giovedì, luglio 19, 2007

Ma come fanno i contadini

Di ritorno dalle assolate campagne ilcinesi. Il lavoro dell'enotecaro e' essenzialmente questo: assaggi, valuti, se va bene compri, e rivendi. Come dico spesso e' tutto qui, tràttasi di mercante, il (secondo) lavoro piu' antico del mondo. Pero', adesso, tornato nel mio antro pluggato in banda larga, mi andrebbe di parlare d'altro, di qualcosa di assai piu' moderno: l'essere connessi (ad Internet, intendo).
Mi sono bastati tre giorni a Montalcino, connesso col mio portatile al mio ISP (Internet Service Provider) mobile, cioe' Vodafone, per ricordarmi cosa vuol dire essere disconnessi dalla rete; Montalcino (che, enologicamente parlando, non e' Borgo Tre Catapecchie, e' uno dei cuori pulsanti dell'italica produttivita') non ha una copertura UMTS decente; dove alloggiavo io, arrivava una banda striminzita in Gprs che consentiva di navigare a velocita' prossime allo zero; parlando in giro, ho appreso che l'Adsl in Montalcino ci sarebbe pure, ma solo in centro e non nei dintorni. Insomma, domanda: come fanno i contadini? Come fanno i produttori ad essere connessi in misura dignitosa? Risposta: non fanno; Internet e' quasi del tutto preclusa, per loro.
Se, come me, frequentate luoghi geek (o nerd, o fate voi) sul genere Punto Informatico saprete pure che il digital divide italiano e' una tragedia irrisolta; io pero' vorrei, qui, soffermarmi sull'ambito che conosco meglio.
Spesso nei dibattiti enoici in rete si lamenta la scarsa partecipazione di coloro i quali, meglio di molti, potrebbero apportare elementi importanti al dibattito stesso: latitano, cioe', coloro i quali il vino lo producono; il fatto e' che costoro vivono in un mondo a parte, un mondo nel quale, per aprire la pagina di un forum o di un blog, si aspetta tre, quattro, cinque minuti; per non dire del download della posta, ed eventuali feed dal client (si va sul difficile, lo so), che esaspererebbe il piu' zen tra di noi. E' un fatto, nell'anno di grazia 2007 la rete e' preclusa ai contadini; e sono tutte persone alle quali la rete servirebbe, eccome. Non e' il caso di spiegare quanto sia utile la comunicazione che passa per questo mezzo: se siete qui ora, e' perche' un'idea gia' ce l'avete; mi interessa semmai ribadire che oggi l'accesso alla rete e' un'esigenza primaria per chiunque, come l'acqua corrente o l'elettricita': deve (dovrebbe) essere disponibile illimitatamente e a prezzi simbolici; cio' che, verosimilmente, non vedremo per chissa' ancora quanto tempo. Sui motivi di questa grottesca arretratezza non serve soffermarsi, tanto gia' si sa: strapotere Telecom da una parte e totale incapacita' politica dall'altra. Il risultato e' una arretratezza generalizzata nel campo della comunicazione e della partecipazione al dibatitto in rete che, pure da noi, tra sovrumante difficolta' sta comunque attivandosi. Molti tra quelli che restano tragicamente fuori da questo mondo due-punto-zero finiscono per essere del tutto giustificati.

venerdì, luglio 13, 2007

Bocca dinamica

Pausa pranzo. Spiaggia, ombrellone, lettino, sciabordìo di onde; il riposo dell'enotecaro pigro. Poi e' pure venerdi', quindi lieta lettura de l'Espresso nuovo. Tutto induce al distacco, poi apri una pagina a caso e c'e' l'articoletto di Fabio Rizzari, a ricordarti che neppure qui sfuggi al tuo destino di letture enoiche e relative meditazioni. Copio fedelmente, e pure illegalmente, temo, ma chissene: "anche se chi scrive di vino passa per uno che si prende molto sul serio, e' il primo a considerare ridicoli molti dei termini della professione. Tra espressioni equivoche (naso chiuso e reticente, bocca carnosa), aggettivi (evoluto, primario, terroso) e stranezze (caratteriale, fine bocca), passare per esperti e non per comici e' difficile".
Un bell'incipit, penso, mette le mani avanti. Poi, infatti, attacca a descrivere il vino in oggetto, e si lascia andare: "naso nitido e floreale, bocca succosa e dinamica, dai tannini di buona grana e finale composto".
Giudizio finale (mio): bravo Fabio, ben detto; quando un vino ha la bocca dinamica e' inutile girarci intorno, va detto in questi precisi termini.

mercoledì, luglio 11, 2007

Programma di lavoro


I primi giorni della prossima settimana (lunedi', martedi' e forse mercoledi') sarei in Toscana, in giro per aziende. Questo post ha la molteplice funzione di allertare i miei clienti lettori (tre, probabilmente quattro) della mia latitanza a bottega; ma pure di consentire a qualche produttore di farsi avanti, mandandomi un mail per segnalarmi la sua disponibilita' e/o invito e/o profferte. Da ultimo, chiunque abbia suggerimenti, e' ben accetto: nel limite del possibile, volentieri li aggiungero' alla mia lista.

martedì, luglio 10, 2007

Chi beve birra (eccetera)

Ultimamente tratto le news a base di dati numerici con una certa cautela: purtroppo non sono come la mia autorita' di riferimento, quindi maneggio le cifre con qualche approssimazione; fatta la premessa (cioe', messe le mani avanti) annoto questa notiziola via Reuters: "gli italiani bevono 30 litri di birra a testa all'anno, e i consumatori della celebre bevanda al malto sono in continuo aumento, superando in alcune circostanze quelli di vino". M'e' sembrata una cosa di cui rallegrarsi; siccome considero la birra una bevanda alquanto industriale (una tantum nel senso buono del termine, cioe' riproducibile serialmente tranne rari casi di artigianato) trovo che, piuttosto che bere un vino industriale (brik, o simili nefandezze) sia assai meglio bere birra; una semplice birra, pure senza pretese, e' di gran lunga un miglior bere rispetto ad un vino mediocre; inoltre, se questo sorpasso della birra sul vino low-level significa che, mediamente, il consumatore prestera' maggiore attenzione al vino di qualita' significativa, tanto meglio. Da ultimo, la birra e' un prodotto che si presta abbastanza bene ad essere autoprodotta in casa, a differenza del vino; m'e' capitato di bere birre fatte-in-casa di assoluta dignita'; e m'e' capitato di bere vini fatti-in-casa, che hanno tragicamente rappresentato il punto piu' basso nella mia carriera di assaggiatore.
[Postilla: la mia birra del cuore, al momento, e' questa]

sabato, luglio 07, 2007

Fenomenologia di Pino Ratto (e di quelli come lui)

Spieghiamo innanzitutto chi e' costui.
Produttore di Dolcetto di Ovada, da due vigne singole della zona collinare di San Lorenzo; due cru storici, Gli Scarsi e Le Olive, amati da Veronelli e da larga parte dell'intellighenzia enoica legata al concetto di vini vecchio stile. I due dolcettoni ovadesi, difatti, si distinguono profondissimamente dalla restante produzione di quell'area, tragicamente vocata a creare vinelli di pronta beva, non svettanti, spesso raso terra, fatte poche eccezioni; i suoi vini sono, innanzitutto, pazzescamente longevi: si bevono a dieci-venti anni dalla vendemmia, che, per un Dolcetto d'Ovada, e' come dire Beaujolais Nouveau Riserva: una contraddizione in termini. I suoi vini sono, pure, orrendamente caratteriali: possono esprimere grandezza in annate fortunate, e nella maturita', ma sanno mostrare tragiche puzze in gioventu', o a seguito di vinificazioni nelle quali qualcosa e' andato storto. Sono vini a-tecnici, irrituali, certo rispettosi del territorio ma totalmente irrispettosi dell'enofilo desideroso (leggittimamente, sia chiaro) di trovare finezza, eleganza, modernita'.
Bisogna salire sulla collina di San Lorenzo, vedere la cascina e la cantina, per capire meglio. Mi càpita spesso di affermare che i vini assomiglino, quasi fisicamente, a chi li fa (un po' come i cani ai loro padroni, per intenderci). Bisogna conoscere Pino Ratto, un contadino che vive da solo e ha superato i settanta (e due compagne, e vari figli, ed infinite vicissitudini), e da solo manda avanti i pochi ettari e vinifica, per comprendere, forse, un po' meglio quei due vini strani, bizzarri, puntuti. Sarebbe d'aiuto, pure, aver letto La luna e i falo', e ricordare come Cesare Pavese descrive la cascina del Valino; oppure rievocare qualche spezzone di Novecento; perche' tutto questo si ritrova quasi intatto quassu', e con questo prego di non mancare di rispetto a nessuno e soprattutto a lui, dicendo che questa cascina cadente, questa cantina che certamente rappresenterebbe bene l'incubo di un enologo, sono un viaggio a ritroso nel tempo, in un tempo nel quale la modernita' attuale era solo un sogno impossibile. Gli Scarsi e Le Olive sono lo specchio di tutto questo.

E poi, sulla strada del ritorno, pensi e ripensi a quello che hai visto e sentito. Ritorni ad un mondo enoico fatto di altre storie. Come questa: "nel progetto della nuova sede dell'azienda vinicola Rocca di Frassinello (del giornalista editore e vignaiolo Paolo Panerai, in società con il finanziere francese Eric Rothschild, proprietario dello storico marchio Chateau Lafite) appena inaugurata, Renzo Piano ha coniugato vocazione industriale e rispetto per il territorio circostante. Con una grande piazza aperta sulle vigne e una suggestiva barriquerie da 2500 botti".
C'e' qualcosa di male nel farsi progettare la cantina da Renzo Piano? No. Ho troppa stima per l'architetto che, dove ha messo mano, ha migliorato infinitamente la mia citta'. E non ho neppure sentimenti pauperistici, non credo che "povero e' bello". Mi limito ad annotare che, pure nel mio enomondo, ci sono vette siderali e profondita' oceaniche; contraddizioni, si potrebbe dire; e la contemplazione di queste differenze e' davvero stupefacente.

Cascina Scarsi Olive
Loc. San Lorenzo 22
15078 Roccagrimalda - Ovada (AL)
Tel. 0143/831888

venerdì, luglio 06, 2007

Ricordare Claudio Rinaldi


Via Massimo Mantellini segnalo il blog di Claudio Rinaldi, da poco scomparso. Leggevo Rinaldi avidamente, quando era direttore dell'Espresso, e poi collaboratore. Sul blog, i suoi ultimi tre post sono semplicemente perfetti.

mercoledì, luglio 04, 2007

L'indignodromo e' aperto

Tra le molteplici utilita' dei blog, c'e' la possibilita' di potersi liberamente (e liberatoriamente) indignare. Di che ci vogliamo indignare oggi? Basta chiedere, ecco uno spunto facile: "che il vino californiano superi Champagne e Porto per quantità esportata è a dir poco allarmante. Nel 2007 sono quasi raddoppiate (+ 80%), infatti, le importazioni di vino proveniente dagli Stati Uniti che per la prima volta nella storia battono Francia e Spagna e diventano il primo esportatore in Italia. E' la Coldiretti a lanciare l'allarme per chiedere di fare chiarezza su un fenomeno che vede i vini americani superare in quantità sul mercato italiano Champagne e Porto provenienti dai paesi partner comunitari. Le importazioni dagli Usa hanno raggiunto livelli quantitativi che - sottolinea la Coldiretti - vanificano dal punto di vista quantitativo l'aumento delle esportazioni oltreoceano e rendono necessari controlli per fare chiarezza sull'utilizzazione finale di un prodotto importato quasi esclusivamente sfuso". Insomma, per farla breve: importiamo un sacco di sfuso statunitense; nemmeno si sa bene che fine faccia. Mi indigno: e che diamine, forse che ci manca lo sfuso tarocco, da queste parti? E dopo l'indignazione, pure l'autocitazione: consumare prodotto locale sarebbe pure meglio, in quanto piu' ecologico.

venerdì, giugno 29, 2007

Ice ice baby

L'onda lunga (o anomala) del rosso ghiacciato e' montata all'ultimo Vinitaly; praticamente non c'era azienda che non mi presentasse come un oracolo la sua personale interpretazione della neonata moda: il rosso da bere ghiacciato; in alternativa, o in sovrapposizione, il rosso che si abbina al pesce. L'enosnobbone evoluto (quorum ego) a questa bella novita' mostra, in successione, tre fasi reattive. Prima fase: doppio sopracciglio alzato e ostentato disinteresse, "si, certo, e che altro produci?". Seconda fase: sospiro profondo, espressione supina "evabbe', fammi assaggiare". Terza fase: accettazione rassegnata del fenomeno, omologazione (in fondo cosi' male non e') ed infine fatale domanda "e quanto costerebbe..?".
Ed eccoci qua, in attesa del caldo africano, pronti a fiondare in frigo i nostri rossi ghiacciati. Chi fu il primo a iniziare questo uso? Ovviamente, ognuno dei produttori afferma di essere stato lui l'inventore. Questo e' un ulteriore aspetto comico: macche' Fichimori, prima c'eravamo noi.
Ieri, per dire, il mio produttore di Bonarda di riferimento si palesa con due bottiglie di Croatina e relativa brochure: vino rosso da bersi ghiacciato. Ma insomma, pure tu, dico io; ma no, mi dice lui severo, guarda che i nostri vecchi d'estate bevevano la Bonarda ghiacciata bla bla bla.

Vabbe', cerchiamo di fare la spiega, allora, un po' di wine 2.0 for dummies.
Distinguiamo i rossi da abbinare al pesce dai rossi da bere ghiacciati.
I primi, essenzialmente, sono quasi del tutto privi di tannini. L'elemento tannico, tipico del rosso, e' il maggiore ostacolo all'abbinamento con il pesce; l'incontro dei due genera uno sgradevole amarore metallico. Quindi si vinifica con macerazione preventiva delle uve, per ottenere rossi zero tannici; avendo provato (ci tocca) posso dire: funziona. Va detto che i rossi a-tannici abbinabili al pescato vanno bevuti anche a temperatura di frigo.
Altra cosa sono i rossi normalmente tannici, che pure berremmo freddi e/o ghiacciati. Qui il vantaggio della temperatura polare e' un altro, e consente, essenzialmente, di bere un rosso non a temperatura ambiente, quando l'ambiente e' estivo; spiego meglio: il termine temperatura ambiente riferito ai rossi e' essenzialmente un non sense, perche' fa riferimento ad un ambiente ideale (venti gradi centigradi, al massimo); ma se abbiamo temperature esterne prossime ai quaranta gradi, qualsiasi rosso e' semplicemente imbevibile; quindi, l'uso del frigo diventa consigliabile non solo per i rossi-da-bere-freddi, ma per qualsiasi rosso; pure se viene raggelato a dieci gradi, il rosso aperto in un ambiente surriscaldato raggiunge velocemente nel bicchiere la temperatura di sedici-diciotto gradi, che e' la famosa temperatura di cantina alla quale servire idealmente un rosso; pure a ferragosto. Quindi, il consiglio e': osate il frigo con qualsiasi rosso, d'estate. Mica solo col Lambrusco.

martedì, giugno 26, 2007

Now check this out

Sempre parlando di gente troppo avanti: guardate come blogga questo bel tipo. Che poi, uno che fa venticinquemila contatti al giorno, ha ragione a prescindere.

lunedì, giugno 25, 2007

sabato, giugno 23, 2007

Gli americani saranno avanti, ma i francesi non scherzano


Avete presente i siti di dating online? Quelli dove ti registri, inserisci le tue preferenze socioerotiche, e poi ti trovano il/la partner? Ecco, aggiungete un produttore di vin de pays francese, miscelate tutto quanto, ed avete Soif de coeur. Funziona cosi': la retroetichetta del vino contiene un codice che, inserito nel sito previa registrazione, ti mette a contatto con un partner approssimativamente di tuo gusto. I vini, dal packaging sconvolgente, sono un rosso (il solito taglio bordolese), un rose' dello stesso uvaggio, ed un bianco (sauvignon): quanto di piu' global potessero trovare (e del resto, l'amore e' universale), dal costo di tre euri la bottiglia (sempre molto piu' cari di un Chianti da Lidl) e sono in vendita nei supermercati di Francia, Svizzera e Belgio. Da marzo hanno venduto qualcosa come 400.000 bottiglie, e risultano gia' svariati incontri da retroetichetta; in maggioranza gli utenti registrati sono donne, tra i 30 e i 40; risulta pure un ottantenne, ma non si sa bene se al momento abbia concluso.
[Via Reuters]

venerdì, giugno 22, 2007

Oro nero

Pare che nel Chianti(shire) cerchino il petrolio, o comunque idrocarburi gassosi; manco a dirlo, c'e' da sperare che non trovino alcunche'.

Essi vivono


Peperosso is back online. Ma ha ragione Franco, l'archivio sembra defunto. Argh!
[Update: ma no, eccolo qua, l'archivio!]

giovedì, giugno 14, 2007

Souvenir d'Italie


A volte capita di combattere battaglie giuste con eserciti male attrezzati, demotivati e incapaci; ad esempio, Coldiretti dice che bisogna consentire l'acquisto di vino all'autogrill, perche' "la scelta di una bottiglia di vino locale per ricordare un luogo appena visitato e’ uno dei comportamenti piu’ diffusi, che alimenta una fiorente economia territoriale e da’ l’opportunita’ di garantirsi al ritorno dal viaggio un testimone unico per caratteristiche, qualita’ e gusto". Tutto molto bello, giusto e sottoscrivibile; fosse vero. Una domanda: di che prodotti stiamo parlando? Quando penso al livello qualitativo reperibile negli ùrendi autogrill, a me viene in mente solo questo.

martedì, giugno 12, 2007

Alcuni siti inutili (gli americani sono troppo avanti)


Tutto inizia con la storia della produttrice che, per certificare l'autenticita' del suo cabernet, sigilla l'etichetta con un bacio; cioe', intinge le labbra nel rossetto e bacia l'etichetta, avete capito bene: e con questo ha la certezza che la bottiglia sia inimitabile. Cosi', dopo tanta notizia che da sola vale un post, cominci a indagare sulla tipa e trovi questo grottesco sito di WineBabes, con improbabili fotomontaggi di bellezze femminili che producono vino (immaginate una roba simile fatta qui, probabilmente finirebbe a carte bollate). Per amore della par condicio non mancano i sirenetti: imperdibile la foto di Hugh Johnson. Cosi', di link assurdo in link assurdo, ti ritrovi in un blog (ormai chiuso), Women with wine, unicamente intento a ritrarre belle figliole in compagnia di un bicchiere di vino. Il blogger cosi' si presenta: "I search the Internet for beautful women so you don't have to!" -- questo si che e' spirito di servizio.
E mentre noi continuiamo ad accapigliarci sui rotomaceratori o i chips, quelli si divertono; gli americani sono troppo avanti.

domenica, giugno 10, 2007

Contenitori e contenuti


[Cogitazioni marginali innescate da questo post di Franco]

Il dibattito sull'uso della barrique dovrebbe finire, morire per sempre; e' un dibattito mal posto, che contiene un errore di metodo, comune ad altri ambiti di dibattito: focalizza il problema sul contenitore, anziche' sul contenuto. Questo genere di dibattito e' una perdita di tempo e di energie, risorse preziose che abbiamo in quantita' limitata e non dovremmo sprecare; ogni enofilo appena un po' piu' evoluto rispetto alla media, infatti, appena si infila in questo genere di contesa ideologica e' in grado di giungere velocemente alla conclusione che comunque la barrique non e' un vero problema, il problema e' l'uso che se ne fa, il problema e' la materia che ci sta dentro, se adatta o no, eccetera eccetera; chiunque legga di vino avra' sentito queste considerazioni circa un milione di volte. E' un po' come quando si sente dire che Internet e' pericoloso (o inutile, o dannoso, o vattelapesca). E' ovvio che Internet, in se', non e' ne' buono ne' cattivo; il suo uso, invece, puo' essere l'una o l'altra cosa, dipende in parte da chi produce i contenuti ed in parte da chi ne usufruisce; definire Internet buono o cattivo e', appunto, inutile a far capire l'utilita', o l'opportunita', di Internet stesso. D'altronde altrove nessuno si sogna di richiedere l'abolizione delle autostrade o delle automobili in ragione degli incidenti mortali; e menomale, che senno' l'errore verrebbe reiterato. Ecco perche' il dibattito sul contenitore (e non sul contenuto) andrebbe definitivamente abbandonato; anzi, direi, ignorato; nell'orticello della mia bottega mi accorgo di avere sempre meno simpatia per quelli che chiedono, a prescindere, un vino "che non sia barricato". Questi, che sono in definitiva i famosi conformisti dell'anticonformismo, compiono lo stesso inutilissimo errore di metodo; del resto, che dire? Risulta pure che Chateau d'Yquem faccia parecchia barrique; lo dobbiamo cassare? Date le premesse, io comincero' ad ignorare questo tipo di dibattito; sarebbe bello che si riuscisse ad ignorarlo tutti, una volta per sempre.

venerdì, giugno 08, 2007

Una storiella GDO


Insomma, non sono io che ce l'ho coi supermercati. Sono loro che (si) disegnano cosi'.
A casa decidiamo di pensionare il microonde; e con la famigliola faccio un giretto domenicale nel mega iper store sberluccicante (Media World) presso il locale centro commerciale; per dire, come sempre, che io non avrei pregiudizi ideologici di sorta, son sempre disponibile ad arricchire lorsignori della GDO.
Cerco un microwave, ma chiedo che me lo consegnino a casa e mi ritirino l'usato, non sia mai che io inquini l'universo abbandonando il rottame tra i rifiuti. Ottenuta l'attenzione della tipa addetta, questa col sovrumano scazzo tipico delle sottopagate mi dice che
1) la consegna costa 15 euri, ma non e' in grado di programmare quando consegneranno: "nel pomeriggio, ma non so a che ora, puo' voler dire le due come le sei"; ed inoltre
2) lo smaltimento costa ulteriori 5 euri.
Boh, ci penso un po' su, e decido un rinvio; del resto mica ci possiamo prendere mezza giornata di ferie attendendo una consegna. Comunque, 15 euri significa un costo di consegna pari al 10% del valore del bene, non male per una consegna nell'arco dei cinque chilometri.
Giorni dopo, do un'altra chance ad un'altra megacatena (UniEuro, ricorda qualcosa?). Qui l'ugualmente scazzata tipa annuncia che
1) la consegna costa dieci euri, ma consegnano solo al mattino, sempre ad orario imprecisato, e
2) non ritirano l'usato.
Stamattina, negozietto di elettrodomestici sotto casa; l'addetto (il titolare, manco a dirlo) mi mostra gentile il prodottino, mi annuncia che me lo consegna stasera alle 18, e ritira l'usato; senza sovrapprezzi. Indovina dove ho lasciato i miei amati euri.

giovedì, giugno 07, 2007

Viva la differenza


"Con lo stop ai protocolli per la sperimentazione all'aperto di Organismi Geneticamente Modificati (OGM) per prodotti come vino, olio, agrumi e pomodoro, sono salvi dai rischi di contaminazione i prodotti base della dieta mediterranea". Questo si legge qui, su Puntobar. Ora, probabilmente io ho la tendenza a coltivare troppo il culto della differenza, ma se la produzione alimentare di qualita', vino incluso, continuasse a volersi qualificare per la sua estraneita' ad elementi tristi ed omologanti (chips, ogm), consentirebbe di identificare nel prodotto italiano qualcosa di completamente differente rispetto ad altri concorrenti stranieri. Dove per differente intendo migliore.

mercoledì, maggio 30, 2007

Piu' mosto concentrato per tutti

La UE ci ha fatto ingollare i chips; ora Mariann Fischer Boel vorrebbe far usare il mosto concentrato ai viticoltori francesi, al posto dello zucchero; auguri, quelli hanno la barricata facile.

sabato, maggio 26, 2007

Non so, ma ti spiego


Lettera pubblicata oggi sul giornale della mia citta' (che e' questo, ma la versione delle lettere online non si trova e m'e' toccato ricopiare tutto, che faticaccia).

"Ci sono personaggi che vanno per la maggiore nella nostra TV, si spacciano per cuochi e mettono insieme pseudo manicaretti che non mangerei neppure sotto tortura. Io considero quei piatti un deterrente per topi, piu' che cibo prelibato. Eppure, pensate, non vengono chiamati cuochi, ma addirittura maestri [...] ma questa gente normalmente che cosa mangia per trovare deliziosi questi intrugli?"

La risposta e' affidata a Maurizio Maggiani (mica pizza e fichi). Il nostro, rispondendo, non trova di meglio che rievocare la cucina della mamma (che novita'). Dice Maggiani: "Mia madre era una contadina, ha imparato a cucinare durante la guerra, sapeva cos'era la fame [...] e la sua arte consisteva nel placare la fame con dignita' e buon gusto [...] Era maestra nella raccolta dei sette erbetti di ripa [...] nelle lasagne con il ragu' di funghi poppini". E continua: "ho girato le trattorie del mondo, mi sono applicato con diuturno sforzo, ho avuto piu' di una compagna che ci si e' provata ma da quando lei [la mamma] se n'e' andata a quelle pietanze [...] ho rinunciato. Dunque posso dire che mia madre fosse maestra, modesta e limitata, ma eccellente maestra. Per quanto riguarda i maestri televisivi, non so esprimere un giudizio, non so che fanno perche' non li sto a guardare". Infine conclude: "per un certo periodo ho fatto del giornalismo gastronomico. Ho dovuto cambiare lavoro per gravi disturbi agli organi della digestione, del gusto e dell'olfatto".

Beh, nulla di nuovo sotto il sole, si dira': il solito atteggiamento di rifiuto da eccesso; troppa celebrazione, troppa esibizione, troppo di tutto, segue saturazione.
C'e' pero' una forma di errore di metodo in questo genere di atteggiamento. La critica che nasce dalla dichiarazione piu' o meno esplicita di incompetenza, nasce male. Trovo imbarazzante che qualcuno dichiari in modo evidente di non capire alcunche' su un determinato fenomeno, ma immediatamente pretenda di liquidarlo come sbagliato, eccessivo, magari pure deleterio. Alla base dell'indignazione del lettore, per esempio, c'e' una notevole incompetenza relativa al simpatico mondo gourmet; definire veleno per topi il prodotto di uno chef qualifica la persona che scrive. La risposta, poi, e' altrettanto scoraggiante: Maggiani non sa esprimere un giudizio, ne' sa che fanno questi malefici cuochi, e tuttavia gli tocca liquidarli come indegni della cucina materna. Volendo maramaldeggiare sul commento di Maggiani, diro' che pure io sono incompetente di fisica nucleare, ma non mi son mai permesso di dire che al Cern stiano cazzeggiando. Insomma, sia per il lettore, che per il commentatore: avere una buona competenza su un argomento non e' necessario ne' obbligatorio, ma da questo dovrebbe discendere pure che ogni giudizio relativo a quell'argomento non e' ne' necessario, ne' obbligatorio. Questo non e' voler richiedere chissa' che competenza specifica per avere un'opinione; tuttavia corre una certa differenza tra opinione e scomposta chiacchera da bar; mentre tutti cerchiamo di stare alla larga dalla seconda eventualita', pure i giornali farebbero bene a discernere riguardo alle lettere a cui dare risalto.
Sorvolero' infine sulle sfortune di Maggiani giornalista gastronomico. Qui e' ovvio che la colpa e' stata degli editori, avevano Maggiani a libro paga e l'hanno spedito a recensire le pizzerie di Chernobyl? Che vergogna.

venerdì, maggio 25, 2007

Musica nuova a bottega

Tutto comincia con un post di Mantellini sul compositore Giovanni Allevi. E pensi, chi diamine e' costui. Ti soccorre Blogmusik. Primo risultato: ringrazi il Cielo per la millesima volta, perche' esiste la Rete. Secondo risultato, a bottega oggi c'e' musica. Enjoy.

mercoledì, maggio 23, 2007

Checchè se ne dica, io amo Eataly

Bella fotina, vero? Non e' Lagos, e' l'asfalto fuori dalla mia bottega. L'asfalto della mia citta' e' una tale vergogna che tempo fa qualcuno dedico' un sito apposta allo sfacelo. Qui recentemente il Comune ha disegnato un posteggio per le moto proprio sulla parte piu' malconcia, con sprezzo del buon senso. I motociclisti devono posteggiare dove i cavalletti sprofondano e le moto cadono. A meno che non si usi un saldo cavalletto laterale o la moto non si metta a debita distanza dalle buche, altrimenti l'effetto domino delle cadute (visto svariate volte) e' assicurato.
E fatta la premessa apparentemente innocua, vi dimostro come riesco a infilarci Eataly, con une bel triplo salto carpiato.
Nel post-monstre bonilliano (monstre per il numero di commenti) il padrone di casa riassume cosi' la successione di pro e contro Eataly: "ancora una volta è dimostrato che il nuovo non paga"; dove per "nuovo" assumo si intenda un supermercato che non avrebbe gli schemi "vecchi". Eataly apre a Genova, pare. I politicanti garruli, con uno stile assai "vecchio", sono felici di regalare spazi ed accessi al "nuovo" benefattore dell'umanita'; quanto a me, sono cosi' benevolo nei confronti di questo "nuovo" tipo di supermercati, che mi auguro che apra qui vicino; dopo quindici anni, e' la volta buona che riasfaltano. Ma bene, stavolta.

Oggi buone notizie. Domani non so

Ah, i cari vecchi ricordi. Ricordate le bottiglierie di un tempo, che sulla porta affiggevano ritagli di giornale ad evidenziare gli articoli sul genere "il vino fa bene"? In fondo era pure quella una forma di comunicazione. Bloggavano, ma ancora non lo sapevano. Oggi che abbiamo i link (ed i permalink) attacchiamo la nostra locandina digitale con la buona notizia del giorno: il vino rosso fa bene alla prostata; gran bella notizia, ammetterete. In attesa della prossima contronotizia che ci dira' che no, fa male, non si deve, eccetera. Nello stile (appena un po') contraddittorio, tipico dell'enomondo informativo; oggi va bene, domani chissa'.

sabato, maggio 19, 2007

Le Masse e lo Chardonnay


In California gli enoturisti che passano per American Canyon cominciano a diventare troppi, tutti in auto a caccia di Chardonnay; e per arrivare alla Napa Valley la vecchia strada non basta piu', serve una cosa a sei corsie. "Thousands of wine lovers go through American Canyon to reach the Napa Valley. Now some traffic consultants say the road to Chardonnay will have to be expanded. Highway 29 was once an old country road used mostly by locals, but now sees about 40,000 cars a day".
Povere Masse allo sbando; non bastavano le code da centro commerciale, ora pure le country road sono vittime dell'impazzimento; tutti in fila, a fare quel che ci riesce meglio: consumare.

mercoledì, maggio 16, 2007

La vendemmia su Second Life


Caprai colpisce ancora: dopo i tappi col chip e svariate altre diavolerie, il produttore tecnologico apre la sua cantina su Second Life. Il mio alter ego (Fiorenzo McMahon) ha fatto una capatina, ma l'impressione non e' stata quel gran che; non c'era nessuno in enoteca, e nemmeno nella vigna fuori dal castello; tutto molto desolato; neppure un po' di musica techno, e nemmeno qualche cubista in tenuta sadomaso; il clima pero' era ideale, e direi che su Second Life la vendemmia si prospetta benino; resta da chiedersi: servira' mai a qualcosa questa roba? Molto internettianamente, per ora non serve a nulla; ma domani, chissa'.

Nella foto qua sotto, Fiorenzo MacMahon ammira il tramonto fuori dal castello.

lunedì, maggio 14, 2007

La prossima Sopexa


C'era una volta un produttore italiano che voleva vendere Pinot Nero in Inghilterra; ma siccome la denominazione (Pinot Nero) era sostanzialmente sconosciuta nella perfida Albione, il nostro si decise a malincuore a rinominare il suo vino con un termine assai meglio piazzato quanto a marketing: Pinot Noir.
Ovviamente la favoletta e' una storia vera. E la morale (della favoletta) ha qualcosina a che fare con i nostri simpatici fenomeni parastatali che si occupano di diffondere il verbo. In Francia, per dire, c'e' Sopexa, che tra gli addetti ai lavori ha fama di agenzia parapubblica assai efficiente; dalle nostre parti c'e' Buonitalia, ed i confronti tra la pubblica amministrazione francese e la nostra, si sa, spesso sono spiacevoli; vedi per esempio come si esprime Sartori, big boss dell'Unione Italiana Vini, sempre tratto dalla favoletta di cui sopra: "realisticamente, ci vorranno vent'anni perche' Buonitalia diventi la prossima Sopexa; non vivro' abbastanza per vederlo".
Immettendo Pinot Nero in Google, ottieni 704,000 riscontri; con Pinot Noir, sei a 2,340,000; perfino l'improbabile Black Pinot raggiunge quota 1,340,000. Insomma, per quelli di Buonitalia il lavoro non dovrebbe mancare.

giovedì, maggio 10, 2007

Riceviamo & molto volentieri pubblichiamo

La delegazione genovese dell'Onaf (Organizzazione Nazionale Assaggiatori Formaggio) nella persona del suo big boss locale nonche' amico Riccardo Collu, mi invia l'interessante segnalazione relativa alla Sagra del Formaggio, che si tiene la prossima domenica, 13 maggio, a Rossiglione. Siccome mi pare un programmino ricco e variegato, ve lo ripropongo pari pari. Ci sono proprio tutti, Ais, Onav, Slow Food: che in un gruppo cosi' nutrito, un amico lo trovate di sicuro.
Il nostro appuntamento didattico mensile di Maggio, quest’anno coincide con la “Sagra del Formaggio di Rossiglione”. La manifestazione, ormai giunta alla 5° edizione è un punto di riferimento per gli amanti dei prodotti casari Liguri e limitrofi, da diversi anni la nostra delegazione ha il piacere di collaborare con l’organizzazione. Quest’anno in particolar modo, abbiamo un ruolo di partecipazione attiva a diversi incontri. Siamo presenti al dibattito sul pesto dove incontreremo per la prima volta assieme V. Pronzati, ideatore della scheda e dei corsi di degustatore, P. Uslengo della Confraternita dei cavalieri del pesto, R. Panizza di Palatifini che ha realizzato il campionato mondiale. Non meno interessanti l’analisi sul recupero della formaggetta della Valle Stura, e il seminario sul Vino a cura del prof. M. Giordani, pres. Ais Liguria che considerata la sede sicuramente consiglierà qualche abbinamento caseario. Il percorso durando due giornate ha dato la possibilità di approfondire i molteplici aspetti del nostro territorio, i seminari la Domenica iniziano con la relazione del prof. M. Giordani Vice pres. Tecnico Onaoo sull’olio Ligure. Un aspetto che mi ha sempre affascinato è il legame dei prodotti al territorio, i prodotti ricavati dalle razze locali sono uno degli aspetti più interessanti, soprattutto quando questi contribuiscono a salvaguardare animali in via di estinzione. Abbiamo l’occasione di conoscere due metodi di tutela, la storia e recupero del Vaccino di razza Cabannina assieme al dott. Risso dell’Apa e di sapere come nasce un Presidio con Enrico Sala di Slow Food parlando della Pecora Brigasca. Si concluderà con V. Pronzati che parlerà delle salse al mortaio, in particolare di quelle che utilizzano il formaggio Pesto fra tutte. Chiaramente a tutti i seminari didattici ci sarà la degustazione guidata dei prodotti, qundi, il mio invito e la mia speranza sono quelli di incontrarci alla sagra, che quest’anno si presenta più che mai interessante.
Allegato al mail c'e' pure la locandina dell'evento, quei simpatici 420Kb che fan sempre piacere a vedersi, e che ho posteggiato qui, per voi bandalargati.

mercoledì, maggio 09, 2007

Matcher


Da qualche giorno sto giocherellando con l'ordigno digitale per gli abbinamenti cibo/vino gentilmente offerto da Natalie MacLean.

Come ti sciabolo Clos des Goisses



A qualcuno piace sciabolata: l'apertura dello Champagne, intendo. L'etichetta in questione era questa, in magnum; un grandioso 92/100, per i maniaci dei punteggi.

sabato, maggio 05, 2007

Adotta un Barbaresco (e salvalo dalla vetrinetta)


Gli anni passano, le vetrine invecchiano, i Barbaresco restano invenduti. Siamo ormai al terzo anno del rituale passaggio davanti alla vetrinetta farettata presso la mia Coop di riferimento, e questo benedetto '98 di "Pio Cesari", cribbio, non se lo incolla nessuno; e' sperabile che non sia sempre la stessa bottiglia. Arrivati a 'sto punto, prometto: se l'anno prossimo permane immoto, lo compro io.

venerdì, maggio 04, 2007

Pesce lento


Sono un mangiatore di carne e disdegno il pesce; per meglio dire, lo detesto, da a-salutista praticante. Pero' ho trovato un motivo di curiosita' pure nella genovese kermesse di Slow Fish: la presentazione di Centopassi, il vino militant di Don Ciotti. Allo stand Coop (argh), ma che ci vuoi fare, e' il mondo Slow.

lunedì, aprile 30, 2007

Il prelievo di scaffale


Tra gli oneri che attengono all'enotecaro c'e' il periodico prelievo di scaffale. Bisogna, cioe', assaggiare di tanto in tanto le varie referenze immagazzinate, per verificare lo stato evolutivo; questo e' utile, poi, per esibire col cliente l'immaginifica e verbosa prosa descrittiva che qualifica noi assaggiatori, se il cliente e' sensibile a questi elementi coreografici. Se invece sorride (o sghignazza) si descrive il prodotto in termini meno maroniani e piu' terrestri, ma il concetto resta quello: serve sapere cosa c'e' nella bottiglia, nel limite del possibile. Ovviamente, il lavoro ha aspetti piacevoli.

Ad esempio, ieri il mio prelievo di scaffale e' stato il Brut Nature di Monsupello. Tra le cose che vanno segnalate, di questo produttore dell'Oltrepo' Pavese, c'e' la sua tendenza per me ammirevole a produrre bollicine che virano sulla maturita'; parlando col vigneron, questi spesso evoca il suo Champagne di riferimento: Krug. Fatte tutte le (debitissime) proporzioni, va detto che assaggiando il suo Nature si capisce cosa voglia dire; le sensazioni di maturita', spiccate, escono alla grande, finendo per essere un elemento caratterizzante, forse eccessivo; tanto maggiore e' la caratterizzazione di un vino, tanto minore e' il range di piacioneria di quel vino. Non voglio ripetere, con questo, il trito slogan "per molti ma non per tutti"; ma certo un metodo classico con queste note nocciolose ed evolute al naso, e perfino il lieve amarore gustativo, finisce nel numero dei vini caratteriali, per i quali la facilita' di beva e' limitata. Io ho una personalissima predilezione per la maturita' nelle bollicine: e il Nature di Monsupello resta una delle mie bolle preferite.


Azienda Agricola Monsupello di Carlo Boatti, Via San Lazzaro,5 27050 Torricella Verzate (PV) Tel. 0383 896043 FAX 0383 896391

martedì, aprile 24, 2007

Have you ever heard the expression "the customer is always right"?

Brutta cosa la pubblicita' ingannevole. Che pure il Corriere trova interessante questo pezzullo sulle foto fasulle da food piu' o meno fast. E di sinapsi in sinapsi, m'ha ricordato questa cinefiliaca citazione filmata, qua sotto.

venerdì, aprile 20, 2007

News from the world


Qui forse si esagera. Siccome il vino e' classificato "banned drug" (possiamo tradurre come droga illegale?) nei regolamenti carcerari del 2004, in Nuova Zelanda, il vino e' proibito durante la Comunione. Segue rituale levata di scudi a favore della liberta' di religione, segue appello alla Commissione dei Diritti Umani; tutte belle cose, di cui si potrebbe fare a meno se ci fosse, solamente, il buon senso.

martedì, aprile 17, 2007

L'onda lunga dei 2002


All'inizio di quest'anno Fanco Ziliani, in questo post, ricordava che la sfortunata vendemmia 2002, un po' troppo sommariamente, da molta stampa era stata liquidata come "da rottamare". L'annus horribilis per i grandi rossi italiani doveva, forse, essere almeno in parte rivalutato, pur essendo stato funestato da pioggie in vendemmia e cattiva maturazione un po' ovunque (Piemonte e Toscana, soprattutto). Càpita infatti, ancor oggi, di assaggiare rossi del 2002 che non sfigurano. E' il caso del Barbaresco 2002 di Giancarlo Rocca (Az. Agr. Ronchi) provato ieri nelle peregrinazioni per vigne e cantine alle quali dedico i miei lunedi'. (La foto, per la cronaca, e' un'altra location, la sommita' del cru di Diano d'Alba Rabino Soprano).
L'azienda merita una visita, per il piacere di conoscere un piccolo vigneron (sei ettari) che pure in annate meno fortunate riesce ad esibire un Barbaresco, il Ronchi 2002, difficilmente criticabile: sia sul piano del colore, che sugli aromi assolutamente complessi, gudroneggianti. L'interpretazione modernista (barrique) non scalfisce la sostanza nobile del nebbiolo di quest'area unica per vocazione. Nessuna magia di cantina, ma solo rigore nel selezionare le uve migliori di una annata dura, che ha richiesto drastiche riduzioni nella produzionde del Barbaresco di quell'anno, pur di proporre al wine lover un Barbaresco entusiasmante, all'altezza delle aspettative. E pure la vendemmia 2003, difficile per altri motivi (stress idrico, caldo africano, ricorderete) ha prodotto, quasi miracolosamente, un Ronchi da applauso.
L'azienda propone pure uno Chardonnay (barrique, sa va sans dire) significativo; non era etichettata, ma lo sara' tra breve e quindi disponibile per i clienti, la vendemmia 2005, spettacolarmente agrumata; io mi sono "accontentato" del 2004, piu' maturo, piu' complesso, tanto da farmi ripensare (absit iniuria) a certi grandi francesi, sul corredo aromatico. Seguono tra i "consigliabili" il loro Barbera (18 messi di barrique), il Dolcetto, la Freisa vivace (una delizia succulenta). Da ultimo, particolare non secondario: prezzi commoventi. Memento per la vostra prossima gita in Langa: Azienda Agricola Ronchi, di Giancarlo Rocca - Strada Ronchi - Barbaresco (CN) - 0173 635156.
[Questo post valga pure come consiglio-per-gli-acquisti rivolto a certe future colleghe enotecare]

lunedì, aprile 16, 2007

A cosa serve il proibizionismo


"TEHERAN - Sono rimasti intossicati per aver bevuto vino adulterato, probabilmente con il metanolo. Dodici persone sono morte e altre 104 hanno riscontrato sintomi di intossicazione nella citta' santa sciita di Qom, in Iran".
Gli effetti del proibizionismo sono (anche) questi. Il Corriere chiosa: "La legge islamica vigente in Iran proibisce il consumo di bevande alcoliche, e per questo il mercato nero e' molto diffuso".

venerdì, aprile 13, 2007

Mezzo pieno, o mezzo vuoto (fai tu)

La notiziola merita d'essere riportata: "Ferrero: basta pubblicita' agli alcolici - Nelle prossime settimane il ministro della Solidarieta' Sociale Paolo Ferrero presenterà in Consiglio dei ministri una proposta di legge per limitare la pubblicità degli alcolici". Evabbe', si sa che proibire e' piu' agevole che costruire un sistema basato sulla consapevolezza; diciamo che va bene lo stesso, e che il bicchiere e' mezzo pieno.

E' una lettura piena di alti e bassi, alterni la buona notizia con la cattiva. Altro estratto ministeriale: "L'alcool è una fonte di morte più alta di molte droghe, incide pesantemente sugli organi: si discute tanto sulla cannabis ma non sono stati accertati decessi per cannabis negli ultimi 150 anni". Uffa; ci risiamo col parallelismo alcol/troga (con la ti). Bicchiere: mezzo vuoto.

"Abbiamo predisposto un Ddl che vieta la pubblicità degli alcolici in televisione". Oh, gaudio, niente piu' rèclame del tavernello. Bicchiere: mezzo pieno.

"Resterà solo la possibilità di informare sulle caratteristiche del prodotto". Oh no, il tavernello esce dalla porta e rientra dalla finestra; sconforto. Bicchiere: mezzo vuoto.

"E' invece permesso informare i consumatori sulle caratteristiche del prodotto, in particolare sugli elementi di qualità. Vietate però espressioni come 'il vino fa bene alla salute' [qualcuno dia la ferale notizia al nutrizionista di riferimento RAI] o 'con questa bevanda vai a 100 all'ora' "[ma chi l'ha mai sentito uno slogan cosi'??]. Poche idee ma confuse, bicchiere vuotissimo.

"Rompere il legame nella costruzione dell'immaginario giovanile tra consumo della sostanza e benessere, capacità di costruire relazioni e avere successo nel gruppo". Si, ecco, bravi, ma non solo con l'alcol, fatelo con tutto, smettetela di veicolare il demenziale messaggio pubblicitario "compro questa roba/ergo sono figo". Fatelo ovunque; bicchiere: mezzo pieno.

Ciliegina sulla torta: "Ferrero ha aggiunto che le etichette degli alcolici dovranno contenere un messaggio di tipo informativo, ad esempio sui danni alla salute derivanti dall'abuso di alcol". Sull'etichetta non c'era posto per avvisare dei malefici chips, ma si dovra' trovar posto per questo allettante messaggino; bicchiere vuotissimo, praticamente arido.

mercoledì, aprile 11, 2007

Red Dawn


[Il post non c'entra poi molto col famoso film di serie zeta. Oppure c'entra, vabbe']

Se vi piacevano il Barolo ed il Barbaresco, state pronti, arriva un nuovo rosso piemontese "appena un gradino sotto ai grandi rossi piu' apprezzati" (ma solo un gradino). Tràttasi di Albarossa, cosi' si chiama questo nuovo prodigio. In attesa di assaggiarlo, mi deprimo scorrendo i produttori di punta: "Antinori, Villa Banfi, Gancia, Michele Chiarlo".

martedì, aprile 10, 2007

Opportunita'?

Càpita ultimamente di leggere commenti curiosi circa la questione del riscaldamento globale. Oggi mi sono imbattuto in una discutibile considerazione sul Vancouver Sun; in poche parole, l'evento e' visto come una minaccia per i californiani, e peggio per loro; ma "with climate change and a moderation in winter temperatures, there may be an opportunity here," ha affermato Pat Bell, ministro dell'agricoltura per la British Columbia (Canada). Insomma, un evento classificabile come catastrofico, da qualche parte e' "an opportunity". Nell'articolo, comunque, si sconsiglia di piantare vitis vinifera per giocare in anticipo, che comunque non e' detto che il prodigio si avveri. Inquietante.

venerdì, aprile 06, 2007

Venditore 2.0


Prima o poi poteva accadere, ed e' accaduto; ho appena avvistato il primo venditore che ha messo, tra i documenti descrittivi del prodotto, la stampa di un post; proprio cosi', non la solita fotocopia della scheda sulla guida del Gambero, ma proprio la rece di un bloggarolo. Siccome qui abbiamo in alta considerazione la privacy, diciamo che l'azienda venditrice e' Heres, il prodotto in questione e' la birra Bruton, ed il post in questione e' qui. La scena, approssimativamente, e' stata:
Enotecaro: "... che prodotto e' questa birra Bruton...?"
Venditore: "to', leggiti la scheda..."
Enotecaro: "questa non e' una scheda, e' la recensione di un blogger. E che, diamo credito ad ogni matto che scrive su Internet?"
Venditore: "er.. uh.. mmm.."

giovedì, aprile 05, 2007

Scusate se insisto

Scusate se insisto. Sui trucioli, intendo.
Il fatto e' che quest'ultimo Vinitaly m'ha smosso qualche sinapsi; pure io, come molti, ho respirato un discreto ottimismo tra i produttori e gli addetti; ovviamente si tratta di un modo di analizzare le cose assai superficiale, come sempre e' azzardato fare le previsioni del tempo addocchiando lo spicchio di cielo che si vede dal lucernaio. Ma insomma, fatte tutte le premesse del caso, l'aria non mi sembra malaccio.
Dice: embe', ora che c'entrano i trucioli. Be', possibile pure che c'entrino. E' chiaro che i risultati di simili sondaggi lasciano il tempo che trovano: se la domanda e' "preferisci un vino addizionato di robaccia globalizzante e forse pure nociva, oppure senza", eh, la risposta si immagina. Piuttosto, meglio l'iniziativa dell’associazione nazionale “Città del vino”: "Un nuovo decreto che estenda anche ai vini Igt (indicazione geografica tipica) il divieto di utilizzo dei trucioli di legno nella vinificazione".
Si tratta appunto di questo: il divieto ex lege di usare i trucioli sulle Doc e Docg (auspicabilissimo pure per gli Igt) ci sta qualificando positivamente, agli occhi di molti, soprattutto stranieri; se perfino i cugini francesi cedono di schianto al truciolame, tantovale che qui si scelga con coraggio di evitare questa pratica squalificante sui nostri prodotti di punta, e quindi anche sugli Igt. In definitiva: possibile mai che il successo delle attivita' di impresa passi pure per una-due leggine, una tantum, non scriteriate? Possibile che si.

[I miei passati sbrodolamenti sui trucioli: qui, qui, qui, qui, e qui. E non sono nemmeno tutti]

martedì, aprile 03, 2007

Nel caso vi fosse sfuggito

Nel caso vi fosse sfuggito quanto sgarrupato fosse lo stand della Liguria all'ultimo Vinitaly, leggetevi Luk. Nel mio piccolo, l'ho visitato assieme a due colleghi; quindi eravamo in tre ad agitare libretti d'assegni; forse avrete sentito dire che il denaro e' tutto a questo mondo: non e' vero, le cose non stavano affatto cosi' allo stand parastatale in questione; era quasi ora di chiusura e gli addetti non vedevano l'ora di sloggiare; casualmente incrociamo una produttrice, che guardacaso si sarebbe fatta in quattro pur di presentarci i suoi vini; ma i sommelie' erano del turno smontante e stavano sparecchiando fulminei.

domenica, aprile 01, 2007

Vinitaly, giorno 4 (praticamente finito)

Bilancio positivo, fiera interessante. Svariate new entry e qualche sorpresa, quindi complessivamente si torna a casa stanchi ma soddisfatti. La giornata odierna per la verita' era dedicata a Villa Favorita, ma relitte tra gli appunti ci sono due-tre cosine sentite in fiera nei giorni scorsi; per chi transitasse in fiera lunedi', metto a fattore comune.

Schiavenza, barolista di Serralunga, ha presentato tra l'altro due formidabili dolcettoni, uno succoso e fruttato (Sori', in etichetta) l'altro complesso e da elucubrare. Punteggi circa 80/100, presto a listino. (Pad. 9 - stand I3)
A proposito di listino, riassaggiando il Langhe Rosso "Basarisca" di Eraldo Revelli, potreste provare un bouquet di foglia di menta archetipico; quasi didattico, nell'accezione positiva del termine: 83/100 (Pad. 9 - stand M2)

Molinelli, piacentino, ha una vendemmia tardiva di... uva Molinelli. Clonata dal nonno; altro che autoctono, qui siamo all'incunabolo; 82/100. Lo stesso vino, vinificato secco, e' stupefacente: 83/100 (Pad. 9 - stand F2).

Allo stand della Regione Liguria (Pad. 11 - stand B4) abbiamo testato il bianco dell'Isola della Palmaria, un Golfo dei Poeti IGT davvero piacevole e quasi piacione, da 78/100; il prezzo permane ignoto, giacche' gli storditissimi Sommelier addetti alla mescita non dispongono dei listini. Solito stand a forma di fenomeno parastatale inutile a far vendere alcunche', doppio mah.

Proseguendo (ma volendo essere stringati) almeno un toscano da provare: il Brunello Riserva 2001 de L'Uccelliera, un rossone stratificato, complesso, appagante, e se non temessi i pernacchi direi proprio "territoriale". Punteggio 88/100 (Pad. 8 - stand A7-B8).

Un pollice verso? Ma certo: il Lambrusco Ancestrale di Bellei (Pad. 3 - Area Cittadella-Tenso1) decisamente sopravvalutato; un rosso bollicinoso ma scontroso, inelegante, triplo mah. 65/100. Da riprovare, si sa mai che prendo un granchio.

E in conclusione, qualche appunto sparso dopo l'assaggio dei viniveri di Villa Favorita. Credo proprio che questo e' l'ultimo anno che visitero' questa rassegna; non voglio dire che non si trovano cose positive (affatto), ma queste permangono una minoranza schiacciante che, da sola, non giustifica il caos logistico di una fiera che coincide col Vinitaly, ma e' alternativa a Vinitaly, ma e' distante da Vinitaly... dico, ma un bel padiglione viniveri alla prossima fiera, non sarebbe meglio?
Tra i miei preferiti: Franco Terpin con magnifici bianconi del Collio, Ribolla 2004 e Tocai 2004 da 83/100 densi, surmaturi e dorati, lievemente opalescenti.
Sempre in Friuli gli asfaltanti passiti di Marco Sara, Verduzzo (83/100) e i due Picolit (da 85 e 86/100). In tema di dolcezza, Vittorio Bera segnala un inedito Moscato chinato elaborato da Vergano, su base Moscato Bera: davvero una cosa sorprendente ed alquanto unica nel suo genere.

Overheard in Vinitaly


[Inventare e' difficile. Qui al massimo ci si ispira]

Traffico bestiale
Visitatore #1: "Vinitaly comunque e' la fiera che genera il maggior flusso di visitatori a Verona; pure piu' che la fiera agricola, sai, quella del bestiame".
Visitatore #2: "il vino lo beviamo tutti. La capretta, quella mica ce l'abbiamo tutti".

Ciclostilabili
Enologo #1: "ma perche' pianti il pinot nero? Era meglio merlot, cabernet..."
Enologo #2: "il pinot nero e' unico; i merlot e i cabernet sono tutti uguali. Sono ciclostilabili".

Selettivi
Cliente: "chi e' il tuo rappresentante?"
Produttore: "e' Xyz"
Cliente: "quando lo cambi avvisami, che ti faccio l'ordine".

Probabilmente e' un complimento
Rappresentante #1: "anvedi questi che standista che hanno..."
Rappresentante #2: "quella non e' una standista, e' la titolare".
Rappresentante #1: "e' conciata che pare una standista".

giovedì, marzo 29, 2007

Vinitaly, giorno 1 (praticamente una sveltina)


E allora diciamolo: siamo esausti. Ma soddisfatti; gia' dal primo giorno due o tre assaggi meritevoli, quindi, se puo' essere utile, eccovi qualche coordinata.

Un Lambrusco memorabile: il Monte delle Vigne 2006 (Pad. 1 - stand 3 - Produttori AreaParma). Grande frutta, grande spuma, grande tutto. 80/100.
Curioso e piacione il Fiammato di Miceli (Pad. 2 - stand 181/G-187/H), un rosso da nero d'Avola macerato, da abbinare al pesce e bere freddo. Ovviamente pure io quando l'ho sentito dire ho pensato "che vaccata". Erravo: un altro 80/100.
Da provare decisamente, il Prosecco S.Stefano di Ruggeri (Pad. 4 - stand D7); Valdobbiadene Dry, morbidissimo, e va bene, ma teso e serio, per niente caramelloso: 82/100. Ancora un paio di bianchi per finire: quelli (tutti) proposti da I Clivi (Pad. 6 - stand E7) giusto per assaggiare un friulano di dieci anni senza barrique e semplicemente sorprendente. Infine il delizioso Bianco di Grattamacco (Pad. 7 - stand B10) una cosa commovente a base vermentino, a Bolgheri: 83/100.
Ed ora relax per un'oretta. Poi, solita orgia serale. Stay tuned.

martedì, marzo 27, 2007

La buona, la buonissima, la cattiva

La buona notizia: sull'isola della Palmaria si fa vino. La buonissima notizia: sara' presentato a Vinitaly (quindi aggiorniamo l'agenda). La cattiva notizia: ne parla pure deluxeblog, il che significa "ci tocca fare un leasing".

lunedì, marzo 26, 2007

Servizio pubblico pure io


Hey, non c'e' mica solo Aristide, pure io offro (per una volta) un servizio pubblico. Siamo tutti al lavoro per programmare le varie peregrinazioni al prossimo Vinitaly, ma la domanda veramente attanagliante e': piovera' pure quest'anno? La risposta ve la fornisce il Meteo Ansa; pensa un po', pure questo Vinitaly, prevedono pioggia.

domenica, marzo 25, 2007

Tre bicchieri via Vinography

Per gli anglofoni, interessante report di Alder sulla presentazione dei trebicchierati 2007 a San Francisco; pare che i nostri si siano fatti valere: "the Italians kicked some serious ass".

giovedì, marzo 22, 2007

Il destino e' a forma di platano

Come ricorda Esalazioni Etiliche, Paris Hilton testimonial del Prosecco in lattina non sembra sia stata la scelta migliore. La tipa ha la tendenza ad alzare il gomito, fa una vita dissoluta; insomma, un disastro.
Che poi, ci sono testimonial piu' valide, in giro, e piu' intelligenti.

mercoledì, marzo 21, 2007

Spammer, e pure tirchio

Qualche tempo fa ho pensato bene di fornire due o tre idee su come gestire la comunicazione spammatoria. E' il caso di ammetterlo: non e' servito ad un benemerito alcunche'; la robaccia ricevuta in posta elettronica, nell'ultimo mese, avente per tema "vieni al mio stand, a Vinitaly" ha raggiunto toni caricaturali. Qualcuno s'e' pure superato: sto cominciando a ricevere inviti a vari eventi (vabbe', grazie comunque), sotto forma di pesantissimi file di immagine policromi, ma con l'ingiunzione di stamparli, al fine di partecipare; e se non mi stampo l'invito, ciccia, non partecipo. Insomma, invece di mandare via posta ordinaria l'invito canonico, qualcuno ha pensato, geniale, di piazzare nello scanner il cartoncino, e via. Scansionarne uno per invitarne cento, si potrebbe dire. E adesso pure a me sorge l'ideona: stampo non uno, ma dieci-venti, di questi inviti; poi li regalo agli amici.

domenica, marzo 18, 2007

Italia.it, prove generali di guerra civile immateriale

Credo di rientrare nel numero dei bloggaroli stigmatizzati da Carlini, siccome ho avuto parole dure per l'oscena vicenda del portale Italia.it. Non discutero' le affermazioni di Carlini, che gia' molti altri meglio di me commentano. Tra le molte letture sulla vicenda incollo, in parte, un interessante punto di vista. E' una visione assai politica, nel senso migliore del termine; e' una lettura in pieno stile Rekombinant, con una terminologia assai ideologica. E' la visione che a me piace, e quindi ve la propongo.

Che la terrificante nullità del sito, figlio dell'IBM, non della software house di Roccacannuccia (che l'avrebbe fatto meglio), sia la causa scatenante di tanta indignazione è fuori di dubbio. [...] La storia del sito offende l'intelligenza, anche quella dei più semplici, che fanno rete e gli fanno un culo così. L'Italia Corporate ne esce malissimo, ci sono alcuni che tagliano i curricula in rete per nascondere che affidano contratti alle aziende per le quali lavorano. Anche la dirigenza delle multinazionali straniere non sfugge ad un giudizio impietoso, cialtroni che si spartiscono cifre spaziali e alla fine non sono neanche capaci di fornire -almeno- un sitarello decente.
RItalia Camp non è altro che "Serpica Naro: la vendetta". Il meccanismo è lo stesso, i freelance precarissimi mischiano le loro intelligenze con gli insider del sistema (abbiamo visto anche le dimissioni di persone che hanno collaborato al sito e ora hanno "ufficialmente" raggiunto il fronte RItalia), si mettono in rete e dimostrano che sono loro a possedere le competenze per fare le "cose" che poi vengono tramutate in guadagni ingentissimi. La catena della creazione del plusvalore nel nostro paese è chiaramente nemica delle competenze e delle intelligenze, e altrettanto sicuramente è parassitata da personaggi e connivenze. Ormai la questione è talmente evidente da convogliare la reazione di sfida al sito perverso, sul piano della competizione fattiva. Fare un sito migliore di quello che c'è non è per niente difficile per moltissime persone nel nostro paese, con una pagina wiki coordinano il lavoro, faranno anche un ritrovo -fisico-. Rutelli, se la notizia fosse "coperta", non dovrebbe più uscire di casa per un po', ma dovrebbe anche mollare la sua poltroncina, vederlo promuovere il paese in inglese è un'esperienza mistica. Lo "schiaffo" morale al sistema non è male, il re ancora una volta è nudo. Direi che si tratti di una conferma della praticabilità della cospirazione precaria, uno strumento che sembra sempre di più uno dei più adatti ai tempi.

giovedì, marzo 15, 2007

Rosato, per una volta


Ogni winelover che si rispetti ha qualche idiosincrasia enologica; c'e' quello che non ama i bianchi in barrique, quell'altro che non sopporta le bollicine, ci sono quelli (quasi tutti, per la verita') che detestano i novelli e via cosi'. Pure io ho una lieve forma di, come definirlo? Blocco dell'assaggiatore. Accade con i rosati. Le vinificazioni in rosa non sono la mia passione, e nemmeno saprei dire perche'; si vede che sono enoicamente manicheo, o rosso o bianco, la via di mezzo non mi attrae; e pensare che da sempre si cerca di presentare il rosato come soave quadratura del cerchio, profumato come un rosso e fresco (acidulo) come un bianco. Macche', non mi riesce di amarlo. A meno che non siano bollicine rose', sa va sans dire.
E infatti a listino ne ho sempre pochissimo. Uno dei pochi amori e' il Rosato del Castello di Ama; appena arrivata la vendemmia 2006 a magazzino, ho riluttato un po' ad aprirla nonostante tutto. Male, perche' e' veramente un bere meritevole, pure se ancora molto giovane d'imbottigliamento; e' stato un assaggio piacevole, sia dal punto di vista dei profumi ampi, articolati e fini, sia in bocca, con quel vigore inaspettato, che mi verrebbe quasi da dire (perdonate la parolaccia) "territoriale". Nella scheda online si legge, tra l'altro, che "ha una fisionomia più prossima ad un vino rosso giovane che ad un vino bianco". Ecco, appunto.

martedì, marzo 13, 2007

Wine women want


Ogni tanto accade che qualcuno mi parli di vino da donne. Non ho mai bene chiaro cosa sia questa bevanda; se e' un rosso morbido, fruttato e magari vivace, ci deve essere qualcosa che non funziona nei miei ormoni, siccome amo la Bonarda; in realta' il vino da donne e' una roba sessista ed inesistente. Io faccio il possibile per demolire questa improbabile vox populi, ma e' una vitaccia. L'impresa e' disperata, se ci si mettono pure i concorsi tematici, come questo: "the event, judged entirely by women, boldly sports the slogan Wine Women Want".
In compenso, alle femmine incaricate dell'arduo compito di giudice, si ricorda che "it is extremely important to spit if you're doing any amount of wine tasting. [...] But for women, it's particularly important since they are more quickly affected by alcohol due to metabolic differences, as well as usually weighing less than male judges".
Si sa che uno dei piaceri della blogghitudine e' l'autocitazione; ecco, io integrerei la divagazione metabolica con questo contributo.

domenica, marzo 11, 2007

Il vino dei blogger #5 (my way)


Ebbene si, il mio vino dei blogger #5 e' un Pinot Nero. Ebbene si, e' il Sant'Urbano Villa Barthenau 2001 di Hofstatter. Ebbene si, e' lecito dire: "cosi' ero capace anch'io". Il fatto e' che avevo qualche annata risalente di questo mito enologico altoatesino, quindi urgeva la verifica dello stato evolutivo. Eppoi, ho sofferto troppo, con i passati vini dei bloggerz.
Un mio amico dice che i grandi rossi, nella maturita', tendono ad assomigliarsi. Probabilmente sara' il colore tipico da Pinot Noir (non il solito inchiostrone), sara' l'austerita' stratificata del suo corredo aromatico; il fatto e' che questo bel rossone, appena versato nel bicchiere, rievocava certe nobili espressioni dei nebbioli evoluti. La frutta ha lasciato il posto alle note terziarie, con un legno alquanto balsamico. Non ancora al pieno della sua maturita', certo, ma con una austera vena di aristocrazia, che lo inquadra senza dubbio tra i grandi. A voler cercare il pelo nell'uovo, il corpo alcolico (14°) sembra appena sovrabbondante. Ma l'alcolicita' accentua la morbidezza, che rende il finale di bocca aggraziato. Un vino che guadagna facile 88/100.
Si dice pure che non bisognerebbe mai assaggiare da soli. In effetti, avevo l'assistente.

giovedì, marzo 08, 2007

La verita' e' la fuori


Uno passa una vita a collezionare vini pazzeschi; compra di tutto, alle aste, pure da Christie's; e poi scopre che le bottiglie appartenute a Thomas Jefferson erano fasulle. E adesso, indaga l'Fbi.

mercoledì, marzo 07, 2007

Come parla



Ma si poteva intitolare pure: a volte ritornano.
Eppure bisogna aspettarselo, Vinitaly si appropinqua e allora si mobilita pure il fuffoso vippume che orbita attorno all'enomondo. Quelli di WineNews.it mica dormono, si buttano subito a pesce, e ci annunciano garruli: "...le passioni entrano sempre in gioco quando si sceglie un prodotto emozionale come il vino: per migliorare il look dei propri prodotti le aziende sono disposte a fare grossi investimenti, e l’attenzione per questo aspetto del marketing cresce di anno in anno; un packaging che cattura il pubblico può aumentare sensibilmente le vendite..."

Ma che dice? Che ha detto? Come parla?
Tutto questo per annunciare: "Il miglior packaging del vino? Lo stabilisce la regista Lina Wertmuller". Mai piu' senza.

martedì, marzo 06, 2007

Wine X addio

Wine X Magazine sta per chiudere i battenti. La rivista enologica hip , caciarona ed orientata al pubblico giovane (quello di MTv, insomma) non regge e va a fondo. Approfondimenti su questo post di Alder Yarrow, e su quest'altro di Tom Wark. La vicenda offre qualche interessante spunto di riflessione.
L'editore dice: la colpa e' delle aziende, degli inserzionisti pubblicitari, che ci hanno snobbato. Alder dice: la questione e' un po' diversa, Wine X era, semplicemente, malfatta: "the real reason the magazine failed was because it wasn't any good". E in questo si comprende, purtroppo, anche il tono assai irrituale con cui Wine X considerava il vino; in definitiva, l'enomondo e' e resta un ambiente assai serio, e quando scrivi di morbidezza, non puoi usare metafore tipo "soffice come la seta delle mutande di Tom Cruise". Questa cosa proprio non sembra andare giu' al lettore medio, pure in un vasto mercato come quello statunitense (immagino proprio che una simile avventura editoriale, qui da noi, non avrebbe speranza; ancora dobbiamo digerire il metodo maroniano). Insomma, come dice Antonio Albanese quando parla del suo sommelier ieratico, qualcuno confonde la serieta' con la tristezza. Pace.
Mi rallegra annotare che, come aggiunge Alder, questo tono comunicativo, che io qualificherei volentieri con il termine "cazzeggio", attiene ad altri media: in particolare Internet, ed i blog: "someone will eventually figure out how to write a good magazine for the youngest generation of wine consumers, or perhaps blogs will provide all that is needed by this perpetually online generation".

[Qui la notizia su Decanter.com, e relativi commenti]

venerdì, marzo 02, 2007

Spammer of the day

L'immagine che vedete qui non e' una sacca di plasma sull'apposito ripiano della sala operatoria; ringraziando per il contributo il quotidiano spammer che me l'ha inviata, e che restera' anonimo, vi annuncio che quella che osservate e' una riempitrice per vino in bag-in-box. Ovviamente sorvolero' sul fatto che tale invio, nel mio caso, e' alquanto inutile, giacche' non tratto simili prodotti. E' assai probabile che il mittente abbia raccolto (o magari comprato) un bel pacchetto di destinatari email in qualche misura attinenti con l'enomondo. Tuttavia gli sono grato, perche' questa gelida visione mi consente di parlare di un aspetto legato alla comunicazione del vino che, all'utente finale, e' alquanto sconosciuto. Ma e' molto noto agli addetti ai lavori.
Normalmente il linguaggio brochuresco, o pubblicitario, vi racconta di vigne, zolle e filari, cantine piu' o meno antiche, oscure, poi ovviamente bottaie e barricaie, per non dire del solito cantiniere nella penombra a scrutare il bicchiere davanti alla candela accesa. Tutte cose molto belle.
Come spesso accade, pero', la realta' e' multiforme; pure io, la prima volta che ho visitato il laboratorio enologico annesso ad una (gigantesca) cantina sociale, ho avuto un brivido. Asettico, pieno di gente in camice bianco, ovunque ampolle ed ordigni arcani pieni di lucine e contatori; tra le piastrelle candide ero pronto a scoprirmi il braccio, per farmi prendere la pressione. Le aziende, quelle molto grandi, che danno molto lavoro ai laboratori, normalmente tendono a glissare su questi aspetti dell'enomondo. Se lo fanno per pudore, o per non impensierirvi, probabilmente e' sbagliato, siccome in definitiva li' non avviene nulla di orrendo; semmai vi stabilizzano o pastorizzano il vino, e amen: niente puzze, niente depositi, niente difettacci da vini-veri.
Peggio che omettere qualche aspetto legato alla produzione, pero', e' raccontare fandonie. Non e' casuale, io credo, che il potente veicolo della fandonia legalizzata (la pubblicita') utilizzi un immaginario improbabile. Mi riferisco, nella fattispecie, ad una pubblicita' che non ho visto, ma che mi hanno raccontato, nella quale un'azienda di vino in brik mantiene i suo tesori nella classica cantina oscura in posizione, sa va sans dire, orizzontale, come d'obbligo per un prezioso nettare; questa divertente esagerazione (chiamiamola cosi') va considerata per quello che e', cioe' con un termine giuridico che si chiama dolus bonus. Sfortunatamente, per quanto attiene al mondo dei brik e dei bag-in-box, la realta' e' quella che osservate nella foto: la sala operatoria. Brrr.