
Circa Facebook, devo riconoscerlo: agli inizi sono stato troppo severo. Lo sto usando sempre di più, ed indubbiamente mostra notevoli elementi di utilità. Come da capture.
Questo è un blog enoico. Il vino è un alimento totalmente diverso da qualsiasi altro: evolve, ha carattere ed è imprevedibile (come l'umanità, insomma). Per questo è interessante. E non è industriale.





Comunicazione interna: questa enoteca cambia le bottiglie che sanno di tappo, senza troppe menate. La contestazione della bottiglia buchonee è lecita, ovviamente, e di solito accade che io poi mi rimetta alla bontà del produttore, il quale a sua volta sostituisce a me la bottiglia problematica (oddio, ciò non avviene sempre, ma sappiamo che questo è un mondo imperfetto).
Il mondo sta lentamente sprofondando in chissà quale baratro; prima del botto finale, ieri sera ho prelevato dallo scaffale una new entry tra le bollicine francesi, il Brut Idéale Cuvée di Abel Lepitre. Benché appunto ovunque si odano sinistri scricchiolii di cedimento strutturale, qui a bottega ci stiamo attrezzando per le vendite - ed ora ci starebbe bene la metafora del Titanic e dell'orchestrina che suona. Un po' abusata ma sempre efficace.Guazza 2007. E' un bianco brillante e nervoso alla vista, ed e' estremamente easy e bananone (ammappala quanta banana c'è ora) al naso. Un bianco concettualmente appagante per l'utente entry level - "potevamo stupirvi con effetti speciali, e difatti eccoli qua". Non è niente male, ed ha un prezzo abbastanza convincente: 6,70 euri nello shop di PA. 75/100Un paio di considerazioni finali.
Fonte 40 2007. Questo bianco è progettualmente superiore rispetto al Guazza, ha certamente maggiori ambizioni, ma soffre una freddezza quasi tecnica nell'esecuzione. E' curioso parlare in termini critici di un vino che non ha, chiaramente, elementi di difetto, anzi; ma della sua complessità, rilevabile, risalta soprattutto (appunto) la mancanza di passionalità. Boh, giudizio su cui sono maggiormente controverso con me stesso - figuriamoci col resto del mondo. 77/100 per euri 10,80.
Principio (Ciliegiolo) 2007. Che è successo a questo ciliegiolo? Me lo ricordavo lieve e cuccioloso, e me lo sono ritrovato ipertrofico ed ipertannico. Un po' eccessivo e disarmonico per la durezza, non supera i 73/100, nonostante il naso piacevole. Circa 8,40 euri.
Morellino Bellamarsilia 2007. Assai meglio: più composto, fine, quasi più serio. C'è altra materia, direi, ed il risultato è notevole, sia al naso che in bocca. 78/100, costa euri 9,15.
Morellino Capatosta 2006. Yummy wine. Ha una materia prima imponente, giogioneggia ed esagera, ma non esonda. Che dire, è tanto senza essere troppo, oppure eccede con carattere: 85/100, per euri 21,60.
Finisterre 2006. Uff e ri-uff. Ecco, questo esagera. Diciamo che ha una gran possanza, ma sembra lontano dall'essere pronto, e la sua gioventù lo penalizza, assieme pure a questa esibizione di muscoli che, sinceramente, mi perplime. Accade quasi come col Fonte 40, vince ma non convince. 86/100, costa 33 euri.

"Tests in mice showed that resveratrol, when altered using a compound called acetyl, could prevent some of the damage caused by radiation, the researchers told the American Society for Therapeutic Radiology and Oncology meeting in Boston".
C'era una volta, tanto tempo fa, un giovane enotecaro che frequentava i corsi della locale sezione AIS (Associazione Italiana Sommelier), dove una simpatica docente gli insegnò, tra le altre cose, che il Rossese di Dolceacqua doveva puzzare: una puzza nobile, merde-de-poule per la precisione. Il giovane enotecaro crebbe così nell'osservanza, non si sa quanto fallace, di tale dogma. Sono passati molti anni da allora, ma l'enotecaro, meno giovane, ogni volta che apre un Rossese ripensa a quell'insegnamento.



The sales records of Japan's largest wine merchants have been smashed because, in a single frame of comic, the hero has uttered a dreamy sigh over a 2006 New Zealand Riesling or closed his eyes in appreciation of a Saint-Aubin Premier Cru.Qui da noi, al massimo avevamo Superciuk.

Probabilmente la principale annotazione, il primo titolo di merito che mi va di enfatizzare principiando questo post è: il grande Gaja-le-roi ci guarda da lassù; Angelo Gaja, o qualcuno per lui, ci legge e ci considera in qualche misura, a noi bloggaroli. Altrimenti non si spiega perchè abbia inviato a svariati influenti enoblogger[z] la sua ultima statuizione riguardo alla possibile modifica del disciplinare del Brunello di Montalcino. Per inciso, al momento i miei feed mi segnalano Franco, Ari, Marco come destinatari della missiva in questione; per motivi del tutto imperscrutabili, pure chi vi scrive è stato fatto segno della comunicazione, e questo ovviamente ci confonde e ci perturba, costringendoci ad assumere pose da persona seria - cosa notoriamente ostile alle nostre naturali inclinazioni. Vabbe', comunque grazie, o voi che lassù mi leggete. Anzi, già che ci sono ne approffitto: ciao Angelo, io ti ho sempre ammirato, lo sai. Ricordo ancora con emozione la tua rapida epifania nella mia bottega molti anni fa, che mi lasciò ammutolito, appunto perché emozionato."... Malvasia Nera in purezza, ha un corpo bruno e profondo come quello di una bella eritrea che mi è capitato di vedere in uno sbarco di clandestini a Lampedusa"[Panorama del 21/8/2008, pagina 167; inutile linkare, che tanto devi registrarti]

"Ai distributori non importa nulla dei minori. A loro importa solo dei loro affari"
"Vorrei sapere quanti minorenni ordinerebbero online e aspetterebbero la consegna per potersi alcolizzare"
"Ma certo, qui i genitori non riescono ad evitare che i ragazzini si procurino armi da fuoco, e adesso si aspettano veramente che questa regoletta prevenga le sbornie?"
"Mai saputo di minorenni che comprano vino su Internet, potendo approvigionarsi d'alcol nel negozio dietro l'angolo con una carta d'identita' falsa"
"Quale minorenne beve vino?? Non vi ricordate da ragazzini? Si usava roba da quattro soldi per ubriacarsi!"
"Come no, al liceo pensavo sempre che un raffinato cabernet fosse meglio di una pila di lattine di birra"



La centrale nucleare di Tricastin, avrete letto, ha dato piu' d'un problema, ultimamente. Oltre a quelli serissimi, pure qualcuno inaspettato: "il consorzio di produzione del 'Coteaux du Tricastin', prestigioso vino a denominazione di origine controllata del 'Midi' francese, ne cambiera' probabilmente l'appellativo entro il 2009, in tempo per la vendemmia: preoccupa infatti i responsabili dell'ente vinicolo l'omonimia con il sito dove sorge la centrale nucleare da dove l'8 luglio scorso si verifico' una fuga di uranio allo stato liquido". [Agi].
Stamattina, mentre performavo la vendita di un magnum Ruinart blanc de blancs, ho utilizzato uno dei miei argomenti di vendita preferiti. Lo immetto in condivisione, si sa mai che possa tornare utile a qualche collega.
Il ristorante sta in una stradina interna al quartiere di Pegli, Genova, non distante dalla mia magione; una strada senza pretese in un quartiere ex-glorioso, l'unico nel ponente della mia citta' ad esibire un lungomare e qualche vestigia d'un passato turistico; la porta, rossa, e' una nota cromatica cospicua, che fa molto bistro' - con stile vezzoso e buona misura, che, vedro' poi, e' la cifra complessiva degli arredi e degli interni. D'accordo, entrando, tra gli arredi aggraziati, la barrique con le bottiglie e varie leziosita' compare la solita Berkel; sull'eccesso di Berkel ad uso arredo molti altri si sono gia' dilungati, quindi eviterei d'infierire; resta sempre il dubbio: sopravvive qualcuno che usi una Berkel per affettare la mortadella? Comunque, esploro brevemente gli interni pieni di belle cose buttate qua e la', ed arrivo ad una stanzetta adibita a sala per bimbi: incredibile, in una citta' a crescita zero un ristoratore che pensa ai bambini; l'ho ancora detto che il mondo e' incomprensibile? La parte piu' bella, pero', e' il piccolo giardino all'aperto, dove mangeremo, su sedie in ferro battuto non comodissime ma stilose e coerenti; grandi ombrelloni coprono i pochi tavoli, ravvicinati (ma questa e' Genova, mica la Pianura padana) e, finalmente, ti godi una location, incredibile a dirsi, fighetta ma non banale. Sono seduto al limite dello spiazzo aperto, lungo il quale corre un antico muro che, immagino, divideva le proprieta' con i giardini di questi vecchi palazzi patrizi, anticamente ville fuori citta' ad uso dei borghesi che "uscivano" da Genova per andare al mare; oggi questi quartieri sono annegati nella citta'; ma questo muro, coperto dai rampicanti, sbrecciato e cadente, e' puramente retro' senza infingimenti, e' antico e basta, non mente, non e' evocazione posticcia di antichita': e' antico di suo. Osservare da vicino qualcosa/qualcuno che non mi racconta storie, da solo, e' gia' appagante. E ancora: personale simpatico e cordiale. Da queste parti, scusate, e' praticamente un optional che volentieri pagheresti.Ristorante Antica Via VentiEsci col piacere d'aver trovato un esercente che onora la categoria, e quasi rinfrancato nel vedere un ristorante aperto da poco, ma al gran completo, segno di buon successo, a dispetto delle crisi e dei tracolli.
Specialita' genovesi e napoletane
Via Martiri della Liberta' 63R - Genova Pegli
Tel. 010 664665

Vino profumato ed aromatico, con sentori che vanno dal fruttato del Pinot, al miele d'acacia dello Chardonnay, all'albicocca del Verduzzo e al peperino tipico del Sauvignon. Adatto a tutte le occasoni, e' ottimo con il pesce, con primi piatti a base di funghi e verdure, e persino con le carni rosseInsomma, una roba cosi' ecumenica non s'era mai bevuta.
Durante il trascorso TerroirVino, peregrinando di tavolo in tavolo, volentieri mi accompagnavo con amici, clienti, conoscenti d'ogni tipo; assaggiare da soli e' utile a non farsi influenzare, ma assaggiare in compagnia e' divertente: ti permetti di maramaldeggiare con l'assaggiatore incompetente, ti zittisci e prendi appunti se affianchi quello in gamba. Dovunque andassi, comunque, ad ogni assaggio formulavo la richiesta canonica al produttore: quanto costa?