sabato, ottobre 11, 2008

Sì, stavolta si parla di borsa

[I link relativi a questo post stanno tutti in fondo; il perché te lo spiego poi]

Alcune notti l'insonnia sembra fatta apposta per mettere in ordine le idee del giorno. Il giorno trascorre leggendo le notizie che leggete tutti (le leggete, sì?) poi la notte ripensi a cosa questo significhi per te, in che modo tu possa essere incastrato in quelle meccaniche.

Ora ci dicono che bisogna riscoprire l'etica. Ogni battuta è lecita, compresa quella "e io, quandomai l'ho persa?" - soprattutto, ci spiegano che l'economia deve basarsi su elementi reali e non fittizi, cartacei. Ancora: e che altro facciamo, noi? E dico "noi" intendendo il magma di genti che lavorano nel mio settore; un settore produttivo, contadino, connesso a fatti naturali, visibili, verificabili nella quantità e nella qualità; un settore di eccellenza, si dice, che genera beni non riproducibili in modo seriale, quindi speciali, quasi unici, difficilmente imitabili. Perfino nel comparto vitivinicolo più chiaramente industriale gli operatori devono sottostare, piaccia o no, ad elementi naturali. Questo è un mondo antico, fatto ancora di parole, strette di mano che si fanno per sentire le durezze sulla pelle, sguardi; cose che c'erano prima di me, e che continueranno dopo di me. Quindi, coerentemente, ora che mettete in galera i direttori di banca, darete il potere agli enotecnici, giusto? Vediamo se ci ho preso.

Questa specie di disordinata porta dimensionale che è la Rete non conduce attraverso corsie chiare, assomiglia piu' al Bateau ivre. Io non so bene come mai, ma sono capitato, stanotte, sulla home della cantina (cantina si fa per dire) di Petra. E Petra rappresenta quasi tutto quello che mi lascia indifferente circa il mio mondo; sfarzo, lusso, supertuscanesimo eretto a sistema, sito in flash, ultimo aggiornamento 2006, nessuna interattività, sbrodolamento autoreferenziale, Oliviero Toscani, brochurismo, architetto famoso (badate, potrei andare avanti per una pagina intera). Petra rappresenta un'idea di vino che mi annoia, mi stressa pure un po', mi evoca target di vendita, business plan, pierre, eliporti e fighettodromo, fuffa insomma; e - attenzione - mi sto riferendo unicamente al piano formale; non ho idea del livello qualitativo di quei vini, non ricordo assaggi significativi: forse qualcosa all'ultimo Vinitay, colpa di Andrea. E comunque, il mio anarcoinsurrezionalismo enoico basta a farmi scoprire il canino, peggio di Billy Idol, ogni volta che incrocio queste robe.

Il fatto è che saltando da un link all'altro, fino allo sciagurato Andana, ma avendo in testa le premesse scritte quassopra, un tarlo ha cominciato a rodermi dentro, come per dirmi: smettila di giudicare. Ho cominciato a cercare notizie sulla famiglia Moretti - vabbe', già sapevo, Bellavista, Albereta, ma volevo le facce, le storie. Anche se quel che ho trovato non è definitivo, ho fatto abbastanza pace con quest'idea di vino esibito; alla fine, condivido con loro un'idea di produttività concreta, difficilmente falsificabile, che - spero - non si presta a troppe cartolarizzazioni. Condivido un'idea di produzione nazionale basata sull'eccellenza del territorio e di molte persone che inventano, elaborano, fanno il fatturato e magari pure il PIL, senza sprofondare nel linguaggio vomitevole di pattichiari.it (ci siamo capiti, credo). Soprattutto credo che in un momento di totale incertezza come questo, sia giusto identificare chi mi (ci) assomiglia, e chi invece continua a prendermi(ci) in giro.
Se tutto va bene, il mondo lo salviamo noi.

Ed ecco, come promesso, alcuni linx:

Le bateau ivre, insomma il battello ebbro, la poesia di Rimbaud, conosci...
La home di Petra
E già, colpa di Andrea, assaggiai con lui qualcosa, di Petra
Billy Idol che scopre il canino, fondamentale
Intervista a Francesca Moretti, thanx Teatro Naturale
Andana, sciagurato per modo di dire, che poi ne vorremmo sciagure così
Patti chiari, quei bei tipi che mezz'ora dopo il fallimento Lehman han deciso che le loro obbligazioni non erano mica tanto a basso rischi
o.

I collegamenti stanno qua, disgiunti dal resto, per non interrompere il flusso creativo. E chi coglie la citazione, vince la mia sempiterna simpatia.

mercoledì, ottobre 08, 2008

In questo post non si parla di borsa

Il mondo sta lentamente sprofondando in chissà quale baratro; prima del botto finale, ieri sera ho prelevato dallo scaffale una new entry tra le bollicine francesi, il Brut Idéale Cuvée di Abel Lepitre. Benché appunto ovunque si odano sinistri scricchiolii di cedimento strutturale, qui a bottega ci stiamo attrezzando per le vendite - ed ora ci starebbe bene la metafora del Titanic e dell'orchestrina che suona. Un po' abusata ma sempre efficace.

Vabbe', scacciando i pensieri neri, convinti pure che abbia ragione Antonio, ecco qua la spuma esorbitante nel bicchiere; perlage forse non dei migliori (bollicina appena un po' troppo ciccia per i miei gusti delicati) e naso, appena aperto, non ampio. Questo sembra il classico vino che necessita di qualche minuto nel bicchiere per mostrare le sue qualità aromatiche. E difatti, dopo poco, ecco uscire note tostate, estremamente belle, di nocciola e mandorla, direi; olfazione croccante, godibile, di grande soddisfazione. In bocca mostra finezza ed eleganza, è sottile, dichiarando la sua preferenza di abbinamento a piatti delicati, come ideale apertura di un pasto; l'assemblaggio di Chardonnay, Pinot Noir e Meunier è in proporzioni uguali, e la maison fa confluire un 20% di vini riserva nella cuvée. 80/100, e ne berresti ancora.

[Fotina lietamente prelevata in questo post di VG]

sabato, ottobre 04, 2008

Indignodromo a paletta (ed un capro espiatorio)

Urge dichiarazione, the day after il match Ziliani-Rivella; sul quale tornerei con altri sbrodolamenti digitali, vista la massa di enormità profferite dal signor Rivella - per inciso, una delusione pazzesca, quest'uomo, mai sentiti argomenti così poveri, in compenso espressi in tono di rara arroganza - ma appunto, su questo tornerei quando qualche anima buona metterà online i video, e potremo linkare copiosamente, anche per non indulgere troppo nel mood ombelicale; siam qui per comunicare, com'è noto.
Orbene, la dichiarazione, si diceva. Ecco, dato che il Rivella afferma di far "vini che piacciono, quelli premiati dalle guide" (virgolettato mio, ma le parole potrebbero essere diverse; non la sostanza) questo blogghe, almeno quest'anno, ignorerà pervicacemente ogni chiacchiera relativa a trebicchierati, cinquegrappolati, polistellati ed altre garrule classifiche guidaiole. Le guide siano capro espiatorio di tanta roboanza.

[Update: Filippo pubblica la prima parte del filmato, qui]
[Update #2: ecco qui il filmato completo. Tre intense orette; i popcorn non li abbiamo, magari al prossimo update...]

lunedì, settembre 29, 2008

Panel pure io

Grazie a Luca, mi sono lietamente imbucato nel mittico (due ti) tasting panel di Poggio Argentiera; ed ora che ho testato, come minimo, racconto. Here it comes.
Guazza 2007. E' un bianco brillante e nervoso alla vista, ed e' estremamente easy e bananone (ammappala quanta banana c'è ora) al naso. Un bianco concettualmente appagante per l'utente entry level - "potevamo stupirvi con effetti speciali, e difatti eccoli qua". Non è niente male, ed ha un prezzo abbastanza convincente: 6,70 euri nello shop di PA. 75/100

Fonte 40 2007. Questo bianco è progettualmente superiore rispetto al Guazza, ha certamente maggiori ambizioni, ma soffre una freddezza quasi tecnica nell'esecuzione. E' curioso parlare in termini critici di un vino che non ha, chiaramente, elementi di difetto, anzi; ma della sua complessità, rilevabile, risalta soprattutto (appunto) la mancanza di passionalità. Boh, giudizio su cui sono maggiormente controverso con me stesso - figuriamoci col resto del mondo. 77/100 per euri 10,80.

Principio (Ciliegiolo) 2007. Che è successo a questo ciliegiolo? Me lo ricordavo lieve e cuccioloso, e me lo sono ritrovato ipertrofico ed ipertannico. Un po' eccessivo e disarmonico per la durezza, non supera i 73/100, nonostante il naso piacevole. Circa 8,40 euri.

Morellino Bellamarsilia 2007. Assai meglio: più composto, fine, quasi più serio. C'è altra materia, direi, ed il risultato è notevole, sia al naso che in bocca. 78/100, costa euri 9,15.

Morellino Capatosta 2006. Yummy wine. Ha una materia prima imponente, giogioneggia ed esagera, ma non esonda. Che dire, è tanto senza essere troppo, oppure eccede con carattere: 85/100, per euri 21,60.

Finisterre 2006. Uff e ri-uff. Ecco, questo esagera. Diciamo che ha una gran possanza, ma sembra lontano dall'essere pronto, e la sua gioventù lo penalizza, assieme pure a questa esibizione di muscoli che, sinceramente, mi perplime. Accade quasi come col Fonte 40, vince ma non convince. 86/100, costa 33 euri.
Un paio di considerazioni finali.
Nel complesso i vini di PA sono contrassegnati da una notevole, a volte proprio tanta, voglia di piacere, di incontrare il favore dell'utenza newbie grazie all'abbondanza di frutta, all'estrazione di colore, alla morbidezza: insomma, cerco di evitare la parola "modernismo" ma alla fine, ops, cedo. E' un modernismo che mi piace - anzi, tengo a dire, il Capatosta è uno dei dieci vini che amo di più, che bevo per me e con gli amici. Ma come dissi, ho spesso momenti post-maroniani.
Nelle brevi note ho indicato il prezzo a bottiglia; anche qui ripeto cose già dette, ma io continuo a pensare che il giudizio su un vino non può essere del tutto disgiunto dal suo costo: per esempio trovo che il giudizio sul Capatosta sia, fatalmente, migliore che quello riferito al Finisterre: prendendo in prestito una frase ricorrente di Gianpaolo Paglia "il vino lo si fa per venderlo". Quanto ai prezzi, sono appunto presi dal sito di PA, e differiscono di poco dal prezzo finale in enoteca - giusto quei dieci euro a bottiglia.
Oh, non penserete mica che qui si guadagni bloggando.

mercoledì, settembre 24, 2008

S'irradia l'ottimismo


Ammetto di avere una perversa attenzione alle notizie salutiste connesse al vino; inutile girarci attorno, portiamo acqua (sic) al nostro mulino. Però, il resveratrolo che protegge dalle radiazioni, ecco, quello andava al di là delle più rosee aspettative.
"Tests in mice showed that resveratrol, when altered using a compound called acetyl, could prevent some of the damage caused by radiation, the researchers told the American Society for Therapeutic Radiology and Oncology meeting in Boston".

lunedì, settembre 22, 2008

Corso di lettura veloce

"Da oggi scatta l'obbligo per i locali di esporre la tabella per il calcolo del tasso alcolemico. Per renderla leggibile a tutti verrà affissa all'interno dei coperchi dei water".

[Spinoza dixit]

sabato, settembre 20, 2008

Aridatece er puzzone

C'era una volta, tanto tempo fa, un giovane enotecaro che frequentava i corsi della locale sezione AIS (Associazione Italiana Sommelier), dove una simpatica docente gli insegnò, tra le altre cose, che il Rossese di Dolceacqua doveva puzzare: una puzza nobile, merde-de-poule per la precisione. Il giovane enotecaro crebbe così nell'osservanza, non si sa quanto fallace, di tale dogma. Sono passati molti anni da allora, ma l'enotecaro, meno giovane, ogni volta che apre un Rossese ripensa a quell'insegnamento.

Ancora non so se questo assunto sia fondato, e del resto non siamo certo qui per risolvere i dubbi della conoscenza che ottundono le umane genti; semmai siamo qui per stappar bottiglie. Oggi, per esempio, ho aperto il Rossese di Dolceacqua Superiore 2006 di Enzo Guglielmi, produttore che si iscrive a pieno titolo all'albo dei tradizionalisti (mica un Altavia qualsiasi che peraltro vendo e bevo). L'aspettativa di puzzette era quindi elevata. Olfazione dopo olfazione, devo dire che elementi pungenti, sulfurei, non sono mancati; il vino si annuncia con note puzzettose non troppo marcate, e comunque con un naso sottilmente stratificato, nel quale hai piacere ad insistere nei riconoscimenti: dopo una buona mezz'ora il bicchiere, per dire, aveva assunto un temperamento cioccolatoso (polvere di cacao) sorprendente; certo, l'attacco è stato ruvido, temperato solo in parte da note di ciliegia sotto spirito, ed espressioni sottilmente floreali. La bocca non flette i muscoli (non ha di che flettere) a parte un buon corpo alcolico, è l'esatto contrario di certi inchiostroni rotomacerati: anzi ha un rosso trasparente, di quasi nulla concentrazione, che ti predispone appunto ad un vino non asfaltante; forse questa è la pecca maggiore, volendo essere severi, che limita il punteggio finale: è appena un po' troppo corto, e si assesta sui 79/100. Eppure, è stato un piacere; questo è il classico caso nel quale il punteggio deve, onestamente, riferirsi ad elementi "dimensionali" ed oggettivi, per quanto possibile, della degustazione, anche se l'aspetto di piacevolezza che lascia in ricordo questo vino, probabilmente, è maggiore del punteggio che consegue.

[Immagine tratta dalla home di Guglielmi]

giovedì, settembre 18, 2008

Trasporti, temperature, tecnologia


Uno dei maggiori problemi connessi al trasporto del vino è la variazione di temperatura alla quale le bottiglie possono essere sottoposte, durante il tragitto. Ogni volta che osservo un mezzo che rechi le insegne di un corriere noto, o addirittura il logo di qualche azienda vinicola, parcheggiato presso un autogrill a ferragosto, cerco automaticamente di verificare se il vano merci rechi qualche segno di termoregolazione; spesso, no. Oggi, nei meandri del quotidiano girovagare digitale, leggo del PakSense, un gadget tecnologico che, direi, non è affatto male: una specie di documento allegabile alla cassa di vino, dotato di un sensore che verifichi quali e quanti sbalzi di temperatura abbia subito il prodotto durante il trasporto: con tanto di led verde (a significare che le temperature sono rimaste nel range prestabilito) oppure led giallo lampeggiante ("Houston, we have a problem"), ed il software è in grado di comunicare nel dettaglio i dati dello specifico "sforamento" ad un computer. In attesa che qualcuno inventi un crack per hackerarlo in qualche modo, potrebbe essere uno strumento di notevole utilità.

[Update: Liz già ne scrisse, qui]

martedì, settembre 16, 2008

Il winebloggah non dà (quasi mai) i numeri

Mentre scrivo ho sul monitor l'intervento filmato di Aristide all'Ewbc 2008; al centro del suo discorso sta la blogghitudine come novità comunicativa dell'enomondo, ed io ovviamente concordo (come non potrei) - anzi, spero, prevedo ed auguro ricchi futuri impieghi per noi enobloggaroli. Nel frattempo, proverò qui a trattare altro topic, che comunque era prospettato durante la conferenza: l'uso dei punteggi nella descrizione e nella classificazione del vino.

Essendo un long-time-bloggah (cioe': siccome scrivo da un po', qui) ho naturalmente il mio bel link da autocitazione, per il quale nel 2006 dichiaravo di preferire il voto a punteggio centesimale. Riaffermo il concetto, magari con qualche aggiustamento: il punteggio centesimale è rapido ed efficace a circoscrivere il rating. L'aggiustamento consiste nel precisare che il punteggio ha senso quando desideri essere breve, telegrafico; nella massa di appunti durante una rassegna, magari assaggiando in piedi destreggiandosi tra bicchiere e bloc notes, il punteggio sembra un ottimo sistema per ordinare i dati. Nel dibattito pro o contro l'uso del punteggio emerge che questo metro di giudizio ha senso per gli addetti ai lavori, per gli operatori professionali; e questo mi conforta almeno un po', data la mia preferenza, forse minoritaria nei confronti dei molti wine blogger, che cercano un sistema più articolato, colorato ed innovativo di raccontare l'esperienza enoica.

Il punto probabilmente è che l'archittettura del blog stesso, avendo come costituenti la narrazione e la conversazione, pare essere l'esatto contrario dello schematismo del punteggio; è quindi opportuno restringere un tipo di descrizione enoica così rigida ad un uso professionale; questo poi dimostra che io stesso, bieco utilizzatore di punteggi, trovo che il racconto del vino sia un fatto estremanente più elaborato e complesso di un breve voto centesimale: non per niente, da anni e annorum, io bloggo.

domenica, settembre 14, 2008

Scopri l'inganno


La fotina che vedete quassù ritrae un cartellone stradale; normalmente questo annuncio, espresso negli incerti diodi luminosi che ci passa il Comune di Genova, è scrutabile nei giorni in cui si tengono eventi sportivi. Serve a dire, anche, che la locale amministrazione ha a cuore gli abusi che derivano dall'alcol, soprattutto quando questo viene ingurgitato da certi umanoidi altrimenti noti come tifosi.
Vabbe', dice: e allora? E' una buona idea, no? Boh, forse. Il punto è che il cartellone campeggia nel quartiere di Multedo, a circa 15 km dallo stadio; prima di arrivare nel quartiere sottoposto alla dura lex proibizionista, si attraversano Sestri Ponente, Cornigliano, Sampierdarena, Dinegro: territori nei quali non vige la legge, e dove si spacciano ovviamente alcolici di ogni tipo; terminato il transito, si arriva al quartiere dello stadio. Ecco la mappa:


Visualizzazione ingrandita della mappa

Ora, sarà che io riesco a vedere il trucco e l'inganno un po' dappertutto, però ogni volta che incrocio questo avviso, mi pare che l'effetto principale sia: "spicciatevi a comprare alcolici, finché potete, che comunque siete ancora in tempo". Effetto sicuramente indesiderato, si capisce, ma ugualmente irritante. Il solito proibizionismo di facciata.

venerdì, settembre 12, 2008

Hai presente il boomerang?


Hanno shuttato il Papero Giallo.
Uh, aspetta... e invece no, ha riaperto qui. Bella mossa, bravi, manco Pirate Bay hanno zittito, anzi. Solo un giramento di feed.

[Via Kela. Prima che shuttino pure a quella]

giovedì, settembre 11, 2008

Manga e bevi


In Japan basta che un eroe dei fumetti (500 mila lettori alla settimana, ahem) si atteggi a sommelier, che le vendite di vino hanno un quasi-boom locale.
The sales records of Japan's largest wine merchants have been smashed because, in a single frame of comic, the hero has uttered a dreamy sigh over a 2006 New Zealand Riesling or closed his eyes in appreciation of a Saint-Aubin Premier Cru.
Qui da noi, al massimo avevamo Superciuk.
[Immagine scippata al Times Online]

martedì, settembre 09, 2008

Ripensandoci, questo blog parla di fisica delle particelle

Gli enonauti (anche loro) sono in fibrillazione, perché, come saprete, siamo a T meno uno dalla fine del mondo: domattina al Cern succede il botto, si aprono i buchi neri, eccetera eccetera. Io speravo di fare il fatturato vendendo le bottiglie da ultimo giorno, ma le cose, pare, non stanno proprio così.

Dando un'occhiata approfondita alle pagine dedicate al Large Hadron Collider del Cern si evince che domani abbiamo, solo, una specie di prova generale. Le particelle saranno difatti sparate con la modesta (pfui) potenza di 0,45 Tev (Tera ElettroVolt), anziché alla ben più performante, e tellurica, soglia dei 5 Tev; questi si vedranno in azione, probabilmente, verso la fine di quest'anno: "the first attempt to circulate a beam in the LHC will be made on 10 September at the injection energy of 450 GeV (0.45 TeV)" - mentre "the eventual acceleration and collision of two beams at an energy of 5 TeV per beam [...] is foreseen to take place by end 2008". Niente collisione, parrebbe, ma solo una accensione dei motori, qualche sgassata, e si spegne subito.

Come mai? Possibile che al Cern temano l'apertura di porte dimensionali, dalle quali notoriamente transita un sacco di gentaglia aliena? E soprattutto: come mai i giornali parlano, per domani, di collisione? Nel frattempo, ecco la buona notizia: ogni enofilo genovese potrà risparmiare le bottiglie epocali per altro evento. Io mi aprirò una birretta, stasera.

[Qualora desideriate apprendere elementi divulgativi sull'argomento, ecco il Rap del Large Hadron; sottotitolato in inglese, ma si sa che questo è un mondo imperfetto]

Se ben ricordo questo blog parlava di vino

[Voglia di bloggare saltami addosso]


Sarà il caldo, sarà qualche tipo di salutismo, ma in questo tiepido settembre non indulgo troppo nell'opera di prelievo di scaffale. Comunque, ierlaltro ho ceduto alla tentazione di associare un rosso alla canonica griglia di carni suine (ho appena detto "salutismo"? Devo essermi sbagliato). La scelta cadde, felicemente, sull'Aglianico 2004 di Lonardo. Ora, nel tentativo sempre attuale di scrivere la summa definitiva, compilativa della mondiale eno-conoscenza, pure io sono affascinato dall'ansia di catalogare i generi enoici; ma proprio quando credi di aver esaurito la compilazione (modernisti e tradizionalisti, barrique e cemento, simpatici e lazzaroni, eccetera) ti càpita sempre quello sfuggente, riottoso, che non sembra voler rientrare facile nelle categorie. Poco male, il compilatore ha pronta una nuova enumerazione, un nuovo scaffale in cui impilare il tomo che rilutta. Ecco qua un paio di (nuove? Bah) classi. Ci sono i vini desiderosi di mostrare e dimostrare qualcosa, con l'ansia da prestazione, alquanto muscolari e comunque agghindati molto fashion; poi ci sono quelli "e chi se ne frega", che escono fuori come la natura, l'annata e l'esecuzione lo consente; pochi fronzoli e tanta sostanza, pure se con qualche tono dimesso rispetto ai primi; una specie di understatement enoico. Per quella che è la mia recente esperienza, i prodotti di questa seconda categoria stanno uscendo assai allo scoperto, guadagnano terreno rispetto ai primi, in ragione della loro minore prevedibilità; hanno un aspetto che amo definire "significanza" (e con questo ho segnato i miei cento punti quotidiani di creazionismo verbale).
L'Aglianico in questione rientra nel corpus numero due; non ha un attacco troppo asfaltante, anzi, il naso è ancora (forse un po' troppo) composto, segno di grande gioventù e di lunghe, promettenti potenzialità; adesso è fine, peposo, le nuance di frutti rossi sono sottili; in bocca prosegue saldo senza durezze, eppure serio, con qualche austerità da tannini: non attacca ma si adagia; l'elemento di significanza che prevale è, in definitiva, una certa piacevolezza di beva, senza eccessi ridondanti che risultano, appunto, ormai un po' prevedibili. Un 81 (ma pure 82) in punteggio centesimale, misurazione sulla quale pervicacemente insisto, tanto per far arrabbiare il caro Ari.

martedì, settembre 02, 2008

101 consigli per ottenere facilmente lo sconto dal vostro bottegaio

Mai entrare nel negozio ai primi di settembre cantilenando "finite le ferie, eehh?"

[Gli altri 100 prossimamente. Questo però era fondamentale]

lunedì, settembre 01, 2008

Dimmi qualcosa che ancora non so

Due bicchieri di rosso a pasto sono un classico rimedio per prevenire l'infarto. Dico, è una notizia, questa? Ebbene sì. L'Agi però si riferisce ad un nuovo (questo è nuovo, ecco) studio dell'Universita' Cattolica di Campobasso, una ricerca che è "una metanalisi presentata dal professor Giovanni De Gaetano, e' un sofisticato metodo statistico che permette di mettere assieme risultati di diversi studi considerandoli come fossero uno solo. Studi recenti - sostiene De Gaetano - indicano che il grado di protezione cardiovascolare dovuto al consumo moderato di alcol e' influenzato da altri fattori legati allo stile di vita, ma l'effetto dell'alcol rimane comunque significativo. Supponiamo, ad esempio, che l'alcol possa risultare benefico perche' associato con altri fattori protettivi quali l'attivita' fisica. Correggendo con tecniche appropriate i dati in modo da separare il solo effetto prodotto dall'alcol, la protezione cardiovascolare risulta comunque significativa, indipendentemente dagli altri fattori presi in considerazione". Cribbio, bella questa metanalisi.
Sempre Agi, poi, ci informa oggi del solito sequestro di robaccia contraffatta. Sempre di vino si parla, ma a pensarci bene, non è esattamente la stessa roba.

[Ah, sì, siamo tornati dall'ozio. Chissà poi perché, si stava tanto bene, via dalla pazza folla. Sigh]

mercoledì, agosto 27, 2008

Prove tecniche di grande boh

[Si, vabbe', si riparla di Brunello, porta pazienza, ci infilo pure altro]

Probabilmente la principale annotazione, il primo titolo di merito che mi va di enfatizzare principiando questo post è: il grande Gaja-le-roi ci guarda da lassù; Angelo Gaja, o qualcuno per lui, ci legge e ci considera in qualche misura, a noi bloggaroli. Altrimenti non si spiega perchè abbia inviato a svariati influenti enoblogger[z] la sua ultima statuizione riguardo alla possibile modifica del disciplinare del Brunello di Montalcino. Per inciso, al momento i miei feed mi segnalano Franco, Ari, Marco come destinatari della missiva in questione; per motivi del tutto imperscrutabili, pure chi vi scrive è stato fatto segno della comunicazione, e questo ovviamente ci confonde e ci perturba, costringendoci ad assumere pose da persona seria - cosa notoriamente ostile alle nostre naturali inclinazioni. Vabbe', comunque grazie, o voi che lassù mi leggete. Anzi, già che ci sono ne approffitto: ciao Angelo, io ti ho sempre ammirato, lo sai. Ricordo ancora con emozione la tua rapida epifania nella mia bottega molti anni fa, che mi lasciò ammutolito, appunto perché emozionato.
Oh, ognuno ha i suoi culti delle sue personalità, che volete farci.

Ma veniamo alla sostanza della notiziola: non serve che ripubblichi tutto il testo, se come sempre altri già l'hanno fatto; posso solo registrare brevemente l'aspetto centrale dell'assunto: "occorre individuare una formula che consenta agli artigiani di esprimere nei loro vini la straordinaria dignità del Sangiovese e di poterla dichiarare in etichetta rendendo così riconoscibile la loro fedeltà al 100% della varietà, ed ai produttori di grandi volumi di poter operare con maggiore elasticità: e tutti e due i vini debbono potersi fregiare del nome Brunello di Montalcino".

Traduzione: si adoperino vitigni migliorativi (caberlot, et similia) per i grossi industriali che hanno vigne poco vocate, e alla fine si evidenzi, in qualche modo in etichetta, chi e' purista e chi no.

Commenti possibili: il primo che mi andrebbe di rimarcare ora, è: io l'avevo detto che finiva così. Secondo commento possibile: io sono un post-maroniano bevitore di supertuscan e barriconi rotoconcentrati, quindi mi faccio andar bene pure il Brunello taroccato al cab. Però, pure un modernista come me ha avuto quel mezzo minuto di serietà tale da discernere che la fama del Brunello attuale è dovuta al prodotto tradizionale, non alle derive moderniste. Quindi, abbracciare questo genere di stravolgimenti finisce per essere pericoloso; per il futuro business legato al Brunello, credo.

Terzo commento possibile. Beh, sapete che c'è? Io mi arrendo; rinuncio a capire, ma soprattutto ad avere un'opinione in merito. Serve forse a qualcosa? Come moltissimi enoappassionati ho seguito, da brunellopoli in poi, il dibattito si/no/forse legato ai cambiamenti possibili sul rossone ilcinese; ho pure una mia idea, che coincide con quella di altri "tradizionalisti", ma pure questo ormai mi pare inutile; dirò di peggio, io mi sento orrendamente fuffoso ora; ma leggete cosa ho scritto fin'ora, ma che valore avrà mai questo fuffosissimo post, quando i giochi sono comunque fatti e decisi da corazzate finanziarie del calibro di Banfi e Gaja. Ma chi sono io, chi siamo noi, per pensare di avere qualche speranza di fermare questa specie di valanga? Forse è giusto arrendersi, lasciar perdere, così come ci si rassegna all'inevitabile e, piuttosto, cercare di guadagnare qualche genere di rifugio per salvarsi da quest'onda di piena, incontenibile, perché oltre ai potentati enofinanziari si somma pure la quasi totale, temo, insensibilità al "problema" delle masse di clienti potenziali, i quali probabilmente hanno altro di cui dolersi. Io dico che bisogna arrendersi, quando capisci che alla fine solo i possenti meccanismi finanziari sono quelli in grado di dominare e determinare lo stato delle cose: la discesa in campo di Gaja mi ha fatto un'impressione di già visto, come se qualcuno che davvero, e veramente, conta qualcosa nel nostro vago (eno)mondo, fosse sceso a dirci che la ricreazione è finita.

Come dicevo, si parla di Brunello, ma pure di altro.

sabato, agosto 16, 2008

Giù il cappello

Interrompiamo l'ozio ferragostano per segnalare la prosa vinosa del mese. O dell'anno, temo.
Nel belmondo duepuntoqualchecosa, fatto di bloggaroli che contano come il two of spades quando la briscola è fiori, siamo da sempre acidissimi con Bruno Vespa; ma perché, perché proprio a lui è concessa la rubrica delle rece a Panorama? Lui che quando scrive scopre solo etichette déjà vu, note a millanta enofili, lui che ti narra, come fosse un oracolo, che ha assaggiato quel certo incredibile sconosciutissimo siciliano, e ti parla di Planeta. Argh. Oh, quanto meglio sapremmo noi fare il suo mestiere. Ma che dico noi, siamo sinceri: intendevo scrivere io.
Ma poi, oggi, sull'ultimo numero del settimanale, ti inchioda alla sdraio con una descrizione che nemmeno Luca Maroni (in piedi, quando si pronucia il Suo nome). Eccola qua riprodotta, leggetela bene. C'è tutto un mondo, dentro.
"... Malvasia Nera in purezza, ha un corpo bruno e profondo come quello di una bella eritrea che mi è capitato di vedere in uno sbarco di clandestini a Lampedusa"
[Panorama del 21/8/2008, pagina 167; inutile linkare, che tanto devi registrarti]

venerdì, agosto 08, 2008

Basta produttori che vendono direttamente!

Bello il titolo del post, eh? Ci siete cascati, dannati disintermediatori. Tranqui, scherzo.


L'America patria del liberismo. L'avete sentito dire, sì? L'America culla di Internet, altra cosina gia' sentita. Storie: io voglio migrare in Indiana, l'unico angolo del mondo libero nel quale un giudice ha vietato la vendita di vino online dal produttore al consumatore, siccome le wineries, non potendo verificare la maggiore eta' del cliente de visu, non saranno autorizzate a vendere via Internet (o per telefono). La causa ha avuto l'altissimo patrocinio delle locali leghe di enotecari, ebbene sì, in quanto costoro si dichiaravano preoccupati della salute dei minori; cari colleghi, siete stati geniali, ma perche' non ci ho pensato pure io?
Quando avete finito di ridere, potete ricominciare, scorrendo i commenti alla notizia. Io vi traduco una breve selezione, che vi conosco, pigroni.
"Ai distributori non importa nulla dei minori. A loro importa solo dei loro affari"

"Vorrei sapere quanti minorenni ordinerebbero online e aspetterebbero la consegna per potersi alcolizzare"

"Ma certo, qui i genitori non riescono ad evitare che i ragazzini si procurino armi da fuoco, e adesso si aspettano veramente che questa regoletta prevenga le sbornie?"

"Mai saputo di minorenni che comprano vino su Internet, potendo approvigionarsi d'alcol nel negozio dietro l'angolo con una carta d'identita' falsa"

"Quale minorenne beve vino?? Non vi ricordate da ragazzini? Si usava roba da quattro soldi per ubriacarsi!"

"Come no, al liceo pensavo sempre che un raffinato cabernet fosse meglio di una pila di lattine di birra"

giovedì, agosto 07, 2008

Perché il Brunello è il Brunello, e la Cocacola no

Mentre scrivo sono intento in una degu appena insolita, la nuova Cocacola zero. Non male, devo dire, sono finalmente riusciti a citare lo spettro aromatico/gustativo della Coca nella sua riedizione ipocalorica, dopo qualche tentativo meno riuscito. La bevanda bilancia bene il caratteristico amaro da caramello con una dolcezza meno posticcia del solito, e guadagna con facilita' un 72/100 di punteggio centesimale (si, continuo a dare punteggi). Resta il dubbio sui metodi, sulle misture, sulle arcane molecole usate per ottenere questo alto risultato; temo che una risposta esauriente possa provenire solo dall'anatopatologo che sovrintenderà alla mia autopsia.

Proprio quando stavo per eradicare definitivamente lo uniform resource locator del forum del Gambero dall'elenco dei miei segnalibri, vista la caotica inconcludenza di quel povero luogo virtuale lasciato a se' stesso senza alcun governo moderatore, ho trattenuto il mio mouse per seguire questo succoso dibattito. A riprova del fatto che pure dal caos e dall'anarchia nasce qualcosa di buono.
In estrema sintesi, in mezzo al cazzeggio e al trollismo sta finalmente emergendo qualche elemento (per me) utile a circoscrivere le ultime vicende rubricabili sotto “Brunellopoli”. Stanno uscendo allo scoperto quelli che dicono: basta tirarvela da fighetti con 'sto vinone costoso e per pochi, il brand è cosa nostra, ne faremo un vino per tutti – all'incirca. Quindi, venga finalmente un nuovo disciplinare, venga finalmente ammessa, perché no, una percentuale di uva alloctona, venga avviata la santantimizzazione del Brunello. [Sant'Antimo è una Doc minore dell'area, per la quale è all'incirca consentito tutto o quasi].

Sono scene già viste, e per questo le dinamiche relative al rosso ilcinese si stanno facendo appena un po' più comprensibili. Sono le sempiterne, inossidabili meccaniche che attengono all'industrializzazione del prodotto artigianale. Sono robe che abbiamo già visto millanta volte, ogni volta che l'industria si è appropriata del prodotto – o meglio, della sua immagine, della sua forza sul mercato, e l'ha svuotato, diluito, predigerito, precotto, ed infine squalificato. E' il caso di fare esempi? Solo qualcuno: avete comprato Montasio, Lardo di Colonnata, Castelmagno, recentemente, presso la vostra coop-sei-tu? Se sì, come me, allora avete afferrato il concetto. I prodotti in vendita presso la distribuzione industriale sono una patetica citazione dell'originale.

Certo, ora, è necessario che faccia un inciso: comprendo che il mio discorso segua una deriva ideologica che possa suonare irritante, per qualcuno. Me ne scuso e, anzi, terrei a precisare: io credo che, come sempre, il mezzo sia neutrale e il giudizio sul mezzo debba derivare dall'uso che se ne fa; ed infatti io vorrei, da consumatore, un'industria in grado di mantenere standard appena maggiori di quelli verificabili ora, che sono improntati unicamente al profitto irrispettoso del cliente, visto come limone da spremere e non come utente da servire.

Tornando al nostro Brunello, accade quindi che qualcuno, da qualche parte, abbia definitivamente chiaro che questo brand (che schifezza di inglesismo, sia consentito dire ad uno che si nutre di inglesismi) è pronto per la manovra di svuotamento.
Però, come ho quassù titolato: perche' il Brunello è il Brunello? (E avrei potuto dire, il Barolo è il Barolo, e via così). Quello che terrei a dire ora, con qualche forza, riguarda proprio l'essenza di questo vino, e la sua conseguente grandezza, che ne fa purtroppo un brand appetibile dai vasti e/o vastissimi mercati.

Qui non si tratta di essere snob, di enfatizzare l'abusato “per pochi ma non per tutti”; personalmente, poi, sono quanto di piu' distante dall'enosnobbone che ritiene che solo quel vino, da quella sola vigna, da quella sola annata sia l'unico vino che meriti d'essere bevuto; chi mi conosce sa che riesco a trovare gradevole quasi qualsiasi intruglio, perfino la Cocacola. Però credo pure di essere enofilo abbastanza da saper distinguere la grandezza dalla banalità.
Riferita al vino, la banalità è la capacità di essere prevedibile, oppure l'incapacità di destare qualche emozione. La grandezza di certi vini, storicamente, è stata determinata appunto dalla loro potente capacità di suscitare emozioni.

Se siete arrivati fino a questo punto senza scuotere la testa, bravi, siete enofili quanto basta – sennò pazienza, ci mancherebbe.

Il Brunello è il Brunello perché nel corso di decenni i pochi produttori dell'area ilcinese, con il loro lavoro, hanno contribuito a creare un prodotto suggestivo, emozionante, fatalmente per pochi, in ragione delle capacità produttive limitate; successivamente, il prodotto è risultato pure costoso ed elitario.
Ora, il tentativo messo in atto dai soliti industriali di renderlo per tutti, e meno costoso, passando magari per modifiche al disciplinare di produzione o chissà che altro, ha pochissimo a che fare con la filantropia, e molto a che fare con i loro bilanci aziendali. Ma siccome la grandezza di quel vino è appunto nella sua essenza, modificandone l'essenza si corre oggettivamente il rischio di comprometterne la futura grandezza, secondo schemi già visti e correndo il rischio che il Brunello di Montalcino sia il prossimo Lardo di Colonnata.

sabato, agosto 02, 2008

Dice che fa caldo


Non lamentiamoci troppo per il caldo: questa sembra un'altra estate tollerabile. Ed infatti i contadini in langa si lamentano dello sviluppo vegetativo in ritardo - pero' il ritardo fa riferimento all'anticipo inusuale delle annate ultime, troppo calde, quindi non c'e' ritardo ma semmai c'e' puntualita', vabbe', spero si sia capito.

Comunque, ogni scusa e' buona per aprire una bolla estiva da serbare opportunamente in frigo, anche se il caldo non opprime: la mia etichetta del momento e' la Malvasia Colli di Parma 2007, di Monte delle Vigne. Charmat apparentemente senza troppe pretese di complessita', deve il suo fascino all'uso dell'uva aromatica, Malvasia di Candia, in grado di sviluppare un clamoroso bouquet floreale/fruttato, amplissimo, spiazzante. Nessun residuo zuccherino in bocca, quindi lievissimo amaro; tuttavia questa interpretazione dello spumante, sopra le righe a causa del suo naso eccessivo e strabordante, e' il mio vino per l'estate - e difatti, visto che stasera la bottega chiude per le immeritate ferie, un paio di casse son gia' pronte per l'autoconsumo dell'enotecaro.

martedì, luglio 29, 2008

Tasca per insonni


A casa mia, come altrove, c'e' una televisione; questa viene impiegata per gli usi piu' vari, per leggere dvd e divx, per giocare con la playstation, come interfaccia per l'eee quando hai voglia di usare un monitor serio, e a volte, residuamente, per guardare qualche canale. Continuo ad ignorare pervicacemente ogni satellite o sky-simile, il vero media (serve dirlo?) a casa mia e' la rete.
Comunque, ci sono rare volte nelle quali si potrebbe indicare qualche programma possibilmente interessante: stasera, per esempio, su Rai Uno - per la serie "grandi dinastie" - ci sarebbe uno speciale dedicato a Tasca d'Almerita. Agi dice "in seconda serata", ma il sito di Raiuno lo annuncia per mezzanotte e un quarto; siccome normalmente a notte fonda va in onda il meglio del meglio (parola di insonne) questa cosina su Regaleali si annuncia interessante. Uno dei rossoni amati all'inizio della mia carriera di enofilo era il Rosso del Conte (ah, i ricordi) quindi stanotte credo che vegliero'.

venerdì, luglio 25, 2008

Momenti geek


L'advanced desktop del mio eee 900 in tutto il suo splendore; mi chiedo come ho vissuto senza, tutto 'sto tempo.

giovedì, luglio 24, 2008

Bum

La centrale nucleare di Tricastin, avrete letto, ha dato piu' d'un problema, ultimamente. Oltre a quelli serissimi, pure qualcuno inaspettato: "il consorzio di produzione del 'Coteaux du Tricastin', prestigioso vino a denominazione di origine controllata del 'Midi' francese, ne cambiera' probabilmente l'appellativo entro il 2009, in tempo per la vendemmia: preoccupa infatti i responsabili dell'ente vinicolo l'omonimia con il sito dove sorge la centrale nucleare da dove l'8 luglio scorso si verifico' una fuga di uranio allo stato liquido". [Agi].

Questa vicenda potrebbe essere d'aiuto, preventivamente, al nostro deprecato legislatore, che ha deciso di darsi all'obsoleta tecnologia nucleare nei prossimi (almeno) dieci anni, quando nel frattempo andremo tutti in bicicletta - oppure, sperabilmente, ci verra' concesso l'uso della tecnologia aliena reperita a Roswell.
Nel frattempo, dicevo, il nostro governo potrebbe evitare di impiantare centrali nucleari coincidenti coi toponimi enologici: immaginate un po' l'effetto che farebbe la "centrale nucleare di Neive"; oppure di Cormons, Montepulciano, Valdobbiadene.
A pensarci bene, praticamente ogni toponimo del belpaese coincide con qualche tipo di virtu' nazionale, sia essa turistica o produttiva; le centrale nucleari di Venezia o di Firenze sarebbero altrettanto sciagurate.
Si, a pensarci bene, sarebbe da cestinare l'idea stessa di centrale nucleare.

martedì, luglio 22, 2008

Quelli miei, proprio mai


La notizia non e' data dal fatto che qualcuno, alla Camera dei deputati, si soffermi su questo indegno blogghe, come da report del mio contatore; la notizia e' che costoro usino un confortevolissimo Windows 2000. Mentre il Ministero della giustizia traligna con XP.

Previsioni sull'andamento della vendemmia 2009

No, non mi sono sbagliato a pistazzare: qui, in questo blog, siamo proprio piu' avanti.


Sara' che ho appena letto le previsioni Ismea sulla vendemmia 2008 (in quattro cartelle dice: si produrra' un po' di piu' - fine; e con cio' risparmi tempo) sara' che ogni anno ci si deve cimentare con queste inevitabili profezie, insomma pure io non vorrei essere da meno, e comunque terrei a differenziarmi. Quindi, ecco le previsioni per la vendemmia 2009. Che la 2008 son capaci tutti.

In breve: dopo un inverno alquanto rigido, la primavera del 2009 portera' abbondanti piogge nel periodo di marzo; sicuramente piovera' durante la settimana del Vinitaly. E comunque piogge sono annuciate per i ponti prossimi al 25 aprile e primo maggio. Questo non inibira' lo sviluppo vegetativo, che anzi si annuncia nella norma; quanti faranno trattamenti per tempo, riuscendo a indovinare esattamente quando piovera', se la caveranno egregiamente; gli altri diranno che i trattamenti non servono, e comunque sono superati. L'estate si annuncia calda e/o caldissima, ma potrebbe pure essere fresca come quella del 2008, se anziche' il surriscaldamento globale si andra' incontro ad una nuova glaciazione - su questo il dibattito e' aperto. La vendemmia sara', comunque ed ineluttabilmente, "a macchia di leopardo". E verra' autorizzato l'uso del mosto concentrato pure nel 2009, a prescindere. E almeno su quest'ultima previsione coltivo qualche certezza.

giovedì, luglio 17, 2008

Via, via (vieni via di qui)

[Il post non c'entra alcunche' con la canzone, ma mi piaceva il titolo]

Cose da fare a bottega quando sei morto (di noia): pigli l'auto e scappi in Langa. Cosi', per andare a vedere un paio di cantine di riferimento, per far rifornimento, per fare allenamento, per farti un po' contento. Oggi e' andata cosi'. Tra l'altro, per consueto amore del paradosso, in Langa cercavo un bianco, avevo voglia di assaggiare e comprare un bianco, ma comunque non un bianco ovvio e prevedibile; le declinazioni dello Chardonnay e dalla barrique sono infinite ed infatti in agenda avevo un Riesling, solo acciaio, di un barolista stranoto, Vajra - anzi, googlando un po' sul suo Langhe Bianco tra i primi risultati c'e' Franco Ziliani, manco a dirlo. Avevo assaggiato per caso un'annata risalente di quel Riesling, che nella maturita' esprime una potenza complessa e stratificata da grandezza; la vendemmia disponibile, 2007, non regala ancora le mineralita' goduriose che promette (in una decina d'anni, secondo Milena Vajra); ora stordisce con un bel cazzottone acido, bilanciato dall'alcol morbido. Eppure e' gia' una delizia. A listino e' sui 28 euri, quindi vino non piccolo, ma che merita d'essere dimenticato in cantina, per chi sa aspettare. Il resto della produzione riflette uno stile encomiabile, con l'austerita' tradizionalista che e' temperata, in ogni release aziendale, da sovrana eleganza.

[Update: pure Max scrive del biancone di Vajra qui. La fotina che correda non rende merito alla signora Milena, che e' di molto piu' graziosa]

martedì, luglio 15, 2008

Siore e siori, questo e' il 2008

Stamattina, mentre performavo la vendita di un magnum Ruinart blanc de blancs, ho utilizzato uno dei miei argomenti di vendita preferiti. Lo immetto in condivisione, si sa mai che possa tornare utile a qualche collega.

L'obiezione canonica, quando vendi Champagne che non rientri nel numero della banda dei quattro (Mumm, Veuve, Moet, Pommery) e' sostanzialmente: come faccio a regalare uno Champagne ignoto, se chi lo riceve non lo conosce, non lo apprezza, e via dicendo. Questo genere di argomento si smonta abbastanza validamente annunciando: caro signore, questo e' il 2008, non il 1975. C'e' stato un tempo nel quale, certamente, il consumatore aveva bisogno di far riferimento alla griffe per affidare la sua scelta; oggi le cose stanno diversamente. Quanti tra di noi consumano qualsiasi prodotto, si affidano anche e soprattutto a Google; cosi', quando ci troviamo tra le mani una qualsiasi griffe ignota, qualunque sia l'oggetto del nostro consumo, inserendola nel motore di ricerca otteniamo un quadro parecchio piu' chiaro del suo valore. Questo, appunto, non e' il 1975, e' il 2008. Quindi, prescindendo dal livello di conoscenza in tema Champagne (non e' obbligatorio essere enofili, alle solite) se immetti "Selosse Rosè" in google leggi i peana - mentre un po' meno gloriose sono le letture relative a veuv clicò.

Il consumatore ha l'opportunita' di fare un uso approfondito della rete per procedere nella conoscenza, pure tra le difficolta' del caso; un certo tipo di approccio "arcaico" al consumo, attraverso griffe peraltro parecchio svuotate di contenuto, rappresenta il passato. Naturalmente sta a noi (operatori) decidere se voler tenere un piede nel passato, oppure riconoscere le dinamiche del presente; nel caso, comunicando le stesse ai nostri clienti.

sabato, luglio 12, 2008

Il mantra dell'incomprensibilita' (contiene rece)

O mondo incomprensibile: e' il mio mantra preferito, meglio potrei dire il mio tormentone, che ripeto spesso e volentieri. Nel farlo, evito di approfondire le cause: se sia io che non ci arrivo oppure e' l'universo che non si spiega. In questi ultimi giorni, per dire, ho avuto notevoli difficolta' a spiegare al cliente curioso cosa e' successo col Brunello, e col Decreto Zaia: e' tornato tutto a posto? Bacchetta magica? Oppure: non e' proprio, mai, successo niente? Onestamente, qualcosa mi sfugge; appare certo che tutto, ora, sia a posto - un po' come la spazzatura a Napoli, e' sparita dal Tg4; segno che il problema e' risolto. Forse.

E certo, non e' colpa di internet che ci rende piu' stupidi - per fortuna qualcuno spiega perche': "la tesi stupida che i sistemi internet ci rendano meno intelligenti è stata messa in giro con molto clamore. E' un segno di paura da parte di chi controlla l'informazione, in particolare i giornali tradizionali (non a caso la notizia è stata molto diffusa dai quotidiani) e le televisioni (che hanno dato all'argomento ampio spazio). In realtà, hanno paura che il pubblico li abbandoni (o, come si direbbe con un linguaggio in voga, li mandi dove avete ben compreso)" - E grazie al qualcun altro che segnala il pezzo.

Come forse avrete letto in giro (vi basti la copertina dell'ultimo Espresso) siamo probabilmente sull'orlo dell'abisso economico-finanziario; per chi, come me, opera (comunque) in quell'ambito commerciale riconducibile al termine "accoglienza" (che mi piace una cifra, sottolineo) e' grande la sopresa nel vedere che c'e' chi insiste a darsi da fare, nonostante chi ci governa sia intento ai casi propri, per cui e' normale che si vada a rotoli - ma questo non si puo' dire, perche' si chiamerebbe qualunquismo. Quindi, rinunciamo a capire perche' stiamo scrutando l'orlo del suddetto abisso.

Piuttosto, diamo un senso vagamente food a questo post, inserendo la rece (sta a significare recensione, tutto ti devo spiegare?) d'un ristorante visitato ierisera. La sorpresa, probabilmente, e' tanto piu' piacevole quando nel corso della giornata ti hanno tenuto compagnia i cupi pensieri su esposti; ti siedi a tavola e ti sorprendi di ogni minuzia positiva, alla fine probabilmente la enfatizzi, ma appunto se non t'aspetti niente di buono godi due volte. Andiamo con ordine.

Il ristorante sta in una stradina interna al quartiere di Pegli, Genova, non distante dalla mia magione; una strada senza pretese in un quartiere ex-glorioso, l'unico nel ponente della mia citta' ad esibire un lungomare e qualche vestigia d'un passato turistico; la porta, rossa, e' una nota cromatica cospicua, che fa molto bistro' - con stile vezzoso e buona misura, che, vedro' poi, e' la cifra complessiva degli arredi e degli interni. D'accordo, entrando, tra gli arredi aggraziati, la barrique con le bottiglie e varie leziosita' compare la solita Berkel; sull'eccesso di Berkel ad uso arredo molti altri si sono gia' dilungati, quindi eviterei d'infierire; resta sempre il dubbio: sopravvive qualcuno che usi una Berkel per affettare la mortadella? Comunque, esploro brevemente gli interni pieni di belle cose buttate qua e la', ed arrivo ad una stanzetta adibita a sala per bimbi: incredibile, in una citta' a crescita zero un ristoratore che pensa ai bambini; l'ho ancora detto che il mondo e' incomprensibile? La parte piu' bella, pero', e' il piccolo giardino all'aperto, dove mangeremo, su sedie in ferro battuto non comodissime ma stilose e coerenti; grandi ombrelloni coprono i pochi tavoli, ravvicinati (ma questa e' Genova, mica la Pianura padana) e, finalmente, ti godi una location, incredibile a dirsi, fighetta ma non banale. Sono seduto al limite dello spiazzo aperto, lungo il quale corre un antico muro che, immagino, divideva le proprieta' con i giardini di questi vecchi palazzi patrizi, anticamente ville fuori citta' ad uso dei borghesi che "uscivano" da Genova per andare al mare; oggi questi quartieri sono annegati nella citta'; ma questo muro, coperto dai rampicanti, sbrecciato e cadente, e' puramente retro' senza infingimenti, e' antico e basta, non mente, non e' evocazione posticcia di antichita': e' antico di suo. Osservare da vicino qualcosa/qualcuno che non mi racconta storie, da solo, e' gia' appagante. E ancora: personale simpatico e cordiale. Da queste parti, scusate, e' praticamente un optional che volentieri pagheresti.
Cosa si mangia? Diciamo subito: niente voli pindarici, cucina riconoscibile, facile, forse un po' riluttante, ma che ci volete fare, io sono il genere di gurmè che, quando gli presentano "paccheri con pomodorini e pancetta" fatti bene e golosi, non si lamenta. Gia' gli antipasti si annunciano godibili, con i muscoli (cozze) perfetti, con mozzarella piaciona, con peperoni in agrodolce - ecco, questi davvero - memorabili per dolcezza. E ottimo pane. Da queste poche cose si capisce che le evocazioni iberiche sono, ovviamente, ignote. E va bene cosi'; i piatti sono, ci crederesti? rotondi e bianchi. In generale le preparazioni hanno spunti da meridione d'Italia (non ho indagato piu' di tanto) e le esecuzioni sono, come dicevo, improntate sulla facilita', sono confortanti e confortevoli. Il menu e' scritto a mano su un foglio di carta-paglia (la stessa che ti fa da tovaglietta) e la carta dei vini, eh, quella non c'e'. Io chiedo un bianco ligure, la signorina mi propone un Vermentino (quale, ovvio, non si sa). Questa e' la classica premessa per una brutta sorpresa, e invece ti servono un clamoroso Vermentino Riviera Ponente 2007 di Ruffino, azienda assolutamente sugli scudi, che conosco ed apprezzo: applauso. Salto il secondo, passo al dolce, una pastiera ricottosa quanto basta, di ottima esecuzione. Antipasto, primo, dolce, vino serissimo e acqua: sui trenta euri a personcina. Coordinate:
Ristorante Antica Via Venti
Specialita' genovesi e napoletane
Via Martiri della Liberta' 63R - Genova Pegli
Tel. 010 664665
Esci col piacere d'aver trovato un esercente che onora la categoria, e quasi rinfrancato nel vedere un ristorante aperto da poco, ma al gran completo, segno di buon successo, a dispetto delle crisi e dei tracolli.

mercoledì, luglio 09, 2008

Della roboante retroetichetta


Ci sono componenti del vino regolamentate dalla legge - perlomeno, ci si prova. Poi ci sono aree dell'enomondo totalmente anarchiche e deregolate, tipo le retro-etichette. Li' sembra che puoi proprio scrivere quello che ti pare, con qualche sprezzo del pericolo. Sul mio frizzantino bianco di riferimento leggo:
Vino profumato ed aromatico, con sentori che vanno dal fruttato del Pinot, al miele d'acacia dello Chardonnay, all'albicocca del Verduzzo e al peperino tipico del Sauvignon. Adatto a tutte le occasoni, e' ottimo con il pesce, con primi piatti a base di funghi e verdure, e persino con le carni rosse
Insomma, una roba cosi' ecumenica non s'era mai bevuta.

[Postfazione nr. 1: visto che dedico un post ad un frizzantino da sei euri, spero sia evidente una volta per tutte che son stato radiato dal club degli enosnobboni]
[Postfazione nr. 2: questo blog non linka il sito del produttore del vino - Legatura Mionetto - come forma di protesta nei confronti dei siti irrimediabilmente troppo brutti, in flash]

mercoledì, luglio 02, 2008

Si, vabbe', ma dai


Confesso, l'ho rifatto: ho curiosato tra le keywords di ricerca interna del blogghe. Teens, ecco, un po' m'ha sorpreso.

martedì, luglio 01, 2008

Guardare il (vino)mondo con gli occhi del bottegaio

Durante il trascorso TerroirVino, peregrinando di tavolo in tavolo, volentieri mi accompagnavo con amici, clienti, conoscenti d'ogni tipo; assaggiare da soli e' utile a non farsi influenzare, ma assaggiare in compagnia e' divertente: ti permetti di maramaldeggiare con l'assaggiatore incompetente, ti zittisci e prendi appunti se affianchi quello in gamba. Dovunque andassi, comunque, ad ogni assaggio formulavo la richiesta canonica al produttore: quanto costa?
Ovvio, essendo io commerciante, dovevo acquisire il dato. Il freddo elemento finanziario contribuisce al giudizio finale: puoi pure produrre un bel rossone da 80/100, ma se lo metti 25 euri piu' IVA (che significherebbe, idealmente, 45 euri in enoteca) sei sostanzialmente fuori mercato. Con qualche sorpresa, assaggiando in compagnia di molti enoappassionati, mi accorgevo d'essere sempre l'unico a fare 'sta domandina: d'accordo, sara' il mio bieco lavoro da sensale, ma possibile che a nessuno interessasse?

Eppure, ribadisco: non si puo' formulare un giudizio davvero compiuto su un vino, se non si ha chiaro pure l'aspetto monetario; capisco che l'assaggiatore puro desideri estraniarsi dai bassi sentimenti mercantili, ma mi chiedo: fa bene? Il limite monetario, certo, e' soggettivo; per quanto mi riguarda gioca pure il raffronto: per 45 euri, quali altri vini migliori, piu' significativi, posso vendere a bottega? Ecco perche', per esempio, non vendo Nero d'Avola a quelle cifre (e ce ne sarebbero). Per meno bevi Brunello; e non ditemi che sono inconfrontabili: un Nero d'Avola a quel prezzo e' confrontabile, purtroppo per lui, con una miriade di supertuscan intermedi. Ma non divaghiamo; si diceva: l'assaggiatore farebbe bene a tener presente anche l'elemento prezzo.

Durante uno dei molti Viniveri/ViniDiContadini/Vinifighi ricordo un produttore encomiabile. Presentava il solito bianco-sulle-bucce di cui mai abbastanza sparlero'; colore del te'; puzze insopportabili; incomprensibile; punteggio: 55/100. Faccio qualche domandina sulla produzione, al che viene fuori quanto segue (indimenticabile): zona di provenianza Colli Bolognesi, duemila bottiglie prodotte, primo anno in assoluto di produzione, vinificazione "totalmente naturale senza nessun tipo di intervento di qualunque genere". Prezzo "ancora non so bene, sai, ancora non ho idea... almeno dieci euro piu' IVA". Sbam! - Svenimento dell'enotecario - una roba cosi' a 16 euri almeno al mio cliente? Siamo alla follia.

Poi, ovviamente, se questa e' la regola ci stanno le eccezioni. Accade pure che il bottegaio si lasci prendere dal sentimento (non ridete, puo' succedere) e si lasci sedurre da elementi altri (troppo lunghi da dire, qui) per cui ci innamoriamo, che so, di un Salvioni nonostante le cifre: quello che trasmetteva quel vino trascendeva il prezzo.

[Fotina lietamente scippata a questa gallery di Fil]

domenica, giugno 29, 2008

Figurati se me la facevo sfuggire

"Tre bicchieri al giorno di vino rosso aumentano il piacere sessuale favorendo l'erezione e ritardando lievemente il riflesso eiaculatorio". Imperdibile notiziola a cura del prof. Ledda, nell'ambito dell'ultimo convegno "Vino & Salute", a cui grati rivolgiamo il pensiero.

sabato, giugno 28, 2008

Manco copiare sai


Dagospia scivola su Perrier-Jouët, e la maison francese diventa Perrie-Joét. Si, d'accordo, uno potrebbe dire: ma tròvati delle letture serie, perlomeno riferite all'enomondo. Tuttavia e' sabato, fa caldo, e uno a bottega evade come puo'. Anzi, ritrova qualche sinapsi funzionante, sull'argomento in questione:
1. non e' la prima volta (magari neppure l'ultima) che Dago snobba il copy&paste
2. del resto, questi sono i segni della decadenza.

giovedì, giugno 26, 2008

Valuta pregiata


Si festeggia l'incoronazione del Re di Tonga, e si brinda con un vino italiano, prodotto ovviamente da un Barone (similes cum similibus). Il vino, per dire, si chiama Coronation. La curiosita' maggiore: il Re di Tonga, paga davvero in Panga?
[Cheppoi sarebbe paʻanga, vabbe']

mercoledì, giugno 25, 2008

Stai sempre a criticare i supermercati


Carina l'immagine qua sopra, eh? Ringrazio Mauro Biani, via Macchianera. Mentre qualcuno si lagna per la dura flessione dei consumi, qualcun altro scaccia i clienti col forcone.
[E, alle solite, qualcuno ha youtubizzato simili eventi]

martedì, giugno 24, 2008

Spammer of the year


Nell'inbox, stamattina.
Elementi che concorrono ad attribuirgli il premio di spammarolo dell'anno:
  • Sito in flash non skippabile, con ipnotica musichetta, ma vidimato W3c (qui custodiet ipsos custodes?)
  • Inquietante fotina in home, con tanto di indimenticato politico locale, ed altri non individuabili ma in stile Goodfellas.
  • Perfetto equilibrio tra tono da "un favore ti chiedo, che non me lo puoi rifiutare" (visitate il sito attentamente) e tono amicale (vi augura un mondo di bene).
  • Assoluta territorialita': ammirevole la sicilianitudine della circonlocuzione "che lo trovate in fondo alla pagina del sito".
Grazie, e complimenti vivissimi. In attesa di visitarvi al prossimo Vinitaly.

mercoledì, giugno 18, 2008

Buccismo senza limitismo

E fu Terroir Vino, e potremo dire: io c'ero. Orbene, ci sia consentito un breve fremito d'orgoglio localista, che del resto da queste parti c'e' ben poco di che essere orgogliosi (basta leggere cosa scrive Luca su certa ristorazione - in attesa che lo sbertucciato ci quereli a tutti e cosi' si emigra in Cina).
La rassegna e' alquanto riuscita, e certo la location ha il suo bel perche'; tempo clemente, ovvero neppure caldo, il nemico classico di ogni degu, che assaggiare a temperature africane azzera ogni appeal. Ovviamente c'era mezzo mondo bloggarolo (saluto tutti) quindi la convention ha avuto pure un bel saporino due-punto-zero. Adesso mi auguro solo che lorsignori (gli enti pubblici, Comune, Provincia, Regione, UE, Onu e quant'altri) si decidano a fare un bel monumento a Filippo, anziche' far finta di niente come sempre, quando qualcuno qui si da' da fare.
Comunque, tanto per non sembrare buonista, facciamo pure qualche critica: la prossima volta consiglierei tavoli piu' distanziati, se possibile. E quanto al ristoratore della cenetta in terrazza, mi offro volontario per comandare la spedizione che vada a spiegargli un paio di elementi costitutivi del mestiere. Ri-cit. Luca, vedi sopra. Velo pietoso.

Ed a questo punto ci starebbe pure bene disquisire di vini. Centotrenta espositori non consentono una gran sintesi, e del resto spero che qualcun altro si prenda la briga si metter giu' appunti e recensioni. Esercitato lo scaricabarile, qui vorrei brevemente rilevare la dilagante (anzi, dilagata) tendenza della buccia a contatto con i bianchi; una tecnica di vinificazione molto vecchio stile, confinata dall'enologia anni '80 nel numero delle pratiche esecrabili (colori giallo-carichi, opalescenze, microelementi in sospensione, insomma, uno strazio ossidativo) quindi quasi sparita da ogni cantina che volesse dirsi moderna; ma siccome tutto scorre, ecco che alla fine dei '90 hanno ricominciato a pilotare questo stile di vinificazione primitiva, dura e pura, viscerale; cio' che prima era male diviene bene, l'errore era virtu' e la virtu' era erratica, nella solita contraddanza per cui il bianco e' nero e la notte e' giorno (del resto pure Berlusconi era Socialista). Siete confusi? Perche' non avete assaggiato i vini: che in quel caso la confusione era totale. Telegraficamente: a me questa cosa della vinificazione a contatto con le bucce non mi convince; prenderei, come unico esempio, l'Antico Sfizio (gia' il nome... mah) di Maria Donata Bianchi, se non altro perche' era immediatamente verificabile la differenza con suo Vermentino vinificato "normalmente" (cioe' correttamente, cioe' modernamente, cioe' come negli anni '80... uff) -- ecco, l'Antico coso proprio ridondava di note ossidative, sembrava una specie di esercizio di stile; mentre il Vermentino Riviera Ligure di Ponente 2006 aveva un'esaltante freschezza salmastra al naso, anzi, a mio parere rappresenterebbe l'archetipo di Vermentino RLP di riferimento. Insomma, l'assaggio dei bianchi-a-contatto-con-le-bucce alla fine rappresenta un bell'esercizio didattico, spesso con notevoli delusioni. Preferendo la via classica, non so qualificarmi: sono modernista siccome mi rifaccio agli anni '80? Gli ultra-tradizionalisti del bianco "come cento anni fa" costituiscono la modernita' nel 2008, quindi, cosa e' moderno? Cosa e' tradizionale? Grande e' la confusione sotto il cielo, eccetera, eccetera.

martedì, giugno 17, 2008

Franza o Spagna


Quando si tratta di taroccare, non siamo neppure nazionalisti; un grande classico e' lo Champagne fasullo, in realta' banale frizzantino. Hai visto mai che ci porti qualche genere di fortuna, stasera contro la Francia?

domenica, giugno 15, 2008

Oggi qui, domani pure


Domani il vostro bloggarolo enotecario s'accampa al Palazzo Ducale di Genova per Terroir Vino - una tantum, una kermesse a chilometri zero.

Un giorno ti svegli, e sei linuxiano


[Tutto e' cominciato qualche mese fa, col nuovo portatile Asus per casa; bello, potente, perfetto. Ma con Windows Vista]

Arriva un momento nel quale ti accorgi di corrispondere un prezzo elevato a fronte di una prestazione scadente; parlando di computer, questo avviene con i prodotti di Microsoft, ormai; non voglio infilarmi nella piu' trita guerra di religione che strazia il mondo informatico, ma semplicemente raccontare la storiella. Pacatamente, serenamente, come direbbe lui.
Accendi la macchina nuova e l'ingombrante sistema operativo ti prende per mano - anzi, ti strattona la giacca, e ti spiega cosa e' meglio per te. Senza possibilita' di opzionare, che so, una casella con la spunta "sentite, so cosa sto facendo, smettetela di avvisarmi". Windows Vista e' un continuo pop up di allerta, fermo li', non cliccare qui, azzo fai. E basta! Due giorni di strazio, poi la svolta definitiva: spiano l'hard disk con una stabile, e tollerabile, versione di XP, ma soprattutto una bella partizione con Ubuntu, una release a prova di niubbone.
Un mondo nuovo si squaderna, sei di nuovo proprietario della tua macchina; il sistema operativo fa quel che dici tu, quando premi Canc su un file non ti chiede conferma "spostare nel cestino?? ma sei sicuro??" -- semplicemente, cancella il file; cribbio, se l'hai cancellato, sara' perche' volevi cancellarlo, no? Fine degli stress da malware, spazzature, virus e bestiacce; cosi', un giorno via l'altro, impianti Ubuntu su un'altra macchina a bottega, poi un'altra ancora, e un bel giorno ti svegli e sei linuxiano.

mercoledì, giugno 11, 2008

Nel posto giusto, nel momento giusto. Senza saperlo


Ci sono giorni nei quali fuggiresti dalla pazza folla piu' rapidamente che in altri; cosi', la settimana scorsa, il mio rappr di riferimento mi propone una fuga di due giorni, lunedi' e martedi', in chiantishire, ed io volentieri m'involo; il tempo di affiggere sulla saracinesca "arrivederci a mercoledi'" e sono in viaggio. Destinazione Fattoria di Nozzole; inutile dire e descrivere cosa siano questi angoli di paradiso in terra; o lo sapete gia', perche' gia' bazzicate l'enomondo (e quindi e' inutile che ve lo racconti) oppure non avete idea di cosa sia questa delizia, per cui narrarvelo attirerebbe sul bloggarolo orrende invidie (bad vibrations).

Comunque sia, mi ritiro dal mondo per due giorni, e per due giorni non ho nemmeno voglia di accrocchiare la connettivita' UMTS al mio adorato, nuovo giocattolo geek; del resto ho solo voglia di fuggire, appunto, di non sapere nulla di alcunche'. Si assaggia, si confronta, si chiacchiera; martedi' mattina, poi, fuori programma, sono a Montalcino (l'azienda ospite ha nelle sue proprieta' La Fuga); a Montalcino, nella rocca, coi colleghi si beve la riserva di Soldera (15 euri il mezzo calice; una piccola felicita' a 15 euri: commovente) e manco a dirlo si discetta di brunellopoli. Uscendo l'occhio si ferma sulla locandina de La Nazione che strilla: dimissionario il presidente del Consorzio; ma che succede, chiedo io. Boh, nessuno sa niente, neppure il dir comm che ci anfitriona; sono a Montalcino nel mezzo dello showdown, ed e' come se fossi in Lapponia. Tutto perche', per due giorni, sono stato alla larga dai blogghe; oggi ovviamente recupero [1 & 2], di ritorno in un mondo pluggato.

Resta solo una vaga nostalgia del forzato ottundimento; via da tutto e da tutti, senza sapere; appena tornato, gia' ri-fuggirei.

venerdì, giugno 06, 2008

Tràttasi di omonimia


Questa settimana gùgol news e' stato generoso di notiziole salutiste: sul vino che fa bene, avete presente il genere. Ad esempio, il famoso resveratrolo che, oltre ad aiutare il cuore, rallenterebbe l'invecchiamento (vèdasi, esempio tra tanti, il Washington Post). Quanti tra voi invece soffrono di artrite reumatoide (vi vedo, arzilli vecchietti, che smanettate col computer) potranno trarre etilico giovamento bevendo cinque bicchieri di vino alla settimana - via Agi, stavolta. Buon ultimo, un certo gruppo Espresso tratta del french paradox (mai sentito, scommetto) riprendendo quanto sopra, e cioe' che "il consumo di resveratrolo in alte dosi sia in grado di prolungare la vita negli invertebrati e prevenga la morte prematura in topi in regime di dieta ipercalorica". Credo sia un caso di omonimia con quell'altro Espresso, quello che durante il Vinitaly titolava "velenitaly" infilandoci, in mezzo, vini contraffatti, Brunello, ricchi premi e cotillons.