca

Esistono infiniti parametri. Potrei dirvi: quello che vi pratica il prezzo più basso. Oppure quello che vi allega benefit (viaggi, vacanze, scarpe che respirano, escort, eccetera). Ci sarebbe anche il genere "quello che vi piace", cioè il fornitore che produce un vino coerente col vostro gusto - ma questa è la scelta più ovvia.

Poi ci stanno pure i parametri a contrario. Un produttore che ha un ufficio stampa che sbraca in questa maniera, per esempio, per me è destinato alla vaporizzazione. Puff, dissolto.
"Mangiare è un atto agricolo", conoscete il mantra, giusto? E' pure un "atto politico". Allora anche l'uso che facciamo del nostro danaro è agricolo e politico, basta decidersi.

mercoledì, ottobre 06, 2010

L'alluvione di Sestri Ponente the day after


Cominciamo dalle buone notizie: l'enoteca torna operativa oggi pomeriggio. Diciamo che lo sgombero del fango (all'interno) è all'ottanta per cento ultimato e quindi, con solerte spirito bottegaio genuensis, riattacchiamo il registratore di cassa. Nei prossimi giorni proseguono le pulizie.
Per il resto, il quartiere è nel delirio. Ci sono almeno un centinaio (ma alcuni parlano di duecento) di negozi distrutti. Vuol dire che questa gente non torna a lavorare fino a chissà quando. In un momento così per molti il disastro significa campana a morto. Decine di famiglie hanno perso auto, moto, ovunque ci sono cumuli enormi di roba alluvionata. Per me che sono portatore sano di partita IVA vedere ammassati col fango frigo bar, tavoli e sedie, tutta roba inequivocabilmente uscita da attività commerciali, è stato parecchio duro. Questa mattina la Municipale ha chiuso l'accesso al quartiere a tutti e il caos era quasi completo (del resto vogliono favorire lo sgombero del fango - magari arrivassero pure qui).
L'immagine che vedete è ripresa fuori dal negozio. Curiosamente, si tratta di un posteggio moto già oggetto di un vecchio post, serve a fare un raffronto (e non si può nemmeno dire che ieri fosse tanto meglio di oggi). E con questo spero di esaurire 'sto piffero di topic e tornare a qualcosa di simile alla normalità. Uff.

[Quasi dimenticavo: grazie a tutti per i messaggi di solidarietà arrivati con ogni media. Vi lovvo]

martedì, ottobre 05, 2010

E siccome non ci facciamo mancare niente, ecco oggi a voi: l'alluvione


Il quartiere di Sestri Ponente e' sotto un palmo di fango. E la bottega si presenta come vedete. Considerando quel che è successo, me la cavo con turni extra di pulizie, e ne avrò per qualche giorno. Allegria. Certo che ci voleva proprio, eh?

[Update delle 12.18] E' parecchio peggio di quello che sembrava. L'elettricità salta spesso (acqua nelle prese?) Ovunque uno strato di fango omogeneo di dieci centimetri, e parecchie casse rovinate e inzuppate. Questo nonostante io abbia la scimmia di piazzare le casse su vecchie scatole di legno per sopraelevarle dal pavimento, ma ugualmente ho passato la mattina a risistemare il magazzino. La strada è uno sfacelo totale, e quel che è peggio, non arriva nessun aiuto. Per la verità molte zone del quartiere stanno impegnando i soccorritori, ci sono scene da tregenda, auto una sull'altra, negozi sventrati dalla piena. Alle solite, meglio non lamentarsi. Un attimo di respiro, poi attacchiamo il mare di fango.

[Update delle 17.15] Abbastanza esausto, non sono nemmeno al 30% del lavoro fatto. In compenso spalare fango è educativo (l'avreste mai detto?) tipo che si solidarizza con vicini e abitanti del quartiere, e insomma ci si da' tutti da fare. Cerchiamo di ripulire anche la strada perché come detto le squadre sono altrove. Cameo del giorno, un ragazzo che è entrato in bottega e s'è messo ad aiutarmi. "Ti ricordi di me? Mi avevi regalato quella cassa di legno vuota". Il Cielo mi fulmini se mi ricordo. Note to self: regalare sempre, ricordare non serve. Infine, date un'occhiata al filmato: le scene si svolgono a circa 500 metri da me. Il corso d'acqua si avvia veloce verso la parte bassa del quartiere. E indovinate chi c'è, nella parte bassa?

sabato, ottobre 02, 2010

Vediamo un po' se riusciamo a farvelo entrare in testa




La personcina che parla è Giampiero. E' vero, ci parliamo un po' addosso, ma vediamo se il messaggio esce dal circolo degli amichetti.

venerdì, settembre 24, 2010

La campagna acquisti su Intravino


Comincia ad essere imbarazzante: leggo una roba su Intra e finisco per comprarla. Assaggiando il Syrah di Stefano Amerighi, e ricordando il post relativo, che potevo fare? Preso. Poi è arrivato Nino Barraco (a me sono piaciuti il Pignatello 2007 e il Grillo 2008). Casualmente, ecco dove l'ho conosciuto. Qualche giorno fa assaggio il Pignoletto frizzante 2009 di San Vito, e l'ho inserito a listino al volo. Ma aspetta, dove ho letto di questi? Manco a dirlo, qui.

[Il Pignoletto dei Colli Bolognesi frizzante, di Vigneto San Vito, lo vendo a euri sette e sessanta. Secondo me best buy. Io ve l'ho detto].

martedì, settembre 21, 2010

Se Barolo piange Cirò non ride


Un paio di aggiornamenti sulla vigna dei Cannubi che dovrebbe essere estesa, quindi dovrebbe consentire qualche bottiglia in più a chi-di-dovere. Alessandro Masnaghetti dice che non è del tutto vero: "la produzione di Barolo Cannubi non verrebbe raddoppiata ma sarebbe semplicemente uguale a quella attuale". La variante toponomastica la fanno per chiarezza, ci sono particelle col nome doppio (tipo Cannubi Muscatel) che verrebbero ricondotte ad un'unica denominazione (Cannubi e basta) - in poche parole lo fanno per noi, per amore dell'umanità, per non confonderci le idee. Eravamo quasi grati, quando abbiamo letto il commento di Marta Rinaldi: "indebitamente si assegna una delle più prestigiose menzioni geografiche del Barolo ad aree che un tempo non erano nemmeno indicate come “Cannubi”, o che ancor peggio sono state per certo periodo inserite nel piano edilizio comunale - è proprio il caso del Cannubi Muscatel". Ecco, mi pareva...

Tutto molto appassionante. Meanwhile, a Cirò, pensano davvero di inserire vitigni migliorativi nella denominazione locale. I soliti Cabernet e Merlot a dare man forte al Gaglioppo che proprio non ce la fa da solo (ma povero). Che sia vero o no (io penso di no, ma è solo un'opinione) l'argomento fulminante me lo fornisce Gian Luca Mazzella via Il Fatto Quotidiano: il presidente del locale consorzio "ha sostenuto la necessità di cambiare il disciplinare per legalizzare una situazione in corso da 40 anni". Ma dai! Allora è solo questo? Una sanatoria? Oh-so-déjà-vu.

venerdì, settembre 17, 2010

Guidismi: aridatece er puzzone

E così il Grande Vino è (sarebbe) il Tre Bicchieri per Slow Food. In attesa che escano le guide cartacee (che sono un po' come Silvio, sembra che tracolli ma non molla mai davvero) ci impegneremo nel giochino di società: che significa "grande vino"? Equivale a "tre bicchieri"? E' il "sole" di Veronelli? E' 95/100 di Parker? - No perché, se ancora non fosse chiaro, quassotto la suburra degli enonauti vuole il sangue. Vuole vedere la lotta dei gladiatori. Altro che buonismo da "non vogliamo fare classifiche". Seee, quandomai.

La verità è che si stava meglio quando si stava peggio. Io rivoglio indietro gli anni novanta. Rivoglio i tre bicchieri - quelli veri - che quando un produttore li esibiva, stai certo che era un vinone sul serio. Rivoglio i tre bicchieri dati alla Liguria col contagocce: uno ogni sei anni, se andava bene, altro che l'orgia ultima. (Aggiungerei: altro che tre bicchieri verdi, marroni o beige). Ridatemi indietro i Barolo Boys, lo stand "Langa In" di quei Vinitaly quando il turbomodernismo era una promessa di futuri radiosi. Ridatemi le analisi visive che se un vino era opalescente, era difettoso, che qui non ci si capisce più niente. Insomma, ridammi indietro la mia seicento, i miei vent'anni e una ragazza che tu sai.
[/barbogio mode off]

martedì, settembre 07, 2010

La moltiplicazione dei pani, dei pesci e dei Cannubi


Atlante delle grandi vigne di Langa, edizioni Slow Food, 1990: "La più antica bottiglia delle Langhe è conservata in Bra presso la famiglia Manzone e porta un'etichetta con la scritta CANNUBI 1752. Tale prezioso cimelio sta a dimostrare come il Vigneto Cannubio o Canubio o Cannubi fosse già famoso e valutato prima dell'avvento del vino Barolo".

Insomma, un cru, come direbbero i francesi. Una vigna singola che qualifica il vino prodotto lì. E' difficile invece qualificare (desiderando restare a piede libero) i geni del marketing che hanno chiesto ed ottenuto l'allargamento dell'area denominabile Cannubi. Proprio come una moltiplicazione miracolosa, l'area si estenderà, aumentando il numero di bottiglie che potranno esibire il cru Cannubi in etichetta. Che facciamo, ci indigniamo? Ci rattristiamo? Ridiamo? Sì, no, e tutte e tre le cose. Assistere al tentativo scomposto ma efficace di qualche produzione (tiro ad indovinare: un'industria?) per mettere le mani su una sottodenominazione che dovrebbe essere garanzia di qualità fa davvero cadere le braccia. Il solito autogol enoico all'italiana. Potendo salvaguardare e valorizzare le specialità, si va esattamente nella direzione opposta.

Nota comica finale. Uno dei miei barolisti del cuore, Bartolo Mascarello (l'azienda è diretta dalla figlia ora, Maria Teresa) ha vigne in Cannubi. Ma siccome ritiene ideale la produzione di un Barolo vecchio stile, ottenuto dal blend di vigne diverse, in etichetta dice: "Dai vigneti Canubbi - Rué - San Lorenzo - Rocche". Adesso aspettate quei due-trecento anni, e l'industria scoprirà che è meglio il mix di differenti particelle, rispetto al cru. Quel giorno il Comune di Barolo confinerà finalmente con La Spezia.

[Nell'immagine: l'attuale particella dei Cannubi, tratta dalla home di Pira. L'immagine a dimensioni originali è qui]

giovedì, settembre 02, 2010

Anche in questo blog parliamo di Eataly (oh, no!)

Il mio amato blogghe è così vetusto che può permettersi il lusso di autocitarsi, tipico di certi tromboni. Dev'essere conseguenza di quel repentino cambiamento di stato, "da giovane promessa a vecchio stro***". Avete presente.
Così, insomma, per illustrare la fenomenologia di Eataly (secondo me) basta qualche link: uno, e due.
Ammappala però quanto ero verboso, da giovane.

giovedì, agosto 05, 2010

Sono d'accordo

"Ha quel colore giallo brillante che nella consistenza fa presagire il velluto. E qui davvero si percepisce la speziatura in un effluvio di profumi che contemplano la rosa, quasi a sentirne i rovi. È molto buono, molto elegante, e il «molto» va messo su ogni sensazione: rotondità, persistenza, piacevolezza. Che gran vino!"
Paolo Massobrio su La Stampa, a proposito del "mio" traminer del cuore. Bravo Armin.

lunedì, agosto 02, 2010

Macchine ferme (è agosto)

Dunque si chiude. Bottega cerrada per le ferie agostane, in sala macchine si passa da "avanti adagio" ad "alt". Non va in ferie l'enochiacchiera digitale, cioè il fiume di comunicazione autoprodotta che ormai, a mio modo di vedere, rappresenta la svolta vera, pesante, che sta facendo il mio ambito commerciale. Farò un esempio, uno solo, tra i tanti possibili. Sto seguendo, via Twitter, i preparativi della (come possiamo chiamarla?) convention, adunanza, reunion, che si hashtagga* con #aglianicodelvulture1. Per avere un'idea della cosa, ecco una descrizione approfondita.
Ebbene, è tutto qui: persone unite dallo stesso interesse si muovono, assaggiano, raccontano, e fanno (anche) comunicazione aziendale e commerciale. Quelli come me possono permettersi di stare seduti in veranda e seguire il flusso delle conversazioni (ho stima e fiducia del giudizio di chi partecipa) ottenendo così di attingere ad un'orgia di dati, informazioni, appunti di assaggio, difficilmente ottenibili in altro modo. Chi è parte di questo flusso di conoscenza sa di cosa parlo e capisce al volo la potenza del mezzo - che sia un produttore, un esercente o un "utilizzatore finale". C'è, poi, una gran massa di addetti ai lavori che restano fuori da tutto questo, come gli operatori dell'intermediazione che, ad ogni livello della catena, ignorano per pigrizia o per scarsissimo skill il nuovo che avanza. Sono gli stessi che picchiano la testa nel muro e poi si lamentano dell'emicrania.
Bo', lasciamo perdere le polemiche. Buone vacanze, ed un regalino ai miei venticinque(mila) lettori. Recentemente ho amato un film italiano che, guardacaso, parla di Basilicata. Qui e qui potete allegramente scaricarlo, piratacci. Ecco un assaggio.




*Hashtaggare, italianizzazione di hashtag, il termine che gerarchizza un argomento di discussione via Twitter preceduto dal segno "hash", (cioè questo #) detto anche "cancelletto" dagli abbrutiti.

sabato, giugno 26, 2010

Tipo non raccontarmi fandonie no, eh?


Quando si parla di comunicazione aziendale si dice spesso che dovrebbe essere sincera. Dire la verità. Non raccontare balle pietose. Ma vedendo il cartello del supermercato sottocasa, capisci che la lezione del Clue Train Manifesto è una roba parecchio irrealizzata.
"Gentili clienti, al fine di tutelare voi e i vostri acquisti, vi chiediamo di esibire un documento di identità per ogni transazione eseguita con carta di credito"
La traduzione in realtà è la seguente:
"Senti bello, a me di tutelare te e i tuoi acquisti non me ne frega una cippa. Accettando carte di credito l'ho già presa in quel posto troppe volte, quindi ora se vuoi pagare con la plastica tira fuori un documento".
Certo, potevano metterla giù meno colorita, ma a me la prima versione offende più della seconda.

martedì, giugno 22, 2010

Retro post

Questo lo scrivevo un po' di tempo fa. Siccome vale anche oggi, che Intravino compie un anno, ve lo riciccio pari pari. E vualà.
Chi scrive un post (io, in questo caso) e chi dopo lo commenta hanno pari dignità e credibilità, se e nella misura in cui tutti quanti diciamo (o ci sforziamo di dire) cose dotate di fondamento. Spero non sfugga a nessuno, quindi, che questa dinamica è l’esatto contrario del padreternismo che si respira in altri ambiti comunicativi. Dobbiamo essere tutti orgogliosi e felici di questa libertà che ci diamo, e nello stesso tempo sentirci responsabili dell’uso che facciamo delle parole, perché come sempre le cose che diciamo ci qualificano come persone.

lunedì, giugno 14, 2010

The dark side of prezzo sorgente (rabbrividiamo)

Passata la fiera, messi in ordine gli appunti (uno, due, e tre, per dire) mi porto dietro da un po' di giorni una orrenda cogitazione che ora cerco di rielaborare. Riguarda alcuni prezzi. Dopo aver molto parlato di prezzo sorgente (che combinazione) sempre ai soldi sto a pensare. Cos'è successo in definitiva a Terroir Vino che meriti qualche altra discussione? Ho trovato alcuni prezzi sorgente assurdamente alti. Per lo più con una sola giustificazione, che mi ha fatto letteralmente cadere le braccia: "faccio poche bottiglie, le vendo tutte in azienda, il prezzo è questo e ciaopepp".

La sostanza è: come faccio, io che sono anarchicamente, caoticamente favorevole a qualsiasi tipo di manifestazione di prezzo sorgente (compreso il suo collegato disposto, la vendita diretta), come faccio ora a criticare il prezzo sorgente senza sembrare matto? Ci provo lo stesso.
Tanto per cominciare non è semanticamente esatto dire che criticherò il prezzo sorgente. Semmai mi interessa evidenziare the dark side of prezzo sorgente, insomma un elemento contraddittorio. Se qualcuno pensa che la vendita diretta delle aziende, con l'esibizione del prezzo sorgente (che a 'sti punti passa del tutto in secondo piano) apra la via ad acquisti a buon mercato, quel qualcuno farà meglio a ricredersi. O perlomeno a valutare caso per caso.
Ora sarò almeno un po' autoreferenziale, ma credetemi quando dico che tra le cose che sono in grado di fare c'è valutare un vino. E con questo intendo dire che so fornire un parametro di valuta. Quando assaggio, sono spannometricamente in grado di dire "questo vale cinque euri". O quindici, o cinquantacinque - ho reso l'idea.
Non formulo questo valore in base a costi aziendali, ma in base ai prezzi medi reperibili per quel livello qualitativo. Poi diversi elementi accessori (territorio, rarità, costi di esercizio) influiscono profondamente sulla dinamica dei prezzi. Ecco perché, per fare un esempio, un bianco delle Cinqueterre che abbia un livello eccellente (un 84/100) costa dal doppio al triplo di certi pari punteggio veneti. Fin qui dovremmo essere tutti d'accordo. Bene.
Questa dinamica prezzo/valore, dal mio punto di vista, presenta elementi contraddittori a volte non giustificabili. Perché un Gavi (è un altro esempio) di un produttore magari bloggarolo, twitterato, due-punto-zero, venditore diretto, costa in cantina 12 euro, come un Gavi di un oscuro contadino disconnesso, ma reperibile a quel prezzo in enoteca (e di pari punteggio, ovvio)? Dove sta il bug, il baco, il difetto? E' possibile che sia solo questo: il primo produttore (manco fosse un enotecaro qualsiasi) ci vuole guadagnare. Che, com'è noto, è del tutto legittimo. Ma il famoso vantaggio della vendita in azienda dove va a finire? Insomma, occhio ragazzi cari, non è tutto oro quello che luccica.

(E questo, per concludere, è solo uno dei punti deboli del mio peraltro glorioso post sulla libertà del prezzo sorgente. Ce ne sarebbero almeno un altro paio, ma col piffero che i miei colleghi enotecari son stati capaci di scovarli. Al massimo hanno mugugnato di valore aggiunto e di percentuali lecite o illecite di ricarico, perdendosi, come al solito, in un bicchiere d'acqua. Io quei punti deboli li so ma non ve li dico, arrangiatevi).

lunedì, giugno 07, 2010

Caffarri Live

Se non lo filmavo non ci credevate. Ecco Stefano Caffarri performing live alla fine della cena del Vinix Unplugged Unconference. Poi uno dice rockstar.

giovedì, maggio 27, 2010

Sulla vendita diretta delle aziende, il prezzo sorgente, e altre amenità

Il prossimo TerroirVino sarà preceduto dalla Unplugged Unconference, una specie di incontro informale durante il quale molti addetti, appassionati ed enofili a vario titolo terranno un breve speech su temi assortiti. L'anno scorso io avevo annunciato la nascita della creatura intravinica, e quest'anno volevo poltrire in santa pace - attività che mi è consona sopra ogni altra - partecipando solo allo scopo di ascoltare gli altri. Ma un aspetto dell'imminente kermesse genovese, la vendita diretta a prezzo sorgente che alcune aziende performeranno felici durante la fiera, mi tira in mezzo, quindi dirò cosa penso in proposito. E siccome quel che penso non è abbastanza chiaro e noto all'orbe terraqueo, scrivo qui, a titolo di anticipazione e lascito testamentario, il mio punto di vista. Anche perché molti in questi giorni mi chiedono che opinione abbia io delle vendite dirette che attuano le aziende (disintermediando ogni figura che sta in mezzo, me compreso) oppure dello svelamento del prezzo sorgente. Olè, andiamo a incominciare.

Molti miei colleghi si sono rabbuiati del fatto che alcuni produttori venderanno, durante TerroirVino, il loro prodotto al consumatore finale che avrà occasione di visitare la fiera (per non dire del rivelare il prezzo sorgente). Il fatto non mi intristisce per nulla ed anzi, sono del tutto favorevole. Per almeno due ordini di motivi.

Il primo motivo è ideologico, quindi possibilmente il più personale, però tengo ugualmente a dirlo. Io sono per natura contrario alle rendite di posizione che dovrebbero consentire alle categorie commerciali un guadagno basato su una specie di obbligo: o compri da me, o niente. In realtà io cerco, sempre ed ovunque, di disintermediare per quanto mi è possibile. Mentre soffro enormemente quanti, in condizione di monopolio, mi infliggono la gabella della loro inossidabile presenza. Coerentemente a quanto sopra, non posso imporre una condizione di intermediazione ineludibile riferita alla mia persona. E con che faccia? Io credo che tutti dovrebbero vendere qualsiasi cosa a chiunque. Sta al compratore verificare quale sia il venditore più adatto per lui.

Il secondo motivo è di ordine, direi, scientifico. Sun Zu, generale cinese vissuto nel V secolo A.C., autore de "L'arte della guerra", diceva (tra l'altro) "non combattere una battaglia che sai essere persa in partenza". Io credo che noi commercianti dovremmo seriamente riflettere su quali siano le battaglie che possano tenerci impegnati in modo efficace. Il tempo e le energie, che sono beni disponibili in quantità limitata, andrebbero usati in sforzi destinati ad un qualche tipo di successo. Impedire la vendita diretta delle aziende vinicole ai consumatori finali non rientra tra questi: le aziende già lo fanno, e lo faranno sempre di più. Noi commercianti dovremmo semmai sforzarci di essere più bravi, più professionali e più preparati. Fornendo, con questo, il famoso valore aggiunto che costituisce (quello sì) una ragione di esistenza, per noi. Tutto il resto è rendita di posizione, che al tempo di Google e dei social network è puro suicidio. Una battaglia persa in partenza, appunto.

Svelare il prezzo sorgente, poi, è l'elemento che (scusate) mi fa sorridere di più. Io non capisco, onestamente, dove stia il problema. Se non fosse abbastanza chiaro al mondo cosa sia il mio lavoro, lo spiego ora: io faccio il commerciante. Quello che vendo a dieci l'ho pagato cinque, se va bene. Se va male l'ho pagato sette, e a volte va benissimo e càpita di pagarlo quattro. Io non lavoro gratis, io credo di metterci un discreto impegno in quel che faccio, e pensate un po', voglio guadagnarci bene. Il consumatore finale che non comprende questo fatto, che non è d'accordo, che non giustifica il sovrapprezzo, ha pure i suoi buoni motivi. Quel che è certo, è che a me non interessa come cliente. Voi lavorate gratis? Non mi risulta. Non volete pagare l'intermediario? Siete liberi. Io lavoro per tutti gli altri che non hanno il tempo, la voglia e la competenza per disintermediare.

sabato, maggio 22, 2010

Frankly

"Frankly that white wine made in open amphorae is crap by anybody’s honest palate, modern or traditional".
Commento letto qui. Anni e annorum di baruffe furibonde tra modernisti e tradizionalisti, zippati in un commento.

lunedì, maggio 17, 2010

La decadenza della mia città


A ponente di Genova, nel quartiere di Prà (quello famoso nel mondo dei gastro-qualchecosa per il basilico) si possono scorgere panorami così. Questa, per inciso, è un'area che, dopo il riempimento del litorale successivo ai lavori per la costruzione del porto di Voltri, si chiama "fascia di rispetto" (non ridete). Si dice che un'immagine valga più di mille parole, ma due o tre note di spiega ci stavano comunque. Enjoy.

giovedì, aprile 22, 2010

Improvvisamente s'è ristretto il web

Papille Clandestine pubblica la recenza a Baldin, ristorante neostellato del mio quartiere. Conosco Luca Collami (lo chef) da una vita, quasi abbiamo cominciato assieme nel quartiere - e il suo ristorante è a pochi passi dalla mia bottega. Leggere gli accadimenti del mio pianerottolo nella rete interconnessa e sconfinata fa un effetto stranissimo. I ragazzi di Papille Clandestine, per dire, si presentano così: "i Papilli ricevono tutti i lunedì sera tra le 20 e le 21 al campo di calcetto di Genova Palmaro". Il campetto di Palmaro, quello della mia struggente infanzia e delle elementari. Improvvisamente il mio web s'è ristretto.

martedì, aprile 13, 2010

Di ritorno

Si torna dalla Fiera di Verona un po' come il mercante che ha caricato le spezie sui cavalli nel lontano oriente (modestamente). I clientes chiedono: che mi hai portato? Due-tre robine niente male. Ça va sans dire.

1. Il pinot grigio di Armin Kobler; vitigno sfortunato se ce n'è uno, da sempre identificato con la robetta low cost. Questo s'attesta su 81/100, e a bottega costerà 11 euri. La vendetta del pinot grigio (a lungo attesa).
2. Un rosato giuggioloso - arrivasse l'estate - da sangiovese toscano di Monti in Chianti, lo produce Rocca di Montegrossi. 78/100. Ma anche il loro Chianti 2008 è niente male, 81/100, invoca la fiorentina (il taglio di carne, non la squadra) ad ogni sorso. Prezzi: rosato € 10.90, Chianti € 16.00.
3. La sorpresa? Il Barbera d'Asti Sorì 2009 di Villa Giada, un fruttato masticabile con un punteggio imbarazzante, 84/100. Imbarazzante per il prezzo, che a bottega starà sotto gli otto euri.

venerdì, aprile 09, 2010

Scene di lotta di classe


La signora pierre-addetta-vattelapesca con le insegne della fiera prossime al decolté intercetta il wine-bloggarolo fuori dalla sala stampa. Lui è intento a pluggare il cellulare al netbook. "Giornalistaa??" - cinguetta - "da questa parte pregoo".
"No, non sono un giornalista" dice il tipo alle prese con le protesi digitali.
I due si guardano un po' con reciproco sospetto.
"Be', però potrebbe dirmi la passw del wi-fi" azzarda il bloggarolo, credendosi chissacchì.
"Eh??"
"La password del uai-fai" sillaba.
"Non ho idea di che roba sia. Qui è per i giornalisti".
"Buongiorno".
"Buongiorno".

mercoledì, aprile 07, 2010

Chiuso per Vinitaly


Da giovedì a sabato sono alla Fiera di Verona. Il meteo promette cose mai viste, tipo il sole. Torno a bottega martedì prossimo, con novità, ricchi premi e cotillons. Possibili aggiornamenti in corso d'opera, anche.

mercoledì, marzo 31, 2010

Esagera, esagera


Serve dire che siamo in fase "comunicazione aziendale pre-Vinitaly"? No, non serve. Questi, per esempio: mi hanno mezzo convinto. No, davvero, quasiquasi io ci vado. "Fratello maggiore del Barolo". Esagera, esagera, qualcosa resterà.

martedì, marzo 23, 2010

Ma come fai?

Uno dei miei brunellisti di riferimento sugli scudi dopo l'ultimo Benvenuto Brunello: San Lorenzo. A bottega c'è ancora un po' di 2004, notevole.

martedì, marzo 02, 2010

Degli alcolici e dei minorenni


Questa è una storia vera, e mi è successa un bel po' di tempo fa. M'è tornata in mente a forza di leggere di esercenti che vendono alcolici ai minorenni. Per inciso, che bei pirloni.

Un giorno entra in bottega un ragazzino. Piccolo, magrolino, con il solito zaino scolastico sovradimensionato (ci mettono le provviste per sei mesi, parebbe). Avrà sette-otto anni. Apre la porta e mi chiede: lei vende le cassettine di legno? "Cassette di legno? Quali"- faccio io. "Sì, quelle cassettine dove dentro c'è una bottiglia di vino!"
"Sì, certo, le vendo..." non faccio a tempo a finire la frase che ha già chiuso la porta e schizza fuori.
Passa qualche ora. E rieccolo. Si affaccia alla porta e chiede: "lei vende anche le bottiglie di vino da metterci dentro, vero??"
"Be', certo..." - e ripete la scena: soddisfatto della verifica, chiude la porta e corre via.
Passa un giorno. Torna con lo zaino oversize e restando come al solito sulla porta socchiusa chiede: "quanto costa una cassettina vuota?"
"Dipende... cinque, sei euro..." rispondo.
"E una bottiglia di vino quanto costa?"
"Anche qui dipende... diciamo dai sei euro in su"
"Allora va bene! Vorrei comprare una cassetta con una bottiglia di vino, ho quindici euro!" dichiara trionfante. Così realizzo (con un discreto ritardo, devo ammetterlo) che questo soldino di cacio si è infilato nella mia enoteca per comprare del vino. Ovviamente gli spiego che non è possibile: "no, mi dispiace, tu non puoi comprare del vino. Sei troppo piccolo. Il tuo papà o la tua mamma possono, ma tu no, è la legge". A questo punto sul suo volto si dipingono una serie di espressioni indimenticabili: prima la sorpresa, poi il disappunto. Poi tristezza, orrore, angoscia, tragedia. Ho la netta impressione d'aver combinato qualcosa di grave, ma non so ancora cosa. Lui resta senza parole lì a guardarmi, in quel modo, per pochi secondi, poi sparisce in silenzio.

Pochi giorni dopo entra una signora. E' la mamma del bambino - mi spiega lei. E soprattutto mi spiega il mistero: suo figlio si era messo in testa di fare un regalo al suo papà. Così, per conto suo, senza che nessuno gli avesse suggerito cosa, s'era inventato questo regalo per suo padre: una bottiglia di vino in una bella scatola di legno. E quando il suo sogno s'era infranto miseramente sul mio diniego era corso in lacrime dalla mamma, disperato perché non poteva fare il regalo che aveva sognato.
Ecco, prima lo sospettavo, e a quel punto ne ero certo, mi ero giocato per sempre un (futuro) cliente. E, com'è giusto, non avevo scelta. Credo che quello sguardo non lo dimenticherò mai. Così come non dimenticherò quando è successo tutto questo: era il 19 marzo scorso, festa del papà.

mercoledì, febbraio 24, 2010

Ecco un'altra che non andrà a Sanremo

Se arriverò all'età di 88 anni, sarò così vecchio per sentirmi autorizzato a fumare marijuana. Non sono (ancora del tutto) impazzito, sto solo riflettendo su questo articolo - non privo di risvolti alquanto comici. In sostanza: negli Stati Uniti si sta diffondendo l'uso di droghe tra gli anziani, come cura (valida, parrebbe) contro dolori, nausea, insonnia. A questi arzilli vecchietti che si fanno e strafanno sembra difficile fare raccomandazioni. Che gli dici, che drogarsi accorcia la vita?
Intanto la notizia viene data così: "In her 88 years, Florence Siegel has learned how to relax: A glass of red wine. A crisp copy of The New York Times, if she can wrest it from her husband. Some classical music, preferably Bach. And every night like clockwork, she lifts a pipe to her lips and smokes marijuana". Be', fortuna che ci han messo Bach e il New York Times, altrimenti l'associazione col glass of red wine sarebbe stata ben triste.
Nel sito troverete l'inevitabile poll: "Should American Seniors Be Allowed To Use Marijuana?" - il risultato, dopo il mio voto, era niente male.

venerdì, febbraio 12, 2010

A che punto è la notte (si vabbe' titolo tragico ma mi piace)


I miei venticinque (milioni di) lettori si saranno accorti che non aggiorno gran che il blogghe. Ci sono alcuni ordini di motivi, ed ora ne fornirò almeno un paio, per soddisfare la vostra sete di conoscenza (non ci dormivate la notte, eh?).
Orbene, il primo motivo è certamente il più imbarazzante, perché ha a che fare con l'attitudine del blogger a scrivere cose dotate di significanza. Questa attitudine si disvela e si sviluppa in presenza di un elemento: l'ispirazione. Mi manca l'ispirazione - e ve l'avevo detto che è una scusa imbarazzante. Sarà che uno, a forza di tirarsela da creativo, finisce che ci crede pure.

Questo si collega ad un altro punto della condizione umana tipica del bloggarolo. Si parla sempre di crisi, c'è la crisi, la crisi ci opprime, le vendite sono in crisi, insomma si declina il termine crisi in tutti i modi possibili. Il fatto è che il termine non serve più, secondo me, a descrivere questa fase che boh, potremmo definire "storica", "congiunturale", fate voi. E' una fase che sta durando da (diciamo) la fine del 2007, ed ormai il termine "crisi" non ha più gran che senso per identificare una situazione che doveva essere passeggera ed è invece permanente. Come la vogliamo chiamare questa cosa, questo magma di nulla nel quale molti di noi sono immersi?
Il mio lavoro si è modificato nel corso degli ultimi anni. Come ho spiegato a qualche amico, si è trasformato da professione ad hobby. Insomma, avete presente quelli che dicono la frasetta scema "ho trasformato il mio hobby in una professione"? Ecco, io sono riuscito a fare l'opposto. Il mio lavoro ha una dimensione amatoriale, sono diventato un amateur tra gli enotecari. Quando le dimensioni fisiche del business diventano quelle attuali, è il caso di smettere di chiamare tutta questa cosa un business, e riconoscerla per quello che è: un passatempo. Tra le conseguenze che questo comporta, c'è la mia condizione attuale in termini di umore e morale: un sovrumano scazzo. Capisco che il termine sia alquanto irrituale, e giuro che ho provato a cercarne un altro, ma non riesco a descrivermi meglio di così. Scazzo all'ennesima potenza. Scazzo Cube. Roba che potrei usarlo come nickname o password.

Naturalmente ogni imprenditore che sia degno di questo nome dovrebbe esaminare con cura gli elementi che contribuiscono al declino. Ora, io non ho peggiorato il mio skill nel corso degli anni. Semmai (scusate l'immodestia) son diventato un po' più bravo. Il mercato invece attraversa le grane che vediamo tutti. Per esempio, tutti i commercianti che conosco hanno ridotto notevolmente le scorte a magazzino - io pure. Vedo negozi che hanno chiaramente gli scaffali sguarniti; lo notate pure voi? Stamattina, alle nove e venti, il bar che mi ha servito il caffè aveva emesso lo scontrino numero ventidue (e non è un evasore); è una media da suicidio, secondo me. Poi ovviamente aumentano le serrande abbassate per sempre con la scritta "affittasi", "vendesi". Nel mese di dicembre appena trascorso gli operai dei cantieri navali a poche centinaia di metri da qui, in tre giorni diversi, hanno bloccato il traffico. In quei giorni il quartiere era praticamente isolato dal mondo, c'era quel clima un po' irreale da austerity anni '70 quando non circolava manco un motorino; ovviamente in quei tre giorni gli incassi ne hanno risentito. Io credo che siano segnali. Non passa giorno che non veda agitazioni sindacali o lavoratori in strada. Quei signori sarebbero i miei clienti; in un mercato del lavoro che umilia il loro potere d'acquisto a livelli intollerabili, è chiaro che il lavoro del bottegaio diventa sempre più superfluo. Insomma, "non ci sono soldi" per dirla in modo semplice.
Oggi lavoro per un numero omeopatico di clienti, ai quali va tutto il mio amore. Siamo al di là dell'artigianato, siamo al fan club.

E c'è lo spettacolo che stanno offrendo molti fornitori, coi loro dir. comm. nervosi in un modo preoccupante. Con il valzer frenetico dei cambi di agente. Cambiano i venditori con la velocità del lampo, ottenendo l'effetto un po' surreale per cui l'agente Tizio, ritenuto inidoneo dall'azienda Tale, viene assunto al volo dall'azienda Tal'altra che ha appena scaricato l'agente Caio (che indovinate cosa corre a vendere: i vini di Tale. E via così). Poi circolano listini da analisi oculistica. Nel senso che, quando li scorri, pensi "non ci vedo bene" perché ci sono sconti assurdi oppure perché effettuano invii di quantitativi ridicoli (una cassa). E comunque noi siamo così alla frutta che non compriamo lo stesso.

Va bene, penso di aver fornito un'idea di minima della "cosa" nella quale fluttuo. E comunque non avevo certo l'intenzione di riassumere, descrivere, e tantomeno spiegare gli eventi socio-tecno-psico qualchecosa che abbiamo attorno. L'impressione (tanto per cambiare) è che stiamo navigando a vista, senza mappa e soprattutto marinati in un'informazione quasi totalmente fatta di menzogne. Capisci poi perché uno ha lo scazzo?

[L'immagine quasi rassicurante è di Gapingvoid.com]