mercoledì, maggio 28, 2008

Un blog e' troppo poco

Un blog e' troppo poco, ma pure due, probabilmente, sono appena sufficienti; oggi, per dire, smanetto col mio account per pubblicare su KelaBlu.

Il declino dello chard (perlomeno in UK)


Pare che nel Regno Unito si stia bevendo sempre meno Chardonnay. Si potrebbe credere che il motivo consista nel fatto che il biancone barricone internazionalone sia appena un po' déjà vu e stia venendo a noia; errore. L'esperto dice che la colpa e' di Bridget Jones: "Mister Clarke [l'esperto di cui ante, ndr] punta il dito sul personaggio di Bridget Jones [...] che nei suoi diari si consola con grandi quantita' di Chardonnay. [...] Lo Chardonnay ha prodotto alcuni dei piu' grandi vini del mondo, piaceva a tutti; finche' e' arrivata Bridget Jones". Insomma, la tipa perdente che beve Chard trascina nel gorgo pure il vino. Del resto e' noto, noi consumatori siamo bestiacce acritiche sensibili unicamente ai role model, opinion leader, marketing, advertising.
Disgustorama.

lunedì, maggio 26, 2008

L'enigma del tappo che respira


Sul vino ho due o tre certezze, e svariati dubbi; tra questi il piu' impellente e' il tappo che "respira". In breve, si ritiene che il sughero sia una chiusura insostituibile, perche' consente una minimissima interazione con l'ambiente esterno, una "respirazione" in misura omeopatica, che di fatto e' parte dell'affinamento e dell'evoluzione nel tempo, tipico di ogni vino che voglia definirsi grande. I sistemi di chiusura moderni (tappo a vite, silicone) precludono del tutto questo fenomeno, quindi teoricamente sarebbero relegabili ai vini di pronta beva. Fin qui tutto bene, se non fosse che, come in ogni enoico evento che si rispetti, le fazioni sono divise in due; personalmente sono stato a lungo fautore del partito del tappo che respira, finche' parlando con importatori/distributori/enotecnici sono stato spesso e volentieri spernacchiato dai difensori della tesi contraria: la respirazione del tappo e', semplicemente, una leggenda metropolitana; non ha alcun fondamento, chi ci crede e' uno sprovveduito, e via spernacchiando. Non avendo elementi tecnici, ma affidandomi unicamente al sentimento (criterio assai poco scientifico, come si vede) persisto nel mio errore, ma volentieri mi confronterei con chiunque del miei venticinque milioni di lettori, i quali avessero la bonta' di dirmi la loro. Tutto questo, dopo aver letto dell'invenzione dell'ennesimo tappo (a vite, questa volta) che respira; chi si affanna a trovare chiusure non ermetiche, apparentemente, avvalora la mia tesi.

venerdì, maggio 23, 2008

Fine di un mito

Dunque vediamo, e' maggio, io in questo periodo dell'anno ho una scadenza, un appuntamento fisso, se ben ricordo... e non sono le tasse. Ah, si, ora rammento: la mia vetrinetta dei vini nella locale Coop, dove da un-bel-po' di anni io passo e ripasso a vedere che succede a quel certo Barbaresco di Pio Cesare del '98, imperterrito in piedi sotto ai faretti, in attesa che qualcuno lo salvi.
Colpo di scena: quest'anno non c'e' piu'.



Confesso che ci sono rimasto quasi male, a non ritrovare il mio vecchio amico; si vede che qualcuno ne ha avuto pieta'. Pero', al suo posto, un nuovo Barbaresco di Pio svetta, una vendemmia 2001; a guardare bene, la targhetta col prezzo... ecco, quella che esibiva fiera la dizione Pio Cesari, non c'e'. La bottiglia e' sottotitolata "Brunello Docg Campoqualchecosa", peraltro all'invitante prezzo di euri 19,40.
Un vecchio proverbio cinese dice "non si bastona il cane che affoga". Certo che ce ne vuole, di buonismo, per non maramaldeggiare sulla Coop-sei-tu. Uff.

giovedì, maggio 22, 2008

Fiurenzo shta mmale

Ormai mi basta leggere Eataly in un titolo (figurati nei post) per tracollare; circa gli effetti, ti tocca premere play.

mercoledì, maggio 21, 2008

Mamma li turchi


Dice Borghezio che, se i turchi entrano nell' Unione Europea, ci bannano gli alcolici. E' la volta buona che si cambia tutti mestiere; magari pure Borghezio.

[Postfazione 1: probabilmente uno dei cinque titoli di post piu' banali nella storia del bloggume mondiale]
[Postfazione 2: questo e' il genere di storie che ti fa controllare il calendario, per vedere se e' il primo d'aprile]

sabato, maggio 17, 2008

La conoscenza emersiva ed altre complicazioni

Postone lungone e verbosone; ma tanto arriva il fine settimana: cosi' non vi annoiate.

Da qualche tempo mi gira in testa un'affermazione di Gianluca Nicoletti: i libri, la letteratura per come la conosciamo, sono cose morte; la letteratura ormai e' emersiva. Ovvero emerge e si autoproduce nei molti luoghi della rete dove la narrazione sgorga dal basso. Questo e' il genere di affermazioni che, ovviamente, dilata a dismisura l'ego di qualsiasi bloggarolo; per quanto mi riguarda cerco di immergermi in lunghe apnee di bagni d'umilta', con scarsi risultati, quindi mi scuso in anticipo. Il fatto e' che, comunque, pure sospendendo il giudizio letterario su quanto "emerge" in rete, io trovo abbastanza sensato dire che perlomeno la conoscenza, quella si, e' emersiva.

Ieri ero alle prese col solito rappr(esentante) e si discuteva di brunellopoli e velenopoli; chiacchierando mi sono reso conto in fretta di come questo operatore professionale del settore avesse una conoscenza dei fatti mediata esclusivamente dalla lettura di giornali, settimanali, o TG; da questo derivava la sua obnubilata percezione delle vicende, e quindi il suo discorso era pieno di "boh, mah, non so, chissa' perche', non capisco". E' come se l'informazione che ha ricevuto si rivelasse inadeguata; il caro rappr del resto non utilizza alcun genere di risorsa in rete, ignora la frequentazione di community, liste, forum, e blog; mi sono cosi' infilato in uno dei miei potenti loop di evangelizzazione internettiana; non tanto per il piacere di fare il maestrino dalla penna rossa, ma proprio perche' ci credo.
Io credo che non possiamo piu' permetterci di prescindere dall'informazione in rete, se vogliamo coltivare qualche speranza di capirci qualcosa (circa qualsiasi cosa). E questa, vorrei precisare, non e' la solita pippa sulle qualita' scarse del mainstream e sulle virtu' dei crociati dei blog(z).

Qui vorrei introdurre un concetto differente: io trovo che la conoscenza sia estremamente difficoltosa e complicata; perche' il mondo nel quale ci rotoliamo e', specularmente, difficoltoso e complicato. Deve essere successo qualcosa, in qualche dato momento, che ha reso insufficiente la conoscenza attraverso i canali tradizionali; ad un certo punto e' diventato necessario, per un quieto viticoltore irpino, sapere cosa diamine sia un feed RSS; ed altri, piu' numerosi e caotici, canali di apprendimento, son divenuti quasi obbligatori. Prendiamo ad esempio la vicenda denominata, con la solita improvvida qualita' comunicativa, "brunellopoli". Questa puo' essere percepita in misura mainstream, oppure nelle modalita' due-punto-zero che tanto mi stanno a cuore.
Nel primo caso, si legge che ci sono alcuni produttori che hanno infilato del merlot nel sangiovese di Montalcino, ed hanno fatto qualche genere di vaccata; del resto tutto si tiene, e a Massafra vendevano vino taroccato, quindi ormai come ti giri ti fregano. Ecco riassunto in due righe velenitaly de L'espresso.
Nella seconda opzione bisogna, appunto, avventurarsi in un percorso difficoltoso; ci tocca scorrere fiumi digitali di informazioni nei vari forum e blog che hanno descritto, esecrato, approfondito, cazzeggiato. Tuttavia, perfino io che sono affetto da bradipica pigrizia mi sono fatto un'idea. In breve, la rete ha reso chiaro quanto segue (non infilo link, tanto per affaticarvi ulteriormente). Ziliani ha tuonato: ve l'avevo detto, adesso son razzi amari, ecco che succede a fare finta che tutto va bene, poi arriva il conto; Cernilli ha detto: ehi un momento, almeno aspettiamo che sia conclusa l'inchiesta, le cose in fondo non sono del tutto chiare; segue accapigliamento tra incendiari e pompieri; ad un certo punto si chiarisce che tutti sono d'accordo almeno su un dato, il Brunello deve essere fatto solo di sangiovese ilcinese, deve essere una roba identificata con il territorio, mica un prodotto appiattito sul gusto di mille altri vini global. C'e' pure tempo e spazio per una petition online. Ma ecco che arrivano gli americani a rompere le uova nel paniere; dicono: sentite, ragazzi, se il vostro Brunello non e' fatto di sangiovese, se non ce lo certificate, noi a giugno blocchiamo le importazioni. Bum! E a questo punto esce fuori che il problema e' il rispetto del disciplinare del Brunello, mica velenitaly; i lettori de L'espresso, disinformati, dicono: "eh? Ma che e' il sangiovese?". Tutti gli altri, che han chiaro il quadro, scuotono la testa e pensano "adesso si che arrivano i guai". Nel frattempo il neonato governo, tra una velina e l'altra, presumibilmente dovra' certificare qualcosa che, giurerei, gli sfugge quasi del tutto (auguri).

Eccovi servito il Bignami di brunellopoli. Se c'e' maggiore conoscenza dei fatti, credo si possa dire che questa emerge, tra notevoli difficolta' di cernita delle fonti, anche e soprattutto dalla rete.


[Comunque la petition online e' qui. Lo so che questo genere di accrocchi smuove poco o nulla, ma hai visto mai. Io ho firmato.]

venerdì, maggio 16, 2008

Sottosegretari si nasce



L'encomiabile attenzione ai fenomeni correlati al turismo e' assai risalente, nella nostra sotto-segretaria.

[Via Forum del GR]

giovedì, maggio 15, 2008

Cantine? Ah, per te


Avrei bisogno di lanciare un veloce appello a certi spammer; nello specifico, a tutti i produttori di vino che in questi giorni mi stanno invitando a Cantine Aperte. Scusate, vorrei farvi notare - pacatamente, sommessamente - che io sarei un dettagliante; cioe' un intermediario. Che mi invitate a fare? A vedere come siete bravi a disintermediare? Guardate che gia' lo so.

lunedì, maggio 12, 2008

Avanzi di post

E' normale che la connettivita' per un bottegaio che si ostina a qualificarsi "vinoteca online" sia down da martedi' scorso? Risposta: e' normale. Normalissimo, inevitabile, ineluttabile. Tutto e' arcano, inspiegabile e surreale, come una telefonata ad un call center di Wind-Infostrada. Restiamo tra coloro che son sospesi, e chissa', un giorno torneremo alla modernita'. Nel frattempo, vogliate gradire alcuni avanzi di comunicazione inespressa causa ISP.


1. Il duro mestiere.
Qui non si puo' mica fare solo prelievo di scaffale di vini fighetti: bisogna pure testare la produzione entry-level. Questa settimana ho riassaggiato il rosso base (sangiovese umbro) della Cantina dei Colli Amerini. Dimostra la possibilita' di bere un vino che costa, in enoteca, euri 3,90 (tre e novanta, in lettere) pure svettando ad un punteggio di 75/100. Incredibile ma vero.
Poi, l'altroieri, ho toccato il fondo portando a casa un formato da litro e mezzo di Bonarda Oltrepo' che e' in prova (per non dire in beta testing, come sempre). Dopo lo sconcerto della coniuge, normalmente nutrita a Champagne Grand Cru Rose', il grande formato (a bottega ad euri sei) ha superato la prova, attestandosi a 71/100.

2. Brunellopoli Cernilli's way.
E' passato qualche giorno dalla proposta di Daniele Cernilli al sindaco di Montalcino, attraverso il forum del Gambero Rosso: "sarebbe sufficiente vietare in tutto il territorio comunale il trasporto di vini sfusi provenienti da fuori, in contenitori superiori ai 5 litri, con deroga, a chi ne facesse espressa richiesta. E che dovrebbe comunicare preventivamente i dati del vettore utilizzato, almeno due o tre giorni prima del trasporto, al Comando dei Vigili Urbani di Montalcino. Targa del mezzo, nome del conducente, motivo del trasporto ed, ovviamente, il percorso da effettuarsi all’interno del comune con destinazione finale".
La proposta, utile a vanificare temuti fenomeni di violazione al disciplinare del Brunello (nel quale i simpatici lazzaroni de L'espresso hanno abbondantemente pucciato il biscotto - senza alcuna costruttivita') mi pare alquanto sensata, per questo la rilancio; sono sinceramente curioso di leggere se il primo cittadino ilcinese accogliera' la richiesta, che, ribadisco, trovo semplice e praticabile. Speriamo non si accampino carenze di personale o similia. In attesa, stay tuned.

3. Le dita a V (e non in segno di victory).
A quella certa mega convention del settore c'erano pure quelli della Coop a ricordarci/vi/gli che la Coop-sei-tu. Mandarli affa e' inelegante, ma ho esaurito gli argomenti. Sia chiaro, non perche' gli argomenti non siano in mio possesso. Semplicemente, gli argomenti sono gia' stati diffusi.

mercoledì, maggio 07, 2008

Capisci che stai invecchiando

Capisci che stai invecchiando, quando al corso di degustazione che prepari si iscrive il figlio di una tua compagna di liceo.
Ed ora vado a miscelare il curaro allo Scotch serale.

martedì, maggio 06, 2008

Comincia bene la giornata

Comincia bene la giornata con un bel down dell'adiesselle a bottega; il router non s'aggancia a Infostrada quindi non resta che aspettare, fiduciosi, l'intervento tecnico. Nel frattempo vogliate scusare ogni lentezza nel rispondere a mail o messaggi; non e' snobismo, e' solo che l'UMTS di Vodafone, col quale sto (lentamente) postando questo messaggio nella bottiglia, e' incomparabile con la mai troppo lodata banda larga (quando c'e').
Attendo che la civilta' faccia ritorno.

sabato, maggio 03, 2008

Screaming Alder

Dice: a parte il blog di Alder, ne leggi pure altri? Ma si - rispondo. Il fatto e' che storielle come questa sono davvero esemplari. Vi faccio un riassunto, o non-anglofoni.

Il blogger in questione viene invitato ad una mega degu (degustazione, banco d'assaggio, chiamala come vuoi) di supercaliforniani, molti dei quali costosissimi ed introvabili. Su tutti, il mitico Screaming Eagle, una bottiglia prezzata qualche migliaio di dollari (l'una) a seconda delle annate. Tuttavia, arrivati al luogo dell'evento, la postazione riservata a Screaming Eagle e' deserta, e nessun vino e' disponibile; come mai? Semplice: le pochissime bottiglie messe a disposizione si sono volatilizzate in mezz'ora dall'apertura della rassegna, con buona pace degli aficionados accorsi fiduciosi. Cose ampiamente deja-vu, potrebbero dire molti enofili.
E' interessante leggere quanto afferma Alder: lo so (dice lui) sembra che mi sto lagnando, ma piu' che altro sono sorpreso: ma che ci sono venuti a fare a questo expo, quelli di Screaming Eagle, se praticamente nessuno ha assaggiato il loro vino? Ed aggiunge: io un vino cosi' non posso certo permettermelo: l'unica occasione per poterne scrivere e' quella di assaggiarlo alle rassegne; quindi, ecco un'occasione persa per comunicare alcunche'.

Ovviamente ho riassunto e zippato alquanto i concetti. Tra i possibili commenti, terrei a segnalare un paio di aspetti. Primo: la figura del blogger (quando e' influente) e' organica alla comunicazione, ed in special modo in ambiti nei quali le aziende non sembrano possedere i mezzi per comunicare - mi riferisco ad Internet, of course. Quindi, sul piano finanziario, ha perfettamente senso che l'azienda affronti il costo (gravoso? Non so poi quanto) di una bottiglia importante, se serve a consentire un lavoro di buzz marketing, di chiacchiera, di passaparola - scegliete voi - che in definitiva va a favore dell'azienda stessa. Mi permetto di riaffermare con qualche forza il concetto, giacche' personalmente non ne ero del tutto convinto, finche' proprio leggendo Vinography mi sono persuaso del contrario; in un post gia' citato si dice infatti: "we are the main vehicle that all but the largest wineries have for marketing themselves to a broad audience. Most wineries have little or no marketing budget, so all their exposure is usually through the press and word of mouth. Which means they want to treat us really well". Nel corollario di commenti successivi al post di Alder c'e' pure chi ritiene che l'atteggiamento di Screaming Eagle sia volutamente elitario e snobistico, tipico di chi coltiva l'assenza per enfatizzare l'inarrivabilita'. E' un punto di vista interessante, ma non lo condivido; anzi, questo mi consente di introdurre il secondo aspetto conseguente all'intera vicenda: proprio il pensiero che tale comportamento sia dettato da irritante snobismo rende il marchio di Screaming Eagle ancora piu' detestabile; non capisco quale genere di masochismo ci possa rendere ulteriormente desiderabile cio' che si ostina a negarsi. Fatta eccezione per esemplari umani dell'altro sesso.

venerdì, maggio 02, 2008

lunedì, aprile 28, 2008

Accadde domani


Credeteci o no, le Entita' Aliene con le quali sono in contatto mi hanno messo a disposizione una macchina del tempo. Potendo scegliere, ma scarseggiando in fantasia, mi sono catapultato nel futuro Vinitaly 2030. Tutto molto bello ed interessante, vi risparmio verbosi dettagli; basti sapere che, con mia grande sorpresa, il premio per il miglior Brunello di Montalcino e' stato assegnato, dalla giuria della fiera veronese, ad un produttore giapponese: Poggio al Fujiama. Il miglior Brunello di Montalcino vendemmia 2028 (hanno accorciato il disciplinare) e' stato difatti prodotto nel paese del sol levante. Vi chiederete: ma com'e' stato possibile tutto cio'?

Ve la faccio breve: Hiroshi Katana, titolare di Poggio al Fujiama, mi ha spiegato che tutto inizio' con la modifica al disciplinare di produzione del Brunello, intorno al 2010; accogliendo le richieste di molti industriali del settore, si accetto' di inserire una congrua percentuale di merlot (circa il 50%) al sangiovese ilcinese. Accadde, poi, che alcune nazioni straniere cominciarono a millantare il fatto che da loro, storicamente, si producevano blend di sangiovese e merlot; quindi la denominazione "Brunello di Montalcino" era illecitamente detenuta in via esclusiva dai vignaioli del comune senese. Fu un produttore ungherese (lo stesso del Tokaji) che vinse la causa in ambito UE, provando che, dalle sue parti, l'uvaggio sangiovese+merlot era risalente; quindi ottenne di poter denominare il suo vino "Brunello di Montalcino".
Da li' il passo fu breve; il rosso formato dal taglio di uve francesi con una piccola percentuale di sangiovese venne definito, in tutto il mondo, "Brunello di Montalcino". Durante il Vinitaly 2030 Poggio al Fujiama consegui' (o conseguira', vabbe') facile vittoria, grazie anche alla giuria formata quasi esclusivamente da wine maker californiani: nel 2030 la Padania, separata dall'Italia, e' una federazione degli USA.

[Postfazione: e se pensate che sia tutta fantascienza, leggete qui: il miglior whisky del mondo e' giapponese. E nell'articolo, con mio profondo scoramento, si definisce il distillato di cereali prodotto in Japan col termine Scotch. Meditate, gente, meditate]

giovedì, aprile 24, 2008

Invidia (ed una comunicazione di servizio)


Non credo che riuscirei a pagarmi le bollette scrivendo di vino; per questo ammiro chi ci riesce, cioe' i famigerati giornalisti; quando poi leggo notizie tipo questa, l'ammirazione diventa invidia: "wine magnate Bernard Magrez has outraged a group of journalists by offering each of them a Cartier wristwatch worth €1,650 (£1,322/$2,641). The watches were distributed after a press lunch hosted by Magrez and French actor Gerard Depardieu on 26 March. The lunch was held at the Alain Ducasse restaurant at the Hotel Plaza Athénée in Paris. Around 50 journalists attended – including wine critic and ex-Revue du Vin de France editor Thierry Desseauve, Philippe Bidalon from L'Express magazine and Gérard Muteaud of Le Nouvel Observateur". Via Vinography, che commenta da par suo. Comunque, i giornalisti hanno (quasi tutti) restituito il regalino.

Vi lascio alla lettura di tanto inglese, e chiudo i battenti fino a martedi' prossimo: il quipresente bloggarolo e/o enotecario si concede una vacanza.

[Update: stasera vedo che pure Andrea ha le stesse aspettative. A 'sti punti, produttori, che vi devo dire? Io non uso orologio. Ma nel caso, preferirei Rolex]

martedì, aprile 22, 2008

Style points per un wineblogger che sia hip

[Qualunque cosa significhi]


Nel semi-consueto tour per cantine in Langa, ieri, mi sono trastullato col termine Superpiedmont. Che, come intuira' il wine aficionado un po' skillato, identificherebbe la nebulosa di uvaggi ibridi, mix di barbera, nebbiolo, ma pure dolcetto, grignolino, ed ovviamente robe internazionali - merlot, cabernet; il tutto, sa ça va sans dire, affinato in barrique; questi sono la variabile piemontese dei Supertuscan, ed in definitiva quel genere di vini che fanno estrarre l'aglio, il crocifisso ed il paletto di frassino ad ogni tradizionalista.
Il wine blogger che sia hip, quando pensa di aver trovato qualche genere di termine originale, fa bene a cercare su Google prima di postare qualsiasi cosa; e con questo devo ammettere che si, Superpiedmont non l'ho inventato io, inutile tirarsela tanto, molti altri gia' lo userebbero.

E' un momentaccio per qualsiasi uvaggio nobile (nebbiolo, oppure sangiovese grosso, ci siamo capiti) che osi miscelarsi con uve non autoctone; la parola d'ordine e', o dovrebbe essere, territorialita', valido parafulmine per gli strali dei puristi; senza fare troppa fatica (o forse sono di manica larga), mi capita ultimamente di incrociare Superpiedmont sobriamente territoriali, nei quali l'impronta del vitigno regionale non si fa stravolgere dalla piacioneria; e comunque debitamente cioccolatosi; non una quadratura del cerchio (l'austera nebbiolitudine e' altra cosa), ma vini non allineati o assuefatti alla banalita'. Il miglior assaggio di ieri proviene da Marco Brangero, produttore dell'area di Diano d'Alba. Langhe Rosso "3 Marzo" 2005, blend di nebbiolo al 70%, 15% barbera, 15% cabernet sauvignon; affinato 18 mesi in tonneaux nuovi. Cosa mi piace maggiormente? La vividezza del nebbiolo nell'interpretazione modernista, la sericita' di un legno presente e non invadente; punteggio glorioso - 87/100 - e prezzo in enoteca sui quindici euri. Two thumbs up. Piccolo suggerimento sul produttore: si sta allargando (in senso positivo, intendo); ha affittato un ettaro a Serralunga, e per il 2010 (avete pazienza, si) produrra' Barolo. Essendo attratto dai bianchi liguri, ha ugualmente rilevato una cantina nella zona di Caravonica, e quest'anno uscira' con la prima annata del suo Pigato. Indovina chi lo vende.
Az. Agr. Brangero
Via Provinciale, 26 - 12055 Diano d'Alba (CN)
Tel. e fax 0173/69423 - mail m.brangero[at]libero.it

sabato, aprile 19, 2008

Il cliente beta tester


A volte esagero col modernismo; all'ultimo Vinitaly mi sono infatuato di Delta Vineyards, un neozelandese artefice di un Sauvignon blanc cosi' pomodoroso (foglia di pomodoro, intendo) da sembrare caricaturale; bianco esageratamente sopra le righe, ma a volte mi va cosi', esagerato ed eccessivo. Sull'onda dell'entusiasmo ho introdotto un loro rosso, Pinot Nero; come il Sauvignon, tappo a vite e mood ultramodernista; a parte la frutta rossa (ed il colore da PN, cioe' niente affatto inchiostroso) l'elemento olfattivo preminente e' la sensazione smaltata-laccata, tipica di certe release un po' troppo tecniche.
Quando qualcosa mi piace, ma voglio capire bene se son io a dare di matto oppure c'e' qualcosa di meritevole in quella bottiglia, abuso dei clienti-beta tester; questi sono clienti alquanto competenti, curiosi, e immediatamente diffondo tra loro i nuovi arrivi, confrontando i loro feedback col mio punto di vista (altrimenti noto come Dogma di Verita'). Da quel che sta venendo fuori, purtroppo, credo di poter dire che i miei beta-tester non si fanno abbindolare: tornano scuotendo la testa, storcendo la bocca, pieni di rimproveri e busillis; "non capisco, e' strano, e' troppo questo-e' troppo quello"; ma io mi ostino. Poi ieri uno di loro, tra l'altro mio allievo ad uno dei corsi di tecnica d'assaggio che ogni tanto imbastisco, m'ha alzato il cartellino giallo: "l'ho lasciato aperto tre giorni, e quando l'ho riassaggiato, era tale e quale, non e' cambiato di una virgola".
Ho avvertito una vibrazione nella Forza. Pero', che allievi tiro su.

giovedì, aprile 17, 2008

Responsabili (ir)responsabili


L'immagine qua sopra e' stata scippata a Dagospia; un ironico lettore ha individuato nel sito gossipparo il mandante del tracollo della sinistra antagonista. In fondo ha qualche senso: se gli elettori non avessero visto quella massa di foto della coppia berty-night in gallerie di immagini puramente cafonal, probabilmente non sarebbe mai sorto alcun dubbio sulle qualita' del lider maximo. O no?

La missiva, ad ogni lettura, mi evoca un altro scenario, questa volta attinente al mio (nostro) enomondo. Dopo i fatti di Massafra, [storia vecchia, ormai: qui - qui - & qui] i commercianti/imbottigliatori/vattelapesca messi all'indice si stracciano le vesti: crolla il fatturato, ho le rate del leasing, tengo famiglia, e buon ultimo, ti faccio causa: alla fine i veri responsabili sono quegli ir-responsabili [bisticcio voluto] dei giornalisti, per non dire dei bloggaroli, che hanno osato fare i nomi senza avere la pazienza d'aspettare quella fisiologica decina d'anni per ottenere un qualche tipo di sentenza giurisprudenziale. Oggi, poi, leggendo Franco Ziliani, mi sono quasi convinto: la colpa non risiede nei fatti, ma in chi informa. Evitiamo ogni dibattito, e' assai piu' opportuno starsene zittini.

Pero' i fatti hanno qualche importanza. Ri-prendiamo, ad esempio, la triste dipartita della sinistra arcobaleno (bleah, che nome). E' possibile che l'intero universo abbia congiurato contro i rifondaroli (ovvero: la colpa e' altrove). Oppure e' possibile che i fatti pregressi abbiano in qualche modo generato l'alba tragica di martedi' scorso (ovvero: hey, sara' mica che pure io...?). Vi lascio con un estratto (lunghino, abbiate pazienza) da una lettura che consiglio. Una specie di lettera aperta a berty-night, dove si elencano, appunto, alcuni fatti.
Quando riprendeste il governo, nel 2006, il “popolo della sinistra” italiano vi concesse l’ultima cambiale.
Già le prime avvisaglie non furono confortanti. Al posto di Boselli – all’Istruzione – un socialista che avrebbe almeno garantito un minimo di laicità nella povera scuola italiana, imposero Fioroni, il quale trascorse più tempo a visitare scuole private che pubbliche. Inoltre, continuò scientemente il lavoro di smantellamento della scuola pubblica iniziato dalla Moratti. Prova ne sia, che gli organici continuano ad essere tagliati e, la scuola italiana, scende ogni anno di un “gradino” nelle graduatorie internazionali. Comprendere che era necessaria una riforma complessiva, che prendesse atto del mutare dei tempi? No, i soliti “ritocchi” qui e là e tira a campare.
La scuola, però, è lontana e non tutti ne avvertono l’importanza.
Tutti gli italiani, però, fanno rifornimento di carburante: le uniche cose che siete riusciti a biascicare…dunque, sono state…no, non mi viene in mente niente. Silenzio assoluto. Viaggi in Kazachistan per conto dell’ENI di Prodi, laute prebende incassate sul prezzo dei carburanti e dai dividendi azionari di ENEL ed ENI. Vi siete accorti che il petrolio è arrivato a 113 $/barile? E tutto l’ambaradan che prometteste sulle energie rinnovabili? Sarebbero i 200 MW lautamente sovvenzionati per il fotovoltaico? Quante installazioni d’aerogeneratori avete bloccato, finendo prigionieri delle stupidaggini “estetiche” propagandate – immaginiamo non solo per ragioni ideali – da un personaggio squalificato come Sgarbi? Perché avete bloccato il piano eolico proposto dal precedente ministro Matteoli, che prevedeva l’installazione di 13.000 MW di potenza eolica di picco? Perché la Spagna ha già in funzione la prima centrale solare termodinamica da 10 MW e l’Italia – nella quale il termodinamico è stato progettato! – non c’è ancora nulla? Perché il ministro Bianchi – un ministro “comunista”! – comunicò, alla nomina, che avrebbe lavorato per realizzare le cosiddette “autostrade del mare” ed una forte impronta intermodale nei trasporti, e non ha fatto niente?
Perché il trasporto merci su ferro (non parliamo della TAV, ma delle linee esistenti) non è stato incrementato? Perché, nonostante l’UE finanziasse al 50% le spese di progettazione ed al 10% i lavori per rendere nuovamente navigabile il Po, non avete fatto niente? [...] Una nave fluviale “toglie” dalla strada 80 autotreni e comporta l’impiego di circa un terzo del carburante, a parità di masse trasportate. In Provenza ne ho visto uno, in costruzione, nuovo di trinca, in Germania osservano una custodia maniacale per gli alvei dei fiumi. Meno male che in Italia abbiamo i solerti politici di Rifondazione, che s’oppongono a questi “obbrobri”. Tutta la politica ambientalista del governo Prodi (sbaglio o c’eravate anche voi?) è stata un nulla di fatto: la ciliegina sulla torta è stata la crisi dell’immondizia in Campania, ma era una spada di Damocle che pendeva da tempo. Inceneritori sì, inceneritori no? A qualcuno è passato per la mente che esistono anche altri metodi (oltre, all’ovvia raccolta differenziata) per smaltire i rifiuti? Qualcuno è andato in Israele – non per la solita visita a Yad Yashem – per osservare l’impianto di Haditha, che usa tecnologie nuove (fermentazione anaerobica con produzione di metano) a bassissimo impatto ambientale? Oppure, qualcuno ha interpellato il CNR – più precisamente il dott. Paolo Plescia – che ha progettato e realizzato il THOR (un impianto già funzionante in Sicilia), un progetto innovativo tutto italiano? Lo sai che esistono altre, importanti innovazioni nelle tecnologie per i rifiuti, che nessuno di voi si è mai preso la briga di conoscere? In Polonia, addirittura, con gli scarti di materiali organici hanno brevettato un sistema che ricava idrocarburi! Potrei continuare per pagine e pagine, ma la sostanza è una sola: sul piano ambientale, avete deluso proprio i vostri elettori, che s’attendevano uno “scatto di reni” che non fosse la solita, ritrita polemica sul nucleare o l’acquiescenza ai desiderata di ENI ed ENEL, ossia petrolio e carbone. Con il risultato, che proprio i ceti meno abbienti si trovano salassati dai più alti costi energetici europei. Fallimento totale.
E veniamo all’apoteosi, ossia al peggio che siete riusciti a fare in soli due anni.
La notte del 23 Luglio 2007, come novelli carbonari, si sono riuniti i “vertici” del governo, dei sindacati, degli imprenditori – le cosiddette “parti sociali”, riedizione in salsa prodiana delle corporazioni di fascista memoria – le quali hanno steso una riforma del precariato che non ha migliorato di un’unghia la precedente stesura del centro destra. E sì che, in campagna elettorale, ne avevate detto peste e corna. Poi siete riusciti a peggiorare la riforma Maroni sulle pensioni, perché la riforma Damiano richiede (dal 2012) un anno in più d’età e di contributi (62 anni e 37 di contributi) rispetto alla riforma del centro destra (61 e 36). Molti lavoratori – paradossalmente – riceverebbero dei vantaggi se fosse ripristinata la riforma Maroni, il che è tutto dire. Dov’eravate?
Ecco, questo è il punto: non c’eravate, perché a quell’appuntamento – importantissimo per i lavoratori – non eravate stati invitati. Non c’era un solo rappresentante della cosiddetta “sinistra radicale”. Avete protestato, minacciato di far cadere il governo, almeno detto la vostra? No, ve ne siete stati buoni buonini nei vostri cantucci parlamentari – a 19.000 euro il mese – mentre ci toccava ascoltare il terribile dilemma, ovvero se Vladimir Luxuria dovesse usare i cessi degli uomini o delle donne. Ma, veramente, avete ancora la faccia di parlare? Bisognava salvare il governo “per arrestare le destre”. Complimenti: risultato ampiamente raggiunto.
Non avete nemmeno compreso, poi, la ragione della caduta di Prodi.
Vi siete lasciati ipnotizzare dai richiami europei sulla necessità di rimettere a posto i conti pubblici, senza capire che i vostri voti servivano ai banchieri per salassare ancora di più i poveri italiani. Giunti ad un soddisfacente salasso, un tal Lamberto Dini – più che un “apprendista stregone” da Ceppaloni – ha tolto l’appoggio dei suoi tre senatori e Prodi è caduto come un piccione. “Piccionato” proprio da quei poteri bancari e dalle burocrazie finanziarie europee che sono l’espressione delle borghesie dominanti – uso per un attimo un linguaggio che dovrebbe esserti più familiare – e che vi hanno usato finché servivate, con le vostre boutade da palcoscenico di Luxuria e Caruso, con la pietosa messinscena di un Diliberto che consegna ad un cameraman sorpreso – ad una puntata di Ballarò – una proposta di legge per la riforma dei costi della politica.

martedì, aprile 15, 2008

Sant'Enotecaro (ora pro nobis)


Mi sento buono. Ho passato mezz'oretta a consolare un venditore Frescobaldi; ha parecchio da sopportare, ultimamente, ma questa non se la meritava proprio: un mio collega, enotecaro, l'ha riproverato di avergli venduto "Brunello col veleno". Ora, questa enormita', che deriva tutta dalla classe giornalistica del mai abbastanza vituperato Espresso, sarebbe pure comprensibile nel consumatore disinformato (e non e' colpa sua se e' disinformato, e' colpa di chi ha mescolato Massafra con Montalcino). Diventa pero' intollerabile se profferita da un enotecaro, teoricamente uno informato. E poveri rappr di Frescobaldi.