mercoledì, agosto 30, 2006

Ma costoro, chi sono?


L'allegra famiglia che vedete quassu' ritratta vi sorride dal sito turistiprotagonisti.it; di cui gia' parlai, d'accordo. Il fatto e' che il sito e' largamente reclamizzato su vari media, e cosi' ho avuto il tempo di guardarmela, e riguardarmela, la fotina.

Ma chi sono costoro? Dovrebbero rappresentare una famiglia media, secondo turistiprotagonisti.it, quindi secondo certo establishment, visto che il sito e' semi-para-governativo.
Vediamoli un po' da vicino; dovrebbero essere una coppia, presumibilmente marito e moglie (PACS, vade retro); i bimbi, quindi, la loro prole; l'eta' dei due non e' indefinibile: diciamo sui trenta? Ecco, qui cominciano i (miei) problemi.

Questi due, sui trent'anni, hanno due bimbi dell'eta', almeno, di cinque-sei anni. Hanno figliato quando erano freschi di laurea, e di lavoro, immagino; oh caspita, ma chi ha tanta fortuna, oggi? Chi e' che, appena laureato, riesce nel giro di poco tempo a metter su casa, sposarsi, e generare non uno ma due bimbi? Ma quanto guadagnano, 'sti due? Comincio a non capire, e faccio delle ipotesi.
Diciamo che i due sono, che so, figli di papa': lui e' architetto con genitori con studio avviato (quindi il tipo ha il lavoro assicurato) e lei e' magari laureata in legge, ma (poniamo) lo zio e' notaio, con tutto quel che segue e col censo che ne consegue.
Pero', pero', non sembrano proprio borghesi agiati, l'auto che hanno e' una piccola monovolume, sul genere Fiat Idea; no, sbagliato, troppo understatement, due cosi' dovrebbero esibire un Suv. Allora sono tutti e due impiegati pubblici (che fortuna!) ma pure con ruolo dirigenziale, siccome ci sono i due bambini eccetera (tocca ripetermi) -- per non dire che torna il busillis di prima, papi e mami si sono laureati e hanno vinto subito il concorso e si sono subito accasati. Oppure no, sono diplomati e hanno comiciato subito a lavorare, a diciott'anni... nah, ma dove, nel mondo dei sogni. Piu' vado avanti, piu' mi ritrovo tra le mani le tessere di un puzzle incomponibile.

Il fatto e' che il mondo non va cosi': giovani coppie con due bambini, che passano le ferie all'estero, sono alquanto rare; oggi ti sposi dopo i trenta, mettere insieme lavoro, casa e figli (due!) e' un'impresa. E allora, di nuovo: chi sono costoro? Sara' mai che esistono solo nella fantasia di chi ci governa?

venerdì, agosto 25, 2006

Brutti blogger diffidenti che non siete altro

"In occasione dell’imminente vendemmia invitiamo sin d’ora anche i suoi diffidenti blogger"; ecco il passaggio piu' sorprendente ad opera del dir gen, grand uff etc etc di Caviro nella verbosa missiva qui leggibile, indirizzata a Franco Ziliani. Reo di aver scritto, tra l'altro, che il brik non sembra gran che quel perfetto contenitore per vino, come magnificato nello spot del Tavernello. Quindi, il Franco Tiratore dispone di suoi blogger (ne ha la proprieta', o si limita a detenerli? Mah) e per giunta sono diffidenti: proprio non si vogliono convincere che Tavernello e' buono, questi brutti zucconi.

Ogni volta che parlo di vino in brik mi pento immediatamente, e mi riprometto di non farlo piu'. Che senso ha discuterne, qui? Loro non si rivolgono a noi (enosnobboni) e noi non siamo interessati a loro. Tantovale continuare a ignorarsi. Certo, da qui a convincerci che lo spot e' bello (l'ha detto pure il Gran Giurì) e che il brik sia questa gran cosa, ce ne passa. Ah, brutti blogger diffidenti che non siete altro.

mercoledì, agosto 23, 2006

Addio (arrivederci) Tocai

E' ufficiale, da oggi non possiamo piu' chiamare il Tocai col suo nome: viene rinominato Friulano. La cosa si liquidera' cosi', essenzialmente:

Cliente: "cos'e' 'sto Friulano?"
Enotecaro: "e' il Tocai"
Cliente: "ah, bene, mi dia un Tocai".

Del resto, legioni di enofili non hanno mai smesso di chiamare il metodo classico "champenoise". Non ditelo ai francesi (e neppure agli ungheresi) ma certe cose non si cambiano tanto facilmente.

martedì, agosto 22, 2006

Accorri numeroso


WBA allinea le sue falangi armate di tastiera per il Blog Cafe' di Squisito, il 23 e 24 settembre prossimi venturi: si parla di food, wine, e soprattutto di blog. Infatti la rassegna ha pure il suo blog; e siccome non ci facciamo mancare niente, abbiamo financo il concorso.

domenica, agosto 20, 2006

Tornare a casa - ovvero una rece

Traghetto a Portoferraio alle 14,30, quanto basta per fare due passi per la citta' vecchia in attesa dell'imbarco; e notare un'osteria quasi alla fine del molo, non lontano dalla fortezza medicea e dal comodo parcheggio attiguo. Ora di pranzo, proviamo, perche' no.

La prima cosa che noti e' il nome, Osteria Libertaria, che come spesso accade attiva strane sinapsi concatenate cosi': libertari, siamo in Toscana, gli anarchici, Veronelli. L'osteria ha due tavolacci con panche sul marciapiede, stretto, davanti al porto; ma pure un fresco patio aperto sui vicoli del retro, e ha un mood non posticcio da osteria vera, sui tavolacci davanti al porto l'oste ha sistemato dei fiaschi e alcuni bicchieri, i classici bicchieri da osteria tozzi e bassi che oggi vanno solo per l'acqua ma che hanno servito milioni di ettolitri di vino in un tempo oscuro nel quale parole come calice e stelo erano arcane.
Ti accomodi nel retro, con la famigliola. Vista sui vicoli della citta' vecchia, tavolo traballante sul selciato arcaico di Portoferraio; mise en place spartana e perfetta, il tovagliolo di carta blu e' chiuso da un anello metallico verniciato di bianco, sbeccato; dello stesso materiale il cestino del pane; come detto, aria di osteria senza finzioni. Il patron e' cordialissimo, e se sei col figlio quattrenne e chiedi penne al pomodoro per il bimbo, non comprese nel menu (un foglio A4 scritto a mano) l'oste immediatamente esegue felice, come se gli avessi chiesto un bicchier d'acqua. Il test delle penne-al-pomodoro ad uso figlio l'ho fatto spesso, in molti ristoranti; dalla risposta del boss ne consegue parte del mio giudizio.
Tu ordini frittura di paranza, la moglie zuppetta di pesce; il pesce e', manco a dirlo, fresco, davanti all'osteria sono attraccate, tra un megayacht e l'altro, le barche dei pescatori, che immagini validi fornitori.
Dato il contesto, il vino e' nella brocca da mezzo litro, un bianco che l'oste ti annuncia particolarmente ben fatto; e non racconta storie, e' un bianco sapido, armonico. Con la caraffa arrivano due calici, che quasi ti spiace, e vorresti berlo nei bicchieracci.

I piatti sono, tutti, ben eseguiti e ampiamente soddisfacenti; a partire dalle penne: pomodoro delicato, senza punte acide, cottura al dente; e' vero che uno chef si misura sulle preparazioni semplici? Se e' vero, il tipo ai fornelli mostra un bel mestiere. La frittura e' varia, leggiadra, diresti "ideale". La zuppetta della moglie e' succulenta, abbondante, golosa. Pure troppo: il piatto successivo, che l'insaziabile moglie ordina, viene solo assaggiato (tonno in crosta con sesamo e pistacchi, una botta di creativita' dell'oste).
L'osteria, unico neo, non serve caffe'; ma quando ti alzi e continui la passeggiata tra i vicoli per tornare all'auto, incontri millanta (citazione veronelliana) caffe' aperti.
Sei felice; pranzo perfetto, location perfetta, nemmeno senti il peso delle vacanze che vanno a finire. Che ti viene voglia di consigliare il posto agli amici. Per quattro piatti e un contorno, mezzo litro di bianco, acqua, hai speso euro 55.

Osteria Libertaria - Cal. Matteotti, 12
57037 Portoferraio
Tel. 0565.914978

martedì, agosto 15, 2006

Cavit, sei il massimo


Tranquilli, non ho preso un colpo di sole.
Tutta colpa del solito Alder, che in questo post elenca i top ten tra i vini ordinati nei ristoranti USA. ( Qualcuno s'e' preso la briga di tenere il conto).

Bene, una bella sorpresa, il terzo classificato e' il Pinot Grigio di Cavit. Niente Gaja, niente Barolo boys, l'eccellenza italiana e' rappresentata da Cavit.
Considerazioni: naturalmente non c'e' di che stupirsi, semmai si sorride; rassegniamoci, i consumi non sono fatti da (noi?) enosnobboni, ma dalle masse che guardano al portafogli. Cosi', conseguentemente, tutti i dibattitoni tra innovatori e tradizionalisti, barrique si o no, trucioli e osmosi inversa e via degenerando, non sembrano essere gran che centrali, ma molto periferici, se consideriamo il nostro giulivo mondo dal lato del fatturato.
Sara' un caso, son ripartiti gli spot del tavernello.

sabato, agosto 12, 2006

Bel Panorama

Panorama di questa settimana, lettera pubblicata: "invece di continuare a parlare di quella minoranza di italiani che parte per le vacanze nei posti di sogno del pianeta dando l'impressione che tutti nuotino in un mare di benessere, perche' non occuparsi della maggioranza che trascorre le vacanze nelle case in affitto, intenta a cercar di risolvere i problemi sempre incombenti?"

Stesso Panorama, pagina 203. "Il Byblos Hotel di Saint-Tropez offre una collezione di 40 bottiglie (del '95, a 14.500 euro l'una) di Dom Perignon in una custodia d'oro bianco col simbolo della maison impreziosito da smeraldi".

Insomma: decidetevi.

giovedì, agosto 10, 2006

Cattivi pensieri (oppure comunicazione di servizio)

In vacanza, sto usando la connessione gprs che passa il convento di Vodafone; per chi non lo sapesse, e' come navigare a 28.8 (ricordate il 1995?). Tuttavia scarico posta con allegati grotteschi, di grottesche dimensioni (parlo di kb). Ora, sia chiaro fin da ora: prima o poi tornero' alla civilta'. Prima o poi, tornero' alle mie Adsl.
Sara' allora che mettero' a punto la mia vendetta.
I mittenti di quelle demenziali mail saranno vittima del mio mail bombing. Preparero' con gioia diversi giga di allegati, per annichilire le loro mailbox.

lunedì, agosto 07, 2006

Il mondo capovolto

Come si procura il vino un enotecaro in ferie? Va in enoteca, che domande. E' un mondo capovolto.
Pure io, in lieta vacanza nella solita Marina Di Campo, Isola d'Elba, entro in enoteca desideroso di acquistare un rosso da abbinare agli spiedini di maiale (niente pesce, neppure qui, sono un mangiatore di carni rosse dodici mesi l'anno. Se qualcuno ha qualcosa da ridire, vi ricordo che Hitler era vegetariano). Insomma, ogni tanto esco dal personaggio e smetto di fare l'enotecaro per diventare cliente di enoteca; mettersi negli altrui panni e' sempre utile ed istruttivo, e quest'oggi interpreto il cliente di enoteca.
L'enoteca che addocchio in paese passando in bici durante la spesa del mattino ha una scritta bella grossa, "bibite fredde", ma si capisce che spaccia pure altro. Tra i cartelli urlati o urlacchiati fuori dal negozio (miele, vero limoncino dell'Elba, acqua fredda, Tignanello) si capisce pure che vende vini locali. Ed io, da perfetto cliente-medio-di-enoteca, voglio esattamente quello, un vino locale.
Entro. Dentro c'e' un piacevole gelo da aria condizionata, il locale e' piccolo e tipicamente tappezzato di bottiglie; due clienti stanno uscendo e il patron e' tutto per me. Un signore di mezza eta', simpatico gioviale e comunicativo come la caricatura di un enotecaro toscano.
Mi calo completamente nel personaggio del cliente: "vorrei un rosso, non troppo costoso, ma locale, elbano, da abbinare a carni rosse alla griglia". L'enotecaro mi conduce subito tra due-tre etichette che corrispondono alla mia richiesta, ma mi ricorda che per cifre pure piu' basse potrei bere rossi toscani piu' interessanti... no, grazie, dico io, voglio un rosso elbano. La scelta si ferma sull'Elba Rosso 2004 di Aquabona, euri 8 virgola 50. L'enotecaro si dimostra simpatico e chiacchierone, mi fa notare lo stoccaggio a temperatura ideale, le luci basse per evitare sofferenze alle bottiglie esposte (effettivamente c'e' una penombra molto rilassante) -- insomma, sono convinto.

Rimando alla prossima puntata la rece del rosso. Per intanto, ecco le coordinate della consigliabile enoteca:
Bottiglieria da Gianni (dal 1975)
Specialita' dell'Elba - Vino - Miele - Grappa - Limoncino
Via per Portoferraio 11, Marina di Campo (LI)
Tel. 0565-976.218

lunedì, luglio 31, 2006

Farsi del male (con orgoglio, e pure con creativita')

Pronti per le vacanze, si? Qui siamo gia' vacanzieri, nemmeno a dirlo, agosto e' il mese della latitanza.
Comunque, il blog non va del tutto in ferie, complice la tecnologia gprs, il bluetooth, e molte altre diavolerie geek; poi, non e' che manchi la materia su cui bloggare.

Eccone una, via Manteblog. Probabilmente vi ricordate delle annose vicende relative al portale (turistico) Italia.it. Circa 40 milioni di euri che avrebbe pagato il passato governo, grazie al ministro Stanca, ex Ibm -- euri destinati a (indovina un po') Ibm, per un sito che e' tutt'ora under construction.

Ma tranqui, in mancanza del portale turistico possiamo contare su una nuova originale iniziativa governativa: Turistiprotagonisti.it. Funziona cosi': gli italiani che vanno in vacanza all'estero, una volta tornati, dovrebbero mandare un mail al neonato portalino allo scopo di dirci comemai hanno scelto una meta turistica straniera, e magnificarcene le qualita': "raccontateci le vostre vacanze all’estero per migliorare le vacanze di tutti in Italia" recita il siterello.
Insomma, riassumendo: il governo italiano finanzia un sito per dare voce ai turisti italiani che preferiscono mete straniere, affinche' questi giustifichino, motivatamente, la loro scelta; e questo, nelle intenzioni, dovra' migliorare il turismo italiano.
Nessuno nota qualche lieve contraddizione?

mercoledì, luglio 26, 2006

Epifania di uno scuotitor di vini


Pausa pranzo, ore tredici e trenta; tavolo all'aperto nella via del passeggio, all'ombra a cercare un po' di fresco; piccoli piaceri della vita, bere Chablis nel tuo bicchierone da enosnob accompagnando una piadina, degno lunch da winebar modaiolo. Mi godo il bianco (inevitabilmente) minerale e osservo la varia umanita' che transita.
Il patron mi porta al tavolo un bicchiere di rose': "dimmi che te ne pare..". Ma certo, una consulenza, e' un piacere soloneggiare, figurati poi se ti chiedono per favore di farlo.

Mi rigiro il rose' nel bicchiere, trattenendo la base del calice tra il pollice e l'indice, very profèescional; sono movimenti che ogni assaggiatore compie senza pensare, automatici; giro, rigiro, giro ancora, tuffo il naso, olfazione, rotazione, altra olfazione; comincio a farmi un'idea del rose'. Pausa, poi di nuovo olfazione, rotazione, vista, naso, altra rotazione, potrei andare avanti cosi' per un'ora; d'altra parte ti chiedono gentilmente un expertise, il minimo che fai e' impegnarti.

A questo punto, noto qualcosa di strano. I passanti che, data la loro essenza, passano, mi osservano tutti con aria incuriosita. Alcuni insistenti, alcuni sorpresi, tutti che passano e mi fissano; ci metto un po' a notarlo, oh, ma che avete da guardare? Mi aggiusto la maglietta, mi rigiro, niente, quelli passano e mi fissano con aria severa.
Quando capisco cosa non va, ormai e' tardi: sono l'iconografia dell'esecrato scuotitor di vini.

martedì, luglio 25, 2006

Parla come mangi

Una delle prime letture della mattina sfortunatamente e' stata irritante. Ringrazio Elisabetta Tosi per la segnalazione, ma quest'articolessa porthosiana sui blog e' cosi' piena di vecchiume, di pseudo contrapposizioni tra stampa e blog, e pure di puzza sotto il naso, che francamente getta nello scoramento. Soprattutto perche' proviene da Porthos, dal quale mi aspetto cose immense e non questi scivoloni. Insomma, alle solite, riequilibriamo il kharma con un antico esercizio: parla come mangi, l'immortale e mai abbastanza rimpianta rubrica di Cuore. (Prima il testo originale poi, in grassetto, la mia traduzione; have fun).

Circa tre mesi fa ho “innestato” i Really Simple Syndication (RSS) sul mio browser: sono in alto a destra, estrema destra, tra i link veloci. Da allora sto diventando parzialmente orbo. Nessuna malattia, ma come strategia difensiva ho cominciato ad osservare il browser offuscando la vista di quell’angolo specifico di monitor. C’è la scritta RSS
Mi tocca leggere un sacco di roba di cui non mi frega niente. Per giunta non capisco una cippa di feed.

Non basta perchè ogni difesa custodisce l’anima di un disagio, un disagio che è evidentemente altrove. La domanda ora è: ci sono veramente così tante cose importanti da comunicare, da dover commentare?
A parte me, chi altro possiede un'anima?

Certo potrei difendermi da questa epidemia grafomaniacale semplicemente ignorandone i frutti e riferendo la mia attenzione a firme “garantite”
Io vi ignoro tutti, brutti grafomani.

Mi mette in crisi, non lo posso negare.
Sono in crisi (oh cribbio, l'ho detto!)

Si scrive troppo e spesso lo si fa per motivi troppi lontani dalla voglia di comunicare. La ricchezza di possibilità che il mezzo internet offre, permette a chiunque di occuparsi di qualsiasi cosa: bello, molto bello. Legittimo e condivisibile fino a quando chi scrive è un libero pensatore; tendenzialmente irresponsabile quando chi lo fa si presenta come un professionista che vuol essere un riferimento per i lettori perché La comunicazione, prima superstizione del nostro tempo, ci viene proposta come la risorsa capace di regolare tutto – in particolare i conflitti in seno alla famiglia, alla scuola, all’impresa e allo stato. Le viene assegnato il ruolo di grande pacificatrice. Si incomincia però a sospettare che la sua stessa sovrabbondanza provochi una nuova forma di alienazione, e che i suoi eccessi imprigionino le menti anziché liberarle. (Ignacio Ramonet, La seconda rivoluzione da Il Mondo che non vogliamo, 2002)
Io ho letto un sacco di libri e voi no; chi vi credete di essere? Irresponsabili.

Qualsiasi forma scelta per proporre il proprio pensiero dovrebbe contemplare quindi implicitamente una forte responsabilità nella scelta dei modi e delle forme e una rigorosa disciplina etica nella selezione degli argomenti, per evitare di sfinire la funzione sociale della comunicazione stessa. Per operare una corretta e distaccata analisi dei contenuti e del loro ruolo, non si può quindi prescindere dall’indagine delle motivazioni che sono all’origine dell’atto stesso dello scrivere.
Voi scrivete a vanvera, io no. Vi vedo, sapete?

I blog, in modo particolare, stanno svelando nell’uso compulsivo che molti ne fanno, la loro reale ragione di essere. Spesso originati da più o meno condivisibili interessi economici, necessitano di un’asfissiante e costante presenza di nuove micro informazioni che sembrano ripetere al lettore “ricordati che esisto ed esiste chi mi paga… quindi leggimi e butta un occhio allo sponsor”. Molto più spesso però si manifestano come forma di alienazione e coatta risposta telematica alla solitudine. In alcuni casi contano anche più di dieci nuovi “pensierini” al giorno ed è facile immaginare che i rispettivi autori compiano ogni gesto della propria vita quotidiana con l’ossessione di renderlo degno di essere raccontato e con la presunzione di giudicarlo sempre e comunque tale: un urlo di disperazione.
Siete dei disperati onanisti. E smettetela di urlare.

Il mondo dell’editoria grande e piccola, di settore e generalista soffre e raramente riesce a far altro dall’inseguire in maniera scomposta l'apparente successo di queste nuove forme di comunicazione. In alcuni casi assorbe i “punti di aggregazione telematica” di maggiore tendenza snaturandone di fatto la natura originaria, altre volte ne crea di nuovi mortificando i propri redattori costretti a produrre come vacche da latte.
Oddio, non sarete mica voi il futuro? Noo!

...nella stragrande maggioranza dei casi, un giornale online non ha né redazione né capo redattori e le “obsolete” pratiche del confronto, delle correzioni di bozze e simili perdite di tempo non sono state mai neanche prese in considerazione. E' come se si partisse dal presupposto che c’è sempre tempo per scremare, per correggersi, per decidere a cosa dare ancora spazio, perché tanto si può sempre rispondere alle obiezioni nel forum appositamente dedicato alla notizia in questione, rilanciarla nel blog... Una proliferazione di inutili sovrapposizioni, ripetizioni che si sta lentamente trasformando in un ormai irrinunciabile mezzo di mediazione; un grande pacificatore, che permette di poter trovare, aggiustamento dopo aggiustamento, comunque un'accordo tra tutti su tutto... la costruzione del pensiero unico
Noi almeno correggiamo le bozze (ma scriviamo un accordo con l'apostrofo, pazienza) -- voi siete troppi, ma costruite il pensiero unico [Ndt: ??]

Questo è il devastante scenario dell’editoria on-line in cui gli autori/editori hanno persino il coraggio di lamentare uno scarso interesse da parte degli inserzionisti, che ben si guardano dall’investire in questo settore. Ma perché dovrebbero se la qualità offerta è così poco controllata e garantita?
Chi scrive in rete ci devasta la raccolta pubblicitaria. Per giunta, non siete DOCG come me, non lamentatevi.

P.S.: in queste ultime ore i miei RSS sono cresciuti di 15 unità. Le nuove notizie le ho messe assieme alle altre…
P.S.: continuo a fregarmene di voi, tse'.

lunedì, luglio 24, 2006

Cerchi concentrici, piramidi, ed altre geometrie

Una prefazione (alle solite)
Quando frequentavo i sinistri ambienti di Lotta Comunista, mi capitava di rimanere sorpreso dalla eterogenea umanita' che componeva quella community; piu' precisamente, non capivo che ci facevano, in un gruppo che mormorava borborigmi rivoluzionari, gente che apparteneva agli ultras della curva sud, e non andava al di la' di slogan da stadio; un militante mi spiego', allora, che la cosa andava capìta secondo la teoria dei cerchi concentrici: al centro ci stavano i militanti acculturati, e ai margini, progressivamente, le masse incolte; era comunque utile associare elementi apparentemente estranei, nella prospettiva di illuminarli, ed avvicinarli al centro.
Spesso mi càpita di riapplicare questa teoria al giulivo mondo degli enofili, che non mi sembra sfuggire a questa schematizzazione, per quanto attiene la conoscenza ed il linguaggio utilizzato. Qui, qui, ma pure qui il dibattito sul linguaggio del vino (cioe' sulle parole che usiamo per comunicare la nostra passione) ha attraversato diversi blog del settore, e pure io proverei a dare un contributo.

Cerchi, non piramidi
La massa degli enofili, enosnob, enocuriosi, andrebbe considerata per cerchi concentrici, dove al centro stanno gli ipercompetenti e a volte insopportabili soloni che aprono bottiglie spaventose, hanno la lingua asfaltatissima, e una conoscenza enciclopedica; sono utenti assolutamente degni di stima, rispetto ed ammirazione, ma sono pochi. A mano a mano che il cerchio si allarga, ci si allontana dal centro: le periferie sono piu' popolate, e l'atmosfera si fa fortunatamente piu' rilassata; tuttavia si beve pure peggio, piu' acriticamente, si esibisce meno conoscenza. Alcuni abitanti dei cerchi periferici puntano decisamente al centro, altri si sperdono e si lasciano portare via per sempre attratti da altre sirene. Ora, se io fossi un editore, poniamo, se io fossi l'editore del Gambero Rosso (dovendo fantasticare, tantovale farlo in grande) non mi curerei troppo dei pochi, incontentabili enosnob del centro, e punterei alle masse bisognose di essere illuminate. E' un ragionamento essenzialmente commerciale, dato che ha senso indirizzare un prodotto ad un target quantitativamente non esiguo.
Se poi fossi un giornalista, poniamo un giornalista del Gambero Rosso (come sopra) cercherei di non farmi venire lo spleen da "oddio, che e' successo, qui tutti scrivono di vino" -- cercherei di non vedere l'enomondo come una piramide, dove in cima stanno quelli che "io ho comiciato nel '71, quando nessuno conosceva la parola tannino", e sotto ci stanno i barbari, che ogni due parole dicono mineralita'. Come dicevo, cerchi, non piramidi.

Buon divertimento
Quanto ai nuovi arrivati nel nostro allegro consesso, perplessi nel leggere il giornalista Tizio che demolisce il vino trebicchierato dall'editore Caio, vorrei dire: tranquilli, questo e' parte del divertimento; esistono molti conventi, scuole di pensiero, idee ed ideologie; se il trebicchierato e' un merlottone barricone modernista ed il giornalista critico e' un tradizionalista, cosa vi aspettate che dica? Ci sta pure che lo affossi; ma, appunto, il dibattito e' parte del divertimento. Non fatevi atterrire, e soprattutto, non esagerate a prendere tutto troppo sul serio (slogan mai abbastanza abusato, ma pazienza). Il dibattito e' aperto per tutti, sia tra gli utenti, che tra gli addetti all'informazione, in una contraddanza dove tutti dibattono con tutti e, di sicuro, non ci si annoia. La buona notizia e': pure tu puoi partecipare. La cosa e' meno caotica di quel che sembra, e non e' un invito alla chiacchiera in liberta': l'enofilo che abbia completato uno qualsiasi dei tanti corsi sul vino che si trovano in giro, ma pure l'autodidatta, che per cerchi concentrici si avvicina dalle periferie al centro, ha titolo per partecipare: buon divertimento.

venerdì, luglio 21, 2006

90% fake wine (complimenti!)


Smettiamola di lamentarci dell'aglianico gabellato per Chianti, c'e' chi sta peggio. Dice la Fao: il 90% del vino prodotto in Georgia e' fasullo, ottenuto da "alcoholic cocktails mixing spirits, colourings and flavours to wines". Non e' la prima volta che scrivo di vini georgiani, ma stavolta l'han fatta grossa, mi sa. Come dice Tom Wark, sarebbe interessante assaggiare questa roba, giusto per farsi un'idea di quanto siano bravi i loro alchimisti.

Proviamo coi fumetti

Sembra che la Proloco di Solopaca abbia sentito il lamento che si leva qui, sul blog di Stefano Bonilli ("parlare di vino è diventato sempre più difficile se si è consumatori normali") e cosi' ci provano coi fumetti: "Enocomix prevede la realizzazione di un fumetto ispirato al vino". Hai visto mai che questo linguaggio sia meno lunare?

martedì, luglio 18, 2006

Giocare al dottore


"Il ministro gioca al dottore" annuncia sarcastico il Giornale, a commento dell'infelice uscita del nostro ministro per le Politiche Sociali, Paolo Ferrero.
Tipica situazione in cui si parte da un argomento condivisibile per scivolare in una specie di autogol: essendo io antiproibizionista, sono d'accordo su quanto afferma il ministro, cioe' che "il consumo di droghe leggere andrebbe depenalizzato". Spiace vedere che si sia usato un paragone facilmente attaccabile: "uno spinello fa meno male di mezzo litro di vino" -- aggiungerei, modestamente, che fa pure meno male di due chili di peperonata e di sei litri d'acqua.
Spiace, nel dettaglio, che sfugga il fatto che il commercio degli stupefacenti e' in mano alla criminalita' organizzata, mentre il vino (o l'acqua, o la peperonata) ancora no. Ci sta pure che l'ambito enoico si risenta, per l'apparentamento.
[Notizia letta stamattina sul blog di Paolo Massobrio]

domenica, luglio 16, 2006

L'unico enotecaro buono

Oggi leggo sul Secolo XIX, foglio locale, la notiziola che riguarda l'enoteca Susto, nel centro storico della mia citta': il Comune (o l'Unesco, non ho letto bene) l'ha dichiarata negozio storico, o patrimonio dell'umanita', una cosa cosi'.
E' una buona notizia, siccome la vecchia Susto e' un'icona tra le bottiglierie di Genova; ed ora che e' veramente storica, finalmente ottiene il riconoscimento meritato.
Peccato che il Secolo, nel pezzullo che annuncia il prodigio, riesce a sbagliare per due volte il nome dell'enoteca: nel titolo, e nel pezzo, l'enoteca diventa Sisto.
Leggo, e mi stropiccio gli occhi: ma com'e' possibile? Pure i sassi conoscono l'enoteca Susto di Vico Casana; tutti la conoscono, tranne il giornalista che ne deve scrivere, in occasione di questo tardivo riconoscimento. Questo non sembra nemmeno piu' un premio, sembra uno sgangerato necrologio; l'unico enotecaro buono, e' un enotecaro morto.

giovedì, luglio 13, 2006

Sicuramente pure voi

Sicuramente pure voi ricevete (al lavoro, argh!) quelle noiosissime unsolicited call dell'operatore telefonico di turno, che vi propone incomprensibili, ma risparmiosissimi, nuovi piani tariffari scritti in sanscrito. Quella che segue non e' una reazione consigliabile, d'accordo. Ma qualchevolta l'ho sognata.



[Fine della deriva OT, scusate, si torna alle cose serie]