mercoledì, marzo 19, 2008

Food anch'io


Io sono un lettore affezionato di Carmilla (e se ancora tu non lo sei, siilo). Oggi scopro con piacere che pure Carmilla ha un tralignamento food (a questo mondo c'e' sempre bisogno di nuovi food-writer): "Carmilla, nel suo eclettismo, inaugura una rubrica di culinaria, Il miglior ristorante in città. Gli autori saranno vari, la periodicità incerta. La inaugura Filippo Casaccia, uno degli autori del programma televisivo Le Jene, che qui e ora è nominato esperto di cucina della nostra testata".
Da leggere, per (ri)scoprire che esiste un mondo di gastronauti (riluttanti?) appassionati di cannelloni formaggio e prosciutto, oppure di spezzatino di vitello, con buona pace del nostro mondo Adria'-filo. Sospetto che costoro siano la stragrande maggioranza.

martedì, marzo 18, 2008

Un po' di assaggi (tanto per variare sul tema)

La mia citta' ha una tradizione risalente di importatori e distributori, sia di vini che di distillati, dall'Europa e pure dal resto del mondo; a Genova il Whisky, il Cognac, il Rum, e lo Champagne, sono di casa: sia per la vocazione portuale, che per le specifiche competenze di appassionati selezionatori, che qui hanno la sede. Col passare degli anni molti mega-importatori sono spariti, altri si sono trasformati, ma permane un interessante numero di "piccoli", iperqualificati interpreti del nostro gaio enomondo. La giornata di ieri, lunedi', e' stata dedicata ad un pressante tour-de-force (vitaccia) nei magazzini di uno di questi, Moon Import. L'azienda, da piccola (o forse piccolissima) sta conoscendo, a detta del suo dir-comm, un esaltante periodo di sviluppo; in tempi di crisi e lamentii, fa sempre un certo effetto conoscere una realta' di successo; a margine, i motivi di tale successo si prestano a qualche analisi di tipo sociale: secondo Moon la polarizzazione nel censo dei clienti (draconianamente divisi, o nuovi poveri, o arricchiti) ha favorito la proposta iperqualitativa (manco a dirlo, ipercostosa) a vantaggio di coloro i quali sono saldamente nell'ambito che potremmo barbaramente definire "luxury". Per la verita', qui, non ho gran che voglia di addentrarmi in tale analisi; preferisco, semmai, raccontare cosa s'e' assaggiato, tanto per focalizzare l'attenzione sui prodotti, e, magari, sulla conseguente fondatezza delle affermazioni che avete letto. Soprattutto per consigliare, a tutti gli addetti ai lavori, una visita in questi magazzini, assai somiglianti ad una vinosa grotta di Alì Babà, dati i tesori che vi sono rinchiusi; di tanto in tanto si organizzano degustazioni e presentazioni di nuovi prodotti quindi, consiglio personale, agganciate il locale rappr di Moon Import e cercate d'esserci.
La prima parte della giornata e' stata incentrata sugli Champagne; si sono aperti notevoli vini fermi durante la pausa pranzo, ed il pomeriggio e' stato dedicato ai distillati; vista la mole di assaggi, qui mi limitero' agli Champagne. Noterella: prezzi indicativi, in qualche esosa enoteca.
Gaston Chiquet Tradition 1er Cru (in magnum). Ancora molto verde, duro, acidita' in grande spolvero, buon inizio pasto/aperitivo. Penalizzato da naso chiuso. 77/100. € 38 (la bottiglia da 75)

Charlier Carte Noire. Bellissimo naso, complesso, ampio, con note sottilmente legnose ma tutt'altro che monocorde, assai cangiante nel bicchiere. Appena maturo, bocca morbida e quasi vanigliosa. 82/100. € 35

Philipponnat Royale Reserve. Questo Champagne, che rappresenta l'importazione piu' "quantitativa" in termini di bottiglie prodotte, viene presentato, didatticamente, in due differenti date di degorgement (normalmente reperibile in retroetichetta). Premesso che io sono un aficionado dello Champagne maturo, l'etichetta piu' risalente ha mostrato, a mio modo di vedere, assai maggiore appeal.
1) Degorgement 2007: chiuso, nervoso, sovracido, penalizzante. 76/100
2) Degorgement 2006: olfattivamente piu' ampio e complesso, permane, in bocca, un'impressione di maggiore semplicita', quasi concettuale; uno Champagne probabilmente ecumenico, senza troppe caratterizzazioni. 77/100. € 35

Philipponat Grand Blanc 2000. L'ampiezza stratificata del naso e' segnata da una splendida frutta bianca, pesca e banana. Bocca di buona lunghezza, setosa. 83/100. € 85

Gaston Chiquet Blanc de Blancs grand cru 2002. Condizionato da un naso meno appagante (ancora verde?) e' piacione quanto basta; invitante, di buona lunghezza. 82/100. € 55

Gaston Chiquet millesime "or" 1er cru 1999. Possente corredo aromatico salmastro, quasi di bottarga; mutevole, da rigirare per mezz'ora almeno nel bicchiere alla ricerca di nuovi riconoscimenti olfattivi. Saldo, sapido in bocca. 85/100. € 60

Philipponnat reserve millesime 2000. Il naso attacca con forza il tostato (noce e nocciola) e non molla piu' questi riconoscimenti; e' ampio, pure lui piacione; in bocca ha grande armonia. 83/100. € 80

Chiquet Special Club 1998. Note di noce al naso, bocca delicata, sottile. Finezza. 81/100. € 72

Charlier Special Club 2000. Anche qui prevale la lievita', la delicatezza. Bocca conseguente. 80/100. € 55?

David Leclapart "l'Apotre" BdeB 1er cru extra brut. Bum! Nasone viscerale, tostato/floreale; carattere da vendere, ampio, appagante; serissimo champagnone. 87/100. € 110

Philipponat Cuvee 1522. Altro campione, dal naso spettacoloso, con note di erbe aromatiche; la bocca e' ancora assai giovanile ed acidula. 84/100. € 80

Egly-Ouriet V.P. Extra brut grand cru. Naso spettacolare, complessita' esaltante; l'impressione e' quella di avere nel bicchiere una bollicina emozionante, fuori dal comune. 58 mesi sui lieviti, non a caso. 88/100. € 95
Considerazioni finali: questi assaggi hanno reso evidente come, ancora una volta, "piccolo e' bello", riferito ai vigneron di Champagne, in questo caso; ed infatti le prove forse meno esaltanti le ha fornite il buon Philipponat, di gran lunga la maison piu' "produttiva" tra quelle schierate da Moon Import; conoscendomi, sarebbe il caso di ripetere la degu in cieca, per evitare i miei biechi pregiudizi. Tuttavia segnalo come perfino il magnum di Clos des Goisses, una delle migliori cuvée di Francia, non mi abbia, questa volta, troppo ammaliato.

[Nella foto, il Clos Des Goisses, storico vigneto singolo della Champagne; caratteristicamente, la collina si specchia nel lago sottostante, e disegna la forma di una bottiglia. I francesi, che geni del marketing; pure le loro colline].

Propostina ina ina

Il numero de Il mio vino professional che ricevo oggi apre con un disperante urlo: "La GDO e i suoi complici". L'articolo (reperibile qui, dopo macchinosa registrazione, uff) descrive le orrende sofferenze in capo agli enotecari che, dopo aver fatto gli opinion leader, vedono il frutto del loro lavoro comunicativo scippato dai malefici supermercati. La storia e' vecchia e stravecchia; l'estensore dell'articolo verso la fine evoca sommessamente la possibile soluzione, cioe' il boicottaggio dei brand che si prestano al triste (ed inevitabile, aggiungo io) gioco.
Io, assai meno sommessamente, vado dicendo da anni e annorum che il dettagliante qualificato deve smarcarsi dalla morsa, cancellando una volta per tutte ogni fornitore che, date le sue misure industriali, e' potenzialmente passibile di tale meccanismo: cioe', concede il prodotto all'enotecaro/ristoratore, attende che il brand si affermi, ed alla fine consente la vendita sottocosto presso la GDO. Questo meccanismo e' assolutamente leggittimo: ognuno, a casa sua, fa cio' che vuole.
Pure noi dettaglianti dovremmo, assieme, praticare tale aureo principio; ma state pur certi che la mia propostina, per una salvifica presa di posizione, non avra' successo, finche' tra i dettaglianti sentiro' litanie del tipo "ma, la signora Pina mi chiede il Berlucchi, e io che faccio?"
Fai che soccombi. Ma almeno fallo in silenzio, senza troppi lamenti.

venerdì, marzo 14, 2008

C'e' chi si allarga


Rientra l'allarme per l'imminente esaurimento delle scorte di Champagne: i francesi hanno pensato bene di allargare i confini della DOC, risalenti al 1927: "thirty-eight communes (village districts) were being named after decades of lobbying and feuding among councils and growers who are excluded from the official boundaries of champagne country. This means that dozens of new producers will be able to market the wine that is now limited to vineyards in 319 communes in four départements mainly around Rheims and Epernay". Facile, no?

giovedì, marzo 13, 2008

Cose da fare la sera, in solitudine


La moglie non c'e', il pargolo gioca tranquillo. Che si fa? Ti porti il lavoro a casa, ovvio. La mezza di Pornassio Passito 2005 di Ramo' giace irrisolta in ufficio da troppo, basta, e' tempo di agire: un bel formaggio erborinato, e opla', la cena e' pronta. Del resto e' sempre cosi' quando hai un vino dolce, ti chiedi: e quando lo bevo? E come? No, ci vuole uno scatto, ci vuole decisionismo; inventiamoci l'abbinamento, soli soletti, che nessuno ci vede; mentre si testa il wi-fi casalingo mi dedico a questo strano passito ligure. A cercare in rete, manco a dirlo, quelli di Tigulliovino hanno la scheda bella-e-pronta (quelli di Tigulliovino hanno gia' assaggiato tutto il mondo mondiale enoico).
Com'e' questo passito? Mica male. Tanto per cominciare, e' poco mieloso e molto vinoso; non esagera con la svenevolezza del dolce, ma insiste, piuttosto, con una vena acida/tannica che lo tiene in piedi alla grande; e' un passito inedito, siccome deriva da uve nere (una clonazione del dolcetto); regge dignitosamente l'attacco duro e selvatico del quasi-Stilton che ho spiattato stasera. Fornirebbe, credo, una prova migliore su una pasticceria secca a base di frutta, ma non sfigura col cacio aggressivo.

Azienda Agricola Lorenzo Ramò
Via Sant'Antonio 9 - 18020 Pornassio (IM)
Tel & Fax 0183.33097

martedì, marzo 11, 2008

Un problema ed una soluzione

Problema: impiantare distributori automatici di vino sfuso, aperti dalle 7 alle 22, secondo qualcuno e' esecrabile - ma pure io esecro, l'idea mi pare discutibile. Soluzione: se tutti i vini costassero come gli imperiali (sei litri) di Ornellaia, cioe' 4.320 euri, l'alcolismo sarebbe un ricordo.
L'ideale, come sempre, sarebbe educare il popolo; senza misure polpottiane, e senza proibizionismi.

lunedì, marzo 03, 2008

Ma anche

[Everything you know is false? Tardivo report su BB]



Di ritorno da BB (Benvenuto Brunello) dedicato alla presentazione della vendemmia 2003, avrei un annuncio: in parte e' vero, il prodotto e' un mezzo disastro; ma anche no. Esistono svariati elementi di valore collegati a quel vino, riferito a quella precisa annata; sfortunatamente hanno poco a che fare col livello qualitativo intrinseco dei vini presentati durante la kermesse. Il valore sta altrove.

Assaggiando qua e la', non potendo assaggiare tutti i Brunello schierati, mi sono dato un metodo: prima ho passato in rassegna i latifondisti (cioe' i megaproduttori tipo Banfi, Col d'Orcia, quelli li', ci siamo capiti). Poi ho selezionato un secondo criterio, i Brunello con produttrici carine (glisso sui nomi). Comunque, esaurito il giro di assaggi, e' un fatto che ben pochi Brunello avevano punteggi superiori ad 83/100 - ho sempre questa manìa del punteggio centesimale, abbiate pazienza. Eppure, assaggio dopo assaggio, si faceva largo in me una curiosa soddisfazione, una specie di senso di serenita' rassegnata ma rinfrancante. Non erano i fumi dell'alcol, come sempre io sputo agli assaggi seriali. Il fatto e' che questo benedetto Brunello 2003, sinceramente, di meglio non poteva fare; l'annata, e' appena il caso di ricordarlo, col caldo africano ha causato un tale stress alla vitis vinifera ilcinese (ma pure altrove) che, francamente, era irreale pensare di trovarsi di fronte all'eccellenza. Questi assaggi hanno reso evidente la natura della bevanda, che e' letteralmente un essere vivente, figlio delle condizioni naturali nelle quali si genera e cresce. Negli assaggi ho ritrovato gli elementi di bellezza, di naturalita' che mi fanno amare il vino: questo non riesce a fingere, nemmeno con pratiche di cantina esasperate, resta figlio dell'annata, cioe' della spontaneita' non serializzata. E siccome la riproducibilita' seriale, fredda, uguale a se' stessa, e' un po' la cifra definitiva di quasi tutti i beni di consumo, trovo che questa ingovernabilita' abbia elementi di grandezza. E proprio la vendemmia 2003, a Montalcino, ha una sua grandezza.

giovedì, febbraio 28, 2008

Elementi di debolezza in anelli della catena

[Post verboso ed appisolante, vedi tu se proseguire. Quelli che giungono alla fine vincono il solito link pornazzo]

Premessa: il lavoro dell'imprenditore consiste nell'organizzare gli aspetti logistici del suo business. In questi giorni di potente stress economico commerciale ci si affanna a dare un'occhiata critica ai conti, pure alle minuzie (a costo di sembrare il solito paranoico, ho la perenne impressione che qualcosa stia per accadere, sapete, l'oro che sale, il dollaro che crolla, mah). Quindi, specificamente, oggi sto lavorando ad analizzare una voce di costo relativa ad un fenomeno noto a chiunque gestisca spedizioni a mezzo corriere: gli smarrimenti e le rotture. Nel corso dell'ultimo dicembre le spedizioni che ho effettuato sono andate, quasi tutte, perfettamente; resta, pero', un fisiologico (probabilmente ineliminabile) numero di disguidi; quando l'imprenditore (in questo caso l'enotecaro) verifica che la spedizione non e' andata a buon fine, contatta il committente per annunciargli il reinvio della merce perduta: questo, come e' ovvio che sia, e' a totale costo dell'imprenditore. In soldoni, il mio corriere ha perso/distrutto merci per circa trecentocinquanta euri, lo scorso dicembre. La cifra appare trascurabile (ed in effetti, lo e', quasi); non e' trascurabile, secondo me, la dinamica che dovrebbe presiedere alle responsabilita', ed ai rimborsi, in capo al corriere, a seguito di questi disguidi. Vediamo nel dettaglio come funzia la cosa. La lettura potrebbe avere qualche utilita' per qualcuno, tra voi, che coltivasse la malsana idea di buttarsi nell'e-commerce.

La responsabilita' nel risarcimento delle merci perdute dal corriere e' regolata dalla cosiddetta legge vettoriale 140, che impone un risarcimento per tali inconvenienti, nella misura di un (1) euro a chilo; ad esempio, una cassetta di vini pregiati, del valore di duecento euri, che pesa dieci chili, se persa o danneggiata viene rimborsata con dieci miserrimi eurini; la ratio alla base della normativa e' in parte comprensibile, giacche' il corriere, se dovesse assumersi certi rischi di costi, probabilmente non accetterebbe la commessa; arrivati a questo punto ad ogni lettore attento sara' venuta in mente la parolina "assicurazione": questo genere di consegne vanno (andrebbero) assicurate; la cosa, pero', e' meno facile di quanto appaia. Chi dovrebbe assicurarsi? Io credo che i costi assicurativi dovrebbero essere in capo al corriere e compresi nel prezzo della spedizione; ovviamente cosi' non e', e tali costi sono un extra a carico del committente, cioe' a carico mio, ergo a carico tuo, che sei mio cliente; tale costo, va detto, aggrava il prezzo della spedizione in misura davvero intollerabile, e quindi cosa si fa? Avete indovinato, si corre il rischio. Il costo assicurativo, fisiologicamente, dovrebbe essere un aspetto gestito dal corriere, in quanto il corriere, negoziando con la compagnia di assicurazione migliaia di invii e conseguentemente di assicurazioni, puo' ottenere condizioni di costo assicurativo talmente vantaggiose da renderlo tollerabile; arrivo a dire: potrebbe essere compreso nel prezzo della spedizione singola, applicata all'imprenditore committente. Invece io, applicando una tantum una assicurazione su un valore specifico, ho semplicemente costi assurdi; ergo, ribadisco, corro il rischio; ma siccome l'imprenditore puo' (deve) correre rischi calcolati, finisce per "spalmare" il costo potenziale di tali disguidi sul prezzo finale del servizio; ed eccovi cosi' servita una tipica ricetta da carenza di modernita': il servizio inefficente del corriere finisce per essere un costo all'utente finale; spero sia chiaro che utenti finali, a turno, lo siamo tutti.

Di contorno, ci sono interessanti aspetti formali. Sempre per parlar di pecunia (che non olet finche' e' la tua) in questi giorni sto saldando ogni scadenza sulle fatture del mio corriere; curiosamente, le pratiche di rimborso (assolutamente simbolico, come si e' visto) sono del tutto in alto mare, e non ho nessun segno di vita da parte di coloro i quali sarebbero incaricati di tale pratica; a questo proposito, poi, trovo alquanto incongruente un aspetto: il mio corriere stipendiera' un suo addetto a presiedere alla trafila relativa ai rimborsi che, ci scommetterei, gli costera' assai di piu' del misero euro a chilo destinato a me; paradossalmente, l'imprenditore-corriere affronta dei costi, per gestire i rimborsi, assai maggiori dell'ammontare dei rimborsi stessi; non male, come contraddizione: volendo esagerare gli elementi paradossali, potrei dire che la struttura dei lavoratori subordinati nel team del corriere ha quasi un perverso interesse a che il servizio sia raffazzonato e pieno di falle, nella misura in cui questo disservizio garantisce carichi di lavoro. Sia chiaro: sto parlando per amore del paradosso.

Nel blog di Francesco de Francesco ospitato su Vinix.it ho trovato l'interessante post relativo ad una sua disavventura con un corriere: ne consiglio la lettura, anche perche' rende evidente un aspetto che, a mio modo di vedere, e' abbastanza centrale nella dinamica che attiene al lavoro dell'imprenditore; come dicevo in apertura, l'imprenditore esercita il controllo logistico sugli elementi del suo business; per quanto mi riguarda, e' estremamente frustrante prendere atto della totale impossibilita' del controllo su un anello della catena che, a volte, e' l'unico punto di contatto tra me ed il cliente finale: cioe' l'incaricato alla consegna; se e qualora questi si dimostra tragicamente inefficente, in definitiva rende tale pure il mio prodotto e/o servizio; nel post in questione si descrive la figura semicomica di un "corriere che si rifiuta però di consegnare. L'omino dice di avere il mal di schiena e che non ci pensa lontanamente a prendere lui il pacco. Torna indietro a mani vuote, quindi". Che fare con elementi cosi'? Puo' essere di momentaneo sollievo malmenarlo a sangue, ed una volta rotolato a terra finirlo a calci. Tuttavia ogni altra soluzione piu' costruttiva sarebbe preferibile.

martedì, febbraio 26, 2008

Momenti odontalgici (ovvero degu rimandata)


Accade che questa settimana, probabilmente pure venerdi', avro' a che fare con sadici odontoiatri; questo significa, tra l'altro, che la degustazione verticale di Barolo Mascarello (Bartolo) e' rimandata, per la precisione a venerdi' 14 marzo, stessa ora. D'altra parte, poche cose come l'amalgama del dentista sono in grado di sovvertire del tutto la percezione gustativa. Sorry for the delay.

domenica, febbraio 24, 2008

Corruzione strutturale


Montalcino (Siena), 23 feb. (Apcom) - "Io che non ero mai riuscito a bere vino, finalmente a 43 anni ho cominciato a bere e il Brunello mi ha corrotto strutturalmente". Così l'amministratore delegato di Fiat, Sergio Marchionne, commenta la presentazione della nuova annata del Brunello a Montalcino.
La citazione proviene da qui. Eppero', mentre il bigboss Fiat si sperticava in lodi (siccome era pure sponsor di BB), i lapovestiti Marchionne-boyz, fuori dalla fortezza di Montalcino, bevevano birra. Dìcesi corruzione strutturale.

sabato, febbraio 23, 2008

Live and direct frm BB

Diciamola tutta: si viene al Benvenuto Brunello 2008 per i Rosso di Montalcino 2006, piuttosto che per i Brunello 2003; i cadetti stanno facendo un figurone. Qualche hint: Fuligni, Capanna di Cencioni, La Gerla, Gorelli.
Fine della pausa, si torna al lavoro, che qui se ti vedono col palmare dicono: bello, e' l'Iphone?
Iphone a me? Tsk.

venerdì, febbraio 22, 2008

State alla larga, questo e' un blog

[Via Mantellini, che era via MCC, e via cosi'; un filmino per il fine settimana]

Spesso qui si parla pure di blogghitudine, e di cosa sia (o non sia) il blog. Bruno Vespa ci viene in aiuto, nel modo che gli riesce meglio: disinformando. Date un'occhiata, rendetevi conto, poi spegnete subito il computer: siete su un blog pure voi.

Dai confini dell'impero

Avrete letto in giro che e' tempo di grandi assaggi; solo questa settimana, in Tuscany, ci sono le anteprime di Chianti Classico, Nobile di Montepulciano, per non dire di BB (Benvenuto Brunello). Insomma, gli addetti alla comunicazione sono indaffaratissimi a comunicare. Qui, ai confini dell'impero, nella citta' straziata dalla recessione (allegri eh) in settimana e' apparso un rappr(esentante) dimessissimo che mi ha invitato all'Evento degli Eventi, "Il Custoza a Genova"; scusate, modestamente pure noi non scherziamo. Spieghiamo brevemente che il Bianco di Custoza e' una Doc del veronese alquanto poco modaiola (ha un sacco da comunicare, quindi). Anzi, rigirandomi l'invito tra le mani, m'ha trafitto il ricordo della fenomenologia del vino sfigato; mi sono autocitato a me stesso, toccando cosi' il fondo dell'autoreferenzialita', e volentieri mi sono deciso a prender parte, iersera, all'Evento.

L'invito, aggratise per noi operatori, costava comunque euri 6 alla plebe; recita: "il costo simbolico della degustazione e' di € 6". Simbolico? Mah. La kermesse porta l'imprimatur di tale GoWine.it, il cui sito, spiace dirlo, appare in stato d'abbandono, e non reca alcuna utile funzione (perlomeno, io non son riuscito a capire dove siano nascoste le news) e risulta comunicativo come un mimo alla radio. Ari-mah.

Comunque, bando alle ciance da hater e vediamo che s'e' assaggiato. Diciamo subito: complimenti agli intervenuti (13 produttori, in tutto) che hanno presentato Custoza, Custoza Superiore, Spumante e Passito; i bianchi della vendemmia 2007 avevano, quasi tutti, bella bevibilita' e sapidita', two thumbs up ecumenico, ed in generale brillante tono minerale. Oddio, ho detto minerale, scusate; il fatto e' che il termine era ampiamente abusato da tutti, durante gli assaggi: "il terreno e' morenico, il Custoza e' minerale". Il che m'ha fatto ripensare al mega lavoro compilativo di Aristide; lavoro tanto mega quanto vano? Triste destino del blogger. Tornando ai Custoza, segnalo le interessanti release della versione passita, suadentissima e asfaltante. Tra le aziende, due consigliabili:
Azienda Agricola Tamburino Sardo
Strada Tamburino Sardo - 37060 Custoza (VR)
Tel. 045/516190 [niente sito]

Azienda Agricola Monte del Fra'
Strada Custoza, 35 - 37066 Sommacampagna (VR)
Tel. 045/510490 [sito]
Tamburino Sardo ha presentato un Custoza Superiore a buoni standard ed un fantastico passito. Monte del Fra', azienda di maggiori dimensioni, aveva un Cusotoza notevolissimo per prezzo/qualita', e due versioni di spumante, un Brut ed un Dry appena dolce, interessante in abbinamento su pasticceria secca.
In definitiva una buona tornata d'assaggi, in una location adeguata e ben organizzata, assai poco affollata (per forza, gli assaggiatori seri erano tutti in Toscana). Anzi, a questo proposito: domani, Benvenuto Brunello pure io.

[Nell'immagine, l'area del Custoza, dal sito della Regione Veneto]

lunedì, febbraio 18, 2008

Prove tecniche di degu verticale/2

Come anticipato qui, la degu verticale su tre Barolo di Bartolo Mascarello (2003, 2001, 2000) nonche' due Barbera d'Alba (2005 and 2004) si tiene chez enoteca, cioe' da me, a bottega, venerdi' 29 febbraio 14 marzo ore 21. In giornata allerto via mail quelli che si prenotarono per tempo (oggi mi trovo in giro per il mondo); tutti gli altri possono segnarsi, qui.
Il numero e' chiuso (max dodici assaggiatori); il price si conferma,
venti euri cadauno; ricchi premi e cotillons. Cive, come si dice.

mercoledì, febbraio 13, 2008

E io che ci vado a fare?


Reuters: "il 50% del Brunello 2003, che sarà presentato ufficialmente il 22 e 23 febbraio, è già stato venduto". Bene, e che ci si va a fare, a Benvenuto Brunello? Ma si, una gita.

sabato, febbraio 09, 2008

Visione

E siccome arriva il fine settimana, diamoci alla cinefilia alternativa; consiglio la visione di questo film. Tre ostacoli, non insormontabili: occorre il plugin Divx (scaricabile qui), bisogna conoscere l'inglese (bene) e serve la banda larga. Ah, servono pure larghe vedute.

venerdì, febbraio 08, 2008

Quando si dice essere telegrafici

"Alcuni dei migliori vini che ho bevuto in vita mia erano italiani; sfortunatamente, lo erano pure alcuni dei peggiori".
Ed ecco a voi, siore e siori, lo stato del vino italiano riassunto in una riga; forse e' solo un caso che questo ritratto telegrafico provenga da un redattore del Telegraph. Per intanto, offre notevoli spunti di meditazione. Aggiunge infatti che "un sorso di Sassicaia, morbido come la seta, e' il paradiso; un Pinot Grigio acido e crudo e' l'inferno". La classifica che segue, nell'articolo Top ten Italian wines di Jonathan Ray, ovviamente e' discutibilissima ed opinabilissima (accapigliarci sulle classifiche enoiche e' uno sport nazionale) ma la premessa e' davvero folgorante.

mercoledì, febbraio 06, 2008

I rappr ed io

[Nel mio slang, i rappr sono i rappresentanti; cioe' gli agenti di commercio, gli intermediari tra me ed i produttori]

In questi primi mesi dell'anno l'enotecaro, teoricamente, e' intento a riassortire il magazzino dopo le vendite natalizie. Il teoricamente e' d'obbligo, visto che ci si ritrova con una bella quantita' di rimanenze; consola il fatto che, nel mio ambito commerciale, le rimanenze sono anche Barolo e Brunello, quindi nulla che mi possa angustiare troppo; di fatto, sto facendo pochi acquisti. I rappr, invece, sono scatenati; hanno fame e sete di vendere. Ed io fornisco loro scarsissime soddisfazioni.
Il guaio e' che sta succedendo qualcosa di strano. Succede, cioe', che io ormai da un bel po' di tempo sto intrattenendo rapporti diretti con svariati produttori; onestamente, non so come sia successo; e' come se l'uso della rete abbia catalizzato una potenzialita' latente, per la quale io e loro (i produttori) stiamo dialogando velocemente e senza troppe mediazioni. Avrete gia' capito dove sto andando a parare, ed evitero' di usare la trita parolina (disintermediazione) ma e' un fatto: da che io sono in rete, molti produttori approffittano dell'occasione per approcciarmi e dirmi: salve, ci siamo pure noi, produciamo Dolcetto (o Orvieto, o Ciro', o Vattelapesca); oppure si ha il fenomeno contrario, per il quale io cerco, trovo il sito, mando un mail, eccetera eccetera. Basta vedere cosa sta diventando Vinix.it, pure se incasinato come dice Aristide, per capire che pian piano qualcosa sta succedendo: alcuni produttori riescono a gestire la comunicazione in prima persona, e quelli come me sono pronti ad ascoltare; gli appartenenti al primo gruppo, ed al secondo, al momento sembrano ancora una minoranza, ma io credo che il meccanismo si sia innescato in modo alquanto irreversibile. Ed i rappr, allora? Che ci stanno a fare, che futuro per loro?
Esattamente come per ogni categoria disintermediata (quorum ego) l'eventuale valore aggiunto che sapranno apporre al loro servizio fara' la differenza; lungi da me dar consigli (al momento sto cercando di consigliare validamente me stesso) ma mi pare interessante segnalare il fenomeno; soprattutto considerando, dal mio privatissimo punto di vista, che i malefici rappr non sembrano prendere benissimo questo andazzo; incrociando il collaboratore del subagente del socio dell'agente di Antinori, questo (temo) si sara' oltremodo seccato del fatto che io non abbia ordinato un bancale di Peppoli (manco morto); ma dal mio punto di vista il valore aggiunto di questa intermediazione era prossimo allo zero. Forse il ragazzo-di-bottega brandizzato Antinori dira' di me ogni possibile fetenzìa, ma per sua somma sfiga io son pure bloggarolo.

lunedì, febbraio 04, 2008

Dipendenza da Prosecco


Tanto per restare in tema di bollicine; tra le cose che ho in vendita, il Prosecco Extra Dry di Foss Marai e' uno dei prodotti piu' risalenti, come data di prima fornitura; io sono tendenzialmente portato a migrare di fornitore in fornitore, spesso solo per il piacere di proporre novita'; pero' il Prosecco in questione, da anni, crea qualche curioso fenomeno di dipendenza nei miei clienti; chi lo ha provato vuole quello, e non ne vuol sapere di assaggiare altro. Ho tentato di introdurre differenti Prosecco, ma succede che Foss generi appunto un' inspegabile dipendenza. Io pure, del resto, non ne sono estraneo, contagia anche me. In questi giorni, poi, ho verificato come la dipendenza produca crisi di astinenza, siccome ho passato la breve fase di interregno nella quale il produttore ha esaurito il Prosecco della vecchia annata, e sta spumantizzando il nuovo: nell'attesa, scaffale vuoto e cliente con l'occhio febbrile: quando arriva?
Va specificato che ho fior di amici enofili, appena un po' snob, che pronunciano "Foss Marai" con una smorfia di disprezzo pari solo a quella dedicata a termini come "Novello", tanto per intenderci. Io, che sono fieramente immune dalla Sindrome della Lingua Asfaltata, mi sono goduto oltremodo il Prosecco Extra Dry fresco d'arrivo.
Extra Dry, per inciso, non sta a significare molto secco, ma al contrario (misteri dell'italico modo di denominare) identifica i Prosecco con lieve, ma sensibile, residuo zuccherino; questa sottilissima dolcezza e' l'elemento quintessenziale di questo Prosecco, in grado di renderlo piacione e facilone quanto basta, perche' chi lo provi non voglia assaggiare piu' altro. "Con un poco di zucchero", diceva il saggio; alla morbidezza si aggiunge poi l'ampia, fragrante aromaticita' dell'uva Prosecco; la bottiglia appena aperta, fresca di spumantizzazione, esibisce per ora la tipica mela, ma un po' di vetro allarghera' il range su pesca, fiori. Insomma, classica bollicina semiseria, giuggiolona e goduriosa. Ho testato la delicata dolcezza in abbinamento con un pecorino molto stagionato, quindi sapido-piccante, e (parola di boy scout) ci stava a meraviglia.

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