
Non vorrei dire "noi l'avevamo detto" ma - indovina? - noi l'avevamo detto. E dico "noi" perché eravamo un bel numero. Ora che va in scena l'ennesimo tarocco sul Chianti, nessuno è sorpreso. E' tutto molto triste.
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Questo è un blog enoico. Il vino è un alimento totalmente diverso da qualsiasi altro: evolve, ha carattere ed è imprevedibile (come l'umanità, insomma). Per questo è interessante. E non è industriale.


La foto che vedete ritrae alcuni lavori in corso in enoteca stamattina: sto preparando una spedizione per un cliente. Da qualche giorno adopero gli imballi EWSP, che hanno mandato in pensione i vecchi pacconi di polistirolo. Bene, dopo qualche giorno di prova, siam pronti per la recenza alternativa (non la solita etichetta, oggi recensisco pacchi): questo sistema di imballo mi pare notevolmente efficace.
"I produttori quando parlano del loro vino si adoperano per spiegarti quanto è diverso dagli altri, quali sono gli aspetti distintivi, i caratteri. Qualcosa che lo rende più riconoscibile. Ma puntare sulla diversità, se vogliamo ben vedere, non premia i vini in assoluto i vini più buoni, ma i vini più originali. Un po’ come lo strabismo di Venere che fa premio sulla bellezza in assoluto".Vero è che il carattere conta, per me, ormai parecchio di più della perfezione. Si parla di vino, ma come al solito ci potremmo riferire pure ad altri ambiti.
E' sera. Dopo defatigante giornata a comunicare il vino, rientri a casa e nella cassetta delle lettere trovi una busta verde. "Consegna atti giudiziari". E che cavolo, pensi. Tra la posta c'è pure un altro biglietto con su scritto "lasciato avviso di consegna atti giudiziari nella posta" - che significa: il postino ti ha lasciato l'avviso di ritiro nella busta verde, e l'avviso della busta verde. Non chiedere perché, dev'esserci sicuramente un buon motivo. Fatto sta che hai dieci giorni di tempo per andare all'ufficio postale a ritirare l'atto giudiziario. Dieci giorni? E se ero in ferie? E se fossi uno che fa le ferie intelligenti a settembre? Fortuna che non sono intelligente.







1. Gli faccio causa per dieci milioni di euri (poi divido con voi, prometto).Che fare?
2. Lascio perdere, e ciao.




Sono dei veri e propri esperti di nettare degli dei i ladri che, la notte tra sabato e domenica, hanno messo le mani sugli scatoloni di vino in bottiglia che si trovavano nel rimorchio di un tir.E poi prosegue:
Preziose bottiglie della ditta Cavit pronte per essere portate a destinazione il giorno successivo.

Per 7 esperti su 10 il legame tra cucina e stimolo sessuale e' fortissimo e ad ''accendere'' il desiderio sono soprattutto gli ingredienti e i prodotti del made in Italy. Altro che ostriche e champagne: i veri interruttori della sensualita' sono le spezie, come il peperoncino (61%), i formaggi, soprattutto quelli italiani (58%), e il vino rosso (25%).


"Qualche giorno fa mi è arrivata la newsletter di un’azienda straniera del biotech che proponeva una tecnica per scomporre il vino e poi ricomporre gli elementi per ottenere un prodotto differente"L'intervista non manca di altri notevoli elementi d'interesse; spicca la descrizione del vino de-alcolato:
"Ha un sapore agghiacciante, e la parola non è casuale. Un vino è come una materia vivente: l’alcol è come il sangue, l’acidità è la spina dorsale, gli estratti sono muscoli e ossa, i profumi sono il talento; senza alcol il prodotto perde il fluido che fa circolare tutte le sostanze. È freddo come un morto".



Tra le mani mi sto rigirando la fattura annua del contratto di manutenzione relativa al mio registratore di cassa: 139 euri. Si tratta di una delle circa seimila tasse occulte, o gabelle medievali, che sono di pertinenza di ogni bottegaio che voglia operare nella legalità (o che perlomeno ci prova). E' sempre molto rischioso, e difficile, valutare il rapporto prezzo/prestazioni del lavoro altrui; di fatto, per centotrentanove euri, una volta all'anno, un tecnico della locale concessionaria Olivetti si fa un giro attorno al registratore di cassa, lo guarda, guarda me, mette un adesivo, lo firma, e se ne va. All'incirca sei minuti di lavoro, al lordo dei saluti e al netto dei mavaffa che mi tengo in tasca. Tutto ciò vale quella cifra? L'ho detto, è difficile da definire. Io sono un mercante, e so valutare, nello specifico, il prezzo di una bottiglia di vino, riferito al suo valore qualitativo; al di fuori di questo, appunto, ogni giudizio si fa rischioso.
Chi legge Il Mio Vino non lo confessa, ma la prima pagina che apre è quella della rubrica "la grande delusione" (magari poi non legge altro, ma questo è un discorso da snobboni, quorum ego). E' un esercizio tra il sadico ed il vojeuristico, e in fondo, diciamolo, chi di noi non ha mai sfogliato Cronaca Vera, dal barbiere: vogliamo vedere il sangue, la zuffa. La rubrica in questione prende un vinone a caso, trebicchierato o pentagrappolato o comunque multipremiato, e lo sbertuccia senza pietà. Nell'ultimo numero in edicola tocca al Moscato d'Asti De Miranda, di Contratto; un Asti assai sui generis, giacché è una rara versione nella quale la presa di spuma avviene con il lento ed elaborato metodo classico, e non con l'abituale Charmat; un vino di notevole spessore qualitativo, per quello che è il mio ricordo; gli assaggiatori de Il Mio Vino invece l'hanno infilzato senza pietà: troppo corto, troppo dolce, troppo disarmonico. Lasciamo però gli assaggiatori al loro destino di fustigatori: io mi concentrerò su un aspetto secondario ed accessorio.


Darn it. They really just weren't that impressive. You can't imagine our shock and disappointment. Flight after flight left us cold. They weren't bad. They were pleasant enough. But with wine after wine, we used a word that should never be used to describe Barolo: simple. It's not that they were made in more of an "international" style, with softer tannins and a smoother taste, though that was sometimes the case. It's that the bar, overall, seemed lower than it has been. The wines lacked soul and intensity. We expect greatness, or at least a reach for greatness, from Barolo.Noi, per fortuna, abbiamo Il Sole 24 Ore che controtitola: Guerra dei vini: il Wsj attacca il Barolo ma sbaglia la mira. Dove tra l'altro Cernilli afferma:
Per quanto ne sappia il Barolo 2004 è un vino che dà soddisfazione. Lo confermano i 30 nomi a cui abbiamo assegnato il punteggio massimo dei tre bicchieri. Non vorrei pensare male, ma ho l'impressione che il giudizio di Gaiter e Brecher, che peraltro conosco personalmente, fosse una sorta di risposta non al Barolo ma ai degustatori loro antagonisti.Si poteva pure fare la battuta sui giornali finanziari, e sulle loro capacità di discernimento ultimamente un po' appannate, ma era troppo facile.



il maggiore ostacolo all'apprezzamento del vino nel pubblico consiste nell'ansietà dell'enofilo apprendista; questa ansietà deriva dall'idea comune, per la quale bisogna intendersi bene di vino, se vuoi goderlo appieno. E infatti afferma cose tipo: "vorrei capirci qualcosa di più, dovrei fare qualche corso... che libro mi consiglieresti?" - Insomma: molti pensano che bisogna mettersi a studiare, piuttosto che bersi serenamente un bicchiere di vino; gran parte mette il vino su un piedistallo, quasi fosse riservato a pochi. Questo, poi, non avviene certo per ogni ambito di consumo; tuttavia, accade col vino. Da qui derivano una serie di fatti disdicevoli, tipo identificare l'esperto di vino con l'insopportabile snobbone, che nemmeno ti considera se non conosci il tale produttore o la tale annata. Di chi la colpa? Forse (secondo Eric) questo è dovuto al fatto che il consumo di vino non sia (tra gli americani) un fatto di cultura quotidiana, quindi che sia necessario leggere un manuale di istruzioni, prima di avviarsi a questa costumanza. E proprio qui nasce il problema: le pubblicazioni in materia sono piene zeppe di tasting notes, di appunti di degustazione; sembra che i critici del settore sappiano fare solo quello, scrivere veloci schede di degustazione fatte di termini descrittivi lunari, e punteggi, cosicché il vino sembra essere solo questo, ormai. Quasi come se per descrivere un concerto, ci mettessimo a misurarne i decibel. E più la gente legge schede e punteggi, meno riesce a ritrovarsi in questi parametri, e l'ansietà cresce. Per far loro un favore, dovremmo smettere di scrivere schede, e trovare un altro sistema per trasmettere l'esperienza e l'emozione del nostro rapporto col vino.Ecco, fin qui la critica. Tuttavia, come dicevo, la proposta "zero schede" non vede tutti favorevolissimi.

Se c'è una una rissa in cui eviterei sempre di ficcarmi, è quella tra modernisti e tradizionalisti. Potrei dire che sono tendenzialmente pacifico, oppure che sono pigro, oppure che non ho le idee chiare in proposito, siccome in realtà sono lib-lab e ondeggio; oggi sono l'uno, domani sarò l'altro. Quando la voglio spiegare facile ai miei clienti inquisitori, dico che non mi precludo nulla, per prendere il meglio di due mondi. Un po' pilatesco, ma efficace. Il fatto è che pure il termine modernista è vago, e non identifica con precisione un vino; negli ultimi tempi ho assaggiato qualche roba potentemente internazionale (California) ed indubitabilmente modernista; la faccio breve: quel genere di interpretazione enoica m'ha annoiato e non ha acceso in me il sacro fuoco del buyer, quindi niente ordine d'acquisto. Ieri, invece, sono ritornato, per la seconda volta in poco tempo, sul Bric du Luv 2003 di Ca' Viola. Altro modernista. Eppure.
1. Invecchiare male.