venerdì, giugno 08, 2007

Una storiella GDO


Insomma, non sono io che ce l'ho coi supermercati. Sono loro che (si) disegnano cosi'.
A casa decidiamo di pensionare il microonde; e con la famigliola faccio un giretto domenicale nel mega iper store sberluccicante (Media World) presso il locale centro commerciale; per dire, come sempre, che io non avrei pregiudizi ideologici di sorta, son sempre disponibile ad arricchire lorsignori della GDO.
Cerco un microwave, ma chiedo che me lo consegnino a casa e mi ritirino l'usato, non sia mai che io inquini l'universo abbandonando il rottame tra i rifiuti. Ottenuta l'attenzione della tipa addetta, questa col sovrumano scazzo tipico delle sottopagate mi dice che
1) la consegna costa 15 euri, ma non e' in grado di programmare quando consegneranno: "nel pomeriggio, ma non so a che ora, puo' voler dire le due come le sei"; ed inoltre
2) lo smaltimento costa ulteriori 5 euri.
Boh, ci penso un po' su, e decido un rinvio; del resto mica ci possiamo prendere mezza giornata di ferie attendendo una consegna. Comunque, 15 euri significa un costo di consegna pari al 10% del valore del bene, non male per una consegna nell'arco dei cinque chilometri.
Giorni dopo, do un'altra chance ad un'altra megacatena (UniEuro, ricorda qualcosa?). Qui l'ugualmente scazzata tipa annuncia che
1) la consegna costa dieci euri, ma consegnano solo al mattino, sempre ad orario imprecisato, e
2) non ritirano l'usato.
Stamattina, negozietto di elettrodomestici sotto casa; l'addetto (il titolare, manco a dirlo) mi mostra gentile il prodottino, mi annuncia che me lo consegna stasera alle 18, e ritira l'usato; senza sovrapprezzi. Indovina dove ho lasciato i miei amati euri.

giovedì, giugno 07, 2007

Viva la differenza


"Con lo stop ai protocolli per la sperimentazione all'aperto di Organismi Geneticamente Modificati (OGM) per prodotti come vino, olio, agrumi e pomodoro, sono salvi dai rischi di contaminazione i prodotti base della dieta mediterranea". Questo si legge qui, su Puntobar. Ora, probabilmente io ho la tendenza a coltivare troppo il culto della differenza, ma se la produzione alimentare di qualita', vino incluso, continuasse a volersi qualificare per la sua estraneita' ad elementi tristi ed omologanti (chips, ogm), consentirebbe di identificare nel prodotto italiano qualcosa di completamente differente rispetto ad altri concorrenti stranieri. Dove per differente intendo migliore.

mercoledì, maggio 30, 2007

Piu' mosto concentrato per tutti

La UE ci ha fatto ingollare i chips; ora Mariann Fischer Boel vorrebbe far usare il mosto concentrato ai viticoltori francesi, al posto dello zucchero; auguri, quelli hanno la barricata facile.

sabato, maggio 26, 2007

Non so, ma ti spiego


Lettera pubblicata oggi sul giornale della mia citta' (che e' questo, ma la versione delle lettere online non si trova e m'e' toccato ricopiare tutto, che faticaccia).

"Ci sono personaggi che vanno per la maggiore nella nostra TV, si spacciano per cuochi e mettono insieme pseudo manicaretti che non mangerei neppure sotto tortura. Io considero quei piatti un deterrente per topi, piu' che cibo prelibato. Eppure, pensate, non vengono chiamati cuochi, ma addirittura maestri [...] ma questa gente normalmente che cosa mangia per trovare deliziosi questi intrugli?"

La risposta e' affidata a Maurizio Maggiani (mica pizza e fichi). Il nostro, rispondendo, non trova di meglio che rievocare la cucina della mamma (che novita'). Dice Maggiani: "Mia madre era una contadina, ha imparato a cucinare durante la guerra, sapeva cos'era la fame [...] e la sua arte consisteva nel placare la fame con dignita' e buon gusto [...] Era maestra nella raccolta dei sette erbetti di ripa [...] nelle lasagne con il ragu' di funghi poppini". E continua: "ho girato le trattorie del mondo, mi sono applicato con diuturno sforzo, ho avuto piu' di una compagna che ci si e' provata ma da quando lei [la mamma] se n'e' andata a quelle pietanze [...] ho rinunciato. Dunque posso dire che mia madre fosse maestra, modesta e limitata, ma eccellente maestra. Per quanto riguarda i maestri televisivi, non so esprimere un giudizio, non so che fanno perche' non li sto a guardare". Infine conclude: "per un certo periodo ho fatto del giornalismo gastronomico. Ho dovuto cambiare lavoro per gravi disturbi agli organi della digestione, del gusto e dell'olfatto".

Beh, nulla di nuovo sotto il sole, si dira': il solito atteggiamento di rifiuto da eccesso; troppa celebrazione, troppa esibizione, troppo di tutto, segue saturazione.
C'e' pero' una forma di errore di metodo in questo genere di atteggiamento. La critica che nasce dalla dichiarazione piu' o meno esplicita di incompetenza, nasce male. Trovo imbarazzante che qualcuno dichiari in modo evidente di non capire alcunche' su un determinato fenomeno, ma immediatamente pretenda di liquidarlo come sbagliato, eccessivo, magari pure deleterio. Alla base dell'indignazione del lettore, per esempio, c'e' una notevole incompetenza relativa al simpatico mondo gourmet; definire veleno per topi il prodotto di uno chef qualifica la persona che scrive. La risposta, poi, e' altrettanto scoraggiante: Maggiani non sa esprimere un giudizio, ne' sa che fanno questi malefici cuochi, e tuttavia gli tocca liquidarli come indegni della cucina materna. Volendo maramaldeggiare sul commento di Maggiani, diro' che pure io sono incompetente di fisica nucleare, ma non mi son mai permesso di dire che al Cern stiano cazzeggiando. Insomma, sia per il lettore, che per il commentatore: avere una buona competenza su un argomento non e' necessario ne' obbligatorio, ma da questo dovrebbe discendere pure che ogni giudizio relativo a quell'argomento non e' ne' necessario, ne' obbligatorio. Questo non e' voler richiedere chissa' che competenza specifica per avere un'opinione; tuttavia corre una certa differenza tra opinione e scomposta chiacchera da bar; mentre tutti cerchiamo di stare alla larga dalla seconda eventualita', pure i giornali farebbero bene a discernere riguardo alle lettere a cui dare risalto.
Sorvolero' infine sulle sfortune di Maggiani giornalista gastronomico. Qui e' ovvio che la colpa e' stata degli editori, avevano Maggiani a libro paga e l'hanno spedito a recensire le pizzerie di Chernobyl? Che vergogna.

venerdì, maggio 25, 2007

Musica nuova a bottega

Tutto comincia con un post di Mantellini sul compositore Giovanni Allevi. E pensi, chi diamine e' costui. Ti soccorre Blogmusik. Primo risultato: ringrazi il Cielo per la millesima volta, perche' esiste la Rete. Secondo risultato, a bottega oggi c'e' musica. Enjoy.

mercoledì, maggio 23, 2007

Checchè se ne dica, io amo Eataly

Bella fotina, vero? Non e' Lagos, e' l'asfalto fuori dalla mia bottega. L'asfalto della mia citta' e' una tale vergogna che tempo fa qualcuno dedico' un sito apposta allo sfacelo. Qui recentemente il Comune ha disegnato un posteggio per le moto proprio sulla parte piu' malconcia, con sprezzo del buon senso. I motociclisti devono posteggiare dove i cavalletti sprofondano e le moto cadono. A meno che non si usi un saldo cavalletto laterale o la moto non si metta a debita distanza dalle buche, altrimenti l'effetto domino delle cadute (visto svariate volte) e' assicurato.
E fatta la premessa apparentemente innocua, vi dimostro come riesco a infilarci Eataly, con une bel triplo salto carpiato.
Nel post-monstre bonilliano (monstre per il numero di commenti) il padrone di casa riassume cosi' la successione di pro e contro Eataly: "ancora una volta è dimostrato che il nuovo non paga"; dove per "nuovo" assumo si intenda un supermercato che non avrebbe gli schemi "vecchi". Eataly apre a Genova, pare. I politicanti garruli, con uno stile assai "vecchio", sono felici di regalare spazi ed accessi al "nuovo" benefattore dell'umanita'; quanto a me, sono cosi' benevolo nei confronti di questo "nuovo" tipo di supermercati, che mi auguro che apra qui vicino; dopo quindici anni, e' la volta buona che riasfaltano. Ma bene, stavolta.

Oggi buone notizie. Domani non so

Ah, i cari vecchi ricordi. Ricordate le bottiglierie di un tempo, che sulla porta affiggevano ritagli di giornale ad evidenziare gli articoli sul genere "il vino fa bene"? In fondo era pure quella una forma di comunicazione. Bloggavano, ma ancora non lo sapevano. Oggi che abbiamo i link (ed i permalink) attacchiamo la nostra locandina digitale con la buona notizia del giorno: il vino rosso fa bene alla prostata; gran bella notizia, ammetterete. In attesa della prossima contronotizia che ci dira' che no, fa male, non si deve, eccetera. Nello stile (appena un po') contraddittorio, tipico dell'enomondo informativo; oggi va bene, domani chissa'.

sabato, maggio 19, 2007

Le Masse e lo Chardonnay


In California gli enoturisti che passano per American Canyon cominciano a diventare troppi, tutti in auto a caccia di Chardonnay; e per arrivare alla Napa Valley la vecchia strada non basta piu', serve una cosa a sei corsie. "Thousands of wine lovers go through American Canyon to reach the Napa Valley. Now some traffic consultants say the road to Chardonnay will have to be expanded. Highway 29 was once an old country road used mostly by locals, but now sees about 40,000 cars a day".
Povere Masse allo sbando; non bastavano le code da centro commerciale, ora pure le country road sono vittime dell'impazzimento; tutti in fila, a fare quel che ci riesce meglio: consumare.

mercoledì, maggio 16, 2007

La vendemmia su Second Life


Caprai colpisce ancora: dopo i tappi col chip e svariate altre diavolerie, il produttore tecnologico apre la sua cantina su Second Life. Il mio alter ego (Fiorenzo McMahon) ha fatto una capatina, ma l'impressione non e' stata quel gran che; non c'era nessuno in enoteca, e nemmeno nella vigna fuori dal castello; tutto molto desolato; neppure un po' di musica techno, e nemmeno qualche cubista in tenuta sadomaso; il clima pero' era ideale, e direi che su Second Life la vendemmia si prospetta benino; resta da chiedersi: servira' mai a qualcosa questa roba? Molto internettianamente, per ora non serve a nulla; ma domani, chissa'.

Nella foto qua sotto, Fiorenzo MacMahon ammira il tramonto fuori dal castello.

lunedì, maggio 14, 2007

La prossima Sopexa


C'era una volta un produttore italiano che voleva vendere Pinot Nero in Inghilterra; ma siccome la denominazione (Pinot Nero) era sostanzialmente sconosciuta nella perfida Albione, il nostro si decise a malincuore a rinominare il suo vino con un termine assai meglio piazzato quanto a marketing: Pinot Noir.
Ovviamente la favoletta e' una storia vera. E la morale (della favoletta) ha qualcosina a che fare con i nostri simpatici fenomeni parastatali che si occupano di diffondere il verbo. In Francia, per dire, c'e' Sopexa, che tra gli addetti ai lavori ha fama di agenzia parapubblica assai efficiente; dalle nostre parti c'e' Buonitalia, ed i confronti tra la pubblica amministrazione francese e la nostra, si sa, spesso sono spiacevoli; vedi per esempio come si esprime Sartori, big boss dell'Unione Italiana Vini, sempre tratto dalla favoletta di cui sopra: "realisticamente, ci vorranno vent'anni perche' Buonitalia diventi la prossima Sopexa; non vivro' abbastanza per vederlo".
Immettendo Pinot Nero in Google, ottieni 704,000 riscontri; con Pinot Noir, sei a 2,340,000; perfino l'improbabile Black Pinot raggiunge quota 1,340,000. Insomma, per quelli di Buonitalia il lavoro non dovrebbe mancare.

giovedì, maggio 10, 2007

Riceviamo & molto volentieri pubblichiamo

La delegazione genovese dell'Onaf (Organizzazione Nazionale Assaggiatori Formaggio) nella persona del suo big boss locale nonche' amico Riccardo Collu, mi invia l'interessante segnalazione relativa alla Sagra del Formaggio, che si tiene la prossima domenica, 13 maggio, a Rossiglione. Siccome mi pare un programmino ricco e variegato, ve lo ripropongo pari pari. Ci sono proprio tutti, Ais, Onav, Slow Food: che in un gruppo cosi' nutrito, un amico lo trovate di sicuro.
Il nostro appuntamento didattico mensile di Maggio, quest’anno coincide con la “Sagra del Formaggio di Rossiglione”. La manifestazione, ormai giunta alla 5° edizione è un punto di riferimento per gli amanti dei prodotti casari Liguri e limitrofi, da diversi anni la nostra delegazione ha il piacere di collaborare con l’organizzazione. Quest’anno in particolar modo, abbiamo un ruolo di partecipazione attiva a diversi incontri. Siamo presenti al dibattito sul pesto dove incontreremo per la prima volta assieme V. Pronzati, ideatore della scheda e dei corsi di degustatore, P. Uslengo della Confraternita dei cavalieri del pesto, R. Panizza di Palatifini che ha realizzato il campionato mondiale. Non meno interessanti l’analisi sul recupero della formaggetta della Valle Stura, e il seminario sul Vino a cura del prof. M. Giordani, pres. Ais Liguria che considerata la sede sicuramente consiglierà qualche abbinamento caseario. Il percorso durando due giornate ha dato la possibilità di approfondire i molteplici aspetti del nostro territorio, i seminari la Domenica iniziano con la relazione del prof. M. Giordani Vice pres. Tecnico Onaoo sull’olio Ligure. Un aspetto che mi ha sempre affascinato è il legame dei prodotti al territorio, i prodotti ricavati dalle razze locali sono uno degli aspetti più interessanti, soprattutto quando questi contribuiscono a salvaguardare animali in via di estinzione. Abbiamo l’occasione di conoscere due metodi di tutela, la storia e recupero del Vaccino di razza Cabannina assieme al dott. Risso dell’Apa e di sapere come nasce un Presidio con Enrico Sala di Slow Food parlando della Pecora Brigasca. Si concluderà con V. Pronzati che parlerà delle salse al mortaio, in particolare di quelle che utilizzano il formaggio Pesto fra tutte. Chiaramente a tutti i seminari didattici ci sarà la degustazione guidata dei prodotti, qundi, il mio invito e la mia speranza sono quelli di incontrarci alla sagra, che quest’anno si presenta più che mai interessante.
Allegato al mail c'e' pure la locandina dell'evento, quei simpatici 420Kb che fan sempre piacere a vedersi, e che ho posteggiato qui, per voi bandalargati.

mercoledì, maggio 09, 2007

Matcher


Da qualche giorno sto giocherellando con l'ordigno digitale per gli abbinamenti cibo/vino gentilmente offerto da Natalie MacLean.

Come ti sciabolo Clos des Goisses



A qualcuno piace sciabolata: l'apertura dello Champagne, intendo. L'etichetta in questione era questa, in magnum; un grandioso 92/100, per i maniaci dei punteggi.

sabato, maggio 05, 2007

Adotta un Barbaresco (e salvalo dalla vetrinetta)


Gli anni passano, le vetrine invecchiano, i Barbaresco restano invenduti. Siamo ormai al terzo anno del rituale passaggio davanti alla vetrinetta farettata presso la mia Coop di riferimento, e questo benedetto '98 di "Pio Cesari", cribbio, non se lo incolla nessuno; e' sperabile che non sia sempre la stessa bottiglia. Arrivati a 'sto punto, prometto: se l'anno prossimo permane immoto, lo compro io.

venerdì, maggio 04, 2007

Pesce lento


Sono un mangiatore di carne e disdegno il pesce; per meglio dire, lo detesto, da a-salutista praticante. Pero' ho trovato un motivo di curiosita' pure nella genovese kermesse di Slow Fish: la presentazione di Centopassi, il vino militant di Don Ciotti. Allo stand Coop (argh), ma che ci vuoi fare, e' il mondo Slow.

lunedì, aprile 30, 2007

Il prelievo di scaffale


Tra gli oneri che attengono all'enotecaro c'e' il periodico prelievo di scaffale. Bisogna, cioe', assaggiare di tanto in tanto le varie referenze immagazzinate, per verificare lo stato evolutivo; questo e' utile, poi, per esibire col cliente l'immaginifica e verbosa prosa descrittiva che qualifica noi assaggiatori, se il cliente e' sensibile a questi elementi coreografici. Se invece sorride (o sghignazza) si descrive il prodotto in termini meno maroniani e piu' terrestri, ma il concetto resta quello: serve sapere cosa c'e' nella bottiglia, nel limite del possibile. Ovviamente, il lavoro ha aspetti piacevoli.

Ad esempio, ieri il mio prelievo di scaffale e' stato il Brut Nature di Monsupello. Tra le cose che vanno segnalate, di questo produttore dell'Oltrepo' Pavese, c'e' la sua tendenza per me ammirevole a produrre bollicine che virano sulla maturita'; parlando col vigneron, questi spesso evoca il suo Champagne di riferimento: Krug. Fatte tutte le (debitissime) proporzioni, va detto che assaggiando il suo Nature si capisce cosa voglia dire; le sensazioni di maturita', spiccate, escono alla grande, finendo per essere un elemento caratterizzante, forse eccessivo; tanto maggiore e' la caratterizzazione di un vino, tanto minore e' il range di piacioneria di quel vino. Non voglio ripetere, con questo, il trito slogan "per molti ma non per tutti"; ma certo un metodo classico con queste note nocciolose ed evolute al naso, e perfino il lieve amarore gustativo, finisce nel numero dei vini caratteriali, per i quali la facilita' di beva e' limitata. Io ho una personalissima predilezione per la maturita' nelle bollicine: e il Nature di Monsupello resta una delle mie bolle preferite.


Azienda Agricola Monsupello di Carlo Boatti, Via San Lazzaro,5 27050 Torricella Verzate (PV) Tel. 0383 896043 FAX 0383 896391

martedì, aprile 24, 2007

Have you ever heard the expression "the customer is always right"?

Brutta cosa la pubblicita' ingannevole. Che pure il Corriere trova interessante questo pezzullo sulle foto fasulle da food piu' o meno fast. E di sinapsi in sinapsi, m'ha ricordato questa cinefiliaca citazione filmata, qua sotto.

venerdì, aprile 20, 2007

News from the world


Qui forse si esagera. Siccome il vino e' classificato "banned drug" (possiamo tradurre come droga illegale?) nei regolamenti carcerari del 2004, in Nuova Zelanda, il vino e' proibito durante la Comunione. Segue rituale levata di scudi a favore della liberta' di religione, segue appello alla Commissione dei Diritti Umani; tutte belle cose, di cui si potrebbe fare a meno se ci fosse, solamente, il buon senso.

martedì, aprile 17, 2007

L'onda lunga dei 2002


All'inizio di quest'anno Fanco Ziliani, in questo post, ricordava che la sfortunata vendemmia 2002, un po' troppo sommariamente, da molta stampa era stata liquidata come "da rottamare". L'annus horribilis per i grandi rossi italiani doveva, forse, essere almeno in parte rivalutato, pur essendo stato funestato da pioggie in vendemmia e cattiva maturazione un po' ovunque (Piemonte e Toscana, soprattutto). Càpita infatti, ancor oggi, di assaggiare rossi del 2002 che non sfigurano. E' il caso del Barbaresco 2002 di Giancarlo Rocca (Az. Agr. Ronchi) provato ieri nelle peregrinazioni per vigne e cantine alle quali dedico i miei lunedi'. (La foto, per la cronaca, e' un'altra location, la sommita' del cru di Diano d'Alba Rabino Soprano).
L'azienda merita una visita, per il piacere di conoscere un piccolo vigneron (sei ettari) che pure in annate meno fortunate riesce ad esibire un Barbaresco, il Ronchi 2002, difficilmente criticabile: sia sul piano del colore, che sugli aromi assolutamente complessi, gudroneggianti. L'interpretazione modernista (barrique) non scalfisce la sostanza nobile del nebbiolo di quest'area unica per vocazione. Nessuna magia di cantina, ma solo rigore nel selezionare le uve migliori di una annata dura, che ha richiesto drastiche riduzioni nella produzionde del Barbaresco di quell'anno, pur di proporre al wine lover un Barbaresco entusiasmante, all'altezza delle aspettative. E pure la vendemmia 2003, difficile per altri motivi (stress idrico, caldo africano, ricorderete) ha prodotto, quasi miracolosamente, un Ronchi da applauso.
L'azienda propone pure uno Chardonnay (barrique, sa va sans dire) significativo; non era etichettata, ma lo sara' tra breve e quindi disponibile per i clienti, la vendemmia 2005, spettacolarmente agrumata; io mi sono "accontentato" del 2004, piu' maturo, piu' complesso, tanto da farmi ripensare (absit iniuria) a certi grandi francesi, sul corredo aromatico. Seguono tra i "consigliabili" il loro Barbera (18 messi di barrique), il Dolcetto, la Freisa vivace (una delizia succulenta). Da ultimo, particolare non secondario: prezzi commoventi. Memento per la vostra prossima gita in Langa: Azienda Agricola Ronchi, di Giancarlo Rocca - Strada Ronchi - Barbaresco (CN) - 0173 635156.
[Questo post valga pure come consiglio-per-gli-acquisti rivolto a certe future colleghe enotecare]

lunedì, aprile 16, 2007

A cosa serve il proibizionismo


"TEHERAN - Sono rimasti intossicati per aver bevuto vino adulterato, probabilmente con il metanolo. Dodici persone sono morte e altre 104 hanno riscontrato sintomi di intossicazione nella citta' santa sciita di Qom, in Iran".
Gli effetti del proibizionismo sono (anche) questi. Il Corriere chiosa: "La legge islamica vigente in Iran proibisce il consumo di bevande alcoliche, e per questo il mercato nero e' molto diffuso".

venerdì, aprile 13, 2007

Mezzo pieno, o mezzo vuoto (fai tu)

La notiziola merita d'essere riportata: "Ferrero: basta pubblicita' agli alcolici - Nelle prossime settimane il ministro della Solidarieta' Sociale Paolo Ferrero presenterà in Consiglio dei ministri una proposta di legge per limitare la pubblicità degli alcolici". Evabbe', si sa che proibire e' piu' agevole che costruire un sistema basato sulla consapevolezza; diciamo che va bene lo stesso, e che il bicchiere e' mezzo pieno.

E' una lettura piena di alti e bassi, alterni la buona notizia con la cattiva. Altro estratto ministeriale: "L'alcool è una fonte di morte più alta di molte droghe, incide pesantemente sugli organi: si discute tanto sulla cannabis ma non sono stati accertati decessi per cannabis negli ultimi 150 anni". Uffa; ci risiamo col parallelismo alcol/troga (con la ti). Bicchiere: mezzo vuoto.

"Abbiamo predisposto un Ddl che vieta la pubblicità degli alcolici in televisione". Oh, gaudio, niente piu' rèclame del tavernello. Bicchiere: mezzo pieno.

"Resterà solo la possibilità di informare sulle caratteristiche del prodotto". Oh no, il tavernello esce dalla porta e rientra dalla finestra; sconforto. Bicchiere: mezzo vuoto.

"E' invece permesso informare i consumatori sulle caratteristiche del prodotto, in particolare sugli elementi di qualità. Vietate però espressioni come 'il vino fa bene alla salute' [qualcuno dia la ferale notizia al nutrizionista di riferimento RAI] o 'con questa bevanda vai a 100 all'ora' "[ma chi l'ha mai sentito uno slogan cosi'??]. Poche idee ma confuse, bicchiere vuotissimo.

"Rompere il legame nella costruzione dell'immaginario giovanile tra consumo della sostanza e benessere, capacità di costruire relazioni e avere successo nel gruppo". Si, ecco, bravi, ma non solo con l'alcol, fatelo con tutto, smettetela di veicolare il demenziale messaggio pubblicitario "compro questa roba/ergo sono figo". Fatelo ovunque; bicchiere: mezzo pieno.

Ciliegina sulla torta: "Ferrero ha aggiunto che le etichette degli alcolici dovranno contenere un messaggio di tipo informativo, ad esempio sui danni alla salute derivanti dall'abuso di alcol". Sull'etichetta non c'era posto per avvisare dei malefici chips, ma si dovra' trovar posto per questo allettante messaggino; bicchiere vuotissimo, praticamente arido.

mercoledì, aprile 11, 2007

Red Dawn


[Il post non c'entra poi molto col famoso film di serie zeta. Oppure c'entra, vabbe']

Se vi piacevano il Barolo ed il Barbaresco, state pronti, arriva un nuovo rosso piemontese "appena un gradino sotto ai grandi rossi piu' apprezzati" (ma solo un gradino). Tràttasi di Albarossa, cosi' si chiama questo nuovo prodigio. In attesa di assaggiarlo, mi deprimo scorrendo i produttori di punta: "Antinori, Villa Banfi, Gancia, Michele Chiarlo".

martedì, aprile 10, 2007

Opportunita'?

Càpita ultimamente di leggere commenti curiosi circa la questione del riscaldamento globale. Oggi mi sono imbattuto in una discutibile considerazione sul Vancouver Sun; in poche parole, l'evento e' visto come una minaccia per i californiani, e peggio per loro; ma "with climate change and a moderation in winter temperatures, there may be an opportunity here," ha affermato Pat Bell, ministro dell'agricoltura per la British Columbia (Canada). Insomma, un evento classificabile come catastrofico, da qualche parte e' "an opportunity". Nell'articolo, comunque, si sconsiglia di piantare vitis vinifera per giocare in anticipo, che comunque non e' detto che il prodigio si avveri. Inquietante.

venerdì, aprile 06, 2007

Venditore 2.0


Prima o poi poteva accadere, ed e' accaduto; ho appena avvistato il primo venditore che ha messo, tra i documenti descrittivi del prodotto, la stampa di un post; proprio cosi', non la solita fotocopia della scheda sulla guida del Gambero, ma proprio la rece di un bloggarolo. Siccome qui abbiamo in alta considerazione la privacy, diciamo che l'azienda venditrice e' Heres, il prodotto in questione e' la birra Bruton, ed il post in questione e' qui. La scena, approssimativamente, e' stata:
Enotecaro: "... che prodotto e' questa birra Bruton...?"
Venditore: "to', leggiti la scheda..."
Enotecaro: "questa non e' una scheda, e' la recensione di un blogger. E che, diamo credito ad ogni matto che scrive su Internet?"
Venditore: "er.. uh.. mmm.."

giovedì, aprile 05, 2007

Scusate se insisto

Scusate se insisto. Sui trucioli, intendo.
Il fatto e' che quest'ultimo Vinitaly m'ha smosso qualche sinapsi; pure io, come molti, ho respirato un discreto ottimismo tra i produttori e gli addetti; ovviamente si tratta di un modo di analizzare le cose assai superficiale, come sempre e' azzardato fare le previsioni del tempo addocchiando lo spicchio di cielo che si vede dal lucernaio. Ma insomma, fatte tutte le premesse del caso, l'aria non mi sembra malaccio.
Dice: embe', ora che c'entrano i trucioli. Be', possibile pure che c'entrino. E' chiaro che i risultati di simili sondaggi lasciano il tempo che trovano: se la domanda e' "preferisci un vino addizionato di robaccia globalizzante e forse pure nociva, oppure senza", eh, la risposta si immagina. Piuttosto, meglio l'iniziativa dell’associazione nazionale “Città del vino”: "Un nuovo decreto che estenda anche ai vini Igt (indicazione geografica tipica) il divieto di utilizzo dei trucioli di legno nella vinificazione".
Si tratta appunto di questo: il divieto ex lege di usare i trucioli sulle Doc e Docg (auspicabilissimo pure per gli Igt) ci sta qualificando positivamente, agli occhi di molti, soprattutto stranieri; se perfino i cugini francesi cedono di schianto al truciolame, tantovale che qui si scelga con coraggio di evitare questa pratica squalificante sui nostri prodotti di punta, e quindi anche sugli Igt. In definitiva: possibile mai che il successo delle attivita' di impresa passi pure per una-due leggine, una tantum, non scriteriate? Possibile che si.

[I miei passati sbrodolamenti sui trucioli: qui, qui, qui, qui, e qui. E non sono nemmeno tutti]

martedì, aprile 03, 2007

Nel caso vi fosse sfuggito

Nel caso vi fosse sfuggito quanto sgarrupato fosse lo stand della Liguria all'ultimo Vinitaly, leggetevi Luk. Nel mio piccolo, l'ho visitato assieme a due colleghi; quindi eravamo in tre ad agitare libretti d'assegni; forse avrete sentito dire che il denaro e' tutto a questo mondo: non e' vero, le cose non stavano affatto cosi' allo stand parastatale in questione; era quasi ora di chiusura e gli addetti non vedevano l'ora di sloggiare; casualmente incrociamo una produttrice, che guardacaso si sarebbe fatta in quattro pur di presentarci i suoi vini; ma i sommelie' erano del turno smontante e stavano sparecchiando fulminei.

domenica, aprile 01, 2007

Vinitaly, giorno 4 (praticamente finito)

Bilancio positivo, fiera interessante. Svariate new entry e qualche sorpresa, quindi complessivamente si torna a casa stanchi ma soddisfatti. La giornata odierna per la verita' era dedicata a Villa Favorita, ma relitte tra gli appunti ci sono due-tre cosine sentite in fiera nei giorni scorsi; per chi transitasse in fiera lunedi', metto a fattore comune.

Schiavenza, barolista di Serralunga, ha presentato tra l'altro due formidabili dolcettoni, uno succoso e fruttato (Sori', in etichetta) l'altro complesso e da elucubrare. Punteggi circa 80/100, presto a listino. (Pad. 9 - stand I3)
A proposito di listino, riassaggiando il Langhe Rosso "Basarisca" di Eraldo Revelli, potreste provare un bouquet di foglia di menta archetipico; quasi didattico, nell'accezione positiva del termine: 83/100 (Pad. 9 - stand M2)

Molinelli, piacentino, ha una vendemmia tardiva di... uva Molinelli. Clonata dal nonno; altro che autoctono, qui siamo all'incunabolo; 82/100. Lo stesso vino, vinificato secco, e' stupefacente: 83/100 (Pad. 9 - stand F2).

Allo stand della Regione Liguria (Pad. 11 - stand B4) abbiamo testato il bianco dell'Isola della Palmaria, un Golfo dei Poeti IGT davvero piacevole e quasi piacione, da 78/100; il prezzo permane ignoto, giacche' gli storditissimi Sommelier addetti alla mescita non dispongono dei listini. Solito stand a forma di fenomeno parastatale inutile a far vendere alcunche', doppio mah.

Proseguendo (ma volendo essere stringati) almeno un toscano da provare: il Brunello Riserva 2001 de L'Uccelliera, un rossone stratificato, complesso, appagante, e se non temessi i pernacchi direi proprio "territoriale". Punteggio 88/100 (Pad. 8 - stand A7-B8).

Un pollice verso? Ma certo: il Lambrusco Ancestrale di Bellei (Pad. 3 - Area Cittadella-Tenso1) decisamente sopravvalutato; un rosso bollicinoso ma scontroso, inelegante, triplo mah. 65/100. Da riprovare, si sa mai che prendo un granchio.

E in conclusione, qualche appunto sparso dopo l'assaggio dei viniveri di Villa Favorita. Credo proprio che questo e' l'ultimo anno che visitero' questa rassegna; non voglio dire che non si trovano cose positive (affatto), ma queste permangono una minoranza schiacciante che, da sola, non giustifica il caos logistico di una fiera che coincide col Vinitaly, ma e' alternativa a Vinitaly, ma e' distante da Vinitaly... dico, ma un bel padiglione viniveri alla prossima fiera, non sarebbe meglio?
Tra i miei preferiti: Franco Terpin con magnifici bianconi del Collio, Ribolla 2004 e Tocai 2004 da 83/100 densi, surmaturi e dorati, lievemente opalescenti.
Sempre in Friuli gli asfaltanti passiti di Marco Sara, Verduzzo (83/100) e i due Picolit (da 85 e 86/100). In tema di dolcezza, Vittorio Bera segnala un inedito Moscato chinato elaborato da Vergano, su base Moscato Bera: davvero una cosa sorprendente ed alquanto unica nel suo genere.

Overheard in Vinitaly


[Inventare e' difficile. Qui al massimo ci si ispira]

Traffico bestiale
Visitatore #1: "Vinitaly comunque e' la fiera che genera il maggior flusso di visitatori a Verona; pure piu' che la fiera agricola, sai, quella del bestiame".
Visitatore #2: "il vino lo beviamo tutti. La capretta, quella mica ce l'abbiamo tutti".

Ciclostilabili
Enologo #1: "ma perche' pianti il pinot nero? Era meglio merlot, cabernet..."
Enologo #2: "il pinot nero e' unico; i merlot e i cabernet sono tutti uguali. Sono ciclostilabili".

Selettivi
Cliente: "chi e' il tuo rappresentante?"
Produttore: "e' Xyz"
Cliente: "quando lo cambi avvisami, che ti faccio l'ordine".

Probabilmente e' un complimento
Rappresentante #1: "anvedi questi che standista che hanno..."
Rappresentante #2: "quella non e' una standista, e' la titolare".
Rappresentante #1: "e' conciata che pare una standista".

giovedì, marzo 29, 2007

Vinitaly, giorno 1 (praticamente una sveltina)


E allora diciamolo: siamo esausti. Ma soddisfatti; gia' dal primo giorno due o tre assaggi meritevoli, quindi, se puo' essere utile, eccovi qualche coordinata.

Un Lambrusco memorabile: il Monte delle Vigne 2006 (Pad. 1 - stand 3 - Produttori AreaParma). Grande frutta, grande spuma, grande tutto. 80/100.
Curioso e piacione il Fiammato di Miceli (Pad. 2 - stand 181/G-187/H), un rosso da nero d'Avola macerato, da abbinare al pesce e bere freddo. Ovviamente pure io quando l'ho sentito dire ho pensato "che vaccata". Erravo: un altro 80/100.
Da provare decisamente, il Prosecco S.Stefano di Ruggeri (Pad. 4 - stand D7); Valdobbiadene Dry, morbidissimo, e va bene, ma teso e serio, per niente caramelloso: 82/100. Ancora un paio di bianchi per finire: quelli (tutti) proposti da I Clivi (Pad. 6 - stand E7) giusto per assaggiare un friulano di dieci anni senza barrique e semplicemente sorprendente. Infine il delizioso Bianco di Grattamacco (Pad. 7 - stand B10) una cosa commovente a base vermentino, a Bolgheri: 83/100.
Ed ora relax per un'oretta. Poi, solita orgia serale. Stay tuned.

martedì, marzo 27, 2007

La buona, la buonissima, la cattiva

La buona notizia: sull'isola della Palmaria si fa vino. La buonissima notizia: sara' presentato a Vinitaly (quindi aggiorniamo l'agenda). La cattiva notizia: ne parla pure deluxeblog, il che significa "ci tocca fare un leasing".

lunedì, marzo 26, 2007

Servizio pubblico pure io


Hey, non c'e' mica solo Aristide, pure io offro (per una volta) un servizio pubblico. Siamo tutti al lavoro per programmare le varie peregrinazioni al prossimo Vinitaly, ma la domanda veramente attanagliante e': piovera' pure quest'anno? La risposta ve la fornisce il Meteo Ansa; pensa un po', pure questo Vinitaly, prevedono pioggia.

domenica, marzo 25, 2007

Tre bicchieri via Vinography

Per gli anglofoni, interessante report di Alder sulla presentazione dei trebicchierati 2007 a San Francisco; pare che i nostri si siano fatti valere: "the Italians kicked some serious ass".

giovedì, marzo 22, 2007

Il destino e' a forma di platano

Come ricorda Esalazioni Etiliche, Paris Hilton testimonial del Prosecco in lattina non sembra sia stata la scelta migliore. La tipa ha la tendenza ad alzare il gomito, fa una vita dissoluta; insomma, un disastro.
Che poi, ci sono testimonial piu' valide, in giro, e piu' intelligenti.

mercoledì, marzo 21, 2007

Spammer, e pure tirchio

Qualche tempo fa ho pensato bene di fornire due o tre idee su come gestire la comunicazione spammatoria. E' il caso di ammetterlo: non e' servito ad un benemerito alcunche'; la robaccia ricevuta in posta elettronica, nell'ultimo mese, avente per tema "vieni al mio stand, a Vinitaly" ha raggiunto toni caricaturali. Qualcuno s'e' pure superato: sto cominciando a ricevere inviti a vari eventi (vabbe', grazie comunque), sotto forma di pesantissimi file di immagine policromi, ma con l'ingiunzione di stamparli, al fine di partecipare; e se non mi stampo l'invito, ciccia, non partecipo. Insomma, invece di mandare via posta ordinaria l'invito canonico, qualcuno ha pensato, geniale, di piazzare nello scanner il cartoncino, e via. Scansionarne uno per invitarne cento, si potrebbe dire. E adesso pure a me sorge l'ideona: stampo non uno, ma dieci-venti, di questi inviti; poi li regalo agli amici.

domenica, marzo 18, 2007

Italia.it, prove generali di guerra civile immateriale

Credo di rientrare nel numero dei bloggaroli stigmatizzati da Carlini, siccome ho avuto parole dure per l'oscena vicenda del portale Italia.it. Non discutero' le affermazioni di Carlini, che gia' molti altri meglio di me commentano. Tra le molte letture sulla vicenda incollo, in parte, un interessante punto di vista. E' una visione assai politica, nel senso migliore del termine; e' una lettura in pieno stile Rekombinant, con una terminologia assai ideologica. E' la visione che a me piace, e quindi ve la propongo.

Che la terrificante nullità del sito, figlio dell'IBM, non della software house di Roccacannuccia (che l'avrebbe fatto meglio), sia la causa scatenante di tanta indignazione è fuori di dubbio. [...] La storia del sito offende l'intelligenza, anche quella dei più semplici, che fanno rete e gli fanno un culo così. L'Italia Corporate ne esce malissimo, ci sono alcuni che tagliano i curricula in rete per nascondere che affidano contratti alle aziende per le quali lavorano. Anche la dirigenza delle multinazionali straniere non sfugge ad un giudizio impietoso, cialtroni che si spartiscono cifre spaziali e alla fine non sono neanche capaci di fornire -almeno- un sitarello decente.
RItalia Camp non è altro che "Serpica Naro: la vendetta". Il meccanismo è lo stesso, i freelance precarissimi mischiano le loro intelligenze con gli insider del sistema (abbiamo visto anche le dimissioni di persone che hanno collaborato al sito e ora hanno "ufficialmente" raggiunto il fronte RItalia), si mettono in rete e dimostrano che sono loro a possedere le competenze per fare le "cose" che poi vengono tramutate in guadagni ingentissimi. La catena della creazione del plusvalore nel nostro paese è chiaramente nemica delle competenze e delle intelligenze, e altrettanto sicuramente è parassitata da personaggi e connivenze. Ormai la questione è talmente evidente da convogliare la reazione di sfida al sito perverso, sul piano della competizione fattiva. Fare un sito migliore di quello che c'è non è per niente difficile per moltissime persone nel nostro paese, con una pagina wiki coordinano il lavoro, faranno anche un ritrovo -fisico-. Rutelli, se la notizia fosse "coperta", non dovrebbe più uscire di casa per un po', ma dovrebbe anche mollare la sua poltroncina, vederlo promuovere il paese in inglese è un'esperienza mistica. Lo "schiaffo" morale al sistema non è male, il re ancora una volta è nudo. Direi che si tratti di una conferma della praticabilità della cospirazione precaria, uno strumento che sembra sempre di più uno dei più adatti ai tempi.

giovedì, marzo 15, 2007

Rosato, per una volta


Ogni winelover che si rispetti ha qualche idiosincrasia enologica; c'e' quello che non ama i bianchi in barrique, quell'altro che non sopporta le bollicine, ci sono quelli (quasi tutti, per la verita') che detestano i novelli e via cosi'. Pure io ho una lieve forma di, come definirlo? Blocco dell'assaggiatore. Accade con i rosati. Le vinificazioni in rosa non sono la mia passione, e nemmeno saprei dire perche'; si vede che sono enoicamente manicheo, o rosso o bianco, la via di mezzo non mi attrae; e pensare che da sempre si cerca di presentare il rosato come soave quadratura del cerchio, profumato come un rosso e fresco (acidulo) come un bianco. Macche', non mi riesce di amarlo. A meno che non siano bollicine rose', sa va sans dire.
E infatti a listino ne ho sempre pochissimo. Uno dei pochi amori e' il Rosato del Castello di Ama; appena arrivata la vendemmia 2006 a magazzino, ho riluttato un po' ad aprirla nonostante tutto. Male, perche' e' veramente un bere meritevole, pure se ancora molto giovane d'imbottigliamento; e' stato un assaggio piacevole, sia dal punto di vista dei profumi ampi, articolati e fini, sia in bocca, con quel vigore inaspettato, che mi verrebbe quasi da dire (perdonate la parolaccia) "territoriale". Nella scheda online si legge, tra l'altro, che "ha una fisionomia più prossima ad un vino rosso giovane che ad un vino bianco". Ecco, appunto.

martedì, marzo 13, 2007

Wine women want


Ogni tanto accade che qualcuno mi parli di vino da donne. Non ho mai bene chiaro cosa sia questa bevanda; se e' un rosso morbido, fruttato e magari vivace, ci deve essere qualcosa che non funziona nei miei ormoni, siccome amo la Bonarda; in realta' il vino da donne e' una roba sessista ed inesistente. Io faccio il possibile per demolire questa improbabile vox populi, ma e' una vitaccia. L'impresa e' disperata, se ci si mettono pure i concorsi tematici, come questo: "the event, judged entirely by women, boldly sports the slogan Wine Women Want".
In compenso, alle femmine incaricate dell'arduo compito di giudice, si ricorda che "it is extremely important to spit if you're doing any amount of wine tasting. [...] But for women, it's particularly important since they are more quickly affected by alcohol due to metabolic differences, as well as usually weighing less than male judges".
Si sa che uno dei piaceri della blogghitudine e' l'autocitazione; ecco, io integrerei la divagazione metabolica con questo contributo.

domenica, marzo 11, 2007

Il vino dei blogger #5 (my way)


Ebbene si, il mio vino dei blogger #5 e' un Pinot Nero. Ebbene si, e' il Sant'Urbano Villa Barthenau 2001 di Hofstatter. Ebbene si, e' lecito dire: "cosi' ero capace anch'io". Il fatto e' che avevo qualche annata risalente di questo mito enologico altoatesino, quindi urgeva la verifica dello stato evolutivo. Eppoi, ho sofferto troppo, con i passati vini dei bloggerz.
Un mio amico dice che i grandi rossi, nella maturita', tendono ad assomigliarsi. Probabilmente sara' il colore tipico da Pinot Noir (non il solito inchiostrone), sara' l'austerita' stratificata del suo corredo aromatico; il fatto e' che questo bel rossone, appena versato nel bicchiere, rievocava certe nobili espressioni dei nebbioli evoluti. La frutta ha lasciato il posto alle note terziarie, con un legno alquanto balsamico. Non ancora al pieno della sua maturita', certo, ma con una austera vena di aristocrazia, che lo inquadra senza dubbio tra i grandi. A voler cercare il pelo nell'uovo, il corpo alcolico (14°) sembra appena sovrabbondante. Ma l'alcolicita' accentua la morbidezza, che rende il finale di bocca aggraziato. Un vino che guadagna facile 88/100.
Si dice pure che non bisognerebbe mai assaggiare da soli. In effetti, avevo l'assistente.

giovedì, marzo 08, 2007

La verita' e' la fuori


Uno passa una vita a collezionare vini pazzeschi; compra di tutto, alle aste, pure da Christie's; e poi scopre che le bottiglie appartenute a Thomas Jefferson erano fasulle. E adesso, indaga l'Fbi.

mercoledì, marzo 07, 2007

Come parla



Ma si poteva intitolare pure: a volte ritornano.
Eppure bisogna aspettarselo, Vinitaly si appropinqua e allora si mobilita pure il fuffoso vippume che orbita attorno all'enomondo. Quelli di WineNews.it mica dormono, si buttano subito a pesce, e ci annunciano garruli: "...le passioni entrano sempre in gioco quando si sceglie un prodotto emozionale come il vino: per migliorare il look dei propri prodotti le aziende sono disposte a fare grossi investimenti, e l’attenzione per questo aspetto del marketing cresce di anno in anno; un packaging che cattura il pubblico può aumentare sensibilmente le vendite..."

Ma che dice? Che ha detto? Come parla?
Tutto questo per annunciare: "Il miglior packaging del vino? Lo stabilisce la regista Lina Wertmuller". Mai piu' senza.

martedì, marzo 06, 2007

Wine X addio

Wine X Magazine sta per chiudere i battenti. La rivista enologica hip , caciarona ed orientata al pubblico giovane (quello di MTv, insomma) non regge e va a fondo. Approfondimenti su questo post di Alder Yarrow, e su quest'altro di Tom Wark. La vicenda offre qualche interessante spunto di riflessione.
L'editore dice: la colpa e' delle aziende, degli inserzionisti pubblicitari, che ci hanno snobbato. Alder dice: la questione e' un po' diversa, Wine X era, semplicemente, malfatta: "the real reason the magazine failed was because it wasn't any good". E in questo si comprende, purtroppo, anche il tono assai irrituale con cui Wine X considerava il vino; in definitiva, l'enomondo e' e resta un ambiente assai serio, e quando scrivi di morbidezza, non puoi usare metafore tipo "soffice come la seta delle mutande di Tom Cruise". Questa cosa proprio non sembra andare giu' al lettore medio, pure in un vasto mercato come quello statunitense (immagino proprio che una simile avventura editoriale, qui da noi, non avrebbe speranza; ancora dobbiamo digerire il metodo maroniano). Insomma, come dice Antonio Albanese quando parla del suo sommelier ieratico, qualcuno confonde la serieta' con la tristezza. Pace.
Mi rallegra annotare che, come aggiunge Alder, questo tono comunicativo, che io qualificherei volentieri con il termine "cazzeggio", attiene ad altri media: in particolare Internet, ed i blog: "someone will eventually figure out how to write a good magazine for the youngest generation of wine consumers, or perhaps blogs will provide all that is needed by this perpetually online generation".

[Qui la notizia su Decanter.com, e relativi commenti]

venerdì, marzo 02, 2007

Spammer of the day

L'immagine che vedete qui non e' una sacca di plasma sull'apposito ripiano della sala operatoria; ringraziando per il contributo il quotidiano spammer che me l'ha inviata, e che restera' anonimo, vi annuncio che quella che osservate e' una riempitrice per vino in bag-in-box. Ovviamente sorvolero' sul fatto che tale invio, nel mio caso, e' alquanto inutile, giacche' non tratto simili prodotti. E' assai probabile che il mittente abbia raccolto (o magari comprato) un bel pacchetto di destinatari email in qualche misura attinenti con l'enomondo. Tuttavia gli sono grato, perche' questa gelida visione mi consente di parlare di un aspetto legato alla comunicazione del vino che, all'utente finale, e' alquanto sconosciuto. Ma e' molto noto agli addetti ai lavori.
Normalmente il linguaggio brochuresco, o pubblicitario, vi racconta di vigne, zolle e filari, cantine piu' o meno antiche, oscure, poi ovviamente bottaie e barricaie, per non dire del solito cantiniere nella penombra a scrutare il bicchiere davanti alla candela accesa. Tutte cose molto belle.
Come spesso accade, pero', la realta' e' multiforme; pure io, la prima volta che ho visitato il laboratorio enologico annesso ad una (gigantesca) cantina sociale, ho avuto un brivido. Asettico, pieno di gente in camice bianco, ovunque ampolle ed ordigni arcani pieni di lucine e contatori; tra le piastrelle candide ero pronto a scoprirmi il braccio, per farmi prendere la pressione. Le aziende, quelle molto grandi, che danno molto lavoro ai laboratori, normalmente tendono a glissare su questi aspetti dell'enomondo. Se lo fanno per pudore, o per non impensierirvi, probabilmente e' sbagliato, siccome in definitiva li' non avviene nulla di orrendo; semmai vi stabilizzano o pastorizzano il vino, e amen: niente puzze, niente depositi, niente difettacci da vini-veri.
Peggio che omettere qualche aspetto legato alla produzione, pero', e' raccontare fandonie. Non e' casuale, io credo, che il potente veicolo della fandonia legalizzata (la pubblicita') utilizzi un immaginario improbabile. Mi riferisco, nella fattispecie, ad una pubblicita' che non ho visto, ma che mi hanno raccontato, nella quale un'azienda di vino in brik mantiene i suo tesori nella classica cantina oscura in posizione, sa va sans dire, orizzontale, come d'obbligo per un prezioso nettare; questa divertente esagerazione (chiamiamola cosi') va considerata per quello che e', cioe' con un termine giuridico che si chiama dolus bonus. Sfortunatamente, per quanto attiene al mondo dei brik e dei bag-in-box, la realta' e' quella che osservate nella foto: la sala operatoria. Brrr.

mercoledì, febbraio 28, 2007

Fuggire a Tonga


Il primo caffe' della mattina l'ho preso in un bar che non emette scontrino fiscale. Uscendo inciampo nel lenzuolo del derelitto ghanese che vende Cd contraffatti (film, musica, scegli tu). Saluto l'ausiliario del traffico soprannominato Himmler e alzo la serranda; qui trovo la millesima (vince un premio) lettera di un fornitore che mi richiede, atterrito dallo Stato di Polizia Tributaria (Silvio e' un grande creativo) il mio codice fiscale. Come ricorda Gianpaolo pochi giorni fa, questo e' l'ultimissimo spauracchio che circola tra fornitori e clienti, bisogna scambiarsi il rispettivo C.F. Certo, hanno tutto di me, indirizzo Partita Iva biografia e pure lo jus primae noctis, se necessita, ma ora serve il C.F. E' determinante.
Quindi, usiamolo 'sto inutilissimo blog, e diamo ufficiale comunicazione, il mio codice fiscale e'

SRT FNZ 64B03 D969O

Ed ora posso serenamente sognare di fuggire a Tonga. Sognare e' esentasse, per ora.

martedì, febbraio 27, 2007

Picchia duro Segolene


Bella mossa per Sarkozy: promette di togliere le limitazioni alla pubblicita' sul vino (in Francia e' proibito pubblicizzarlo dal '91). Non male per uno che si professa non bevitore, tra l'altro; anzi, aggiunge: "il vino non si puo' associare al tabacco, o alle droghe".
Certo che queste letture sono un po' spiazzanti: i francesi in campagna elettorale dibattono di questioni terrene, comprensibili agli esseri umani. Qui, prepariamoci a sentire altre robine fumose tipo se le coppie di fatto sono davvero coppie, oppure se di fatto scoppiano (attanagliante). Nicolas Sarkozy e Segolene Royal sono, com'e' noto, testa a testa nei sondaggi; la vittoria da quelle parti si determina (pure) con argomenti concreti. Beati loro.

domenica, febbraio 25, 2007

Come ti sdrammatizzo il Barolo


"Anche un calice di vino importante ha bisogno di scendere un po' piu' in basso, soprattutto per conquistare i piu' giovani". D'accordo; il punto e', quanto in basso? L'idea sarebbe di presenziare al Festival di Sanremo, e magari farsi sponsorizzare da Chiambretti, giusto per "sdrammatizzare" questo vino. Posto che la cosa certamente si sdrammatizza, anzi, sembra proprio poco seria, mi aspetto in futuro picchi di vendite grazie alle masse di ggiovani (due gi) che, notoriamente, seguono Sanremo.

Scopri la differenza


Logo numero uno: Italia.it (nemmeno sto a linkarlo). Numero due: Izquierda Unida. Numero tre: Logitech.
Complimenti vivissimi.

venerdì, febbraio 23, 2007

Scandalo italiano

Se pure voi siete affranti dalla release di Italia.it, consolatevi con un blog appositamente creato per meglio esecrare l'obbrobrio: scandaloitaliano.wordpress.com.

Spammatori: qualche consiglio tecnico

Sara' che il prossimo Vinitaly s'avvicina, ma la posta indesiderata, vulgo spam, sta aumentando. Molte aziende vinicole si affollano nel mio inbox con missive tutte, invariabilmente, sollecitanti una visita al loro stand.
Voglio precisare che non considero seriamente spam queste email; alla fine attengono al mio àmbito di lavoro, e se un produttore ritiene di avere qualcosa da dirmi, se ritiene di dovermi invitare ad un assaggio, puo' ben farlo con la posta elettronica; che altro dovrebbe usare, i piccioni viaggiatori? Quindi sotto questo aspetto trovo questo genere di messaggi, per lo piu', interessanti. Vero e', tuttavia, che le dure regole della netiquette considerano spam ogni email a carattere commerciale/pubblicitario, qualora questa non sia esplicitamente richiesta dal destinatario. Quindi, siccome i miei amati produttori vinicoli si apprestano a spammare me e, ci giurerei, svariati altri, mi permetto di elencare due o tre regolette da applicare ai loro messaggi.

Evitate gli allegati. Evitate di mandare email che, in realta', sono la scansione della vostra brochure in formato *.jpg, o *.pdf, o peggio con estensioni arcane e sconosciute pure ad un tecnogeek come me. Eviterete di mandare email incalcolabilmente pesanti dal punto di vista delle dimensioni in kb (cribbio, in campagna avete tutti le dial-up, e limitatevi!), e soprattutto eviterete di essere cestinati in automatico dai vari software antispam di cui i citati tecnogeek abbondano, ormai.

Curate le impostazioni del vostro client di posta. Controllate, nelle opzioni del vostro inevitabile Outlook Express, come appare il vostro nome di mittente del mail: se c'e' scritto solo "Pino", ma in realta' siete il Conte Giuseppe Aldobrandescobardi dell'omonima azienda vinicola, rinominate il campo. Quando ricevi un email, magari senza subject, magari da un certo Pino, non e' che uno sia invogliato ad aprirlo. Soprattutto, togliete subito quella dannata opzione per la quale si richiede un (mio) email di conferma lettura. Se voglio ricontattarti, se voglio darti un segno di vita, lo decido io, d'accordo?

Evitate di nascondervi dietro un dito: le formule del genere "questo non e' spam perche' il suo indirizzo e' stato preso da elenchi pubblici/siti/etc" non e' solo illegale; non e' solo irritante; fa proprio ridere: sarebbe meglio una cosa tipo "senti Fiorenzo, mi va proprio di spammarti perche', vedi, il mio vino e' davvero buono e tu mi sembri l'enotecaro ideale per venderlo". Una formula cosi' vi farebbe guadagnare mille punti.
E gia' che siamo in tema, levate quella demenziale frasetta finale, "il contenuto di questo mail e' confidenziale bla bla bla". Io questi email li stampo e poi li distribuisco mediante volantinaggio.

Nel limite del possibile, cercate di personalizzare il vostro mail a misura del destinatario; cercate di non inviare comunicazioni fuffose ed impersonali, che sono chiaramente destinate, tutte uguali, ai duemila indirizzi che avete in rubrica. Evitate, come la peste, di rendere visibili quei duemila destinatari a tutti; io detesto sapere che, oltre a me, corteggiate pure tutte le altre enoteche di Genova (ma come osate?).
E' comunque utile personalizzare la missiva, soprattutto evitando di affibbiare titoli altisonanti al destinatario, quando questo e' molto low-level: io, per dire, non sono Dottore, non sono Direttore Vendite, soprattutto non sono Beverage Manager. La mia e' una ditta individuale, io sono il magazziniere, l'addetto alle pulizie, l'ufficio acquisti e tutto il resto; quando ho appena riposto il Mocio Vileda e mi siedo davanti al monitor, e' straniante vedersi apostrofati come Beverage Manager.

mercoledì, febbraio 21, 2007

Vino 2.0 (vendemmia 2006)

Credo proprio che questo sia il primo vino due-punto-zero. [link & link]. Ovviamente, con grande orgoglio, un giorno dirò "io c'ero".

lunedì, febbraio 19, 2007

Chateau Tarocq


I falsi, in questo settore, sono sempre circolati. I falsi Champagne, poi, sono un must: poter clonare una bollicina fasulla da un euro, e rivenderla a trentacinque, e' (diciamolo) il profilo di ricarico ideale di ogni enotecaro. Cosi' l'ennesima notizia di maxi sequestri di Champagne taroccato (link & link) non e' certo uno scoop. Meritevole, semmai, questo link che, una tantum, riporta pure i nomi delle etichette incriminate. Ma siccome si tratta di maison inventate di sana pianta, non abbiamo un eroico esempio di giornalismo barricadero; semplicemente, a fare questi nomi non si pesta i piedi a nessuno. Quindi, se in casa avete robe tipo "Paul Gilbert", "Henry Flaubert" e "Pierre Plantard", siete avvisati; tràttasi di sòla.

giovedì, febbraio 15, 2007

Che stress

La lettura del giorno ("elementi enoici di base per gente normale") va in una direzione che mi e' particolarmente cara: cerca di rilassare il consumatore che approccia timidamente l'enomondo. Traduco, brevemente, alcuni passaggi interessanti.

"Se e' vero quello che una volta disse Thomas Jefferson, cioe' che il buon vino e' una necessita' della vita, come mai ordinare il vino al ristorante sta diventando uno stress? Molta gente, piuttosto che passare per ingenua, evita la carta dei vini; non vogliono sembrare stupidi, pure se sarebbero curiosi di saperne di piu'. Consiglio: smettetela di preoccuparvi e cominciate a bere".
E fino a qui tutto bene. Seguono alcuni suggerimenti, sotto forma di domanda-e-risposta.
Domanda: come faccio a chiedere aiuto?
Risposta: chiedi al sommelier [quando c'e'; in alternativa, speriamo in un cameriere competente]
Domanda: come faccio a trovare una bottiglia con un buon rapporto prezzo/qualita'?
Risposta: chiedi al sommelier, che ti consigli una bottiglia insolita e meno costosa [questo suona molto "indicazioni superflue per anglosassoni a cui bisogna precisare cio' che e' ovvio", non so se avete presente il tipo]

Le domande e le risposte si susseguono in un crescendo di elementi tecnici, abbastanza noti all'enoevoluto, tipo come ci si comporta durante il servizio, regole di abbinamento, come faccio a capire se il vino non va bene, eccetera eccetera. Tuttavia, per quanto l'autore cerchi, meritoriamente, di rilassare il lettore, si finisce per elencare con precisione tutti quegli aspetti della fruizione della nostra bevanda odorosa che, inevitabilmente, generano stress. Il gatto che si morde la coda, diremmo. Non so quanto l'estensore del breve trattato sperasse di essere d'aiuto, ma l'effetto che ottiene, alla fine, e' di lasciare gli elementi di stress, piu' o meno, la' dove stavano, irrisolti.
Cosi', alla fine della lettura, m'ha attraversato un pensiero tragico: pure se e' giusto ed auspicabile essere sereni quando si sceglie da bere (ci manca pure che debba rovinarci l'umore), resta il fatto che questo e' un mondo complicato. Voglio dire: un minimo bisogna industriarsi, informarsi, leggere e studiare; ma questo non capita certo solo nel nostro gaio enomondo.

Qualche sera fa ho passato un'oretta a configurare l'adsl a casa di un amico. Non e' una passeggiata: richiede di maneggiare termini complessi del genere "Incapsulazione RFC 2364 NULL PPP su Atm" che, diciamolo, non e' mica roba che abbiamo metabolizzato alle elementari. Eppure ci tocca saperne un po', o perlomeno fare capo a chi ne sa. E ancora: dopo questo Natale ho provato, con notevole scoramento, ad affrontare le istruzioni per costruire una Base Exo Force al figlio cinquenne; e' stata un'esperienza francamente umiliante, e felicemente (per me) delegata alla madre. Probabilmente viviamo in un mondo un po' piu' complicato e che necessita di maggiori competenze specifiche, rispetto a quello che tutti vorremmo; non per questo dobbiamo farci prendere dallo stress. Coraggio.

mercoledì, febbraio 14, 2007

We're all gonna die


L'immagine che vedete l'ho trovata stamattina, navigando. (Dice che e' un barbiere che chiude, ma pure un blog che chiude, vabbe'). Non e' male come commiato; c'e' qualcosa di mistico e struggente pure nell'essere bottegaio, chi l'avrebbe mai detto?
D'accordo, adesso cerchiamo di non deprimerci troppo. Concorso a premi: il titolo del post e' una battuta tratta da un film. Chi indovina il film, ed il nome del personaggio che la pronuncia, vince nr. 1 (una) bottiglia di Barbera d'Alba 2005, Saffirio. Rigorosamente barricone, ma che te lo dico a fare? Se mi conosci...

[Certo che si puo' pure googlare, ma non sembra cosi' facile, dopotutto]

lunedì, febbraio 12, 2007

Un'aggiunta di questo, uno spruzzo di quello


Nuove frontiere per gli additivi; adesso pare che sia l'ozono a fare miracoli. Per giunta "using ozone to preserve grapes could replace the need for allergy-causing sulphites, possibly leading to healthier and less allergenic wine". Arriva l'ozono, smammano i solfiti? Non vedo l'ora di parlarne con i miei amati talebani-viniveri.

venerdì, febbraio 09, 2007

Lavorare stanca


Tra le cose in agenda su cui bloggare duramente, c'era la redazione di un decalogo su come dovrebbe essere il sito internet ideale, per il produttore di vino. Ci allieta notare che qualcun altro ha avviato il lavoro, cioe' i bistrattati ragazzi de Il Mio Vino Professional. Un fatica in meno, basta un link. L'articolo e' a pagina 14 del pdf. C'e' pure una finestrella su quel produttore di Maremma che si fa suggerire l'etichetta via blog. Che tempi, signora mia.

giovedì, febbraio 08, 2007

Valentine Dilemma!

Bloomberg.com la mette giu' dura: San Valentino si avvicina, e fino a qui tutto bene; si regala la scatola di cioccolatini a forma di cuore (mai piu' senza). Ma il dilemma e' in agguato, quali vini associamo ai cioccolatini?
Se siete rimasti tra i due-tre attanagliati dal dubbio, ebbene, tranquilli: il cioccolato e' un fiero ingrediente, e necessita di un altrettanto tosto abbinamento enoico. Annotatevi almeno tre consigli.
Il mio match del cuore resta il Porto Late Bottled Vintage (Taylor's, per me). Possente alcol aggiunto, trama polpa lunghezza e tutto quanto serve a reggere il dolceamaro del cacao; che tradizionalmente e' lo stress del sommelier, in quanto con la sua opulenza tende ad asfaltare il palato. Quindi, bene il Porto LBV.
Una buona alternativa iberica e' il Pedro Ximenez, ed il mio prescelto e' Emilio Hidalgo; ha un grandioso fascino, gia' olfattivamente (fichi secchi, datteri, una roba travolgente); se il Porto vi sembra deja-vu, concedetevi quest'altro fortificato (cioe' con alcol aggiunto, cioe' liquoroso) e godetevi la sua persistenza chilometrica. Infine, almeno una proposta nazionale; io ho un notevole innamoramento per il Recioto di Valpolicella, quello della Cantina di Negrar specificamente (succulento e pluripremiato, mica pizza e fichi).
Alla fine, il dilemma si risolve.

martedì, febbraio 06, 2007

La lingua straniera


"E' un fatto, con la concorrenza sempre piu' forte, il produttore che parla inglese e' in vantaggio, per comunicare e vendere il suo vino". Cosi' la pensa Wine Enthusiast (che e' in lingua inglese, hai visto mai che confligga l'interesse). Qualche giorno fa ero nella cantina del fu Bartolo Mascarello; nuovi uffici e nuova accoglienza clienti, come da foto; mentre attendevo, Maria Teresa (figlia e continuatrice dell'opera di Bartolo) era al telefono con un cliente straniero: "ai em in Barolo... e smoll villègg..." -- e finche' parlava in inglese, capivo perfettamente. Messo giu' il telefono si e' rivolta alla madre, ma in piemontese strettissimo, e in un attimo per me e' scesa la notte: che ha detto?? Alle mie orecchie l'incomprensibile vernacolo di Langa era la vera lingua straniera. Menomale che c'e' l'inglese.

giovedì, febbraio 01, 2007

L'importanza di chiamarsi Vattelapesca

Ho seguito con interesse le vicende relative al nome del futuro rosso di Poggio Argentiera; certo e' che pure la forma e' importante; va bene che per me la sostanza viene prima di tutto, ma se questa e' avvolta in un contenitore formalmente convincente, siamo a posto.
Ci ripensavo ierisera, alle prese con una campionatura degna di futuri acquisti, il Montecucco 2004 di Colle Massari. Parliamo della sostanza: Montecucco e' una doc appena meno nota, in Toscana, rispetto al suo blasonato vicino di casa, Montalcino; da qui, prendendo in direzione Grosseto, la prima doc che si incontra e' questa, e qualcuno racconta che spesso certi ilcinesi a corto di sangiovese sconfinassero per approvigionarsi e rimpolpare il Brunello; per dire che la zona genera cose meritevoli, pure. Il Montecucco in questione non tradisce le aspettative, ed infatti e' un bel rosso di buona consistenza, certo legnosetto e certo modernista, probabilmente non originalissimo nell'esecuzione ma meritevole di un tranquillo 76/100 di punteggio. Insomma, sulla sostanza ci siamo pure.
Il nome, pero': che ci azzecca Rigoleto? Ogni volta che addocchiavo l'etichetta, non potevo fare a meno di pensare che questo nome evocava Goldoni e il Veneto (Arlechin Batocio e robe simili) piuttosto che la Toscana. Colle Massari sembra non curarsi della scelta del nome, non come Poggio Argentiera perlomeno. Sara' un toponimo, chissa'; e pensare che tutti gli imbottigliatori di Chianti-DOCG-da-due-euri si inventano i toponimi piu' evocativi possibile della toscanitudine; poi dentro c'e' Montepulciano d'Abruzzo, e va be', non ditelo a nessuno pero'; cosi' alla fine ci sta pure che un Montecucco evochi la Valpolicella, purche' dentro ci sia davvero sangiovese toscano.