mercoledì, febbraio 15, 2006

E fu pesto (ma pure trofie).


Era tutto vero. Be', non che ne dubitassi.
La rece? Bene le trofie, rivedibile il pesto. Tsk-tsk, noci e anacardi...

domenica, febbraio 12, 2006

My 2 cents sul sistema di valutazione a punteggio.

[Post ispirato da questa interessante discussione su Vinography]

Per farla breve: sono favorevole a dare punteggi ai vini, al fine della valutazione. Nello specifico, io uso il sistema dei punteggi centesimali. La brevita' e' raccomandabile in ogni argomento per il quale sono gia' scorsi fiumi d'inchiosto, e difatti la diatriba punteggio si/punteggio no e' uno degli argomenti piu' dibattuti in ambito enoico. Quindi evitero' di elencare gli argomenti (alcuni dei quali suggestivi, ammetto) portati a suffragare la causa dei contrari ai punteggi; mi limito ad elencarne un paio a favore.

Il voto centesimale e' rapido. Quando assaggio in batteria dieci-venti Brunello e prendo appunti, scrivo poche note per ogni etichetta ma la parola finale e' sempre il voto. Sopra gli 83/100 piazzo normalmente l'eccellenza, sopra gli 88/100 significa "comprare"; riutilizzando gli appunti a distanza di tempo la facilita' "iconografica" del punteggio serve pure per la consultazione rapida.

Il voto ha pure maggiore obbiettivita'; le note gustative sono contingenti, dato il fatto che il vino diviene; il punteggio fotografa abbastanza bene il livello qualitativo assoluto (perlomeno, io tendo a dare il voto anche tenendo presente il livello in divenire).

E infine, diciamolo, il voto e' amato dal consumatore entry level, che, piaccia o no, rappresenta circa il 90% degli enofili. C'e' pure la minoranza schiacciante dei porthosiani, se proprio non sopportate i voti e avete il tempo di leggere chilometriche schede di degustazione che si concludono (che stress) senza un vincitore ed un vinto; vi toccherebbe assaggiare tutti i recensiti pure a voi, per avere un'idea di chi eccelle. Certo, io sono un famelico lettore di Porthos, ma non si puo' mica essere d'accordo sempre su tutto.
Cio' detto, amo il sistema a punteggio centesimale, ma apprezzo un po' meno il sistema a simboli: due stelle, tre bicchieri, sette pizze, avete presente. Troppo schematico, pure per me.

Olimpiadi invernali (brrr).


Certe letture, certi punti di vista, non si trovano sulla cosiddetta stampa mainstream.
Bisogna per forza cercare in luoghi cosi'. Si parla delle olimpiadi dello sponsor fastfood: "Uno spreco offensivo di risorse, un inutile sfarzo tristemente illusorio, una patetica coreografia ispirata solo a se stessa, cercavano in tutti i modi di ravvivare un sogno del quale conosciamo ormai troppo bene i risvolti più crudeli: la grandiosità di cartapesta, la felicità a comando, il benessere a tutti i costi - la grande menzogna veicolata dal televisore - hanno da tempo lasciato nelle nostre anime lo spazio ad altri pensieri, molto meno illusori e molto più ingombranti".

[Foto: Luogocomune.net]

giovedì, febbraio 09, 2006

Indovina chi ti boicotto questa settimana.

Prima Grillo, poi il Papero Giallo. Ma pure Indimedia, tra gli altri: la nuova legge sulla droga introdurrebbe (anche) il concetto di proibizionismo legato al vino. Che dire? Tutte le frasi fatte che servono a qualificare l'opera di questo governo sono state consumate: robe del tipo "hanno toccato il fondo, poi hanno cominciato a scavare" non rendono l'idea. Ci vorrebbe qualcosa di piu', qualcosa di originale. Una cosa forte, una provocazione: tipo cominciare a boicottare i produttori di vini della CDL. Sei produttore di vino, ma pure deputato di Forza Italia, o di Alleanza Nazionale? E io ti boicotto.
Parliamo di provocazione, eh, sia chiaro. Si, si, tranquilli.

Deluxeblog colpisce ancora.

Il vino piu' costoso del mondo. (Solo 160.000 dollari).

martedì, febbraio 07, 2006

Mai un attimo di relax.


Non fai a tempo a rilassarti un attimo su uno dei soliti adult site, che arriva il banner di Giordano.

[Link non consigliabile sui luoghi di lavoro, specie se il capo e' nelle vicinanze]

Buon compleanno, Punto Informatico.

Dieci anni fa nasceva Punto Informatico, pubblicazione online di riferimento per quanti vogliono capire qualcosa di questo strano ordigno. Per avere un'idea di come stavamo messi, informaticamente parlando, dieci anni fa, il sommario del numero uno di PI, datato 7 febbraio 1996, e' qui.
All'inizio del '96 usavo ancora Windows 3.11 -- e settavo la connessione ad Internet con Netscape 2. Pagavo alla Sip (o era gia' Telecom? Boh) una roba tipo quattrocento mila lire a bimestre di scatti telefonici, con una connessione dialup a 14.4. E pure un canone annuo al mio provider. Ah, ricordi.

lunedì, febbraio 06, 2006

Alcuni imprescindibili doveri del buon enotecaro.

[Prefazione: essendo io un buon enotecaro, amando il mio lavoro e ancora di piu' la mia affluente clientela, ho sempre provveduto a cambiare le bottiglie afflitte dal tappo. Dìcesi sempre, in ogni caso, per qualsiasi cifra]

Ha ragione lavblog: la bottiglia bouchonee va cambiata all'istante. Ha pure ragione il suo commentatore, va cambiata anche se l'enotecaro non riesce a rivalersi sul produttore (produttori, nota razza tirchia; il mondo sara' salvato dalla razza filantropa degli enotecari). Ma non basta, perche' limitarsi, e' giusto introdurre qualche altro dovere in capo all'enotecaro. Eccone due o tre tra quelli rilevanti.

Diritti di rimborso connessi al tappo/1
Non basta rimborsare la bottiglia. Pure la benzina per tornare in bottega, e che diamine.

Diritti di rimborso connessi al tappo/2
Non basta la benzina. Pure il lavaggio del parabrezza dell'auto, e che diamine. (Performato dall'enotecaro in persona, dotato di regolare attrezzo lavavetri).

Diritti di rimborso da danneggiamento.
Se stappando la bottiglia si macchia il soffitto (avete presente, certi Lambrusco molto frizzanti) l'enotecaro deve re-imbiancare la stanza.

Diritto di rimborso amoroso.
Se compri una bottiglia per indurre la tipa ad amorosa accondiscendenza (effetto vasodilatatore dell'alcol, sapete) ma le cose vanno per il verso sbagliato, l'enotecaro deve provvedere la fornitura di una professionista del settore allo scopo di ripristinare le aspettative. (Non e' chiaro se tale obbligo sussista solo per la clientela maschile, oppure possa allargarsi specularmente a quella femminile. La cosa e' variamente dibattuta).

[Postfazione: quanto sopra accade solo in enoteca. Sfortunatamente il consumo di vino avviene, per oltre il 70%, attraverso i supermercati. Qualora proviate a riportare una bottiglia aperta e difettosa per il malefico tappo alla copp-sei-tùù, otterrete probabilmente quello che si descrive come "gesto dell'ombrello"]

Fenomenologia del popup inutile.


Questo che vedete e' l'inutilissimo popup dell'Unita', che ammorba pure il mio amato Firefox (son troppo pigro per ravanare le opzioni e incenerirlo). Oltretutto, pure expired. Come il loro buonsenso.

domenica, febbraio 05, 2006

E Londra rimase senza Champagne.

Proprio cosi', venne pure l'alba del giorno in cui Londra "run out of Champagne", cioe' si trovo' a secco di bollicine (francesi). Vinography riprende Decanter riportando questo tragico evento: "le quantita' di Jeroboam Dom Perignon sono talmente ridotte, da fronteggiare la sparizione"; il consumo smodatissimo dei ricconi della city ha semplicemente messo alle corde le capacita' degli importatori.
Ora, va detto che tale affermazione proviene da un portavoce di Moet, cosi' da far sorgere qualche sospettuccio di viral marketing; e infatti nel blog di Alder i commentatori si lanciano in frizzi e lazzi del tipo "questa fandonia non me la bevo". Pero' Decanter dice che a Londra il consumo di grandi formati di Champagne e' aumentato del 40%.
Maledetta crisi.

[Piccolo update: vedo solo ora che Slawka G. Scarso nel suo blog ha dedicato all'argomento un post lo scorso 3 febbraio]

sabato, febbraio 04, 2006

Si blogga per un piatto di pasta.

E poi uno dice che a bloggare non ci si guadagna. Per dire, se sei blogger da almeno sei mesi, San Lorenzo ti regala trofie e pesto.
Il pesto e' il genere di preparazione molto local, oggetto di infinite dispute tra un quartiere e l'altro di Genova (il basilico deve essere di Pra', no, Palmaro, no, pure Voltri va bene; quello ci mette le noci, quell'altro osa l'aglio -- e via accapigliandosi).
Adesso assaggio quello di San Lorenzo (con gli anacardi? Argh!) poi semmai vi dico. Buon appe.

[Via Simplicissimus]

Negociant (chi l'ha visto).

Quando scopri un nuovo blog (thank you Peperosso) passi un po' di tempo a leggerti con piacere tutti i post che ti sei perso. Per esempio, questo di acquabblog. Acquabblog e' il corporate blog di Acquabuona.it -- non so bene se si dica corporate ma vabbe', suona cool.

Comunque, dicevamo, il post in questione: che fine ha fatto il pernicioso Volorosso? L'acquablogger va al supermercato e nota che le bottiglie latitano, e si domanda, ma come, prima imperversava, e adesso?
Questi sono i famosi sondaggi fatti nel tinello di casa, e sono autoreferenziali ed ombelicali, quindi mi vanno benissimo. La lettura mi ha fatto ricordare dell'unica volta che mi e' capitato di assaggiare una bottiglia di vino branded Volorosso; pure proseguendo nello stesso stile autoreferenziale-ombelicale, se uno parla di un vino magari con tono critico, sarebbe il caso che l'avesse assaggiato: per quanto mi riguarda, un solo assaggio di una sola tipologia rende il test alquanto limitato, ma ve l'avevo detto, siamo in modalita' assai tinello-di-casa.

Orbene, l'assaggio. A casa di amici, gruppo eterogeneo; tra questi, qualcuno sensibile agli spot televisivi, si fa irretire dalla teribbile rèclame Volorosso (hai presente, quella col tipo io-sono-quello-che-se-ne-intende che ti apostrofa: "occhio a Volorosso!" e cosi' si assaggia una Bonarda Oltrepo'. Seguono note degustative. Tralasciando l'aspetto cromatico, olfattivamente nulla di che (solita mora, ma pure qualche puzza), in bocca e', come dire? Dimenticabile. Fine delle note gustative. Una roba che si situa, in punteggio centesimale, sui 65/100.
Ora, il problema e' il seguente. Lo spot di Volorosso parlava, se ben ricordo, di vini di qualita' elevata; quindi la domanda sorge spontanea, chi e' stato che ha contraffatto questa bonarda? Essi', perche' non so voi, ma io piazzo la qualita' elevata dagli 80/100 in su. Qui ci sono due possibilita', o quella bonarda e' contraffatta (falsificano Sassicaia, hai visto mai che pure Volorosso?) oppure, semplicemente, quello spot racconta fandonie. Mumble-mumble.

Vabbe' dai, mentre meditavo, pensavo pure ad un'altra cosa. In Francia quelli che imbottigliano vini di diversa provenienza, che raccolgono ed assemblano vini magari senza nemmeno possedere vigneti, si chiamano Negociant. Tuttavia, questa cosa non ha la valenza negativa che puo' sembrare, anzi. I Negociant sanno che se selezionano prodotti eccellenti, si qualificano come eccellenti Negociant (semplice, eh?) -- e cosi' in Francia esistono magnifici Negociant che, senza essere Recoltant, ti garantiscono livelli notevoli.
Qui, da noi, le cose pare vadano un po' diversamente: la figura del Negociant alla francese latita. Nell'ambiente usiamo un termine, Imbottigliatore, che non suona affatto onorifico. "Quello e' un imbottigliatore" diceva mio padre quando parlava di un commerciante che ti gabellava non-si-sa-bene che vino, e di che provenienza. Loro hanno i Negociant, noi gli Imbottigliatori.
Per essere come i francesi bisognerebbe lavorare con rigore, raccogliere sempre prodotti iperqualitativi, e farlo continuativamente, magari per decenni. Eh, bisognerebbe.

venerdì, febbraio 03, 2006

Italia, Forza.


Ci sono giorni in cui la lettura delle notizie e' piu' deprimente di altri; oggi, per esempio, il mondo va in fiamme per colpa di alcune vignette. Dalle nostre parti il senso dell'umorismo e la tolleranza sembrano fortunatamente maggiori, e tantovale approfittarne. Pero' e' un sorriso a denti stretti, se pensi a chi non riesce a sorridere.

[Via Macchianera, a sua volta via svariati altri che non linko per pigrizia]

mercoledì, febbraio 01, 2006

(Auto)citarsi addosso.

Tempo fa mi capito' di parlare di tappi intelligenti, dotati di chip RFID e di possibili crack: la tecnologia wireless si presta assai. Oggi leggo su Punto Informatico che qualcuno e' avanti col lavoro, visto che i malefici RFID sui passaporti olandesi (pure noi dovremo adottarli) sono sniffabili.
Merita di essere riportato un commento letto su PI: "secondo voi perchè io mi sono comprato un kit RFID? 300 € ma ben spesi. Lo uso anche per clonare i badge aziendali e gli skypass".
Skypass? Peccato che il mio doctor m'ha pronosticato zero sci per almeno un anno; ma i tappi RFID, giuro, quelli ci proverei. A craccarli, dico.

martedì, gennaio 31, 2006

Lo dicevo, io.

Appena finito di fare lo spiritoso con quelli dell'Ais, mi tocca correggere il tiro.
Questo interessante articolo e' opera di un Sommelier: il titolo,"Cosa deve avere un vino, nel 2006, per la vittoria nella corsa della qualità?" puo' trarre in inganno, in realta' si tratta di una lettura zero trombonesca. Anzi, si chiude con questa bella considerazione, in linea col mio punto di vista sull'assaggio (che talvolta e' una specie di realta' inconoscibile, vagamente kantiana): "un grande vino è un’illusione: ti sfida a prenderlo e trattenerlo, e proprio quando credi di averlo in pugno è già sfuggito alla tua presa. Un grande vino si prende dei rischi. I grandi pittori, i grandi scrittori e compositori camminano su di un filo, in equilibrio tra il fallimento e la noia, e cosi’ anche i grandi vini".

sabato, gennaio 28, 2006

Tesori nascosti.

Esiste una tipologia umana curiosa, quella che trova in remote dispense bottiglie abbandonate dalle generazioni e crede di avere chissa' che tesoro tra le mani; quindi affligge l'enotecaro di turno chiedendo "quanto puo' valere?" -- o peggio: "quanto mi offre?"

Normalmente, non si tratta mai di Jeroboam di Monfortino '89; di solito ti mostrano dei Cortese Piemonte del '65, o giu' di li'. Poi, fortunatamente, ci sono quelli che hanno imparato a disintermediare (quanto mi piace questo termine) e usano, esempio, E-bay per vendere una "bottiglia rarissima di vino Bardolino del 1975" al modico prezzo di 50.000 (dìcesi cinquantamila) euri. Va pur detto che tràttasi di grande formato, "contenuto netto litri 3,780"

[via forum del Gambero Rosso - immagine da E-bay.it]

venerdì, gennaio 27, 2006

Comunicazione di servizio.


Usiamo il blog in modo molto corporate: causa neve, l'enoteca e' chiusa (anche) oggi, venerdi' 27 gennaio. La foto che vedete e' la vista che ho davanti, pure ora; normalmente si vede il mare, oggi c'e' questa visione molto alpina. Tutti a casa, al caldo.

giovedì, gennaio 26, 2006

Saluti dalla Bulgaria.


Era qualche millennio che non transitavo sul sito dell'Associazione Italiana Sommelier. Tra tante meritevoli cosine, si legge pure questo comunicato:
"La GEN [traduzione: Giunta Esecutiva Nazionale] ha constatato che la Ruinart non ha modificato il suo atteggiamento nei confronti dell’AIS rispetto allo scorso anno, nonostante le promesse e le assicurazioni espresse solo verbalmente.
Con grande rammarico, la GEN è pertanto costretta a confermare la decisione di non partecipare alle selezioni europee. Ciò perché ritiene di dover adottare un comportamento chiaro e deciso nei confronti della Ruinart, per tutelare il buon nome dell’A.I.S. e di tutti i suoi soci.
Si è quindi costretti ad invitare i sommelier a non partecipare alle selezioni, ricordando che, in caso contrario, incorreranno in gravi provvedimenti disciplinari.
La GEN ha dato mandato al Presidente di rivolgersi alla Ruinart esprimendo le rimostranze di tutti i suoi componenti"
Porca paletta, ha detto proprio gravi provvedimenti disciplinari! Ma che diamine han combinato 'sti piantagrane de la Ruinart?
Nel forum AIS si legge la spiegazione, grazie ad Antonello Maietta. Leggere attentamente:
"Dovete sapere che già nell'edizione 2004 la Ruinart è venuta meno ad un regolamento da essa stessa emanato. Mi riferisco in particolare all'aspetto organizzativo che secondo regolamento deve avvenire di concerto con l'associazione nazionale ospitante, ma soprattutto per quanto riguarda la formazione della Giuria che deve essere presieduta dal presidente dell'Associazione nazionale ospitante e formata da persone designate di comune accordo. A conferma di questo potete verificare il regolamento sul sito www.trophee.ruinart.com. Ebbene per la seconda volta consecutiva, anche per l'edizione 2006, difformemente da quanto stabilito dal regolamento ci è stata comunicata la scelta di un presidente di giuria diverso da quello previsto dal regolamento e non siamo stati coinvolti sull'aspetto organizzativo, ci sono stati comunicati semplicemente luogo e data della finale nazionale e nominativo del presidente di giuria designato.
Tutto questo non ci ha offerto sufficienti garanzie circa la tutela dei nostri ragazzi eventualmente impegnati nel concorso.
In sostanza crediamo che Ruinart, in quanto organizzatore dell'evento, abbia tutto il diritto di emanare qualunque regolamento ma dovrebbe avere poi il dovere di rispettarlo".
Tutto chiaro? Ce l'avete fatta ad arrivare fin qui? Avete pure voi l'impressione di respirare un'aria da socialismo reale, tipo Bulgaria dei bei tempi?

[A scopo di ristabilimento del kharma, e per amore della verita', va detto che chi scrive venne cacciato con infamia dall'AIS; il mio stemma fu dato alle fiamme, i miei diplomi strappati, il mio tastevin fuso ed il metallo riutilizzato per altro uso; infine il mio nome fu condannato alla damnatio memoriae].

mercoledì, gennaio 25, 2006

Fidatevi.

Peggiorando nella deriva off topic, sospendo un attimo la chiacchiera sul vino e vi invito caldamente a visionare questo.

lunedì, gennaio 23, 2006

Navigare necesse.

Ammetto, sto prendendo una brutta piega. Questo sta diventando un blog che parla di blog, e cio' non e' del tutto sano. La scusa e' sempre la stessa, mi e' capitato l'occhio, ci son passato per caso, mi han provocato (e via cosi'); ergo, ne parlo.

Deluxeblog.it e' fatto apposta per contraddire le tesi oscurantiste secondo le quali tutto sta andando a rotoli. Ma de che, come direbbero a Roma: persino nei ristoranti di lusso in India furoreggia il vino italiano. Il concetto di ristorante di lusso affiancato all'India mi crea qualche problema di natura ideologica, probabilmente il terzomondismo pauperista che mi deriva dalle trascorse militanze collettiviste non aiuta. D'altra parte si chiama De Luxe Blog, mica Metalmeccanico Blog. Tra un piumino Moncler per cani e un ristorante di lusso di Bombay, e' una lettura quasi confortante.

E comunque, con colpevole ritardo apprendo l'esistenza de "l'Istituto Grandi Marchi, fiore all’occhiello dell’intero sistema vitivinicolo italiano" [bum! nientemeno]. Notare che il citato fiore all'occhiello si avvale di ùrendo sito in flash, la cui sezione in italiano e' "coming soon", che significa "non serve farla ora, la pagina italiana".

sabato, gennaio 21, 2006

Per chi scrive Bruno (Vespa).

«Chiedere a Furio Colombo un parere su di me è come sollecitare a Dracula un giudizio sull’Associazione donatori di sangue. Quando era direttore de “l’Unità” mi ha scagliato addosso centinaia (dico centinaia) di attacchi. Mi muove le peggiori accuse: abusare del video pubblico per tendere agguati alla sinistra nel quadro di un servizio da rendere a Berlusconi»
La frase che leggete qui e' la striscia rossa sull'Unita' online di oggi. Ed e' stata proferita da Bruno Vespa. E' lo stesso Bruno Vespa contro il quale si scaglia il Franco Tiratore, accusandolo di essere "sempre dalla parte del potere, anche quando scrive di vino". In effetti il caro Brunello Vespa, ogniqualvolta parla di un vino, presenta come chissa' che novita' le etichette piu' deja-vu d'Italia: da ultimo, per dire, Firriato. Capirai che originale, come si chiama questo? "Correre in soccorso del vincitore"?
Il fatto e' che Vespa non scrive per gli addetti ai lavori. Scrive per le masse (incolte); "giornalismo generalista" credo si dica: non scrive per me, per il Franco Tiratore e nemmeno per Massobrio e per tutta la minoranza schiacciante degli eno-evoluti. Su cento lettori di Panorama, dieci sbadigliano leggendo "Firriato", ma novanta, temo, fanno "oh" e ricevono la notizia come fosse un oracolo. Vespa scrive per i naif. Bisogna essere naif, molto naif, per credere a certe affermazioni.

giovedì, gennaio 19, 2006

iQualchecosa.

Leggendo Geeksquare, e trovando l'ennesimo ordigno i-qualchecosa (iFish, stavolta), ho avuto una tardiva illuminazione da cybersquatter. Tardiva, perche' iWine.com, come pure i-wine.com sono occupati da tempo; curiosando tra i nomi di dominio, c'e' un italiano, ed apparentemente inutilizzato, i-Wine.org. Insomma, arrivo tardi, pazienza. Resta la curiosita' su che diamine puo' mai vendere (o parlare) un sito iWine. Probabilmente una roba molto geek collegata al vino.
Nah, non sono ancora pronto.

mercoledì, gennaio 18, 2006

Oppss/2

Sembrava fatta, il club del tavernello poteva festeggiare. E invece pare che no, l' itx incombe pure li'.
Si attendono controanalisi.

Scusate l'ombelico.

Ogni volta che posso, parlo bene dell'informazione in Rete. L'informazione dal basso, i blog e non solo; appartengo al genere di net addicted che non usa da anni, ormai, la tivvu' per informarsi. Niente Sky, satelliti, e nemmeno digitale terrestre (velo pietoso). Sono tuttavia un po' infastidito dal blogger autocelebrativo che si dice (addosso) quanto e' bravo, eccetera: quindi, nello scrivere queste cose, provo un certo imbarazzo da eccesso di culto ombelicale, e me ne scuso: e' una specie di corto circuito, questo media dovrebbe evitare di autocelebrarsi, anche perche' questo malcostume andrebbe lasciato a lorsignori dell'Informazione Alta, che si lodano ed imbrodano a sufficienza. E' una forma di pudore, diciamo.
Eppero' [eppero' fa molto Bonolis, eh, lo so] -- eppero' dicevo, ci sono notiziole che ti fanno sbellicare, nel modo in cui son presentate. Dai media mainstream, sa va sans dire.

In rete la notizia del vino prodotto da Madonna gira da prima di Natale. Il 21 dicembre, per dire, perfino Mtv (non Hugh Johnson, Mtv!) rileva che il suo acquirente conta "sull'unicità dell'oggetto piuttosto che sulla qualità del vino". Amen. Del resto questa notizia causa, all'enofilo, alternativamente lo sbadiglio o lo sconforto; vino e celebrita', si-si, deja vu. Comunque, lo sgub si leggeva, qua e la', fino ai primi di gennaio.
A meta' gennaio, tah-dah, i tiggi' nazionali ci annunciano, ma dai? Che Madonna produce vino, chissa' che buono, ullalla'; con sprezzo del pericolo, un giornalista ha appena riportato che Madonna ama il Merlot: ma dico, non l'ha visto, Sideways?
Roba che uno nemmeno fa a tempo a sbadigliare o sconfortarsi, fa prima a roteare il telecomando, clic, e mette su Mtv.

[Quanto sopra mi inserisce di diritto nel gruppo di blogger che associano le donne nude ai post. Finalmente!]

venerdì, gennaio 13, 2006

Si dice il peccato.

Ci sono ambiti nei quali siamo encomiabilmente rispettosi della privacy, per cui notizie come questa sono sempre avvolte da un piacevole manto di nebbiolina: "Secondo le indagini della Guardia di Finanza di Cesena i sette avevano posto in essere un'organizzazione che produceva del vinello gassificato che veniva imbottigliato in alcune cantine di Cesena e Castel San Pietro (Bologna)" [Chi sarebbero 'sti sette? Quali cantine?] -- e ancora: "Nel raggiro venne coinvolto pure un noto grossista di Treviso che aveva comprato un grosso carico di Moet Chandon che si scoprì falsificato" [Noto? E il nome, no?].

D'altra parte, ancora non ho capito chi comprava la farina da Casillo. Nessuno, parrebbe.

domenica, gennaio 08, 2006

Piovono good news.


Almeno un paio di buone notiziole: boom delle vendite di Franciacorta sotto Natale, e gran performance dei vini italiani su quelli francesi (scusate il momento sciovinista) nel mercato americano. E' il genere di notizie che (alle solite) confligge con le uguali e contrarie che ci danno per comatosi, allo stato attuale dell'economia enoica; detto senza polemica, non si capisce (alle solite) se le cose vanno poi cosi' male, sempre ammesso che le cifre che si leggono siano vere [sono in una profonda fase cospiracy, dubito ormai di tutto]. In conclusione, riesco solo a pensare (alle solite) che ci sono produttori che lavorano alla grande, e della crisi leggono solo nei notiziari. Altri, invece...

[ immagine: Ferghettina.it ]

sabato, gennaio 07, 2006

Prove tecniche di reality.

Personaggi: due assaggiatori ideologicamente contrapposti, un tradizionalista e un modernista.
Edoardo è il tradizionalista; capello corto, giacca blu e cravatta regimental, guida una Volvo. Al modernista hanno inflitto il nome di Kevin, felpa con cappuccio e jeans oversize, e dreadlocks. Arriva in scooter.
Kevin e Edoardo son amici dai tempi dell'asilo, condividono (almeno una) stessa passione, ma, appunto, su barricate contrapposte. Si vedono alla solita vineria, orario aperitivo.

Edoardo squadra il look dell'amico: - E' arrivato 50 Cent.
Kevin: - Ti piaccio, eh?
- Mah, veramente, ti stavo insultando...
- Dai, ci apriamo il millesime di Moncuit?
- Oh, deogratias, dopo quella me[beeep] di chardonnay barricone dell'altra volta...
- No, è che tu hai sviluppato qualche intolleranza alla vaniglia...
- Kev, tu mi devi spiegare come ca[beeep] fai a trangugiare quella robaccia banale, prevedibile... quel legno invadente... diomio che vergogna.
- Edo, non chiamarmi Kev. Quello chardonnay non è banale, è suadente.
- Kev, non chiamarmi Edo. Tu confondi la suadenza con l'appiattimento, con la standardizzazione del gusto, ma che ca[beeep] te lo dico a fare...
- Sembri la caricatura di un forumista di Porthos.
- Ah, si? Tu leggi il forum di Porthos? Pensavo non leggessi altro che Maroni.
- Oddio che tritapa[beeep] chessei, ma se ieri ho pure detto che il Barolo di Massolino mi piace. Il base 2001, dico, non i cru, davvero fantastico, e che naso! Assolutamente non allineato, aveva queste note di humus, di terra bagnata...
- Hum.
- Eh no, scusa, ho detto che Massolino è buono, e tu fai "hum".
- Ma, se proprio andiamo a vedere, non è che Massolino sia veramente tradizionalista, usa pure le barrique.
- Edo, non sul Barolo-base, quello fa legno grande, ripigliati.
- No, no, quando in una cantina entra una barrique è la fine, non sai mai dove sono capaci di usarle.
- Tu sei posseduto, qui ci vuole un esorcista. Guarda, ti auguro che Massolino metta tutto in barrique, così impari, dal Dolcetto alla Favorita.
- Se tu capissi qualcosa di vino, sapresti che i Barolo seri sono altri. E non metteresti i termini "barrique" e "dolcetto" nella stessa frase.
- Dico, vogliamo allora parlare dei tuoi barolisti del cuore? Tipo Bartolo Mascarello?
- Tu non sei nemmeno degno di pronunciare quel nome. E poi, che avresti da dire su Mascarello...
- Il mese scorso ad Alba hanno fatto una comparata di 2001, e i campioni di Mascarello avevano delle puzze spaventose, si è parlato pure di rifermentazione; me l'ha detto una mia amica che c'era.
- Dillo un'altra volta, ripeti un'altra volta 'sta ca[beeep] ed esco fuori a tagliarti le gomme al motorino.
- Rassegnati.
- Ma se i tuoi amichetti del Gambero gli han dato pure i tre bicchieri al 2001! Ammesso che ne capiscano qualcosa, quelli, che han trebicchierato pure Firriato... Firriato, ma ti rendi conto??
- T'ho mai detto che quando parli della Guida del Gambero diventi tutto rosso? Sale dal collo e poi su, alle orecchie... E comunque almeno Firriato non puzza.
- Ma cosa ne sai di puzze tu, cosa! Mi fai venire in mente quella volta che al corso AIS hai valutato difettoso quel barbera portato dal relatore. Solo perchè non aveva la solita marmellata al naso, che figura di me[beeep]!
- E invece quella selva di mercaptano a te piaceva. Patetico.
- Quello non era mercaptano, era carattere... personalità... visceralità. Ecco, quello era un barbera viscerale.
- Si, immagino in effetti che quando sbudellano qualcuno l'odore sia quello.
- Comunque bella mossa cassare una barbera di quella caratura. Poi ti sorprendi che all'esame t'han bocciato.
- Dici che c'è una qualche relazione tra le due cose?
- Eh, tu che dici. Oh, apriamo Moncuit?

Edoardo solleva lentamente il tappo dello Champagne 96 di Moncuit, Grand Cru. Il tappo si sfila silenzioso, lasciando emettere il sospiro di prammatica alla bottiglia. Poi, accosta il sughero al naso. Kevin è impaziente: - Allora?
- Eh, bello agrumato, senti...
- Più che altro frutta bianca, direi.
- Gran bel tappo.
- Bravo Edo, tu ciucciati il tappo che io mi bevo lo champagne.
- La tua vis comica è in ribasso, sii più rispettoso della liturgia. E non chiamarmi Edo.
- Hmmm, naso molto agrumato, davvero, sembra indietro, è ancora molto verde.
- Decisamente non pronto, troppo citrino, trattasi di infanticidio.
- Eh, be', posso capirti, a te piace quell'ossidatone di Krug.
- No, allora dillo, vuoi la guerra? Ti do un calcio negli stinchi? Non osare ripetere "ossidatone" con Krug.
- Ossidatone, ossidatone, ossidatone.
- Sei un uomo morto.
- Versami del Krug e trapasserò in un attimo.
- Mi chiedo come faccio a sopportarti.
- Perchè ti faccio bere Moncuit! Senti che freschezza...
- Peccato sia iperacido, si conferma il naso, è ancora troppo indietro. Per limare questa disarmonia sulla durezza è capace che ci vogliono cinque anni di vetro.
- Aahh, Edo, evabbe', lo bevi su due ostriche, vedi come te lo godi. E comunque, è un bere molto easy, poi in bocca mica esce fuori solo l'acido, esprime altro... e pure al naso ora, senti meglio.
- Onestamente sono un po' preoccupato, sono d'accordo con te.
Vabbe', per oggi mi puoi chiamare Edo.

[I personaggi sono inventati, i vini citati e relativo gossippume, invece, no]

venerdì, gennaio 06, 2006

Sei barbone? Sei alcolizzato? Sei canadese? Buone notizie.

Vino gratis per barboni alcolizzati - Canada, studio dimostra riduzione abuso. Questo allettante titolo del Tgcom mi ha fatto sobbalzare; io sono normalmente antiproibizionista, ma questi mi hanno sorpassato a destra; si scopre che su un numero di diciassette volontari che si sono prestati all'esperimento, ben undici hanno ridotto i consumi; tre sono pure deceduti, va sottolineato. "Il programma in generale però ha convinto, tanto che sarà presto adottato in altre province del Canada e degli Stati Uniti".
Questo, comunque, per gli alcolisti barboni. Agli alcolisti benestanti resta Ron Hubbard (come da google ad che accompagna la notizia).
Nessun indizio sul tipo di vino utilizzato. Che sia canadese?

giovedì, gennaio 05, 2006

Solo 90 punti. E solo 1680 dollari.

Interessante post di Fermentation sul punteggio, tutto sommato bassino, raggiunto dal Domaine de la Romanee Conti Romanee Conti (non mi sono sbagliato a scrivere, il vino si chiama come il produttore, diciamo) 2002: 90 punti. Il problema e' che il DRC (quelli giusti chiamano cosi' il Domaine, DRC) costa la bella cifra di 1680 dollari la bottiglia, a casa di mr. Tom Wark. Questo lo rende, secondo Fermentation, probabilmente uno dei peggiori vini con rapporto qualita' prezzo esistenti al mondo. Anzi, aggiunge, considerando che in California ci sono produttori di Pinot Noir che si attestano sui 94 centesimi di punteggio, ma costano 50 dollari, forse avrebbero titolo ad usare questo argomento per il marketing: hey, noi siamo meglio del DRC.

lunedì, gennaio 02, 2006

Ode all'Amarone.

Io cerco di essere fedele al mio principio dell'abbinamento sociale. Cerco di aprire bottiglie importanti anche in base all'audience, cioe', in base alle competenza della compagnia. La sera dell'ultimo dell'anno ho in parte contravvenuto al mio principio, e pure in presenza di (cari) amici non skillati, ho aperto una magnum 2000 dell'Amarone di Zenato; nel farlo ho corso il rischio consueto di servire una prelibatezza e incontrare lo sguardo distratto tipico di chi non capisce un'acca del vino che ha nel bicchiere; hai presente, quello sguardo "uh? Ma che vino e'?", oppure quei tristi commenti del tipo "hey, questo vino e' strano" -- quel genere di commenti che manda in acido ogni enofilo. Beh, non e' andata cosi', e il merito e' dell'Amarone.
C'e' qualcosa di speciale in quel vino, che riesce nella quadratura del cerchio, conquista senza bisogno di spiegarsi, e' grande senza mettere in soggezione; voglio dire, abbiamo diversi livelli di grandezza nazionali, tipo Brunello, Taurasi, Barolo (cito a caso) ma tutti sembrano avere una venatura di austerita' che alla fine costituisce un limite alla percezione gustativa del fruitore non-skillato. Ode all'Amarone, che conquista (quasi) tutti al primo colpo. Magari sara' pure quel frutto cosi' intenso, la potenza aromatica da confettura di frutta, che seduce il maroniano che si nasconde in ognuno di noi (ops). Cerco sempre una terminologia colorita per descrivere un vino, e nella scheda sul sito di Zenato trovo un aggettivo perfetto a definire il loro Amarone: maestoso.

sabato, dicembre 31, 2005

Ultimo post (per quest'anno).

Be'? Che ci fate qui, e' l'ultimo dell'anno, su, andate a festeggiare. Siete quasi peggio di me che a quest'ora medito nel mio ufficio solitario. Via, via, come dice qualcuno, aria aperta, basta blog. Ci si rivede, eh?

venerdì, dicembre 30, 2005

Stappami una killer app.


"La killer app: il vino col tuo nome". Ironizzare su articoli con titoli cosi' e' un gioco un po' troppo facile, ma che ci vuoi fare, puo' darsi che a Natale siano tutti piu' buoni, io sono piu' sarcastico. Per inciso, se siete tra i due o tre malcapitati che non sanno che diamine possa essere mai una killer app, vi faccio un esempio. Avete presente i lettori di MP3 portatili? Ecco, in quel settore la killer app (application, cioe') e' l'iPod, che ha eliminato (killer) la concorrenza, e si e' imposto come applicazione preferita dalle masse. Killer App. Se poi non sapete che sia un MP3, oh, non avete speranza.

Cio' detto, che fa una killer app enoica? Soprattutto, chi deve killare? Secondo gli estensori di questa articolessa di Businessonline.it pare che sia una roba che tutti aspettavano per raggiungere l'agognato successo commerciale: la personalizzazione dell'etichetta, dico. "Il vino personalizzato potrebbe essere un prodotto di grande successo". Poi tuttavia precisa: "Da capire però il ruolo dell'uva nel processo" -- si, vabbe', stai a guardare al pelo.

Adesso, se la smettiamo tutti di ridere, bisogna seriamente ricordare che questa cosa dell'etichetta personalizzata non e' proprio-proprio quella gran novita', eh. Da queste parti si chiamano contoterzisti; funziona anche cosi': tu (poniamo che ti chiami Tizio) sottoscrivi un affitto d'azienda con durata breve, pure brevissima, presso una azienda vinicola che e' pure imbottigliatrice; ecco realizzato il vino Chateau Tizio. Cosi', se hai la tendenza a vedere le cose ammantate da un lieve pessimismo, killer app lo traduci in gioco delle tre carte. Un po' liberamente.

[Noterella aggiuntiva: nell'articolo si legge tra l'altro "democratizzazione dell'esclusività" che mi pare il piu' colorito ossimoro mai letto da mesi]

giovedì, dicembre 29, 2005

Bollicine.

Ci sarebbe da affrontare l'annosa questione, se e' meglio lo Champagne o il metodo classico italiano. Giuro che volevo farlo, dato il Capodanno che s'avvicina, volevo metter giu' un post tecnico/serio. Poi, mi càpita di leggere questo succoso thread sul beneamato Forum del Gambero; cosi', coerente al principio secondo il quale nessuno dovrebbe mai risolvere lo stesso problema due volte, e trovandomi col problema bello che risolto, posso tuttalpiu' incollarvi qui qualche perla. Poi sono due volte grato ai ragazzi del Forum, siccome ho orrore per i flame e per l'uso di terminologia, diciamo, irrituale: il lavoro sporco l'han gia' fatto loro.

Pippuz dixit: "Meglio lo champagne, nonostante l'ennesima cazzata che ogni anno (anche un'ora fa) sento al telegiornale. Cioè che lo spumante è meglio e che gli italiani lo preferiscono. Forse che il 99% degli italiani di bollicine non capisce una mazza?"
E, poi, continua: "per l'ennesima volta mi hanno ragalato l'orrenda confezione arancione da due di veuve cliquot che mi fa pure cagare. L'unica utilità è avere un paio di bottiglie da portare alle prossime feste, con bella figura inclusa e l'immancabile commento: 'Eh, la vedova è sempre la vedova' e la mia risposta: 'si, è sempre la solita merda'"

Insomma, spero abbiate capito il concetto. Grazie di cuore a Pippuz.
Semmai, puo' costituire una valida integrazione un breve corso di enologia for dummies. Pigliate una cartina e date un'occhiata: dov'e' la regione della Champagne? Lassu', a nord. Quasi al limite estremo della coltivazione della vitis vinifera. E noi, dove stiamo? Qua sotto, area piu' temperata, meno estrema. Data questa radicale differenza di terroir (oddio, ho detto terroir), che speranza abbiamo di surclassare i francesi con le bollicine? Risposta: circa zero.

Chiaro ora? Buon Prosecco a tutti, comunque. E appena sentite il solito esegeta de Il Mio Vino che dice "eh, ma vuoi mettere i nostri sciampenuà??" alzate il sopracciglio, e, zot, inceneritelo.

domenica, dicembre 25, 2005

Overheard in enoteca.

Leggete pure voi Overheard in New York? E' un gustoso para-blog fatto dalle segnalazioni di vari utenti, sulle chiacchiere ascoltate per strada a New York. Spiegato cosi' puo' sembrare una cosa improbabile, tuttavia Overheard in New York e' uno dei siti piu' popolari del mondo, con annesse vendite pubblicitarie e successo commerciale; merita un'occhiata, e' buffissimo.

Fatte le debite proporzioni, pure io mi cimento nello spasso. E perche' no? Passato Natale mi restano un bel numero di frasi lapidare dei clienti, degne di un overheard in enoteca. E dato il clima molto contest che si respira in giro, magari potrei metterle giu' sotto forma di classifica. Ed ecco a voi.
[rullo di tamburi]

Terzo classificato: il distratto.
Si fa largo tra due tizi con la blusa TNT Traco, schiva una pila di confezioni imballate in fase spedizione e domanda: "potete spedire?"

Secondo classificato: l'incauto.
"Salve, il vino me lo produco da solo, ma non ho le confezioni regalo: me ne vendete un po' vuote?"

Secondo classificato ex-aequo: l'incauto tirchio.
"Salve, il vino me lo produco da solo, ma non ho le confezioni regalo: me ne regalate un po' vuote?"

Primo classificato: lo scettico.
Alla fine di ogni spiegone su quel che ho in vendita, chiede serio: "Ma, e' buono?" [ultimamente a questa domanda rispondo con "certo che no" cosi', per vedere l'espressione che fa il tizio].

Premio speciale: quello col cane.
"Scusi, ho visto che c'e' il cartello, che non si entra col cane, ma il mio e' bravissimo!" -- al che entra, ed il cane (un alano) prima fa la pipi', poi la pupu', poi travolto dal senso di colpa vomita. Di solito quello col cane non compra nulla.

Premio Gran Menzione per la richiesta piu' originale. Quest'anno va a:
"Ce l'avete l'Amaro del Carabiniere?"

Premio riferito alle tragedie personali dell'enotecaro in stampelle [sperabilmente conferito solo quest'anno].
"Hai scelto un bel periodo per cadere in moto" [vincitore assoluto]
"Se uno non e' capace ad andare in moto, che vada a piedi"
"Perche' non hai fatto la polizza che ti dicevo?"

Gran finale: "avevi bevuto??"

venerdì, dicembre 23, 2005

Niù Lùcc.

Gli ultimi eventi mi hanno stanzializzato abbastanza da rimettere mano al look del blog, quanto basta per uscire dal tunnel dei frame e renderlo degno di un food blog contest, per dirne una. Se non sto usando abbastanza termini stranieri avvisatemi, che so fare peggio.
Sfortunatamente cio' avviene dopo le nominescionz, siccome avrei agevolmente nominato me stesso e mi sarei votato il migliore, ari-siccome ce le suoniamo e ce le cantiamo. Per il balliamo devo aspettare qualche mese, pazienza.

[A prop, grazie per gli auguri]

mercoledì, dicembre 21, 2005

La vita è quello che ti capita mentre stai facendo altri progetti.

Succede che sono orizzontale sull'asfalto, col ginocchio dolorante e la moto sul ginocchio. E' notte, e osservo le gocce di pioggia che mi bagnano la faccia mentre cerco di scorgere il cielo. Un secondo prima era una persona, e ora sono un'altra, un ferito sulla strada con le macchine che ti passano vicino e le urla e la sirena che arriva, e intanto altri motociclisti si affannano a soccorrermi, parlarmi e ripararmi dall'acqua. Poi l'ambulanza, il pronto soccorso, infermieri e dottori.
La vita è quello che ti capita mentre stai facendo altri progetti.

martedì, dicembre 06, 2005

Reliquie.

Quello che si vede in questa immagine, e piu' dettagliatamente, cliccando qui, e' una reliquia di famiglia.

Erano i primi mesi del 1949, mio padre aveva appena aperto la sua osteria a Genova. Aveva 28 anni. Forse tardi per le medie del tempo, ma per lui la guerra era durata un po' piu' a lungo: prigioniero degli inglesi in nord Africa, aveva rifiutato di collaborare ed era stato trattenuto prigioniero fino al '46. Tornato a casa, aveva fatto a tempo a veder venduta la cascina di famiglia dal padrone sotto al quale era stato mezzadro; non riusci' a riscattarne la proprieta', e si porto' dietro tutta la vita questo rimpianto. Quasi giocoforza, "emigrò" a Genova a fare il mestiere di molti piemontesi come lui.
E come un ordinato contadino acquisto' un registro, e dal primo giorno si annoto' gli incassi. Il registro che conservo parte da febbraio 1949 e, nelle ultime pagine, segna il mese di ottobre, 1957. In mezzo ci sono mille appunti, cifre di dare, avere, i primi acquisti (la Vespa, l'Ape), nomi di fornitori che sono pure miei, annotazioni di servizio. E' tra le cose piu' risalenti che mi restano, fisicamente, di mio padre; e' stato uno strumento di lavoro, ma il tempo trascorso lo trasforma in una testimonianza esistenziale.

A questo punto ci si puo' chiedere che senso ha mostrarlo, qui, adesso. Il bello e' che non ho la risposta precisa a questa domanda; io non so perche' sto facendo questo. Non serve tanto a mostrare chissa' che quarti di nobilta', del resto. Potrei dire che mi va di farlo e basta, in nome della famosa autoreferenzialita' dei blog, ma non sarebbe del tutto sufficiente a spiegare perche' oggi ho infilato in uno scanner questo oggetto per me cosi' pieno di significato. Credo che sia l'atmosfera natalizia, anche, ed in parte; per il bottegaio natale e' una specie di vortice di numeri; qui con me ho sempre questa specie di lunga sequenza di numeri che e' questo vecchio registro; e, come e' evidente, non e' (non e' piu' solamente) una sequenza di numeri e basta, ma e' appunto una specie di testimonianza. Cosi' lo mostro a me stesso, una specie di monito personale; serve a ricordarmi svariate cose, ora che mio padre non c'e' piu', e son due anni ormai. E' un ricordo di lui, e nello stesso tempo per me, per ricordarmi che questa lunga serie di numeri compone un risultato difficilmente calcolabile, che non e' propriamente pari alla somma dei suoi addendi.
Questo e' anche un arrivederci, dubito che aggiornero' il blog a dicembre. Per cui, e' anche un piccolo regalo di Natale: auguri a tutti.

mercoledì, novembre 30, 2005

Mi stavo preoccupando.

Il vino non è tra i prodotti a rischio per quanto riguarda l'annoso Itx dei Tetra Pak. Il club del tavernello fa festa.

domenica, novembre 27, 2005

Nestle', latte, infanzia, e cospiracy.

Sono indubbiamente OT a parlare di latte, ma questa notiziola fornisce una spiegazione dei noti ultimi eventi in chiave molto cospiracy. Quindi, per me, perfettamente convincente.

venerdì, novembre 25, 2005

Contiene solfiti, what?

L'ufficio complicazioni affari semplici e' sempre attivo; da domani e' obbligatorio segnalare in etichetta la presenza di solfiti nel vino; tuttavia, sembra che la cosa da noi presenti qualche complicazione.
Innanzitutto, gioverebbe semmai sapere quanti solfiti ci sono: suggerisco la lettura di questo post di Tigulliovino.it per approfondire.

Nell'articolo tratto da Agenews.it si legge pure: "La norma che contribuisce certamente a migliorare l’informazione ai consumatori e a tutelarne la salute è fortemente criticabile dal punto di vista applicativo perché - sostiene la Coldiretti - ostacola la commercializzazione di vino in Europa. I singoli produttori che - continua la Coldiretti - intendono esportare il vino nei diversi Paesi europei dovranno farsi carico a priori, al momento dell’imbottigliamento, di indicare nelle etichette la presenza di solfiti nelle diverse lingue senza sapere se l’obiettivo commerciale sui nuovi mercati sarà o meno raggiunto". Beh, uno pensa, e allora? Scriviamola in inglese, pure, e che valga come lingua comunitaria. E invece no :"Solo la Francia - riferisce la Coldiretti - ha infatti indicato come lingue utilizzabili nel proprio Paese anche l’inglese, ma altri paesi sono arroccati sulla propria lingua, come l’Italia che, con il D.Lgs. del 6 settembre 2005, ha stabilito che per tutti i prodotti - compreso anche il vino - le informazioni destinate ai consumatori devono essere almeno in lingua italiana". Ah, ecco, si sentiva la mancanza di un D.Lgs che venisse ad allietarci la vita. Coldiretti ha pronta la soluzione: "quella di utilizzare un semplice “pittogramma”, un logo o un simbolo o la stessa formula chimica dell’anidride solforosa (SO2) in tutti i Paesi".

Tanto per esemplificare, un pittogramma e' una roba così:


Il mio augurio, a questi punti, e' che non si scelga un pittogramma del tipo:

giovedì, novembre 24, 2005

Report, che problema c'è?

La puntata di Report dello scorso 20 novembre ha innervosito un po' tutti.

Un aspetto abbastanza seccante della vicenda e' il tono complessivo del discorso, incapace di andare a fondo rispetto ai problemi evidenziati; io temo che il giornalismo generalista abbia qualche difficolta' a maneggiare argomenti che richiederebbero la presenza di giornalisti del settore, con una buona competenza specifica. Basterebbe seguire cosa dice il giornalista che, all'inizio, parla con Veronelli; pronuncia l'acronimo DOCG "docciggì", nemmeno "di-o-ci-gi" come qualsiasi addetto ai lavori. Se ne esce con frasi tipo "le grandi industrie... cioe', quelle che fanno il vino da tavola? Cos'e' vino da tavola?" -- notate che la trascrizione riportata qui e' imprecisa, provate a risentire la puntata, qui. Ho avuto la tragica impressione che il giornalista non sapesse bene di che parlava; e non lo dico certo per difendere le grandi industrie.

Probabilmente mi sto allenando al facile esercizio di chi vede il problema ma non conosce la soluzione; e' chiaro che non si puo' pretendere, da una redazione giornalistica, competenze degne di un nobel per ogni argomento affrontato; quindi, bisogna rassegnarsi a questo tono tra lo scandalistico ed il superficiale. Ho avuto quasi tenerezza per il giornalista, che sembrava il consumatore-tipo: tra frodi e mosto concentrato, boh, non ci capisco niente; il messaggio che trasmette e' tutto qui.
Ha ragione pure Aristide quando afferma che "esistono truffe e contraffazioni ancora in atto (per es. la vicenda delle DOC contraffatte in Toscana di solo qualche settimana fa) e la redazione di Report, un anno dopo la loro prima inchiesta, non ne parla assolutamente". E del resto, chi ne ha parlato diffusamente? Io ne sono venuto a conoscenza attraverso un blog straniero, mica dal sito di Repubblica.
E' mancato un lavoro di approfondimento delle notizie, con la conseguenza di trasmettere un messaggio relativo al consumo del vino alquanto magmatico ed informe. Frasi come "Quindi quando c’è scritto “imbottigliato da”, il vino è di imbottigliatori o commercianti. E questo ci porta diritti alle frodi" sono francamente deprimenti.

Questo e' un vero peccato, perche' Report, nell'ora precedente, ha raccontato vicende ben piu' gravi con un piglio notevole; e Milena Gabanelli, alla fine, si congeda cosi': "Premesso che nessuno di questa redazione è astemio e nessuno demonizza il bicchiere di vino, è bene ricordare i dati dell’organizzazione mondiale della sanità: l’alcol è il responsabile diretto del 10% di tutte le malattie. L’Istituto superiore di Sanità segnala che quasi un milioni di adolescenti sotto ai 16 anni beve abitualmente alcolici fra i quali il vino, e questo rappresenta, fra i giovani, il primo fattore di rischio di invalidità, mortalità prematura e malattia cronica. E’ bene saperlo e ricordarlo. E mi prendo la libertà di ricordare all’ On. Collavini, che è sicuramente una brava persona, di non considerare il mestiere di deputato un secondo lavoro e una perdita di tempo. Perché lo paghiamo noi".
Ecco, questa chiusura, almeno, e' condivisibile.

mercoledì, novembre 23, 2005

Momenti di benaltrismo.

Se avete frequentato ambienti dove si discute di politica, assemblee, dibattiti pubblici, forse vi sarete imbattuti nel benaltrista. Quando la discussione arriva ad individuare il problema, quando riesce a focalizzare il punctum dolens, normalmente salta su qualcuno che dice, eh no, cari compagni (o camerati, o amici, o fratelli muratori, non so che giri frequentiate) -- eh no, il problema e' ben altro. Dopodiche', il benaltrista devia del tutto dal discorso fin li' seguito, e vi squaderna altri orizzonti.

Ora, qualche giorno fa e' toccato a me, ho avuto momenti di benaltrismo.
Probabilmente sapete che il mondo degli enofili si divide in due grandi sette contrapposte, i modernisti ed i tradizionalisti. Io, se ancora fosse sfuggito, sono un modernista. I modernisti sono (normalmente) simpatici, tolleranti, aperti al dibattito, e bevono (per esempio) il Merlot di Firriato. I tradizionalisti sono (spesso) dei tromboni irascibili e tritazebedei, gente che, come dice Albanese, confonde la serieta' con la tristezza; se potessero, darebbero fuoco a tutte le barrique di Firriato.
Di solito nessun modernista spiega al tradizionalista cosa e' bene e cosa e' male bere; mentre e' pieno di tradizionalisti che, se ti pizzicano con un cabernet californiano nel bicchiere, ti cazziano a morte. Sfortunatamente per me, giorni fa ero di fronte ad un tradizionalista arrabbiato, ed avevo in mano un bicchiere di qualcosa assai simile ad un cab from Cali; e' stata un'esperienza dolorosa. Io ho provato, per quanto possibile, ad abbozzare, ad infarcire la mia loquela di "a mio modo di vedere", "secondo il mio punto di vista", "personalmente ritengo che" -- ma niente, ho dovuto incassare e sorbirmi la lezioncina. Finalmente, son riuscito a far cambiare discorso al maestro; cosi', con altrettanta acrimonia, questo mi racconta del suo socio del ristorante che lo ha buggerato, dei colleghi dell'AIS che non capiscono quanto e' bravo, fino ad arrivare alla moglie che lo ha mollato; insomma, un quadro melodrammatico.
Al che, ho avuto l'illuminazione. Il problema del tizio non deriva dal fatto che e' un tradizionalista, il suo problema e' ben altro: e' proprio insopportabile. Quasi un punto a favore dei tradizionalisti.

sabato, novembre 19, 2005

Letture rilassanti.

Prima lettura del mattino: "Ogni tanto vi intratteniamo con qualche “dritta” in termini di investimenti alternativi e ce n’è uno che sta ottenendo grandi risultati: l’abbinamento di obbligazioni con bottiglie di vino. Vi segnaliamo l’operazione curata da Unicredito per Rocca di Frassinello, azienda nata in Maremma". Oh, che bello, un po' di informazioni per far soldi col vino, vediamo come continua: "I sottoscrittori dell’emissione hanno potuto acquistare il primis di Frassinello a 15 €, un prezzo da grossisti. Pochi giorni fa, sei bottiglie di questo vino sono state battute all’asta di Pandolfini a Firenze a 116 € l’una. Circa otto volte il prezzo pagato".

Ecco, arrivati a questo punto, ho gia' voglia di lasciar perdere, sono arrivato troppo tardi, pare.
Comunque, resta un po' di irritazione; che diamine, il mio mestiere e' vendere vino e non ho mai sentito parlare di questa Rocca di Frassinello. Onestamente, un po' mi vergogno.

Rimediamo. Ah, interessante, l'azienda e' di Panerai (patron di Castellare, un mito dei super toscani) e dei Rothschild (quelli di Chateau Lafite). Pero', bel sodalizio di potenze economiche. Stranamente questi signori accedono, assieme ad altri bei nomi della produzione enologica nazionale (Zonin, Frescobaldi), ad un finanziamento di 12 milioni di euro, nel 2005; ma come, ti viene da pensare, ti chiami Rothschild e ti fai finanziare dalla Provincia di Grosseto? Mah.
D'altra parte, Rocca di Frassinello ha i suoi bei costi, come ogni azienda che si rispetti. Per dirne una, la costruzione della cantina: nel 2002 affidano la costruzione della loro cantina mica al Geometra De Ponteggis, chiamano solo che Renzo Piano. Eh, si, proprio il più grande architetto del mondo: "sono iniziati i lavori per realizzare le cantine disegnate da Renzo Piano. Un investimento di 20 milioni di euro (terreno, impianto delle vigne e costruzione) per Paolo Panerai, socio di riferimento di Rocca di Frassinello, oltre che amministratore delegato di Class Editori, insieme al noto produttore francese Chateau Lafite-Rotschild. Un edificio in gran parte sotterraneo che si sviluppa per circa 8 mila metri quadrati. Intorno, 500 ettari di cui 125 a vigna. La cantina è un cubo di 46 metri di lato occupato da 2.500 botti di rovere disposte a gradoni concentrici e discendenti come un´arena. All´esterno, un padiglione vetrato, attraversato al centro da due torri: «Un richiamo al modello del villaggio toscano» ha spiegato Renzo Piano, presente in video da Parigi alla presentazione del suo progetto, ad agosto, durante una seduta del consiglio comunale di Gavorrano, che nella stessa riunione ha approvato una variante per le due torri. Tutto l´intervento sarà ultimato nell´estate del 2004, per accogliere la vendemmia e i vini del Monteregio doc." Capite bene che Renzo Piano ha i suoi bei costi.

Alla fine, merita una citazione la chiosa di Tachis: "Benvenute le cattedrali del vino - dichiara infine l´enologo padre del Sassicaia Giacomo Tachis - purché in quelle cantine si ospitino grandi vini. Perché la grande architettura non sta nell´artificio delle cantine, ma nel vigneto. Il vino non dà spettacolo, nasce povero, dà emozioni di sapori, profumi e colori, se poi la cantina è firmata da un famoso progettista, va benissimo".

Il vino nasce povero, avete letto bene. Rothschild, Panerai, Class, Renzo Piano, finanziamenti 12 milioni di euro, poverta'. Tutto chiaro? Spero che il giro di giostra sia stato piacevole. Dedicato con simpatia a quelli che "c'e' la crisi, i prezzi sono esagerati, qui qualcuno si e' montato la testa".

venerdì, novembre 18, 2005

Fenomenologia del vino sfigato.

Se dovessi dare un consiglio al compratore indeciso, all'inesperto, a quello che si aggira per gli scaffali di un supermercato con lo sguardo di Cesare-perduto-nella-pioggia, io oggi gli direi di puntare sui vini sfigati.
C'e' un'intera categoria di vini definibili sfigati: sono quelli che nessuno vorrebbe comprare, mai. I motivi sono molteplici; sono passati di moda; sono deja-vu, nessuna novita', roba gia' vista, poco trendy. O sono storicamente mal fatti, sono storicamente robacce industriali prodotte in vigneti con rese di quattrocento quintali per ettaro.
Dice: ma come fa l'inesperto a sapere che e' mal fatto? Non sottovalutare il palato umano; non c'e' bisogno di essere master of wine per registrare una sensazione gustativa spiacevole: se assaggi una, due volte un Moscato d'Asti industriale ti basta e avanza, nessuno e' votato al masochismo, non ne vorrai piu' sapere.

Ecco, facciamo un po' di nomi, tanto per entrare nel dettaglio, vediamo un po' chi e' sfigato, e cosa comporta questo per il consumer. Dicevamo il Moscato d'Asti: questo non e' un vino sfigato, ma sta facendo di tutto per diventarlo; circola una quantita' notevole di robe inqualificabili che si vendono, per inciso, a cifre non comprensibili sotto Natale, due-tre euri; e sta quindi seminando, sta creando il sostrato storico, affinche' si possa dire, presto o tardi, che e' storicamente mal fatto; ancora pero' non e' sfigato.
Un esempio di vino sfigato e' il Gavi. Col Gavi abbiamo un esempio abbastanza calzante, e' stato un vino storicamente mal fatto (apparte quello che fu La Scolca, vabbe') durante gli anni ottanta, e comunque oggi e' irrimediabilmente fuorimoda. Durante gli anni novanta i produttori che si sono intestarditi a fare Gavi, dei sopravvissuti probabilmente votati al suicidio, hanno cominciato a lavorare come matti pur di mettere sul mercato dei Gavi decenti. Anzi, piu' che decenti: oggi capita di bere Gavi assai buoni, complessi e longevi, per giunta a prezzi commoventi; e nessuno, caspita, nessuno che mi chieda mai un Gavi: eccolo, e' lui, l'archetipico vino sfigato; e' uscito dal tunnel della mediocrita', ma ciccia, nessuno se lo fila.

Gli esempi potrebbero continuare, prendetelo come se fosse un gioco. Il Grignolino, to'. Vuoi essere fulminato da un'occhiata d'odio del cliente? Proponigli un Grignolino. Poco importa che ci siano delle cose ottime a base Grignolino, coerentemente col principio che e' girata troppa roba inqualificabile con questa denominazione, e quindi chi lo produce oggi ha solo una possibilita', se vuole sopravvivere, cioe' mettere in giro Grignolino decente. Niente, resta sfigato. Un altro Esempio? Soave. Ecco, prendi ad esempio il Monte Fiorentine 2004 di Ca' Rugate; e' un trebicchierato, giusto? E' il numero quattro nella classifica dei migliori bianchi d'Italia, giusto? "Eh, vabbe', ma e' un Soave". Che sfigato.

Insomma, spero di aver reso l'idea. Il nostro Cesare-perduto-nella-pioggia, che avevamo lasciato tra l'alluminio della GDO, faccia un gesto di coraggio. Se intravede un Soave, osi.
Che poi si sa, la bottiglia, quando e' chiusa, e' come la scatola di cioccolatini (e come la vita) in Forrest Gump, non sai mai cosa ti capita. Ma questo e' un altro discorso.

martedì, novembre 15, 2005

Tristezza (per favore vai via).

Ero un po' triste, per una congerie di sventure mi son perso il Wine Festival di Merano. Questa lettura del Franco Tiratore e' consolante, sembra che non mi sia perso gran che; ma dopo la lettura la tristezza resta. Per altri motivi.

[Aggiornamento serale: leggo ora che pure Aristide ci va giu' bello pesante]

sabato, novembre 12, 2005

Google, chi?

Lui e' un bel tipo; ha sui cinquantacinque anni, massimo sessanta, ed e' un manager.
Sia il look che il modo di fare evocano uffici moderni ai piani alti di palazzi di vetro e acciaio, arredi high tech, e segretarie e aerei da prendere e altre cose urgenti, tutte molto executive. Ha un modo di fare assertivo ed educato nello stesso tempo, si vede che e' abituato a comandare eppure riesce ad essere affabile, rilassato; con lui ci sono due tizi piu' giovani, sui trentacinque; sono un po' piu' casual nel vestire, ma si capisce che sono della stessa nobile stirpe, solo piu' giovani; e i due sono stranieri, americani dall'accento; si parla inglese, quindi. Il manager parla un ottimo inglese, del resto. Si chiacchiera a lungo di vino, e uno dei due giovani fa i suo acquisti, e pure il manager anziano. Come e' normale in un ambito come questo, si racconta di bottiglie assaggiate, di emozioni e di ricordi di etichette passate; anzi il manager mi racconta di quel rosso formidabile assaggiato mesi fa, il Vignataldeitali, e mi chiede se, per caso, lo avessi disponibile; no, purtroppo no, mai avuto; mi complimento con lui per le sue frequentazioni enoiche, pero', perche' mi piacerebbe venderlo, il Vignataldeitali.
Il manager mi racconta che, in effetti, quella bottiglia non riesce a trovarla da nessuna parte. Nemmeno attraverso Internet? Dico io. Nemmeno su Internet, dice lui: "ho inserito www.vignataldeitali.it e non c'era niente". In un attimo, realizzo che il manager non usa google per cercare, ma inserisce un nome di dominio plausibile nella barra dell'URL. E' solo un attimo, il tempo di vedere i due giovani che si scambiano, non visti, un'occhiata; il primo alza il sopracciglio, il secondo sorride appena.

mercoledì, novembre 09, 2005

Il vino? Va a ruba.

Altro che crisi, il vino va a ruba. "Oltre trentamila euro di vino pregiato, per i palati più fini, sono stati rubati, la scorsa settimana in due ‘‘colpi’’ messi a segno a Santa Marinella e Civitavecchia".
Non mancano particolari comici: "Anche mezza torta nuziale è risultata mancare all’appello nell’inventario del gestore del locale che la mattina successiva ha trovato l’amara sorpresa, anche se il dolce potrebbe essere stato rubato per sviare le indagini". Piu' che sommelier, in effetti, i ladri sembrano essere la Banda Bassotti.

lunedì, novembre 07, 2005

De Novellibus.

Nel caso si sentisse la necessita' di un altro parere sui Novelli, il mio e' qui.

venerdì, novembre 04, 2005

E, a proposito di polli...


Grande Altan sull'ultimo Espresso.

Tango bonds, tango wine.

Avete preso l'imbarco, come si dice in termine tecnico, con i bond argentini? Allegri, ecco un rimedio inedito. Vinonovo, azienda vinicola del trevigiano, propone lo scambio con vini argentini, e cileni; in particolare, propone "di acquistare tali vini pagando in obbligazioni argentine convertite (le nuove, quindi) valutate fino al 75% del loro valore nominale. I vecchi bond non apportati all'offerta di scambio, invece, sono valutati tra il 50% e il 60%"

Dunque, vino argentino in cambio di deprecati titoli argentini. Dov'e' il pacco (altro termine tecnico finanziario)? L'Aduc ci illumina: "qualcosa non quadra: i vecchi bonds scambiano sul mercato a 30 o poco piu': se li valutano 60 vuol dire che la differenza e' implicita nel prezzo di vendita del vino, altrimenti non li pagherebbero il doppio del loro valore attuale".

Ciliegina sulla torta, sempre via Trend-online.com: "vari quotidiani, tra cui IlSole24Ore, conclude l'Aduc, hanno riferito dell'offerta ma nessuno ha sottolineato come si trattasse di una sollecitazione abusiva. Gli organi di informazione specializzati, quando si tratta di prevenzione, continuano a latitare".

giovedì, novembre 03, 2005

Venti milioni di bottiglie di ottima qualità.

Bel titolo, eh? Che uno lo legge e dice: "oh, ma che roba è?". Tranquilli, si parla di novello. Cosi' titola Sardegna Oggi, annunciando il novello (pure quello sardo) prossimamente disponibile. E' una bella fortuna, per me, che ne ho in arrivo un po'. Comunque, un breve estratto: "Quest’anno, per la prima volta, secondo la Cia, la Confederazione italiana agricoltori, si produrranno più di 20 milioni di bottiglie quando erano state meno di 5 milioni nell’87 e quasi 18 milioni lo scorso anno. I prezzi, da 2 a 6 euro la bottiglia sono stabili o in lieve calo e la qualità è ottima".
Spero che questo metta a tacere in anticipo ogni stucchevole polemica sui novelli. Sono venti milioni di bottiglie, e tutte di ottima qualita'.

lunedì, ottobre 31, 2005

Gùgol ads.


A proposito della congruita' degli ads [avvisi pobblicitari] di Google, questo era stamattina sul blog di TigullioVino.

sabato, ottobre 29, 2005

Il declino dell'impero americano (?)

Sul Japan Times interessante intervista a Nossiter, l'autore di Mondovino, segnalata da Fermentations. L'aspetto centrale e' l'originale visione di Nossiter sul declino dell'imperialismo culturale americano (globalizzazione) applicato al gusto del vino: "la globalizazione c'e' sempre stata: i vini francesi sono il diretto risultato della globalizzazione romana, ed il cosiddetto stile classico di Bordeaux fu creato per soddisfare il palato britannico, durante il 17° ed il 18° secolo. Con lo stesso spirito la fine dell'impero americano significhera' la fine del gusto corrente riguardo ai vini. La singolare natura della globalizzazione consiste nel fatto che la cultura dominante puo' allargarsi in modo piu' o meno permanente sul globo, e se l'America crolla i suoi effetti sull'industria del vino saranno smisurati". Sara' interessante vedere quale cultura dominante, enoicamente parlando, sostituira' quella americana.
Nossiter prosegue annotando, comunque, aspetti non negativi della globalizzazione, come io ritengo sia ragionevole: "In Giappone vedo gli effetti positivi della globalizzazione, in quanto il giapponese ha creato una nuova cultura enologica specifica della regione, nella quale si combinano differenti vini con la cucina giapponese, una delle piu' complesse e sofisticate del mondo. Direi che il matrimonio tra il vino e la cucina giapponese produce qualcosa di veramente meraviglioso".
Infine, segnalo l'aspetto (per me) piu' inedito dell'intervista, nella quale si dice che il movimento di opinione creato dal film di Nossiter abbia messo in crisi le vendite di un gigante dell'industria come Mondavi.

venerdì, ottobre 28, 2005

Che jella.

Appena scaricato il Fosarin 2004 di Ronco dei Tassi. Sfortunatamente, e' un trebicchierato del Gambero. A maggior sfortuna, e' il bianco dell'anno. Tripla sfortuna, Daniele Cernilli sul forum del Gambero si e' espresso nel seguente modo, a proposito del prezzo di uscita in enoteca: "Prezzo onesto Euro 11,60". A fattura, il Fosarin costa 6,9 euro; aggiungi l'Iva (20%) ed il ricarico del dettagliante, fissato nel 40%, ed ecco il prezzo finale calcolato da Cernilli.
Ora, non staro' a dire che il 40% mi pare poco, siccome e' un profilo di ricarico che non mi consente il lifestyle che sento di meritare: vacanze alle Maldive, Audi, cose normali per chi porta la croce di una partita Iva. Anche quest'anno si va al mare qui vicino, e Opel Astra. E zitto.

No, qui il problema e' altro. E' quella parolina, onesto, che non mi va giu'. Le parole vanno scelte con attenzione, e immagino che uno come Cernilli, che con le parole ci lavora, avra' avuto attenzione. Quindi, non usa il termine (chesso') corretto, adeguato, per definire il prezzo del Fosarin; no, usa il termine onesto. Questo implica, a contrario, che il commerciante che vendesse il Fosarin a (esempio) 12,80 euro e' disonesto. Capite bene che sentirsi definire disonesto (disonesto!) non e' tollerabile. Quindi mi allineo e prontamente mi adeguo, e il prezzo a listino del Fosarin 2004, in enoteca, e' di 11,60 euro. Va bene?

Certo che sarebbe bello poter fare cosi' sempre; esprimere un bel giudizio tranchant sul lavoro degli altri. Per esempio, prendi il mensile Gambero Rosso; o la Guida ai vini d'Italia. Prezzo onesto? Lo faccio io?

mercoledì, ottobre 26, 2005

Back button.



Stamattina entro nel sito di Foss Marai, in cerca di info. Per inciso, producono il mio Prosecco del cuore, quindi li amo alquanto. Comunque, selezionato il bizzarro menu' di geographic area, clicco enter site, e Mozilla mi stoppa, perche' vuole scaricare un misterico start.swf (la home page in animazione flash, insomma). Lascio perdere, e seleziono piu' sotto Se non visualizza il menu -GEOGRAPHIC AREA- clicca quì (qui con l'accento) immaginando che dal link si acceda alla sospirata homepage senza quella robaccia in flash. E invece cosa mi combina? Stessa pappa, vuole ri-scaricare il malefico file. Dieci secondi di permanenza sul sito, e clicco sul pulsante Indietro. Addio. Quasi un record, complimenti.

giovedì, ottobre 20, 2005

Ipse dixit.

Gaetano Manti scrive nell suo editoriale su Il Mio Vino di Novembre una, o due, cose condivisibili e svariate altre onestamente non comprensibili. Ovviamente sbaglio io, a non capire.
Tra l'altro cito: "Il vino del futuro e' il Castellino mentre vino del passato e' quello venduto negli infausti e anonimi boccioni".
Ora, precisando che non vedo grande differenza tra Castellino e infausti boccioni, prendo nota di quanto ci aspetta nel futuro. Stiamo a vedere, eh.
Per ora l'unica roba infausta che vedo e' la deriva editoriale de Il Mio Vino.
[Piccola annotazione. Il sito de Il Mio Vino continua a non rendere disponibili gli editoriali ne' articoli aggiornati. Forse sono ben nascosti e io non li trovo. O forse il futuro e' l'editoria cartacea, non certo Internet]

domenica, ottobre 16, 2005

Disinformatevi.

"Quando occasionalmente entro in un supermercato mi soffermo a guardare quelle che io definisco "facce da supermercato", facce di persone spesso altrettanto standardizzate come i cibi che mangiano. Presto vedremo tornare in circolo altre facce, quelle sicuramente più soddisfatte dei clienti di fattoria, facce da cibo locale e anche cibi con una faccia, quella dell'agricoltore che li ha prodotti e che li vende direttamente senza il diaframma della grande distribuzione organizzata".

Questo, ma soprattutto altro, si legge in questa interessante pagina a cura di Disinformazione.it.

giovedì, ottobre 13, 2005

Hard news.

Si puo' dare la notizia in almeno un paio di modi: si puo' fare come fa DocDocg, che annuncia l'arresto di un commerciante di Chianti (Conticelli, si chiama) cosi': "Secondo l'accusa Conticelli commercializzava come Chianti Classico vino sfuso prodotto senza rispettare il disciplinare. Ad acquistare il vino destinato all'imbottigliamento alcune ignare aziende, definite come "soggetti incolpevoli", a cui ora potrebbero estendersi controlli e sequestri come già avvenuto per uno degli acquirenti principali come la Ruffino Spa".

Soggetti incolpevoli, quindi.
Oppure si puo' commentare come fa Wine Offensive, nella mia assai libera traduzione: "E di chi e' la colpa? Non c'e' dubbio, sono le grandi cantine coi loro programmi di vendite. Voglio dire, non siamo cosi' fottutamente ingenui, tutto quel che c'e' da fare e' controllare quanti acri sono designati alla produzione di Chianti Classico, e' una cosa matematica. Ma dal momento che il capitalismo richiede ogni anno di aumentare..."

Altre news relative al fatto, qui. Sui giornali italiani pare che non vi sia traccia, al momento.

mercoledì, ottobre 12, 2005

Le parole sono importanti/2

"L'olfatto del vino e' l'intensita', l'aereo ed energico fulgore delle piu' floreali fruttuosita' in profumo donato da natura..."
"Il gusto del vino e' la potenza glicerinosa del suo umoroso sapore, il persistente effondersi del suo aroma sontuoso, balsamico, dall'eco or fragrante or suadente..."
"La vista di un bianco e' fluido, aereo splendore di sole, nei passiti, di tramontante bagliore, d'un rosato e' glicerinoso turgore d'incarnato tenue in rossore, d'un rosso il profondersi viola del suo bluaceo notturno stellato..."
"Il tatto del vino e' densa, morbida polposita': alchemica essenza, linfaceamente corposa..."
"L'udito del vino e' il frizzante gorgogliare del suo spumoso, brioso, perlante, ascendente pulsare..."

Tranquilli. Non sto abusando di sostanze psicotrope; non ho frequentazioni coi vertici Fiat (del resto la cocaina non posso permettermela). Ho solo riportato qualcosa da Sense of Wine, ultima fatica maroniana. Dedicata a quei raffazzonati de Il Mio Vino.

domenica, ottobre 09, 2005

Se credete che lo Champagne sia costoso.

Massimo Mantellini ieri riprendeva un interessante articolo del New York Times sull'assurdo prezzo dell'inchiostro per stampanti.
Questo costituisce il vero guadagno dei produttori di stampanti, visto che "the ink, ounce for ounce, is four times the cost of Krug Clos du Mesnil Champagne, which sells for around $425 a bottle". Traducendo: l'inchiostro, in proporzione, costa quattro volte il prezzo di Krug Clos du Mesnil, che si vende a circa 425 dollari la bottiglia.
Come rivalutare, all'istante, quel dispendiosissimo Krug.

sabato, ottobre 08, 2005

Ma cos'è questa crisi (paraparapappappà).



"Le Donne del Vino del Piemonte presenti sui campi da golf" e' il genere di notizia che ti fa pensare "ah, ma allora non va poi cosi' male". O forse sbaglio io ad associare il golf alla ricchezza. Nel dubbio, ecco le proposte immobiliari associate a Golfing.it
[foto: Golfing.it]

mercoledì, ottobre 05, 2005

Blame Canada.

Ho sempre considerato con curiosita' l'enologia canadese; produrre in situazioni climatiche estreme non sembra propriamente una passeggiata.
Leggo pero' oggi su Greenplanet che "in base alla nuova normativa di emergenza varata il 23 settembre scorso, i vini da tavola prodotti in Ontario potranno contenere fino al 99% di uve prodotte all' estero. Il cambiamento al disciplinare della più importante zona vinicola del Canada è stato reso necessario a causa della bassa resa di produzione di uve negli scorsi due anni". Leggendo con piu' attenzione, si comprende pero' che "la normativa per i vini di qualità, prodotti con il marchio VQA (Vintners Quality Alliance) - una sorta di normativa di denominazione controllata - non subirà invece alcuna modifica al disciplinare" -- quindi, solo i vini da tavola sono interessati a questa bizzarra cosa dell'uso di uve straniere (!) mentre la produzione qualitativa evitera' l'onta. Come dire che chi berra' un prodotto corrente, in Canada, avra' maggiori possibilita' di bere pure un prodotto scarsamente qualitativo, mentre chi resta fedele a VQA berra' meglio. Sembra un déjà-vu.

lunedì, ottobre 03, 2005

Esperienze.

Dunque, succede che ho fatto il cameriere, per un paio di sere. Un amico ristoratore aveva una di quelle serate Slowfood, durante le quali si servono quattro-cinque vini a testa, durante la cena, in abbinamento al menù; pienone per due sere, e carenza di personale: cosi', per il servizio dei vini, ho dato una mano io, e mi sono esibito nelle vesti di sommelier.

E' stata un'esperienza di notevole utilita'. Tralascio la questione vini, l'esperienza e' stata significativa sotto altri aspetti: soprattutto e' utile, ogni tanto, cambiare prospettiva.
Nei confronti dei ristoranti io mi pongo essenzialmente come utente; per la maggior parte dei gourmet, degli aficionados, e' cosi' e basta; per questo e' utile, una tantum, passare dall'altra parte della barricata e sperimentare la fatica di chi lavora: camerieri, cuochi, il personale, insomma.
La fatica, quella fisica intendo, e' l'aspetto che piu' mi ha colpito. Mi ha ricordato, curiosamente, un'altra fatica fisica gia' provata, quella della vendemmia. Questo lavoro richiede una discreta preparazione, quasi atletica direi. Stare in piedi per molte ore, correre spesso, apri, versa, girati, abbassati, solleva, posa: e' una prova di resistenza muscolare; credo mi abbia soccorso il mio passato di palestra e jogging, alla fine. E poi, alla fatica fisica, si aggiunge quella psicologica: il lavoro dell'ospitalita' consiste nel creare un'atmosfera quanto piu' possibile confortevole, per il cliente; quindi si da il massimo, si cerca di essere disponibili, sorridenti, professionali, sereni, e poi didattici, esplicativi, seri con chi e' formale e spiritosi con chi e' piu' rilassato (facendo attenzione a non invertire le modalita' per errore), e comunque sempre gentili: anche con i clienti poco gentili.
Ecco, questo e' un aspetto al quale ero poco preparato. In situazioni come queste, sorprendentemente, si trova pure il commensale che tratta il cameriere in modo sgarbato, poco elegante. A tale situazione ho reagito in automatico, una specie di default genetico fatto di generazioni di bottegai che mi hanno preceduto: "il cliente ha sempre ragione" e cosi' ho moltiplicato le gentilezze e le attenzioni per chi ha rudemente lamentato "troppe spine nel piatto" (effettivamente c'erano, quella preparazione di mare lo rendeva inevitabile) -- ho considerato che la lamentela, pure se formalmente poco gentile, era fondata dal punto di vista del cliente, e cosi' ho fatto fronte, come dicevo, mostrando infinita gentilezza, comprensione, "mi scusi, ha ragione, provvedo immediatamente", eccetera. Sinceramente, non so dove sia il confine tra l'essere troppo accondiscendenti o essere semplicemente professionali, altri piu' bravi di me potrebbero dirmelo, ma io ho fatto come mi andava di fare, e alla fine della serata chi mi ha corretto bruscamente perche' ho servito il vino alla sua sinistra (cribbio, aveva ragione! Ma come ho fatto a sbagliare?) si e' rivelato piu' amichevole di altri.
Insomma, morale della vicenda: e' utile infilarsi nei panni altrui, ogni tanto. Credo che sia la morale piu' banale mai scritta, e comunque ci sono dovuto passare dentro per verificare quanto fosse vera. Anzi, consiglio un'esperienza simile a chi ancora non l'avesse fatta.