venerdì, marzo 02, 2007

Spammer of the day

L'immagine che vedete qui non e' una sacca di plasma sull'apposito ripiano della sala operatoria; ringraziando per il contributo il quotidiano spammer che me l'ha inviata, e che restera' anonimo, vi annuncio che quella che osservate e' una riempitrice per vino in bag-in-box. Ovviamente sorvolero' sul fatto che tale invio, nel mio caso, e' alquanto inutile, giacche' non tratto simili prodotti. E' assai probabile che il mittente abbia raccolto (o magari comprato) un bel pacchetto di destinatari email in qualche misura attinenti con l'enomondo. Tuttavia gli sono grato, perche' questa gelida visione mi consente di parlare di un aspetto legato alla comunicazione del vino che, all'utente finale, e' alquanto sconosciuto. Ma e' molto noto agli addetti ai lavori.
Normalmente il linguaggio brochuresco, o pubblicitario, vi racconta di vigne, zolle e filari, cantine piu' o meno antiche, oscure, poi ovviamente bottaie e barricaie, per non dire del solito cantiniere nella penombra a scrutare il bicchiere davanti alla candela accesa. Tutte cose molto belle.
Come spesso accade, pero', la realta' e' multiforme; pure io, la prima volta che ho visitato il laboratorio enologico annesso ad una (gigantesca) cantina sociale, ho avuto un brivido. Asettico, pieno di gente in camice bianco, ovunque ampolle ed ordigni arcani pieni di lucine e contatori; tra le piastrelle candide ero pronto a scoprirmi il braccio, per farmi prendere la pressione. Le aziende, quelle molto grandi, che danno molto lavoro ai laboratori, normalmente tendono a glissare su questi aspetti dell'enomondo. Se lo fanno per pudore, o per non impensierirvi, probabilmente e' sbagliato, siccome in definitiva li' non avviene nulla di orrendo; semmai vi stabilizzano o pastorizzano il vino, e amen: niente puzze, niente depositi, niente difettacci da vini-veri.
Peggio che omettere qualche aspetto legato alla produzione, pero', e' raccontare fandonie. Non e' casuale, io credo, che il potente veicolo della fandonia legalizzata (la pubblicita') utilizzi un immaginario improbabile. Mi riferisco, nella fattispecie, ad una pubblicita' che non ho visto, ma che mi hanno raccontato, nella quale un'azienda di vino in brik mantiene i suo tesori nella classica cantina oscura in posizione, sa va sans dire, orizzontale, come d'obbligo per un prezioso nettare; questa divertente esagerazione (chiamiamola cosi') va considerata per quello che e', cioe' con un termine giuridico che si chiama dolus bonus. Sfortunatamente, per quanto attiene al mondo dei brik e dei bag-in-box, la realta' e' quella che osservate nella foto: la sala operatoria. Brrr.

mercoledì, febbraio 28, 2007

Fuggire a Tonga


Il primo caffe' della mattina l'ho preso in un bar che non emette scontrino fiscale. Uscendo inciampo nel lenzuolo del derelitto ghanese che vende Cd contraffatti (film, musica, scegli tu). Saluto l'ausiliario del traffico soprannominato Himmler e alzo la serranda; qui trovo la millesima (vince un premio) lettera di un fornitore che mi richiede, atterrito dallo Stato di Polizia Tributaria (Silvio e' un grande creativo) il mio codice fiscale. Come ricorda Gianpaolo pochi giorni fa, questo e' l'ultimissimo spauracchio che circola tra fornitori e clienti, bisogna scambiarsi il rispettivo C.F. Certo, hanno tutto di me, indirizzo Partita Iva biografia e pure lo jus primae noctis, se necessita, ma ora serve il C.F. E' determinante.
Quindi, usiamolo 'sto inutilissimo blog, e diamo ufficiale comunicazione, il mio codice fiscale e'

SRT FNZ 64B03 D969O

Ed ora posso serenamente sognare di fuggire a Tonga. Sognare e' esentasse, per ora.

martedì, febbraio 27, 2007

Picchia duro Segolene


Bella mossa per Sarkozy: promette di togliere le limitazioni alla pubblicita' sul vino (in Francia e' proibito pubblicizzarlo dal '91). Non male per uno che si professa non bevitore, tra l'altro; anzi, aggiunge: "il vino non si puo' associare al tabacco, o alle droghe".
Certo che queste letture sono un po' spiazzanti: i francesi in campagna elettorale dibattono di questioni terrene, comprensibili agli esseri umani. Qui, prepariamoci a sentire altre robine fumose tipo se le coppie di fatto sono davvero coppie, oppure se di fatto scoppiano (attanagliante). Nicolas Sarkozy e Segolene Royal sono, com'e' noto, testa a testa nei sondaggi; la vittoria da quelle parti si determina (pure) con argomenti concreti. Beati loro.

domenica, febbraio 25, 2007

Come ti sdrammatizzo il Barolo


"Anche un calice di vino importante ha bisogno di scendere un po' piu' in basso, soprattutto per conquistare i piu' giovani". D'accordo; il punto e', quanto in basso? L'idea sarebbe di presenziare al Festival di Sanremo, e magari farsi sponsorizzare da Chiambretti, giusto per "sdrammatizzare" questo vino. Posto che la cosa certamente si sdrammatizza, anzi, sembra proprio poco seria, mi aspetto in futuro picchi di vendite grazie alle masse di ggiovani (due gi) che, notoriamente, seguono Sanremo.

Scopri la differenza


Logo numero uno: Italia.it (nemmeno sto a linkarlo). Numero due: Izquierda Unida. Numero tre: Logitech.
Complimenti vivissimi.

venerdì, febbraio 23, 2007

Scandalo italiano

Se pure voi siete affranti dalla release di Italia.it, consolatevi con un blog appositamente creato per meglio esecrare l'obbrobrio: scandaloitaliano.wordpress.com.

Spammatori: qualche consiglio tecnico

Sara' che il prossimo Vinitaly s'avvicina, ma la posta indesiderata, vulgo spam, sta aumentando. Molte aziende vinicole si affollano nel mio inbox con missive tutte, invariabilmente, sollecitanti una visita al loro stand.
Voglio precisare che non considero seriamente spam queste email; alla fine attengono al mio àmbito di lavoro, e se un produttore ritiene di avere qualcosa da dirmi, se ritiene di dovermi invitare ad un assaggio, puo' ben farlo con la posta elettronica; che altro dovrebbe usare, i piccioni viaggiatori? Quindi sotto questo aspetto trovo questo genere di messaggi, per lo piu', interessanti. Vero e', tuttavia, che le dure regole della netiquette considerano spam ogni email a carattere commerciale/pubblicitario, qualora questa non sia esplicitamente richiesta dal destinatario. Quindi, siccome i miei amati produttori vinicoli si apprestano a spammare me e, ci giurerei, svariati altri, mi permetto di elencare due o tre regolette da applicare ai loro messaggi.

Evitate gli allegati. Evitate di mandare email che, in realta', sono la scansione della vostra brochure in formato *.jpg, o *.pdf, o peggio con estensioni arcane e sconosciute pure ad un tecnogeek come me. Eviterete di mandare email incalcolabilmente pesanti dal punto di vista delle dimensioni in kb (cribbio, in campagna avete tutti le dial-up, e limitatevi!), e soprattutto eviterete di essere cestinati in automatico dai vari software antispam di cui i citati tecnogeek abbondano, ormai.

Curate le impostazioni del vostro client di posta. Controllate, nelle opzioni del vostro inevitabile Outlook Express, come appare il vostro nome di mittente del mail: se c'e' scritto solo "Pino", ma in realta' siete il Conte Giuseppe Aldobrandescobardi dell'omonima azienda vinicola, rinominate il campo. Quando ricevi un email, magari senza subject, magari da un certo Pino, non e' che uno sia invogliato ad aprirlo. Soprattutto, togliete subito quella dannata opzione per la quale si richiede un (mio) email di conferma lettura. Se voglio ricontattarti, se voglio darti un segno di vita, lo decido io, d'accordo?

Evitate di nascondervi dietro un dito: le formule del genere "questo non e' spam perche' il suo indirizzo e' stato preso da elenchi pubblici/siti/etc" non e' solo illegale; non e' solo irritante; fa proprio ridere: sarebbe meglio una cosa tipo "senti Fiorenzo, mi va proprio di spammarti perche', vedi, il mio vino e' davvero buono e tu mi sembri l'enotecaro ideale per venderlo". Una formula cosi' vi farebbe guadagnare mille punti.
E gia' che siamo in tema, levate quella demenziale frasetta finale, "il contenuto di questo mail e' confidenziale bla bla bla". Io questi email li stampo e poi li distribuisco mediante volantinaggio.

Nel limite del possibile, cercate di personalizzare il vostro mail a misura del destinatario; cercate di non inviare comunicazioni fuffose ed impersonali, che sono chiaramente destinate, tutte uguali, ai duemila indirizzi che avete in rubrica. Evitate, come la peste, di rendere visibili quei duemila destinatari a tutti; io detesto sapere che, oltre a me, corteggiate pure tutte le altre enoteche di Genova (ma come osate?).
E' comunque utile personalizzare la missiva, soprattutto evitando di affibbiare titoli altisonanti al destinatario, quando questo e' molto low-level: io, per dire, non sono Dottore, non sono Direttore Vendite, soprattutto non sono Beverage Manager. La mia e' una ditta individuale, io sono il magazziniere, l'addetto alle pulizie, l'ufficio acquisti e tutto il resto; quando ho appena riposto il Mocio Vileda e mi siedo davanti al monitor, e' straniante vedersi apostrofati come Beverage Manager.

mercoledì, febbraio 21, 2007

Vino 2.0 (vendemmia 2006)

Credo proprio che questo sia il primo vino due-punto-zero. [link & link]. Ovviamente, con grande orgoglio, un giorno dirò "io c'ero".

lunedì, febbraio 19, 2007

Chateau Tarocq


I falsi, in questo settore, sono sempre circolati. I falsi Champagne, poi, sono un must: poter clonare una bollicina fasulla da un euro, e rivenderla a trentacinque, e' (diciamolo) il profilo di ricarico ideale di ogni enotecaro. Cosi' l'ennesima notizia di maxi sequestri di Champagne taroccato (link & link) non e' certo uno scoop. Meritevole, semmai, questo link che, una tantum, riporta pure i nomi delle etichette incriminate. Ma siccome si tratta di maison inventate di sana pianta, non abbiamo un eroico esempio di giornalismo barricadero; semplicemente, a fare questi nomi non si pesta i piedi a nessuno. Quindi, se in casa avete robe tipo "Paul Gilbert", "Henry Flaubert" e "Pierre Plantard", siete avvisati; tràttasi di sòla.

giovedì, febbraio 15, 2007

Che stress

La lettura del giorno ("elementi enoici di base per gente normale") va in una direzione che mi e' particolarmente cara: cerca di rilassare il consumatore che approccia timidamente l'enomondo. Traduco, brevemente, alcuni passaggi interessanti.

"Se e' vero quello che una volta disse Thomas Jefferson, cioe' che il buon vino e' una necessita' della vita, come mai ordinare il vino al ristorante sta diventando uno stress? Molta gente, piuttosto che passare per ingenua, evita la carta dei vini; non vogliono sembrare stupidi, pure se sarebbero curiosi di saperne di piu'. Consiglio: smettetela di preoccuparvi e cominciate a bere".
E fino a qui tutto bene. Seguono alcuni suggerimenti, sotto forma di domanda-e-risposta.
Domanda: come faccio a chiedere aiuto?
Risposta: chiedi al sommelier [quando c'e'; in alternativa, speriamo in un cameriere competente]
Domanda: come faccio a trovare una bottiglia con un buon rapporto prezzo/qualita'?
Risposta: chiedi al sommelier, che ti consigli una bottiglia insolita e meno costosa [questo suona molto "indicazioni superflue per anglosassoni a cui bisogna precisare cio' che e' ovvio", non so se avete presente il tipo]

Le domande e le risposte si susseguono in un crescendo di elementi tecnici, abbastanza noti all'enoevoluto, tipo come ci si comporta durante il servizio, regole di abbinamento, come faccio a capire se il vino non va bene, eccetera eccetera. Tuttavia, per quanto l'autore cerchi, meritoriamente, di rilassare il lettore, si finisce per elencare con precisione tutti quegli aspetti della fruizione della nostra bevanda odorosa che, inevitabilmente, generano stress. Il gatto che si morde la coda, diremmo. Non so quanto l'estensore del breve trattato sperasse di essere d'aiuto, ma l'effetto che ottiene, alla fine, e' di lasciare gli elementi di stress, piu' o meno, la' dove stavano, irrisolti.
Cosi', alla fine della lettura, m'ha attraversato un pensiero tragico: pure se e' giusto ed auspicabile essere sereni quando si sceglie da bere (ci manca pure che debba rovinarci l'umore), resta il fatto che questo e' un mondo complicato. Voglio dire: un minimo bisogna industriarsi, informarsi, leggere e studiare; ma questo non capita certo solo nel nostro gaio enomondo.

Qualche sera fa ho passato un'oretta a configurare l'adsl a casa di un amico. Non e' una passeggiata: richiede di maneggiare termini complessi del genere "Incapsulazione RFC 2364 NULL PPP su Atm" che, diciamolo, non e' mica roba che abbiamo metabolizzato alle elementari. Eppure ci tocca saperne un po', o perlomeno fare capo a chi ne sa. E ancora: dopo questo Natale ho provato, con notevole scoramento, ad affrontare le istruzioni per costruire una Base Exo Force al figlio cinquenne; e' stata un'esperienza francamente umiliante, e felicemente (per me) delegata alla madre. Probabilmente viviamo in un mondo un po' piu' complicato e che necessita di maggiori competenze specifiche, rispetto a quello che tutti vorremmo; non per questo dobbiamo farci prendere dallo stress. Coraggio.

mercoledì, febbraio 14, 2007

We're all gonna die


L'immagine che vedete l'ho trovata stamattina, navigando. (Dice che e' un barbiere che chiude, ma pure un blog che chiude, vabbe'). Non e' male come commiato; c'e' qualcosa di mistico e struggente pure nell'essere bottegaio, chi l'avrebbe mai detto?
D'accordo, adesso cerchiamo di non deprimerci troppo. Concorso a premi: il titolo del post e' una battuta tratta da un film. Chi indovina il film, ed il nome del personaggio che la pronuncia, vince nr. 1 (una) bottiglia di Barbera d'Alba 2005, Saffirio. Rigorosamente barricone, ma che te lo dico a fare? Se mi conosci...

[Certo che si puo' pure googlare, ma non sembra cosi' facile, dopotutto]

lunedì, febbraio 12, 2007

Un'aggiunta di questo, uno spruzzo di quello


Nuove frontiere per gli additivi; adesso pare che sia l'ozono a fare miracoli. Per giunta "using ozone to preserve grapes could replace the need for allergy-causing sulphites, possibly leading to healthier and less allergenic wine". Arriva l'ozono, smammano i solfiti? Non vedo l'ora di parlarne con i miei amati talebani-viniveri.

venerdì, febbraio 09, 2007

Lavorare stanca


Tra le cose in agenda su cui bloggare duramente, c'era la redazione di un decalogo su come dovrebbe essere il sito internet ideale, per il produttore di vino. Ci allieta notare che qualcun altro ha avviato il lavoro, cioe' i bistrattati ragazzi de Il Mio Vino Professional. Un fatica in meno, basta un link. L'articolo e' a pagina 14 del pdf. C'e' pure una finestrella su quel produttore di Maremma che si fa suggerire l'etichetta via blog. Che tempi, signora mia.

giovedì, febbraio 08, 2007

Valentine Dilemma!

Bloomberg.com la mette giu' dura: San Valentino si avvicina, e fino a qui tutto bene; si regala la scatola di cioccolatini a forma di cuore (mai piu' senza). Ma il dilemma e' in agguato, quali vini associamo ai cioccolatini?
Se siete rimasti tra i due-tre attanagliati dal dubbio, ebbene, tranquilli: il cioccolato e' un fiero ingrediente, e necessita di un altrettanto tosto abbinamento enoico. Annotatevi almeno tre consigli.
Il mio match del cuore resta il Porto Late Bottled Vintage (Taylor's, per me). Possente alcol aggiunto, trama polpa lunghezza e tutto quanto serve a reggere il dolceamaro del cacao; che tradizionalmente e' lo stress del sommelier, in quanto con la sua opulenza tende ad asfaltare il palato. Quindi, bene il Porto LBV.
Una buona alternativa iberica e' il Pedro Ximenez, ed il mio prescelto e' Emilio Hidalgo; ha un grandioso fascino, gia' olfattivamente (fichi secchi, datteri, una roba travolgente); se il Porto vi sembra deja-vu, concedetevi quest'altro fortificato (cioe' con alcol aggiunto, cioe' liquoroso) e godetevi la sua persistenza chilometrica. Infine, almeno una proposta nazionale; io ho un notevole innamoramento per il Recioto di Valpolicella, quello della Cantina di Negrar specificamente (succulento e pluripremiato, mica pizza e fichi).
Alla fine, il dilemma si risolve.

martedì, febbraio 06, 2007

La lingua straniera


"E' un fatto, con la concorrenza sempre piu' forte, il produttore che parla inglese e' in vantaggio, per comunicare e vendere il suo vino". Cosi' la pensa Wine Enthusiast (che e' in lingua inglese, hai visto mai che confligga l'interesse). Qualche giorno fa ero nella cantina del fu Bartolo Mascarello; nuovi uffici e nuova accoglienza clienti, come da foto; mentre attendevo, Maria Teresa (figlia e continuatrice dell'opera di Bartolo) era al telefono con un cliente straniero: "ai em in Barolo... e smoll villègg..." -- e finche' parlava in inglese, capivo perfettamente. Messo giu' il telefono si e' rivolta alla madre, ma in piemontese strettissimo, e in un attimo per me e' scesa la notte: che ha detto?? Alle mie orecchie l'incomprensibile vernacolo di Langa era la vera lingua straniera. Menomale che c'e' l'inglese.

giovedì, febbraio 01, 2007

L'importanza di chiamarsi Vattelapesca

Ho seguito con interesse le vicende relative al nome del futuro rosso di Poggio Argentiera; certo e' che pure la forma e' importante; va bene che per me la sostanza viene prima di tutto, ma se questa e' avvolta in un contenitore formalmente convincente, siamo a posto.
Ci ripensavo ierisera, alle prese con una campionatura degna di futuri acquisti, il Montecucco 2004 di Colle Massari. Parliamo della sostanza: Montecucco e' una doc appena meno nota, in Toscana, rispetto al suo blasonato vicino di casa, Montalcino; da qui, prendendo in direzione Grosseto, la prima doc che si incontra e' questa, e qualcuno racconta che spesso certi ilcinesi a corto di sangiovese sconfinassero per approvigionarsi e rimpolpare il Brunello; per dire che la zona genera cose meritevoli, pure. Il Montecucco in questione non tradisce le aspettative, ed infatti e' un bel rosso di buona consistenza, certo legnosetto e certo modernista, probabilmente non originalissimo nell'esecuzione ma meritevole di un tranquillo 76/100 di punteggio. Insomma, sulla sostanza ci siamo pure.
Il nome, pero': che ci azzecca Rigoleto? Ogni volta che addocchiavo l'etichetta, non potevo fare a meno di pensare che questo nome evocava Goldoni e il Veneto (Arlechin Batocio e robe simili) piuttosto che la Toscana. Colle Massari sembra non curarsi della scelta del nome, non come Poggio Argentiera perlomeno. Sara' un toponimo, chissa'; e pensare che tutti gli imbottigliatori di Chianti-DOCG-da-due-euri si inventano i toponimi piu' evocativi possibile della toscanitudine; poi dentro c'e' Montepulciano d'Abruzzo, e va be', non ditelo a nessuno pero'; cosi' alla fine ci sta pure che un Montecucco evochi la Valpolicella, purche' dentro ci sia davvero sangiovese toscano.

mercoledì, gennaio 31, 2007

Stai parlando con me?

Ipse dixit: "... gruppo sociale e culturale che esiste anche in Italia, e che è del tutto sottorappresentato in ogni ambito: sono quelli che hanno tra i 25 e i 40 anni, curiosità per il mondo e i tempi e attenzione a quel che succede, cultura e privilegi per seguire molti interessi (su tutti l'attualità internazionale, la tecnologia, la musica, l'America, la cultura pop). Che hanno come modelli culturali i paesi anglosassoni e le loro modernità. Che non hanno nessuna rappresentanza politica e votano turandosi il naso, quando votano. Che non amano nessun giornale italiano (salvo Internazionale): al massimo li leggono, tollerandone le mediocrità. Che non si riconoscono nella programmazione da pensionati della gran parte delle reti generaliste ma nemmeno in quella da teenagers o da tiratardi-nei-centri-commerciali di Italia Uno. Che sono troppo vecchi o troppo colti per MTV. Che hanno un potere di consumatori e un'inclinazione al consumo del tutto attraenti per la pubblicità. Che privilegiano internet come fonte di informazioni, spettacoli, divertimento. La domanda è: lo fanno perché sono convinti che su internet ci sia tutto e che quello sia l'unico mezzo che conta, o perché non hanno alternativa, in Italia? Io chiedo in giro: la seconda, mi dicono".

domenica, gennaio 28, 2007

Figurati se questa me la facevo sfuggire


Via La Repubblica: "Mette Viagra nel vino del marito e gli causa infarto - Voleva movimentare un menage un po' spento e per questo, all'insaputa del marito divenuto troppo pantofolaio e poco attivo nella sfera sessuale, ha sciolto due pasticche di Viagra nella caraffa del vino. L'uomo tra un pasto e l'altro ha bevuto il miscuglio ed all'improvviso e' divenuto cianotico".
Insomma, da queste parti ci diamo daffare perche' non vi facciano trangugiare trucioli, e poi combinate simili intrugli a casa? Il fine era certamente nobile, non si discute, ma se la tipa fosse stata una seria wine lover non avrebbe mai inquinato l'amato nettare.
Comunque, l'avvelenato per amore, pare, si sta riprendendo, ma "i medici gli hanno consigliato riposo assoluto per mesi".
Nel frattempo, il mio consiglio non richiesto per la passionale avvelenatrice e' il seguente: lasci perdere la chimica, e curi la lingerie.

sabato, gennaio 27, 2007

Impossibile resistere

Da quando Antonio Tombolini ha scritto, prima qui e poi qui, della vicenda Eataly.it & Slow Food, ripreso successivamente, qui, da Stefano Bonilli, ho frenato il desiderio di scrivere a mia volta qualcosa; perche' sarebbe stato fatalmente troppo lungo, troppo verboso, ed io amo i post brevi e scattanti. Il mio punto di vista avrebbe dovuto inevitabilmente parlare della funzione del commerciante al dettaglio, anno domini 2007, con tutti gli sbrodolamenti autoreferenziali del caso; ho resistito finche' ho potuto, ma come vedete, alla fine ecco il cedimento: impossibile resistere.

Dice: non giudicare questa cosa, siccome nemmeno e' partita, e cribbio, almeno aspetta di vedere com'e'.
Ma certo. Il punto e' che a me della cosa non ne cale alcunche'. Io comincio ad averne abbastanza, anzi, meglio, io vado ormai in acido, ogni volta che leggo certe parole. Le parole che dovrebbero servire a dirci le cose e invece sono piegate agli usi e agli abusi piu' squallidi. Per una volta non ce l'ho con la mineralita', il territorio; la parola del giorno e' sostenibilita'.
Eh si, perche' l'ennesimo, non ultimo, tentativo di far passare un rutilante (lèggasi orrido) ipermercato come un benefattore dell'umanita' e' che questo e' sostenibile. Passi che abbia l'imprimatur di Slow Food, passi che Slow Food doveva stare fuori da logiche commerciali, ma invece ciccia. Quello che non va giu' e' che lorsignori applicheranno prezzi sostenibili, mentre il restante mondo bottegaio permane insostenibile. Se poi i prezzi sostenibili si ottengono nel modo indicato da Claudio Sacco in questo commento, eh be', che sara' mai.
Ebbene, lorsignori hanno re-inventato la GDO. Che dire? Tra i cool linx da sempre elencati in questo blog, qua in basso a destra, c'e' La Grossa Distribuzione, un pezzo storico che dice, con anni di anticipo su questi fatterelli, tutto quello che c'era da dire in proposito.

La qualita' per le masse. Possibile mai che ci si caschi ancora, in questa illusione? Come ho gia' avuto modo di dire, esistono produzioni fisiologicamente limitate nei numeri. Se hai cinque ettari di vigna, puoi star certo che da quella vigna escono poche migliaia di bottiglie. Dire questo non e' snobismo, e neppure elitarismo; i meccanismi della natura sono questi, punto. Anche qui, mi preme focalizzare altro: il gigantismo.
Il gigantismo della distribuzione, della produzione, e dei fatturati (figuriamoci, dobbiamo puntare al massimo, sempre e comunque); questo gigantismo genera i centri commerciali, ha definitivamente cambiato le citta' e ci illude di chissa' che progresso, ed e' male. E' il responsabile di sconvolgimenti ecologici, di spersonalizzazione e alienazione nei rapporti interumani; e ci viene gabellato come la panacea di ogni male. Non e' un caso che il linguaggio adottato da queste strutture sia, ora e sempre, il linguaggio vacuo, demenziale, degli slogan pubblicitari; il claim di questo ennesimo (e non ultimo, ripeto) supermarket (Eataly.it) e' "gestire il limite", che e' una cosa lunare, siccome identifica esattamente la contraddizione in termini dell'altro slogan "la qualita' per tutti". Cosi' gestire il limite si svuota di ogni contenuto, e allora tanto valeva usare qualsiasi altro roboante proposito, che so, "verso l'infinito, ed oltre"!

Comunque, e' un fatto, il gigantismo e' la norma, e il suo superamento probabilmente e' pura utopia. Per come la vedo io, con il gigantismo (e le sue improbabili promesse) si puo' pure convivere. Si puo' continuare a girare per gli scaffali di un supermercato e ascoltare una irritante voce amplificata che mi ricorda "la Coop sei tu"; e' incontrovertibile che la Coop non sia io, ma pazienza, dobbiamo farcela andare bene. Resta il fatto che nessuno di noi si rivolge al suo prossimo con frasi demenziali del tipo "ciao, sono Fiorenzo, e gestisco il limite". Nessuno si riempie la bocca di termini fuffosi, pena essere spernacchiati dagli astanti. Pero' questo tipo di comunicazione (per le masse) si concede il lusso di usare, sempre, questo insopportabile linguaggio privo di senso comune. Devo dire che mi va bene? Non lo diro'.

Arrivati a questo punto dello sbrodolamento, bisogna per forza di cose essere propositivi. Esistono alternative? E soprattutto: che alternative si propone alla distribuzione massificata? Che ruolo potra' mai avere, alternativamente e residuamente, il vecchio bottegaio?
La risposta a queste domande sara', per forza, bignamesca. Non posso rischiare che il lettore di questo blog stramazzi sulla tastiera.
Se la domanda del consumatore-tipo e' "dove si puo' acquistare il vino di qualità", ebbene, la risposta e' facile: "dal produttore".
Avete capito bene. Non ho detto "in enoteca"; nemmeno nell'autogrill, in farmacia, nemmeno in piazza al mercato; e non parlo di Internet, solo perche' altri ne hanno gia' parlato, meglio di me. Esistono prodotti per i quali la disintermediazione e' cosa fatta, quindi il mio consiglio e': approfittatene. Lo stesso prodotto, se comprato da me, costera' di piu'; vi potra' costare anche il 40%-50% in piu' rispetto al costo di origine. Tuttavia non abbiatene a male, accade cosi' per ogni prodotto che consumate (consumiamo; pure io, come voi, sono un consumatore). Sfortunatamente, non per ogni prodotto e' possibile disintermediare (non ancora, diciamo) quindi, ribadisco: approfittatene, e comprate direttamente.
Se non riuscite a comprare direttamente, esistono altre vie per approvvigionarsi a prezzi interessanti: i grossisti (che di fatto vendono pure al dettaglio, e per come la vedo io fanno bene) - e ancora, i rappresentanti, gli intermediari (idem come sopra). In ultima istanza, esistono pure le enoteche.
A questo punto e' giusto chiedersi: e a che diamine serve, allora, un enotecaro? Risposta: serve a raccontarvi qualcosa. Serve a cercare qualcosa di nuovo, insolito, speciale, artigianale, qualcosa che magari ancora non consideravate, e ve lo racconta. E ancora: serve a tutti quelli che non hanno tempo, o voglia, di disintermediare. Serve a tutti quelli che ancora non hanno imparato a disintermediare (e sono tanti). Non sempre ci riesce, e non costantemente, ma in via generale e' cosi' che lavora. Insomma, non e' del tutto inutile.

A questo punto bisogna precisare un dettaglio. Contrariamente a quanto potrebbe apparire, io non sono ideologicamente contrario alla GDO, ai supermercati, alle varie la-Coop-sei-tu. Vedete, io credo che ci sia posto per tutti. Diro' di piu': io auguro, a lorsignori di Eataly.it et similia, ogni successo. Auguro loro di fare i miliardi, di trionfare (e magari di gestire davvero il limite).
Poi, pero', auguro qualcosa pure a me (e a quelli come me). Auguro di sopravvivere, di avere il diritto di esistere; si, perche' il gigantismo di cui sopra non contempla, non piu', l'esistenza di noi che facciamo un lavoro antico (non proprio il piu' antico, ma quasi). Cioe' il lavoro di chi cerca qualcosa di convincente e di valido, lo compra, e lo rivende. Facile, no? Eppure noi siamo sempre meno, stiamo sparendo -- e abbiamo le nostre colpe, certo, ma abbiamo, credo, pure il diritto di provarci. E abbiamo il diritto di non sentirci dire che tutto questo sia insostenibile.

venerdì, gennaio 26, 2007

Il fatturato innanzitutto


Dice che Teri Hatcher (Desperate Housewives) preferisce versare un bicchiere di vino nella vasca da bagno (vinoterapia, fa bene alla pelle, robe cosi') piuttosto che berlo. Non saprei dire se cio' sia bene o male; d'accordo, e' pure questo un modo di vendere il vino, pero'... naah, meglio l'uso solito.

mercoledì, gennaio 24, 2007

Che ci fate qui?


Ve lo dico io: fate gli enonauti: "crescono gli "enonauti", a caccia di notizie sul web - gli appassionati di vino affollano sempre di più il web alla ricerca di informazioni ed eventi" come dice Reuters. Che cita Winenews (ma ha scordato il link).

martedì, gennaio 23, 2007

Ne voglio uno anch'io. Anzi no


Per chiudere le mie bottiglie smezzate, e prevenire l'ossidazione, uso da sempre il vacu-vin, semplice tappo di gomma attraverso il quale, mediante pratica pompetta, si estrae l'aria dalla bottiglia lasciata a meta'; ha buone rese pure sui tempi lunghissimi, tipo due-tre settimane.
Oggi leggo del sistema Epicurean, che e' sostanzialmente un vacu-vin con pompetta elettrica, e spia rossa che s'accende quando si e' ottenuto il vuoto. A guardare il filmato di presentazione viene voglia di averne uno. Poi, vedo il prezzo: "with a 6-foot-long cord, 12-volt plug adapter and two wine stoppers, it runs about $60".
Ripensandoci, meglio il caro vecchio vacuvin a mano.

domenica, gennaio 21, 2007

Avanzi domenicali (ritagli e frattaglie di post inutilizzati) #6


E basta con 'sto Nero d'Avola!
In enoteca la vendita del Nero d'Avola incontra qualche difficolta'; si tratta di un vino definitivamente troppo deja-vu, che inflaziona ogni wine bar improvvisato; il quale (winebar) si improvvisa tale solo perche' sbicchiera un Nero d'Avola da un euro al calice. Il consumatore non enobanale squadra male l'enotecaro che propone Nero d'Avola, ed al massimo questo vino riscuote qualche successo presso utenze marginali (esempio, la consumatrice poco piu' che ventenne, fashion victim, appena approdata al mondo del vino di qualita'; roba da temere che pure Cioè, il settimanale, abbia una rubrica sui vini). Insomma, in totale controtendenza, ho un adolescenziale innamoramento per questo Nero d'Avola; al punto che mi dilungo in verbose e poetiche descrizioni del suo corredo aromatico, fitto di more selvatiche. Ingenerando perplessita' in molti clienti, ma ottenendo grande successo tra le ventenni fashion victim. Il che non e' poi malissimo.

Chiacchiere da ascensore.
A volte temo che la discussione sui trucioli stia diventando una chiacchiera da ascensore per enofili: "hai visto? Adesso propongono niente trucioli neppure per gli Igt" -- "terzo piano, per me, grazie". Per ora i lieviti non corrono ancora questo rischio, e comunque per i lieviti servono ascensori di buona percorrenza, tipo grattacieli; pure se questa cosa dei lieviti transgenici si presterebbe bene. In attesa dei trucioli transgenici, ed allora saremo a posto.

giovedì, gennaio 18, 2007

Caldo, eh?/2


Ancora a proposito di riscaldamento globale e sovvertimenti climatici: niente eiswein piacentino, quest'anno; l'azienda vinicola Croci ha dovuto rinunciare alla produzione, viste le temperature assai poco invernali.

Tempi duri per i portali


Che seccatura: hanno chiuso d'imperio il portale sulle droghe leggere, psicoattivo.it.
In compenso, il mai abbastanza esecrato portale italiano del turismo, Italia.it, ancora non apre. Sfortunatamente, il problema non sembra essere competenza della Polizia Postale.

martedì, gennaio 16, 2007

Fialette?


Bei tempi andati, le scuole elementari, e gli scherzi terribili, tipo gettare fialette puzzolenti nelle classi femminili (poi si cresce, e si cambiano le prospettive).
Ma forse quei tempi tornano; almeno in parte. Nel Regno Unito, pare, hanno rilevato che i tappi a vite per il vino, gia' considerati in via definitiva la chiusura ideale, ingenerano un noioso difetto: il vino puzza in modo terribile, tipo uova marce. Appena hai una certezza, arriva qualcosa che ti ridimensiona.

[Qualche altro link: The Herald, Daily Record]

domenica, gennaio 14, 2007

Avanzi domenicali (ritagli e frattaglie di post inutilizzati) #5

L'etichetta innanzitutto.
Se siete produttori, e il vostro cruccio e' trovare l'etichetta giusta (magari gratis, che non guasta) approfittate dell'offerta di Francesco: ci pensa lui. Oppure fate come lui (che pero' regala sei bottiglie, in cambio).

I food blog ti salvano la vita.
Qualche buon motivo per imparare nuove ricette? Eccolo: "Cucina solo pasta, marito la uccide". Aggiunge pure: "non si interessava a me". Eh, ma allora ha ragione lui, che si invochino tutte le attenuanti!

Slow Silvio.
Se vi siete persi questo zuccherino, andate e leggete tutto per bene. Poi tornate.
Tornati qui? Bravi. Carina la risposta di mr. slow, vero? In sostanza esistono svariate societa' Slow Food: c'e' Slow nr. 1, Slow nr. 2, poi magari Slow nr. 3, Slow nr. eccetera. Ehi, chi vi ricorda?
No, vabbe', io voglio troppo bene a Slow Food, che mi possono pure usare come loro zerbino. Davvero. Ma questa storia e' indigeribile.

sabato, gennaio 13, 2007

Indovina il prezzo


Domanda: quanto costano 135 bottiglie di Chateau d'Yquem? Risposta: un milione e mezzo di dollari. Che fa la bella media di undicimila dollari la bottiglia. Certo, annate risalenti: la collezione copre tre secoli, dal 1860 al 2003. Il prezzo e' giusto.

venerdì, gennaio 12, 2007

Caldo, eh?


Cosa fermera' il rullo compressore dell'export vinicolo australiano? Non sara' l'abuso dei trucioli; e nemmeno la rivincita dei vitigni autoctoni. Pare che dovranno fare i conti, piuttosto, col riscaldamento globale: "Australian wine has become a major export over recent years, yet the end could be near, due to global warming".
Solo che c'e' poco da stare allegri; mentre da quelle parti si parla gia' di spostare le colture in aree piu' fresche, qui si nicchia. Benche' la questione sia, appunto, globale.

martedì, gennaio 09, 2007

L'eccesso cartaceo

Se questo fosse un mondo perfetto, i miei amati produttori vinicoli eviterebbero di spendere capitali in presentazioni cartacee del loro lavoro (vulgo depliant). Non ho ancora completamente metabolizzato la notizia di una piccola cantina cooperativa che ha speso circa trentamila euro in carta patinata: la cifra mi sembra lunare, e pure se proviene da un loro dir. comm.le, mi lascia incredulo. Certo e' che io sono ignaro di queste dinamiche comunicative. Ed e' altrettanto certo (parlo sempre per me) che questo genere di massa cartacea finisce per accumularsi, intonso, in ufficio, mancando cosi' il suo obbiettivo di "comunicare" qualchecosa; al punto che, quando il produttore mi dice "ti lascio la brochure con le schede, le foto delle etichette, la mappa della cantina, il paginone centrale delle barrique" cerco sempre di scoraggiarlo, sperando di far leva su un argomento sensibile: "risparmia i soldi del depliant, non mi serve"; ma sembra che questo argomento vada bene solo per i genovesi. Di fatto, sulla scrivania si accumulano le cartelline policrome e rutilanti di troppe aziende; quando la pila ha raggiunto un livello considerevole, finisce nel contenitore per la raccolta differenziata.

Ma da tempo faccio pure di peggio; di fronte al produttore che mi copre di carta patinata, mi limito a dire: lascia stare, quello che mi serve lo trovo sul tuo sito; perche' ce l'hai, il sito, si?
Ecco una domanda che, anno di grazia 2007, riesce a mandare in acido piu' di un vignaiolo. Sulla qualita' delle presentazioni online di molti produttori ci sarebbe di che scrivere post per anni; ci starebbe bene una sezione apposita; ovviamente, ci sono quelli ben fatti: sono una minoranza all'interno di un'altra minoranza. Inutile indagare sui perche', di fatto il famoso digital divide si vede qui, nell'incapacita' di utilizzare la rete come strumento ideale di comunicazione (incapacita' che e' pure strutturale, sia chiaro, non e' solo mancanza di competenze).

Viene pure il sospetto che l'uso di internet renda meno utilizzabile un elemento comunicativo trionfante all'interno dell'obsoleto depliant, cioe' il linguaggio tipico della pubblicita': la famigerata comunicazione unidirezionale, che sarebbe pure tollerabile; assai meno tollerabile e', ormai, l'uso di vuote formule sul genere "piu' bianco del bianco" che sono la quintessenza dei roboanti slogan da depliant; l'alternativa sarebbe smettere con un sistema di comunicazione pubblicitaria basato sull'iperbole; questa, nella miglior parte dei casi, e' un fanfaronesco sistema per celare, essenzialmente, l'intento di raccontar fandonie; inutile dire quanto sia irritante la percezione di un tale genere di messaggio.
Se questo fosse un mondo perfetto ci dovremmo tutti lasciare alle spalle queste formule comunicative, una volta per sempre.

sabato, gennaio 06, 2007

Tal dei Tai


E cosi' ci sono riusciti, il Tocai in Veneto avra' un altro nome, Tai. L'anno e' appena iniziato, ma questa si candida ad essere una delle cinque notizie meno folgoranti dell'italico enomondo, per il 2007. Che persino il calendario delle produttrici di Tocai, cioe' Tai, sembra piu' interessante.

giovedì, gennaio 04, 2007

Un vino dell'altro mondo


Qualche giorno fa ho avuto il piacere di fare un nuovo cliente, il locale convento dei frati francescani. Fare nuovi clienti e' sempre una gran cosa; se vestono il saio dei francescani, per molti motivi, mi rallegra pure di piu'.
Certo e' che le vie della disintermediazione sono infinite. Per un convento che si rifornisce in enoteca, succede che in California una diocesi decida di impiantare un bel vigneto, per autoprodurre il vino per la Messa. Dove? beh, nel cimitero, naturalmente; avevano giusto qualche acro disponibile.
Nell'articolo non manca qualche amenita': per esempio, dove si fa riferimento all'inesperienza degli addetti cimiteriali circa la coltivazione della vitis vinifera; "siamo solo capaci a bere", pare abbiano detto. Poi merita una menzione la scelta dei vitigni: Pinot Nero, niente Merlot, "il mercato e' allagato di Merlot". Deve essere ancora l'effetto Sideways.

martedì, gennaio 02, 2007

Typos


Si dice spesso che una marca sta cadendo in disgrazia quando il suo nome smette di essere pronunciato correttamente, ma viene storpiato in ogni modo. Non so quanto questo possa essere vero; di fatto, un brand come Veuve Cliquot, da tempo, viene evocato coi fonemi piu' fantasiosi: viu' clico', clicotte, vu' chico'; i piu' sgamati si levano d'impiccio chiedendo la vedova, ma non e' mancato chi mi abbia chiesto la vedova nera, versione entomologica della decaduta griffe. Stamattina, scorrendo i termini inseriti nel form di ricerca di questo blog (ti saluto, privacy), trionfa un correttissimo Veuve, seguito da uno sciagurato Clichuot.

domenica, dicembre 31, 2006

Polpettone di fine anno


No, non sta diventando un blog di ricette. Il polpettone che sporziono e' altra cosa, il solito riciclo degli avanzi, senza pretese d'essere esaustivo (e chi ci riesce mai). Si fa ordine in magazzino, diciamo.

Rete e blogghitudine.
Credo che questo luogo (la rete) sia il migliore dei mondi possibili, in termini di comunicazione. E paradossalmente non e' perche' gli internauti due-punto-zero siano piu' bravi, rispetto ai canali informativi ufficiali. Semmai perche' mi sembra tecnicamente impossibile fare peggio di loro; e' impossibile essere piu' improbabili dei signori mainstream. Da queste parti ci si autobilancia e ridiscute nemmeno quotidianamente; direi ogni secondo. Pure se non mancano gli scazzi: per restare nel nostro orticello enoico, da queste parti si puo' scrivere tutto e il contrario di tutto, ma attenti a non pestare i piedi a lorsignori. Se dici che una certa reclame di un certo vino in brik fa pena, rischi la querela.
Ecco, parliamone. Querelare il blogger e', semplicemente, senza senso. La formula del blog e' la seguente: io scrivo, esprimo un'opinione; tu leggi, non sei d'accordo, inserisci un commento (magari pure aspro, duro) e motivi la tua contrarieta'. Loro, tutti gli altri, leggono e si fanno un'idea. E' chiaro? Avviene tutto facilmente ed in tempo reale. Tuttavia, qualcuno ritiene meglio usare il vetusto sistema giudiziario; che prevede, se qualcuno non lo sa, che il blogger cancelli il post, oppure che la polizia postale apponga qualche genere di lucchetto al sito (ùrendo, nemmeno voglio pensarci). Effettivamente, e' molto meglio questo, che scendere da cavallo e confrontarsi con la plebe, no? Qua sotto, la plebe si sta facendo un'idea sempre piu' precisa di lorsignori.

Vino e dintorni.
Io non mi sorprendo mai abbastanza, riguardo alle infinite possibilita' di discussione che genera una bottiglia di vino. Dico discussione intendendo dibattito, dialettica, chiacchiera in liberta', e poi opinioni, punti di vista, quindi visioni del mondo, via via fino all'etica, alla politica e alla trascendenza dell'anima passando per l'esistenza della vita su altri pianeti. Insomma, da questa celebrata bottiglia di vino non sai mai che esce, quando la stappi, che se ti lasci prendere la mano esageri mica poco, e ottieni che chi ancora non fa parte del nostro mondo meraviglioso solleva tutte e due le sopracciglia e ti gira le spalle perplesso. Messaggio per costoro: non fatelo, restate con noi, siamo assai meno peggio di quel che sembriamo. Alcuni sono pure simpatici. Enofili, ci chiamano. Dai, restate.

Capodanno? Ah, gia', e' Capodanno.
Questo blog e' denatalizzato e decapodannizzato. Non ci sono babbi natale appesi, stelle filanti e presepi; questo per dire che se qui non si fanno auguri di buon anno e altre robe rituali del periodo, non e' dovuto al fatto che io sono inurbano. Appartengo alla schiera degli insensibili all'evento; come e' noto, nessuno e' perfetto. Cio' detto, scio', andate a festeggiare; ci si rivede, piu' belli e piu' superbi che pria.

sabato, dicembre 30, 2006

Happy new web 2.0

Se volete avere un'idea di cosa possa essere il web 2.0, eccovi il comandante Kirk in persona che vi augura buon anno. E se non avete mai sentito parlare di web 2.0, non e' grave, ce la farete benissimo.
Se siete iscritti all'ordine dei giornalisti, invece, eh...


venerdì, dicembre 29, 2006

Esibire il vino


Ci sono prodotti iperqualitativi che compriamo senza pensare tanto al prezzo, anche e soprattutto perche' si possono esibire. Telefono cellulare, auto, griffe di moda: qualsiasi esempio va bene. Il vino (ed il cibo) di qualita' si prestano assai meno all'esercizio dell'esibizione, quindi il consumo di questi beni soffre, almeno un po', di questo seccante gap.
Tuttavia, io ho un geniale cliente che ha risolto il problema. Quando compra in enoteca, normalmente si fa accompagnare da qualche amico; acquista cose di un certo rilievo, vini o distillati, e' curioso e competente, pure senza spendere follie; si limita ad acquistare, in presenza di sbaccaliti amici eno-neanderthaliani bottiglie da dieci-quindici euri; gli astanti, scossi dall'apprendere che esiste altro rispetto al tetra brik, lo guardano ammirati. Si, costui e' davvero geniale.

[Post trasversalmente ispirato da quest'altro post del Papero Giallo]

mercoledì, dicembre 27, 2006

Luoghi comuni, free download


In questa trita vicenda del vino siciliano "mafioso", il Don Patrone, irrita davvero ritrovare il solito luogo comune siciliani-mafiosi. Se i tedeschi si fossero spremuti solo un po' di piu' le meningi, ce ne sarebbero molti di piu', e piu' interessanti. Ho qui qualche suggerimento pronto, per i prossimi taroccatori di vino italiano.

Belìn della Valpolcevera. Inutile chiedersi il significato del delicato ètimo; si tratta di un bianco del genovesato leggero d'alcol (dieci gradi alcolici, grazie a robuste dosi di mosto concentrato) ideale accompagnamento della focaccia; essendo genovese, e' pensato espressamente per i tirchi, e difatti costa un euro la bottiglia.

Sole della Padania. Rosso prodotto nella regione omonima (che non si visualizza con Google Maps, in quanto Google e' giudo-masso-pluto-pippo-qualchecosa). Ottenuto esclusivamente da vigne di pianura che producono circa cinquecento quintali per ettaro, data la grande produttivita' e' smerciato solo in bag-in-box da venti litri. Un po' scomodo ma conveniente.

Gianduiotto Rose'. Pallido rosato dell'hinterland torinese, dove le brume e l'inquinamento non lasciano filtrare i raggi solari e l'uva, di conseguenza, non raggiunge mai la maturazione. Si ottiene cosi' un rosato emaciato ed inconsistente. Caratteristica la bottiglia, a forma di Fiat Punto.

Sghei Brut. Finalmente la risposta italiana allo champagne: tràttasi di banale prosecco trevigiano, ma in bottiglia di platino punteggiata di Swarowsky; l'etichetta e' una banconota da cento euro, a ribadire il concetto che i veneti navigano tutti nell'oro. Si compra solo da Christie's, sui duemila euri.

Ch'aggia fa' del Vesuvio. In etichetta e' ritratto un sonnolento Pulcinella con le dita di una mano a carciofo; rosso che richiede tempo per essere bevuto, molto tempo, va aspettato, e che e', mica avete fretta, aspettate ancora un po', ci vuole il suo tempo...

Sassu Spessu del Gennargentu. Vinone sardo, sassoso, duro come la pietra, pesante, roccioso; naturalmente sull'etichetta e' ritratto un bel nuraghe; per svecchiare un po' l'immagine, comunque, da una finestra del nuraghe fa capolino, sorridente, Briatore.

martedì, dicembre 26, 2006

Il mondo si divide in due categorie


Il mondo si divide in due categorie: gli enosnob e tutti gli altri. Quelli della seconda categoria, al pranzo di Natale, si rallegrano ad avere il parente enotecaro e si godono vinoni giuggiolosi come il Geremia di Rocca di Montegrossi; quelli della prima categoria bofonchiano di legno, colore troppo cupo (e il sangiovese che non deve essere colorato, e il territorio toscano che non si ritrova, bla bla bla).
Quelli della prima categoria si divertono pochissimo.

venerdì, dicembre 22, 2006

Le parole sono importanti


L'odierno angolo del buonumore e' gentilmente offerto, via fax, dal mio corriere. Le parole sono importanti, quindi prestate attenzione alle parole scelte per comunicarmi qualcosa.
Oggetto: spedizione numero blablabla. Anomalia riscontrata: MANCANZA TOTALE.
Con la presente siamo spiacenti di doverVi comunicare che la spedizione e' stata oggetto dell'anomalia di cui sopra.
Ora, non so voi, ma io ho riso per mezz'ora dopo questo fax. Capisco che i corrieri, in questo periodo, siano tutti in acido. Ma questa formulazione ampollosa del concetto altrimenti riassumibile in "caspita, ho perso il tuo pacco" e' da standing ovation. Invece che guardare serenamente in faccia alla realta' (siamo sottosopra e perdiamo le cose) hanno preferito evocare un'anomalia (come dire, e' un evento anomalo, un ufo, viene da un'altra dimensione, mica dipende da noi) e conseguentemente, puff, il pacco non c'e' piu'. Oibo'.
Quindi, ringraziamo il corriere umorista afflitto dai poltergeist, di cui come al solito non faremo il nome. Ma solo il cognome: Tnt.

giovedì, dicembre 21, 2006

Ed ora, qualcosa di veramente esplosivo


Scusate, siamo troppo indaffarati per partecipare al vino dei blogger #3. Siamo cosi' storditi dal daffare che usiamo il plurale majestatis.
Tuttavia, se dovessimo segnalare uno spumante per la simpatica kermesse, indicheremmo quello di Bin Laden: "authorities in northern Peru this week uncovered a case of sparkling wine labeled "Bin Laden Champagne" that illegal local brewers hoped to sell at Christmas fairs for $1 a bottle".
[Via Vinography]

mercoledì, dicembre 20, 2006

A che punto e' il Natale

La domanda da scoramento e': come sta andando questo Natale. Varianti: come credi che andra' il Natale; la gente, compra? E ancora: rispetto all'anno scorso? Due anni fa? Mi fai un grafico?
E via cosi'.

Si capisce bene il perche'. Per ogni bottega le vendite natalizie servono a rifinanziarti stabilmente, almeno fino a febbraio; dopodiche' per la tua banca torni ad essere il cialtrone che eri. Ma fino a febbraio ti fanno dei grandi sorrisi. Colleghi, venditori, fornitori, il postino e sconosciuti passanti, tutti si (mi) interrogano.
Per farla breve: va come sempre.
Dati Nielsen alla mano, il consumo di alimenti qualitativi e' appannaggio di, circa, un 20% di consumatori. Quindi, al momento, le masse si accalcano (solo) ai caselli autostradali prossimi ai centri commerciali; scendendo nello specifico della mia citta', ricordo all'universo mondo che da queste parti la popolazione e' diminuita di un quinto negli ultimi vent'anni (ma e' aumentato il traffico, e cio' francamente mi perplime). Infine, circa il 70% dei genovesi vive di pensione.
Quindi, a voler veicolare iperqualita', da queste parti, non e' propriamente una pacchia.
Come sempre, per salvarsi la vita e' necessario considerare il lato comico (o grottesco? Meglio grottesco) della cosa.
Gli aneddoti si sprecano. Io ne ho visto cose, come dice quel tale: manager del terziario avanzato, lussureggianti nell'Audi aziendale, annunciare solenni: "quest'anno regaliamo Champagne: Berlucchi".
Ora, lo so che non sta bene dileggiare il consumatore inesperto; vi giuro, non e' mia intenzione. E poi lo dico sempre, non vige l'obbligo legale della competenza enoica.
Pero'.
Sei un manager dallo stipendio di giada, giri il mondo, la tua cravatta costa quanto il mio salotto. E allora, perche' profferisci frasi come "Champagne Berlucchi"?

domenica, dicembre 17, 2006

Avanzi domenicali (ritagli e frattaglie di post inutilizzati) #4


1. Mappiamoci.
Il giochino di sbirciare vigne e cantine via Google Maps, avviato da Tom Wark, (qui, e qui, per esempio) mi sta contagiando. Nella foto, il castello di Serralunga.

2. Plastifichiamoci.
A proposito degli australiani e dei loro irrituali contenitori per vino: questa roba, che dovrebbe essere meglio del vetro, e' certamente deja-vu, ma ha un vantaggio innegabile: resiste a pressioni fino a 75 chili. Sia chiaro che se finiremo per scegliere simili soluzioni, sara' per colpa dei nostri scellerati corrieri.

3. Ricodifichiamoci.
Un po' sono contento. Se scribacchiare di DOCG inaffidabili e' servito a gettare un sasso (sassolino) nello stagno (pozzanghera), magari ha avuto qualche senso. Aristide dice quello che molti pensano, questo sistema di certificazioni andrebbe sovvertito. Naturalmente della cosa si parla tra noi quattro gatti (miao), naturalmente questo dibattito e' ignorato dai carrozzoni del tipo Supremo Consesso Di tutela Inviolabile Della Chiatigianitudine (hanno tutti nomi un po' cosi'). Capisco che i gatti che leggono questo blog sono due (ce li sogniamo, quattro) -- ma pure con tutti gli altri che ne hanno parlato, e che diamine, e nemmeno uno di lorsignori che si senta in dovere di intervenire? Va tutto bene cosi', allora? Avanti adagio Titanic, tranquilli, quello e' un cubetto di ghiaccio caduto da un secchiello.

4. Ricombiniamoci.
Un po' sono contento. Fa piacere leggere commenti cosi': "Internet, in un Paese libero a democrazia compiuta (ma lo è davvero ?) come l’Italia, ha davvero bisogno di regole, codici, limitazioni ? E questa legittima tutela delle persone e della correttezza dell’espressione non può portare, alla lunga, a forme di controllo che pregiudichino quella libertà di espressione, quel libero e democratico accesso all’espressione che Internet garantisce ?" -- fa piacere perche' Franco Ziliani non ha certo idee politiche sul genere del libertario anarco-insurrezionalista tipo chi scrive (e dubito che si risentira' se lo sottolineo). Questa trasversalita' di vedute coincidenti, con l'aria che tira (querele, censure, filtri ed altri obbrobri) mi pare una gran cosa.

sabato, dicembre 16, 2006

Drastico

Questa la dedico al comunale che passando per la mia via m'ha multato l'insegna, in quanto irregolare (be', effettivamente lo e', uff).
Ma come ha fatto a notarla? Se passi di qui devi stare attento all'asfalto tipo Beirut, mica alle insegne. Eh, ma quello che si occupa di asfalto e' un altro ufficio, immagino.
Si, questa e' per te.

venerdì, dicembre 15, 2006

Surprise


Nell'orgia dei corrieri clacsonanti, oggi e' arrivato un pacco per me.
Sorpresa piacevole: mi mandano un po' di vino. Saro' autoreferenziale (solo un po', eh), ma chi regala vino ha la mia simpatia!
Mille grazie, Susanna!

mercoledì, dicembre 13, 2006

Una risata ci salvera'


[Post della notte prima]
Siccome a quest'ora sono a bottega ad aumentare il Pil, mi son voluto prendere due minuti di relax per scorrere qualche notiziola. Nel rileggere per la (circa) milionesima volta che "poco vino e birra fa bene" sono stato colto da una potentissima crisi di sonno. Sarei crollato sulla tastiera, ma una frase m'ha salvato: "il vino [...] riduce il rischio di morte per qualunque causa". Oh, c'e' scritto proprio qualunque.
Ho riso per circa dieci minuti.

[Update del mattino dopo]
No, aspettate, ci abbiamo ripensato, il vino e' il killer silenzioso: "l’alcol provoca ogni anno in Italia la morte di oltre 20 mila persone". Oggi non l'ho ancora detto che l'informazione mainstream e' lievemente schizofrenica, no? Lo dico ora.

Il vino sulla tavola (di Mendeleev)


[Via A scuola di bugie]
"Dopo aver ripetuto circa 55 volte la differenza tra elementi e composti (gli elementi sono quelli della Tavola Periodica, non ci si può sbagliare), qualcuno è stato capace di scrivere nel compito in classe che il vino è un elemento. Con buona pace di Mendeleev, che in tanti anni di ricerche non si accorse che nella sua Tavola mancava il vino, simbolo atomico Vi. Io aggiungerei anche il tarallo, simbolo Ta. Perchè la scuola ormai è questo: qualcosa che finisce (e comincia) a tarallucci e vino".

lunedì, dicembre 11, 2006

Vino dei Blogger #2 - Ricapitolando

Va bene, ufficialmente, mi sento in colpa. Ho trascinato la community nel gorgo, son pentito; che pure dovevo aspettarmelo. Siccome la mission era a rischio date le premesse: trovare un Chianti da hard discount, al prezzo piu' basso possibile, sotto i due euri.

Al momento avremmo un vincitore: Marco che ha trovato un Chianti da € 1,79, e si guadagna con cio' il diritto alla scelta del prossimo topic. Nel suo Chianti rileva esserci "acqua oligominerale-style". Pero' non sembra distrutto dall'esperienza, menomale; addirittura 67/100, ammappala che generoso. Glissiamo sulla fantasiosita' del nome Corte alle Mura, sul quale gia' s'e' detto.
Max, alla pari di Aristide, merita la palma dell'esotico, riesce a trovare un Chianti (lo stesso identico!) imbottigliato ad Ora in Trentino. Quando si dice essere global. Comunque, tra tutti sembra il meno traumatizzato:"certo abbiamo assaggiato di peggio".
Aristide invece non si contenta di uno, ma ben due ne prova. Per pochi eurocent non soffia il primato a Marco (ma sopravvivera' all'onta, credo) e alla fine raddoppia l'insoddisfazione, visto che consiglia i lettori di rivolgersi ai Nas per approfondimenti. Conclude: "non credo che questi due vini, entrambi mediocri, abbiano alcunchè di tipico o che richiamino alla memoria un Chianti. Non credo che li userei nemmeno per impieghi gastronomici di base".
Roberto non va oltre i 62/100 per il suo Chianti, inevitabilmente Poggio qualchecosa, Felice, ma certo. Sottolinea un aspetto che, a mio modo di vedere, e' centrale nel nostro giochino (un po' Masoch, va be'). Dice: "da un vino proveniente da una delle più famose aree vinicole del mondo (a Docg) esigo ben altro".
Luca riesce a trovare un Chianti (Poggio Gherardo, ma dai, un altro Poggio Qualchecosa) dotato di una persistenza "pari a circa un millisecondo". Beh, e' un record pure questo, no?
Gia' scrissi del post di Francesco, del quale resta la tranciante valutazione finale "veramente imbevibile". Argh.

Bene, a parte le considerazioni gia' espresse, quel che resta del "gioco" e' la sensazione, netta, che una Docg prestigiosa puo' esprimere vini inqualificabili.

Quando usci' la Docg del Brachetto d'Acqui, ricordo, dissi che l'acronimo andava letto come Da Oggi Ci Guadagno, siccome i produttori ne approfittarono per aumentare i prezzi. Ma e' vero che pure la qualita' ebbe un incremento. In Chianti pare che le cose siano andate diversamente.

Downunder


C'e' qualcosa di encomiabile nel vedere cosa non s'inventano i winemaker del nuovo mondo, per sovvertire i rituali del vino. Dimenticatevi i cavatappi, dimenticatevi il silicone, il tappo a vite e le nostalgie da sughero. Dimenticatevi pure i calici Riedel. Hardy mette in vendita la bottiglia all-in-one, sviti il bicchiere che fa da tappo, e opla', servi il vino.
Ancor piu' encomiabile e' il fervore che ci mette la global marketing manager di Hardy nell'annunciare il prodigio: "crediamo che la nuova tecnologia abbia il potere di ridefinire il modo in cui nel mondo intero si berra' il vino". E basta.

domenica, dicembre 10, 2006

Avanzi domenicali (ritagli e frattaglie di post inutilizzati) #3


Piu' export per Totti.
Pare che ci sia il boom dell'export vinicolo negli USA. Perche' il nostro prodotto e' buono? No. Perche' siamo bravi a comunicarlo? Neppure. E' perche' abbiamo vinto i mondiali di calcio: "e' quanto stima la Coldiretti sulla base di un'analisi dei dati dell'Italian Food & Wine Institute nei primi nove mesi del 2006". Ah, bastava cosi' poco? Pero' poi aggiunge pure: "la produzione italiana garantita per l'assenza di trucioli ha saldamente conquistato la leadership nei confronti dei concorrenti australiani dove queste pratiche sono invece ammesse". Nooo! Vuoi vedere che quei rompitasche chipsfree avevano qualche mezza ragione? Qualcuno dia la ferale notizia ai benaltristi.

Dove voleva andare a parare.
Insomma, dove voleva andare a parare il bloggarolo con questa storia del Chianti a due euri? Alla fine conta sapere questo. Leggendo il commento di tale Livia al post di Roberto, mi sono avvicinato all'obbiettivo. Dice: "non ci passo neanche più nei reparti vini, rimango troppo male". Ecco, ci siamo; quando transito per gli scaffali adibiti ad enoteca del mio amato (cough, cough) supermercato, guardo le etichette presenti e penso: ma questi, scelgono ogni referenza con lo stesso gusto scellerato con cui scelgono il vino? Pure la carne, pure, che so, gli alimenti per l'infanzia? Ah, andiamo bene.

Potrei pure sbagliare, ma...
Il mondo vitivinicolo e' in subbuglio per colpa della bozza di riforma dell'Organizzazione comune di mercato (Ocm) del settore. Hanno le loro ottime ragioni. Il consigliere regionale piemontese di RC Dalmasso ha detto che la riforma "va nella direzione di rafforzare esclusivamente le grandi multinazionali". Humm, potrei pure sbagliare, ma secondo me ci ha preso. Tipo al 99,99 per cento.

sabato, dicembre 09, 2006

The Internet

Anno 1990: la Cbs annuncia un servizio su un curioso fenomeno in crescita, si chiama The Internet.
La visione e' commovente per diversi motivi; per esempio, per quanti possono oggi dire "io c'ero". Oppure per chi e' un fan di modernariato informatico. Per non dire di chi trovera' interessante che, tra le prime conoscenze condivise, ci fossero cooking tips.
A me la lacrimuccia e' sgorgata sentendo che "per circa duecento dollari l'anno, ci si connette ad una rete mondiale di computer". Si, io ricordo con commozione le bollette Sip a meta' degli anni novanta, oltre cinquecentomila lire a bimestre.

venerdì, dicembre 08, 2006

Tu chiamalo, se vuoi, Chianti

E fu vino dei blogger numero due. Si assaggia un Chianti hard (very hard) discount.
Chianti 2005 Ponte ai Massi, Euri 1,99. Imbottigliato da C.S.C. Soc. Coop. Agricola, a Madonnino in provincia di Grosseto. Prima annotazione: chi diamine sarebbe l'imbottigliatore? La scritta si trova in retroetichetta, a caratteri minuscoli, ed e' un fumosissimo acronimo dal quale si intuirebbe una cantina cooperativa (o sociale), che presumibilmente ha un nome ma che si guarda bene dal presentarsi; ti basti l'acronimo.

E' un po' come se io, declinando le mie generalita', mi presentassi come F.S. Enotcr. Ge.
Eh? Che ha detto?

In compenso il nome di fantasia, Ponte Ai Massi, e' sparato in etichetta bello grosso; ho una cattiva notizia, quasi certamente non esiste un ponte e nemmeno i massi, tràttasi di immaginifica panzana. Potevano scrivere pure, che so, Rocca Al Balzo, Torre al Giumbolo, Puffo al Prispolo, che tanto va tutto bene. Le panzane sono consentite, mentre la tracciabilita' e' una roba per pochi rompiscatole.
Sempre in retroetichetta, leggiamo: vitigni sangiovese e canaiolo - vino di corpo da non invecchiare (ma dai?) - vino indicato con arrosti e selvaggina. Nota: sul minuscolo tappo di sughero si legge: Vini di Qualita'. Ah, be', se lo dice il tappo...

Colore rosso rubino di buona intensita', tradisce una lievissima opalescenza all'unghia.
Naso che all'inizio apre con una irritante nota riduttiva, ma presto si autoelimina, per lasciare posto ad una fastidiosa nota di cantina sporca, un vinoso sgradevole che insiste senza nessun riconoscimento ne' fruttato, ne' floreale. E' paradossale la deprimente tenuita' del corredo aromatico, che si rivela un pregio, altrimenti veicolerebbe in maggior misura sensazioni sgradevoli.
In Bocca esibisce una mediocrita' francamente sconfortante, dominata com'e' dalla durezza acida amara, senza alcuna persistenza. E pure qui viene da pensare: menomale che non persiste.
Voto finale: 60/100

Considerazione accessorie (ma nemmeno poi troppo). Adesso vediamo se ci riesco io, a cacciarmi in un loop benaltrista.
Qui la questione, difatti, e' altra. Lo sappiamo gia': la denominazione di origine controllata serve solo a indicare l'origine del vino, non certo che il vino sia buono. Certo e' che il consumatore medio, a bottega, mi chiede un DOC pensando che sia meglio di un IGT ("che roba e' l'iggittì?") e comunque pensando che sia assai meglio di qualsiasi vino da tavola. E io, ogni volta, riattacco con la favola: "c'era una volta, tanto tempo fa, un vino che si chiamava Sassicaia...".
Poi ci sarebbe la nota incongruenza del DOCG: quella gi finale, che sta a dire "garantita", sembra messa lì apposta per risaltare il fatto che nella semplice DOC, ahem, manca la garanzia: "come, e questo, non me lo garantisce?". E via cosi'.
Ma appunto, tranquilli: dire DOCG non serve, neppure lui, a dire che e' buono. Come facciamo a qualificare in etichetta il livello di un vino? Il metodo ci sarebbe, i cugini francesi ce l'hanno spiegato da qualche secolo, basterebbe indicare il livello di cru (le parcelle dei vigneti migliori). Ma qui al massimo riusciamo a recepire la normativa che consente la rincorsa verso il basso (giuro che non evochero' l'innominabile) mentre ogni tentativo di qualificare il prodotto, pure in etichetta, e' semplicemente frustrato.
Correre a peggiorarci: si.
Cercare di qualificarci: hum, vediamo, il dottore e' fuori stanza, ripassi.
Eccolo qua il problema, alla fine. A che servono le commissioni di assaggio per concedere DOC e DOCG? Dal momento che queste sembrano puramente espressioni geografiche, tantovale lasciare l'incombenza delle attribuzioni al catasto.

Per tornare al vino in questione: che senso ha che una roba cosi' si chiami Chianti? A voler infierire, dal disciplinare del Chianti si legge: " I vini a denominazione di origine controllata e garantita “Chianti”, all’atto dell’immissione al consumo, devono rispondere alle seguenti caratteristiche: [...] odore: intensamente vinoso, talvolta con profumo di mammola e con più pronunziato carattere di finezza nella fase di invecchiamento..."
Chissa' dove l'hanno sentita, la finezza e la mammola, qui.

giovedì, dicembre 07, 2006

Tutti dentro


"Un “sommelier” per testare la droga. Arrestate venti persone nel barese". L'operazione della Dda e dell'Arma di Bari si chiamava proprio cosi', sommelier. Questo, siccome il prodotto andava testato, prima della messa in vendita; e ovviamente, da esperti. Si conferma che il fattore umano, nell'assaggio, e' insostituibile.
Pero', fossi un big boss dell'Ais, un po' mi adonterei. E che diamine.

mercoledì, dicembre 06, 2006

Meglio di Beautiful

Avevo appena detto che in questo periodo ho assai daffare per trovare il tempo per il mio amato bloggume, si? Infatti sono al terzo post, per quest'oggi. Meraviglie di un mondo denso di contraddizioni.
Solo per segnalare che, in qualche modo, si mette la parola fine alla vicenda Ais-Duemilavini-Bibenda, gia' largamente al di la' del commentabile. Citando Ricci: "ognuno poi è libero di fare ciò che vuole". Ma certo; pure io.

[Grazie Marco per la segnalazione]

Sotto col lavoro

Francesco (e Copertina75) hanno dato il via alle danze. Non sembrano felicissimi, pazienza. A breve la mia rece.

Contrappasso


[Ci risiamo, torna dicembre e l'enotecaro blogga pochissimo, costretto com'e' a fare l'enotecaro. Fosse per me, farei il bloggarolo a tempo pieno. Chissa' se pagano bene]

Il contrappasso della kermesse: ierisera, a Milano, albergo sciccoso foderato di vipz sciccosi alla presentazione dei nuovi Dom Ruinart, il blanc de blancs ed il rose'. Si passa dal centro sociale occupato al fighettodromo senza soluzione di continuita'; si dice che il mondo e' bello in quanto vario: da qui, direi che e' proprio bellissimo. Tutti e due i mondi comunicano il vino, parlano della stessa roba insomma. Usando lingue diverse. Ha un certo fascino, direi.

Poche note sui vini, se non per dire che il Dom Rose' 1990 rappresenta una specie di pietra miliare, un parametro di riferimento: frutta rossa a profusione e freschezza commovente. Prezzo? Inguardabile. Ma non e' destinato ai kompagni dei centri sociali, si sa. Il posizionamento e' altro.

domenica, dicembre 03, 2006

Avanzi domenicali (ritagli e frattaglie di post inutilizzati) #2


1. Casco obbligatorio.
I motociclisti un po' aged come me ricordano con mestizia i primi mesi del 1987: introduzione del casco obbligatorio. Non era solo il desiderio di preservare i motociclisti, era piu' che altro l'esigenza di contenere i costi sociali, e piu' precisamente i costi a carico del Servizio Sanitario Nazionale; una contusione costa meno di una testa rotta, e fu casco obbligatorio. Da allora le cose vanno peggiorando, quindi coerentemente oggi si tassano gli stili di vita che hanno costi sociali maggiori, tipo essere sovrappeso, tipo consumare alcol. Quindi, tasse specifiche.
Ci sono altri stili di vita che creano problemi, o verosimilmente li creeranno. A voi indovinare i prossimi proibizionismi. Quanto a me, vorrei scappare sul pianeta Zorg.

2. Pero' fa bene, forse benissimo.
Sempre quei simpaticoni de Il Giornale, tra un polonio e l'altro, riprendono la notiziola dei procianidi. Speriamo ardentemente che abbiano ragione, si sa mai che ci detraggano una tassa.

3. Anzi no, fa malissimo.
Appassire le uve in celle termoregolate, anziche' all'aperto. A Pantelleria si sperimenta una roba che lascia perplesso il purista (che e', dopo i chips arrivano i forni?) -- ma siccome serve a evitare le terrificanti ocratossine, ci facciamo andare bene pure questa.

sabato, dicembre 02, 2006

Tutti a squola

"Le scuole, fin da quelle elementari, dovrebbero insegnare a conoscere e ad apprezzare il vino. Lo afferma un rapporto parlamentare pubblicato ieri, che chiede il lancio di una campagna nazionale di educazione, anche per aiutare il settore vitivinicolo in crisi".
Tranquilli, non si parla di parlamentari italiani, maddai. Sono i francesi, sa va sans dire. [Letto pure su BBC News].

Che poi, il nostro ministro della pubblica istruzione ha gia' il suo bel daffare.