lunedì, dicembre 31, 2007

E diciamo ora addio a quest'anno di m.

[Il Papa, il Presidente della repubblica, e modestamente pure io; accomunati dal messaggio di fine anno]

1. Parliamo un po' di me.
Si avvia alla fine un anno di m. Non sono contento di come e' andata, sia per questioni personali esterne al bloggume, che per questioni di lavoro che invece sarebbero l'oggetto del mio blogghe; in estrema sintesi, pure quest'anno, pagate le tasse e (forse) i fornitori, si rimane con le tasche vuote; nella ridda di analisi che mi dovebbero servire a capire cosa esattamente non va (e che vi risparmio) l'unica cosa che vale veramente la pena di comunicare e' che la mia esperienza di enotecario si sta avviando alla fine. Senza troppi scossoni ne' tragedie, lentamente, questa creatura nata nel 1991 ha esaurito la sua spinta propulsiva, come si diceva un tempo, e il 2008 dovra' servire anche a riflettere sul da farsi. Quel che e' certo, fin da ora, e' che dovro' ripensare a cosa so fare, e verificare se ed in che misura le mie competenze possano essere un mestiere. Il mio amato blogghe servira' pure a questo, scrivero' un curriculum vitae, smanettero' con robe sociali tipo Linkedin, mi guardero' attorno. Verosimilmente da grande faro' il venditore, l'intermediario, insomma l'agente di commercio. Oppure non so che altro. Magari potrei fare il ghost writer di qualche blog danaroso, potrei diventare la faccia presentabile e simpa di qualche industrione vinicolo; proprio un bel contrappasso.

2. Parliamo un po' del mondo.
Ultimamente la mia paranoia deve essersi acuita: mi vedo in un futuro prossimo, rifugiato in una cascina nascosta nelle valli appennine a me note, a coltivare l'orto e aspettare la fine del mondo, con la famiglia, un M16 e molti caricatori; sfortunatamente da queste parti la libera vendita di armi da guerra e' inibita, altrimenti sarei perfetto per entrare in una qualche Michigan Militia, appunto afflitto da crisi pseudo millenaristiche. Poi pero' mi soccorre l'altra patologia, la doppia personalita', e mi sovviene d'essere un potenziale venditore (vedi sopra) lindo e pinto, inserito nella societa', con perenne auricolare direttamente pluggato in the Matrix eccetera. Insomma, tutto 'sto pistolotto per dire che viviamo tempi oscuri ed incomprensibili. A voler riassumere l'anno con una parola, userei "antipolitica", termine vago a descrivere ogni umanoide che ne ha le scatole piene di lorsignori e della loro fuffa (ergo: ogni essere dotato di cerebro). Tuttavia le invettive antipolitiche grillesche sono di gran lunga la meglio cosa successa quest'anno, e mi spiace per gli altri, spesso i migliori tra di noi, che fanno distinguo un po' difficoltosi sulle derive populiste e quant'altro; ovvio che il famoso vaffa ha poca speranza di cambiare il mondo; io resto in fiduciosa attesa di altre proposte maggiormente costruttive, ma come forse si notera' sono tragicamente pessimista; da qualche parte ho letto che in Italia ce ne siamo sempre fregati della cosa pubblica, e abbiamo lasciato la politica in mano a questi cialtroni; ora che ci sarebbe bisogno d'aiuto, che lorsignori dovrebbero guadagnarsi in qualche modo le loro grottesche prebende, ecco che si mostrano per quel che sono: inadeguati. Quindi, ancora, colpa nostra.

3. Parliamo un po' dei blog(z).
Non vorrei incorrere nell'esecrabile pratica delle classifiche, ma uno dei miei blog del cuore e' I numeri del vino, di Marco Baccaglio. Io non so bene perche', ma sono perversamente attratto da questa lettura; i numeri, le cifre, i grafici che raccontano un aspetto assai circoscritto dell'enomondo sono un paradosso blogghistico: non sono, difatti, opinioni; sono fatti, alquanto incontrovertibili. Il blog e' per definizione un cogitodromo, una palestra di opinioni piu' o meno interessanti e condivisibili; ma un bilancio aziendale, che opinione e'? E' un fatto; e' un dato indiscutibile; prendiamo ad esempio il notevole post sul bilancio di Giordano (si, quei bei tipi che vendono vino in tivvu' regalando biciclette e spaghetti). Puoi pensare quel che ti pare del loro vino, e' solo un'opinione; i fatti sono altra cosa, i fatti sono i numeri del bilancio in attivo, con valori che rendono risibile ogni spernacchio. Il che ci rimanda al punto uno di questo post, tra l'altro. Puoi fare un lavoro con impegno, amore e dedizione, ma queste cose non significano alcunche', in banca.
Quest'anno un blog e' stato colpito (e affondato) dalla solita minaccia di querela. Ho avuto il piacere di conoscere Michele Marziani, una persona assolutamente piacevole, pacifica e civile, mentre del querelante ho la conoscenza che deriva dalla visione televisiva (e altro non diro'). E' quasi del tutto vano ribadire il concetto che querelare un blog non e' solo una vera ingiustizia, ma e' proprio inutile: i blog sarebbero commentabili, al contrario dei tiggi' (per i quali, guardacaso, puo' essere coattivamente esatto un canone da signori con le stellette). Sono argomenti stranoti per noi quattro gatti, eppure sembrano arcani per il mondo esterno; per fortuna qualcuno si ostina a spiegare, validamente, a cosa serva e cosa sia questo misterico strumento comunicativo; come suo solito, qui Antonio e' definitivo.

4. Parliamo un po' di te.
Si, intendo proprio te, che stai leggendo; gia' il fatto che tu sia arrivato a leggere fin quaggiu' mi lascia alquanto allibito, francamente non ho parole per ringraziarti; non so, la prima cosa che mi viene in mente sarebbe regalarti un link ad un sito di password craccate per accedere a siti porno, assumendo con questo che tu, sia maschio che femmina, indulgi nelle mie stesse patologie voyeuristiche. Davvero non saprei come dirti grazie, per essere in qualche misura interessato a questo luogo virtuale. Come vedi, io credo profondamente nel mezzo di comunicazione che redigo, al punto che, quando qualcuno mi chiede "come va?" mi verrebbe da rispondere "leggiti il mio blog". Quindi, tu sei nell'invidiabile condizione di sapere come (mi) va. E allora grazie per l'interessamento, potrei dire. L'anno prossimo mi ritrovi qui, e io spero di ritrovarti.
Baci, abbracci, eccetera.

domenica, dicembre 23, 2007

Effetto Carla


La notizia non e' Sarko' assai filoitaliano, ultimamente, che sceglie un nostro Dolcetto a pranzo. In fondo era a pranzo in Italia, e il terroir va rispettato. La notizia non e' quanto riportato da Il Tempo, garrulo: "l'Italia, si sa, non ha niente da invidiare al vino francese" (segue scoramento; ma certo, parlando di Orvieto, poi). No, la notizia e' l'abbinamento irrituale: Dolcetto sul sorbetto di frutta.

domenica, dicembre 16, 2007

E dopo, etilometro per tutti


Apprendo sgomento l'esistenza del Vino del Carabiniere - dopo l'omonimo amaro, croce e delizia di ogni enotecaro a Natale; ma perche' continuate a chiederlo?
Comunque, consola leggere che tràttasi di "un vero nettare, realizzato con uve scelte e senza l’aggiunta di sostanze chimiche". E bravi i miei CC, pure loro nella cricca viniveri-noglobal.

giovedì, dicembre 13, 2007

Porthos blogga (ma probabilmente non lo sa)



Incredibile dictu, pure Porthos (che e' da sempre la meglio pubblicazione del mio settore, amen) accrocchia qualcosa di vagamente due-punto-zero, youtubizzando la presentazione che vedete; chissa' se lo sanno, che questo e' bloggare. Certo se si decidessero a far cose come abilitare i commenti a un articolo da standing ovation, uno potrebbe dirci quanto m'e' piaciuto il tutto; e invece mi tocca farci un post (appost).
A quest'ora di notte, poi. Uff.

martedì, dicembre 11, 2007

Viene via con poco


Per un po' ho provato ad ignorare le notiziole che mescolano luxury ed enomondo: il vino dello stilista, la cantina del cantante, quelle robe li'; poi inciampo in dagospia.com (inutile linkare, che tanto la pagina e' mutevole) e che ti trovo? La cassettina di sei Dom Perignon griffata Lagerfeld, per soli centomila euri. Quindi si potrebbe irresistibilmente maramaldeggiare sui cafonal, su Spike Lee attovagliato (tu quoque!). Ma poi basta la fotina con l'inevitabile errore, per il quale Dom diventa Don; un classico. Impareranno mai?

domenica, dicembre 09, 2007

Guibert & Rolland




A proposito di Guibert, questo piccolo estratto da Mondovino presenta un confronto a distanza tra il vigneron vecchio stile, e Michel Rolland, l'enologo moderno (modernista, pure) assai global. E' una visione istruttiva per conoscere meglio il dibattito, spesso acceso, tra modernisti e tradizionalisti che travaglia il nostro orticello enoico (come molti altri orticelli, del resto). Personalmente, essendo lib-lab, dico sempre che cerco di prendere il meglio dei due ambiti, pure se la simpatia che ho per personaggi come Guibert, ultimamente, mi fa schierare con questi.

[Disclaimer: probabilmente finiro' nelle patrie galere per l'illecito uso di materiale protetto; niente arance, nel caso; una bella lima nella focaccia genovese, semmai].

sabato, dicembre 08, 2007

Elogio del Grenache

Ma poteva pure intitolarsi: a spasso per il Mediterraneo. Chi vive dalle mie parti, in Liguria, sa che la produzione locale verte sui bianchi, ed i rossi costituiscono l'eccezione; pochi, rari, scarsamente significativi; uno su tutti, il Rossese a Dolceacqua. Comunque, ricordo che gia' prima degli anni '80 nell'area del savonese c'era il mito della Granaccia: la Granaccia di Quiliano (DOC assolutamente inesistente) era prodotta da due-tre matti, ed era un rossone underground che pochi potevano dire d'aver bevuto; in compenso, costava cifre spropositate; personalmente vendevo la Granaccia prodotta da Scarrone a circa ventimila lire, 1990 o giu' di li'. Comunque, qui leggete approfondite notizie su questo vino.

Insomma, da queste parti si viene su col mito della granaccia, e, va detto, negli ultimi anni c'e' stata la corsa al reimpianto; ho bevuto pure release dignitose di questo cépage. Al fascino della rarita' io trovo che si aggiunga un aspetto vagamente migrante, riferito a questo vitigno; con altri nomi, alicante, grenache, cannonau, lo ritrovi un po' dovunque, a spasso per quest'area del Mediterraneo. Ogni volta che ne ho occasione lo assagggio, e come d'uso se mi piace lo compro, e lo rivendo. Cosi', quando ho incrociato il listino di Mas de Dumas Gassac, ho avuto una ricaduta granacciofila nel ritrovare un Grenache tra i vini della serie cadetta, Moulin de Gassac; questi rappresenterebbero, di fatto, la linea economica della griffe di Languedoc; per inciso, se non sapete chi sia il produttore, un piccolo indizio: se avete visto Mondovino, ricordate il vigneron che ha piantato una grana a Mondavi? Ecco, quello e': Aime' Guibert.

Insomma, aspettative tante; e il risultato? Eccellente. Per la verita' gli assaggi sono stati due: Grenache 2005 e Syrah 2006; il secondo, aime', bocciato: puzze non gradite al mio nasino modernista. Il 2005 ed il 2006 del Grenache, invece, assai entusiasmanti: la vendemmia piu' risalente, soprattutto, che dimostra l'ottima attitudine all'affinamento di questo rosso; mentre il 2006 ha molto tempo dinanzi a se', ha un fruttato solenne, polpa e fragranza: da bere, ma pure da aspettare.
Cilieginia sulla torta: prezzi competitivi; questo rosso, a bottega, costa sui nove euri.

martedì, dicembre 04, 2007

Babbo Natale enotecaro


Pare che quest'anno si son mossi presto: la corsa ai regali e' in anticipo sui tempi, perlomeno da queste parti. I bilanci, come sempre, si fanno a gennaio; per ora si aumenta il PIL, e si blogga assai meno. Avete fatto i bravi? Attenti, senno' carbone.

giovedì, novembre 29, 2007

Ma io voglio ricordarlo cosi'

Rutelli dice che Italia.it non e' poi cosi' male: "non dobbiamo desistere dall'idea di dotare l'Italia di un portale turistico, non abbandoniamo l'idea di dotarci di questo veicolo di comunicazione". Citando il poeta: e' inutile spiegare, se non hai capito gia'. Rutelli ce lo ricorderemo cosi':

martedì, novembre 27, 2007

Compagni che sbagliano


Chavez dice che il petrolio e' a buon mercato, se lo paragoni al prezzo del vino. Affermazione discutibile: dipende. Se lo compari ad un grand cru borgognone ci possiamo pure stare; ma come mi capita spesso di dire, il vino e' tutt'altro che costoso: su certi scaffali trovi facilmente bottiglie da un euro. Vogliamo il barile di petrolio vin-de-pays; quelli invece, pare che estraggano solo grand cru.

venerdì, novembre 23, 2007

Lo sospettavo


Lo facciamo tutti, dai; guardare le chiavi di ricerca che portano l'incauto navigatore al nostro blogghe. Va bene il mio nome, passi pure l'amaro del carabiniere; ma la sveltina? Poi, quel "siti inutili"... ecco, un sospetto d'inutilita' gia' ce l'avevo.

Knob Creek


E per una volta, traligniamo e parliamo di distillati. La mia scelta e' il Whisky, e il mio Whisky e', usualmente, malto scozzese, magari con un buon bilanciamento tra le mefitiche (adorabili) puzze di Islay e la morbidezza floreale. Ma siccome siamo in vena di eccezioni, parlero' di Bourbon.
Come al solito, il mondo e' vasto ed inconoscibile; se dici Bourbon penseresti ad una roba dolciastra e alquanto banale, hai presente la bottiglia rettangolare coll'etichetta nera; no-no, lascia perdere quello. Qui si narra di altro; qui si distilla alla maniera pre-proibizionista il mais del Kentuky, da una famiglia, sette generazioni di distillatori, che ha iniziato nel 1795; grado pieno, 50° d'alcol, ma soprattutto, un corredo aromatico emozionante: legno pulito, fiori, nocciole, e una sorprendente scorza di agrume dolce, candito. Non serve agitare il bicchiere, col distillato: gli effluvi aromatici salgono piano dal tumbler, evocativi; il potente calcio alcolico alla bocca ti ricorda che qui non si scherza, che qui si fa sul serio (insomma: bevine pochissimo) ma rende evidente che la classe di questo Bourbon e' fuori discussione.
A che lo abbini? Sigaro o cioccolata, quel che vuoi, ma io non amo tanto queste unioni. Io lo abbino ai miei pensieri, alla fine di un giorno piu' lungo di altri.

[And now, un po' di linx. Qui la home della distilleria; qui si narra cos'e' uno small batch. Qui infine la home dell'importatore, Moon Import di Genova; lo stesso di Selosse, per dire, e di mille altri capolavori; com'e' noto, chi si somiglia si piglia].

martedì, novembre 20, 2007

Carissimo Raspelli


Carissimo Raspelli,

le scrivo questa mia attraverso il mio blog, giacche' sono ottimista: penso che le vibrazioni della rete si possano propagare al punto tale da poterla raggiungere; del resto non ho un suo recapito e comunque quello che sto per scrivere, possibilmente, potrebbe interessare pure i miei lettori.

Carissimo Raspelli, accade che un ente che fa telemarketing spenda il suo nome, col sistema dello spam telefonico, presumibilmente per raccogliere pubblicita'; il presumibilmente e' dovuto al fatto che non ne ho certezza, per i motivi che diro'; le scrivo accorato giacche' costoro, nello spendere il suo nome, tengono un comportamento difficilmente qualificabile; o meglio, io avrei qualche idea su come qualificarlo, ma come sapra' in rete tira un'aria da querela facile, e quelli come noi che scrivono su questi sfigatissimi blog fanno bene a stare accorti; tuttavia, come dicevo, mi accora vedere il suo nome associato a tutto cio'; lei mi sta simpatico, anzi, lei e' simpatico a tutta la famiglia; a casa mia e' normale, al pranzo della domenica, vederla su retequattro addentare bagoss; anzi, il mio bimbo seienne m'ha chiesto del bagoss proprio solo dopo averla vista.
Comunque, ecco lo scambio intercorso al telefono, stamattina, tra una telemarketer, d'ora in poi T, ed il sottoscritto, cioe' Fiorenzo, d'ora in poi F.
T: - pronto, e' l'enoteca...
F: - si...
T: - la chiamo per comunicarle che la sua azienda e' stata selezionata per l'inserimento blablabla aziende specializzate segnalate blablabla
F: - si, scusi, mi sta vendendo pubblicita'?
T: - no, si tratta di inserimento in Original Italy, blablabla Mondadori, curata da Raspelli...
F: - bene, siete liberi di inserirmi.
T: - eh no aspetti, non e' cosi' semplice...
F: - ah, ecco...
T: - le chiedevo se un nostro incaricato puo' farle visita per blablabla
F: - senta, le posso ri-fare una domanda?
T: - si...
F: - mi sta vendendo della pubblicita'?
T: - click!
Fine, ha sbattuto giu' il telefono. Proprio cosi', il potente gruppo Mondadori, l'ignoto Original Italy, s'e' scocciato e ha pensato di buttar giu' il telefono. Gli scocciati sono loro, io semmai avrei dovuto sentirmi, che so, onorato.
Ora, carissimo Raspelli, e cari tutti che leggete, lascio a voi qualificare il comportamento della sedicente Original Italy. Dalla loro home si raggiunge l'editore, 71srl.com, che, indovina un po'? E' una concessionaria di pubblicita'.
Ovviamente c'e' il pistolotto morale, alla fine della missiva.
Io ammiro sempre il sovrumano ed inutilissimo desiderio di compilare il sapere attraverso i portali, i siti tematici, i vari Italia.it, tanto per intenderci; comprendo un po' meno la credibilita' degli stessi, se e qualora l'introduzione in tali elenchi e' a pagamento; dovrebbe essere chiaro a lei come a tutti che l'ingresso in qualsiasi guida, portale, summa o corpus ha senso per motivi di merito, e non a seguito di dazione. Ma immagino che tutto cio' le sia ovvio, cosi' come immagino che lei sia alquanto estraneo a questi meccanismi di telemarketing che, la prego di credermi, hanno franto tutto il frangibile in qualsiasi umano senziente; per questo mi rivolgo a lei, sperando le divenga noto tale esecrabile uso della sua illustre persona.

Con immutata stima, eccetera, eccetera.

martedì, novembre 13, 2007

Ci sara' pure un giudice a Ripatransone


Il caro mascellone non ha vita facile sulle etichette; dopo Adolf, pure lui scatena le ire di qualcuno: "dovra' rispondere di ingiurie davanti al giudice di pace di Ripatransone, in provincia di Ascoli Piceno, il cliente che, vedendo sullo scaffale del ristorante dove stava pranzando, alcune bottiglie di vino con l'etichetta raffigurante il volto di Benito Mussolini, aveva accusato il titolare e i dipendenti del locale di fare apologia di reato. I fatti risalgono al 2005 e sono stati oggetto anche di una lettera aperta che il cliente, che nella vita fa l'insegnante di lettere, aveva inviato ad un giornale locale, nella quale - pur non facendo il nome del ristorante - spiegava i fatti. Lettera per la quale il cliente e' stato denunciato per diffamazione a mezzo stampa". [link]
Come gia' dissi, personalmente sono per l'anarchia priva di ogni regola: in etichetta mettici quel che ti pare, giacche', come al solito, i comportamenti qualificano le persone. Senza scomodare il giudice di Ripatransone.

sabato, novembre 10, 2007

Caro (o cara) Forus



Caro (o cara) Forus, tu ti senti in dovere di mandarmi, di tanto in tanto, un SMS spammatorio dove illustri i tuoi non richiesti servizi finanziari. Non serve denunciarti ad alcuna autorita' garante, siccome lorsignori dormono saporitamente; nemmeno serve insultarti in un blog, visto che la Cina e' talmente vicina che a dire quel che si dovrebbe si rischiano i ceppi.
Tuttavia un giorno incontrero', de visu, uno di voi. E io sono molto, molto grosso.

giovedì, novembre 08, 2007

Tempuriu


Date le date, date per certo che dallo scaffale prelevo un novello. Il Tempuriu 2007 di Durin [scheda] e' l'archetipo della ciliegia; ha cosi' tanta ciliegia al naso che, se fossi Durin, metterei una ciliegiona in etichetta; consigliato per l'allievo assaggiatore che didatticamente deve dedicarsi a definire la ciliegia; sembra di vederla uscire dal bicchiere, che ti dice: salve, sono una ciliegia. Score 77/100, giusto perche' a dar voti bassi ai novelli e' come sparare sulla croce rossa.

martedì, novembre 06, 2007

Tre indizi fanno una prova


Tornato dalla rassegna di Vini di Vignaioli, ho il mio personale vincitore; ad ogni kermesse, expo, mercanteinfiera, per me c'e' sempre una specie di vincitore morale, quello per il quale pensi: ecco, e' da comprare. Convinto com'ero dell'eccellenza del Rosso di Montalcino di Stella di Campalto, oggi facevo qualche giro in rete; cosi' ho trovato questa recensione di Franco Ziliani, e questo commento di Gianpaolo Paglia, al vino in questione; quando assaggi e sei convinto d'avere qualcosa di positivo nel bicchiere, e' sempre alquanto confortante verificare che non sei solo nel tuo giudizio, ma sei avallato da assaggiatori che stimi; cosi' accade che tre indizi fanno una prova; c'e' poi il medagliere guidaiolo, pure, ad ulteriore conferma (che alla fine ti fa pensare: vabbe', ma non hai scovato nulla di inedito). Comunque, sia il mondo bloggarolo che quello guidaiolo concorrono a sancire per successive approssimazioni quella verita' enoica che, com'e' noto, sfugge.

Quanto alla rassegna, mi sentirei di fare un solo appunto; non c'era, su nessun tavolo di espositori italiani, il nécessaire per sputare dopo l'assaggio; io mi chiedo, sinceramente, come si possa affrontare una giornata intera d'assaggi senza sputare: come unico sistema, c'erano qua e la' orrendi secchi (letteralmente), che obbligavano al sollevamento pesi oppure all'esercizio di abilita', centrandoli a terra (se avete notato uno che si distingueva nell'arte, quello ero io). Siamo alle solite con lo strabismo, da un lato si strombazza contro gli abusi alcolici, poi si organizza una fiera senza consentire di sputare? Indignodromo. Io gia' mi sono espresso sulle virtu' dello sputare alle fiere; ed infatti in serata mi son rimesso alla guida fresco come una rosa, pronto per quelle tre-quattro ore di coda del controesodo.

domenica, novembre 04, 2007

E tu, ce l'hai la liquirizia?

Questo post e' diretta conseguenza del post che lo precede.
L'anno scorso, al Critical Wine genovese, tra qualche puzzone vinovero deprecabile, ho assaggiato un produttore doglianese che, per gli standard esibiti, e' entrato a listino velocemente. Eraldo Revelli produce un bel Dolcetto(ne) di Dogliani, e dopo una visita in azienda ed i giusti riassaggi, e' diventato mio fornitore. Tuttavia il Dogliani DOCG (adesso il Dolcetto Superiore si chiama Dogliani DOCG - rinunciate a capire, e' una perdita di tempo) e' un rosso che, come si dice, esprime il meglio di se' quando si avvicina alla maturita'; da giovane esibisce fieramente i tannini archetipici del dolcetto, e pure una chiusura olfattiva che ti fa dire: aspetta, qualcosa sara'. Cosi', rimembrando il trascorso Critical Wine, stasera ho portato a casa il Dogliani Autin Roca 2005 (il cru aziendale), che avevo a scaffale da un po'; si chiama appunto "prelievo di scaffale" il controllo periodico che l'enotecaro fa del prodotto che ha in vendita. Questo, siccome il vino diviene, e' mutabile, eccetera eccetera eccetera; anzi, a pensarci bene, "prelievo di scaffale" potrebbe essere una categoria di questo blog; detto, fatto. Noi preleviamo dallo scaffale per avere un'idea del misterico divenire, sfuggente ed imperscrutabile, per poi narrarlo al cliente.
Stasera l'Autin Roca di Revelli e' in forma olimpica; il naso e' uscito piano ma poi e' diventato assertivo, con una liquirizia spettacolare: hai presente la rotella Haribo', una liquirizia deliziosa, che poi ha lasciato spazio alla stratificazione, dalla prugna alla viola; il colore ha quel vello tenebroso da poca filtrazione, la fluidita' e' densa; questa sera l'Autin Roca strappa un bel 88/100.
Tra le mille possibili considerazioni che un simile vino ispira, una su tutte: il mio pensiero e' andato ai tristi vini internazionali; a quei rossi banali e prevedibili, peggio che industriali: globalizzati; al peperone da cabernet identico a se' stesso ovunque, soporifero e deja-vu. Ce l'avranno mai, quei vini, questa liquirizia? Riusciranno mai, quei tentativi enoici, a far alzare almeno un sopracciglio?
Affari loro. Il Dogliani ce l'abbiamo noi, ci spiace per gli altri.

[Update del 5 novembre: qui Franco Ziliani recensiva Revelli, nel 2003]

sabato, novembre 03, 2007

Come passa il tempo (quando ci si diverte)


Infatti e' di nuovo tempo di Critical Wine, la rassegna anarco-insurrezional-komunist-veronelliana che, a Genova, si tiene al centro sociale Buridda. Nel caso, qui e qui le mie impressioni dell'anno scorso. Quest'anno, segnati le date: sabato 10 e domenica 11 novembre. Io conto d'esserci domenica.
Data l'aria che si respira in questo ambito, totalmente zero-fighettodromo, e' una delle rassegne che consiglio di piu'.
E gia' che siamo nel mood "almanacco del giorno dopo", domani io saro' qui.

martedì, ottobre 30, 2007

Del guidismo

Notte fonda dopocena, all'ultimo Vinitaly; dopo molto aver bevuto, molto fumato, poi molto distillato ed ancora sigari e stravizi, ti senti pronto per spiegare al mondo la verita'. Con l'Havana tra i denti e un Calvados molto aged nel bicchiere, sei assertivo quanto basta. Cosi', non so come, la chiacchiera deriva sulle guide; l'amico produttore siciliano mi chiede: ma tu, quale guida consideri davvero seria? E io: "c'e' solo una guida: La Guida". E quale sarebbe questa guida, continua lui. "Guarda, noi quando diciamo La Guida non intendiamo altro che quella. C'e' solo una Guida, ed e' quella del Gambero".
Segue dibattito, ovviamente. L'amico produttore di Sicilia dissente con forza, roteando il sigaro e l'Armagnac, e alla fine spiega che ci sono enti ben piu' seri, basta vedere i premi conferiti durante le rassegne: quelli si, che sono affidabili. A titolo d'esempio durante quel Vinitaly venne oromedagliato il rosso dell'Agricola Boschi (assieme a Ca' Bolani, eh); ad averlo saputo in anticipo, che affondo avrei assestato.

Piaccia o no, la guida del Gambero (fatta assieme a Slow Food) resta l'unica che leggo con interesse, e che consiglio; da qui a dire che e' perfetta ne corre, d'accordo; con rispetto parlando per i loro redattori, pure le Sacre Scritture che hanno ben piu' alto Autore sono oggetto di disputa; figurati quindi una guida ai meglio vini. Qualche sera fa aprivo il trebicchierato della cantina di Jerzu (Radames, che nome) e onestamente non lo trovavo da 90/100; mentre il mio adorato Vinsanto di Rocca di Montegrossi, inspiegabilmente, non e' arrivato a tanto punteggio nemmeno quest'anno (scandalo!). Ed e' solo un esempio, se ne potrebbero fare seimila. Comunque, autunno tempo di guide, se ne parla pure a casa di Alder, e non e' un caso. A proposito di guide, vi segnalo la succulenta iniziativa di Marco (accorri numeroso).

Alla fine della fiera si dice sempre la stessa cosa: leggiamo le guide ma ragioniamo con la nostra testa, bla bla bla. E dopo un minuto il solito rappresentante mi chiede: ce l'hai l'elenco dei tre bicchieri di quest'anno?