domenica, novembre 27, 2011

L'intricata condizione di uno che scrive di vino ma lo vende pure

Sono un wine blogger esondante. Fornisco prestazioni d'opera ad Intravino, a l'Unità, ho collaborato con altri editori, e probabilmente se "Svegliatevi!" dei Testimoni di Geova mi chiedesse un post, non direi di no. M'è capitato di negare la mia collaborazione a qualche editore, ma quasi sempre per pigrizia o mancanza di tempo. Poi dispongo di questo blog, che leggete adesso, che ormai è la cosa meno mainstream che faccio, o la più egoriferita, personale. E' tornato ad essere, credo, quello che doveva essere in partenza, il bollettino digitale di una bottega ai tempi della comunicazione autoprodotta. Per questo, oggi, intrattengo i miei piccoli fan su un argomento polposo e personale: il conflitto di interessi.

Dunque, cercando di farla quanto più breve possibile (e non ci riuscirò), io sono in una condizione non facilissima. Finché ero il bloggarolo di Diario enotecario e basta, ci stava perfettamente che io disperdessi il seme della mia conoscenza, relativa a ciò che vendo: era parte del pacchetto completo, diciamo. Trattavasi di enotecaro che aveva nel blog il prolungamento digitale della comunicazione analogica autoriferita. Tradotto dal sanscrito: uno usa Internet anche per vendere, sia sé stesso che il prodotto che rappresenta, nei modi peraltro virtuosi ed aperti del due punto zero: l'interazione, l'orizzontalità, e tutte quelle altre belle robe che - do per scontato - dovreste conoscere a memoria. Già questo poteva configurare qualche tipo di conflitto, ma solo agli occhi del vecchio barbogio (scusate). Soltanto il vecchio barbogio, oggi, manca di cogliere gli elementi rivoluzionari e libertari della comunicazione autoprodotta, per incaponirsi in banalissimi puntigli del tipo "prova a chiedere a l'oste se è buono il vino". Purtroppo (per me che sono l'oste) il tempo nel quale affermavo che il vino è buono, senza contraddittorio, è finito. Morto. Non torna più. Ora, chi non comprende questo meccanismo elementare è vecchio, è barbogio, è, per usare una coppia di termini presi a prestito, sommerso. Tutti gli altri sono i salvati: ci stiamo lasciando indietro una lunga serie di sommersi, forse dovremmo approfondire questo punto (c'è materia per un altro post) ma siccome il flusso è veloce i sommersi sono tanti, e - scusate - a 'sti punti sono anche un po' cazzi loro, sia perché sono degli incapaci, sia perché sono delle teste vuote, e proprio non riescono a starci dietro. Va be', l'ho detto, di questo ne riparliamo.

Il problema del conflitto di interessi, secondo me, può sorgere e diventare più serio quando comincio a scrivere del mio ambito commerciale in una sede editoriale diversa da quella autogestita. Quando un blog che fa migliaia di visite al giorno, o peggio un editore nazionale chiedono, a me, di produrre contenuti che includono una valutazione qualitativa, riferibile a quello che è l'oggetto del mio commercio, il rischio è evidente. Chiaro, è piacevole essere richiesto per fornire quei contenuti. E' altrettanto chiaro che questa popolarità è resa tanto più facile quanto più questi servigi vengono forniti gratis - perché a darla via allegramente si ottiene sempre qualche tipo di attenzione. Qui il problema diventa (ancora) altro, riguarda i professionisti dell'informazione che si ritrovano tra le palle quelli come me che apparentemente fanno un lavoro simile ma nella realtà forniscono un tipo di performance alquanto difforme, perché noi veniamo da Marte e quelli vengono da Venere (o viceversa, fate un po' voi). Loro si incazzano, noi ce ne freghiamo (purtroppo per loro) e tiriamo dritti. In fondo, tutto questo smottamento alluvionale non è mica colpa nostra, succede, sarebbe meglio non perdere tempo a discutere tra di noi e spicciarci che qui viene giù tutto: volete essere sommersi o salvati? La risposta la sapete, credo.

Dunque il problema è: come se ne esce? Sfortunatamente non ne ho idea. Spiace per voi che vi siete sorbiti 'sta lunga pappina e, forse, arrivati qui speravate di trovare la soluzione proposta dal guru di turno (io). Il fatto è che i guru non sono propriamente gli esempi di stile ai quali mi ispiro, e comunque la guraggine, come il padreternismo, sono attitudini in crisi grave. C'è appunto questo tipo di smottamento, di frana, insomma di sommovimento nell'allocazione dell'autorevolezza e della conoscenza: queste si stanno riallocando, come le unità di memoria in un cervello elettronico: dai pochi giganteschi mainframe (l'establishment della cultura, la stampa mainstream, per esempio) stanno passando alla distribuzione wiki, o alla dispersione peer-to-peer, originando una conseguente perdita di elementi di autorevolezza: non perché questi fossero carenti ab ovo, ma solo perché si stanno svuotando, ridistribuendosi su lontanissime cloud. Quindi, dato questo genere di sommovimento, figuratevi se io mi impanco a guru: proprio ora che stanno per finire, quasi tutti, disattivati. Avete presente la morte di Hal 9000? La lenta agonia del mainstream, il travaso di dati dal centro alle periferie infinite sono causa, purtroppo, di qualche instabilità in alcuni passaggi e riallocazioni. Anche qui, cercando di tradurre dal sanscrito, va spiegato chiaramente che questi fenomeni impongono alle periferie, alla base, un dovere di approfondimento, di conoscenza e di raffronto, che sono diventati più onerosi, più massivi quanto più i vertici, con le loro unità centrali di memoria (Hal 9000) sono agonizzanti. Si stava meglio quando si stava peggio? Forse sì. D'altra parte, non abbiamo avuto tutti un attimo (almeno un attimo) di compassione per Hal 9000? Una volta disattivato, David (il protagonista umano) si è ritrovato più libero, ma enormemente più responsabilizzato: da quel momento doveva farcela da solo. Che la scena della morte di Hal 9000 fosse metafora della rivoluzione wiki credo andasse un bel po' al di là delle capacità visionarie di Kubrick. Ma anche questo, è un altro discorso.

Al momento sono riuscito a riallocare solo pochissime unità di memoria. Cioè ho soluzioni parziali e provvisorie: ma siccome la responsabilità del giudizio è ridistribuita, partirò esattamente da questo aspetto. Tempo fa mi è capitato, durante un dibattito, di indicare la trasparenza come primo (ed unico, temo) elemento di attenuazione del conflitto di interessi (di ogni conflitto, potrei pure dire). In mancanza di altro, l'unico mezzo a disposizione è dato dal consegnare, a chi legge, il numero maggiore possibile di elementi di conoscenza, affinché sia chiaro, trasparente, il contesto nel quale (per esempio) uno come me scrive e comunica. Scaricando un vero e proprio overflow di dati in capo a chi legge, a chi si informa e a chi giudica, il loro compito potrà uscirne facilitato. Per fare qualche esempio concreto, riferito al mio caso, dirò che io vivo del mestiere di chi compra e rivende vino: fisiologicamente, narro gli aspetti positivi di ciò che vendo. Sono talmente convinto di ciò che dico, che sono disposto a correre il rischio di acquistare, pagandolo bene, l'oggetto della mia narrazione, per poi rivenderlo. Commercio e narrazione sono due parti della stessa cosa: me stesso. Una volta affermato questo, resta in capo al lettore l'onere (o l'onore? boh) di fidarsi, oppure no, come è peraltro legittimo. Questa specie di scaricamento del barile su chi legge ("sentite, le cose stanno così e così, adesso arrangiatevi") ha, come temo sia evidente, un bel po' di limiti. Tuttavia, come dicevo più su, non m'è venuto ancora in mente nulla che possa aggiustare, con maggior efficacia, il guasto che in via ipotetica, si va a formare. Insomma, non ho ancora trovato una scusa migliore. Tuttavia ho una strana, irrazionale (lo ammetto) fiducia in questo ecosistema. Ho la sensazione (forse è solo speranza?) che si stia avviando, lentamente ma inesorabilmente, ad autoprodurre le sue stesse autodifese, così come mostra, già numerosi ed efficacissimi, gli elementi di bilanciamento ed auto-bilanciamento quando alcuni punti della comunicazione e della narrazione si rivelano errati.

Grande è la confusione sotto il cielo, la situazione è eccellente.

venerdì, novembre 25, 2011

Siamo su feissbucc. Spread the world

Dopo circa un millennio che smanetto con Facebook, mi sono deciso a settare una pagina dedicata all'enoteca. A riprova del fatto che a bottega non abbiamo proprio un piffero da fare. Se vi piace, ditelo agli amici - se no, fatevi i fatti vostri (cit.)
No, seriamente: tutto il cazzeggio che non trova posto nel blog, lo trovate là. E non è poco.

sabato, novembre 05, 2011

La situazione alluvione oggi

Ieri ho chiuso bottega nel primo pomeriggio: nel mio quartiere, a ponente della città, c'era solo una pioggia molto violenta. E' entrata pochissima acqua in ufficio (che è attiguo al negozio vero e proprio), comunque niente di paragonabile a l'anno scorso. Il resto l'ho seguito da casa, in TV e via twitter. Non so quasi nulla, ancora, dei colleghi in centro, il poco che ho saputo finora è raggelante. Teoricamente ora dovrei essere in strada, direzione Merano. Teoricamente dovrei controllare in negozio se tutto è a posto, se nella sera e nella notte scorsa non è successo altro, ma apparentemente la zona è stata risparmiata. Comunque il Comune ha diramato l'ordinanza del divieto di circolazione, per le auto private. Insomma: state a casa.
Visto quel che è successo, sto bene, stiamo bene, ci tocca guardare avanti.
Se non mi capita di peggio, di ieri ricorderò anche quei venti minuti passati in scooter sotto quella pioggia. E' il genere di esperienza che ogni motociclista rischia di fare, almeno una volta. Come diciamo da queste parti, è bello poterlo raccontare.

giovedì, ottobre 27, 2011

Compagno Feed

Su l'Unità hanno fixato i feed al mio blogghe. Con gioia, eccoli.

[Se non avete compreso alcunché, circa quanto sopra cripticamente comunicato, cominciate da qui, graz].

lunedì, ottobre 24, 2011

Il mio (il nostro) ombelico

Quando uno dice "cazzeggio" riferito al blog. Cazzeggiatori and proud.
[Opera filmica di Lorenza Fumelli]

venerdì, ottobre 21, 2011

Quando uno è bravo, è bravo. E diciamolo

Io mi sento sempre un po' in imbarazzo a postare commenti sul genere "bel post" su Intravino. E' abbastanza demenziale farci complimenti tra di noi, capisco il culto dell'ombelico, ma a tutto c'è un limite. Però poi quando esce fuori una cosa del genere, francamente non so come comportarmi, mi verrebbe voglia di applaudire.
E allora lo scrivo qui: non ho mai stilato la classifica, ma il post che ha scritto oggi Emanuele Giannone è (diciamo) nel numero dei primi tre mai letti in tutta questa breve esistenza bloggarola.

domenica, ottobre 16, 2011

Questa settimana si assaggia Barraco

Da martedì a sabato prossimi, per tutta la settimana, in enoteca si esagera: degustazione gratuita dei tre ultimi arrivi di Nino Barraco. Grillo 2009, Nero d'Avola 2009, Pignatello 2008. "Non siam qui per vendere, ma per regalare".

[Il filmato viene da qui, chettelodicoaffare. Must read: alcuni assaggi di Barraco via Roberto Giuliani].

sabato, ottobre 15, 2011

domenica, ottobre 02, 2011

Che sta succedendo

Post in modalità life streaming, riassuntivo di alcune delle due-tremila cose lasciate indietro. Il blog serve anche a questo, è la newsletter di me stesso. Anzi, partiamo proprio parlando di blogghitudine.

Definizione di blog (finalmente).
C'è stata una discussione sulla stanchezza di (alcuni) blogger: discussione stancante, stucchevole, confesso che pure io mi sono un po' stuccato. Vi rimando al pensiero di Filippo; aggiungerei, solo, che scrivere non è un fatto difficile, basta farlo quando si ha voglia. Ho sempre diffidato di quelli che "devo fare un post al giorno". Io, senza troppe stanchezze, continuo a trovare robe fenomenali nella blogpalla. Per esempio, ho cominciato a seguire Cronache dalla campagna, che mi sembra un pozzo (veramente un pozzo) di cose interessanti. E' il genere di blog che fa venire voglia di conoscere meglio chi lo scrive. Dopo aver googlato il nome della sua autrice, Silvana Biasutti, e dopo averne letto la biografia (e dopo essere cascato dalla sedia, e dopo essermi riavuto) ho continuato la lettura; tra l'altro in un passaggio (non ritrovo il link esatto ma c'è, da qualche parte) riesce a riassumere cosa sia un blog e cosa sia il giornalismo: il blog fa comunicazione e il giornalismo fa informazione. Cribbio, ma è proprio tutto qui, ed è geniale. Come mai non è venuto in mente pure a me? Adesso date retta, mettete a bookmark CdC oppure agganciate i feed, fate come vi pare, ma occhio a quel blog.

Ma la crisi?
Sulla famosa crisi non ho aggiornamenti. Cioè non ho un bel nulla da dire che non vi sia già noto. A meno che non siate straricchi, e della crisi quindi non vi importi una cippa (anzi, nel caso siate straricchi, lasciate che vi consigli una certa enoteca...)

E i guidaioli?
No, dico, ne vogliamo parlare? Vogliamo parlare delle guide ai vini che mugugnano "gne gne gne le guide son meglio delle recenze su Internet"? Vogliamo parlare della diatriba numero un miliardo tra stampa cartacea e wiki digitalizzato? Vogliamo rispiegare per la miliardesima volta tutto daccapo? Il mainstream professionale, la condivisione gratuita...
No, non vogliamo.
Ma che cavolo, ma pure voi però, scendere dal pero proprio mai eh? Poi uno dice che fa lo sprezzante. Va be', avevo concluso che non ne parlavo.
(Dice: ma a chi ti riferisci? Siccome i post vaghi che menano il can per l'aia, tipo "ci sono alcuni che affermano cose" sono irritanti, nello spirito explicit del mio blogghe annuncio che mi riferisco a quegli zuzzurelloni di Slowine con 'sto pezzullo. Pfui).

A proposito di stampa mainstream!
La mia strana avventura a L'Unità prosegue lietamente. Tuttavia sento di dovere almeno una spiegazione ai miei venticinque (milioni di) lettori. Come saprete siamo tutti immersi in un mondo affetto da bieca logica monetarista, per la quale il valore delle cose, e delle persone, si misura in danaro. Tralasciamo un attimo le conseguenze scellerate di questa logica (inutile mettersi a fare gli acchiappanuvole, al momento) e rispondiamo all'unica, preponderante e totalizzante domanda che tutti, ma proprio tutti, mi hanno fatto (o mi farebbero): "ma all'Unità, ti pagano??" - Bene, dovete sapere che su Internet io ho conosciuto solo due tipi di editori, che abbiano richiesto i miei servigi. Il primo tipo dice "non ti posso pagare"; il secondo tipo dice "non ti posso pagare PER ORA". Nella sostanza, gli effetti monetari sono identici: non si vede mai un soldo, in nessun caso. Comunque sia, L'Unità appartiene al secondo genere di editore. Tuttavia sta accadendo un fatto insolito, a L'Unità sto passando ad una inaspettata modalità pay. Il fatto mi sconvolge a tal punto che, francamente, ancora non ci credo. Ho cominciato a fare sul serio coi blogghe nel 2004 e ho visto una manciata di euri alla fine del 2011: ragazzi, fatevi sotto, che a bloggare vi pagate il leasing del SUV.

mercoledì, settembre 28, 2011

Cuz it sux?


A cosa servono i social media? A sentirsi meno soli. E' sempre consolante sapere che il resto del mondo (pure la parte che non avresti sospettato) è afflitto dai tuoi stessi problemi. Da qui ad essere simpatetici o solidali, come vedete, ce ne passa, ma ci stiamo lavorando su.

venerdì, settembre 16, 2011

Due parole sull'aumento dell'IVA

Il listino resta così.
Va bene, sono quattro parole, ma il concetto è quello: qui non si applica nessun aumento, almeno fino all'anno prossimo. L'idea sarebbe di arrivarci, all'anno prossimo.

martedì, settembre 13, 2011

Mi piace rifarlo

E' successo di nuovo, I Numeri del Vino ha fatto dono dei suoi contenuti alla stampa mainstream. Inconsapevolmente, alle solite.

giovedì, settembre 08, 2011

Entusiasmo da bollicina


Credo di aver detto un milione di volte che amo le effervescenze, cioè le bollicine di CO2 disciolte in vari modi nel vino: dalla charmatizzazione veloce di alcuni Prosecco, fino alla lenta presa di spuma dei metodo classico, passando per le declinazioni possibili di Lambrusco. Forse bere l'effervescenza aumenta il sereno distacco dalle cose, non saprei dire meglio, ed è questa l'essenza del disimpegno, un termine che si associa volentieri a questi vini. Il disimpegno non vuol dire "non pensare" (non stabilmente perlomeno), se non altro perché il nostro tempo è un pensare costante; quindi il disimpegno inteso come "non-pensiero" è tutto sommato breve, dura il momento di qualche sorso. Be', insomma, c'è bisogno di quel "non-pensiero". Ecco, forse, cosa mi piace delle bollicine.

Tuttavia l'enofilo che è in me esce fuori a tratti, e mi ricorda che c'è disimpegno e disimpegno: quindi coltivo qualche attenzione ad evitare la banalità. Si può essere effervescenti, disimpegnati e non banali? Be', sì. Tutta questa premessa serve a dire che con la vendemmia 2010 il Pignoletto frizzante di San Vito s'è superato. Entusiasmo.
E quindi lo tengo in degustazione gratuita, a bottega, in questi giorni e per tutta la settimana prossima. Del resto, fa ancora caldo, no?

venerdì, settembre 02, 2011

Clientes


Mettendo a posto vecchi documenti saltano fuori cose così. La foto ritrae mio papà nella sua prima osteria, presumibilmente metà anni cinquanta dello scorso secolo. Io sono arrivato qualche anno dopo. Con lui alcuni clienti. Il negozio da fuori appariva così (l'immagine, un po' pesante, in alta risoluzione, è presumibilmente precedente).

martedì, agosto 16, 2011

Un'altra birra e poi la smetto

Ci vuole la vacanza per trasformarmi nel consumatore-tipo, del genere che va a fare la spesa in enoteca. Sfortunatamente la birra artigianale elbana che mi seduce al secondo sorso, qui, costa cinque euri la mezza bottiglia: ma quanto sono esosi 'sti commercianti? Menomale che esiste la disintermediazione, l'acquisto diretto, il prezzo sorgente e tutto quel bel discorsino che dovreste sapere già. Quindi balzo sul Cayenne e da perfetto barbone vado a comprare la birretta direttamente in azienda. E siccome qui non si butta via niente, ci esce pure il post su l'Unità.
Insomma un gran daffare per scoprire che il prezzo al pubblico che pratica il birrificio Cote Nere è di Euro 4,00. Dura la vita di chi disintermedia.

(Peraltro la connessione via Vodafone quest'anno merita il premio Brunetta per la totale inefficenza. La cosa peggiore è che non posso dire davvero quel che penso di Vodafone perché quelli hanno fior di avvocati).

martedì, agosto 02, 2011

Gadget victim


Insomma che scopro solo oggi che i cartoncini di Ca' Rugate hanno questi blister staccabili da mettere al collo delle bottiglie, coricate. Bella idea. Ma quanto mi piace questo gadget? E poi: ma quanto sono distratto? Son anni e annorum che spaccio il loro Soave. Deve essere una novità.

Sono gli ultimi giorni di riordino degli scaffali, ché l'enoteca chiude venerdì. E siccome sono anche i penultimi giorni di Pompei, speriamo tanto di rivederci a settembre, senza che nel frattempo sia crollata la civiltà occidentale. Nel caso, qui non mancherà l'alcol, per stordirsi del tutto.

martedì, luglio 19, 2011

Se il wine blog è qui per restare

Oggi è successo di nuovo, ormai ho perso il conto di quante volte, e so che risuccederà. Dunque ricevo questo listino prezzi dal simpatico dir. comm. dell'az. vitivinic. (grazie), e l'azienda non l'ho mai sentita nominare. Ma proprio mai mai mai. Che insomma nessuno è perfetto, figurati io. E che si fa in questi casi? Ormai ho il riflesso pavloviano, il destromouse parte in automatico col 'Cerca con Google' incorporato in Chrome. Manco ci faccio più caso.

E però niente, in rete c'è quasi zero, a parte la home aziendale (che rivela, pensa un po', che quei vini son fantastici). Per il resto, niente; nemmeno il caro vecchio medagliere di bicchieri del Gambero Rosso? Nemmeno una medaglia al Vinitaly? Ma soprattutto: nemmeno uno straccio di recenza su uno sfigatissimo blogghe?

Adesso resta solo una cosa da fare, assaggiare quei vini, e va be'. Poi magari se le etichette son meritevoli, un pezzo di blogghe dove pubblicare la degustazione lo troverò. Ma non è questo il punto: il punto è che 'sti piffero di blogghe, che sono malfatti quanto vuoi e sono arruffati e incasinati, sono qui per restare. Se non ci sono, io ne sento la mancanza. Puoi mugugnare quanto vuoi, puoi lagnarti e abbaiare alla luna fino a domani, ma ormai va così.
My two cents. Come sempre, eh?


mercoledì, luglio 13, 2011

Britagne. Che lameracci

Alder Yarrow ha cassato alla grande il nome che gli inglesi vogliono destinare alla loro produzione di spumante: Britagne. "Stupid wine name of the century". Dice che nel tentativo di dare un nome identitario a quel vino non riescono a fare come gli spagnoli (Cava). Ah, anche gli italiani sono citati ad esempio: perché noi usiamo "Franciacorta", e "Spumanti" (what?) con buona pace delle altre seimila denominazioni nazionali per le bollicine.
Perlomeno, la pronuncia di "Britagne" farebbe rima con "Champagne". Dice Alder: just lame.

mercoledì, giugno 29, 2011

E oggi, frizzantino

Frizzantino per modo di dire, il Coccalina di Mariotto (ne parlo qui, su l'Unità). E' il bianco-che-ci-vuole con questo calduccio, ed è in degu gratuita in enoteca.

lunedì, giugno 27, 2011

Sapevàtelo

A questa cosa dei produttori che usano i miei post per indottrinare la rete vendita, ecco, non mi sono ancora abituato. Credo che non mi abituerò mai. Quando poi succede (e succede) che i venditori mi mettono sotto il naso la stampa di una mia recenza per convincermi all'acquisto, il cortocircuito è completo. E' tutto molto bello (e comunque vi amo a tutti, o voi).

martedì, giugno 21, 2011

Ordine e progresso

Come si dice in questi casi? Prima avevo il dubbio, ma ora me lo sono levato. Adesso aspettiamo che il Sacerrimo Ordo de li Giornalisti rediga l'editto affinché il responsabile sia rinchiuso nella torre. A meno che non sia un blogger, che per definizione è un irresponsabile.

Update del 27 giugno: quelli del Gambero si son pentiti. Mio commento: pfui.

mercoledì, giugno 15, 2011

E allora birra anch'io


Non serve la scusa del caldo per farsi un birrone godurioso. Ma aiuta, diciamo. La mia birra aziendale adesso è Trois Monts, prodotta dalla Brasserie St. Sylvestre, birreria artigianale nelle Fiandre francesi. Come scrivono i birrofili seri di Fermento Birra: "bel colore del grano maturo, dalla schiuma fine e non molto persistente. Ha naso vivace, dall’aroma ricco e fruttato (mele), con il malto “caramelloso” che piano piano lascia il posto ad un delicato finale astringente. Il corpo è rotondo e robusto, notevolmente morbido, nel quale si affacciano all’inizio note vinose e terragne, accompagnate in itinere da un lievito leggermente piccante, e da note nette e perfettamente apprezzabili di frutta bianca matura. Il finale è secco asciutto, con una robustezza che la fa perdurare a lungo. Una birra da non perdere".

Non ha bisogno di traduzioni in italiano, direi (ed è una gran bella cosa, i birrofili a volte si esprimono in un gergo tecnico quasi peggio che i vinofili). Ad ogni modo, Trois Monts è in assaggio gratuito in enoteca questa settimana. Arriva l'estate.

[Trois Monts costa euri 7,50, bottiglia da 75cl. Al lordo dei soliti fantastici sconti che pratico ai miei amati clientes].

venerdì, giugno 03, 2011

E' uno di quei post sui supermercati che sono brutti

Ecco, volevo dirlo: ad Eataly (perlomeno qui a Genova) c'è il percorso obbligato come agli autogrill: non è possibile uscire nel modo che ti pare, devi per forza rifare quasi tutto il camminamento tra gli scaffali. C'è pure uno della security (o quel che è) addetto alla funzione. Ovviamente esisteranno ottimissimi motivi per giustificare questa cosa, tipo verificare che il cliente non si serva senza passare dalle casse, oppure per razionalizzare (vabbe') il passaggio. La sensazione d'essere trattato come il tonno nella tonnara, immagino, è solo un problema mio.

giovedì, maggio 26, 2011

E domani si sciopera

Dunque domani l'enoteca sciopera, pure. Come molti negozi della zona, ci sarà una serrata tra le dieci e mezzogiorno, per partecipare alla manifestazione di solidarietà ai lavoratori di Fincantieri, che rischiano il posto. L'aria che tira peggiora ogni giorno un po' di più, e questa storia merita una breve spiegazione.

Il quartiere di Sestri Ponente, dove lavoro, ha una antica vocazione operaia, e stabilimenti storici come Fincantieri (riparazioni navali) sono letteralmente un monumento. Da quando è uscita la notizia della chiusura (oltre un migliaio di lavoratori licenziati) abbiamo visto manifestazioni, cassonetti bruciati, disperazione e ovviamente una cippa di niente da lorsignori. Tutto questo a poche centinaia di metri da qui. La novità vera, forse, è che il Centro Integrato di Via al quale appartengo, l'associazione dei commercianti, ha da un bel po' intrapreso una strada molto meno ombelicale e corporativa, tipica di certe associazioni di commercianti vecchio stile (deo gratias) ed ha chiaro che ormai i commercianti sono una componente integrante della città, assieme alle altre categorie, e agli altri lavoratori: quando un anello della catena si spezza, tutta la catena diventa inutile.

Per la verità l'associazione ha già messo in mora da un bel pezzo la nostra Pubblica Amministrazione. Genova affronta una decadenza spaventosa e chi ci amministra vive sulla luna. Per dirne una, dopo l'alluvione dell'ottobre scorso avevano promesso aiuti e tagli fiscali: indovinate un po' come è andata a finire. Bene, loro stanno sulla luna ma i nostri urlacci arriveranno fin lassù. Certo che vedere i commercianti in piazza, come punkabestia qualsiasi, fa proprio un gran bell'effetto.

mercoledì, maggio 11, 2011

Sesso & Anarchia

Diciamo che mi piaceva l'idea di leggere questo titolo di post su l'Unità. Poi c'è anche il resto del post.

lunedì, maggio 09, 2011

Chilometro zero a destra (l'Unità#3)

A volte vorrei essere come certi miei amici, che hanno assaggiato tutto (proprio tutto) lo scibile enologico... [continua su Etilicamente].

sabato, maggio 07, 2011

Registro Pubblico delle Opposizioni WTF


Da quando sono iscritto al Registro Pubblico delle Opposizioni, le telefonate a bottega sono aumentate: una media di quattro-cinque al giorno, anche quelle odiosissime, con la voce registrata. Bella roba, eh? Il fatto è che, come suggerisce Daniele Minotti (e come si legge sulle FAQ del sito) bisogna
"verificare che non sia stato dato il consenso al trattamento dei propri dati per finalità di telemarketing a singoli soggetti (per esempio aziende dalle quali sono stati acquistati prodotti o servizi oppure tessere di fidelizzazione cliente eccetera) che effettuano operazioni commerciali o promozionali via telefono da fonti diverse dagli elenchi telefonici pubblici (di cui art. 2, comma 2 del Codice) purché ciò sia avvenuto nel rispetto delle norme vigenti sulla privacy"
Tutto chiaro? Non basta riuscire a registrarsi (cosa che richiede competenze sovrumane, vista la macchinosità dei vari form), alla fine bisogna sbattersi a cercare chi mai avrei, comunque, autorizzato. A me questa sembra solo una cosa: italietta.

giovedì, maggio 05, 2011

Rotto

Nel dibattito sul vino naturale - e su altri topic connessi - è arrivato il colpo d'ala. Ma quando ci vuole...

martedì, maggio 03, 2011

L'enomondo contemporaneo spiegato agli alieni. In poche righe (l'Unità#2)

Se dovessi spiegare che succede in quell'ambito iniziatico che chiamo enomondo ad un alieno appena arrivato sul pianeta, comincerei così. Ci sono due settori distinti nella produzione enologica... [ma continua su Etilicamente].

lunedì, maggio 02, 2011

Debartolizzami questo


Uno dei mantra preferiti di noi eno-esagerati è: mai, mai usare un vino da quattro soldi in cucina (s'è capito di cosa parlo). Rovinerete irrimediabilmente la preparazione. Al contrario, perfino io posso atteggiarmi a cuoco sopraffino sfumando le scaloppe col Marsala Superiore del mitico (compianto) Marco De Bartoli. Se poi ne sorseggi un po' con gli avanzi di uova pasquali, lo spleen raddoppia.

venerdì, aprile 29, 2011

Un piccolo passo per un uomo, un balzo gigantesco per l'Unità



Per qualche motivo al di là del comprensibile, da oggi collaboro con l'Unità (punto it). Siore e siori ecco a voi Etilicamente, il wine blog de l'Unità.

[Il titolo di questo post, tuttavia, è allegramente scopiazzato ad un commentatore di Leonardo]

martedì, aprile 12, 2011

Dalla logica del "non mi piace" a quella del "non lo capisco"

Bentornato a casa (grazie, prego). Esauriti i convenevoli da soli, nello spirito ombelicale eccetera, diciamo qualcosa di quattro giorni di assaggi seriali. Ho imparato a dire "non lo capisco" e ho smesso di dire "non mi piace". Purtroppo il mondo prosegue nella sua deriva di toni sfumati, sul grigio e sul beige, ed il bianco separato dal nero è sempre più raro. Così assaggiando un vino che un amico definirebbe "facile da sputare" rallento la cupio dissolvi dei descrittori insultanti e cerco di dire "non comprendo". Sia perché chi fa il vino è una persona, e come tale è degna di quel tipo di rispetto che è kharma, vibrazioni positive e tutto quell'armamentario new age (che poi andava benissimo pure il Vangelo, ma vabbe'). Sia perché a queste rassegne ho avuto la fortuna (direi il piacere) di trovare interlocutori coi quali dibattere sempre i miei giudizi trancianti, squadernando la mia visione su punti di vista differenti. Questo potrebbe significare che, a contrario, i vini che ho apprezzato li ho anche capiti benissimo? Sì, ci sta pure, ma sempre nella logica dello scaricabarile, potrei dire che (ad esempio) Dettori s'è fatto capire alla grande.
Coltivare il dubbio non è esattamente l'ideale, per l'assaggiatore. Noi dovremmo dispensare qualche certezza. Ma per fortuna il mondo è pieno di assaggiatori. Quanto a me, penso che i dibattiti, le conversazioni, la conoscenza del diverso da sé siano l'unico modo per uscire dall'angolo (o scendere dal pero).

martedì, aprile 05, 2011

Non ci posso credere


Le previsioni meteo per il fine settimana a Verona. Le tradizionali piogge monsoniche da Vinitaly sembrano scongiurate.
[Edit: questo post annuncia, come d'uso, la chiusura per Vinitaly, da giovedì 7. Ci vediamo lunedì prossimo].

sabato, aprile 02, 2011

Io non vorrei fare il maestrino col ditino alzato, ma


Ma voi, però, smettetela di provocare.

[Una volta sola, e per tutte: è ironico. "Che tu sia uomo o donna", si scherza]

mercoledì, marzo 23, 2011

Le allegre avventure di un importatore wannabe

Il bottegaio che vuole distinguersi dalla folla di colleghi può ritagliarsi qualche tipo di competenza, o specializzazione, che esca dalle solite due o tre robine che normalmente combiniamo in negozio. Io, per esempio, da qualche anno non mi accontento di comprare Champagne da pochi fidati importatori. Effettuo acquisti diretti presso qualche récoltant (piccolo produttore francese). Questo fatto mi consente, con tono molto roboante, di definirmi "importatore". Queste cose si fanno certamente per comprare a prezzi bassissimi e rivendere con ricarichi stellari (come saprete il commerciante non è un filantropo) ma per quel che mi riguarda devo dire che il plus definitivo è un altro. Quando qualche cliente incauto varca la porta dell'enoteca chiedendo, incongruo, "scusi, qui si vende Champagne?" io posso sempre rispondere con supremo understatement "ma, veramente, io lo Champagne lo importo". Solo per godermi lo sguardo sgomento del cliente, alla mia precisazione.

L'acquisto diretto da una maison di Champagne è in definitiva una roba semplice - peraltro con la libera circolazione delle merci in Europa il termine "importazione" ha poco senso, ma io continuo ad usarlo perché suona notevolmente cool. Si tratta di immobilizzare poche migliaia di euri e di smazzarsi qualche pratica burocratica, e ciao. E così ti ritrovi in magazzino quelle pile di casse di Champagne che ti ricordano che razza di pazzoide sei a fare questo mestiere. Ma essendo anche enofilo, quella visione è incredibilmente confortante.

Adesso ci sarebbe questo Blanc de blancs di Voirin-Jumel, un 1er Cru che ho in magazzino ormai da due anni. Quando era arrivato ha passato un periodo infinito di eccessiva gioventù, con quel carico citrino al naso che significava solo una roba: acidità a paletta, vino non pronto, troppo giovanile. Aspetto, aspetto, nel frattempo arrivano altri bancali ed altre "importazioni", e quel Blanc de blancs cala di livello, le casse spariscono, ma nel mio cuore resta sempre un incompiuto: sempre troppo giovane, irruento, pungente. Sorpassato a destra dal Blanc de noirs che (strano a dirsi) è tanto più pronto, godibile e fighetto. E il Blanc de blancs?

Così stasera, dopo tanto tempo, lo riapro. E' una di quelle sere in cui sento il bisogno di affetto, quindi, ovviamente, berrei Champagne. E, orrore: questo Blanc de blancs è monumentale. Enorme. Commovente. Complesso, compiuto, finalmente espressivo al massimo delle sue potenzialità. Assaggio e riassaggio in preda all'ansia e all'emozione: ma che diavolo gli è successo? Sembra esploso.

A questo punto uno potrebbe chiedersi: be', e allora, qual è il problema? Semplice. Il Blanc de blancs 1er Cru di Voirin-Jumel è ESAURITO: in magazzino ne restano tre bottiglie, e col cavolo che ve le vendo.
Me le bevo io.

martedì, marzo 22, 2011

E si bullano pure


Lo spammer sfortunato del giorno si gloria d'aver infilato il suo vino sugli scaffali della Coop; ma lo fa con il destinatario sbagliato. La missiva indesiderata si chiude con un curioso "Grazie per quanto potrete fare". E cosa potremmo mai fare? Ormai il guaio l'hai combinato. Auguri.

venerdì, febbraio 25, 2011

Fidarsi


Nuovo ingresso in enoteca, Monte dall'Ora. Cercavo un amaronista che riuscisse a sorprendermi senza flettere i muscoli e l'ho trovato. Niente Internet, niusgruppi o feissbucc, c'è riuscito un old economist di rappresentante. Assaggiare il Valpolicella di Ripasso è stato sufficiente: ha carattere da vendere, e infatti, lo vendo. Appena arriva a bottega, credo finirà in degu gratuita, tanto mi piace, e semmai posterò qualche nota d'assaggio. Quel che mi interessa dire, adesso, è che (tanto per cambiare) è un produttore bio a smuovermi il cuore ed il libretto degli assegni.

Ora, sulla vitivinicoltura bio ne leggiamo di ogni [cit.] e francamente non saprei da che parte cominciare, per dire come mai questo tipo di produzione ha quasi sempre una marcia in più. Poi ovviamente c'è tutto il controcanto di quelli che dicono che è una montatura, che i bio sono i nuovi furbetti e pappapero. Come se ne esce? Ci sono due possibilità: o la produzione biologica è una bufala, o fondamentalmente è tutto vero. Sulla home di Monte dall'Ora si legge, tra l'altro:
Lavorare e salvaguardare il territorio cha abitiamo è per noi la naturale scelta di vita, come potremo inquinare la terra dove i nostri figli mangiano, giocano e crescono?
In sostanza è tutto qui. O ci fidiamo, oppure pensiamo che siano tutte fandonie, come quelli che ormai han perso perfino la speranza di trovare qualcosa di buono a 'sto mondo. Del resto la maggioranza che esprime un governo, qui, pensa che il più pulito cià la rogna e sguazza in questo guano. Fare il gesto di fidarsi di quel che mi dice una persona, e cercare di partire da lì, da quel piccolo presupposto, è un modo come un altro per andare in una direzione diversa, e (nemmeno dovrei dirlo) migliore.

[Pic courtesy of Monte dall'Ora. Qui il PDF del Valpolicella Ripasso "Saustò"]

giovedì, febbraio 17, 2011

L'emozione è altrove (cit.)

Di solito uno legge una recensione su internette però poi, quel vino, lo vuole provare ugualmente. Va bene l'informazione dal basso e tutto il resto, però usiamo anche la nostra testa eccetera. Poi invece ci sono recenze tipo quella di Enofaber sul Già che, ecco, io accetto a prescindere.
Dice uno: eh, ma questa è una visione ideologica e pregiudiziale. Dico io: sì.

mercoledì, febbraio 16, 2011

Tanto era acerba

Come quasi tutti sto seguendo anch'io i resoconti in rete sulla settimana delle anteprime toscane. Se siete enofili, e non siete appena tornati dal pianeta Zorg, saprete che questa settimana si presentano Vernaccia di San Gimignano, Chianti Classico, e poi Brunello e (credo) pure Nobile. Uno spettacolare tour de force della papilla gustativa, beato chi ce la fa. Siccome io sono fuori dal bel giro e nessuno mi si fila, vi dirò che in fondo non è poi quella gran cosa partecipare a feste, banchetti, degu e anteprime, sempre e comunque nella splendida cornice. No, in fondo non è possibile valutare i vini in quel caso, dài. Ci vuole tempo, relax, metodo, no-no, che brutto andare alle anteprime. Tanto era acerba, come dice la favola.

Poi vabbe', succede che ieri ho assaggiato il Rosso di Montalcino di Podere Brizio, ma era il 2004. Che è in commercio da un bel po', siccome ormai vanno in vendita i 2009. Un vino dalla sangiovesitudine commovente e compiuta, dato che si esalta della maturità (non raggiunta, ma ci siamo quasi) e insomma, menomale che non l'ho assaggiato, giovane e disarmonico qualche anno fa a qualche anteprima. Tanto era acerbo.
A bottega sui diciotto euri, e guadagna facile 87/100.

giovedì, febbraio 10, 2011

Gli italiani sono ricchi


Porca paletta: chiude il Burger King di Via Sestri, la via pedonale del mio quartiere. Ma è possibile? E prima di Burger King lì c'era McDonald's. O è la maledizione del faraone per i fastfood, oppure l'aria è pesante. E siccome propenderei per la seconda ipotesi, proprio quando la situazija si fa deprimente uno avrebbe bisogno di rifugiarsi in quelle piccole gioie peccaminose inconfessabili, tipo il cibo junk. E invece niente. Oh, ma tanto va tutto bene, giusto? Gli italiani sono ricchi.

[Le foto vengono dalla pagina Facebook del BK locale. Grazie ragazzi, e auguri per il futuro].

martedì, febbraio 08, 2011

Ovviamente

"È entrata in vigore la nuova regolamentazione per la sosta nelle zone limitrofe il quartiere fieristico. Nel perimetro [...] sarà consentita la sosta con disco orario per un'ora tra le 8.00 e le 19.00. Se la sosta oltrepasserà il termine di un'ora la polizia municipale provvederà alla rimozione forzata del veicolo.
Tale regolamentazione non include ovviamente i parcheggi a pagamento".
Gli avvisi pre-Vinitaly sono a metà tra il comico e l'inquietante.

giovedì, febbraio 03, 2011

Internet è un posticino ristretto. (Ma anche: invito alla degu)


Da un paio di giorni ho a bottega il Chianti Classico 2007 di Casina di Cornia: un fiero sangiovese bio di Castellina in Chianti. Cercando in rete qualche info che confermi il mio entusiasmo, pensa un po': trovo la videorecensione di un amico. Da un lato mi rallegro che l'internette come la conosco sia in definitiva un posticino ristretto. Però mi rattristo pure, ché non posso essere il primo a dire che è "ferroso, rugginoso, agrumato con una nota di liquirizia". Pure se le annate e i vini sono così diversi.
Comunque la bottiglia è in degustazione gratuita per una settimana, in enoteca, per quelli che vorranno verificare di persona (non crederete mica a tutto quel che si dice su Internet).


martedì, febbraio 01, 2011

Non odo parole che dici umane

Negli ultimi anni sono riuscito a pagare anticipatamente i miei fornitori, nel 90% dei casi. Il target è il 100%, e ormai ci sono. Nonostante questo circolo virtuoso, non accade nulla di esaltante. A parte gli sconti ridicoli per chi paga anticipato, sembra che questa formula interessi poco. Poi, al di là della sostanza, c'è pure un problema di forma, diciamo un problema di comunicazione.
Davanti a me ora ho questa lettera precotta, la tipica lettera di richiesta di pagamento di un fornitore: "da una verifica di controllo risulta inevasa la fattura numero...". Che uno direbbe: ah, ecco, vedi che qualcuno lo fai ancora soffrire?
Non è esattamente così. Sotto Natale ho richiesto una fornitura veloce all'agente (sì, c'è sempre qualche rappr combinaguai) precisando che, come negli ultimi due anni ormai, avrei pagato quel fornitore anticipatamente. Quindi, nel dettare l'ordine al telefono, chiedevo all'agente di passare in giornata per l'incasso. Son passati due mesi, il rappr non s'è visto, in compenso l'azienda, come tutte le aziende del settore, è dotata di un software automatizzato che a scadenza periodica sforna l'elenco degli insoluti, stampa la lettera (e infine qualcuno imbusta e lecca fisicamente, immagino) ed ecco qui l'inutile missiva. Eppure sarebbe bastata una piccola verifica, per vedere che io non sono inseribile tra le "sofferenze". E invece non succede (mai) niente di simile.
Intendiamoci: alcune aziende hanno centinaia di clienti. Migliaia. Non sono in grado di controllare se ed in quale misura alcuni clienti possano essere esentati da questo brutto, formale, freddo modo di comunicare. Coerentemente con l'automatizzazione necessaria, bisognerebbe quindi trovare una soluzione. Dopo qualche anno di rapporto commerciale, bisognerebbe inserire una riga di codice, una modifica al software, che con un flag identifichi il cliente: con questo, niente letteracce. Magari generando un mail automatico solo all'agente, e ottenendo, con questo, anche un piccolo risparmio.
Invece, come dicevo, questo non succede mai. Il rapporto che abbiamo con certi fornitori è inumano: nel senso che le aziende non sembrano composte da persone, ma da mainframe ostinati. Queste aziende non mi parlano con parole umane ma mi trattano sempre e soltanto per quello che sono, un numero. Sembra che la modernità consista essenzialmente in questo. Poi ovviamente hanno la brochure aziendale dove c'è il contadino con lo scarpone infangato nella vigna, la mano callosa che taglia il tralcio, i testi fuffosi pieni di "territorio", "tradizione". La mia colpa peggiore è essere sensibile a questi dettagli: perché riesco solo a pensare, come direbbe il poeta (un altro, diverso da quello del titolo): "Ma andate a cagare, voi e le vostre bugie".

giovedì, gennaio 27, 2011

Avere vent'anni


Non tengo gran che conto di compleanni e ricorrenze. Non sono ancora arrivato al punto di mentire sull'età, ma sento che potrei farlo - del resto qui se non hai i miliardi, da vecchio mica ce la fai a sedurre le giovinette. Comunque, da queste parti non ci siamo mai concessi celebrazioni e ricorrenze. Anche perché siamo distratti.
Oggi riordinando un po' di carte ho trovato un attestato di iscrizione alla Camera di Commercio: così mi sono accorto che, essendo iscritto dal 17 gennaio 1991, dieci giorni fa la mia eroica bottega ha compiuto vent'anni. In realtà la mia frequentazione con l'ambito dell'accoglienza (cioè il lavoro dell'esercente) è parecchio più arcaica, ma de iure tutto ebbe inizio quel freddo giorno di gennaio.
Ergo, stasera apro qualcosa di tosto, con dieci giorni di ritardo.

giovedì, dicembre 30, 2010

Recession economy: a far le consegne in bici


Le ultime consegne alle solite son le più funamboliche. Poi piove (tempaccio), sono in auto e mica posso usare le quattro ruote per i servigi last minute. Menomale che ho la bici a bottega. Ed ecco l'enotecaro maglia rosa che consegna, nel quartiere, per conto dei clienti ritardatari. Oh, se non è recession economy questa, non saprei cos'altro sia. E' pure molto ecologico, downsizing, downshifting, quelle robe lì.
Pronti per il 2011.

domenica, dicembre 19, 2010

Questo Natale fa freddo (la fine del mondo in 80 giorni)

A fine estate faccio il bilancio esistenziale, a Natale quello finanziario. Ormai è una costante, e se uno legge a ritroso in questo blog sa che più o meno è sempre così. Ed ecco quindi un quasi-puntuale e quasi-preciso tentativo di fare qualche tipo di bilancio.

In estrema sintesi, la notte è buia e senza luci, nemmeno quelle piccole tipo le casette nel bosco nelle favole dei fratelli Grimm: non si vede una cippa. Scusate se mi scappa il cazzeggio, ma onestamente mi chiedo fino a che punto sia giusto lacrimare sulla parola crisi, visto che la costante degli ultimi cinque anni è un lento discendere del livello dei consumi: come ho già scritto, questa non sembra una congiuntura ma una discesa costante, inarrestabile, una specie di riassestamento (in peggio) dei livelli collettivi socio-economico-qualchecosa. Come dice Phastidio.net, è un problema di crescita insufficiente: anche io mi accorgo di essere incastrato in un meccanismo perverso nel quale non sviluppo maggiore lavoro, anzi, questo si riduce. Produco meno, guadagno meno, consumo di conseguenza: e via così, tutti quanti.

Esempio concreto: quando gestisco l'omaggistica natalizia di un'azienda (poniamo: la spedizione di cinquanta regali ad altrettanti destinatari italiani) il fattore tempo impiegato-soluzione dei problemi-packaging è identico sia nel caso che la confezione costi, esempio, venti euro, o duecento. La differenza in termini produttivi dovrebbe essere evidente, a parità di impegno. Ebbene, una costante degli ultimi anni è stata la flessione dei fatturati destinati, dalle aziende, a questa omaggistica; in parole poverissime, si fanno spedizioni da venti euro, quando prima la stessa azienda aveva una spesa media, se non di duecento, perlomeno di quaranta. E questo è solo un aspetto, marginale, della vicenda che resta comunque più complessa di così. In realtà il mio punto di vista è notevolmente limitato dalla dimensione e dalle caratteristiche del mio business; per fare un esempio, negli ultimi anni ho mollato tutti i clienti che avevano il vizio di pagare con scadenza "mai": quindi, un bel taglio al fatturato l'ho dato pure io, in questo modo. Insomma, non c'è pretesa di descrivere i megatrend economici; mi sto solo limitando a guardare fuori dal mio vicoletto. Lo spettacolo è quello che è, nessun segnale positivo in vista.

Insomma, questo Natale fa freddo. Fa così freddo che ho tradito la mia missione e ho mollato lo scooter e son venuto a bottega in auto. Fa freddo, le vendite son congelate e le previsioni raggelanti. E allora che venga, venga la fine del mondo in ottanta giorni. Che arrivi 'sto diluvio, voglio proprio vedere com'è.


venerdì, dicembre 10, 2010

Un link, un video, un nuovo blog, ed un fornitore

SenzaTrucco è il nuovo blog eno (sì, c'è sempre bisogno di nuovi bog eno, se sono così) ad opera di Giulia Graglia, un'assaggiatrice-cinefila-unsaccodialtrerobe che ho conosciuto col team Dissapore. Dal questo post prendo il filmato che vedete, relativo a San Fereolo. Esempio tipico di fornitore "mio".

mercoledì, dicembre 01, 2010

Ho trovato un manifesto

"Oggi coltivare la terra in modo contadino è eversivo.
Di fatto non a parole.
Ed è eversivo in quanto atto, non per la fede politica.
Staccarsi dalla chimica, dalle banche del seme, dalla meccanizzazione selvaggia, è eversione. Né di destra né di sinistra. Solo eversione.
Non aderire ad un modello è eversivo. Proporre e praticarne un altro è eversione.
Proporre un formaggio che si può fare solo 2 mesi all’anno è eversione.
Una agricoltura a ciclo chiuso è eversione. Anche se non porta nessuna bandiera e nessun slogan.
La non dipendenza oggi è eversione.
Diffondere i saperi contadini è eversione.
Recidere il legame con le banche, il con il sapere ufficiale è eversione.
Produrre e mangiare insalata senza pesticidi e piena di sapore è eversione.
Pane di plastica, è mainstream. Confesso sono un pericoloso terrorista, il pane, che mi cuocio nel forno a legna, il vino che mi son fatto, le verdure dell’orto della mia compagna sono pericolosissime pistole fumanti."
Commento letto su Intravino.

sabato, novembre 27, 2010

giovedì, novembre 25, 2010

Prezzo imposto. WTF?!? (Post acido)


Comodi e rilassati che arriva un bel post acido.
Allora, c'è questa bella storia dello spumante Abissi, quello spumantizzato in mare. Dai che la sapete la storia, io ne ho scritto di qua e di là ma ora non ho voglia di linkarmi - semmai vi linko il blog enogastro più supercool del momento, altro che dissapore: quello di Egle Pagano. Cioè davvero un blog troppo forte.
Letto tutto? Bravi. A me è piaciuta la cosa del prezzo imposto per la vendita, solo 35 euri.
A parte il fatto che la cifra mi pare una roba da svenimento: tanto per non fare paragoni in palese conflitto di interessi c'è un enotecaro (io) che ha in arrivo in una certa enoteca (la mia) uno Champagne Récoltant 1er Cru Blanc de Noirs, e costerà 32 (trentadue) euri. A parte la bazzecola, quindi, vediamo un po' 'sta storia del prezzo imposto.

...'zzo è il prezzo imposto? Stai a vedere che questi hanno finalmente trovato la soluzione alla menata del prezzo sorgente. Cavoli ma è geniale, pura Corea del Nord; anzi, occhio in Franciacorta che non vi arrivi qualche tiro di artiglieria dalla Riviera di Levante. Insomma abbiamo risolto il problema dell'anarchia dei prezzi, imponiamo un bel prezzo di vendita agli esercenti, e siamo tutti felici. Pure voi clienti siete felici, vero? Vi vedo già a ridere.

E' il caso o no di dire che questa cosa è una vaccata? E' il caso. Perché delle due l'una: o davvero pensano di imporre un prezzo di uscita, realizzando la cosa esecrabile che va sotto il nome di cartello (e come fanno a controllarlo lo sa il cielo) oppure questa è una sparata, siccome è sicuro come l'oro che ogni commerciante in casa sua fa il piffero che gli pare - anzi adesso ve ne fornisco la prova. Ricordate cosa v'ho detto del mio Champagne a 32 euro? Ecco, il primo che cita "Abissi" in enoteca da me lo porta via a trenta. Olè, ecco fatto, prezzo imposto my way.

E adesso, in cauda venenum. Acido finale. Leggerete ovunque di questa cosa dello spumante Abissi, di quant'è buono, e figo (non metto i link per amor di patria). Ma uno, dico UNO che abbia chiesto "che diamine è il prezzo imposto??" - ecco, quello no. Poi uno dice i giornalisti. Ma porc.

Ve l'avevo detto che era un post acido.

sabato, novembre 06, 2010

Ho cercato "novello" su Google News, ma...


Ho cercato "novello" su Google News, ma il risultato è stato un po' deludente. Sembra che l'hype stia svanendo. Cocciutamente, a bottega è tornato il Tempuriu di Durin.

venerdì, novembre 05, 2010

La liberalizzazione del WiFi, italian way

"Non si ha notizia della posizione di un quarto ministro che pure dovrebbe interessato alla vicenda, quello del Turismo Maria Vittoria Brambilla. Infatti, come noto, i ‘posti di blocco’ che attualmente sono piazzati attorno all’WiFi costituiscono una notevole scomodità per gli stranieri, che quando arrivano in Italia e scoprono di non potersi collegare alla Rete con il proprio pc da un bar restano di sasso".
Fintanto che le sorti del turismo nel belpaese sono affidate a questa gente stiamo freschi. Del resto sono troppo affaccendati a declinare le parole liberismo, liberalizzazioni, e soprattutto libertà. La loro, credo.

sabato, ottobre 23, 2010

L'immortale spammone



Allegri ragazzi, la notizia è di quelle che ci piacciono: la vendemmia 2010, come di consueto, è ottima. In quel certo consorzio spammarolo del mattino presto, poi, la vendemmia è ottima in tutto il consorzio. E che avete, la bacchetta magica?
(Che poi lo so benissimo, è sempre la stessa lagna sui comunicati dei poveri addetti stampa che a loro volta sono sottopagati e tiranneggiati dai direttori dei consorzi. Ma fino a quando continuerete a raccontarci le cose in questi toni entusiastici, fané, brochurali e fuffosi? E noi che siamo i fighettissimi bloggaroli, fino a quando continueremo a farvi le pernacchie? Forever and ever. All'infinito).

mercoledì, ottobre 20, 2010

Oggi ripassiamo Brunellopoli

Tanto per farsi un'idea abbastanza definitiva di quella robina archiviata come Brunellopoli, qui Gian Luca Mazzella fa il punto. Un piccolo assaggio:
Attorno al cosiddetto “affare Brunello” è stata fatta non poca disinformazione. Anche da parte di chi, per mestiere, dovrebbe informare: ma evidentemente ha motivo di non farlo. C’è anche chi ha tentato, ma è stato impedito. O chi ha scritto di aver tentato, ma in modo palesemente goffo e inetto. Tutti questi però, come secoli fa ha scritto Francesc Eiximenis a proposito degli Italiani, hanno bevuto e ribevuto: “esaminando e riesaminando il vino come fanno i medici con le urine”.

lunedì, ottobre 18, 2010

In salita

E' lunedì, giorno dedicato a faccende tetre sul genere banca, seccature, pianificazioni economico-esistenziali. Alle spalle abbiamo (ho) un paio di settimane francamente dimenticabili. Una delle prime letture del feed reader è questa: Barolo in vendita nei supermercati a euri 5,99: l'impressione è quella d'essere nel posto sbagliato, nel momento sbagliato. Probabilmente il posto giusto è Marte.
E quelli che dicevano che i blog sono uno sfogatoio, avevano pure ragione.

martedì, ottobre 12, 2010

Come si sceglie un fornitore in enoteca

Esistono infiniti parametri. Potrei dirvi: quello che vi pratica il prezzo più basso. Oppure quello che vi allega benefit (viaggi, vacanze, scarpe che respirano, escort, eccetera). Ci sarebbe anche il genere "quello che vi piace", cioè il fornitore che produce un vino coerente col vostro gusto - ma questa è la scelta più ovvia.

Poi ci stanno pure i parametri a contrario. Un produttore che ha un ufficio stampa che sbraca in questa maniera, per esempio, per me è destinato alla vaporizzazione. Puff, dissolto.
"Mangiare è un atto agricolo", conoscete il mantra, giusto? E' pure un "atto politico". Allora anche l'uso che facciamo del nostro danaro è agricolo e politico, basta decidersi.

mercoledì, ottobre 06, 2010

L'alluvione di Sestri Ponente the day after


Cominciamo dalle buone notizie: l'enoteca torna operativa oggi pomeriggio. Diciamo che lo sgombero del fango (all'interno) è all'ottanta per cento ultimato e quindi, con solerte spirito bottegaio genuensis, riattacchiamo il registratore di cassa. Nei prossimi giorni proseguono le pulizie.
Per il resto, il quartiere è nel delirio. Ci sono almeno un centinaio (ma alcuni parlano di duecento) di negozi distrutti. Vuol dire che questa gente non torna a lavorare fino a chissà quando. In un momento così per molti il disastro significa campana a morto. Decine di famiglie hanno perso auto, moto, ovunque ci sono cumuli enormi di roba alluvionata. Per me che sono portatore sano di partita IVA vedere ammassati col fango frigo bar, tavoli e sedie, tutta roba inequivocabilmente uscita da attività commerciali, è stato parecchio duro. Questa mattina la Municipale ha chiuso l'accesso al quartiere a tutti e il caos era quasi completo (del resto vogliono favorire lo sgombero del fango - magari arrivassero pure qui).
L'immagine che vedete è ripresa fuori dal negozio. Curiosamente, si tratta di un posteggio moto già oggetto di un vecchio post, serve a fare un raffronto (e non si può nemmeno dire che ieri fosse tanto meglio di oggi). E con questo spero di esaurire 'sto piffero di topic e tornare a qualcosa di simile alla normalità. Uff.

[Quasi dimenticavo: grazie a tutti per i messaggi di solidarietà arrivati con ogni media. Vi lovvo]

martedì, ottobre 05, 2010

E siccome non ci facciamo mancare niente, ecco oggi a voi: l'alluvione


Il quartiere di Sestri Ponente e' sotto un palmo di fango. E la bottega si presenta come vedete. Considerando quel che è successo, me la cavo con turni extra di pulizie, e ne avrò per qualche giorno. Allegria. Certo che ci voleva proprio, eh?

[Update delle 12.18] E' parecchio peggio di quello che sembrava. L'elettricità salta spesso (acqua nelle prese?) Ovunque uno strato di fango omogeneo di dieci centimetri, e parecchie casse rovinate e inzuppate. Questo nonostante io abbia la scimmia di piazzare le casse su vecchie scatole di legno per sopraelevarle dal pavimento, ma ugualmente ho passato la mattina a risistemare il magazzino. La strada è uno sfacelo totale, e quel che è peggio, non arriva nessun aiuto. Per la verità molte zone del quartiere stanno impegnando i soccorritori, ci sono scene da tregenda, auto una sull'altra, negozi sventrati dalla piena. Alle solite, meglio non lamentarsi. Un attimo di respiro, poi attacchiamo il mare di fango.

[Update delle 17.15] Abbastanza esausto, non sono nemmeno al 30% del lavoro fatto. In compenso spalare fango è educativo (l'avreste mai detto?) tipo che si solidarizza con vicini e abitanti del quartiere, e insomma ci si da' tutti da fare. Cerchiamo di ripulire anche la strada perché come detto le squadre sono altrove. Cameo del giorno, un ragazzo che è entrato in bottega e s'è messo ad aiutarmi. "Ti ricordi di me? Mi avevi regalato quella cassa di legno vuota". Il Cielo mi fulmini se mi ricordo. Note to self: regalare sempre, ricordare non serve. Infine, date un'occhiata al filmato: le scene si svolgono a circa 500 metri da me. Il corso d'acqua si avvia veloce verso la parte bassa del quartiere. E indovinate chi c'è, nella parte bassa?

sabato, ottobre 02, 2010

Vediamo un po' se riusciamo a farvelo entrare in testa




La personcina che parla è Giampiero. E' vero, ci parliamo un po' addosso, ma vediamo se il messaggio esce dal circolo degli amichetti.

venerdì, settembre 24, 2010

La campagna acquisti su Intravino


Comincia ad essere imbarazzante: leggo una roba su Intra e finisco per comprarla. Assaggiando il Syrah di Stefano Amerighi, e ricordando il post relativo, che potevo fare? Preso. Poi è arrivato Nino Barraco (a me sono piaciuti il Pignatello 2007 e il Grillo 2008). Casualmente, ecco dove l'ho conosciuto. Qualche giorno fa assaggio il Pignoletto frizzante 2009 di San Vito, e l'ho inserito a listino al volo. Ma aspetta, dove ho letto di questi? Manco a dirlo, qui.

[Il Pignoletto dei Colli Bolognesi frizzante, di Vigneto San Vito, lo vendo a euri sette e sessanta. Secondo me best buy. Io ve l'ho detto].

martedì, settembre 21, 2010

Se Barolo piange Cirò non ride


Un paio di aggiornamenti sulla vigna dei Cannubi che dovrebbe essere estesa, quindi dovrebbe consentire qualche bottiglia in più a chi-di-dovere. Alessandro Masnaghetti dice che non è del tutto vero: "la produzione di Barolo Cannubi non verrebbe raddoppiata ma sarebbe semplicemente uguale a quella attuale". La variante toponomastica la fanno per chiarezza, ci sono particelle col nome doppio (tipo Cannubi Muscatel) che verrebbero ricondotte ad un'unica denominazione (Cannubi e basta) - in poche parole lo fanno per noi, per amore dell'umanità, per non confonderci le idee. Eravamo quasi grati, quando abbiamo letto il commento di Marta Rinaldi: "indebitamente si assegna una delle più prestigiose menzioni geografiche del Barolo ad aree che un tempo non erano nemmeno indicate come “Cannubi”, o che ancor peggio sono state per certo periodo inserite nel piano edilizio comunale - è proprio il caso del Cannubi Muscatel". Ecco, mi pareva...

Tutto molto appassionante. Meanwhile, a Cirò, pensano davvero di inserire vitigni migliorativi nella denominazione locale. I soliti Cabernet e Merlot a dare man forte al Gaglioppo che proprio non ce la fa da solo (ma povero). Che sia vero o no (io penso di no, ma è solo un'opinione) l'argomento fulminante me lo fornisce Gian Luca Mazzella via Il Fatto Quotidiano: il presidente del locale consorzio "ha sostenuto la necessità di cambiare il disciplinare per legalizzare una situazione in corso da 40 anni". Ma dai! Allora è solo questo? Una sanatoria? Oh-so-déjà-vu.

venerdì, settembre 17, 2010

Guidismi: aridatece er puzzone

E così il Grande Vino è (sarebbe) il Tre Bicchieri per Slow Food. In attesa che escano le guide cartacee (che sono un po' come Silvio, sembra che tracolli ma non molla mai davvero) ci impegneremo nel giochino di società: che significa "grande vino"? Equivale a "tre bicchieri"? E' il "sole" di Veronelli? E' 95/100 di Parker? - No perché, se ancora non fosse chiaro, quassotto la suburra degli enonauti vuole il sangue. Vuole vedere la lotta dei gladiatori. Altro che buonismo da "non vogliamo fare classifiche". Seee, quandomai.

La verità è che si stava meglio quando si stava peggio. Io rivoglio indietro gli anni novanta. Rivoglio i tre bicchieri - quelli veri - che quando un produttore li esibiva, stai certo che era un vinone sul serio. Rivoglio i tre bicchieri dati alla Liguria col contagocce: uno ogni sei anni, se andava bene, altro che l'orgia ultima. (Aggiungerei: altro che tre bicchieri verdi, marroni o beige). Ridatemi indietro i Barolo Boys, lo stand "Langa In" di quei Vinitaly quando il turbomodernismo era una promessa di futuri radiosi. Ridatemi le analisi visive che se un vino era opalescente, era difettoso, che qui non ci si capisce più niente. Insomma, ridammi indietro la mia seicento, i miei vent'anni e una ragazza che tu sai.
[/barbogio mode off]

martedì, settembre 07, 2010

La moltiplicazione dei pani, dei pesci e dei Cannubi


Atlante delle grandi vigne di Langa, edizioni Slow Food, 1990: "La più antica bottiglia delle Langhe è conservata in Bra presso la famiglia Manzone e porta un'etichetta con la scritta CANNUBI 1752. Tale prezioso cimelio sta a dimostrare come il Vigneto Cannubio o Canubio o Cannubi fosse già famoso e valutato prima dell'avvento del vino Barolo".

Insomma, un cru, come direbbero i francesi. Una vigna singola che qualifica il vino prodotto lì. E' difficile invece qualificare (desiderando restare a piede libero) i geni del marketing che hanno chiesto ed ottenuto l'allargamento dell'area denominabile Cannubi. Proprio come una moltiplicazione miracolosa, l'area si estenderà, aumentando il numero di bottiglie che potranno esibire il cru Cannubi in etichetta. Che facciamo, ci indigniamo? Ci rattristiamo? Ridiamo? Sì, no, e tutte e tre le cose. Assistere al tentativo scomposto ma efficace di qualche produzione (tiro ad indovinare: un'industria?) per mettere le mani su una sottodenominazione che dovrebbe essere garanzia di qualità fa davvero cadere le braccia. Il solito autogol enoico all'italiana. Potendo salvaguardare e valorizzare le specialità, si va esattamente nella direzione opposta.

Nota comica finale. Uno dei miei barolisti del cuore, Bartolo Mascarello (l'azienda è diretta dalla figlia ora, Maria Teresa) ha vigne in Cannubi. Ma siccome ritiene ideale la produzione di un Barolo vecchio stile, ottenuto dal blend di vigne diverse, in etichetta dice: "Dai vigneti Canubbi - Rué - San Lorenzo - Rocche". Adesso aspettate quei due-trecento anni, e l'industria scoprirà che è meglio il mix di differenti particelle, rispetto al cru. Quel giorno il Comune di Barolo confinerà finalmente con La Spezia.

[Nell'immagine: l'attuale particella dei Cannubi, tratta dalla home di Pira. L'immagine a dimensioni originali è qui]

giovedì, settembre 02, 2010

Anche in questo blog parliamo di Eataly (oh, no!)

Il mio amato blogghe è così vetusto che può permettersi il lusso di autocitarsi, tipico di certi tromboni. Dev'essere conseguenza di quel repentino cambiamento di stato, "da giovane promessa a vecchio stro***". Avete presente.
Così, insomma, per illustrare la fenomenologia di Eataly (secondo me) basta qualche link: uno, e due.
Ammappala però quanto ero verboso, da giovane.

giovedì, agosto 05, 2010

Sono d'accordo

"Ha quel colore giallo brillante che nella consistenza fa presagire il velluto. E qui davvero si percepisce la speziatura in un effluvio di profumi che contemplano la rosa, quasi a sentirne i rovi. È molto buono, molto elegante, e il «molto» va messo su ogni sensazione: rotondità, persistenza, piacevolezza. Che gran vino!"
Paolo Massobrio su La Stampa, a proposito del "mio" traminer del cuore. Bravo Armin.

lunedì, agosto 02, 2010

Macchine ferme (è agosto)

Dunque si chiude. Bottega cerrada per le ferie agostane, in sala macchine si passa da "avanti adagio" ad "alt". Non va in ferie l'enochiacchiera digitale, cioè il fiume di comunicazione autoprodotta che ormai, a mio modo di vedere, rappresenta la svolta vera, pesante, che sta facendo il mio ambito commerciale. Farò un esempio, uno solo, tra i tanti possibili. Sto seguendo, via Twitter, i preparativi della (come possiamo chiamarla?) convention, adunanza, reunion, che si hashtagga* con #aglianicodelvulture1. Per avere un'idea della cosa, ecco una descrizione approfondita.
Ebbene, è tutto qui: persone unite dallo stesso interesse si muovono, assaggiano, raccontano, e fanno (anche) comunicazione aziendale e commerciale. Quelli come me possono permettersi di stare seduti in veranda e seguire il flusso delle conversazioni (ho stima e fiducia del giudizio di chi partecipa) ottenendo così di attingere ad un'orgia di dati, informazioni, appunti di assaggio, difficilmente ottenibili in altro modo. Chi è parte di questo flusso di conoscenza sa di cosa parlo e capisce al volo la potenza del mezzo - che sia un produttore, un esercente o un "utilizzatore finale". C'è, poi, una gran massa di addetti ai lavori che restano fuori da tutto questo, come gli operatori dell'intermediazione che, ad ogni livello della catena, ignorano per pigrizia o per scarsissimo skill il nuovo che avanza. Sono gli stessi che picchiano la testa nel muro e poi si lamentano dell'emicrania.
Bo', lasciamo perdere le polemiche. Buone vacanze, ed un regalino ai miei venticinque(mila) lettori. Recentemente ho amato un film italiano che, guardacaso, parla di Basilicata. Qui e qui potete allegramente scaricarlo, piratacci. Ecco un assaggio.




*Hashtaggare, italianizzazione di hashtag, il termine che gerarchizza un argomento di discussione via Twitter preceduto dal segno "hash", (cioè questo #) detto anche "cancelletto" dagli abbrutiti.

sabato, giugno 26, 2010

Tipo non raccontarmi fandonie no, eh?


Quando si parla di comunicazione aziendale si dice spesso che dovrebbe essere sincera. Dire la verità. Non raccontare balle pietose. Ma vedendo il cartello del supermercato sottocasa, capisci che la lezione del Clue Train Manifesto è una roba parecchio irrealizzata.
"Gentili clienti, al fine di tutelare voi e i vostri acquisti, vi chiediamo di esibire un documento di identità per ogni transazione eseguita con carta di credito"
La traduzione in realtà è la seguente:
"Senti bello, a me di tutelare te e i tuoi acquisti non me ne frega una cippa. Accettando carte di credito l'ho già presa in quel posto troppe volte, quindi ora se vuoi pagare con la plastica tira fuori un documento".
Certo, potevano metterla giù meno colorita, ma a me la prima versione offende più della seconda.

martedì, giugno 22, 2010

Retro post

Questo lo scrivevo un po' di tempo fa. Siccome vale anche oggi, che Intravino compie un anno, ve lo riciccio pari pari. E vualà.
Chi scrive un post (io, in questo caso) e chi dopo lo commenta hanno pari dignità e credibilità, se e nella misura in cui tutti quanti diciamo (o ci sforziamo di dire) cose dotate di fondamento. Spero non sfugga a nessuno, quindi, che questa dinamica è l’esatto contrario del padreternismo che si respira in altri ambiti comunicativi. Dobbiamo essere tutti orgogliosi e felici di questa libertà che ci diamo, e nello stesso tempo sentirci responsabili dell’uso che facciamo delle parole, perché come sempre le cose che diciamo ci qualificano come persone.

lunedì, giugno 14, 2010

The dark side of prezzo sorgente (rabbrividiamo)

Passata la fiera, messi in ordine gli appunti (uno, due, e tre, per dire) mi porto dietro da un po' di giorni una orrenda cogitazione che ora cerco di rielaborare. Riguarda alcuni prezzi. Dopo aver molto parlato di prezzo sorgente (che combinazione) sempre ai soldi sto a pensare. Cos'è successo in definitiva a Terroir Vino che meriti qualche altra discussione? Ho trovato alcuni prezzi sorgente assurdamente alti. Per lo più con una sola giustificazione, che mi ha fatto letteralmente cadere le braccia: "faccio poche bottiglie, le vendo tutte in azienda, il prezzo è questo e ciaopepp".

La sostanza è: come faccio, io che sono anarchicamente, caoticamente favorevole a qualsiasi tipo di manifestazione di prezzo sorgente (compreso il suo collegato disposto, la vendita diretta), come faccio ora a criticare il prezzo sorgente senza sembrare matto? Ci provo lo stesso.
Tanto per cominciare non è semanticamente esatto dire che criticherò il prezzo sorgente. Semmai mi interessa evidenziare the dark side of prezzo sorgente, insomma un elemento contraddittorio. Se qualcuno pensa che la vendita diretta delle aziende, con l'esibizione del prezzo sorgente (che a 'sti punti passa del tutto in secondo piano) apra la via ad acquisti a buon mercato, quel qualcuno farà meglio a ricredersi. O perlomeno a valutare caso per caso.
Ora sarò almeno un po' autoreferenziale, ma credetemi quando dico che tra le cose che sono in grado di fare c'è valutare un vino. E con questo intendo dire che so fornire un parametro di valuta. Quando assaggio, sono spannometricamente in grado di dire "questo vale cinque euri". O quindici, o cinquantacinque - ho reso l'idea.
Non formulo questo valore in base a costi aziendali, ma in base ai prezzi medi reperibili per quel livello qualitativo. Poi diversi elementi accessori (territorio, rarità, costi di esercizio) influiscono profondamente sulla dinamica dei prezzi. Ecco perché, per fare un esempio, un bianco delle Cinqueterre che abbia un livello eccellente (un 84/100) costa dal doppio al triplo di certi pari punteggio veneti. Fin qui dovremmo essere tutti d'accordo. Bene.
Questa dinamica prezzo/valore, dal mio punto di vista, presenta elementi contraddittori a volte non giustificabili. Perché un Gavi (è un altro esempio) di un produttore magari bloggarolo, twitterato, due-punto-zero, venditore diretto, costa in cantina 12 euro, come un Gavi di un oscuro contadino disconnesso, ma reperibile a quel prezzo in enoteca (e di pari punteggio, ovvio)? Dove sta il bug, il baco, il difetto? E' possibile che sia solo questo: il primo produttore (manco fosse un enotecaro qualsiasi) ci vuole guadagnare. Che, com'è noto, è del tutto legittimo. Ma il famoso vantaggio della vendita in azienda dove va a finire? Insomma, occhio ragazzi cari, non è tutto oro quello che luccica.

(E questo, per concludere, è solo uno dei punti deboli del mio peraltro glorioso post sulla libertà del prezzo sorgente. Ce ne sarebbero almeno un altro paio, ma col piffero che i miei colleghi enotecari son stati capaci di scovarli. Al massimo hanno mugugnato di valore aggiunto e di percentuali lecite o illecite di ricarico, perdendosi, come al solito, in un bicchiere d'acqua. Io quei punti deboli li so ma non ve li dico, arrangiatevi).

lunedì, giugno 07, 2010

Caffarri Live

Se non lo filmavo non ci credevate. Ecco Stefano Caffarri performing live alla fine della cena del Vinix Unplugged Unconference. Poi uno dice rockstar.