giovedì, aprile 17, 2008

Responsabili (ir)responsabili


L'immagine qua sopra e' stata scippata a Dagospia; un ironico lettore ha individuato nel sito gossipparo il mandante del tracollo della sinistra antagonista. In fondo ha qualche senso: se gli elettori non avessero visto quella massa di foto della coppia berty-night in gallerie di immagini puramente cafonal, probabilmente non sarebbe mai sorto alcun dubbio sulle qualita' del lider maximo. O no?

La missiva, ad ogni lettura, mi evoca un altro scenario, questa volta attinente al mio (nostro) enomondo. Dopo i fatti di Massafra, [storia vecchia, ormai: qui - qui - & qui] i commercianti/imbottigliatori/vattelapesca messi all'indice si stracciano le vesti: crolla il fatturato, ho le rate del leasing, tengo famiglia, e buon ultimo, ti faccio causa: alla fine i veri responsabili sono quegli ir-responsabili [bisticcio voluto] dei giornalisti, per non dire dei bloggaroli, che hanno osato fare i nomi senza avere la pazienza d'aspettare quella fisiologica decina d'anni per ottenere un qualche tipo di sentenza giurisprudenziale. Oggi, poi, leggendo Franco Ziliani, mi sono quasi convinto: la colpa non risiede nei fatti, ma in chi informa. Evitiamo ogni dibattito, e' assai piu' opportuno starsene zittini.

Pero' i fatti hanno qualche importanza. Ri-prendiamo, ad esempio, la triste dipartita della sinistra arcobaleno (bleah, che nome). E' possibile che l'intero universo abbia congiurato contro i rifondaroli (ovvero: la colpa e' altrove). Oppure e' possibile che i fatti pregressi abbiano in qualche modo generato l'alba tragica di martedi' scorso (ovvero: hey, sara' mica che pure io...?). Vi lascio con un estratto (lunghino, abbiate pazienza) da una lettura che consiglio. Una specie di lettera aperta a berty-night, dove si elencano, appunto, alcuni fatti.
Quando riprendeste il governo, nel 2006, il “popolo della sinistra” italiano vi concesse l’ultima cambiale.
Già le prime avvisaglie non furono confortanti. Al posto di Boselli – all’Istruzione – un socialista che avrebbe almeno garantito un minimo di laicità nella povera scuola italiana, imposero Fioroni, il quale trascorse più tempo a visitare scuole private che pubbliche. Inoltre, continuò scientemente il lavoro di smantellamento della scuola pubblica iniziato dalla Moratti. Prova ne sia, che gli organici continuano ad essere tagliati e, la scuola italiana, scende ogni anno di un “gradino” nelle graduatorie internazionali. Comprendere che era necessaria una riforma complessiva, che prendesse atto del mutare dei tempi? No, i soliti “ritocchi” qui e là e tira a campare.
La scuola, però, è lontana e non tutti ne avvertono l’importanza.
Tutti gli italiani, però, fanno rifornimento di carburante: le uniche cose che siete riusciti a biascicare…dunque, sono state…no, non mi viene in mente niente. Silenzio assoluto. Viaggi in Kazachistan per conto dell’ENI di Prodi, laute prebende incassate sul prezzo dei carburanti e dai dividendi azionari di ENEL ed ENI. Vi siete accorti che il petrolio è arrivato a 113 $/barile? E tutto l’ambaradan che prometteste sulle energie rinnovabili? Sarebbero i 200 MW lautamente sovvenzionati per il fotovoltaico? Quante installazioni d’aerogeneratori avete bloccato, finendo prigionieri delle stupidaggini “estetiche” propagandate – immaginiamo non solo per ragioni ideali – da un personaggio squalificato come Sgarbi? Perché avete bloccato il piano eolico proposto dal precedente ministro Matteoli, che prevedeva l’installazione di 13.000 MW di potenza eolica di picco? Perché la Spagna ha già in funzione la prima centrale solare termodinamica da 10 MW e l’Italia – nella quale il termodinamico è stato progettato! – non c’è ancora nulla? Perché il ministro Bianchi – un ministro “comunista”! – comunicò, alla nomina, che avrebbe lavorato per realizzare le cosiddette “autostrade del mare” ed una forte impronta intermodale nei trasporti, e non ha fatto niente?
Perché il trasporto merci su ferro (non parliamo della TAV, ma delle linee esistenti) non è stato incrementato? Perché, nonostante l’UE finanziasse al 50% le spese di progettazione ed al 10% i lavori per rendere nuovamente navigabile il Po, non avete fatto niente? [...] Una nave fluviale “toglie” dalla strada 80 autotreni e comporta l’impiego di circa un terzo del carburante, a parità di masse trasportate. In Provenza ne ho visto uno, in costruzione, nuovo di trinca, in Germania osservano una custodia maniacale per gli alvei dei fiumi. Meno male che in Italia abbiamo i solerti politici di Rifondazione, che s’oppongono a questi “obbrobri”. Tutta la politica ambientalista del governo Prodi (sbaglio o c’eravate anche voi?) è stata un nulla di fatto: la ciliegina sulla torta è stata la crisi dell’immondizia in Campania, ma era una spada di Damocle che pendeva da tempo. Inceneritori sì, inceneritori no? A qualcuno è passato per la mente che esistono anche altri metodi (oltre, all’ovvia raccolta differenziata) per smaltire i rifiuti? Qualcuno è andato in Israele – non per la solita visita a Yad Yashem – per osservare l’impianto di Haditha, che usa tecnologie nuove (fermentazione anaerobica con produzione di metano) a bassissimo impatto ambientale? Oppure, qualcuno ha interpellato il CNR – più precisamente il dott. Paolo Plescia – che ha progettato e realizzato il THOR (un impianto già funzionante in Sicilia), un progetto innovativo tutto italiano? Lo sai che esistono altre, importanti innovazioni nelle tecnologie per i rifiuti, che nessuno di voi si è mai preso la briga di conoscere? In Polonia, addirittura, con gli scarti di materiali organici hanno brevettato un sistema che ricava idrocarburi! Potrei continuare per pagine e pagine, ma la sostanza è una sola: sul piano ambientale, avete deluso proprio i vostri elettori, che s’attendevano uno “scatto di reni” che non fosse la solita, ritrita polemica sul nucleare o l’acquiescenza ai desiderata di ENI ed ENEL, ossia petrolio e carbone. Con il risultato, che proprio i ceti meno abbienti si trovano salassati dai più alti costi energetici europei. Fallimento totale.
E veniamo all’apoteosi, ossia al peggio che siete riusciti a fare in soli due anni.
La notte del 23 Luglio 2007, come novelli carbonari, si sono riuniti i “vertici” del governo, dei sindacati, degli imprenditori – le cosiddette “parti sociali”, riedizione in salsa prodiana delle corporazioni di fascista memoria – le quali hanno steso una riforma del precariato che non ha migliorato di un’unghia la precedente stesura del centro destra. E sì che, in campagna elettorale, ne avevate detto peste e corna. Poi siete riusciti a peggiorare la riforma Maroni sulle pensioni, perché la riforma Damiano richiede (dal 2012) un anno in più d’età e di contributi (62 anni e 37 di contributi) rispetto alla riforma del centro destra (61 e 36). Molti lavoratori – paradossalmente – riceverebbero dei vantaggi se fosse ripristinata la riforma Maroni, il che è tutto dire. Dov’eravate?
Ecco, questo è il punto: non c’eravate, perché a quell’appuntamento – importantissimo per i lavoratori – non eravate stati invitati. Non c’era un solo rappresentante della cosiddetta “sinistra radicale”. Avete protestato, minacciato di far cadere il governo, almeno detto la vostra? No, ve ne siete stati buoni buonini nei vostri cantucci parlamentari – a 19.000 euro il mese – mentre ci toccava ascoltare il terribile dilemma, ovvero se Vladimir Luxuria dovesse usare i cessi degli uomini o delle donne. Ma, veramente, avete ancora la faccia di parlare? Bisognava salvare il governo “per arrestare le destre”. Complimenti: risultato ampiamente raggiunto.
Non avete nemmeno compreso, poi, la ragione della caduta di Prodi.
Vi siete lasciati ipnotizzare dai richiami europei sulla necessità di rimettere a posto i conti pubblici, senza capire che i vostri voti servivano ai banchieri per salassare ancora di più i poveri italiani. Giunti ad un soddisfacente salasso, un tal Lamberto Dini – più che un “apprendista stregone” da Ceppaloni – ha tolto l’appoggio dei suoi tre senatori e Prodi è caduto come un piccione. “Piccionato” proprio da quei poteri bancari e dalle burocrazie finanziarie europee che sono l’espressione delle borghesie dominanti – uso per un attimo un linguaggio che dovrebbe esserti più familiare – e che vi hanno usato finché servivate, con le vostre boutade da palcoscenico di Luxuria e Caruso, con la pietosa messinscena di un Diliberto che consegna ad un cameraman sorpreso – ad una puntata di Ballarò – una proposta di legge per la riforma dei costi della politica.

martedì, aprile 15, 2008

Sant'Enotecaro (ora pro nobis)


Mi sento buono. Ho passato mezz'oretta a consolare un venditore Frescobaldi; ha parecchio da sopportare, ultimamente, ma questa non se la meritava proprio: un mio collega, enotecaro, l'ha riproverato di avergli venduto "Brunello col veleno". Ora, questa enormita', che deriva tutta dalla classe giornalistica del mai abbastanza vituperato Espresso, sarebbe pure comprensibile nel consumatore disinformato (e non e' colpa sua se e' disinformato, e' colpa di chi ha mescolato Massafra con Montalcino). Diventa pero' intollerabile se profferita da un enotecaro, teoricamente uno informato. E poveri rappr di Frescobaldi.

martedì, aprile 08, 2008

E' stata tua la colpa (e allora adesso che vuoi)

Rientrati a bottega, l'effetto-Espresso si sente nei discorsi; tutti chiedono cosa succede. Io credo che, in una situazione di informazione sostanzialmente errata e caotica, il lavoro di quelli come me, che vendono e/o comunicano il vino (le due cose non sono troppo disgiunte) e' di raccontare, pazientemente e puntualmente, i contorni della questione ai clienti che desiderano un'informazione almeno un po' piu' precisa. Quindi non disperiamoci, e prepariamoci a fare, tutti, qualcosa di utile.
Non voglio ripetere la solita solfa dell'informazione-dal-basso migliore di quella mainstream, ma in un momento cosi' critico per chi fa giornalismo a livello professionale, un infortunio del genere non serviva proprio. Il grillismo picchia duro su certo giornalismo quasi inservibile, ormai, e quelli fanno una copertina cosi' sull'Espresso?
E' diventato normale, quindi, dover leggere Elisabetta Tosi (esempio) per avere notizie utili. Di fatto su tutta la vicenda, credo, esiste una specie di frattura in termini di conoscenza; gli enofili avveduti, gli appassionati che seguono blog o forum, e comunque tutti gli addetti ai lavori hanno un'idea chiara di quel che e' successo. Resta fuori dalla conoscenza la massa che, guardacaso, e' la stessa clientela alla quale spesso ci rivolgiamo. In questo momento io non sto parlando agli enofili avveduti, ma a molti altri. Quanti gia' sanno, possono tranquillamente interrompere qui la lettura, giacche' non diro' nulla di particolarmente nuovo, per loro.

Io coltivo qualche amore per il paradosso. Quindi, siccome un certo tipo di consumatore poco critico si sta chiedendo "di chi e' la colpa" riguardo vini contraffatti, pesticidi, schifezze e frodi (il Brunello non c'entra niente con tutto questo: prima notizia utile) e' il caso di provare ad indicare qualche colpevole.

Eccone uno, per esempio: tu. Il colpevole sei tu, sai. Ma si, proprio tu che leggi, non guardarti attorno, dico a te, che hai comprato, in qualche supermercato, una bottiglia di vino che costava 70 centesimi. Ma cosa pensavi di trovarci, dentro?
Si, lo so che questo discorsetto non ti piace. Tu ti sei fidato delle loro promesse, delle pubblicita' demenziali cantilenate dai diffusori che, come in un mantra, ti ripetono che loro controllano, che usano il "sale in zucca", che non usano OGM, che sono equi e solidali. Tu, e quelli come te, dovete fare un piccolo sforzo, e aprire gli occhi; ti sembra normale, quando fai la coda alle casse, sentire le cassiere che discutono di quanto sono mobbate, di riunioni sindacali, dei razzi loro? Secondo te, questi che sono equi e solidali, perche' tiranneggiano il personale? E' possibile, forse, che ci mentano? Senti, non voglio intristirti troppo. Ti lascio con i versi del Poeta, come si dice.
No tu non credere a chi
promette miracoli
parla di money money
soltanto money money
No, non puoi fidarti di chi
parla solo dei soldi
al tuo bene non pensa ma
a quello dell’azienda sì
No no tu non credere a chi
parla di marketing
quando parla dei sogni
e delle tue passioni
E qui sotto, hai l'originale.

lunedì, aprile 07, 2008

Facce ride


Ci sono giornalisti appena tornati da una gita di sei mesi sul pianeta Zorg. Non si spiega altrimenti un titolo come quello che vedete, che l'Istituto Carlo De Martino, "per la formazione al giornalismo", ostenta con sicumera. O sprezzo del ridicolo, vista l'aria che tira; ma li leggono i giornali?

domenica, aprile 06, 2008

Le parole giuste

Un top manager Tim parla dei recenti fatti riportati dalla stampa nazionale. Incredibile dictu, il top manager si riferiva a Velenitaly.
Perchè ho la faccia incazzata? Ho la faccia incazzata perchè respiro... sfiducia, respiro... aria di aspettativa, respiro quelle facce da senso critico come quando uno vede una partita di pallone, non ce la fa, tutti sono professori. Perchè? Perchè la gente legge i giornali, vede il titolo, si rimbalza, si crea dei grandi film che sono tutte cazzate.
Ci sta pure che questa prosa un po' scarna, da sola, non sia sufficiente a spiegare, a circoscrivere. Per fortuna ci sono i ragazzi di Vino: (oh, ma che stress quei due punti). Piu' utilmente, citiamo (e soprattutto, ringraziamo):
Paradossalmente, e anche amaramente, ci pare quindi un tragico problema di forma e di misura, più che di contenuti. Se si fosse scelto un lancio comunque aggressivo, ma non altrettanto traumatico, non avremmo avuto le decine di reazioni preoccupate che si registrano oggi nella stampa internazionale. Un giornale di denuncia deve fare il suo lavoro, senza preoccuparsi delle possibili conseguenze: questo assunto, valido in linea teorica, ha diversi punti deboli. Quello che è successo e sta succedendo sta lì a dimostrarlo.

venerdì, aprile 04, 2008

Vinitaly 2008 - appunti caotici

1. Grazie Verona.
Posteggiare a cento metri dall'entrata, su un marciapiedi, davanti ad un vigile che ti dice: "beh, sarebbe divieto di sosta, ma se nessuno mi dice niente..." e poi all'uscita non trovare alcuna multa. Arrivare a Peschiera appena in tempo per un appuntamento serale, posteggiare in zona blu senza pagare (scusate, non avevo spiccioli) e ari-non trovare nessuna multa. Diciamolo: mi sento in obbligo di dire grazie. Non so bene a chi, ma grazie.

2. Brunellopoli?
"Si, vabbe', sara' solo l'un per cento dei vigneti ad essere incasinato, ma era l'un per cento di tre aziende; sono un mucchio di ettari". Citazione anonima. Shhh.

3. Sangiovese toscano, yes pliz.
Sia quel che sia, finche' ci saranno espressioni del sangiovese toscano come quelle esibite da Rodano (che a dispetto del nome produce Chianti Classico) la fine del mondo (enoico) e' momentaneamente rimandata. Padiglione 3, stand F4.

4. Global. A volte non e' poi malissimo.
Nuova Zelanda; Sauvignon blanc; tappo a vite. Praticamente la summa di tutto quello che l'enosnobbone cerca di ignorare; eppure, Delta Wine e' una meraviglia. Lo spaccia DalleVigne [scheda]. Padiglione 8, stand C16.

mercoledì, aprile 02, 2008

Daje col sesso


Tra le poche cose che ho imparato a questo mondo, c'e' il rispetto per chi fa vino. Nasce dal fatto che il lavoro del contadino e' difficile e faticosissimo; parlo anche per esperienza, giacche' nel corso della mia breve vita ho fatto qualche vendemmia e pure assistito chi vinifica; quanto basta per sapere che e' una fatica pazzesca. Anche per questo motivo, ogni volta che mi travesto da assaggiatore, cerco di andarci piano con i giudizi trancianti.

Insomma, tutta questa bella premessa buonista per dire che ci penso dieci volte, prima di dire peste e corna di un vino, e/o di un produttore. Cio' detto, oggi leggendo questa notizia Ansa, "di che sesso sei, scoprilo con il vino" ho deciso che tralignero'. Un piccolo estratto: "di sesso in ognuno di noi non ce n'e' uno solo. Ecco nascere dunque i vini della tendenza sessuale, originati da una particolare e 'sensitiva' miscela di uve, non solo abruzzesi: il rosso 'Is', il piu' 'mascolino'; il languido 'Ea', bianco femminile; e l'ambiguo rosé 'Id', dal gusto intrigante. Un modo ludico e semplice per avvicinarsi al bere e per scoprire qualcosa di più su se stessi, sui propri gusti e sulla propria identità". E prosegue: "con Is, Ea e Id il vino lusinga il palato e gioca con gli aspetti piu' profondi della psiche, perche' in ciascuno di noi alberga una componente maschile, una componente femminile e una componente ibrida, ambigua, inafferrabile. Le molte anime che sono in noi possono rivelare tratti complessi del nostro carattere, dei nostri desideri. Ecco noi siamo partiti da qui, da questo studio interiore, per abbinare, partendo dalle uve, il giusto sapore alla giusta personalità".

Questa bella trovata, che supera il concetto solo in apparenza insuperabile di vino gay, sara' ovviamente presentata al prossimo Vinitaly.
Io credo, sommessamente, che questa cosa si candidi ad essere una delle cinque piu' inutili vacuita' dell'imminente fiera veronese. Ah, l'ho detto.

[La fotina non c'entra praticamente nulla con il post; mi andava di corredarlo con la solita gnoccolona che non guasta mai, in questo caso Savanna Samson, la pornostar produttrice di vino]

martedì, aprile 01, 2008

Porthos s'e' rifatto


Porthos s'e' rifatto il look. Bravi, bel lavorino, direi. Certo, ancora non cia' il blogghe, ma che, stai a guarda' er capello.
[Post da leggersi con accento Sangiorgi-wannabe]

venerdì, marzo 28, 2008

In difesa del perditempo

[S'approssima il Vinitaly. Ne avrete sentito parlare, forse, si? Giacche' si moltiplicano i consigli per l'uso, pure io contribuisco; ma i consigli, qui, sono rivolti agli espositori]



Nella fiera per antonomasia dell'enosettore esiste, come in ogni àmbito dello scibile, una stratificazione gerarchica nei visitatori degli stand. Io ho sempre pensato che alla sommita' della piramide ci fosse il buyer, cioe' chi estrae cartamoneta; credo che rivedro' l'assunto, piazzando la figura del giornalista in cima alla categoria; il primo della classe dovrebbe essere (condizionale, non ho certezza) chi si occupa di comunicazione; segue comunque, a ruota, l'utente professionale. Tra gli utenti professionali, a loro volta, le gerarchie si moltiplicano; primo l'importatore/distributore affermato, secondo l'importatore/distributore sedicente; segue il ristoratore stellato, lo sforchettato, il trattore e il mulo da soma; poi arrivano gli enotecari, sempre in rigoroso ordine di censo.

Dice: a che serve conoscere la gerarchia? Benedetta ingenuita': serve a comprendere il migliore, o peggiore, trattamento presso lo stand espositore riservato, di volta in volta, alle torme di visitatori; quindi, come spero sia evidente, tanto maggiori sono le potenzialita' finanziarie evocate dal visitatore, tanto piu' rosso sara' il tappeto steso dall'espositore; ecco perche', in definitiva, al Vinitaly ogni anno tocca assistere a scene deplorevoli, nelle quali i paria della categoria-visitatori vengono umiliati con sguardi truci, vaffa, spernacchi, lancio di pietre ed altri metodi intimidatori. I paria sono i perditempo, quelli che non hanno proprio nulla di professionale, sono semplici appassionati del settore; sono, normalmente, quelli che comprano il vino e, per somma sfiga, magari hanno pure pagato il biglietto d'ingresso al Vinitaly (ma si puo'??). Questi, in visita allo stand magari modaiolo e trebicchierato, vengono squadrati da qualche commerciale, apostrofati con "scusi, lei e' un addetto...?" - ed al diniego che segue, volentieri vengono consegnati al braccio secolare per le meritate fustigazioni.
Ebbene, io qui ora vorrei spendere due paroline in difesa di quella sfortunata categoria, sotto forma di umili consigli ai vari espositori che avessero la bonta' di leggermi.

Siate gentili coi perditempo. Il primo valido motivo forse vi parra' surreale ma, tanto per cominciare, considerate che la virtu' e' premio a se' stessa; ovvero, se intorno a voi diffondete vibrazioni positive, queste vi ritorneranno a favore; e' il kharma, come saprete.
Se questo non sembra abbastanza convincente (ammetto, era un po' metafisico) tenete presente pure un altro aspetto.
Viviamo tempi strani, difficili, di sfuggente conoscibilita'; non ci si capisce piu' niente. Prendi Internet, per esempio: qui ormai tutti scrivono, tutti commentano nei blog e nei forum, signora mia che tempi; una volta tutto era piu' chiaro, uno ce l'aveva segnato in fronte chi era e cosa valeva, ma adesso in questo mondo cosi' due-punto-zero non sai mai chi hai davanti: e se fosse uno che scrive? E se fosse un commentatore di blog? Quello ci mette tre secondi a crocifiggerti in rete: l'azienda pincopallo fara' pure buoni vini, ma allo stand sono antipatici e m'han cacciato via. Bum! Mesi, anni di pierre, consulenti aziendali, brochure, azzerati da due righe su un forum. Eh si perche', vedete, accade che molti tra di noi, ultimamente, diano assai piu' peso al linguaggio irrituale e spietato delle conversazioni in rete, piuttosto che a certi improbabili, roboanti annunci brochureschi. Personalmente, poi, mi capita spesso di avviare qualche utile rapporto commerciale con aziende segnalate da appassionati perditempo.

Posto quindi che viviamo in un mondo caotico ed inconoscibile, tantovale rassegnarsi e prendere quello che c'e' di buono. In primo luogo, se trionfa la gentilezza e l'amore, come detto, tutti ne trarremo un kharmatico vantaggio (e Internet salvera' il mondo, non e' il caso che ve lo faccia notare ulteriormente). Se poi l'espositore avra' di fronte un visitatore rompiscatole e poco educato, che si apra un blog e ce lo racconti: a quel punto sara' uno-a-uno, e palla al centro.

giovedì, marzo 27, 2008

Traminer (yawn)


Puo' venire a noia un vino? Possibile mai che, assaggio dopo assaggio, l'enofilo sbadigli sorseggiando Traminer aromatico? In Alto Adige ed in Trentino sembra che si siano passati la voce: ragazzi, facciamo come in Alsazia, un sacco di alcol ma, soprattutto, un possente residuo zuccherino. Cosi', ogni volta che stappi Gewurztraminer, nessuno sembra sfuggire alla regola (qualcuno ci sara' pure, semmai avvisatemi); a parte il potente naso floreale, di rosa, e "potente" e' un eufemismo, in bocca trionfa una piacioneria goliardica ed una dolcezza imbarazzante. D'accordo: il vitigno aromatico vuole un po' di morbidezza, siccome l'assenza di residuo zuccherino enfatizza l'amaro. Ma, appunto, càpita ultimamente di assaggiare release come il Traminer Aromatico Trentino 2007 di Roeno, dove la dolcezza e', francamente, annoiante; che si fa di un vino cosi'? Prima di pensare all'abbinamento a tavola, devi per forza pensare all'abbinamento sociale: questo e' un vino entry-level, e' un vino dedicato all'enofilo niubbone (newbie) per il quale l'esplosione aromatica e la morbidezza asfaltante sono una specie di trionfo sensoriale; il niubbone era rassegnato a vinacci bianchi sovracidi e olfattivamente ignobili, ma, miracolo: col Gewurztraminer si schiude un mondo. Cio' detto, evitate il mio errore di abbinamento vino/cibo, cioe' servire il vinone giuggiolone sui bianchetti bolliti (mai distrarsi su queste cose) e magari associatelo a preparazioni piu' complesse: carni bianche, idealmente.

giovedì, marzo 20, 2008

Quale modernita'

[Si inizia con questo post una nuova categoria di elucubrazioni, di natura -se possibile- ancor piu' ombelicale; da che reggo le sorti del mio blogghe, ho resistito qualche anno a parlare di fatti miei, ma ultimamente, confesso, ho meno ritegno. Benvenuti nell'umbilicus mundi.]


Ierisera, tornando a casa da bottega, ho forato il pneumatico anteriore del mio adorato scooter. Con lodevole tempistica, l'ho fatto davanti alle saracinesche chiuse del mio gommista; l'ho quindi relitto nel suo parcheggio, e mi son attrezzato per rientrare a casa; erano le otto e mezza, tardino, e non avevo voglia di aspettare il bus; d'altronde per coprire il mio tragitto casa-lavoro dovrei prendere due autobus, quindi ho chiamato un taxi. Stamattina, per tornare al lavoro, ugualmente ho dovuto fare ricorso allo stesso mezzo giacche' non potevo rischiare di far tardi (prima dovevo passare dal gommista, appunto). L'intera sciagura ha avuto i suoi bei costi, come si puo' immaginare; ma l'aspetto curioso e' che i taxi sono stati di gran lunga il trauma finanziario maggiore: andare e tornare da casa e' costato 23 euro, per un tragitto complessivo di una ventina di minuti; la riparazione della gomma, per la quale inopinatamente paventavo un leasing, 5 euro. Ora, delle due, l'una: o i gommisti lavorano sottocosto, o il prezzo dei taxi, da queste parti, e' da rivedere.

mercoledì, marzo 19, 2008

Gay wines

Non ho mai creduto gran che a cose come "il vino da donne"; sfortunatamente, pare che ci sia chi crede ai vini (o al cibo) per gay. Via Tom Wark, in sostanza si tratta di "stereotypes that work as a form of communication that can be used in marketing". Per inciso, il vino in questione sarebbe rose', e con residuo zuccherino. E con questo ho esaurito il mio numero di "mah!" giornalieri.

Food anch'io


Io sono un lettore affezionato di Carmilla (e se ancora tu non lo sei, siilo). Oggi scopro con piacere che pure Carmilla ha un tralignamento food (a questo mondo c'e' sempre bisogno di nuovi food-writer): "Carmilla, nel suo eclettismo, inaugura una rubrica di culinaria, Il miglior ristorante in città. Gli autori saranno vari, la periodicità incerta. La inaugura Filippo Casaccia, uno degli autori del programma televisivo Le Jene, che qui e ora è nominato esperto di cucina della nostra testata".
Da leggere, per (ri)scoprire che esiste un mondo di gastronauti (riluttanti?) appassionati di cannelloni formaggio e prosciutto, oppure di spezzatino di vitello, con buona pace del nostro mondo Adria'-filo. Sospetto che costoro siano la stragrande maggioranza.

martedì, marzo 18, 2008

Un po' di assaggi (tanto per variare sul tema)

La mia citta' ha una tradizione risalente di importatori e distributori, sia di vini che di distillati, dall'Europa e pure dal resto del mondo; a Genova il Whisky, il Cognac, il Rum, e lo Champagne, sono di casa: sia per la vocazione portuale, che per le specifiche competenze di appassionati selezionatori, che qui hanno la sede. Col passare degli anni molti mega-importatori sono spariti, altri si sono trasformati, ma permane un interessante numero di "piccoli", iperqualificati interpreti del nostro gaio enomondo. La giornata di ieri, lunedi', e' stata dedicata ad un pressante tour-de-force (vitaccia) nei magazzini di uno di questi, Moon Import. L'azienda, da piccola (o forse piccolissima) sta conoscendo, a detta del suo dir-comm, un esaltante periodo di sviluppo; in tempi di crisi e lamentii, fa sempre un certo effetto conoscere una realta' di successo; a margine, i motivi di tale successo si prestano a qualche analisi di tipo sociale: secondo Moon la polarizzazione nel censo dei clienti (draconianamente divisi, o nuovi poveri, o arricchiti) ha favorito la proposta iperqualitativa (manco a dirlo, ipercostosa) a vantaggio di coloro i quali sono saldamente nell'ambito che potremmo barbaramente definire "luxury". Per la verita', qui, non ho gran che voglia di addentrarmi in tale analisi; preferisco, semmai, raccontare cosa s'e' assaggiato, tanto per focalizzare l'attenzione sui prodotti, e, magari, sulla conseguente fondatezza delle affermazioni che avete letto. Soprattutto per consigliare, a tutti gli addetti ai lavori, una visita in questi magazzini, assai somiglianti ad una vinosa grotta di Alì Babà, dati i tesori che vi sono rinchiusi; di tanto in tanto si organizzano degustazioni e presentazioni di nuovi prodotti quindi, consiglio personale, agganciate il locale rappr di Moon Import e cercate d'esserci.
La prima parte della giornata e' stata incentrata sugli Champagne; si sono aperti notevoli vini fermi durante la pausa pranzo, ed il pomeriggio e' stato dedicato ai distillati; vista la mole di assaggi, qui mi limitero' agli Champagne. Noterella: prezzi indicativi, in qualche esosa enoteca.
Gaston Chiquet Tradition 1er Cru (in magnum). Ancora molto verde, duro, acidita' in grande spolvero, buon inizio pasto/aperitivo. Penalizzato da naso chiuso. 77/100. € 38 (la bottiglia da 75)

Charlier Carte Noire. Bellissimo naso, complesso, ampio, con note sottilmente legnose ma tutt'altro che monocorde, assai cangiante nel bicchiere. Appena maturo, bocca morbida e quasi vanigliosa. 82/100. € 35

Philipponnat Royale Reserve. Questo Champagne, che rappresenta l'importazione piu' "quantitativa" in termini di bottiglie prodotte, viene presentato, didatticamente, in due differenti date di degorgement (normalmente reperibile in retroetichetta). Premesso che io sono un aficionado dello Champagne maturo, l'etichetta piu' risalente ha mostrato, a mio modo di vedere, assai maggiore appeal.
1) Degorgement 2007: chiuso, nervoso, sovracido, penalizzante. 76/100
2) Degorgement 2006: olfattivamente piu' ampio e complesso, permane, in bocca, un'impressione di maggiore semplicita', quasi concettuale; uno Champagne probabilmente ecumenico, senza troppe caratterizzazioni. 77/100. € 35

Philipponat Grand Blanc 2000. L'ampiezza stratificata del naso e' segnata da una splendida frutta bianca, pesca e banana. Bocca di buona lunghezza, setosa. 83/100. € 85

Gaston Chiquet Blanc de Blancs grand cru 2002. Condizionato da un naso meno appagante (ancora verde?) e' piacione quanto basta; invitante, di buona lunghezza. 82/100. € 55

Gaston Chiquet millesime "or" 1er cru 1999. Possente corredo aromatico salmastro, quasi di bottarga; mutevole, da rigirare per mezz'ora almeno nel bicchiere alla ricerca di nuovi riconoscimenti olfattivi. Saldo, sapido in bocca. 85/100. € 60

Philipponnat reserve millesime 2000. Il naso attacca con forza il tostato (noce e nocciola) e non molla piu' questi riconoscimenti; e' ampio, pure lui piacione; in bocca ha grande armonia. 83/100. € 80

Chiquet Special Club 1998. Note di noce al naso, bocca delicata, sottile. Finezza. 81/100. € 72

Charlier Special Club 2000. Anche qui prevale la lievita', la delicatezza. Bocca conseguente. 80/100. € 55?

David Leclapart "l'Apotre" BdeB 1er cru extra brut. Bum! Nasone viscerale, tostato/floreale; carattere da vendere, ampio, appagante; serissimo champagnone. 87/100. € 110

Philipponat Cuvee 1522. Altro campione, dal naso spettacoloso, con note di erbe aromatiche; la bocca e' ancora assai giovanile ed acidula. 84/100. € 80

Egly-Ouriet V.P. Extra brut grand cru. Naso spettacolare, complessita' esaltante; l'impressione e' quella di avere nel bicchiere una bollicina emozionante, fuori dal comune. 58 mesi sui lieviti, non a caso. 88/100. € 95
Considerazioni finali: questi assaggi hanno reso evidente come, ancora una volta, "piccolo e' bello", riferito ai vigneron di Champagne, in questo caso; ed infatti le prove forse meno esaltanti le ha fornite il buon Philipponat, di gran lunga la maison piu' "produttiva" tra quelle schierate da Moon Import; conoscendomi, sarebbe il caso di ripetere la degu in cieca, per evitare i miei biechi pregiudizi. Tuttavia segnalo come perfino il magnum di Clos des Goisses, una delle migliori cuvée di Francia, non mi abbia, questa volta, troppo ammaliato.

[Nella foto, il Clos Des Goisses, storico vigneto singolo della Champagne; caratteristicamente, la collina si specchia nel lago sottostante, e disegna la forma di una bottiglia. I francesi, che geni del marketing; pure le loro colline].

Propostina ina ina

Il numero de Il mio vino professional che ricevo oggi apre con un disperante urlo: "La GDO e i suoi complici". L'articolo (reperibile qui, dopo macchinosa registrazione, uff) descrive le orrende sofferenze in capo agli enotecari che, dopo aver fatto gli opinion leader, vedono il frutto del loro lavoro comunicativo scippato dai malefici supermercati. La storia e' vecchia e stravecchia; l'estensore dell'articolo verso la fine evoca sommessamente la possibile soluzione, cioe' il boicottaggio dei brand che si prestano al triste (ed inevitabile, aggiungo io) gioco.
Io, assai meno sommessamente, vado dicendo da anni e annorum che il dettagliante qualificato deve smarcarsi dalla morsa, cancellando una volta per tutte ogni fornitore che, date le sue misure industriali, e' potenzialmente passibile di tale meccanismo: cioe', concede il prodotto all'enotecaro/ristoratore, attende che il brand si affermi, ed alla fine consente la vendita sottocosto presso la GDO. Questo meccanismo e' assolutamente leggittimo: ognuno, a casa sua, fa cio' che vuole.
Pure noi dettaglianti dovremmo, assieme, praticare tale aureo principio; ma state pur certi che la mia propostina, per una salvifica presa di posizione, non avra' successo, finche' tra i dettaglianti sentiro' litanie del tipo "ma, la signora Pina mi chiede il Berlucchi, e io che faccio?"
Fai che soccombi. Ma almeno fallo in silenzio, senza troppi lamenti.

venerdì, marzo 14, 2008

C'e' chi si allarga


Rientra l'allarme per l'imminente esaurimento delle scorte di Champagne: i francesi hanno pensato bene di allargare i confini della DOC, risalenti al 1927: "thirty-eight communes (village districts) were being named after decades of lobbying and feuding among councils and growers who are excluded from the official boundaries of champagne country. This means that dozens of new producers will be able to market the wine that is now limited to vineyards in 319 communes in four départements mainly around Rheims and Epernay". Facile, no?

giovedì, marzo 13, 2008

Cose da fare la sera, in solitudine


La moglie non c'e', il pargolo gioca tranquillo. Che si fa? Ti porti il lavoro a casa, ovvio. La mezza di Pornassio Passito 2005 di Ramo' giace irrisolta in ufficio da troppo, basta, e' tempo di agire: un bel formaggio erborinato, e opla', la cena e' pronta. Del resto e' sempre cosi' quando hai un vino dolce, ti chiedi: e quando lo bevo? E come? No, ci vuole uno scatto, ci vuole decisionismo; inventiamoci l'abbinamento, soli soletti, che nessuno ci vede; mentre si testa il wi-fi casalingo mi dedico a questo strano passito ligure. A cercare in rete, manco a dirlo, quelli di Tigulliovino hanno la scheda bella-e-pronta (quelli di Tigulliovino hanno gia' assaggiato tutto il mondo mondiale enoico).
Com'e' questo passito? Mica male. Tanto per cominciare, e' poco mieloso e molto vinoso; non esagera con la svenevolezza del dolce, ma insiste, piuttosto, con una vena acida/tannica che lo tiene in piedi alla grande; e' un passito inedito, siccome deriva da uve nere (una clonazione del dolcetto); regge dignitosamente l'attacco duro e selvatico del quasi-Stilton che ho spiattato stasera. Fornirebbe, credo, una prova migliore su una pasticceria secca a base di frutta, ma non sfigura col cacio aggressivo.

Azienda Agricola Lorenzo Ramò
Via Sant'Antonio 9 - 18020 Pornassio (IM)
Tel & Fax 0183.33097

martedì, marzo 11, 2008

Un problema ed una soluzione

Problema: impiantare distributori automatici di vino sfuso, aperti dalle 7 alle 22, secondo qualcuno e' esecrabile - ma pure io esecro, l'idea mi pare discutibile. Soluzione: se tutti i vini costassero come gli imperiali (sei litri) di Ornellaia, cioe' 4.320 euri, l'alcolismo sarebbe un ricordo.
L'ideale, come sempre, sarebbe educare il popolo; senza misure polpottiane, e senza proibizionismi.

lunedì, marzo 03, 2008

Ma anche

[Everything you know is false? Tardivo report su BB]



Di ritorno da BB (Benvenuto Brunello) dedicato alla presentazione della vendemmia 2003, avrei un annuncio: in parte e' vero, il prodotto e' un mezzo disastro; ma anche no. Esistono svariati elementi di valore collegati a quel vino, riferito a quella precisa annata; sfortunatamente hanno poco a che fare col livello qualitativo intrinseco dei vini presentati durante la kermesse. Il valore sta altrove.

Assaggiando qua e la', non potendo assaggiare tutti i Brunello schierati, mi sono dato un metodo: prima ho passato in rassegna i latifondisti (cioe' i megaproduttori tipo Banfi, Col d'Orcia, quelli li', ci siamo capiti). Poi ho selezionato un secondo criterio, i Brunello con produttrici carine (glisso sui nomi). Comunque, esaurito il giro di assaggi, e' un fatto che ben pochi Brunello avevano punteggi superiori ad 83/100 - ho sempre questa manìa del punteggio centesimale, abbiate pazienza. Eppure, assaggio dopo assaggio, si faceva largo in me una curiosa soddisfazione, una specie di senso di serenita' rassegnata ma rinfrancante. Non erano i fumi dell'alcol, come sempre io sputo agli assaggi seriali. Il fatto e' che questo benedetto Brunello 2003, sinceramente, di meglio non poteva fare; l'annata, e' appena il caso di ricordarlo, col caldo africano ha causato un tale stress alla vitis vinifera ilcinese (ma pure altrove) che, francamente, era irreale pensare di trovarsi di fronte all'eccellenza. Questi assaggi hanno reso evidente la natura della bevanda, che e' letteralmente un essere vivente, figlio delle condizioni naturali nelle quali si genera e cresce. Negli assaggi ho ritrovato gli elementi di bellezza, di naturalita' che mi fanno amare il vino: questo non riesce a fingere, nemmeno con pratiche di cantina esasperate, resta figlio dell'annata, cioe' della spontaneita' non serializzata. E siccome la riproducibilita' seriale, fredda, uguale a se' stessa, e' un po' la cifra definitiva di quasi tutti i beni di consumo, trovo che questa ingovernabilita' abbia elementi di grandezza. E proprio la vendemmia 2003, a Montalcino, ha una sua grandezza.

giovedì, febbraio 28, 2008

Elementi di debolezza in anelli della catena

[Post verboso ed appisolante, vedi tu se proseguire. Quelli che giungono alla fine vincono il solito link pornazzo]

Premessa: il lavoro dell'imprenditore consiste nell'organizzare gli aspetti logistici del suo business. In questi giorni di potente stress economico commerciale ci si affanna a dare un'occhiata critica ai conti, pure alle minuzie (a costo di sembrare il solito paranoico, ho la perenne impressione che qualcosa stia per accadere, sapete, l'oro che sale, il dollaro che crolla, mah). Quindi, specificamente, oggi sto lavorando ad analizzare una voce di costo relativa ad un fenomeno noto a chiunque gestisca spedizioni a mezzo corriere: gli smarrimenti e le rotture. Nel corso dell'ultimo dicembre le spedizioni che ho effettuato sono andate, quasi tutte, perfettamente; resta, pero', un fisiologico (probabilmente ineliminabile) numero di disguidi; quando l'imprenditore (in questo caso l'enotecaro) verifica che la spedizione non e' andata a buon fine, contatta il committente per annunciargli il reinvio della merce perduta: questo, come e' ovvio che sia, e' a totale costo dell'imprenditore. In soldoni, il mio corriere ha perso/distrutto merci per circa trecentocinquanta euri, lo scorso dicembre. La cifra appare trascurabile (ed in effetti, lo e', quasi); non e' trascurabile, secondo me, la dinamica che dovrebbe presiedere alle responsabilita', ed ai rimborsi, in capo al corriere, a seguito di questi disguidi. Vediamo nel dettaglio come funzia la cosa. La lettura potrebbe avere qualche utilita' per qualcuno, tra voi, che coltivasse la malsana idea di buttarsi nell'e-commerce.

La responsabilita' nel risarcimento delle merci perdute dal corriere e' regolata dalla cosiddetta legge vettoriale 140, che impone un risarcimento per tali inconvenienti, nella misura di un (1) euro a chilo; ad esempio, una cassetta di vini pregiati, del valore di duecento euri, che pesa dieci chili, se persa o danneggiata viene rimborsata con dieci miserrimi eurini; la ratio alla base della normativa e' in parte comprensibile, giacche' il corriere, se dovesse assumersi certi rischi di costi, probabilmente non accetterebbe la commessa; arrivati a questo punto ad ogni lettore attento sara' venuta in mente la parolina "assicurazione": questo genere di consegne vanno (andrebbero) assicurate; la cosa, pero', e' meno facile di quanto appaia. Chi dovrebbe assicurarsi? Io credo che i costi assicurativi dovrebbero essere in capo al corriere e compresi nel prezzo della spedizione; ovviamente cosi' non e', e tali costi sono un extra a carico del committente, cioe' a carico mio, ergo a carico tuo, che sei mio cliente; tale costo, va detto, aggrava il prezzo della spedizione in misura davvero intollerabile, e quindi cosa si fa? Avete indovinato, si corre il rischio. Il costo assicurativo, fisiologicamente, dovrebbe essere un aspetto gestito dal corriere, in quanto il corriere, negoziando con la compagnia di assicurazione migliaia di invii e conseguentemente di assicurazioni, puo' ottenere condizioni di costo assicurativo talmente vantaggiose da renderlo tollerabile; arrivo a dire: potrebbe essere compreso nel prezzo della spedizione singola, applicata all'imprenditore committente. Invece io, applicando una tantum una assicurazione su un valore specifico, ho semplicemente costi assurdi; ergo, ribadisco, corro il rischio; ma siccome l'imprenditore puo' (deve) correre rischi calcolati, finisce per "spalmare" il costo potenziale di tali disguidi sul prezzo finale del servizio; ed eccovi cosi' servita una tipica ricetta da carenza di modernita': il servizio inefficente del corriere finisce per essere un costo all'utente finale; spero sia chiaro che utenti finali, a turno, lo siamo tutti.

Di contorno, ci sono interessanti aspetti formali. Sempre per parlar di pecunia (che non olet finche' e' la tua) in questi giorni sto saldando ogni scadenza sulle fatture del mio corriere; curiosamente, le pratiche di rimborso (assolutamente simbolico, come si e' visto) sono del tutto in alto mare, e non ho nessun segno di vita da parte di coloro i quali sarebbero incaricati di tale pratica; a questo proposito, poi, trovo alquanto incongruente un aspetto: il mio corriere stipendiera' un suo addetto a presiedere alla trafila relativa ai rimborsi che, ci scommetterei, gli costera' assai di piu' del misero euro a chilo destinato a me; paradossalmente, l'imprenditore-corriere affronta dei costi, per gestire i rimborsi, assai maggiori dell'ammontare dei rimborsi stessi; non male, come contraddizione: volendo esagerare gli elementi paradossali, potrei dire che la struttura dei lavoratori subordinati nel team del corriere ha quasi un perverso interesse a che il servizio sia raffazzonato e pieno di falle, nella misura in cui questo disservizio garantisce carichi di lavoro. Sia chiaro: sto parlando per amore del paradosso.

Nel blog di Francesco de Francesco ospitato su Vinix.it ho trovato l'interessante post relativo ad una sua disavventura con un corriere: ne consiglio la lettura, anche perche' rende evidente un aspetto che, a mio modo di vedere, e' abbastanza centrale nella dinamica che attiene al lavoro dell'imprenditore; come dicevo in apertura, l'imprenditore esercita il controllo logistico sugli elementi del suo business; per quanto mi riguarda, e' estremamente frustrante prendere atto della totale impossibilita' del controllo su un anello della catena che, a volte, e' l'unico punto di contatto tra me ed il cliente finale: cioe' l'incaricato alla consegna; se e qualora questi si dimostra tragicamente inefficente, in definitiva rende tale pure il mio prodotto e/o servizio; nel post in questione si descrive la figura semicomica di un "corriere che si rifiuta però di consegnare. L'omino dice di avere il mal di schiena e che non ci pensa lontanamente a prendere lui il pacco. Torna indietro a mani vuote, quindi". Che fare con elementi cosi'? Puo' essere di momentaneo sollievo malmenarlo a sangue, ed una volta rotolato a terra finirlo a calci. Tuttavia ogni altra soluzione piu' costruttiva sarebbe preferibile.

martedì, febbraio 26, 2008

Momenti odontalgici (ovvero degu rimandata)


Accade che questa settimana, probabilmente pure venerdi', avro' a che fare con sadici odontoiatri; questo significa, tra l'altro, che la degustazione verticale di Barolo Mascarello (Bartolo) e' rimandata, per la precisione a venerdi' 14 marzo, stessa ora. D'altra parte, poche cose come l'amalgama del dentista sono in grado di sovvertire del tutto la percezione gustativa. Sorry for the delay.

domenica, febbraio 24, 2008

Corruzione strutturale


Montalcino (Siena), 23 feb. (Apcom) - "Io che non ero mai riuscito a bere vino, finalmente a 43 anni ho cominciato a bere e il Brunello mi ha corrotto strutturalmente". Così l'amministratore delegato di Fiat, Sergio Marchionne, commenta la presentazione della nuova annata del Brunello a Montalcino.
La citazione proviene da qui. Eppero', mentre il bigboss Fiat si sperticava in lodi (siccome era pure sponsor di BB), i lapovestiti Marchionne-boyz, fuori dalla fortezza di Montalcino, bevevano birra. Dìcesi corruzione strutturale.

sabato, febbraio 23, 2008

Live and direct frm BB

Diciamola tutta: si viene al Benvenuto Brunello 2008 per i Rosso di Montalcino 2006, piuttosto che per i Brunello 2003; i cadetti stanno facendo un figurone. Qualche hint: Fuligni, Capanna di Cencioni, La Gerla, Gorelli.
Fine della pausa, si torna al lavoro, che qui se ti vedono col palmare dicono: bello, e' l'Iphone?
Iphone a me? Tsk.

venerdì, febbraio 22, 2008

State alla larga, questo e' un blog

[Via Mantellini, che era via MCC, e via cosi'; un filmino per il fine settimana]

Spesso qui si parla pure di blogghitudine, e di cosa sia (o non sia) il blog. Bruno Vespa ci viene in aiuto, nel modo che gli riesce meglio: disinformando. Date un'occhiata, rendetevi conto, poi spegnete subito il computer: siete su un blog pure voi.

Dai confini dell'impero

Avrete letto in giro che e' tempo di grandi assaggi; solo questa settimana, in Tuscany, ci sono le anteprime di Chianti Classico, Nobile di Montepulciano, per non dire di BB (Benvenuto Brunello). Insomma, gli addetti alla comunicazione sono indaffaratissimi a comunicare. Qui, ai confini dell'impero, nella citta' straziata dalla recessione (allegri eh) in settimana e' apparso un rappr(esentante) dimessissimo che mi ha invitato all'Evento degli Eventi, "Il Custoza a Genova"; scusate, modestamente pure noi non scherziamo. Spieghiamo brevemente che il Bianco di Custoza e' una Doc del veronese alquanto poco modaiola (ha un sacco da comunicare, quindi). Anzi, rigirandomi l'invito tra le mani, m'ha trafitto il ricordo della fenomenologia del vino sfigato; mi sono autocitato a me stesso, toccando cosi' il fondo dell'autoreferenzialita', e volentieri mi sono deciso a prender parte, iersera, all'Evento.

L'invito, aggratise per noi operatori, costava comunque euri 6 alla plebe; recita: "il costo simbolico della degustazione e' di € 6". Simbolico? Mah. La kermesse porta l'imprimatur di tale GoWine.it, il cui sito, spiace dirlo, appare in stato d'abbandono, e non reca alcuna utile funzione (perlomeno, io non son riuscito a capire dove siano nascoste le news) e risulta comunicativo come un mimo alla radio. Ari-mah.

Comunque, bando alle ciance da hater e vediamo che s'e' assaggiato. Diciamo subito: complimenti agli intervenuti (13 produttori, in tutto) che hanno presentato Custoza, Custoza Superiore, Spumante e Passito; i bianchi della vendemmia 2007 avevano, quasi tutti, bella bevibilita' e sapidita', two thumbs up ecumenico, ed in generale brillante tono minerale. Oddio, ho detto minerale, scusate; il fatto e' che il termine era ampiamente abusato da tutti, durante gli assaggi: "il terreno e' morenico, il Custoza e' minerale". Il che m'ha fatto ripensare al mega lavoro compilativo di Aristide; lavoro tanto mega quanto vano? Triste destino del blogger. Tornando ai Custoza, segnalo le interessanti release della versione passita, suadentissima e asfaltante. Tra le aziende, due consigliabili:
Azienda Agricola Tamburino Sardo
Strada Tamburino Sardo - 37060 Custoza (VR)
Tel. 045/516190 [niente sito]

Azienda Agricola Monte del Fra'
Strada Custoza, 35 - 37066 Sommacampagna (VR)
Tel. 045/510490 [sito]
Tamburino Sardo ha presentato un Custoza Superiore a buoni standard ed un fantastico passito. Monte del Fra', azienda di maggiori dimensioni, aveva un Cusotoza notevolissimo per prezzo/qualita', e due versioni di spumante, un Brut ed un Dry appena dolce, interessante in abbinamento su pasticceria secca.
In definitiva una buona tornata d'assaggi, in una location adeguata e ben organizzata, assai poco affollata (per forza, gli assaggiatori seri erano tutti in Toscana). Anzi, a questo proposito: domani, Benvenuto Brunello pure io.

[Nell'immagine, l'area del Custoza, dal sito della Regione Veneto]

lunedì, febbraio 18, 2008

Prove tecniche di degu verticale/2

Come anticipato qui, la degu verticale su tre Barolo di Bartolo Mascarello (2003, 2001, 2000) nonche' due Barbera d'Alba (2005 and 2004) si tiene chez enoteca, cioe' da me, a bottega, venerdi' 29 febbraio 14 marzo ore 21. In giornata allerto via mail quelli che si prenotarono per tempo (oggi mi trovo in giro per il mondo); tutti gli altri possono segnarsi, qui.
Il numero e' chiuso (max dodici assaggiatori); il price si conferma,
venti euri cadauno; ricchi premi e cotillons. Cive, come si dice.

mercoledì, febbraio 13, 2008

E io che ci vado a fare?


Reuters: "il 50% del Brunello 2003, che sarà presentato ufficialmente il 22 e 23 febbraio, è già stato venduto". Bene, e che ci si va a fare, a Benvenuto Brunello? Ma si, una gita.

sabato, febbraio 09, 2008

Visione

E siccome arriva il fine settimana, diamoci alla cinefilia alternativa; consiglio la visione di questo film. Tre ostacoli, non insormontabili: occorre il plugin Divx (scaricabile qui), bisogna conoscere l'inglese (bene) e serve la banda larga. Ah, servono pure larghe vedute.

venerdì, febbraio 08, 2008

Quando si dice essere telegrafici

"Alcuni dei migliori vini che ho bevuto in vita mia erano italiani; sfortunatamente, lo erano pure alcuni dei peggiori".
Ed ecco a voi, siore e siori, lo stato del vino italiano riassunto in una riga; forse e' solo un caso che questo ritratto telegrafico provenga da un redattore del Telegraph. Per intanto, offre notevoli spunti di meditazione. Aggiunge infatti che "un sorso di Sassicaia, morbido come la seta, e' il paradiso; un Pinot Grigio acido e crudo e' l'inferno". La classifica che segue, nell'articolo Top ten Italian wines di Jonathan Ray, ovviamente e' discutibilissima ed opinabilissima (accapigliarci sulle classifiche enoiche e' uno sport nazionale) ma la premessa e' davvero folgorante.

mercoledì, febbraio 06, 2008

I rappr ed io

[Nel mio slang, i rappr sono i rappresentanti; cioe' gli agenti di commercio, gli intermediari tra me ed i produttori]

In questi primi mesi dell'anno l'enotecaro, teoricamente, e' intento a riassortire il magazzino dopo le vendite natalizie. Il teoricamente e' d'obbligo, visto che ci si ritrova con una bella quantita' di rimanenze; consola il fatto che, nel mio ambito commerciale, le rimanenze sono anche Barolo e Brunello, quindi nulla che mi possa angustiare troppo; di fatto, sto facendo pochi acquisti. I rappr, invece, sono scatenati; hanno fame e sete di vendere. Ed io fornisco loro scarsissime soddisfazioni.
Il guaio e' che sta succedendo qualcosa di strano. Succede, cioe', che io ormai da un bel po' di tempo sto intrattenendo rapporti diretti con svariati produttori; onestamente, non so come sia successo; e' come se l'uso della rete abbia catalizzato una potenzialita' latente, per la quale io e loro (i produttori) stiamo dialogando velocemente e senza troppe mediazioni. Avrete gia' capito dove sto andando a parare, ed evitero' di usare la trita parolina (disintermediazione) ma e' un fatto: da che io sono in rete, molti produttori approffittano dell'occasione per approcciarmi e dirmi: salve, ci siamo pure noi, produciamo Dolcetto (o Orvieto, o Ciro', o Vattelapesca); oppure si ha il fenomeno contrario, per il quale io cerco, trovo il sito, mando un mail, eccetera eccetera. Basta vedere cosa sta diventando Vinix.it, pure se incasinato come dice Aristide, per capire che pian piano qualcosa sta succedendo: alcuni produttori riescono a gestire la comunicazione in prima persona, e quelli come me sono pronti ad ascoltare; gli appartenenti al primo gruppo, ed al secondo, al momento sembrano ancora una minoranza, ma io credo che il meccanismo si sia innescato in modo alquanto irreversibile. Ed i rappr, allora? Che ci stanno a fare, che futuro per loro?
Esattamente come per ogni categoria disintermediata (quorum ego) l'eventuale valore aggiunto che sapranno apporre al loro servizio fara' la differenza; lungi da me dar consigli (al momento sto cercando di consigliare validamente me stesso) ma mi pare interessante segnalare il fenomeno; soprattutto considerando, dal mio privatissimo punto di vista, che i malefici rappr non sembrano prendere benissimo questo andazzo; incrociando il collaboratore del subagente del socio dell'agente di Antinori, questo (temo) si sara' oltremodo seccato del fatto che io non abbia ordinato un bancale di Peppoli (manco morto); ma dal mio punto di vista il valore aggiunto di questa intermediazione era prossimo allo zero. Forse il ragazzo-di-bottega brandizzato Antinori dira' di me ogni possibile fetenzìa, ma per sua somma sfiga io son pure bloggarolo.

lunedì, febbraio 04, 2008

Dipendenza da Prosecco


Tanto per restare in tema di bollicine; tra le cose che ho in vendita, il Prosecco Extra Dry di Foss Marai e' uno dei prodotti piu' risalenti, come data di prima fornitura; io sono tendenzialmente portato a migrare di fornitore in fornitore, spesso solo per il piacere di proporre novita'; pero' il Prosecco in questione, da anni, crea qualche curioso fenomeno di dipendenza nei miei clienti; chi lo ha provato vuole quello, e non ne vuol sapere di assaggiare altro. Ho tentato di introdurre differenti Prosecco, ma succede che Foss generi appunto un' inspegabile dipendenza. Io pure, del resto, non ne sono estraneo, contagia anche me. In questi giorni, poi, ho verificato come la dipendenza produca crisi di astinenza, siccome ho passato la breve fase di interregno nella quale il produttore ha esaurito il Prosecco della vecchia annata, e sta spumantizzando il nuovo: nell'attesa, scaffale vuoto e cliente con l'occhio febbrile: quando arriva?
Va specificato che ho fior di amici enofili, appena un po' snob, che pronunciano "Foss Marai" con una smorfia di disprezzo pari solo a quella dedicata a termini come "Novello", tanto per intenderci. Io, che sono fieramente immune dalla Sindrome della Lingua Asfaltata, mi sono goduto oltremodo il Prosecco Extra Dry fresco d'arrivo.
Extra Dry, per inciso, non sta a significare molto secco, ma al contrario (misteri dell'italico modo di denominare) identifica i Prosecco con lieve, ma sensibile, residuo zuccherino; questa sottilissima dolcezza e' l'elemento quintessenziale di questo Prosecco, in grado di renderlo piacione e facilone quanto basta, perche' chi lo provi non voglia assaggiare piu' altro. "Con un poco di zucchero", diceva il saggio; alla morbidezza si aggiunge poi l'ampia, fragrante aromaticita' dell'uva Prosecco; la bottiglia appena aperta, fresca di spumantizzazione, esibisce per ora la tipica mela, ma un po' di vetro allarghera' il range su pesca, fiori. Insomma, classica bollicina semiseria, giuggiolona e goduriosa. Ho testato la delicata dolcezza in abbinamento con un pecorino molto stagionato, quindi sapido-piccante, e (parola di boy scout) ci stava a meraviglia.

[Warning: il sito di Foss Marai e' questo, ma e' uno dei cinque piu' brutti siti in flash al mondo. Cliccate a vostro rischio]

venerdì, febbraio 01, 2008

Italia.it ritorna (coraggio dai)


Intercettiamo, e volentieri pubblichiamo, un commento alla notizia su Punto Informatico, oggi. Siccome a volte un commento vale mille post.

mercoledì, gennaio 30, 2008

Facciamo a chi e' piu' liberal

Il "Liberal Democrat Greg Mulholland" ha avuto un'ideona niente male: diminuire la quantita' di vino servita a bicchiere; 125ml, e non i (troppo) popolari 175ml, o peggio i terrificanti 250ml. Insomma l'idea e' quella di diminuire la dimensione del bicchiere, non potendo far di meglio, tipo educare ad un consumo responsabile, e comunque lasciare libere le umane genti di decidere cosa caspita sia preferibile. La trovata si potrebbe definire carina, anzi, si potrebbe allargare ad altri ambiti. Qualche esempio a caso di possibili riduzioni virtuose, regolamentate per legge:
  • La velocita' massima delle auto: 80 all'ora.
  • La quantita' massima di proiettili in un caricatore: 4 (sempre troppi, comunque).
  • Il numero di patatine nei sacchetti McDonald's: 10
  • Quantita' massima di preservativi in una confezione: 1 (questa piacera' ai teocon).
  • Il numero massimo di anni da prestare alla politica: 4 (in molti paesi civili la leggina gia' c'e', da noi curiosamente no).
Ovviamente il giochino puo' continuare all'infinito.

lunedì, gennaio 28, 2008

giovedì, gennaio 24, 2008

Assaggiatori di serie A

Segnalo l'imperdibile post apparso oggi su Vino: (si scrive cosi', coi due punti), il blog di Gentili & Rizzari, de L'espresso. Giovanni Bietti riordina gli appunti di una lunga verticale di annate, e si parla del Barolo di Borgogno. Lettura fondamentale (secondo me) pure per gettare uno sguardo sul meraviglioso mondo degli assaggiatori di serie A (un giorno, ci piacerebbe essere cosi').

L'insulsa vicenda del cosiddetto Tocai


[Disclaimer benaltrista: diciamolo, in questi giorni ci sarebbe ben altro su cui indignarsi, bloggare o soliloquiare; ma qui si insiste a vangare il circoscritto orticello vinoico, un po' come l'orchestrina sul Titanic, hai presente. Il fatto e' che, scavando, nell'orto trovi reperti utili a capire com'e' fatto l'italico suolo.]

L'insulsa vicenda del cosiddetto Tocai e' talmente nota che mi consente di rimandarvi a Google News affinche' i due-tre marziani, tra di voi, si aggiornino; quanto a me, ed al mio culto dell'autocitazione, me la sbrigo con due link, uno e due. Oggi, semmai, vi intratterro' sull'ultima genialata: "il vino con due nomi - Il vino bianco più bevuto in regione si chiamerà Tocai friulano o Friulano in Italia, solo Friulano all’estero. È il compromesso deciso dal ministero dell’Agricoltura in attesa della sentenza della Corte di giustizia europea". Sara' che io vedo il lato comico (o grottesco) ovunque, ma questa e' una notizia lollissima (big lol). Se la pensata, ovviamente definita "salomonica", sembra andare pure bene, qui si configurano situazioni del tipo: italiano che va all'estero con una bottiglia di (legittimo) Tocai, ma passando il confine non strappa l'etichetta; e chi ti incontra? Un ungherese (come nelle barzellette, c'e' un italiano, un ungherese...) e quello subito s'inalbera: "cos'hai li'? Tocai??" -- "Si, no, vabbe', e' Friulano" -- "Ma c'e' scritto Tocai! Maledetto italiano!" -- "Mangiatore di goulash!" E via con la rissa.

[Fotina gentilmente scippata a Il Nuovo Friuli. Grazie mille]

mercoledì, gennaio 23, 2008

Prove tecniche di degu verticale


Breve comunicato interno, per gli happy few che stanno nei dintorni. Accade che al momento io disponga di tre annate di Barolo di Bartolo Mascarello: 2000, 2001, 2003. Ci sono, poi, un paio di annate della sua Barbera d'Alba, 2005 e 2004. Tanto basta per una mini degustazione verticale su questo mito enoico. L'idea sarebbe di organizzare una degu pura e semplice, una sera a bottega, e poi una vera e propria cena in abbinamento ai Barolo e ad una Barbera, in combutta con un ristorante qui vicino. L'iniziativa in enoteca costera' 20 Euro a persona, la cena invece sara' sui 90 Euro; date e menu' sono ancora tutte da settare, ma per ora, chi fosse interessato, puo' farsi un nodo al fazzoletto (o prenotarsi).

[Update: siccome blogger.com ha grande cura della vostra privacy, non visualizzo la vostra email; per cui chi desidera essere aggiornato via posta elettronica circa le date della degustazione in enoteca, nonche' della cena, puo' validamente scrivermi qui, ed io provvedero' a allertarvi per tempo. Grazie!]

sabato, gennaio 19, 2008

MILF Barolo

La Stampa odierna propone un'interessante interpretazione del Barolo: il tempo e' una delle sue componenti quintessenziali, ed il suo potere seduttivo aumenta col passare degli anni; l'attesa, poi, accresce il desiderio, ed ecco che il Barolo diventa pure sexy. La lettura attiva alcune mie discutibili sinapsi, e del resto il peccato e' sempre negli occhi di chi guarda: la configurazione milfesca del Barolo m'e' piaciuta non poco. Il cronista de La Stampa fa riferimento ad un articolo apparso sul New York Times, firmato da Eric Asimov; incuriosito dal tono lascivo mi sono messo a caccia della fonte (che, pensa un po', non e' linkata) e credo d'averla trovata qui: ma forse ho cercato male, giacche' l'articolo del NYT non usa mai il termine "sexy"; neppure il post relativo alla degustazione dei Barolo, sul blog di Asimov, innesca pensieri lussuriosi riferiti al rosso di Langa; concludo che si tratta di una interpretazione un po' libera, ma mi va pure bene: approvo qualunque cosa che possa rendere appena un po' piu' irrituale l'enochiacchiera.
Archiviato l'aspetto lascivo, farei un paio di considerazioni a margine della lettura: consola il fatto che il New York Times, la stessa testata che scrisse di un'Italia depressa ed in decadenza, trovi elementi d'interesse nel nostro disastrato paese, la' dove sappiamo esprimere capacita' produttive uniche ed inimitabili; basta leggere l'entusiastica descrizione dei Barolo assaggiati da Asimov (peraltro cose gia' lette, ogni volta che si scriva di questo peculiare orgoglio nazionale) per poter riaffermare che, se ci salveremo, sara' pure grazie a questi àmbiti di eccellenza.

[Annotazioni supplementari: il termine "milf" ed il suo derivato "milfesco", contenuti in questo post, non sono presenti sul Paravia; ho tuttavia un'elevata stima del vostro skill informatico]

giovedì, gennaio 17, 2008

La bollicina rosa


Amo le bollicine, ultimamente in modo quasi esclusivo; a volte mi pare che le spumantizzazioni per me sono come il fritto in cucina ("fritta, e' buona pure una ciabatta"); traslato, con le bollicine mi berrei (quasi) di tutto. In effetti, "bollicine" significa metodo classico; Champagne, per lo piu'. Poi, nello specifico, ho questo gusto per le bollicine in rosa, i rosè insomma, che davvero berrei ogni giorno; il mio amore per la bollicina sta comprimendo pure la tolleranza che di solito ho per il mio cliente; quando questo afferma incauto "a me non piace lo Champagne" ho un brivido: come osi?
Nella bollicina rosa, poi, c'e' un aspetto estetico: e' bella a vedersi, appaga cromaticamente; c'e', soprattutto, la maggiore pienezza e la complessita' data dalla presenza dell'uva nera. In Italia la spumantizzazione in rosa prevede l'omonima vinificazione, e anche da questo consegue la maggiore levita' rispetto alla bollicina rosa in Francia, dove l'uso del coupage (taglio di vini-base bianchi, con vini rossi) genera rosè dal colore assai piu' vermiglio, e comunque spumanti di ancor maggiore polpa e consistenza. Giorni fa pero' il prelievo di scaffale e' toccato al Franciacorta Rosè 2003 di Ferghettina; il colore e' un rosa antico, assai bello, quasi elegante direi, se il termine si potesse usare per un colore; l'effervescenza e la spuma e' assai prorompente, perfino aggressiva nonostante i tre anni sui lieviti (ti aspetteresti una pressione piu' rarefatta). Il 2003 e' una sboccatura 2007 (lodevole retroetichetta) e questo mi fa pensare che ancora un po' di vetro non potra' che giovare alla ricomposizione di elementi "giovanili", cioe' durezza, acidita', che al momento sono ancora molto caratterizzanti. Il naso resta l'elemento godurioso, dove alle note da lievito si somma la frutta; curiosamente la bottiglia smezzata, riassaggiata il giorno dopo, presentava sentori aromatici di notevole complessita', e comunque un maggiore equilibrio; questo m'ha ricordato un utile trucco da sommelier: scaraffare il metodo classico; avete presente il decanter da rossoni maturi? Provate ad usarlo per un metodo classico: otterrete di ridurre la pressione di effervescenza (non a tutti e' gradita, a tutto pasto) e soprattutto di iperossigenare la bollicina, enfatizzando il corredo aromatico. E gia' che siamo in modalita' "consigli di Donna Letizia" ricordiamo pure che il metodo classico si beve a pasto, e non in abbinamento con la pasticceria (ma se c'era bisogno di precisarvelo, ve lo dico francamente, non eravate degni di questo blogghe); e soprattutto: buttate via gli orrendi flute, ed usate un bicchiere bello grande (tipo rosso medio).

martedì, gennaio 15, 2008

Cough, cough


L'immagine quassopra si riferisce a questo articolo del Corriere, oggi. Orsu', smettiamola con questi luoghi comuni, e' ovvio che il dipendente privato si ammala nella stessa identica misura del dipendente pubblico; l'unica differenza e' che va a lavorare lo stesso; lo scrivente, per dire, e' saldamente sul ponte di comando nonostante la tonsillite. E' pur vero che per un paio di giorni, la settimana scorsa, sopraffatto dal malessere ho latitato; ma il mio malefico capo (cioe' a dire io) non mi ha corrisposto alcuna indennita'. Sono in pieno conflitto sindacale con me stesso.

venerdì, gennaio 11, 2008

Elementi fenomenologici dell'enotecaro, inserito nella societa' moderna

Intro.
Dopo il mio outing, riassumibile in "francamente cambierei aria", Marco, qui, dedica il suo quarto sondaggio su "le opinioni del vino" alla figura dell'enotecaro, come dovrebbe essere e cosa dovrebbe fare; nell'indicarvi le sempre gloriose iniziative de I numeri del vino, provero' ad integrare i dati numerici con un alcuni sbrodolamenti verbosi, peraltro non esaustivi. Buon divertimento.

Chi e' l'enotecaro, e cosa caspita fa.
Ci sono (almeno) due tipi di enoteche: i quasi-ristoranti, e le botteghe che vendono vino, senza sbicchierarlo; rientrando io nella seconda categoria, trattero' di tale configurazione. All'interno di quest'ambito, poi, spesso le enoteche vendono, assieme al vino, alimentari selezionati; non e' il mio caso, io vendo solo vino e pochi distillati, sono duro-e-puro (o iperspecializzato, fate vobis). Tutto questo per dire che l'enoteca e' un concetto un po' nebuloso, quindi eviterei di addentrarmi in ulteriori distinguo, ma focalizzerei le possibili mission (ammesso che ne abbia; certo che scrivere mission fa sempre figo, eh). Questo serve piu' che altro per definire il commerciante dettagliante, prescindendo dall'ambito. Quindi, in generale, l'enotecaro e' un bottegaio che vende vino.

Il bottegaio va alla guerra.

Nell'anno di grazia duemila e otto la figura del dettagliante deve considerare, con attenzione, la sua funzione e la sua utilita' nell'ambito delle dinamiche della distribuzione moderna. Deve, cioe', valutare cosa vendere, e come, all'interno di un meccanismo distributivo che, con spietata precisone, vede la GDO (Grande Distribuzione Organizzata, supermercati) come referente istituzionale, in quanto piu' razionale, piu' bella, piu' tutto; non mi dilunghero' affatto a dir male della GDO, ma vi rimando alla lettura definitiva in materia. Del resto, curiosamente, non ho una cattiva opinione della GDO in senso assoluto, semmai tengo a dire che io, e loro, facciamo mestieri diversi. Tuttavia, nel corso degli ultimi trent'anni, meccanismi che non a caso ho definito spietati hanno concorso a presentare la GDO come formula distributiva non solo migliore, ma quasi esclusiva; in un mondo di ipermercati sberluccicanti s'e' consumata la strage di centinaia di negozi di quartiere; la razionalizzazione della distribuzione, intanto, sembra lontana dall'avverarsi, visto che il gigantismo della GDO richiede transumanze bibliche di merci standardizzate, prodotte da industrie, che ingolfano ogni via del belpaese; eppure, tra l'altro, la razionalizzazione della distribuzione e' stata, da sempre, la cifra qualificante della supremazia della GDO sulle botteghe. Come dicevo, nell'attesa fu strage; io lavoro in una via che, negli anni cinquanta, era una via piena di negozietti; i vecchi (mi) ricordano ancora che ogni basso era un punto vendita di frutta e verdura (era una via specializzata in verdurai e vinai, pare). Oggi chi ripercorre a piedi via Donizetti, senza inciampare in un asfalto indegno del Botswana, vedra' solo box auto; i negozi sono diventati custodie per il piu' amato dei simulacri. Dove sono andati tutti i commercianti? Sono finiti, silenziosamente, nel cimitero delle partite IVA. Loro non fanno prigionieri, e noi, uno dopo l'altro, stiamo cadendo. A meno che non si capisca come reagire, in una logica di guerriglia.

Il delirio del bottegaio Vietcong.
Quando il nemico e' soverchiante, quando non fa prigionieri, non ha alcun senso fronteggiarlo; meglio, non ha alcun senso continuare la battaglia; paradossalmente, bisogna riconoscere quando la guerra e' persa, e dedicare le energie ad altro. Cosi' facendo si riesce meglio a focalizzare l'aspetto dell'utilita' sociale del commerciante; oggi il lavoro del commerciante deve per forza di cose porsi come propositivo, ed alternativo alla GDO, affinche' possa in qualche modo dirsi socialmente utile. Questo significa, nello specifico, abbandonare al loro destino i brand da supermercato, e recuperare la funzione del mercante (il secondo mestiere piu' antico del mondo) mettendosi alla ricerca di produzioni alternative, artigianali, qualitative; questo, in poche parole, significa smarcarsi da un confronto impossibile, e recuperare utilita' sociale. A questo riposizionamento, non lo nego, e' connesso pure un aspetto "ideologico", la' dove ideologicamente io propongo di non essere piu' tramite di vendita per marchi che non hanno nulla di originale, che non costituiscono affatto un servizio al consumatore finale. Sono, poi, parte integrante del meccanismo che ci stritola. Facciamo un esempio concreto.
Molto tempo fa un mio collega agghindo' la sua vetrina di Berlucchi; quel collega e' un opinion leader, e mi capito', nei miei soliti modi sarcastici, di apostrofarlo cosi': "spero bene che Berlucchi ti paghi regalandoti un bancale, e non certo che tu paghi lui, siccome gli stai preparando, a lui e alla Coop, le vendite di Natale". Ed infatti quel Natale Berlucchi era sottocosto alla Coop (eccoli, i famosi meccanismi spietati) ed il collega fece la solita figura dell'utile idiota, della cinghia di trasmissione nel motore della comunicazione. Perche' facciamo questo? Perche' ci riduciamo a fare gli utili idioti per lorsignori, e non ci riappropriamo di una funzione che avrebbe senso commerciale? Perche' siamo pigri, e in un certo senso ce lo meritiamo pure, d'essere falciati via senza pieta'.
Se vogliamo in qualche modo essere alternativi, dobbiamo, anche "ideologicamente", dire no a certi brand. Questo, va detto, resta una mia personalissima teoria, peraltro assai inapplicata da quasi tutti i commercianti, i quali strillano contro l'apertura di supermercati, contro le vendite sottocosto, cioe' combattono le famose battaglie perse in partenza, senza decidersi a cambiare la strategia, e senza capire che siamo, ormai quasi tutti, Vietcong.

Si, vabbe', ma allora?
Ovvio che le cose non sono cosi' semplici. Andare a fare la vita del Vietcong, vivere in una buca e mangiare vermi, non e' assolutamente appealing; fuori di metafora: mediamente, il bottegaio non si sbatte volentieri, meglio vendere quelle due o tre griffe che che ti chiede la massa, piuttosto che ammazzarsi essendo propositivi. Eppure, a costo di restare minoritario a vita, io credo che questa sia una delle poche vie seriamente percorribili, per chi vuole dirsi commerciante, e non porgitore. Oltretutto, tornando al mio ambito ristretto, questo e' un settore fortemente disintermediato, dove il prodotto si puo' validamente acquistare alla fonte, quindi l'enotecaro deve moltiplicare gli sforzi per giustificare il valore aggiunto. Questo si ottiene, credo, attraverso l'originalita' della proposta, dandosi un gran daffare, essendo selettivi, essendo competenti. Si ottiene avventurandosi in importazioni dirette di Champagne, piuttosto che gabellare Veuve Cliquot. Il tutto, cercando di reggere agli scricchiolii strutturali che si sentono da un po', siccome il mondo si comporta schizofrenicamente, dice "recuperiamo i negozi di un tempo" poi raddoppia le uscite al casello che serve il prossimo ipermercato, mantenendo gli arredi urbani della citta' vecchia ad un livello difficilmente comprensibile.
Questo e' un mondo complicato, e anche per questo voglio riflettere su che fare.

[La foto che correda questo post ritrae mio padre, alla fine degli anni '40, davanti alla sua prima osteria, a Genova, quartiere Foce. Non aveva ancora trent'anni.]

martedì, gennaio 08, 2008

Chi beve Cina (campa cent'anni)


L'infotainment sul vino e' da sempre contraddittorio: il vino fa bene, anzi no, fa male; il vino ti allunga la vita, anzi no ti spedisce al creatore; cose note, e questa non e' la notizia. La notizia e' che i cinesi hanno pensato bene di piazzare una bella modifica genetica nel loro vino aumentandogli artificialmente la percentuale di resveratrolo (anvedi questi) cosicche' il vino cinese allungherebbe la vita al suo bevitore [link nr. 1]. I nostri della Coldiretti mandano subito a dire: no, grazie, il supervino cinese non ci serve; nello specifico, essi affermano che "se forti perplessità si evidenziano sulla qualità del prodotto ottenuto, considerata l'attuale offerta di vino in Cina, vale la pena di sottolineare che nei vini italiani le sostanze antiossidanti che proteggono le arterie dall'invecchiamento, i cosiddetti polifenoli, sono contenute naturalmente in misura doppia rispetto ai concorrenti californiani e addirittura quattro volte in più degli analoghi francesi" [link nr. 2].
E cosi' in un sol colpo Coldiretti riesce a dire ai cinesi che:
1) il loro vino, al momento, e' una mezza ciofeca; e
2) noi, comunque, ce l'abbiamo piu' lungo (il livello di antiossidante).
Bravi, cosi' si fa, flettiamo un po' questi muscoli. Resta irrisolto l'aspetto salutistico: l'OGM cinese fara' bene davvero? Forse che per saperlo, dovremo berne a ettolitri? E questo, poi, fara' bene?

venerdì, gennaio 04, 2008

Anno nuovo, polemicuccia vecchia


"Anche il mondo del vino sembra essersi reso conto dell'importanza di Internet - i produttori utilizzano sempre più strumenti come blog, forum e newsletter". Cosi' annunciata, questa lieta novella di Reuters meritava un clic, giusto per vedere di chi si parla. Spiace rilevare, da subito, un irritante vezzo: si elenca una serie di siti, senza nemmeno un link. Scusate il momento-indignodromo, ma siccome pure il neanderthaliano enomondo "si rende conto dell'importanza di Internet", che ne direste, signori Reuters, di fare altrettanto? Vi pesa un tag? Mah, e doppio mah.
Comunque, il non linkato Winenews.it narra, appunto, che i produttori si starebbero attrezzando per il due-punto-zero (era circa mezz'ora che non scrivevo due-punto-zero, stavo gia' in crisi). Winenews ovviamente linka tutti, e io sono felice di non dovermi digitare ogni url; clicco il primo, il secondo, il terzo in ordine di presentazione; soliti sitarelli fighetti in flash, pop up e musichette, che nostalgia, gli anni '90; pure qualche scivolone (Caprai invita a cantine aperte 2007); ma su queste cose non si deve maramaldeggiare, nessuno e' perfetto; semmai complimenti a florio.it, che disabilita la funzione backbutton tenendoti prigioniero nella loro home; questa, in termini strettamente informatici, si definisce "vaccata". Alla fine, scorsi cinque-sei link, indovina? Nessuno ha un blog, nemmeno un forum (peraltro inutillimo). Che film hanno visto, i signori Reuters?