martedì, luglio 22, 2008

Previsioni sull'andamento della vendemmia 2009

No, non mi sono sbagliato a pistazzare: qui, in questo blog, siamo proprio piu' avanti.


Sara' che ho appena letto le previsioni Ismea sulla vendemmia 2008 (in quattro cartelle dice: si produrra' un po' di piu' - fine; e con cio' risparmi tempo) sara' che ogni anno ci si deve cimentare con queste inevitabili profezie, insomma pure io non vorrei essere da meno, e comunque terrei a differenziarmi. Quindi, ecco le previsioni per la vendemmia 2009. Che la 2008 son capaci tutti.

In breve: dopo un inverno alquanto rigido, la primavera del 2009 portera' abbondanti piogge nel periodo di marzo; sicuramente piovera' durante la settimana del Vinitaly. E comunque piogge sono annuciate per i ponti prossimi al 25 aprile e primo maggio. Questo non inibira' lo sviluppo vegetativo, che anzi si annuncia nella norma; quanti faranno trattamenti per tempo, riuscendo a indovinare esattamente quando piovera', se la caveranno egregiamente; gli altri diranno che i trattamenti non servono, e comunque sono superati. L'estate si annuncia calda e/o caldissima, ma potrebbe pure essere fresca come quella del 2008, se anziche' il surriscaldamento globale si andra' incontro ad una nuova glaciazione - su questo il dibattito e' aperto. La vendemmia sara', comunque ed ineluttabilmente, "a macchia di leopardo". E verra' autorizzato l'uso del mosto concentrato pure nel 2009, a prescindere. E almeno su quest'ultima previsione coltivo qualche certezza.

giovedì, luglio 17, 2008

Via, via (vieni via di qui)

[Il post non c'entra alcunche' con la canzone, ma mi piaceva il titolo]

Cose da fare a bottega quando sei morto (di noia): pigli l'auto e scappi in Langa. Cosi', per andare a vedere un paio di cantine di riferimento, per far rifornimento, per fare allenamento, per farti un po' contento. Oggi e' andata cosi'. Tra l'altro, per consueto amore del paradosso, in Langa cercavo un bianco, avevo voglia di assaggiare e comprare un bianco, ma comunque non un bianco ovvio e prevedibile; le declinazioni dello Chardonnay e dalla barrique sono infinite ed infatti in agenda avevo un Riesling, solo acciaio, di un barolista stranoto, Vajra - anzi, googlando un po' sul suo Langhe Bianco tra i primi risultati c'e' Franco Ziliani, manco a dirlo. Avevo assaggiato per caso un'annata risalente di quel Riesling, che nella maturita' esprime una potenza complessa e stratificata da grandezza; la vendemmia disponibile, 2007, non regala ancora le mineralita' goduriose che promette (in una decina d'anni, secondo Milena Vajra); ora stordisce con un bel cazzottone acido, bilanciato dall'alcol morbido. Eppure e' gia' una delizia. A listino e' sui 28 euri, quindi vino non piccolo, ma che merita d'essere dimenticato in cantina, per chi sa aspettare. Il resto della produzione riflette uno stile encomiabile, con l'austerita' tradizionalista che e' temperata, in ogni release aziendale, da sovrana eleganza.

[Update: pure Max scrive del biancone di Vajra qui. La fotina che correda non rende merito alla signora Milena, che e' di molto piu' graziosa]

martedì, luglio 15, 2008

Siore e siori, questo e' il 2008

Stamattina, mentre performavo la vendita di un magnum Ruinart blanc de blancs, ho utilizzato uno dei miei argomenti di vendita preferiti. Lo immetto in condivisione, si sa mai che possa tornare utile a qualche collega.

L'obiezione canonica, quando vendi Champagne che non rientri nel numero della banda dei quattro (Mumm, Veuve, Moet, Pommery) e' sostanzialmente: come faccio a regalare uno Champagne ignoto, se chi lo riceve non lo conosce, non lo apprezza, e via dicendo. Questo genere di argomento si smonta abbastanza validamente annunciando: caro signore, questo e' il 2008, non il 1975. C'e' stato un tempo nel quale, certamente, il consumatore aveva bisogno di far riferimento alla griffe per affidare la sua scelta; oggi le cose stanno diversamente. Quanti tra di noi consumano qualsiasi prodotto, si affidano anche e soprattutto a Google; cosi', quando ci troviamo tra le mani una qualsiasi griffe ignota, qualunque sia l'oggetto del nostro consumo, inserendola nel motore di ricerca otteniamo un quadro parecchio piu' chiaro del suo valore. Questo, appunto, non e' il 1975, e' il 2008. Quindi, prescindendo dal livello di conoscenza in tema Champagne (non e' obbligatorio essere enofili, alle solite) se immetti "Selosse Rosè" in google leggi i peana - mentre un po' meno gloriose sono le letture relative a veuv clicò.

Il consumatore ha l'opportunita' di fare un uso approfondito della rete per procedere nella conoscenza, pure tra le difficolta' del caso; un certo tipo di approccio "arcaico" al consumo, attraverso griffe peraltro parecchio svuotate di contenuto, rappresenta il passato. Naturalmente sta a noi (operatori) decidere se voler tenere un piede nel passato, oppure riconoscere le dinamiche del presente; nel caso, comunicando le stesse ai nostri clienti.

sabato, luglio 12, 2008

Il mantra dell'incomprensibilita' (contiene rece)

O mondo incomprensibile: e' il mio mantra preferito, meglio potrei dire il mio tormentone, che ripeto spesso e volentieri. Nel farlo, evito di approfondire le cause: se sia io che non ci arrivo oppure e' l'universo che non si spiega. In questi ultimi giorni, per dire, ho avuto notevoli difficolta' a spiegare al cliente curioso cosa e' successo col Brunello, e col Decreto Zaia: e' tornato tutto a posto? Bacchetta magica? Oppure: non e' proprio, mai, successo niente? Onestamente, qualcosa mi sfugge; appare certo che tutto, ora, sia a posto - un po' come la spazzatura a Napoli, e' sparita dal Tg4; segno che il problema e' risolto. Forse.

E certo, non e' colpa di internet che ci rende piu' stupidi - per fortuna qualcuno spiega perche': "la tesi stupida che i sistemi internet ci rendano meno intelligenti è stata messa in giro con molto clamore. E' un segno di paura da parte di chi controlla l'informazione, in particolare i giornali tradizionali (non a caso la notizia è stata molto diffusa dai quotidiani) e le televisioni (che hanno dato all'argomento ampio spazio). In realtà, hanno paura che il pubblico li abbandoni (o, come si direbbe con un linguaggio in voga, li mandi dove avete ben compreso)" - E grazie al qualcun altro che segnala il pezzo.

Come forse avrete letto in giro (vi basti la copertina dell'ultimo Espresso) siamo probabilmente sull'orlo dell'abisso economico-finanziario; per chi, come me, opera (comunque) in quell'ambito commerciale riconducibile al termine "accoglienza" (che mi piace una cifra, sottolineo) e' grande la sopresa nel vedere che c'e' chi insiste a darsi da fare, nonostante chi ci governa sia intento ai casi propri, per cui e' normale che si vada a rotoli - ma questo non si puo' dire, perche' si chiamerebbe qualunquismo. Quindi, rinunciamo a capire perche' stiamo scrutando l'orlo del suddetto abisso.

Piuttosto, diamo un senso vagamente food a questo post, inserendo la rece (sta a significare recensione, tutto ti devo spiegare?) d'un ristorante visitato ierisera. La sorpresa, probabilmente, e' tanto piu' piacevole quando nel corso della giornata ti hanno tenuto compagnia i cupi pensieri su esposti; ti siedi a tavola e ti sorprendi di ogni minuzia positiva, alla fine probabilmente la enfatizzi, ma appunto se non t'aspetti niente di buono godi due volte. Andiamo con ordine.

Il ristorante sta in una stradina interna al quartiere di Pegli, Genova, non distante dalla mia magione; una strada senza pretese in un quartiere ex-glorioso, l'unico nel ponente della mia citta' ad esibire un lungomare e qualche vestigia d'un passato turistico; la porta, rossa, e' una nota cromatica cospicua, che fa molto bistro' - con stile vezzoso e buona misura, che, vedro' poi, e' la cifra complessiva degli arredi e degli interni. D'accordo, entrando, tra gli arredi aggraziati, la barrique con le bottiglie e varie leziosita' compare la solita Berkel; sull'eccesso di Berkel ad uso arredo molti altri si sono gia' dilungati, quindi eviterei d'infierire; resta sempre il dubbio: sopravvive qualcuno che usi una Berkel per affettare la mortadella? Comunque, esploro brevemente gli interni pieni di belle cose buttate qua e la', ed arrivo ad una stanzetta adibita a sala per bimbi: incredibile, in una citta' a crescita zero un ristoratore che pensa ai bambini; l'ho ancora detto che il mondo e' incomprensibile? La parte piu' bella, pero', e' il piccolo giardino all'aperto, dove mangeremo, su sedie in ferro battuto non comodissime ma stilose e coerenti; grandi ombrelloni coprono i pochi tavoli, ravvicinati (ma questa e' Genova, mica la Pianura padana) e, finalmente, ti godi una location, incredibile a dirsi, fighetta ma non banale. Sono seduto al limite dello spiazzo aperto, lungo il quale corre un antico muro che, immagino, divideva le proprieta' con i giardini di questi vecchi palazzi patrizi, anticamente ville fuori citta' ad uso dei borghesi che "uscivano" da Genova per andare al mare; oggi questi quartieri sono annegati nella citta'; ma questo muro, coperto dai rampicanti, sbrecciato e cadente, e' puramente retro' senza infingimenti, e' antico e basta, non mente, non e' evocazione posticcia di antichita': e' antico di suo. Osservare da vicino qualcosa/qualcuno che non mi racconta storie, da solo, e' gia' appagante. E ancora: personale simpatico e cordiale. Da queste parti, scusate, e' praticamente un optional che volentieri pagheresti.
Cosa si mangia? Diciamo subito: niente voli pindarici, cucina riconoscibile, facile, forse un po' riluttante, ma che ci volete fare, io sono il genere di gurmè che, quando gli presentano "paccheri con pomodorini e pancetta" fatti bene e golosi, non si lamenta. Gia' gli antipasti si annunciano godibili, con i muscoli (cozze) perfetti, con mozzarella piaciona, con peperoni in agrodolce - ecco, questi davvero - memorabili per dolcezza. E ottimo pane. Da queste poche cose si capisce che le evocazioni iberiche sono, ovviamente, ignote. E va bene cosi'; i piatti sono, ci crederesti? rotondi e bianchi. In generale le preparazioni hanno spunti da meridione d'Italia (non ho indagato piu' di tanto) e le esecuzioni sono, come dicevo, improntate sulla facilita', sono confortanti e confortevoli. Il menu e' scritto a mano su un foglio di carta-paglia (la stessa che ti fa da tovaglietta) e la carta dei vini, eh, quella non c'e'. Io chiedo un bianco ligure, la signorina mi propone un Vermentino (quale, ovvio, non si sa). Questa e' la classica premessa per una brutta sorpresa, e invece ti servono un clamoroso Vermentino Riviera Ponente 2007 di Ruffino, azienda assolutamente sugli scudi, che conosco ed apprezzo: applauso. Salto il secondo, passo al dolce, una pastiera ricottosa quanto basta, di ottima esecuzione. Antipasto, primo, dolce, vino serissimo e acqua: sui trenta euri a personcina. Coordinate:
Ristorante Antica Via Venti
Specialita' genovesi e napoletane
Via Martiri della Liberta' 63R - Genova Pegli
Tel. 010 664665
Esci col piacere d'aver trovato un esercente che onora la categoria, e quasi rinfrancato nel vedere un ristorante aperto da poco, ma al gran completo, segno di buon successo, a dispetto delle crisi e dei tracolli.

mercoledì, luglio 09, 2008

Della roboante retroetichetta


Ci sono componenti del vino regolamentate dalla legge - perlomeno, ci si prova. Poi ci sono aree dell'enomondo totalmente anarchiche e deregolate, tipo le retro-etichette. Li' sembra che puoi proprio scrivere quello che ti pare, con qualche sprezzo del pericolo. Sul mio frizzantino bianco di riferimento leggo:
Vino profumato ed aromatico, con sentori che vanno dal fruttato del Pinot, al miele d'acacia dello Chardonnay, all'albicocca del Verduzzo e al peperino tipico del Sauvignon. Adatto a tutte le occasoni, e' ottimo con il pesce, con primi piatti a base di funghi e verdure, e persino con le carni rosse
Insomma, una roba cosi' ecumenica non s'era mai bevuta.

[Postfazione nr. 1: visto che dedico un post ad un frizzantino da sei euri, spero sia evidente una volta per tutte che son stato radiato dal club degli enosnobboni]
[Postfazione nr. 2: questo blog non linka il sito del produttore del vino - Legatura Mionetto - come forma di protesta nei confronti dei siti irrimediabilmente troppo brutti, in flash]

mercoledì, luglio 02, 2008

Si, vabbe', ma dai


Confesso, l'ho rifatto: ho curiosato tra le keywords di ricerca interna del blogghe. Teens, ecco, un po' m'ha sorpreso.

martedì, luglio 01, 2008

Guardare il (vino)mondo con gli occhi del bottegaio

Durante il trascorso TerroirVino, peregrinando di tavolo in tavolo, volentieri mi accompagnavo con amici, clienti, conoscenti d'ogni tipo; assaggiare da soli e' utile a non farsi influenzare, ma assaggiare in compagnia e' divertente: ti permetti di maramaldeggiare con l'assaggiatore incompetente, ti zittisci e prendi appunti se affianchi quello in gamba. Dovunque andassi, comunque, ad ogni assaggio formulavo la richiesta canonica al produttore: quanto costa?
Ovvio, essendo io commerciante, dovevo acquisire il dato. Il freddo elemento finanziario contribuisce al giudizio finale: puoi pure produrre un bel rossone da 80/100, ma se lo metti 25 euri piu' IVA (che significherebbe, idealmente, 45 euri in enoteca) sei sostanzialmente fuori mercato. Con qualche sorpresa, assaggiando in compagnia di molti enoappassionati, mi accorgevo d'essere sempre l'unico a fare 'sta domandina: d'accordo, sara' il mio bieco lavoro da sensale, ma possibile che a nessuno interessasse?

Eppure, ribadisco: non si puo' formulare un giudizio davvero compiuto su un vino, se non si ha chiaro pure l'aspetto monetario; capisco che l'assaggiatore puro desideri estraniarsi dai bassi sentimenti mercantili, ma mi chiedo: fa bene? Il limite monetario, certo, e' soggettivo; per quanto mi riguarda gioca pure il raffronto: per 45 euri, quali altri vini migliori, piu' significativi, posso vendere a bottega? Ecco perche', per esempio, non vendo Nero d'Avola a quelle cifre (e ce ne sarebbero). Per meno bevi Brunello; e non ditemi che sono inconfrontabili: un Nero d'Avola a quel prezzo e' confrontabile, purtroppo per lui, con una miriade di supertuscan intermedi. Ma non divaghiamo; si diceva: l'assaggiatore farebbe bene a tener presente anche l'elemento prezzo.

Durante uno dei molti Viniveri/ViniDiContadini/Vinifighi ricordo un produttore encomiabile. Presentava il solito bianco-sulle-bucce di cui mai abbastanza sparlero'; colore del te'; puzze insopportabili; incomprensibile; punteggio: 55/100. Faccio qualche domandina sulla produzione, al che viene fuori quanto segue (indimenticabile): zona di provenianza Colli Bolognesi, duemila bottiglie prodotte, primo anno in assoluto di produzione, vinificazione "totalmente naturale senza nessun tipo di intervento di qualunque genere". Prezzo "ancora non so bene, sai, ancora non ho idea... almeno dieci euro piu' IVA". Sbam! - Svenimento dell'enotecario - una roba cosi' a 16 euri almeno al mio cliente? Siamo alla follia.

Poi, ovviamente, se questa e' la regola ci stanno le eccezioni. Accade pure che il bottegaio si lasci prendere dal sentimento (non ridete, puo' succedere) e si lasci sedurre da elementi altri (troppo lunghi da dire, qui) per cui ci innamoriamo, che so, di un Salvioni nonostante le cifre: quello che trasmetteva quel vino trascendeva il prezzo.

[Fotina lietamente scippata a questa gallery di Fil]

domenica, giugno 29, 2008

Figurati se me la facevo sfuggire

"Tre bicchieri al giorno di vino rosso aumentano il piacere sessuale favorendo l'erezione e ritardando lievemente il riflesso eiaculatorio". Imperdibile notiziola a cura del prof. Ledda, nell'ambito dell'ultimo convegno "Vino & Salute", a cui grati rivolgiamo il pensiero.

sabato, giugno 28, 2008

Manco copiare sai


Dagospia scivola su Perrier-Jouët, e la maison francese diventa Perrie-Joét. Si, d'accordo, uno potrebbe dire: ma tròvati delle letture serie, perlomeno riferite all'enomondo. Tuttavia e' sabato, fa caldo, e uno a bottega evade come puo'. Anzi, ritrova qualche sinapsi funzionante, sull'argomento in questione:
1. non e' la prima volta (magari neppure l'ultima) che Dago snobba il copy&paste
2. del resto, questi sono i segni della decadenza.

giovedì, giugno 26, 2008

Valuta pregiata


Si festeggia l'incoronazione del Re di Tonga, e si brinda con un vino italiano, prodotto ovviamente da un Barone (similes cum similibus). Il vino, per dire, si chiama Coronation. La curiosita' maggiore: il Re di Tonga, paga davvero in Panga?
[Cheppoi sarebbe paʻanga, vabbe']

mercoledì, giugno 25, 2008

Stai sempre a criticare i supermercati


Carina l'immagine qua sopra, eh? Ringrazio Mauro Biani, via Macchianera. Mentre qualcuno si lagna per la dura flessione dei consumi, qualcun altro scaccia i clienti col forcone.
[E, alle solite, qualcuno ha youtubizzato simili eventi]

martedì, giugno 24, 2008

Spammer of the year


Nell'inbox, stamattina.
Elementi che concorrono ad attribuirgli il premio di spammarolo dell'anno:
  • Sito in flash non skippabile, con ipnotica musichetta, ma vidimato W3c (qui custodiet ipsos custodes?)
  • Inquietante fotina in home, con tanto di indimenticato politico locale, ed altri non individuabili ma in stile Goodfellas.
  • Perfetto equilibrio tra tono da "un favore ti chiedo, che non me lo puoi rifiutare" (visitate il sito attentamente) e tono amicale (vi augura un mondo di bene).
  • Assoluta territorialita': ammirevole la sicilianitudine della circonlocuzione "che lo trovate in fondo alla pagina del sito".
Grazie, e complimenti vivissimi. In attesa di visitarvi al prossimo Vinitaly.

mercoledì, giugno 18, 2008

Buccismo senza limitismo

E fu Terroir Vino, e potremo dire: io c'ero. Orbene, ci sia consentito un breve fremito d'orgoglio localista, che del resto da queste parti c'e' ben poco di che essere orgogliosi (basta leggere cosa scrive Luca su certa ristorazione - in attesa che lo sbertucciato ci quereli a tutti e cosi' si emigra in Cina).
La rassegna e' alquanto riuscita, e certo la location ha il suo bel perche'; tempo clemente, ovvero neppure caldo, il nemico classico di ogni degu, che assaggiare a temperature africane azzera ogni appeal. Ovviamente c'era mezzo mondo bloggarolo (saluto tutti) quindi la convention ha avuto pure un bel saporino due-punto-zero. Adesso mi auguro solo che lorsignori (gli enti pubblici, Comune, Provincia, Regione, UE, Onu e quant'altri) si decidano a fare un bel monumento a Filippo, anziche' far finta di niente come sempre, quando qualcuno qui si da' da fare.
Comunque, tanto per non sembrare buonista, facciamo pure qualche critica: la prossima volta consiglierei tavoli piu' distanziati, se possibile. E quanto al ristoratore della cenetta in terrazza, mi offro volontario per comandare la spedizione che vada a spiegargli un paio di elementi costitutivi del mestiere. Ri-cit. Luca, vedi sopra. Velo pietoso.

Ed a questo punto ci starebbe pure bene disquisire di vini. Centotrenta espositori non consentono una gran sintesi, e del resto spero che qualcun altro si prenda la briga si metter giu' appunti e recensioni. Esercitato lo scaricabarile, qui vorrei brevemente rilevare la dilagante (anzi, dilagata) tendenza della buccia a contatto con i bianchi; una tecnica di vinificazione molto vecchio stile, confinata dall'enologia anni '80 nel numero delle pratiche esecrabili (colori giallo-carichi, opalescenze, microelementi in sospensione, insomma, uno strazio ossidativo) quindi quasi sparita da ogni cantina che volesse dirsi moderna; ma siccome tutto scorre, ecco che alla fine dei '90 hanno ricominciato a pilotare questo stile di vinificazione primitiva, dura e pura, viscerale; cio' che prima era male diviene bene, l'errore era virtu' e la virtu' era erratica, nella solita contraddanza per cui il bianco e' nero e la notte e' giorno (del resto pure Berlusconi era Socialista). Siete confusi? Perche' non avete assaggiato i vini: che in quel caso la confusione era totale. Telegraficamente: a me questa cosa della vinificazione a contatto con le bucce non mi convince; prenderei, come unico esempio, l'Antico Sfizio (gia' il nome... mah) di Maria Donata Bianchi, se non altro perche' era immediatamente verificabile la differenza con suo Vermentino vinificato "normalmente" (cioe' correttamente, cioe' modernamente, cioe' come negli anni '80... uff) -- ecco, l'Antico coso proprio ridondava di note ossidative, sembrava una specie di esercizio di stile; mentre il Vermentino Riviera Ligure di Ponente 2006 aveva un'esaltante freschezza salmastra al naso, anzi, a mio parere rappresenterebbe l'archetipo di Vermentino RLP di riferimento. Insomma, l'assaggio dei bianchi-a-contatto-con-le-bucce alla fine rappresenta un bell'esercizio didattico, spesso con notevoli delusioni. Preferendo la via classica, non so qualificarmi: sono modernista siccome mi rifaccio agli anni '80? Gli ultra-tradizionalisti del bianco "come cento anni fa" costituiscono la modernita' nel 2008, quindi, cosa e' moderno? Cosa e' tradizionale? Grande e' la confusione sotto il cielo, eccetera, eccetera.

martedì, giugno 17, 2008

Franza o Spagna


Quando si tratta di taroccare, non siamo neppure nazionalisti; un grande classico e' lo Champagne fasullo, in realta' banale frizzantino. Hai visto mai che ci porti qualche genere di fortuna, stasera contro la Francia?

domenica, giugno 15, 2008

Oggi qui, domani pure


Domani il vostro bloggarolo enotecario s'accampa al Palazzo Ducale di Genova per Terroir Vino - una tantum, una kermesse a chilometri zero.

Un giorno ti svegli, e sei linuxiano


[Tutto e' cominciato qualche mese fa, col nuovo portatile Asus per casa; bello, potente, perfetto. Ma con Windows Vista]

Arriva un momento nel quale ti accorgi di corrispondere un prezzo elevato a fronte di una prestazione scadente; parlando di computer, questo avviene con i prodotti di Microsoft, ormai; non voglio infilarmi nella piu' trita guerra di religione che strazia il mondo informatico, ma semplicemente raccontare la storiella. Pacatamente, serenamente, come direbbe lui.
Accendi la macchina nuova e l'ingombrante sistema operativo ti prende per mano - anzi, ti strattona la giacca, e ti spiega cosa e' meglio per te. Senza possibilita' di opzionare, che so, una casella con la spunta "sentite, so cosa sto facendo, smettetela di avvisarmi". Windows Vista e' un continuo pop up di allerta, fermo li', non cliccare qui, azzo fai. E basta! Due giorni di strazio, poi la svolta definitiva: spiano l'hard disk con una stabile, e tollerabile, versione di XP, ma soprattutto una bella partizione con Ubuntu, una release a prova di niubbone.
Un mondo nuovo si squaderna, sei di nuovo proprietario della tua macchina; il sistema operativo fa quel che dici tu, quando premi Canc su un file non ti chiede conferma "spostare nel cestino?? ma sei sicuro??" -- semplicemente, cancella il file; cribbio, se l'hai cancellato, sara' perche' volevi cancellarlo, no? Fine degli stress da malware, spazzature, virus e bestiacce; cosi', un giorno via l'altro, impianti Ubuntu su un'altra macchina a bottega, poi un'altra ancora, e un bel giorno ti svegli e sei linuxiano.

mercoledì, giugno 11, 2008

Nel posto giusto, nel momento giusto. Senza saperlo


Ci sono giorni nei quali fuggiresti dalla pazza folla piu' rapidamente che in altri; cosi', la settimana scorsa, il mio rappr di riferimento mi propone una fuga di due giorni, lunedi' e martedi', in chiantishire, ed io volentieri m'involo; il tempo di affiggere sulla saracinesca "arrivederci a mercoledi'" e sono in viaggio. Destinazione Fattoria di Nozzole; inutile dire e descrivere cosa siano questi angoli di paradiso in terra; o lo sapete gia', perche' gia' bazzicate l'enomondo (e quindi e' inutile che ve lo racconti) oppure non avete idea di cosa sia questa delizia, per cui narrarvelo attirerebbe sul bloggarolo orrende invidie (bad vibrations).

Comunque sia, mi ritiro dal mondo per due giorni, e per due giorni non ho nemmeno voglia di accrocchiare la connettivita' UMTS al mio adorato, nuovo giocattolo geek; del resto ho solo voglia di fuggire, appunto, di non sapere nulla di alcunche'. Si assaggia, si confronta, si chiacchiera; martedi' mattina, poi, fuori programma, sono a Montalcino (l'azienda ospite ha nelle sue proprieta' La Fuga); a Montalcino, nella rocca, coi colleghi si beve la riserva di Soldera (15 euri il mezzo calice; una piccola felicita' a 15 euri: commovente) e manco a dirlo si discetta di brunellopoli. Uscendo l'occhio si ferma sulla locandina de La Nazione che strilla: dimissionario il presidente del Consorzio; ma che succede, chiedo io. Boh, nessuno sa niente, neppure il dir comm che ci anfitriona; sono a Montalcino nel mezzo dello showdown, ed e' come se fossi in Lapponia. Tutto perche', per due giorni, sono stato alla larga dai blogghe; oggi ovviamente recupero [1 & 2], di ritorno in un mondo pluggato.

Resta solo una vaga nostalgia del forzato ottundimento; via da tutto e da tutti, senza sapere; appena tornato, gia' ri-fuggirei.

venerdì, giugno 06, 2008

Tràttasi di omonimia


Questa settimana gùgol news e' stato generoso di notiziole salutiste: sul vino che fa bene, avete presente il genere. Ad esempio, il famoso resveratrolo che, oltre ad aiutare il cuore, rallenterebbe l'invecchiamento (vèdasi, esempio tra tanti, il Washington Post). Quanti tra voi invece soffrono di artrite reumatoide (vi vedo, arzilli vecchietti, che smanettate col computer) potranno trarre etilico giovamento bevendo cinque bicchieri di vino alla settimana - via Agi, stavolta. Buon ultimo, un certo gruppo Espresso tratta del french paradox (mai sentito, scommetto) riprendendo quanto sopra, e cioe' che "il consumo di resveratrolo in alte dosi sia in grado di prolungare la vita negli invertebrati e prevenga la morte prematura in topi in regime di dieta ipercalorica". Credo sia un caso di omonimia con quell'altro Espresso, quello che durante il Vinitaly titolava "velenitaly" infilandoci, in mezzo, vini contraffatti, Brunello, ricchi premi e cotillons.