martedì, aprile 18, 2006

Del giornalismo, dei blog, dei commenti, e delle coincidenze.

Sulla contrapposizione giornalismo mainstream e blogsfera in molti si sono gia' intrattenuti, in modo a volte pure polemico, e quindi glisserei, per amore del buonismo; c'e' sempre questa interessante lettura di Massimo Mantellini per quanti desiderino approfondire.

Oggi leggo quanto scrive Filippo, che a sua volta commenta Radio Simplicissimus, che a sua volta rileva una certa non-copertura dell'evento Vinitaly da parte della eno-food-blogsfera (oddio, siamo gia' categoria, tra poco pure Association, portate pazienza). Dice Fil: "Vinitaly non è un'esperienza a misura di blogger e neppure a misura di uomo, che poi è lo stesso. Non la puoi assorbire totalmente, dominare, fare tua". E' un punto di vista abbastanza condivisibile; io aggiungerei: soprattutto se non ne hai voglia. E soprattutto se non rilevi abbastanza spunti da innescare il meccanismo della comunicazione-dal-basso che qualifica il blog. Tra i commenti Lizzy afferma, pero': "Di spunti per raccontare il Vinitaly anche quest'anno ce n'erano a bizzeffe. Il fatto che i vari blogger non siano stati capaci di parlarne mi rafforza nel sospetto che la maggior parte di loro non sono giornalisti...e che quindi in condizioni di lavoro più complicate o solo più impegnative facciano fatica a muoversi"
Che dire, pure questo e' vero. Conviene ribadire che chi fa bloggume e' molto lontano dai meccanismi dell'informazione tipici di certa stampa mainstream. Nessuno ci obbliga a dire alcunche', se non si trova uno spunto interessante; aggiungerei, poi: si sente il bisogno di ulteriori commenti su Vinitaly? E' l'eno-evento piu' coperto dalla stampa che ci sia; quasi quasi c'e' da sentirsi onorati, se si sente l'esigenza pure del nostro (passatemi il plurale) intervento.

E poi, ci sono le coincidenze. Proprio oggi leggo questo articolo su IlTempo.it, dove una giornalista scrive, con un certo sprezzo del pericolo: "Champagne al posto del vino. L’ultima sfida". Oh, caspita, ma e' una notizia? Pare di si, pare proprio che "le bollicine più attranenti (sic) rigorosamente francesi diventano bevanda raffinata e fresca da accompagnare tutto il pasto".
Non infierire e' un po' difficile: ma che notizia e' questa? Che lo Champagne sia vino da tutto pasto, e non da dessert, per dire, e' una cosa ripetuta ovunque tranne che allo Zecchino d'Oro. Proseguendo nell'articolo, tra un paio di refusi teribbili, come si dice a Roma, si legge pure "
seduzione esercitata da una coppa o flut (sic) di Champagne". Coppa? L'ultima volta che ho visto versare lo Champagne nelle coppe era il '74. Quanto alle flute, pure quelle sono aborrite.
Ribadisco, che informazione e' mai questa? Se devo giudicare spannometricamente, considerando che si parla di una iniziativa Moet sugli abbinamenti, direi che e' un redazionale, uno di quegli articoli che certa stampa e' tenuta quasi obbligatoriamente a redigere.
E' un tipo di obbligo che chi scrive in rete non credo conosca; ma come dicevo, e' solo una coincidenza.

domenica, aprile 16, 2006

Riassunto delle puntate precedenti.

L'amico dice: ma quando lo scrivi, il blog, e' una settimana che non scrivi niente.
Essenzialmente io scrivo quando sono ispirato, ho la tempra dell'artista, modestamente.
No, dai, seriamente: io scrivo in preda all'insonnia; mi capita d'esser sveglio nel cuore della notte, e creo. Come diceva mia nonna, le penso di notte e le dico di giorno. Questa settimana ho stranamente avuto sonni sereni, quindi la produzione creativa ne ha risentito. Nel frattempo ho incrociato svariate interessanti letture meritevoli di essere segnalate; faro' un riassunto delle puntate precedenti.

Delitto e castigo.
E cosi' Mr. Bonilli ha avuto la meglio su Mr. Levi; non sto a ricordarvi che e' successo, basta dire che Il boss del Gambero sul suo blog ha detto peste e corna della Grappa Levi (a mio modo di vedere, senza eccedere; ma son punti di vista) ed ha ottenuto una querela. Il giudice non ha accolto la richiesta. Che altro dire? Questa settimana, forse vi sara' sfuggito, noi comunistacci abbiamo vinto le elezioni; certa stampa straniera ha salutato la dipartita di Silvio dalle stanze del potere con un titolo cosi' formulato: "Fine della storia per il Padrino" per poi aggiungere nel catenaccio: "E il capo della mafia viene arrestato in Sicilia". Tutto chiaro? Hanno detto "Padrino", mica scherzi. Ora, mi pare evidente che esistono differenti livelli di liberta' di stampa, qui in giro: si puo' dare del capomafia ad un capo di stato, ma se dici che la Grappa Levi... no, vabbe', non lo ripeto. Insomma, per quello, si rischia.

Tanto rumore per nulla.
Franco Ziliani non ha bisogno di un esegeta, quando scrive, molto chiaramente: "fattori come la reperibilità dei vini e l’attenzione agli aspetti commerciali ... non vanno in alcun modo demonizzati e costituiscono un plus per il visitatore – appassionato". Eppure il suo post sulle rassegne di Villa Mattarana e Villa Favorita finisce per generare distinguo un po' verbosi (leggetevi tutto quando avete tempo) che ottengono di innescare il meccanismo perverso dell'excusatio non petita, accusatio manifesta. Mi spiace notare che l'accusa d'esser commerciali possa vagamente irritare; lo dico senza ironia, essendo io ben peggio di loro: io sono commerciale al cubo. E questo ci porta direttamente alla prossima puntata, che si intitola

La lettera scarlatta.
Quando discetto di vino con i locali amici di Arcigola Slow Food, c'e' sempre qualcuno che mi zittisce perche' io, alla fine, "sono un commerciale". Il concetto e' semplice: essendo io un ignobile individuo che col vino si arricchisce, il mio giudizio non puo' che essere, fatalmente, viziato. A questa osservazione non bisogna obiettare con dichiarazioni polemiche del tipo "e infatti voi di Arcigola siete tutti Francescani" -- questo e' gravemente scorretto, e' poco zen e non e' riequilibrante del kharma. Bisogna piuttosto accettare serenamente il fatto che noi commerciali abbiamo tatuata sulla pelle la lettera scarlatta simbolo dell'Infamia, a forma del logo dell'euro. In questo mondo di puri e di poeti del vino, noi laidamente passiamo all'incasso. Anzi, subdolamente frequentiamo luoghi come le rassegne di Vini Veri et similia col vile scopo di farne lucro: vi confesso che sto pure puntando quei komunistacci di Critical Wine; il problema e' che la mia Audi A8 si nota troppo nel loro parcheggio, in mezzo alle Trabant.

domenica, aprile 09, 2006

Due o tre cose, buttate li'.

Ah, bello tornare a casa. Quattro giorni abbastanza intensi, piacevoli, e qualche bella scoperta. Essere sistematici non e' facilissimo, e' sera tardi, la stanchezza eccetera. Tantovale procedere per punti, due o tre cose, buttate li'.

1. Ma che gli piglia ai siciliani? Possibile mai che un buon rosso di Sicilia mi costi piu' di un Docg piemontese? E' il secondo anno di fila che vedo prezzi preoccupanti in Sicilia, ed in generale al sud, mentre a nord vedo Barbaresco (dico Barbaresco, mica pizza e fichi) che costano meno di un qualche sconosciuto Nero d'Avola; mah. Per non dire di Chianti notevolissimi che rispetto al citato siciliano costano la meta'. Ari-mah.

2. Definitivamente, se avessi un euro per ogni volta che ho sentito formulare il termine "minerale" durante questi quattro giorni, non avrei bisogno di lavorare, mai piu'.

3. Scene di incomunicabilita' a Villa Favorita. Stand di vini alsaziani, con giovane produttrice alsaziana; come e' noto ai piu', l'Alsazia e' una regione europea passata dalla Germania alla Francia, dopo la Prima guerra mondiale; i paesi hanno nomi tedeschi, gli abitanti (ergo pure i produttori di vino) hanno nomi tedeschi, vinificano riesling e gewurtztraminer, ma sono francesi: difatti l'avvenente produttrice che ho davanti parla francese, e capisce pure il mio inglese (cosa encomiabile in se'). Arriva un tizio ad assaggiare, tedesco, che in tedesco si rivolge alla produttrice alsaziana; io non parlo tedesco ma lo capisco, mentre per ironia della sorte e della storia geopolitica l'alsaziana non lo parla ne' lo capisce; il tedesco parla solo tedesco, essendo coerente, ed in tedesco chiede all'alsaziana notizie su una certa vendemmia; l'alsaziana guarda prima lui poi me, con occhio implorante, tipo: "ma che dice, questo?" cosi' io in inglese spiego all'alsaziana che vuole il tedesco. Lei mi risponde in francese ed io rispiego il tutto, rigorosamente in italiano, al tedesco; e concludo: "hai capito?" E lui: "nein". A quel punto sento il bisogno di un'aspirina.

4. In mezzo alle altre vicende, sono andato qui. Naturalmente c'era lui e pure lui, nonche' lei; ho conosciuto anche lei. Piu' tantissimi altri che non so dire. Come direbbe lui, son cose. A proposito, tu c'eri?

venerdì, aprile 07, 2006

Flash da Verona.

La notizia peggiore, in assoluto, e' il taglio di bilancio che le aziende hanno apportato, tutte, alla voce standiste. Quasi parimerito in ordine di gravita', il Gprs di Vodafone ha latitato per quasi due giorni, sul mio albergo. Altrove, funzionava: una versione digital della nuvola di Fantozzi.

Per le cose serie (ce ne sono, pure, fortunatamente) prossimamente ci si aggiorna.

mercoledì, aprile 05, 2006

In viaggio con Flickr.

Da domani, Vinitaly.
Come al solito, peggio del solito mi divertiro' a caricare foto sul mio account di Flickr, che per l'occasione fungera' da photo-wine-blog in tempo reale: meraviglie degli smartphone e del gprs. Uno dei miei guru preferiti dice che Flickr sucks, e questo un po' mi spezza il cuore; in effetti, la lentezza e' il vero problema di questa applicazione che, tuttavia, mi ostino ad amare.

domenica, aprile 02, 2006

Che succede alle griffe?


Nel giro di pochi giorni mi capita di bere un paio di griffe: Guado al Tasso '99 di Antinori e Cremes 2004 di Gaja. Non sono etichette che vendo, e infatti le ho testate in due diversi wine-bar della mia citta'. Succede infatti che quando l'enotecaro esce la sera in compagnia di un vecchio amico, si infili in un'enoteca-con-mescita ad assaggiare e ciarlare di vino (e successivamente del senso della vita) per deformazione professionale e curiosita' enoica, e pure perche' gli piace, via.

Comunque, di due assaggi diversi, resta una sola impressione, alquanto coincidente: che succede alle griffe? Perche' si bevono vini che non sono, a mio avviso, all'altezza della loro fama? Il Guado '99 esibisce un naso sottile, con piacevoli riconoscimenti di tostato, di polvere di caffe', e nuance di legno, ma tutto all'insegna di una esilita' che sconfina nell'inconsistenza; bocca coerente, certamente all'insegna della piacevolezza ma senza lunghezza, senza trama, senza possanza: il confine tra elegante e sfuggente e' labile, a volte. Sia chiaro, parlo di un rosso qualitativo, un vino che si situa su punteggi tipo 82-85/100; ma non all'altezza del suo blasone, non all'altezza delle aspettative (sull'etichetta la Doc Bolgheri Superiore mi farebbe sperare in altra performance) ed infine non all'altezza del prezzo (80 euri).

Con il Cremes di Gaja le aspettative erano, onestamente, inferiori. Vero e' che assaggiare con i preconcetti di una aspettativa e' la via piu' breve alla delusione, e del resto ricordavo il Cremes di Gaja come un vino cadetto rispetto alle produzioni aziendali. Il nome, (cremes, cremisi) si riferisce al colore tipico dei Dolcetto, e difatti Cremes e' un dolcetto senza recare alcun avviso in etichetta, se non l'immaginifico nome scelto dall'azienda, come ormai e' d'uso per molti vini di Gaja. Quando bevo Gaja, mi aspetto i fuochi artificiali; come detto, l'errore sta nelle troppe aspettative, visto che Cremes ha si, un bel naso floreale e fitto; ha si, una bocca piaciona ed equilibrata; tuttavia, e' molto lontano dall'essere un dolcetto indimenticabile; anzi, mentre lo bevevo, il pensiero correva a molti (troppi?) dolcetto assai piu' indimenticabili prodotti da illustri sconosciuti, assaggiati ultimamente. Data la griffe, dato il prezzo, la delusione e' spiazzante: per Gaja, come per Antinori.

sabato, aprile 01, 2006

Oggi, primo aprile.

Finalmente e' pienamente operativo il portale Italia.it.

[Aggiornamento delle 23.25]
Finalmente pure Google pensa ai cuori solitari, con Google Romance.

venerdì, marzo 31, 2006

L'angolo dell'umorismo.

[Premessa - era un po' che non facevo premesse ai post, che quasiquasi ne sentivo la mancanza. Comunque, premessa: si avvicinano le elezioni e andiamo un po' OT. Ma siccome ultimamente ci son lette robe serissime, querele e cose cosi', partiamo in modalita' light.]

Si potrebbe mettere in questi termini: e' un emulo di Cangini Palmiro o un vero politico? Indovina.
[Clicca sul pulsante play per vedere il filmato. Via Macchianera]

giovedì, marzo 30, 2006

Chips in Francia: The Beginning of the End?


Vinography riprende la notizia di Businessweek.com, secondo cui in Francia si avviano ad autorizzare pratiche enologiche normalmente tipiche di aree extraeuropee, come l'uso di chips (trucioli) di legno immessi in infusione nel vino; come e' noto agli addetti, questi sistemi servono a dare la "sensazione di legno" ai vini, senza utilizzare le botti, cioe' servono, in sostanza, a risparmiare tempo e denaro, con effetti spesso deprimenti.
Come scrive Alder, "le reazioni vanno dall'approvazione allo sdegno" e, ironicamente, titola il suo post: "e' l'inizio della fine?"

mercoledì, marzo 29, 2006

Censurami questo/2.


Qualche considerazione accessoria alla vicenda della querela Levi vs. Bonilli. Non e' certo la prima volta che càpita nella blogsfera italiana, ma e' probabilmente la prima volta che càpita ai foodblog.

Non ho mai pensato che definire la grappa di Levi "alcol metilico" significhi dire che e' velenosa. Nel post incriminato, per ora ancora visualizzabile sulla cache di google, si legge: "bere un sorso della grappa di Romano Levi vuol dire bere un sorso di alcol metilico"; significa solo che la distillazione e' mal fatta, che la percentuale di metilico e' troppo pungente.

Dalla distilleria, via email, a suo tempo si sono affannati a scrivermi (testualmente) quanto segue: "La nostra grappa non contiene zuccheri aggiunti di nessun genere e l’alcool metilico è inferiore a tutti i distillati esistenti, la differenzia tra altri prodotti e che molta gente ha perso il palato di come può essere un buon distillato (sempre secco) e tante case che vendono grappe approfittano con l’aggiunta di zuccheri per coprire i difetti che potrebbero avere inizialmente e per renderlo bevibile anche ai profani senza problemi".

Ebbene, il punto non e' questo.
Il punto e' che la vostra grappa e' sgradevole al gusto. Il punto e' che dirlo e' leggittimo: la percentuale di metilico nella vostra grappa, lo giuro, e' inferiore ai limiti di legge; eppure il sapore e' pungente e sgraziato.
Il punto e' che potevate precisare quel che vi pareva sul blog di Bonilli e avete preferito querelare, con provvedimento d'urgenza. Il punto e' che quel che si dice circa la distilleria Levi, tra gli addetti ai lavori, e' solo un millesimo di quello che ha detto Bonilli: nemmeno ve lo immaginate. Il punto e' che pochi giorni prima Linea Verde di Raiuno era a casa di Levi a fare la solita informazione generalista (cioe' a dire, non informava) mentre Bonilli, ahilui, ha fatto informazione. Il punto e' che potevate postare un commento sul blog di Bonilli, guadagnandovi l'ammirazione (e magari la comprensione) di infiniti addetti ai lavori che leggono Bonilli, ed invece con una sola mossa sbagliata ve li siete giocati tutti.

Il punto e' che la rete non e' per voi. Ma infierire e' troppo.

martedì, marzo 28, 2006

lunedì, marzo 27, 2006

Pare, dico, pare...


Pare - dico - pare, che Mandino Cane non abbia ceduto le vigne ad Altavia (tanto per non far nomi). Tràttasi di voci di corridoio, ma attendibili. Per la cronaca, si parla di Rossese di Dolceacqua.

sabato, marzo 25, 2006

Te la do io la quota rosa.

Camillo Langone s'e' stancato di sentir parlare di donne del vino: bevono (producono) tutte robe marmellatose e moderniste, sul genere merlot barrique: "Che barba le donne del vino. La retorica del vigneto rosa si è fatta insopportabile da quando risulta evidente, statistiche alla mano, che il conformismo enologico è femmina. Stappate una bottiglia di donna del vino e 9 volte su 10 berrete Cabernet o Merlot, 99 volte su 100 annuserete sentori di legno, mille volte su mille vivrete un'esperienza insignificante.
Dispiace dirlo, ma dietro le emozioni forti dell'Italia vinosa (i vitigni minori, i vini veri, i vini estremi, l'acciaio, il piede franco…) c'è sempre un uomo, un solido vignaiolo che non si lascia incantare dagli enologi alla moda come spesso accade alle colleghe femmine". Amen, con buona pace delle quote rosa.

Comunque. Tanto per restare in topic rosa, Panorama prosegue con la notizia piu' arcaica in tema di gossip enoico degli ultimi sei mesi, la vicenda della pornostar che fa vino. Della cosa ne parlava, per dire, Franco Ziliani a gennaio, qui. Da mesi il Forum del Gambero inanella thread assolutamente boccacceschi a commento della cosa, con irripetibili giochi di parole sugli effetti erettivi di questo vino (uno su tutti, l'enologo si chiama Cipresso, immaginatevi i frizzi e i lazzi). Ora, siccome Panorama arriva tardi senza aggiungere nulla di nuovo, io arriverei tardi aggiungendo qualcosa di utile: il sito ufficiale della tipa (savannahardcore.com) e' stato allegramente craccato. La login e la password circolano in rete. Se serve, basta chiedere.

venerdì, marzo 24, 2006

Al QG di Pepe si lavora.


Al quarter generale di Peperosso fervono i lavori, come si vede. Purche' non facciano come col portale Italia.it.

giovedì, marzo 23, 2006

A proposito di marketing.


"Ass Vertising is based on a simple philosophy: if you want to be seen, go where people are already looking."
Magari i creativi trovano qualche spunto, per la prossima campagna Tavernello.
[Via Mantellini]

mercoledì, marzo 22, 2006

Reverse engineering, Brunello di Montalcino, e tracciabilità.


Il reverse engineering, o ingegneria inversa, e' la pratica secondo la quale, dato un meccanismo, io lo smonto, capisco come funziona e lo riproduco a mio piacere. Tanto per darvi un esempio scenografico, il governo americano, quando si e' ritrovato tra le mani un velivolo alieno a Roswell, l'ha smontato e ne ha riutilizzato la tecnologia che e' riuscito a comprendere per svariati scopi; quando usate ordigni tipo forno a microonde o navigatori satellitari, e' probabile che stiate usando tecnologia aliena.

Se vi siete ripresi dallo shock per quanto appena appreso, sarete altrettanto sorpresi di sapere che l'ingegneria inversa si applica validamente pure alla tracciabilita' del Brunello di Montalcino, attraverso il loro sito. La notizia la leggo, oggi, sulla copia (cartacea, ahime') de Il Mio Vino Professional (leggasi profééscional). Siccome non ne trovo copia online, mi tocca (di nuovo) fare il duro lavoro dell'amanuense digitale, quindi vi ricopio: "Povero Brunello - Questa tracciabilita' aiuta i falsari, non i consumatori". L'articolo dimostra infatti come, attraverso un semplice giochetto da reverse engineering informatico, si possono produrre falsi, rivelando che "proprio grazie alla pubblicazione online dei numeri di serie delle fascette, sara' possibile produrre bottiglie perfettamente clonate alle quali il sito fornira' un beffardo attestato di autenticita'. Il meccanismo e' di una semplicita' sconfortante: le fascette di garanzia del consorzio sono identificate da tre lettere, che indicano la serie, seguito da un numero progressivo di otto cifre. Partendo da un'unica bottiglia noi stessi siamo stati in grado di identificare i blocchi di numeri assegnati a diversi imbottigliatori di Brunello: basta andare per tentativi sostituendo qualche cifra".

Naturalmente, ci ho provato subito. Armato di un Brunello La Fuga '99, inserisco i dati sulla fascetta AAF 00649521, nel form, ed ottengo correttamente la traccia dell'azienda che lo imbottiglia. Basta cambiare due cifre a caso, immettendo 77 al posto di 95, ed ho i dati relativi ad uno (sconosciuto) Camigliano Srl imbottigliatore. Opps.

domenica, marzo 19, 2006

Parlar bene del Vinitaly.


Quando assaggi un vino, ci sono elementi esterni che ti possono suggestionare e condizionare il giudizio. Se assaggi in vacanza, nella cornice di un paesaggio particolarmente ameno, finisci per caricare di queste favorevoli influenze il tuo giudizio. Parlando del Vinitaly mi accade quasi la stessa cosa: amo la Fiera, non solo perchè nel mio ambito lavorativo mi consente di sviluppare infiniti contatti in pochi giorni, ma pure perchè ritrovo aspetti probabilmente secondari, e probabilmente personali, che alla fine mi fanno dimenticare ogni scomodità e strazio organizzativo. Uno su tutti, mi piace l'aria da grande mercato di paese che si respira. Questo probabilmente perchè molta parte di chi espone appartiene, comunque, ad un certo mondo contadino che si sta estinguendo (evolvendo, diciamo) e che mi ricorda l'infanzia; alla Fiera ritorno un po' alle radici, e le suggestioni dettate dai ricordi di mio padre che trattava con i contadini (fornitori, si deve dire oggi) ha un peso non piccolo: stringere quelle mani e guardarsi negli occhi parlando di vendemmie e lavori in cantina fa scordare ogni ressa o coda. Le contraddizioni tipiche di questa kermesse, per le quali a fianco dello stand del piccolo produttore trovi il megastand del luccicante distributore very terziario-avanzato, con musica e cubiste, finiscono per confermare il colore da mercatone strapaesano extralarge, rivisto secondo i canoni del nuovo millennio: è la fiera del paese, anno duemilasei.

[Questo post originariamente era destinato a Il Rosso e il Nero di Peperosso, la rubrica che condivido con Franco Ziliani. In attesa che si compia la cerimonia del cambio della guardia, facco mille auguri a Massimo, per i suoi nuovi, stellari incarichi che - pare - si profilano]

lunedì, marzo 13, 2006

Questo vino e' un pacco.


[Solita premessa. Vado a scrivere una cosa in pieno conflitto di interessi: io detesto la cosiddetta Gdo (Grande Distribuzione Organizzata, vulgo supermercati) e per giunta sono un bottegaio. Tuttavia evitate di contraddirmi altrimenti mi alzo e me ne vado, mugugnando "lei e' violenta-si vergogni"]

Il vino che vedete ritratto nell'incerta foto del mio tremolante smartphone alloggia nella mia dispensa, ed e' un emerito pacco; "pacco" e' termine che, nel vernacolo locale, identifica la fregatura, la sòla, insomma, il raggiro.

Qualche giorno fa l'ho visto sullo scaffale della locale Coop (che sei tu, notoriamente) e mi son ricordato della sua brillante storia. Citiamo (nientemeno che) Carlo Petrini da La Stampa: "Smuovere le acque stagnanti di un mercato asfittico pare esigenza molto sentita tra i vignaioli e c'è chi, meritoriamente, sta provando a immaginare soluzioni innovative per aprirsi a nuove realtà. In quel di Dogliani, un piccolo gruppo di produttori riunito da Nicoletta Bocca di San Fereolo, produttrice in località Valdibà, si è posto il problema di come far approdare le proprie bottiglie alla grande distribuzione. Per i piccoli produttori, il tramite naturale con l'acquirente finale è sempre stato quello di enoteche e ristoranti dato che i numeri di una singola cantina dalle dimensioni ridotte mai potrebbero soddisfare le esigenze di una grossa catena di vendita. Eppure migliaia di persone attraversano ogni giorno le porte dei centri commerciali e parrebbe quasi un non senso non guardare con interesse a questa opportunità.
È nata così l'idea di unire le forze, associarsi in cooperativa e offrire, nelle adeguate quantità, un vino adatto a un mercato, al momento, inesplorato. Anna Maria Abbona, Pecchenino, Poderi Einaudi, San Fereolo e San Romano hanno scelto di conferire una percentuale del proprio vino a una cooperativa costituita per l'occasione attraverso la quale, insieme, provvedono a imbottigliamento e commercializzazione".

Fine della citazione. Cosi', memore di tali premesse, ma soprattutto conoscendo e stimando almeno tre dei cinque componenti questo curioso blend (Pecchenino, Einaudi e Abbona), mi sono fidato e ne ho comprato una bottiglia, curioso di testarlo; non senza gettare nello sgomento i miei familiari che normalmente non mi vedono acquistare vino al supermercato.
Eppero', mi fidavo, come ho detto. I produttori che stanno dietro a questo progetto, quality for the masses, direbbero gli americani, sono gente che ha sempre lavorato su livelli alti. Ci stava pure che, per quasi sei euri (tanto costa la bottiglia) costoro mi fornissero una bella prova.
E invece, tràttasi di pacco.
I profumi di viola, che tipicamente sono caratteristici e caratteriali dei dolcetto significativi, qui latitano. In bocca una vena acida-amara, e niente piu'; zero frutta, scomposto e corto, e' l'archetipo del pacco, una roba da 65/100, a voler essere generosi. Delusione inferiore solo alla rabbia, perche' quello che e' evidente, per me, ora, e' che la banda dei cinque non si e' limitata a non mantenere le premesse; questi si sono messi alla testa dell'ennesimo inqualificabile pacco da supermercati; e' un po' come se i produttori dicessero allo sprovveduto cliente Coop: hai presente i Pecchenino, gli Abbona, quelli che si aggiudicano i Tre Bicchieri per i loro spettacolari dolcettoni? Ora pure tu puoi averli: dammi sei euri, ed e' fatta, pure tu entra nel mondo dei fighetti che bevono roba seria. Sfortunatamente, quanto sopra non corrisponde al vero, resta la netta impressione che si tratti di una operazioncina di basso livello per mettere all'incasso la credibilita' maturata dalle cinque griffe.

Il mestiere dell'enotecaro e', tra l'altro, parlare di vino con la clientela; prendo atto che quando ho parlato di questi produttori, ho (pure io) posto le premesse affinche' la banda dei cinque creasse il vino-pacco con qualche credibilita'; aggiungerei che pure i media che hanno annunciato il miracolo non sono senza colpe (dico, ma l'hanno assaggiato? Vabbe') -- e la comica finale e' che io stesso sono vittima del cortocircuito.

venerdì, marzo 10, 2006

Sex and the City. And the wine, and the expert.


[Premessa. Questo post probabilmente e' altamente illegale, giacche' riporta paro-paro una pagina quasi intera di Donna Moderna; come e' forse noto, cio' e' considerato illecito. Ma siccome amo il rischio ed ho una propensione per il crimine, lo faro' lo stesso. Portatemi le arance in carcere. Oltretutto, non e' copia&incollato, e' proprio ridigitato, una faticaccia; il grassetto e' mio].

Lettera di una lettrice, Erica: "Mi hanno regalato una dozzina di quei bicchieroni che sembrano bicchieri da cognac (ma con lo stelo lungo) che, mi dicono, sono i bicchieri di vino di moda adesso. E' vero? Come si mettono in tavola?"

Risposta della redattrice, Maria Giulia Minetti, giornalista ed esperta di galateo: "E' vero, sono di moda. Non mi garbano troppo, ma nascono con qualche buona ragione. Arrivano dall'America, dove hanno scoperto da poco le delizie del vino, e lo servono in bicchieri alti e panciuti, simili a quelli dei sommelier, perche' il vino, in questo modo, si gusta anche con l'olfatto e la vista, ficcando il naso nel bicchiere prima di berlo, ammirandolo in controluce (i personaggi di Sex and the City, che bevono vino per dimostrare quanto sono sofisticati, lo bevono tutti cosi'). Pero', tanto sproporzionati, meno eleganti di quelli normali, costringono a invertire l'ordine della disposizione a tavola: prima il bicchierone da vino, poi quello da acqua (piccolo, in confronto: ne compri un set fantasia, senza stelo, da affiancare a quelli che le hanno regalato). Li usi solo quando desidera fare assaggiare un vino di gran classe, da gustare in pompa magna. Per mettersi al corrente, e divertirsi, si prenda il dvd di Sideways (2004) dell'americano Alexander Payne, piccolo-grande film sull'amore per il vino. E non solo".

martedì, marzo 07, 2006

Day off.


"Posso accontentare solo una persona al giorno. Oggi non è il tuo. Nemmeno domani sembra che vada bene".
Suggerimento per spiritosi wine-bar con lavagnetta.
[Via Flickr]

Ripensandoci, non fa così male.

Se ricordate l'annosa vicenda dell'Itx, il colorante sui tetrapack dalle dubbie [eufemismo] qualità alimentari, potreste essere sollevati dalla notizia che si legge, tra l'altro, in questo comunicato stampa del Movimento Consumatori: "Lo scorso 16 febbraio, l’Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare ha pubblicato un nuovo comunicato sull’ITX (Domande e risposte sull’ITX) in cui, tra le altre cose, si dichiara che nessuno studio verrà condotto dall’AESA sulla tossicità dell’ormai nota sostanza chimica ritrovata lo scorso autunno in alimenti confezionati in Tetrapak" . Insomma, hanno deciso che forse non fa così male.
Il Movimento Consumatori chiede, comunque, che "l’AESA ritorni sulla sua decisione e si impegni a fornire dati certi e completi sul rischio legato all’ITX".

domenica, marzo 05, 2006

Avvisate la Stradale.


"I russi resistono meglio all'alcol", si legge qui. "Lo afferma la professoressa Svetalana Borinskaia, del Laboratorio d'analisi del Genoma presso l'Istituto di Genetica Generale" -- e io che pensavo fosse solo una leggenda metropolitana. Bisogna ritarare gli etilometri.

martedì, febbraio 28, 2006

Winemaking for dummies.


Dice: ma certi vini californiani costano pochissimo, e ci invadono il mercato. Leggi pure che scrive Greenplanet, che entra nello specifico: "Ma c'è un altro capitolo a vantaggio dei produttori californiani o australiani rispetto agli italiani: sono le norme che definiscono i confini di intervento e regolamentano la produzione di vino. Le leggi europee stabiliscono come, quando, cosa piantare e quanta uva deve rendere la vite. Altrove non esistono limiti; come non ci sono freni alle pratiche enologiche, procedure, tecniche e modelli produttivi che variano di molto tra la vecchia Europa e i Paesi stranieri, con il risultato di rendere il costo finale della bottiglia più competitivo. Così, i processi di ultrafiltrazione con colonne rotanti oppure di scambiatori anionici, alla fine fanno differenza".
Scambiatori anionici, avete letto bene. Fa molto Star Trek.

mercoledì, febbraio 22, 2006

La Cina è vicina (premio per il titolo banale di post).

Pare che in Italia, fin'ora, i vini cinesi abbiano avuto "un'accoglienza freddina".
Per forza, senti che ha detto un Sommelier allo scorso Vinitaly (tutta colpa dei Sommelier, come sempre): "All'etichetta elegante con bottiglia bordolese di nuova generazione e nome internazionale accattivante si contrappone un'informazione incompleta sull'annata [hanno messo l'anno cinese?] e un contenuto di qualità mediocre nei profumi e nel sapore". Insomma, ripassi.

giovedì, febbraio 16, 2006

Vino al metanolo: interviene la CIA.



[Nella foto, alcuni operativi posano dopo un'irruzione in una nota cantina]


Se lavorassi in un giornale, mi piacerebbe fare il titolista, e inventare titoli che non c'entrano gran che con l'articolo, ma che in compenso fanno sobbalzare il lettore e attirano immediatamente l'attenzione.

Il titolo di questo post, per esempio: la Cia di cui si parla non sta a Langley, e il metanolo non c'e' piu', c'era vent'anni fa: la Cia in questione e' la Confederazione Italiana Agricoltori, che in questo articolo afferma, tra l'altro: "il settore, da allora, si è profondamente modificato e, sebbene sia riuscito a risollevarsi, ha lasciato sul campo centinaia di migliaia di ettari di vigneto, erano circa 1.050.000 nel 1985 e poco più di 700 mila nel 2005; centinaia di migliaia di aziende viticole, erano 1.150.000 nel 1985 e 750 mila nel 2005; decine di litri pro-capite annui nei consumi, erano 80 a testa nel 1985 e sono scesi a poco più di 50 a testa nel 2005 e milioni di ettolitri di produzione annua, era poco più di 60 milioni nel 1985 ed è stata circa di 50 milioni nel 2005".

Insomma, a vent'anni dal metanolo, le sorti sono magnifiche e progressive; oggi la probabilita' di trovare metanolo nel vino (scadente) e', credo, inferiore allo zero per cento; chi desidera vendere roba di bassissimo livello non ha bisogno di adulterare, e' sufficiente che compri gli stoccaggi invenduti di certe cantine cooperative, a prezzi ridicoli: mette cosi' in vendita un prodotto perfettamente legale -- sfortunatamente, scadentissimo. Pazienza.

mercoledì, febbraio 15, 2006

E fu pesto (ma pure trofie).


Era tutto vero. Be', non che ne dubitassi.
La rece? Bene le trofie, rivedibile il pesto. Tsk-tsk, noci e anacardi...

domenica, febbraio 12, 2006

My 2 cents sul sistema di valutazione a punteggio.

[Post ispirato da questa interessante discussione su Vinography]

Per farla breve: sono favorevole a dare punteggi ai vini, al fine della valutazione. Nello specifico, io uso il sistema dei punteggi centesimali. La brevita' e' raccomandabile in ogni argomento per il quale sono gia' scorsi fiumi d'inchiosto, e difatti la diatriba punteggio si/punteggio no e' uno degli argomenti piu' dibattuti in ambito enoico. Quindi evitero' di elencare gli argomenti (alcuni dei quali suggestivi, ammetto) portati a suffragare la causa dei contrari ai punteggi; mi limito ad elencarne un paio a favore.

Il voto centesimale e' rapido. Quando assaggio in batteria dieci-venti Brunello e prendo appunti, scrivo poche note per ogni etichetta ma la parola finale e' sempre il voto. Sopra gli 83/100 piazzo normalmente l'eccellenza, sopra gli 88/100 significa "comprare"; riutilizzando gli appunti a distanza di tempo la facilita' "iconografica" del punteggio serve pure per la consultazione rapida.

Il voto ha pure maggiore obbiettivita'; le note gustative sono contingenti, dato il fatto che il vino diviene; il punteggio fotografa abbastanza bene il livello qualitativo assoluto (perlomeno, io tendo a dare il voto anche tenendo presente il livello in divenire).

E infine, diciamolo, il voto e' amato dal consumatore entry level, che, piaccia o no, rappresenta circa il 90% degli enofili. C'e' pure la minoranza schiacciante dei porthosiani, se proprio non sopportate i voti e avete il tempo di leggere chilometriche schede di degustazione che si concludono (che stress) senza un vincitore ed un vinto; vi toccherebbe assaggiare tutti i recensiti pure a voi, per avere un'idea di chi eccelle. Certo, io sono un famelico lettore di Porthos, ma non si puo' mica essere d'accordo sempre su tutto.
Cio' detto, amo il sistema a punteggio centesimale, ma apprezzo un po' meno il sistema a simboli: due stelle, tre bicchieri, sette pizze, avete presente. Troppo schematico, pure per me.

Olimpiadi invernali (brrr).


Certe letture, certi punti di vista, non si trovano sulla cosiddetta stampa mainstream.
Bisogna per forza cercare in luoghi cosi'. Si parla delle olimpiadi dello sponsor fastfood: "Uno spreco offensivo di risorse, un inutile sfarzo tristemente illusorio, una patetica coreografia ispirata solo a se stessa, cercavano in tutti i modi di ravvivare un sogno del quale conosciamo ormai troppo bene i risvolti più crudeli: la grandiosità di cartapesta, la felicità a comando, il benessere a tutti i costi - la grande menzogna veicolata dal televisore - hanno da tempo lasciato nelle nostre anime lo spazio ad altri pensieri, molto meno illusori e molto più ingombranti".

[Foto: Luogocomune.net]

giovedì, febbraio 09, 2006

Indovina chi ti boicotto questa settimana.

Prima Grillo, poi il Papero Giallo. Ma pure Indimedia, tra gli altri: la nuova legge sulla droga introdurrebbe (anche) il concetto di proibizionismo legato al vino. Che dire? Tutte le frasi fatte che servono a qualificare l'opera di questo governo sono state consumate: robe del tipo "hanno toccato il fondo, poi hanno cominciato a scavare" non rendono l'idea. Ci vorrebbe qualcosa di piu', qualcosa di originale. Una cosa forte, una provocazione: tipo cominciare a boicottare i produttori di vini della CDL. Sei produttore di vino, ma pure deputato di Forza Italia, o di Alleanza Nazionale? E io ti boicotto.
Parliamo di provocazione, eh, sia chiaro. Si, si, tranquilli.

Deluxeblog colpisce ancora.

Il vino piu' costoso del mondo. (Solo 160.000 dollari).

martedì, febbraio 07, 2006

Mai un attimo di relax.


Non fai a tempo a rilassarti un attimo su uno dei soliti adult site, che arriva il banner di Giordano.

[Link non consigliabile sui luoghi di lavoro, specie se il capo e' nelle vicinanze]

Buon compleanno, Punto Informatico.

Dieci anni fa nasceva Punto Informatico, pubblicazione online di riferimento per quanti vogliono capire qualcosa di questo strano ordigno. Per avere un'idea di come stavamo messi, informaticamente parlando, dieci anni fa, il sommario del numero uno di PI, datato 7 febbraio 1996, e' qui.
All'inizio del '96 usavo ancora Windows 3.11 -- e settavo la connessione ad Internet con Netscape 2. Pagavo alla Sip (o era gia' Telecom? Boh) una roba tipo quattrocento mila lire a bimestre di scatti telefonici, con una connessione dialup a 14.4. E pure un canone annuo al mio provider. Ah, ricordi.

lunedì, febbraio 06, 2006

Alcuni imprescindibili doveri del buon enotecaro.

[Prefazione: essendo io un buon enotecaro, amando il mio lavoro e ancora di piu' la mia affluente clientela, ho sempre provveduto a cambiare le bottiglie afflitte dal tappo. Dìcesi sempre, in ogni caso, per qualsiasi cifra]

Ha ragione lavblog: la bottiglia bouchonee va cambiata all'istante. Ha pure ragione il suo commentatore, va cambiata anche se l'enotecaro non riesce a rivalersi sul produttore (produttori, nota razza tirchia; il mondo sara' salvato dalla razza filantropa degli enotecari). Ma non basta, perche' limitarsi, e' giusto introdurre qualche altro dovere in capo all'enotecaro. Eccone due o tre tra quelli rilevanti.

Diritti di rimborso connessi al tappo/1
Non basta rimborsare la bottiglia. Pure la benzina per tornare in bottega, e che diamine.

Diritti di rimborso connessi al tappo/2
Non basta la benzina. Pure il lavaggio del parabrezza dell'auto, e che diamine. (Performato dall'enotecaro in persona, dotato di regolare attrezzo lavavetri).

Diritti di rimborso da danneggiamento.
Se stappando la bottiglia si macchia il soffitto (avete presente, certi Lambrusco molto frizzanti) l'enotecaro deve re-imbiancare la stanza.

Diritto di rimborso amoroso.
Se compri una bottiglia per indurre la tipa ad amorosa accondiscendenza (effetto vasodilatatore dell'alcol, sapete) ma le cose vanno per il verso sbagliato, l'enotecaro deve provvedere la fornitura di una professionista del settore allo scopo di ripristinare le aspettative. (Non e' chiaro se tale obbligo sussista solo per la clientela maschile, oppure possa allargarsi specularmente a quella femminile. La cosa e' variamente dibattuta).

[Postfazione: quanto sopra accade solo in enoteca. Sfortunatamente il consumo di vino avviene, per oltre il 70%, attraverso i supermercati. Qualora proviate a riportare una bottiglia aperta e difettosa per il malefico tappo alla copp-sei-tùù, otterrete probabilmente quello che si descrive come "gesto dell'ombrello"]

Fenomenologia del popup inutile.


Questo che vedete e' l'inutilissimo popup dell'Unita', che ammorba pure il mio amato Firefox (son troppo pigro per ravanare le opzioni e incenerirlo). Oltretutto, pure expired. Come il loro buonsenso.

domenica, febbraio 05, 2006

E Londra rimase senza Champagne.

Proprio cosi', venne pure l'alba del giorno in cui Londra "run out of Champagne", cioe' si trovo' a secco di bollicine (francesi). Vinography riprende Decanter riportando questo tragico evento: "le quantita' di Jeroboam Dom Perignon sono talmente ridotte, da fronteggiare la sparizione"; il consumo smodatissimo dei ricconi della city ha semplicemente messo alle corde le capacita' degli importatori.
Ora, va detto che tale affermazione proviene da un portavoce di Moet, cosi' da far sorgere qualche sospettuccio di viral marketing; e infatti nel blog di Alder i commentatori si lanciano in frizzi e lazzi del tipo "questa fandonia non me la bevo". Pero' Decanter dice che a Londra il consumo di grandi formati di Champagne e' aumentato del 40%.
Maledetta crisi.

[Piccolo update: vedo solo ora che Slawka G. Scarso nel suo blog ha dedicato all'argomento un post lo scorso 3 febbraio]

sabato, febbraio 04, 2006

Si blogga per un piatto di pasta.

E poi uno dice che a bloggare non ci si guadagna. Per dire, se sei blogger da almeno sei mesi, San Lorenzo ti regala trofie e pesto.
Il pesto e' il genere di preparazione molto local, oggetto di infinite dispute tra un quartiere e l'altro di Genova (il basilico deve essere di Pra', no, Palmaro, no, pure Voltri va bene; quello ci mette le noci, quell'altro osa l'aglio -- e via accapigliandosi).
Adesso assaggio quello di San Lorenzo (con gli anacardi? Argh!) poi semmai vi dico. Buon appe.

[Via Simplicissimus]

Negociant (chi l'ha visto).

Quando scopri un nuovo blog (thank you Peperosso) passi un po' di tempo a leggerti con piacere tutti i post che ti sei perso. Per esempio, questo di acquabblog. Acquabblog e' il corporate blog di Acquabuona.it -- non so bene se si dica corporate ma vabbe', suona cool.

Comunque, dicevamo, il post in questione: che fine ha fatto il pernicioso Volorosso? L'acquablogger va al supermercato e nota che le bottiglie latitano, e si domanda, ma come, prima imperversava, e adesso?
Questi sono i famosi sondaggi fatti nel tinello di casa, e sono autoreferenziali ed ombelicali, quindi mi vanno benissimo. La lettura mi ha fatto ricordare dell'unica volta che mi e' capitato di assaggiare una bottiglia di vino branded Volorosso; pure proseguendo nello stesso stile autoreferenziale-ombelicale, se uno parla di un vino magari con tono critico, sarebbe il caso che l'avesse assaggiato: per quanto mi riguarda, un solo assaggio di una sola tipologia rende il test alquanto limitato, ma ve l'avevo detto, siamo in modalita' assai tinello-di-casa.

Orbene, l'assaggio. A casa di amici, gruppo eterogeneo; tra questi, qualcuno sensibile agli spot televisivi, si fa irretire dalla teribbile rèclame Volorosso (hai presente, quella col tipo io-sono-quello-che-se-ne-intende che ti apostrofa: "occhio a Volorosso!" e cosi' si assaggia una Bonarda Oltrepo'. Seguono note degustative. Tralasciando l'aspetto cromatico, olfattivamente nulla di che (solita mora, ma pure qualche puzza), in bocca e', come dire? Dimenticabile. Fine delle note gustative. Una roba che si situa, in punteggio centesimale, sui 65/100.
Ora, il problema e' il seguente. Lo spot di Volorosso parlava, se ben ricordo, di vini di qualita' elevata; quindi la domanda sorge spontanea, chi e' stato che ha contraffatto questa bonarda? Essi', perche' non so voi, ma io piazzo la qualita' elevata dagli 80/100 in su. Qui ci sono due possibilita', o quella bonarda e' contraffatta (falsificano Sassicaia, hai visto mai che pure Volorosso?) oppure, semplicemente, quello spot racconta fandonie. Mumble-mumble.

Vabbe' dai, mentre meditavo, pensavo pure ad un'altra cosa. In Francia quelli che imbottigliano vini di diversa provenienza, che raccolgono ed assemblano vini magari senza nemmeno possedere vigneti, si chiamano Negociant. Tuttavia, questa cosa non ha la valenza negativa che puo' sembrare, anzi. I Negociant sanno che se selezionano prodotti eccellenti, si qualificano come eccellenti Negociant (semplice, eh?) -- e cosi' in Francia esistono magnifici Negociant che, senza essere Recoltant, ti garantiscono livelli notevoli.
Qui, da noi, le cose pare vadano un po' diversamente: la figura del Negociant alla francese latita. Nell'ambiente usiamo un termine, Imbottigliatore, che non suona affatto onorifico. "Quello e' un imbottigliatore" diceva mio padre quando parlava di un commerciante che ti gabellava non-si-sa-bene che vino, e di che provenienza. Loro hanno i Negociant, noi gli Imbottigliatori.
Per essere come i francesi bisognerebbe lavorare con rigore, raccogliere sempre prodotti iperqualitativi, e farlo continuativamente, magari per decenni. Eh, bisognerebbe.

venerdì, febbraio 03, 2006

Italia, Forza.


Ci sono giorni in cui la lettura delle notizie e' piu' deprimente di altri; oggi, per esempio, il mondo va in fiamme per colpa di alcune vignette. Dalle nostre parti il senso dell'umorismo e la tolleranza sembrano fortunatamente maggiori, e tantovale approfittarne. Pero' e' un sorriso a denti stretti, se pensi a chi non riesce a sorridere.

[Via Macchianera, a sua volta via svariati altri che non linko per pigrizia]

mercoledì, febbraio 01, 2006

(Auto)citarsi addosso.

Tempo fa mi capito' di parlare di tappi intelligenti, dotati di chip RFID e di possibili crack: la tecnologia wireless si presta assai. Oggi leggo su Punto Informatico che qualcuno e' avanti col lavoro, visto che i malefici RFID sui passaporti olandesi (pure noi dovremo adottarli) sono sniffabili.
Merita di essere riportato un commento letto su PI: "secondo voi perchè io mi sono comprato un kit RFID? 300 € ma ben spesi. Lo uso anche per clonare i badge aziendali e gli skypass".
Skypass? Peccato che il mio doctor m'ha pronosticato zero sci per almeno un anno; ma i tappi RFID, giuro, quelli ci proverei. A craccarli, dico.

martedì, gennaio 31, 2006

Lo dicevo, io.

Appena finito di fare lo spiritoso con quelli dell'Ais, mi tocca correggere il tiro.
Questo interessante articolo e' opera di un Sommelier: il titolo,"Cosa deve avere un vino, nel 2006, per la vittoria nella corsa della qualità?" puo' trarre in inganno, in realta' si tratta di una lettura zero trombonesca. Anzi, si chiude con questa bella considerazione, in linea col mio punto di vista sull'assaggio (che talvolta e' una specie di realta' inconoscibile, vagamente kantiana): "un grande vino è un’illusione: ti sfida a prenderlo e trattenerlo, e proprio quando credi di averlo in pugno è già sfuggito alla tua presa. Un grande vino si prende dei rischi. I grandi pittori, i grandi scrittori e compositori camminano su di un filo, in equilibrio tra il fallimento e la noia, e cosi’ anche i grandi vini".

sabato, gennaio 28, 2006

Tesori nascosti.

Esiste una tipologia umana curiosa, quella che trova in remote dispense bottiglie abbandonate dalle generazioni e crede di avere chissa' che tesoro tra le mani; quindi affligge l'enotecaro di turno chiedendo "quanto puo' valere?" -- o peggio: "quanto mi offre?"

Normalmente, non si tratta mai di Jeroboam di Monfortino '89; di solito ti mostrano dei Cortese Piemonte del '65, o giu' di li'. Poi, fortunatamente, ci sono quelli che hanno imparato a disintermediare (quanto mi piace questo termine) e usano, esempio, E-bay per vendere una "bottiglia rarissima di vino Bardolino del 1975" al modico prezzo di 50.000 (dìcesi cinquantamila) euri. Va pur detto che tràttasi di grande formato, "contenuto netto litri 3,780"

[via forum del Gambero Rosso - immagine da E-bay.it]

venerdì, gennaio 27, 2006

Comunicazione di servizio.


Usiamo il blog in modo molto corporate: causa neve, l'enoteca e' chiusa (anche) oggi, venerdi' 27 gennaio. La foto che vedete e' la vista che ho davanti, pure ora; normalmente si vede il mare, oggi c'e' questa visione molto alpina. Tutti a casa, al caldo.

giovedì, gennaio 26, 2006

Saluti dalla Bulgaria.


Era qualche millennio che non transitavo sul sito dell'Associazione Italiana Sommelier. Tra tante meritevoli cosine, si legge pure questo comunicato:
"La GEN [traduzione: Giunta Esecutiva Nazionale] ha constatato che la Ruinart non ha modificato il suo atteggiamento nei confronti dell’AIS rispetto allo scorso anno, nonostante le promesse e le assicurazioni espresse solo verbalmente.
Con grande rammarico, la GEN è pertanto costretta a confermare la decisione di non partecipare alle selezioni europee. Ciò perché ritiene di dover adottare un comportamento chiaro e deciso nei confronti della Ruinart, per tutelare il buon nome dell’A.I.S. e di tutti i suoi soci.
Si è quindi costretti ad invitare i sommelier a non partecipare alle selezioni, ricordando che, in caso contrario, incorreranno in gravi provvedimenti disciplinari.
La GEN ha dato mandato al Presidente di rivolgersi alla Ruinart esprimendo le rimostranze di tutti i suoi componenti"
Porca paletta, ha detto proprio gravi provvedimenti disciplinari! Ma che diamine han combinato 'sti piantagrane de la Ruinart?
Nel forum AIS si legge la spiegazione, grazie ad Antonello Maietta. Leggere attentamente:
"Dovete sapere che già nell'edizione 2004 la Ruinart è venuta meno ad un regolamento da essa stessa emanato. Mi riferisco in particolare all'aspetto organizzativo che secondo regolamento deve avvenire di concerto con l'associazione nazionale ospitante, ma soprattutto per quanto riguarda la formazione della Giuria che deve essere presieduta dal presidente dell'Associazione nazionale ospitante e formata da persone designate di comune accordo. A conferma di questo potete verificare il regolamento sul sito www.trophee.ruinart.com. Ebbene per la seconda volta consecutiva, anche per l'edizione 2006, difformemente da quanto stabilito dal regolamento ci è stata comunicata la scelta di un presidente di giuria diverso da quello previsto dal regolamento e non siamo stati coinvolti sull'aspetto organizzativo, ci sono stati comunicati semplicemente luogo e data della finale nazionale e nominativo del presidente di giuria designato.
Tutto questo non ci ha offerto sufficienti garanzie circa la tutela dei nostri ragazzi eventualmente impegnati nel concorso.
In sostanza crediamo che Ruinart, in quanto organizzatore dell'evento, abbia tutto il diritto di emanare qualunque regolamento ma dovrebbe avere poi il dovere di rispettarlo".
Tutto chiaro? Ce l'avete fatta ad arrivare fin qui? Avete pure voi l'impressione di respirare un'aria da socialismo reale, tipo Bulgaria dei bei tempi?

[A scopo di ristabilimento del kharma, e per amore della verita', va detto che chi scrive venne cacciato con infamia dall'AIS; il mio stemma fu dato alle fiamme, i miei diplomi strappati, il mio tastevin fuso ed il metallo riutilizzato per altro uso; infine il mio nome fu condannato alla damnatio memoriae].

mercoledì, gennaio 25, 2006

Fidatevi.

Peggiorando nella deriva off topic, sospendo un attimo la chiacchiera sul vino e vi invito caldamente a visionare questo.

lunedì, gennaio 23, 2006

Navigare necesse.

Ammetto, sto prendendo una brutta piega. Questo sta diventando un blog che parla di blog, e cio' non e' del tutto sano. La scusa e' sempre la stessa, mi e' capitato l'occhio, ci son passato per caso, mi han provocato (e via cosi'); ergo, ne parlo.

Deluxeblog.it e' fatto apposta per contraddire le tesi oscurantiste secondo le quali tutto sta andando a rotoli. Ma de che, come direbbero a Roma: persino nei ristoranti di lusso in India furoreggia il vino italiano. Il concetto di ristorante di lusso affiancato all'India mi crea qualche problema di natura ideologica, probabilmente il terzomondismo pauperista che mi deriva dalle trascorse militanze collettiviste non aiuta. D'altra parte si chiama De Luxe Blog, mica Metalmeccanico Blog. Tra un piumino Moncler per cani e un ristorante di lusso di Bombay, e' una lettura quasi confortante.

E comunque, con colpevole ritardo apprendo l'esistenza de "l'Istituto Grandi Marchi, fiore all’occhiello dell’intero sistema vitivinicolo italiano" [bum! nientemeno]. Notare che il citato fiore all'occhiello si avvale di ùrendo sito in flash, la cui sezione in italiano e' "coming soon", che significa "non serve farla ora, la pagina italiana".

sabato, gennaio 21, 2006

Per chi scrive Bruno (Vespa).

«Chiedere a Furio Colombo un parere su di me è come sollecitare a Dracula un giudizio sull’Associazione donatori di sangue. Quando era direttore de “l’Unità” mi ha scagliato addosso centinaia (dico centinaia) di attacchi. Mi muove le peggiori accuse: abusare del video pubblico per tendere agguati alla sinistra nel quadro di un servizio da rendere a Berlusconi»
La frase che leggete qui e' la striscia rossa sull'Unita' online di oggi. Ed e' stata proferita da Bruno Vespa. E' lo stesso Bruno Vespa contro il quale si scaglia il Franco Tiratore, accusandolo di essere "sempre dalla parte del potere, anche quando scrive di vino". In effetti il caro Brunello Vespa, ogniqualvolta parla di un vino, presenta come chissa' che novita' le etichette piu' deja-vu d'Italia: da ultimo, per dire, Firriato. Capirai che originale, come si chiama questo? "Correre in soccorso del vincitore"?
Il fatto e' che Vespa non scrive per gli addetti ai lavori. Scrive per le masse (incolte); "giornalismo generalista" credo si dica: non scrive per me, per il Franco Tiratore e nemmeno per Massobrio e per tutta la minoranza schiacciante degli eno-evoluti. Su cento lettori di Panorama, dieci sbadigliano leggendo "Firriato", ma novanta, temo, fanno "oh" e ricevono la notizia come fosse un oracolo. Vespa scrive per i naif. Bisogna essere naif, molto naif, per credere a certe affermazioni.

giovedì, gennaio 19, 2006

iQualchecosa.

Leggendo Geeksquare, e trovando l'ennesimo ordigno i-qualchecosa (iFish, stavolta), ho avuto una tardiva illuminazione da cybersquatter. Tardiva, perche' iWine.com, come pure i-wine.com sono occupati da tempo; curiosando tra i nomi di dominio, c'e' un italiano, ed apparentemente inutilizzato, i-Wine.org. Insomma, arrivo tardi, pazienza. Resta la curiosita' su che diamine puo' mai vendere (o parlare) un sito iWine. Probabilmente una roba molto geek collegata al vino.
Nah, non sono ancora pronto.

mercoledì, gennaio 18, 2006

Oppss/2

Sembrava fatta, il club del tavernello poteva festeggiare. E invece pare che no, l' itx incombe pure li'.
Si attendono controanalisi.

Scusate l'ombelico.

Ogni volta che posso, parlo bene dell'informazione in Rete. L'informazione dal basso, i blog e non solo; appartengo al genere di net addicted che non usa da anni, ormai, la tivvu' per informarsi. Niente Sky, satelliti, e nemmeno digitale terrestre (velo pietoso). Sono tuttavia un po' infastidito dal blogger autocelebrativo che si dice (addosso) quanto e' bravo, eccetera: quindi, nello scrivere queste cose, provo un certo imbarazzo da eccesso di culto ombelicale, e me ne scuso: e' una specie di corto circuito, questo media dovrebbe evitare di autocelebrarsi, anche perche' questo malcostume andrebbe lasciato a lorsignori dell'Informazione Alta, che si lodano ed imbrodano a sufficienza. E' una forma di pudore, diciamo.
Eppero' [eppero' fa molto Bonolis, eh, lo so] -- eppero' dicevo, ci sono notiziole che ti fanno sbellicare, nel modo in cui son presentate. Dai media mainstream, sa va sans dire.

In rete la notizia del vino prodotto da Madonna gira da prima di Natale. Il 21 dicembre, per dire, perfino Mtv (non Hugh Johnson, Mtv!) rileva che il suo acquirente conta "sull'unicità dell'oggetto piuttosto che sulla qualità del vino". Amen. Del resto questa notizia causa, all'enofilo, alternativamente lo sbadiglio o lo sconforto; vino e celebrita', si-si, deja vu. Comunque, lo sgub si leggeva, qua e la', fino ai primi di gennaio.
A meta' gennaio, tah-dah, i tiggi' nazionali ci annunciano, ma dai? Che Madonna produce vino, chissa' che buono, ullalla'; con sprezzo del pericolo, un giornalista ha appena riportato che Madonna ama il Merlot: ma dico, non l'ha visto, Sideways?
Roba che uno nemmeno fa a tempo a sbadigliare o sconfortarsi, fa prima a roteare il telecomando, clic, e mette su Mtv.

[Quanto sopra mi inserisce di diritto nel gruppo di blogger che associano le donne nude ai post. Finalmente!]

venerdì, gennaio 13, 2006

Si dice il peccato.

Ci sono ambiti nei quali siamo encomiabilmente rispettosi della privacy, per cui notizie come questa sono sempre avvolte da un piacevole manto di nebbiolina: "Secondo le indagini della Guardia di Finanza di Cesena i sette avevano posto in essere un'organizzazione che produceva del vinello gassificato che veniva imbottigliato in alcune cantine di Cesena e Castel San Pietro (Bologna)" [Chi sarebbero 'sti sette? Quali cantine?] -- e ancora: "Nel raggiro venne coinvolto pure un noto grossista di Treviso che aveva comprato un grosso carico di Moet Chandon che si scoprì falsificato" [Noto? E il nome, no?].

D'altra parte, ancora non ho capito chi comprava la farina da Casillo. Nessuno, parrebbe.

domenica, gennaio 08, 2006

Piovono good news.


Almeno un paio di buone notiziole: boom delle vendite di Franciacorta sotto Natale, e gran performance dei vini italiani su quelli francesi (scusate il momento sciovinista) nel mercato americano. E' il genere di notizie che (alle solite) confligge con le uguali e contrarie che ci danno per comatosi, allo stato attuale dell'economia enoica; detto senza polemica, non si capisce (alle solite) se le cose vanno poi cosi' male, sempre ammesso che le cifre che si leggono siano vere [sono in una profonda fase cospiracy, dubito ormai di tutto]. In conclusione, riesco solo a pensare (alle solite) che ci sono produttori che lavorano alla grande, e della crisi leggono solo nei notiziari. Altri, invece...

[ immagine: Ferghettina.it ]

sabato, gennaio 07, 2006

Prove tecniche di reality.

Personaggi: due assaggiatori ideologicamente contrapposti, un tradizionalista e un modernista.
Edoardo è il tradizionalista; capello corto, giacca blu e cravatta regimental, guida una Volvo. Al modernista hanno inflitto il nome di Kevin, felpa con cappuccio e jeans oversize, e dreadlocks. Arriva in scooter.
Kevin e Edoardo son amici dai tempi dell'asilo, condividono (almeno una) stessa passione, ma, appunto, su barricate contrapposte. Si vedono alla solita vineria, orario aperitivo.

Edoardo squadra il look dell'amico: - E' arrivato 50 Cent.
Kevin: - Ti piaccio, eh?
- Mah, veramente, ti stavo insultando...
- Dai, ci apriamo il millesime di Moncuit?
- Oh, deogratias, dopo quella me[beeep] di chardonnay barricone dell'altra volta...
- No, è che tu hai sviluppato qualche intolleranza alla vaniglia...
- Kev, tu mi devi spiegare come ca[beeep] fai a trangugiare quella robaccia banale, prevedibile... quel legno invadente... diomio che vergogna.
- Edo, non chiamarmi Kev. Quello chardonnay non è banale, è suadente.
- Kev, non chiamarmi Edo. Tu confondi la suadenza con l'appiattimento, con la standardizzazione del gusto, ma che ca[beeep] te lo dico a fare...
- Sembri la caricatura di un forumista di Porthos.
- Ah, si? Tu leggi il forum di Porthos? Pensavo non leggessi altro che Maroni.
- Oddio che tritapa[beeep] chessei, ma se ieri ho pure detto che il Barolo di Massolino mi piace. Il base 2001, dico, non i cru, davvero fantastico, e che naso! Assolutamente non allineato, aveva queste note di humus, di terra bagnata...
- Hum.
- Eh no, scusa, ho detto che Massolino è buono, e tu fai "hum".
- Ma, se proprio andiamo a vedere, non è che Massolino sia veramente tradizionalista, usa pure le barrique.
- Edo, non sul Barolo-base, quello fa legno grande, ripigliati.
- No, no, quando in una cantina entra una barrique è la fine, non sai mai dove sono capaci di usarle.
- Tu sei posseduto, qui ci vuole un esorcista. Guarda, ti auguro che Massolino metta tutto in barrique, così impari, dal Dolcetto alla Favorita.
- Se tu capissi qualcosa di vino, sapresti che i Barolo seri sono altri. E non metteresti i termini "barrique" e "dolcetto" nella stessa frase.
- Dico, vogliamo allora parlare dei tuoi barolisti del cuore? Tipo Bartolo Mascarello?
- Tu non sei nemmeno degno di pronunciare quel nome. E poi, che avresti da dire su Mascarello...
- Il mese scorso ad Alba hanno fatto una comparata di 2001, e i campioni di Mascarello avevano delle puzze spaventose, si è parlato pure di rifermentazione; me l'ha detto una mia amica che c'era.
- Dillo un'altra volta, ripeti un'altra volta 'sta ca[beeep] ed esco fuori a tagliarti le gomme al motorino.
- Rassegnati.
- Ma se i tuoi amichetti del Gambero gli han dato pure i tre bicchieri al 2001! Ammesso che ne capiscano qualcosa, quelli, che han trebicchierato pure Firriato... Firriato, ma ti rendi conto??
- T'ho mai detto che quando parli della Guida del Gambero diventi tutto rosso? Sale dal collo e poi su, alle orecchie... E comunque almeno Firriato non puzza.
- Ma cosa ne sai di puzze tu, cosa! Mi fai venire in mente quella volta che al corso AIS hai valutato difettoso quel barbera portato dal relatore. Solo perchè non aveva la solita marmellata al naso, che figura di me[beeep]!
- E invece quella selva di mercaptano a te piaceva. Patetico.
- Quello non era mercaptano, era carattere... personalità... visceralità. Ecco, quello era un barbera viscerale.
- Si, immagino in effetti che quando sbudellano qualcuno l'odore sia quello.
- Comunque bella mossa cassare una barbera di quella caratura. Poi ti sorprendi che all'esame t'han bocciato.
- Dici che c'è una qualche relazione tra le due cose?
- Eh, tu che dici. Oh, apriamo Moncuit?

Edoardo solleva lentamente il tappo dello Champagne 96 di Moncuit, Grand Cru. Il tappo si sfila silenzioso, lasciando emettere il sospiro di prammatica alla bottiglia. Poi, accosta il sughero al naso. Kevin è impaziente: - Allora?
- Eh, bello agrumato, senti...
- Più che altro frutta bianca, direi.
- Gran bel tappo.
- Bravo Edo, tu ciucciati il tappo che io mi bevo lo champagne.
- La tua vis comica è in ribasso, sii più rispettoso della liturgia. E non chiamarmi Edo.
- Hmmm, naso molto agrumato, davvero, sembra indietro, è ancora molto verde.
- Decisamente non pronto, troppo citrino, trattasi di infanticidio.
- Eh, be', posso capirti, a te piace quell'ossidatone di Krug.
- No, allora dillo, vuoi la guerra? Ti do un calcio negli stinchi? Non osare ripetere "ossidatone" con Krug.
- Ossidatone, ossidatone, ossidatone.
- Sei un uomo morto.
- Versami del Krug e trapasserò in un attimo.
- Mi chiedo come faccio a sopportarti.
- Perchè ti faccio bere Moncuit! Senti che freschezza...
- Peccato sia iperacido, si conferma il naso, è ancora troppo indietro. Per limare questa disarmonia sulla durezza è capace che ci vogliono cinque anni di vetro.
- Aahh, Edo, evabbe', lo bevi su due ostriche, vedi come te lo godi. E comunque, è un bere molto easy, poi in bocca mica esce fuori solo l'acido, esprime altro... e pure al naso ora, senti meglio.
- Onestamente sono un po' preoccupato, sono d'accordo con te.
Vabbe', per oggi mi puoi chiamare Edo.

[I personaggi sono inventati, i vini citati e relativo gossippume, invece, no]

venerdì, gennaio 06, 2006

Sei barbone? Sei alcolizzato? Sei canadese? Buone notizie.

Vino gratis per barboni alcolizzati - Canada, studio dimostra riduzione abuso. Questo allettante titolo del Tgcom mi ha fatto sobbalzare; io sono normalmente antiproibizionista, ma questi mi hanno sorpassato a destra; si scopre che su un numero di diciassette volontari che si sono prestati all'esperimento, ben undici hanno ridotto i consumi; tre sono pure deceduti, va sottolineato. "Il programma in generale però ha convinto, tanto che sarà presto adottato in altre province del Canada e degli Stati Uniti".
Questo, comunque, per gli alcolisti barboni. Agli alcolisti benestanti resta Ron Hubbard (come da google ad che accompagna la notizia).
Nessun indizio sul tipo di vino utilizzato. Che sia canadese?

giovedì, gennaio 05, 2006

Solo 90 punti. E solo 1680 dollari.

Interessante post di Fermentation sul punteggio, tutto sommato bassino, raggiunto dal Domaine de la Romanee Conti Romanee Conti (non mi sono sbagliato a scrivere, il vino si chiama come il produttore, diciamo) 2002: 90 punti. Il problema e' che il DRC (quelli giusti chiamano cosi' il Domaine, DRC) costa la bella cifra di 1680 dollari la bottiglia, a casa di mr. Tom Wark. Questo lo rende, secondo Fermentation, probabilmente uno dei peggiori vini con rapporto qualita' prezzo esistenti al mondo. Anzi, aggiunge, considerando che in California ci sono produttori di Pinot Noir che si attestano sui 94 centesimi di punteggio, ma costano 50 dollari, forse avrebbero titolo ad usare questo argomento per il marketing: hey, noi siamo meglio del DRC.

lunedì, gennaio 02, 2006

Ode all'Amarone.

Io cerco di essere fedele al mio principio dell'abbinamento sociale. Cerco di aprire bottiglie importanti anche in base all'audience, cioe', in base alle competenza della compagnia. La sera dell'ultimo dell'anno ho in parte contravvenuto al mio principio, e pure in presenza di (cari) amici non skillati, ho aperto una magnum 2000 dell'Amarone di Zenato; nel farlo ho corso il rischio consueto di servire una prelibatezza e incontrare lo sguardo distratto tipico di chi non capisce un'acca del vino che ha nel bicchiere; hai presente, quello sguardo "uh? Ma che vino e'?", oppure quei tristi commenti del tipo "hey, questo vino e' strano" -- quel genere di commenti che manda in acido ogni enofilo. Beh, non e' andata cosi', e il merito e' dell'Amarone.
C'e' qualcosa di speciale in quel vino, che riesce nella quadratura del cerchio, conquista senza bisogno di spiegarsi, e' grande senza mettere in soggezione; voglio dire, abbiamo diversi livelli di grandezza nazionali, tipo Brunello, Taurasi, Barolo (cito a caso) ma tutti sembrano avere una venatura di austerita' che alla fine costituisce un limite alla percezione gustativa del fruitore non-skillato. Ode all'Amarone, che conquista (quasi) tutti al primo colpo. Magari sara' pure quel frutto cosi' intenso, la potenza aromatica da confettura di frutta, che seduce il maroniano che si nasconde in ognuno di noi (ops). Cerco sempre una terminologia colorita per descrivere un vino, e nella scheda sul sito di Zenato trovo un aggettivo perfetto a definire il loro Amarone: maestoso.

sabato, dicembre 31, 2005

Ultimo post (per quest'anno).

Be'? Che ci fate qui, e' l'ultimo dell'anno, su, andate a festeggiare. Siete quasi peggio di me che a quest'ora medito nel mio ufficio solitario. Via, via, come dice qualcuno, aria aperta, basta blog. Ci si rivede, eh?

venerdì, dicembre 30, 2005

Stappami una killer app.


"La killer app: il vino col tuo nome". Ironizzare su articoli con titoli cosi' e' un gioco un po' troppo facile, ma che ci vuoi fare, puo' darsi che a Natale siano tutti piu' buoni, io sono piu' sarcastico. Per inciso, se siete tra i due o tre malcapitati che non sanno che diamine possa essere mai una killer app, vi faccio un esempio. Avete presente i lettori di MP3 portatili? Ecco, in quel settore la killer app (application, cioe') e' l'iPod, che ha eliminato (killer) la concorrenza, e si e' imposto come applicazione preferita dalle masse. Killer App. Se poi non sapete che sia un MP3, oh, non avete speranza.

Cio' detto, che fa una killer app enoica? Soprattutto, chi deve killare? Secondo gli estensori di questa articolessa di Businessonline.it pare che sia una roba che tutti aspettavano per raggiungere l'agognato successo commerciale: la personalizzazione dell'etichetta, dico. "Il vino personalizzato potrebbe essere un prodotto di grande successo". Poi tuttavia precisa: "Da capire però il ruolo dell'uva nel processo" -- si, vabbe', stai a guardare al pelo.

Adesso, se la smettiamo tutti di ridere, bisogna seriamente ricordare che questa cosa dell'etichetta personalizzata non e' proprio-proprio quella gran novita', eh. Da queste parti si chiamano contoterzisti; funziona anche cosi': tu (poniamo che ti chiami Tizio) sottoscrivi un affitto d'azienda con durata breve, pure brevissima, presso una azienda vinicola che e' pure imbottigliatrice; ecco realizzato il vino Chateau Tizio. Cosi', se hai la tendenza a vedere le cose ammantate da un lieve pessimismo, killer app lo traduci in gioco delle tre carte. Un po' liberamente.

[Noterella aggiuntiva: nell'articolo si legge tra l'altro "democratizzazione dell'esclusività" che mi pare il piu' colorito ossimoro mai letto da mesi]

giovedì, dicembre 29, 2005

Bollicine.

Ci sarebbe da affrontare l'annosa questione, se e' meglio lo Champagne o il metodo classico italiano. Giuro che volevo farlo, dato il Capodanno che s'avvicina, volevo metter giu' un post tecnico/serio. Poi, mi càpita di leggere questo succoso thread sul beneamato Forum del Gambero; cosi', coerente al principio secondo il quale nessuno dovrebbe mai risolvere lo stesso problema due volte, e trovandomi col problema bello che risolto, posso tuttalpiu' incollarvi qui qualche perla. Poi sono due volte grato ai ragazzi del Forum, siccome ho orrore per i flame e per l'uso di terminologia, diciamo, irrituale: il lavoro sporco l'han gia' fatto loro.

Pippuz dixit: "Meglio lo champagne, nonostante l'ennesima cazzata che ogni anno (anche un'ora fa) sento al telegiornale. Cioè che lo spumante è meglio e che gli italiani lo preferiscono. Forse che il 99% degli italiani di bollicine non capisce una mazza?"
E, poi, continua: "per l'ennesima volta mi hanno ragalato l'orrenda confezione arancione da due di veuve cliquot che mi fa pure cagare. L'unica utilità è avere un paio di bottiglie da portare alle prossime feste, con bella figura inclusa e l'immancabile commento: 'Eh, la vedova è sempre la vedova' e la mia risposta: 'si, è sempre la solita merda'"

Insomma, spero abbiate capito il concetto. Grazie di cuore a Pippuz.
Semmai, puo' costituire una valida integrazione un breve corso di enologia for dummies. Pigliate una cartina e date un'occhiata: dov'e' la regione della Champagne? Lassu', a nord. Quasi al limite estremo della coltivazione della vitis vinifera. E noi, dove stiamo? Qua sotto, area piu' temperata, meno estrema. Data questa radicale differenza di terroir (oddio, ho detto terroir), che speranza abbiamo di surclassare i francesi con le bollicine? Risposta: circa zero.

Chiaro ora? Buon Prosecco a tutti, comunque. E appena sentite il solito esegeta de Il Mio Vino che dice "eh, ma vuoi mettere i nostri sciampenuà??" alzate il sopracciglio, e, zot, inceneritelo.

domenica, dicembre 25, 2005

Overheard in enoteca.

Leggete pure voi Overheard in New York? E' un gustoso para-blog fatto dalle segnalazioni di vari utenti, sulle chiacchiere ascoltate per strada a New York. Spiegato cosi' puo' sembrare una cosa improbabile, tuttavia Overheard in New York e' uno dei siti piu' popolari del mondo, con annesse vendite pubblicitarie e successo commerciale; merita un'occhiata, e' buffissimo.

Fatte le debite proporzioni, pure io mi cimento nello spasso. E perche' no? Passato Natale mi restano un bel numero di frasi lapidare dei clienti, degne di un overheard in enoteca. E dato il clima molto contest che si respira in giro, magari potrei metterle giu' sotto forma di classifica. Ed ecco a voi.
[rullo di tamburi]

Terzo classificato: il distratto.
Si fa largo tra due tizi con la blusa TNT Traco, schiva una pila di confezioni imballate in fase spedizione e domanda: "potete spedire?"

Secondo classificato: l'incauto.
"Salve, il vino me lo produco da solo, ma non ho le confezioni regalo: me ne vendete un po' vuote?"

Secondo classificato ex-aequo: l'incauto tirchio.
"Salve, il vino me lo produco da solo, ma non ho le confezioni regalo: me ne regalate un po' vuote?"

Primo classificato: lo scettico.
Alla fine di ogni spiegone su quel che ho in vendita, chiede serio: "Ma, e' buono?" [ultimamente a questa domanda rispondo con "certo che no" cosi', per vedere l'espressione che fa il tizio].

Premio speciale: quello col cane.
"Scusi, ho visto che c'e' il cartello, che non si entra col cane, ma il mio e' bravissimo!" -- al che entra, ed il cane (un alano) prima fa la pipi', poi la pupu', poi travolto dal senso di colpa vomita. Di solito quello col cane non compra nulla.

Premio Gran Menzione per la richiesta piu' originale. Quest'anno va a:
"Ce l'avete l'Amaro del Carabiniere?"

Premio riferito alle tragedie personali dell'enotecaro in stampelle [sperabilmente conferito solo quest'anno].
"Hai scelto un bel periodo per cadere in moto" [vincitore assoluto]
"Se uno non e' capace ad andare in moto, che vada a piedi"
"Perche' non hai fatto la polizza che ti dicevo?"

Gran finale: "avevi bevuto??"

venerdì, dicembre 23, 2005

Niù Lùcc.

Gli ultimi eventi mi hanno stanzializzato abbastanza da rimettere mano al look del blog, quanto basta per uscire dal tunnel dei frame e renderlo degno di un food blog contest, per dirne una. Se non sto usando abbastanza termini stranieri avvisatemi, che so fare peggio.
Sfortunatamente cio' avviene dopo le nominescionz, siccome avrei agevolmente nominato me stesso e mi sarei votato il migliore, ari-siccome ce le suoniamo e ce le cantiamo. Per il balliamo devo aspettare qualche mese, pazienza.

[A prop, grazie per gli auguri]

mercoledì, dicembre 21, 2005

La vita è quello che ti capita mentre stai facendo altri progetti.

Succede che sono orizzontale sull'asfalto, col ginocchio dolorante e la moto sul ginocchio. E' notte, e osservo le gocce di pioggia che mi bagnano la faccia mentre cerco di scorgere il cielo. Un secondo prima era una persona, e ora sono un'altra, un ferito sulla strada con le macchine che ti passano vicino e le urla e la sirena che arriva, e intanto altri motociclisti si affannano a soccorrermi, parlarmi e ripararmi dall'acqua. Poi l'ambulanza, il pronto soccorso, infermieri e dottori.
La vita è quello che ti capita mentre stai facendo altri progetti.

martedì, dicembre 06, 2005

Reliquie.

Quello che si vede in questa immagine, e piu' dettagliatamente, cliccando qui, e' una reliquia di famiglia.

Erano i primi mesi del 1949, mio padre aveva appena aperto la sua osteria a Genova. Aveva 28 anni. Forse tardi per le medie del tempo, ma per lui la guerra era durata un po' piu' a lungo: prigioniero degli inglesi in nord Africa, aveva rifiutato di collaborare ed era stato trattenuto prigioniero fino al '46. Tornato a casa, aveva fatto a tempo a veder venduta la cascina di famiglia dal padrone sotto al quale era stato mezzadro; non riusci' a riscattarne la proprieta', e si porto' dietro tutta la vita questo rimpianto. Quasi giocoforza, "emigrò" a Genova a fare il mestiere di molti piemontesi come lui.
E come un ordinato contadino acquisto' un registro, e dal primo giorno si annoto' gli incassi. Il registro che conservo parte da febbraio 1949 e, nelle ultime pagine, segna il mese di ottobre, 1957. In mezzo ci sono mille appunti, cifre di dare, avere, i primi acquisti (la Vespa, l'Ape), nomi di fornitori che sono pure miei, annotazioni di servizio. E' tra le cose piu' risalenti che mi restano, fisicamente, di mio padre; e' stato uno strumento di lavoro, ma il tempo trascorso lo trasforma in una testimonianza esistenziale.

A questo punto ci si puo' chiedere che senso ha mostrarlo, qui, adesso. Il bello e' che non ho la risposta precisa a questa domanda; io non so perche' sto facendo questo. Non serve tanto a mostrare chissa' che quarti di nobilta', del resto. Potrei dire che mi va di farlo e basta, in nome della famosa autoreferenzialita' dei blog, ma non sarebbe del tutto sufficiente a spiegare perche' oggi ho infilato in uno scanner questo oggetto per me cosi' pieno di significato. Credo che sia l'atmosfera natalizia, anche, ed in parte; per il bottegaio natale e' una specie di vortice di numeri; qui con me ho sempre questa specie di lunga sequenza di numeri che e' questo vecchio registro; e, come e' evidente, non e' (non e' piu' solamente) una sequenza di numeri e basta, ma e' appunto una specie di testimonianza. Cosi' lo mostro a me stesso, una specie di monito personale; serve a ricordarmi svariate cose, ora che mio padre non c'e' piu', e son due anni ormai. E' un ricordo di lui, e nello stesso tempo per me, per ricordarmi che questa lunga serie di numeri compone un risultato difficilmente calcolabile, che non e' propriamente pari alla somma dei suoi addendi.
Questo e' anche un arrivederci, dubito che aggiornero' il blog a dicembre. Per cui, e' anche un piccolo regalo di Natale: auguri a tutti.